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 Chi vi parla proviene da una clinica psichiatrica, Kaufbeuren a circa 70 km a sud di Augsburg. Tra il 1939 e il 1945 in questa clinica furono uccise in maniera crudele circa 2500 persone. Costoro vennero deportati in istituti di morte e lì assassinati col gas oppure vennero lasciati morire crudelmente di fame; ad altri ancora vennero iniettate dosi mortali di barbiturici o morfina. Le vittime erano sia adulti che bambini. Dalle relazioni annuali del direttore di clinica, Valentin Faltlhauser, nonché dai verbali di interrogatorio delle corti penali del 1947 e 1948 sappiamo molto sulle motivazioni delle infermiere, degli infermieri e dei medici che uccidevano: la convinzione continuamente ripetuta della sussistenza di un'uccisione giusta per compassione, quindi la concezione che esiste qualcosa di simile alla morte inferta per pietà, ha rivestito un ruolo importante. Così l'infermiera Pauline Kneissler, che ha eseguito la cosiddetta "eutanasia dei bambini" su 250 bambini, ha verbalizzato più volte che la "morte inferta per pietà" è quella forma di morte che si concede anche a qualunque animale. Valentin Faltlhauser, come motivazione, ha nominato in primo luogo la compassione per giustificare la sua partecipazione. Nel suo processo penale egli affermava: "In ogni caso ho agito non con l'intenzione di compiere un delitto, ma al contrario permeato dalla consapevolezza di agire in modo misericordioso verso questi esseri infelici, con l'intenzione di liberarli dalla loro sofferenza per la quale oggi non esiste salvezza con i mezzi a noi conosciuti e non esiste sollievo, quindi con la consapevolezza di agire come medico autentico e cosciente."
La misericordia di cui parla qui Faltlhauser non era un sentimento vero, in quanto per compassione e misericordia non si può uccidere. La freddezza, l'uccisione dei pazienti a lui affidati eseguita senza empatia dimostra che nessun sentimento umanitario guidava Faltlhauser quando somministrava la morte.
In questo contesto il concetto di misericordia si associa alla sensazione molto superficiale e stranamente astratta di apparente solidarietà con la sofferenza delle vittime. Ma in realtà il rapporto con le vittime è comunque freddo, rude e senza rispetto per la loro persona. Da una parte la invocata dimensione emozionale fungeva da copertura alla giustificazione dell'uccisione di pazienti abbandonati senza difesa. D'altra parte bloccò la capacità di giudizio del pensiero che forse poteva percepire che un po' alla volta i sentimenti rompevano l'inibizione all'uccisione e in seguito portavano a ignorare il divieto di uccisione fissato dal diritto professionale. Sotto la copertura "dell'uccisione per pietà", infine, fra il 1940 e il 1945 furono uccise circa di milione di portatrici di malattie psichiche, negli istituti di morte del Reich Grafeneck, Hadamar e Hartheim presso Linz, o all'interno degli istituti di cura.
La discussione condotta prevalentemente dall'inizio di questo secolo in Europa "sulla morte per pietà" di persone malate, moribonde o portatrici di handicap, come sapete non è stata un'invenzione esclusivamente tedesca. In molti luoghi sono stati compiuti degli sforzi per introdurre, nella discussione sociale e nel pensiero politico, ideologie sociali eugenetiche. In parte, dietro questo sviluppo si celavano ideali di evoluzione eugenetica, i cosiddetti motivi di igiene della razza, come ad es. in A. Hoetz o J. B. Haldane, o concezioni meramente utilitaristiche come in F. Galtone.
L'eutanasia come uccisione per pietà era anche un argomento gradito a quegli psichiatri che non facevano parte del gruppo dei cosiddetti teorici razziali o eugenetici razziali, ma che in ogni caso mostravano simpatie per coloro che introducevano nella discussione politica e scientifica il concetto di "vita indegna".
Vorrei qui citare il famoso psichiatra di Monaco Emil Kraepelin. A quanto pare la stessa paura che stava dietro all'ipotesi della degenerazione del Morel, nel 1919 lo indusse a scrivere che ci sarebbe "l'amara necessità di imporsi da parte delle parti buone del popolo contro gli infermi, in modo tale che i sani non vengano distrutti da essi". La paura che si percepisce dietro a questo pensiero, nel corso della storia "dell'eutanasia" fino agli anni 70 - e cioè fino al libro di Peter Singer "Etica pratica" - comparve sempre camuffata dal concetto dell'uccisione per pietà e della compassione. Ciò fu visto in questo modo anche dal deputato del Reichstag Gerhard Hofmann. Nel 1922 Hofmann redasse un piccolo scritto sulla "Liberazione dell'umanità dalla miseria". Questa concezione già allora gli apparve politicamente realizzabile e quindi egli nel 1923 presentò al Reichstag di Berlino "Le quattro richieste della misericordia". Queste quattro richieste erano:
- Eliminazione dei malati mentali;
- Aiuto a morire per malati terminali;
- Aiuto a morire per aspiranti suicidi;
- Uccisione di storpi.
Qui si può riconoscere che con l'aiuto dei concetti di compassione, misericordia e morte per pietà si sono prodotti soprattutto dei sentimenti dietro i quali si celava la motivazione vera e propria. Chi parlava di morte per pietà ammetteva sostanzialmente che esistono due tipi di persone, gli uni che hanno il diritto di giudicare "sull'indegnità" della vita di altri e gli altri la cui vita può sempre essere sacrificata. Come sapete, nel loro famoso libro "La libertà di distruggere forme di vita indegne, in quale misura e in quale sua forma" il giurista Karl Binding e il medico Alfred Hoche hanno dichiarato che le uccisioni di malati psichici erano un programma obbligatorio del nazionalsocialismo.
Da queste considerazioni si può evincere che gli argomenti emozionali e gli interessi di potere erano vicini e che calcoli del potere facilmente si celavano dietro ai sentimenti. Si potrebbe dire che attraverso l'ipotesi dell'uccisione per pietà sia stata corrotta la capacità di giudizio e che attraverso emozioni su cui non si è riflettuto, invece, sia stata corrotta l'etica professionale. I medici nazionalsocialisti rinunciarono al concetto del diritto alla vita del singolo a favore dell'interesse del popolo e della stirpe; il diritto fondamentale all'incolumità fisica venne subordinato allo scopo che tendeva a "liberare dal peso dei malati incurabili" gli interessi vitali dei sani.
Atti del convegno Psichiatria e nazismo di Martin Schmidt.
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