Eccidio Cefalonia di Marcella De Negri - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Eccidio CEFALONIA di Marcella De Negri

Ultimissime 11 gennaio 2010 - CEFALONIA : due nuovi indagati (Vedi)

TESTIMONIANZA SULL'ECCIDIO DI CEFALONIA
L’ex sottotenente MUEHLHAUSER racconta «Wl’Italia,WilRe!» (IL SECOLO XIX)
Così caddero Gandin e i suoi a Cefalonia .
Nei verbali inediti dell’inchiesta l’orrore della strage «Gli italiani? Traditori. Hitler ci ordinò di ucciderli» .
«Poi il maggiore Klebe si rivolse direttamente a me dicendomi più o meno solo queste parole: “Attenda al suo ufficio”. Il maggiore Klebe non diede altri ordini . Io sentii solo un altro ordine che diceva all’incirca così:“
Alzate i fucili,puntate, fate fuoco”; Poco prima dell’ordine “fate fuoco”, il generale(Gandin,ndr) disse a voce alta: “Viva l’Italia, viva il Re”: Subito dopo crollò a terra... Il generale era morto sicuramente sul colpo. Avremo sparato minimo 8 colpi su di lui». Dopo più di 60 anni rivive nel racconto di un testimone oculare la scena degli ultimi istanti di vita del generale Antonio Gandin, comandante della Divisione “Acqui”, annientata sull’isola di Celafonia dallaWehrmacht, dopo un’eroica quanto inutile resistenza armata. La voce narrante appartiene all’ufficiale che presiedette all’esecuzione di Gandin e degli alti ufficiali che componevano lo Stato Maggiore della “Acqui”: non meno di Dodici persone. La mattina del 24 settembre 1943, sull’isola greca di Cefalonia, l’allora sottotenente Ottmar Muehlhauser, 23 anni, era l’ufficiale di ordinanza nel 3° battaglione del 98° reggimento Gebirgjaegers (Cacciatori delle Alpi). Agli ordini dei maggiori von Hirschfeld e Klebe, il giovane ufficiale radunò il plotone di esecuzione per fucilare «un certo numero di ufficiali italiani».
Muehlhauser già il 27 giugno 1967 , a Donauwoerth, interrogato dal Pm Obluda e dall’agente della polizia criminale Kofner, aveva ammesso di aver comandato la fucilazione, coadiuvato dal maresciallo Johann Dehm, poi deceduto nel marzo 2005.
«Il generale Gandin dovette mettersi in un avallamento, raccontò .
Di fronte a lui si era schierato il plotone di esecuzione. Il maggiore Klebe estrasse dalla manica un documento e lo lesse... L’essenza era che il generale Gandin doveva essere fucilato su ordine del Fuhrer per tradimento o simili. Per lo stesso motivo dovevano essere fucilati anche altri ufficiali della divisione italiana... Ad un segno del maggiore Klebe ho dato l’ordine di sparare; prima il maggiore Klebe aveva chiesto al generale Gandin se desiderava essere bendato. Credo che poi il maggiore Klebe su richiesta abbia bendato il generale». Muehlhauser precisò che altri ufficiali vennero fucilati a gruppi, senza che fosse letto alcunché. Nel corso delle esecuzioni Klebe si allontanò e Muehlhauser cedette il comando al maresciallo Dehm, pur restando sul posto. «Quando i maggiori von Hirschfeld e Klebe mi diedero l’ordine di esecuzione io ero convinto in base alle circostanze che si trattasse di un’esecuzione regolare». Klebe lesse l’ordine scritto di Hitler del 18 settembre che definiva i militari italiani della “Acqui” dei “traditori” e li condannava alla fucilazione. Nonostante la piena confessione, il procedimento avviato in Germania contro Meuhlhauser venne archiviato il 17 settembre 1968 perché il reato, rubricato come omicidio semplice, era prescritto. L’ex ufficiale ha vissuto indisturbato a Dillingen, presso Monaco di Baviera, lavorando come maestro pellicciaio. Oggi ha 87 anni. Neppure l’Italia gli ha mai chiesto conto delle sue azioni a Cefalonia, fino a che, recentemente, la procura militare di Roma non ha riaperto le indagini. L’Armadio della vergogna custodì per oltre trent’anni anche il fascicolo su Cefalonia. Solo nel 2001 la Germania tornò ad indagare . Nel giugno 2004 , ai commissari della polizia criminale, Hugo Daumanne , Juergen Sigl, che lo interrogarono, Muehlhauser precisò, correggendo la versione del 1967, che Gandin aveva rifiutato la benda. «Tra gli ufficiali si parlava della divisione italiana solo come dei traditori rispose a una precisa domanda con l’ordine del Fuhrer era già chiaro che coloro che appartenevano alla divisione italiana andavano trattati completamente da traditori. Al tradimento vi era una sola risposta: l’esecuzione». L’ex ufficiale disse di aver visto in totale solo sei persone giustiziate. «Non so come o se il cadavere del generale fu portato via . In un secondo tempo, dopo la guerra, venni a sapere che a quanto pare furono trovati dei corpi in mare».La fucilazione sarebbe avvenuta «a sud di Lardigo,in una sorta di baia». Interrogati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Dortmund, i reduci dei reparti tedeschi avevano reso dichiarazioni esplicite sul massacro perpetrato nei confronti di inermi prigionieri, uccisi a sangue freddo, i cadave ri bruciati o scaraventati in mare . Sul passo Kutzuo li, chiamato Risicuzzolo dagli italiani, il 21 settembre avvennero le prime esecuzioni sommarie. Raccontò il sergente Alfred Richter, dello Stato Maggiore del 54° battaglione Cacciatori di montagna: «Vengono sparati solo pochi colpi, poi gli italiani scendono a frotte dalla montagna sventolando fazzoletti bianchi. Quando, dopo un breve scontro a fuoco, superiamo il passo, ci imbattiamo nei cadaveri di italiani caduti. Tutti portano segni di colpi alla testa, quindi sono stati eliminati da membri del 98° dopo che si erano arresi ». Amos Pampaloni, capitano di una batteria italiana trasferita a Dinata, il 10 dicembre 2003 raccontò: «Ci siamo dovuti arrendere dopo una breve lotta. Siamo stati fatti prigionieri e per nostro stupore, derubati... Protestai con il comandante tedesco dicendo che ciò era contro la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri. Mi si rispose che non eravamo prigionieri ma traditori.... Dopo che mi aveva fatto andare avanti il comandante tedesco mi sparò con il suo mitra sulla nuca: caddi a terra, senza perdere i sensi e fui ritenuto morto. Subito dopo sentii gli spari di una mitragliera che probabilmente era stata già piazzata in loco e udii le grida dei miei soldati che, colpiti, cadevano. Di circa 80 uomini fui l’unico a salvarmi, per puro caso, perché lo sparo attraversò il collo e uscì, senza colpire parti vitali. Mentre stavo a terra, sentii colpi singoli che erano destinati forse a eliminare i feriti in fin di vita».
DOPO LA GUERRA . ISTRUTTORIE ED ASSOLUZIONI - «Nessuna crudeltà»: tutti prosciolti
Le procure di Dortmunde Monaco non ravvisano le aggravanti nelle fucilazioni condotte dai soldati tedeschi: prescritti i reati .
La vicenda degli ufficiali e dei soldati della Divisione “Acqui”, fucilati a migliaia sull’isola greca di Cefalonia, dopo la fine della resistenza armata opposta agli ex alleati della Wehrmacht ,nel settembre 1943, è rimasta a lungo sepolta nell’oblio. La Germania indagò nel 1962, a seguito della denuncia presentata da Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti.
L’inchiesta fu archiviata nel 1968 dalla procura di Dortmund, ancora infestata da giudici dal passato nazista. Non furono rilevate circostanze come crudeltà e viltà che avrebbero qualificato l’omicidio come aggravato e dunque non prescritto. Di Cefalonia si occupò nel 1946 anche il tribunale di Norimberga che giudicò il generale Hubert Lanz, per crimini commessi in Epiro. Lanz fu giudicato responsabile di un comportamento vile e mendace, indegno di un soldato. condannato a dodici anni di carcere, ne scontò solo tre.
La magistratura militare italiana si era occupata di Cefalonia a metà degli anni cinquanta, indagando però il capitano Amos Pampaloni e altri ufficiali della “Acqui” per «rivolta continuata, cospirazione e insubordinazione»: avevano incitato la truppa a resistere armi in pugno ai tedeschi che intendevano disarmarli e deportarli. L’accusa fu poi lasciata cadere. Il fascicolo 1188 intestato a Cefalonia finì sepolto con altri 700 nell’Armadio della vergogna, nascosto nei sotterranei della Procura militare generale, a palazzo Cesi, a Roma. Da lì riemerse nel 1994, ma il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, archiviò l’inchiesta, avendo riscontrato una perfetta coincidenza con gli atti del procedimento 40241, custodito nell’archivio del tribunale militare di Roma, e già definito. Non si sarebbe potuto quindi celebrare un nuovo giudizio per gli stessi fatti, in base al principio generale del ne bis in idem. Nel 2001 Intelisano, a seguito di rivelazioni giornalistiche apparse sui giornali tedeschi, aveva spiegato che riteneva più opportuno collaborare con i colleghi di Dortmund, che avevano appena riaperto le indagini, anziché impegnarsi in incerte rogatorie.
La Germania avrebbe in ogni caso negato l’estradizione di un suo cittadino. La procura militare di Roma ha da poco riaperto il fascicolo su Cefalonia. Il procuratore Antonino Intelisano procede contro l’ex sottotenente Ottmar Muehlhauser (prosciolto l’anno scorso a Monaco di Baviera - 2006) e altri sei ex militari tedeschi: il tenente Max Kurz, comandante della 14° compagnia del 98° Reggimento di montagna; il capitano Alfred Schroeppel, comandante della 1° compagnia del 54° battaglione alpino; il tenente Helmut Vogtle, comandante della V° compagnia comando del 54° battaglione alpino; il sottotenente Karl Wiesbacher, comandante di plotone della 1° compagnia del 54° battaglione alpino; il sottotenente Anton Wimmer, del 98° reggimento alpino; il tenente Fritz Thoma, comandante della settima batteria del 79° reggimento artiglieria da montagna. Il 27 luglio 2006, il procuratore di Monaco, August Stern, stabilì che non ricorrevano gli estremi dell’omicidio aggravato da motivi abietti o crudeli e dispose l’archiviazione nei confronti di Muhlhauser. Bollò come traditori i militari italiani esattamente la stessa parola usata da Hitler salvo poi scusarsi con le famiglie delle vittime. La decisione di Stern venne appellata dalla signora Marcella De Negri, (figlia del capitano Francesco De Negri, fucilato alla Casetta Rossa), ma l’archiviazione di Muehlhauser fu confermata due volte: l’8 febbraio 2007 dal giudice Mussole , il 27 ottobre dal giudice Kaiser,che definì l’appello inammissibile. Gli altri sei indagati nel marzo 2007 sono stati prosciolti dal procuratore di Dortmund,Ullrich Maass, poiché l’istruttoria non aveva rilevato sufficienti elementi di colpevolezza. Gli ex ufficiali prosciolti in Germania sono gli stessi ora indagati dalla procura militare romana.
CEFALONIA : chiusa l'indagine - "Processate quell'ufficiale" (26/11/2008 La Repubblica)
La PROCURA militare di Roma ha chiuso l'indagine preliminare per la strage di Cefalonia. E si prepara a chiedere il rinvio a giudizio dell'unico indagato, Otmar Mühlhauser, il sottotenente tedesco che, il 23 settembre del '43, alla Casetta Rossa, fece fucilare il comandante della divisione Acqui, generale Antonio Gandin, e altre decine di ufficiali. Nei giorni scorsi, all'anziano ex sottotenente del Reggimento 98 dei "cacciatori alpini" (i gebiergsjäger), due carabinieri inviati dal procuratore militare Antonino Intelisano e dal sostituto Gioacchino Tornatore hanno notificato, per rogatoria, la chiusura indagini.
Mühlhauser, 88 anni (ne aveva 23 nel settembre del 1943), mastro pellicciaio, vive a Dillingen sul Danubio, nel cuore della Svevia, a 100 chilometri da Monaco. Ora ha 20 giorni di tempo per depositare a Roma la sua memoria difensiva, dopodiché la procura chiederà il suo rinvio a giudizio. In quel momento, chiederanno di costituirsi parti civili Marcella De Negri, figlia del capitano Francesco, e Paola Fioretti, figlia di Giovanni Battista, capo di stato maggiore, entrambi fucilati alla Casetta Rossa.
L'ex ufficiale Mühlhauser, per la verità, non è la prima volta che finisce sotto processo. Fu indagato nel 1967 in Germania, ma il processo fu insabbiato un anno dopo. Una seconda indagine a suo carico avviata il 12 settembre del 2001, è stata conclusa con una sentenza choc della procura di Monaco: "Archiviazione perché - secondo il giudice tedesco - i soldati italiani a Cefalonia erano traditori, e quindi andavano trattati come i disertori tedeschi: fucilati".
Anche nel nostro Paese l'eccidio di Cefalonia ha avuto nel Dopoguerra una travagliata vicenda giudiziaria. Scrive lo storico Giorgio Rochat: "Negli anni Cinquanta in Italia furono processati 30 ufficiali tedeschi accusati della strage, tutti assolti nel '60 anche per gli ostacoli frapposti dai ministri Martino e Taviani, più preoccupati di non creare difficoltà al governo tedesco che di rendere giustizia ai caduti italiani".
Quell'"insabbiamento" in nome di una ragion di Stato non s'interruppe nel 1980, quando Sandro Pertini, denunciando la "congiura del silenzio", dichiarò che "l'olocausto di Cefalonia fu dimenticato per omertà tedesca e ignoranza italiana". E neppure nel 1994, quando fu trovato in un armadio nascosto nei sotterranei degli uffici giudiziari militari (il cosiddetto "armadio della vergogna"), fra tanti fascicoli "dimenticati" sulle stragi nazifasciste, anche quello con il numero 1188 relativo all'eccidio di Cefalonia. Anche allora fu "dimenticato".
S'è dovuto attendere quasi un decennio, perché la procura militare romana, all'indomani delle archiviazioni choc avvenute in Germania, aprisse finalmente, il 30 ottobre del 2007, un fascicolo sulla strage. E questo nonostante il mastro pellicciaio Mühlhauser non abbia mai negato il suo ruolo nella fucilazione degli ufficiali italiani alla Casetta Rossa.
Anzi, fin dal 1967 è, si può dire, reo confesso, avendo allora, e poi ancora nel 2004, spiegato e ribadito ai giudici tedeschi nei minimi dettagli come comandò il plotone d'esecuzione che sterminò gli ufficiali della Acqui. È ora quella sua confessione resa il 24 marzo del 2004 negli uffici di polizia criminale del Land Baviera - e acquisti dalla procura militare romana - a inchiodarlo alle sue responsabilità dinanzi la giustizia italiana.
"Ricevetti l'ordine di fucilare gli italiani dal maggiore Klebe. Per primo fu condotto Gandin, il maggiore Klebe gli lesse la sentenza della corte marziale nella quale il generale veniva condannato a morte mediante fucilazione. Dopo la lettura, il maggiore chiese al condannato se voleva essere giustiziato con gli occhi bendati, ma Gandin rifiutò la benda". "A quel punto - dichiara ancora Mühlhauser - Klebe si rivolse direttamente a me dicendomi "attenda al suo ufficio". Poco prima di impartire l'ordine "fate fuoco", il generale urlò "Viva l'Italia, viva il re". Subito dopo crollò a terra".
È sufficiente questa ammissione per rinviare a giudizio l'ottantottenne mastro pellicciaio, processarlo e condannarlo? Non si avvarrà anche lui, come tutti gli ufficiali tedeschi nella sua situazione e con il suo grado, dell'esimenti di aver obbedito durante la guerra ad un ordine superiore? L'ordine di "non fare prigionieri", del resto, arrivò direttamente da Hitler, infuriato con gli italiani a Cefalonia perché, dopo l'Armistizio, non solo rifiutarono, il 9 settembre, l'ordine di resa e di consegnare le armi ai tedeschi. Ma, dopo un referendum fra i soldati, le impugnarono, il 14, contro gli ex alleati nazisti. L'epilogo fu una carneficina: degli 11 mila soldati e 525 ufficiali presenti a Cefalonia, 3800 furono trucidati in settembre, e 1360 affogarono durante il successivo sgombero per mare. Per l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, "fu in quel momento che nacque la Resistenza italiana".
Milano - Marcella De Negri e Paola Fioretti, figlie di due ufficiali uccisi a Cefalonia dall'esercito tedesco il 24 settembre 1943.
LA CORTE D'APPELLO DI MONACO CHIEDE IL FASCICOLO "CEFALONIA"

Con decisione del 24 ottobre la Corte d'Appello di Monaco di Baviera ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico di Otmar Mühlhauser, allora sottotenente, comandante del plotone di esecuzione che fucilò il generale Antonio Gandin, comandante della Divisione Acqui, ed un numero imprecisato di altri ufficiali italiani.
La fucilazione del generale Gandin fu l'atto che diede inizio al massacro a sangue freddo di quasi tutti gli ufficiali e di migliaia di soldati che, dopo aver resistito alle truppe tedesche, si erano arresi, data l'impossibilità di continuare il combattimento.
La decisione ci rattrista e ci angoscia, ma purtroppo non ci sorprende.
Come già nelle precedenti fasi dell'istruttoria anche la Corte d'Appello di Monaco ha ritenuto che il crimine commesso dal Mühlhauser sia prescritto, basando la decisione sulla distinzione, presente nel diritto tedesco, tra omicidio aggravato e “semplice”, utilizzata innumerevoli volte dai Tribunale tedeschi nel dopoguerra per mandare assolti gli autori di stragi di civili.
Presagendo ciò che sarebbe avvenuto abbiamo provveduto a presentare un esposto alla Procura Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma nei confronti di Otmar Mühlhauser; abbiamo fatto avere alla Procura la traduzione asseverata delle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti tedeschi dal Mühlhauser , che ha apertamente confessato il suo crimine, che è quello di aver ucciso dei prigionieri di guerra obbedendo all'ordine di Hitler “A Cefalonia non venga fatto alcun prigioniero italiano”.
In particolare il Mühlhauser ha ammesso di aver formato e comandato il plotone d'esecuzione ma di non avere nulla da rimproverarsi, in quanto, secondo le sue parole “Al tradimento vi era una sola risposta: l'esecuzione.”
Le dichiarazioni confessorie del Mühlhauser sono precise e circostanziate, tali da rendere superflua ogni ulteriore indagine; la sua colpevolezza è evidente.
Sono trascorsi ormai più di sessanta anni dall'eccidio di Cefalonia; per circa cinquanta anni la documentazione relativa a più di 900 stragi di civili, militari e partigiani italiani compiute dalle SS e dalle forze armate germaniche è stata dolosamente occultata nel tristemente noto “armadio della vergogna”; per anni la magistratura tedesca ha indagato su Cefalonia con il risultato che abbiamo visto.
Il tempo stringe!
Siamo a conoscenza che un procedimento è già stato aperto, ma occorre che la Procura Militare si adoperi per giungere al più presto al processo. Nessun ritardo può essere tollerato, pena l'impossibilità di arrivare finalmente a giudicare uno dei massimi responsabili dell'eccidio di Cefalonia, che si macchiò direttamente dell'omicidio del gen. Gandin e di alcuni ufficiali e con il suo comportamento criminale agevolò la successiva uccisione di altre migliaia di ufficiali e soldati .
ULTIMO APPELLO (09/11/2007 - Marcella De Negri)
La chiusura, per sempre, definitiva, in Germania, di qualsiasi possibile procedimento contro criminali nazisti, per la fucilazione dei 137 ufficiali italiani, della Divisione Acqui avvevuta a Cefalonia, il 24 settembre 1943.
La decisione della Corte d'Appello di Monaco di Baviera, emessa il 24 ottobre scorso, firmata da un presidente che, per ironia della sorte , si chiama Kaiser, è, nella sostanza, peggiore della ordinanza di archiviazione del procuratore capo August Stern, del 27 luglio del 2006 ( quella diventata molto nota, nella stampa italiana ed estera, poichè definiva i soldati italiani di Cefalonia "traditori", come aveva fatto, qualche anno prima, Adolf Hitler ) .
La Procura Militare di Roma ha, quasi subito, comunicato al nostro avvocato, Gilberto Pagani, di aver già aperto tale procedimento, prima ancora dell'arrivo del nostro esposto. Paola Fioretti ed io siamo molto contente di questo ed abbiamo incaricato l'avv. Pagani perchè collabori, con il massimo impegno, con la procura Militare. di Roma, affinchè si possa arrivare ad un giudizio, il più tempestivamente possibile.
La lotta è anche contro il tempo. Speriamo non sia troppo tardi.
INDAGATI SETTE EX MILITARI TEDESCHI (15/11/2007)
A 64 anni dall'eccidio di Cefalonia, il procuratore militare di Roma Antonino Intelisano ha deciso che non si tratta di una questione chiusa e ha riaperto l'inchiesta. Sette ex soldati tedeschi, prosciolti lo scorso 8 marzo, a Dortmund, dal procuratore federale tedesco Ulrich Maas, sono stati iscritti nel registro degli indagati. Il procuratore romano ha detto che in nome dei quattromila militari italiani uccisi dall'esercito tedesco nell'isola greca, dopo la resa dell'8 settembre 1943, non si può accettare la prescrizio
Il tenente Max Kurz, comandante della 14esima compagnia del 98esimo reggimento alpino, il sottotenente Ottmar Muhlhauser, aiutante di campo della 15esima compagnia del 98esimo reggimento alpino, il capitano Alfred Schroppel, comandante della prima compagnia del 54esimo battaglione alpino, il tenente Helmut Vogtle, comandante della quinta compagnia comando 54esimo battaglione alpino, il sottotenente Karl Weisbacher, comandante di plotone nella prima compagnia del 54esimo battaglione alpino, il sottotenente Anton Wimmer, del 98esimo reggimento alpino e il tenente Fritz Thoma, comandante della settima batteria del 79esimo reggimento artiglieria da montagna, dovranno affrontare in Italia una nuova istruttoria. Forse anche un nuovo processo.
Intelisano è convinto di poter dimostrare, al contrario della magistratura tedesca, che la mattanza di Cefalonia dev'essere punita. La magistratura tedesca ha raccolto in 37 faldoni e 51 pagine di requisitoria, i documenti, i diari, le oltre 500 testimonianze oculari, le voci di greci, di sopravvissuti italiani e, soprattutto, di soldati tedeschi. Le carte sono state ora acquisite dalla procura militare di Roma. Si spera così di fare chiarezza sulla dinamica della vicenda, quando novemila uomini della divisione italiana Acqui, comandati dal generale Antonio Gandin, il 16 settembre 1943, a Cefalonia, si rifiutarono di deporre le armi e vennero fucilati in massa dai tedeschi. La mattina del 24 settembre, anche il generale Gandin e i suoi ufficiali furono trucidati da un plotone di esecuzione, a capo san Teodoro. Pare che l'ordine fosse partito, il 18 settembre, proprio da Hitler contro «il comportamento subdolo e da traditori» e che agli ufficiali della Wehrmacht non fosse stata data altra scelta. Ancora oggi è impossibile calcolare il numero esatto degli italiani trucidati a Cefalonia, mentre dei 3.500 soldati tedeschi che parteciparono alla strage ne sono sopravvissuti 417.
Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha accolto bene l'iniziativa del procuratore. «Noi abbiamo il dovere di ricercare la verità fino alla fine - ha detto il ministro -. L'episodio di Cefalonia è un momento glorioso della storia del nostro Paese e delle nostre forze armate e, allo stesso tempo, tragico. Non possiamo fermarci e limitarci alla memoria, la ricerca della verità - ha concluso - è altrettanto doverosa».
NOTIFICA DELL'UDIENZA PRELIMINARE (07/03/2009)
Sino ad oggi, tutti i procedimenti iniziati in Italia riguardanti la strage di Cefalonia, sono finiti con vergognosi proscioglimenti in istruttoria. Ora c'è stato il rinvio a giudizio e si arriverà finalmente ad un processo, seppure limitato, come capo di imputazione, alla fucilazione degli ufficiali alla Casetta Rossa.
Ho bisogno, più che mai, in questi tempi difficili, del sostegno di tutti coloro che continuano a battersi per un'Italia libera dal fascismo e democratica, come vuole la nostra splendida Costituzione, per cui molti, troppi, sono morti, speriamo non inutilmente.
Marcella de Negri


CEFALONIA UNA STRAGE IMPUNITA
Otmar Muehlhauser, l’unico imputato, nel procedimento , presso il Trib. Militare di Roma, per la strage degli ufficiali della Divisione Acqui a Cefalonia del 24 settembre 1943, reo confesso, dal 27 giugno 1967, con una deposizione fatta al Pubblico Ministero Obluda,a Donauworth, e successivamente il 23 e 30 marzo 2004, come indagato, all’Ufficio di Polizia Criminale di Monaco di Baviera, è morto, tranquillo, nel suo letto,come si conviene ad un ufficiale, criminale per sua stessa ammissione, della Wehrmacht .
Sappiamo purtroppo che molti giovani tedeschi pensano che la Wehrmacht non fosse paragonabile alle SS e che questo esercito regolare “ rappresentava il popolo tedesco”. A Cefalonia lo ha rappresentato con indicibile ferocia.
Otmar Muehlhauser , nella sua ultima deposizione del 23 marzo 2004, dichiarò, alla Polizia Criminale di Monaco di Baviera che lo interrogava in qualità di indagato : “Tra gli ufficiali si parlava della divisione italiana solo come dei traditori…..Al tradimento vi era solo una risposta : l’esecuzione”.
Otmar Muehlhasuser non ebbe mai una parola di rincrescimento, men che meno di pentimento, sino all’ultimo. Purtroppo la lentezza della giustizia militare italiana non ha permesso che si arrivasse almeno ad una sentenza di primo grado nei suoi confronti. La morte di Otmar Muehlhauser è avvenuta il 1° luglio 2009 e solo il 6 agosto è stata comunicata ad uno degli avvocati di parte civile, Gilberto Pagani.
Negli anni scorsi, con la visita a Cefalonia dei Presidenti della Repubblica Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano , che dichiararono, entrambi, che in quell’isola, con la scelta di combattere contro i nazisti, ebbe inizio la Resistenza, molti cittadini italiani, con me, hanno creduto che l’aspirazione alla giustizia potesse essere un diritto non più negato. Ma il tempo, sapientemente usato, può cancellare qualsiasi possibilità di giustizia.
La giustizia ? italiana non ha mai voluto processare nessuno per questo crimine.
"ANCORA UNA VOLTA HA TRIONFATO LA RAGION DI STATO "
A cura di Marcella de negri parte civile nel procedimento presso la Procura Militare di Roma .

COMUNICATI STAMPA

Cefalonia 2009_08_09 Il Messaggero - Addio giustizia
Cefalonia 2009_08_09 America Oggi - Cefalonia. Morto l'ultimo imputato della strage senza colpevoli
Cefalonia 2009_08_08 Repubblica - Cefalonia, morto ultimo imputato caso chiuso senza colpevoli
Cefalonia 2009_08_08 Il Messaggero - Strage di Cefalonia, morto ultimo imputato: caso chiuso senza colpevoli
Cefalonia 2009_08_09 La Stampa - Cefalonia ultimo atto
Cefalonia 2009_08_09 Corriere - Morto l'ultimo imputato . Cefalonia senza colpevoli
Cefalonia 2009_08_09 Avvenire - Morto ultimo imputato , caso chiuso
Cefalonia 2009_08_08 Ansa - Morto ultimo imputato
Cefalonia 2009_08_08 Il Mattino - Strage di Cefalonia, morto ultimo imputato: caso chiuso senza colpevoli
Cefalonia 2009_08_11 Unità - L’ultimo assassino di Cefalonia Giustizia non è stata fatta

14/08/2009 Venezia - Un caro augurio a Marcella De Negri per la sua forza psicologica nella lotta contro una tragica strage che rimarrà impunita per sempre .
Certamente l'Eccidio di Cefalonia lascerà per sempre una ferita sanguinante e si sentiranno da lontano pervenirci le urla di chi perse la propria vita per un fondamentale ed universale sacrosanto ideale : La Libertà e la lotta antifascista . Noi tutti , italiani con la "I" maiuscola dobbiamo stringerci con affetto alle sofferenze dei familiari delle vittime che per molti anni hanno sperato nella Giustizia .
Giustizia e solamente Giustizia e non odio .
Ciao Marcella

CEFALONIA : DUE NUOVI INDAGATI
A 67 anni dall'eccidio dei soldati italiani, rintracciati due ex soldati tedeschi 86 anni
Ansa , 11/01/2010 - Due nuovi indagati per la strage di Cefalonia, il peggior eccidio di militari italiani compiuto dai tedeschi durante la 2/a guerra mondiale. Sono due ex soldati della Wehrmacht, entrambi di 86 anni, sospettati di aver ucciso un numero imprecisato di uomini della Divisione Acqui. Gregor Steffens e Peter Werner sono stati rintracciati dai carabinieri, quasi 67 anni dopo i fatti, nell'ambito dell'inchiesta a carico di un'ex ufficiale tedesco morto a luglio. Si riapre cosi' l'inchiesta.
Massimo riserbo viene mantenuto dalla procura militare di Roma sugli sviluppi giudiziari relativi alla strage di Cefalonia: il procuratore capo, Antonino Intelisano, si è limitato a confermare all'ANSA che vi sono due nuovi indagati, ma non ha fornito altri particolari. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, tuttavia, i carabinieri delegati a svolgere indagini sull'eccidio di Cefalonia nell'ambito del procedimento a carico di Muhlhauser, si sarebbero messi sulla nuova pista dopo essersi imbattuti in due nomi, citati in una relazione del cappellano militare don Luigi Ghilardini, redatta poco dopo la strage, avvenuta nel settembre '43.
Nel documento, proveniente dall'Ufficio storico dell'Esercito, si parla dei "soldati Steffens Gregor e Werner Peter, che precedentemente erano stati nostri prigionieri", i quali "si vantavano di aver ucciso tramite fucilazione - lungo la strada tra Lakhitra e Faraò - 170 soldati disarmati che si erano arresi". I militari dell'Arma si sono subito attivati e, grazie anche alla collaborazione della polizia criminale tedesca, sono riusciti a individuare i due ex militari della Wehrmacht, scoprendo che sono entrambi vivi e qual è il loro attuale domicilio in Germania.
Steffens e Werner appartenevano alla 1/a divisione Alpenjager (da montagna): uno faceva parte della prima compagnia del 910/o battaglione granatieri da fortezza e l'altro della prima compagnia del 909/o battaglione. I due, si é scoperto, erano già stati sentiti a "sommarie informazioni" nel 1965 e nel 1966 dalla procura di Dortmund, che sui crimini compiuti dalla Wehrmacht a Cefalonia aveva aperto un'inchiesta, conclusasi con l'archiviazione. Entrambi avevano negato ogni responsabilità. Sempre dalle indagini è emerso che dei due presunti assassini si era probabilmente occupata molti anni fa anche la magistratura militare italiana, che nel 1957 e nel 1960 emise due sentenze istruttorie nei confronti di 30 militari tedeschi accusati di "violenza con omicidio continuato commessa da militari nemici in danno di militari italiani prigionieri di guerra" in relazione all'uccisione, "tra il 15 e il 28 settembre 1943, in Cefalonia e Corfù", di "450 ufficiali e 5.500 uomini di truppa italiani".
Per tutti gli imputati la vicenda processuale si concluse con un nulla di fatto, tra archiviazioni e proscioglimenti, e in particolare per 17 di loro la sentenza del '57 stabili' di "non doversi procedere" per essere rimasti ignoti gli autori del reato. Tra questi "militari ignoti" anche tali 'Wermer' e 'Stefans Gregor', all'epoca non meglio identificati ed ora improvvisamente riemersi da un lontanissimo passato. La procura militare di Roma, secondo quanto si è appreso, avrebbe già sentito per rogatoria i due indagati, che avrebbero nuovamente confermato la loro estraneità ai fatti. Sentiti anche numerosi ex militari tedeschi in qualità di testimoni, ma ulteriori accertamenti sono in corso.














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