Campo diTrandito di Bolzano-Gries - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Campo di Concentramento-Transito di BOLZANO-GRIES (Italia)

La struttura del lager di Bolzano comprendeva due capannoni che furono suddivisi in vani separati fra di loro da tramezzi . All'inizio i blocchi erano circa sei . Gli internati da 100 a 250 per blocco , dormivano su tavolati coperti di sacchi ripieni di truccioli di legno . Progettato per 1.500 prigionieri su di un'area di due ettari, con un blocco esclusivamente femminile, fu successivamente ampliato e raggiunse una capienza massima di circa 4.000 prigionieri , con 10 baracche per soli uomini . Dal campo di Bolzano dipendevano altri campi di concentramento : Bressanone, Merano, Sarentino, Campo Tures, Certosa di Val Senales, Colle Isarco, Moso in val Passiria e Vipiteno. .
Il campo era gestito dalle SS di Verona, comandato dal tenente Titho e dal maresciallo Haage che già avevano svolto gli stessi incarichi a Fossoli. Alle loro dipendenze una guarnigione di tedeschi, sudtirolesi ed ucraini (questi ultimi, giovanissimi, tristemente ricordati per il loro sadismo). Furono internati a Gries soprattutto prigionieri politici, partigiani (o familiari di partigiani presi in ostaggio), ebrei, zingari e prigionieri alleati. Tra le donne molte le militanti antifasciste, le ebree, le zingare, le slave e le mogli, le sorelle, le figlie di perseguitati antifascisti. Infine i bambini, provenienti da famiglie ebree, zingare e slave già deportate per motivi razziali .
Gli internati , appena arrivavano dovevano spogliarsi . Ricevevano una divisa e degli zoccoli , e a ognuno veniva assegnato un numero di matricola e un triangolo , a seconda della loro appartenenza (come in tutti i lager nazisti) .
I blocchi erano suddivisi per lettere : al blocco A erano alloggiati i lavoratori fissi , elettricisti , muratori e meccanici (questi erano trattati leggermente meglio) , le baracche D ed E , divise dalle altre baracche da un filo spinato , erano riservate ai cosidetti <<pericolosi>> , mentre nel blocco F erano rinchiusi donne e bambini . Poi , c'era il blocco con una cinquantina di celle anguste , destinate a chi doveva essere interrogato o comunque avere un trattamento più duro e rigoroso rispetto agli altri internati . Pessime le condizioni di vita, massacranti i tempi di lavoro, numerosi i casi di tortura ed assassinio. Il numero di matricola più alto assegnato in questo campo è stato 11.115, ma numerosi deportati - a cominciare dagli ebrei - non ricevettero un numero di matricola.
Numerosi furono i trasporti , tra parentesi il numero e la data, che tra l'estate 1944 e il febbraio 1945 partirono per Ravensbrück (2 trasporti il 05/10/1944 e il 14/10/1944), Flossenbürg (3 trasporti il 05/09/1944 , 14/12/1944 e il 19/01/1945), Dachau (2 trasporti il 05/10/1944 e il 22/03/1945), Auschwitz (1 trasporto il 24/10/1944), e per Mauthausen (5 trasporti il 05/08/1944 , 20/11/1944 , 14/12/1944 , 08/01/1945 e il 01/02/1945). portando migliaia di deportati (si stima in circa 3.500) che non fecero più ritorno.
Le giornate nel campo avevano degli orari molto precisi . La sveglia era all'alba , il lavoro iniziava alla 7 fino almeno alle 16.30 . Il vitto era quasi inesistente .
La mattina , una tazza di caffè nero zuccherato , a pranzo e a cena , una scodella di rape o di verza . Il pane era quasi sempre raffermo e in modeste quantità . I prigionieri che non erano considerati <<pericolosi>> , venivano utilizzati per sgomberare le macerie dalle vie cittadine , fare scavi per la posa di cavi telefonici , svolgere lavori di falegnameria , sartoria e nella raccolta di mele . Inoltre centinaia di donne e uomini lavoravano presso l’industria bellica IMI (nel 1944 da Ferrara era stata trasferita a Bolzano sotto la Galleria del Virgolo - fabbricacano cuscinetti a sfera). Molte donne lavoravano anche nell'Ospedale Militare alla confezione di tende mimetiche; altre facevano le pulizie negli appartamenti delle SS situati vicino al Lager.
Nel campo fu attivissima una organizzazione di resistenza, in stretto contatto con una struttura di appoggio esterna. Decine di persone, dentro e fuori del campo, furono impegnate in una pericolosissima attività di assistenza ai deportati, con particolare attenzione a coloro che venivano inseriti nei trasporti verso i campi di sterminio. Alcune centinaia di deportati ricevettero in questo modo notizie dalla famiglia, viveri, vestiario e denaro. Molti tra coloro che si impegnarono in questa coraggiosa opera di assistenza e di organizzazione pagarono con l'arresto, l'isolamento e anche con le torture il proprio impegno.
Il 12 settembre 1944, prelevati alle 4 del mattino, 23 giovani italiani furono condotti alle Caserme Mignon e assassinati a colpi di pistola. Altri morirono sotto le sevizie degli aguzzini, e in particolare di una coppia di giovanissimi ucraini. Uno di questi, Michael Seifert, rintracciato in Canada, è stato condannato all'ergastolo dal Tribunale Militare di Verona per i crimini commessi nel Lager. A Gries morirono diverse decine di persone: deportati politici, ebrei e prigionieri di guerra alleati.
Tra il 29 e il 30 aprile 1945 gli internati ricevettero un regolare documento di rilascio (Entlassungsschein) firmato dal comandante del campo e furono accompagnati, a scaglioni, ad alcuni chilometri dalla città e rilasciati. Tra la fine di aprile e i primi di maggio 1945 i deportati vennero progressivamente liberati e il Lager chiuso, mentre le SS si davano alla fuga, non prima di avere distrutto praticamente tutti i documenti del campo, cancellando così la gran parte delle prove dei loro misfatti. All'indomani della fine della guerra tutta la provincia di Bolzano fu interessate dal ritorno in patria di deportati civili e internati militari dei Lager nazisti. In vari punti della città la Croce Rossa e molte altre istituzioni soprattutto religiose organizzarono punti di prima assistenza sanitaria per coloro che, con ogni mezzo, stavano rimpatriando. Dall'estate del 1945 le strutture dell'ex Lager di Bolzano rinchiusero soldati tedeschi prigionieri degli americani. Negli anni successivi si alternarono strutture ricreative e scolastiche per giovani; in un secondo tempo e fino al 1968 gli edifici vennero abitati da centinaia di famiglie bolzanine che avevano perso la casa sotto i bombardamenti.
Delle costruzioni dell'area del campo di Bolzano-Gries, purtroppo, oggi non rimane praticamente più traccia. Abbattuti i "blocchi" e le "celle", sull'area del Kz sorgono diversi palazzi di abitazione. La Provincia di Bolzano ha posto sotto tutela l'ampia porzione del muro di cinta originale, fin qui presso che intatto. Sul fianco del muro, un piccolissimo tratto in mattoni forati indica la vecchia apertura con passo carraio dalla quale uscivano i deportati costretti al lavoro coatto nei dintorni .
Si stima che in territorio italiano esistettero più di 400 luoghi di detenzione .
Mostra inedita del Campo di Bolzano
Si è svolta nel Foyer del Teatro Cristallo a Bolzano dal 4 all'11 dicembre 2007 la mostra documentaria "Oltre quel muro - La Resistenza nel campo di Bolzano 1944-45" realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi per conto della Fondazione Memoria della Deportazione.
In 26 pannelli vengono presentati per la prima volta decine e decine di documenti inediti che testimoniano di un'incessante attività clandestina che coinvolse decine - forse centinaia - di persone dentro e fuori il Lager di via Resia, in aperta sfida alle SS.
Scarica la mostra in formato A4 (Pannelli da 1 a 14 vedi - Pannelli da 15 a 26 vedi )

Mappa interattiva di Bolzano - Gries

BOLZANO
Via Resia - Bolzano (Italia)
Il lager venne demolito per questioni igienico-sanitarie , rimane solo un tratto di muro di cinta
Dal 1995 il comune del capoluogo altoatesino sta cercando di ricostruire la memoria
Servizio Archivio Storico :
Il lager venn Dott.ssa Carla Giacomozzi
Antico Municipio via dei Portici 30 - 4° piano, stanza 404 tel. 0471 997 391 - fax 0471 997 456
Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì: 9.00-12.30 - martedì: anche 15.00-16.30 - giovedì del cittadino: 8.30-13.00 e 14.00-17.30 muro di cinta

Morto a Caserta il “Boia di Bolzano” - L'ex Ss condannato per crimini di guerra. Aveva 86 anni.
Anpi: «Speriamo che nel troppo poco tempo passato in carcere abbia potuto pensare agli orrori inflitti».
Bolzano - E morto la scorsa notte alle 4:00, nell'ospedale di Caserta dov'era ricoverato da alcuni giorni, l'ex caporale delle SS, Michael "Misha" Seifert, meglio conosciuto come il «boia di Bolzano». La notizia è stata confermata dal suo legale, l'avvocato Paolo Giachini. A parte Erik Priebke, Seifert - estradato dal Canada - era l'unico ex criminale di guerra nazista condannato all'ergastolo, che stava scontando la pena in Italia.
Michel "Misha" Seifert, era detenuto da due anni nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dopo l'estradizione dal Canada. Seifert, che aveva 86 anni, era caduto in carcere, la notte del 25 ottobre scorso, rompendosi un femore e la sua morte sarebbe dovuta a complicazioni seguite a quell'incidente. Nato a Landau, in Ucraina, Misha Seifert era stato condannato all'ergastolo, nel 2000, per i crimini compiuti nei campi di Fossoli, presso Carpi, e di Bolzano. Riparato a Vancouver, in Canada, dal 1951, l'ex SS era stato estradato in Italia il 15 febbraio 2008. Dopo la morte di Misha Seifert, «rimane il valore della sentenza che riconcilia gli uomini con la giustizia, per troppo tempo piegata alla realpolitik della guerra fredda che lasciava le accuse nell'armadio della vergogna». Lo afferma Lionello Bertoldi, presidente dell'Anpi di Bolzano. L'associazione dei partigiani, come il comune di Bolzano e la Comunità ebraica di Merano, si era costituita parte civile nel processo contro l'ex SS. «Un inguaribile ottimismo - dice Bertoldi - ci fa sperare che, nel troppo poco tempo che ha passato nel carcere, abbia potuto pensare agli orrori che la sua gioventù aveva voluto e saputo infliggere ad altri giovani donne e giovani uomini». «Noi proteggiamo la memoria di questo immenso sacrificio di donne e di uomini , per saper indicare qual'è stato il valore del nostro riscatto dal nazifascismo» conclude il presidente dell'Anpi di Bolzano. «Seifert non è stato solo un esecutore di ordini, ma un interprete della volontà di annientamento», osserva l'avvocato Gianfranco Maris di Milano. Il legale, che ha assistito l'Anpi nel processo a Seifert, nel 1944, era stato internato nei campi di Fossoli e di Bolzano e poi deportato a Mauthausen ed aveva conosciuto personalmente la guardia ucraina. «Con la sua morte, il giudizio sulla sua persona non appartiene più a noi, ma resta il giudizio sul suo passato e su questo devo dire che è stato giusto il processo, giusta la sentenza di condanna, anche se tardiva, e giusta la reclusione».
Fonte: Il Gazzettino, 06 nov. 2010

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