Elezioni politiche 1920/1933 nel Terzo Reich - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Le ELEZIONI politiche in Germania dal 1920 al 1933

Le elezioni politiche del 6 giugno 1920
La massiccia campagna propagandistica del leader del partito nazional-tedesco Karl Hellfferich, la grave crisi economica, la disoccupazione e l'inflazione costringono il governo ad anticipare le elezioni al 6 giugno 1920. I socialdemocratici passano da 165 a 103, i socialisti indipendenti, che sono più a sinistra, da 22 a 83 e i comunisti, che si presentano per la prima volta, conquistano 4 seggi. I nazional-tedeschi aumentano da 44 a 71; buoni risultati anche per i populisti, mentre il centro regredisce. Lo spostamento a destra costa ai socialdemocratici la perdita del governo, che è affidato al leader del centro cattolico Konstantin Feherenbach.
Nel frattempo i reparti paramilitari organizzati dal capitano dell'esercito Ernst Roehm hanno raggiunto una certa consistenza e il 3 agosto 1921 prendono il nome di Sturm Abteilung (squadre d'assalto), con la sigla SA e una camicia bruna per divisa. Roehm, che deve restare nell'ombra, affida il comando al famigerato Klintzich, già vicecomandante delle brigate Ehrhardt.
Le elezioni politiche del 1924
Intanto la situazione politica ed economica è molto cambiata. La prima delle due tornate elettorali del 1924 evidenzia un relativo equilibrio fra la destra (172 seggi), il centro (107 seggi) e la sinistra (162 seggi), ma forti sono le divisioni interne alle tre correnti: a sinistra i socialdemocratici (100 seggi) non condividono il pro-getto dei comunisti (62 seggi), che vorrebbero dar vita a una repubblica sul modello sovietico; a destra i nazional-tedeschi (95 seggi) vogliono restaurare la monarchia e conferire maggior potere all'esercito e alle classi privilegiate, mentre i nazisti (32 seggi) esigono che ogni potere sia conferito al loro Fiihrer, e i populisti (45 seggi), guidati da Stresemann, mirano a un accordo con gli alleati, quale presupposto per risanare l'economia; al centro i cattolici del Zentrum e i bavaresi (81 seggi), moderati, pur sostenendo la democrazia non si conciliano con i democratici (28 seggi). In conclusione, fallito ogni tentativo di formare un governo, i tedeschi verso la fine dell'anno sono richiamati alle urne.
I risultati penalizzano gli estremisti (i nazisti perdono 18 seggi e i comunisti 17) e premiano la destra, consentendo la formazione di un governo sostenuto da una vasta area parlamentare, la cui guida è affidata al conservatore Hans Luther, che lascia la dirigenza della Banca di stato. Un ulteriore spostamento a destra è confermato dalle elezioni presidenziali del 29 marzo 1925, vinte dal feldmaresciallo Paul von Hindenburg, un presidente che non ama né la repubblica né la democrazia, che ottiene il 48,5% delle preferenze contro il 45,2% andate al cattolico moderato Wilhelm Marx. Questo risultato, estremamente favorevole alla destra conservatrice, è stato reso possibile grazie alla dispersione di voti determinata dalla candidatura del segretario generale comunista, Ernst Thaelmann, che raccoglie il 6,3 % delle preferenze sottraendole al candidato cattolico: per lungo tempo gli storici si chiederanno se, eletto Marx, Hitler sarebbe comunque riuscito ad andare al potere.
Ludendorff, anch'egli candidato alla presidenza, raccoglie soltanto 1'1,1% dei voti ed esce definitivamente dalla scena politica, colmo di rancore verso Hitler che probabilmente, per eliminarlo, ha sostenuto Hindenburg.
Poco dopo si congeda anche il generale Seekt, formalmente perché ha commesso l'errore di invitare ad assistere alle manovre militari il primogenito del principe ereditario, in verità perché il presidente lo teme e preferisce sostituirlo con un suo fedelissimo, il generale Wilhelm Heye.
La politica distensiva di Gustav Stresemann, dapprima come cancelliere e successivamente come ministro degli esteri nei governi del cattolico Wilhelm Marx e del conservatore Hans Luther, ha pieno successo. I francesi e i belgi, ottenuti risarcimenti sotto forma di pali telegrafici e carbone, si erano impegnati, alla conferenza di Londra dell'aprile 1924, a lasciare la Ruhr entro un anno. Gli americani avevano alleggerito le rate e avevano concesso aiuti per ottocento milioni di marchi oro. L'intelligente azione diplomatica del ministro degli esteri Stresemann consente all'Europa di por fine agli antagonismi, ai timori, agli antichi rancori. Gli alleati rinunciano a processare i criminali di guerra, consegnando al governo tedesco una lista di 896 responsabili e trasferendogli l'onere di processarli. Il tribunale di Lipsia, incaricato dal governo tedesco, ne porta a giudizio dodici condannandone soltanto sei, a pene comprese fra sei mesi e dieci anni: finisce in nulla di fatto il primo tentativo di punire i colpevoli di crimini di guerra.
Stresemann ottiene il maggior successo alla conferenza di Locarno (4 novembre 1925), durante la quale i cinque paesi partecipanti – Francia, Inghilterra, Italia, Germania e Belgio – firmano accordi che garantiscono la non aggressione reciproca, estesa alla Polonia e alla Cecoslovacchia. I tempi del trattato di Versailles sembrano dimenticati. La Germania, a pari diritti con gli altri paesi, entra a far parte della Società delle Nazioni e nel settembre 1926 ribadisce il riconquistato prestigio entrando a far parte del consiglio permanente. Il 10 dicembre, Gustav Stresemann e Aristide Briand, ministro degli esteri francese, sono insigniti del Premio Nobel per la pace.
Intanto l'introduzione del nuovo marco ha bloccato l'inflazione e l'esportazione di capitali all'estero; molte industrie, grazie a prestiti ottenuti da banche internazionali, hanno potuto riconvertire i loro impianti, già dedicati alla produzione bellica; la disoccupazione si è molto ridotta.
Le elezioni politiche del 1928
I socialdemocratici, che promettono «meno navi da guerra e più pane per i bambini», vincono le elezioni di maggio conquistando 153 dei 491 seggi disponibili (22 in più rispetto alle precedenti consultazioni). Ai nazional-tedeschi vanno 78 seggi (-25), ai cattolici 78 (-3), ai democratici 20 (-8), ai comunisti 54 (+9). Il socialdemocratico Hermann Mueller, incaricato di formare il governo, trova un accordo con le formazioni di centro e di destra, compreso il partito nazional-tedesco. Stresemann, l'artefice della ripresa, assai stimato a livello internazionale, è riconfermato ministro degli esteri, carica che ricopre dal 1924. I nazisti ottengono 12 seggi, perdendone due rispetto alle elezioni di quattro anni prima, ma stavolta accedono al parlamento i fidi di Hitler, Hermann Goering, Joseph Goebbels e l'avvocato Wilhelm Frick, il funzionario della polizia di Monaco, processato con Hitler, che durante il putsch del novembre 1923 impartì l'ordine di non sparare. Hitler è un apolide e come tale non ha potuto candidarsi. Gli aderenti al partito, 55.000 nel 1923 e 25.000 del 1925, dopo il fallimento del putsch, sono poi continuamente aumentati: 49.000 nel 1926, 72.000 nel 1927, 108.000 nel 1928.
Le elezioni politiche del 1930
Com'era prevedibile, gli elettori premiano i partiti estremisti a danno dei moderati: i risultati sanciscono di fatto la fine della Repubblica di Weimar. I nazisti conquistano 107 seggi (95 in più) e i comunisti 77 (+23); crescono anche i cattolici (87 seggi, 9 in più); i socialdemocratici perdono 10 seggi, scendendo a 143, i nazional-tedeschi e i populisti perdono voti a favore dei nazisti. Ottenuti scarsissimi consensi, segno che gli aderenti al nazismo non tenevano in gran conto il suo programma sociale, Otto Strasser sparisce dalla scena politica.
I risultati elettorali sono il trionfo di Hitler; le più rosee aspettative sono superate. Hitler è talmente eccitato che scrive a Roehm, ancora in Bolivia, invitandolo a tornare per riprendere il comando delle SA. Evidentemente ora si sente tanto forte da non temerne più la concorrenza all'interno del partito. Roehm accoglie l'invito, rimpatria e il 1 ° gennaio 1931 riprende il comando delle SA: come guida del braccio armato del partito, svolgerà un ruolo determinante nella conquista del potere.
Le elezioni politiche del 31 luglio 1932
La campagna per le elezioni è ancora più cruenta delle precedenti: disordini, feriti e morti, molti morti. Ad Altona, un sobborgo di Amburgo, in un solo giorno si contano 17 vittime. I disoccupa-ti sono aumentati ancora, raggiungendo il numero di 6 milioni.
Goering trova il modo di aprire le porte del parlamento a Hi tier, ancora privo della cittadinanza tedesca: si accorda con i camerati che governano il Land di Brunswich, il presidente Kuechental e il ministro degli interni Klagges, i quali nominano Hitler consigliere economico nella delegazione del loro Land presso il governo centrale, carica che dà automaticamente il diritto di cittadinanza e consente quindi a Hitler di candidarsi alle prossime elezioni. I nazisti ottengono un successo che appanna quello del 1930, conquistando 230 seggi su 608, la maggioranza relativa, e diventando il primo partito. Anche i comunisti migliorano le loro posizioni (da 77 a 89 seggi): sommando nazisti, comunisti e nazional-tedeschi (37 seggi), esiste una maggioranza parlamentare che ha il fermo intendimento di abbattere la Repubblica. Orfani di Stresemann, i populisti si riducono da 30 a 7; al centro cattolico spettano 97 seggi, ai democratici 5 e ai socialdemocratici 133: un totale di 242 parlamentari fedeli alla Repubblica. Goering è eletto presidente del Reichstag. Hitler pretende la cancelleria e promette di votare contro qualsiasi altro governo. Hindenburg si oppone e indice nuove consultazioni elettorali, per il 6 novembre. In un paese ormai privo di guida, in cui la legalità viene continuamente offesa, 1'11 agosto a Potempa, nell'Alta Slesia, una banda di sei nazisti uccide a bastonate nella sua abitazione un giovane comunista polacco. Individuati e sottoposti a processo, cinque dei sei responsabili sono condannati a morte. Hitler invia loro un telegramma di solidarietà il cui testo è pubblicato sul "Voelkischer Beobachter": «Camerati, di fronte a questa sentenza infame mi sento a voi unito da una fede incrollabile». Per Hitler l'assassinio a sangue freddo di un avversario politico è atto meritorio. Il pavido Papen concede la grazia.
Le elezioni politiche del 6 novembre 1932
Qualche giorno prima delle elezioni avviene un episodio sorprendente: i dipendenti dei trasporti pubblici di Berlino proclamano uno sciopero contro il parere dei sindacati socialdemocratici; essi non hanno soltanto l'appoggio dei comunisti, ma anche dei nazisti, che addirittura contribuiscono all'organizzazione delle manifestazioni. L'ala sinistra con la sua politica sociale ha in quest'occasione la meglio all'interno del partito, che soffre di una spacca-tura – Hitler, Goering, Himmler e Goebbels contro Gregor Strasser e Roehm – assai penalizzante in termini d'immagine, come ben mostrano i risultati elettorali: in tre mesi i nazisti perdono due milioni di voti e si devono accontentare di 196 seggi (34 in meno); per contro, i comunisti raccolgono sei milioni di voti e ottengono 100 seggi, 11 di più del 31 luglio. E crisi anche perché due tornate elettorali hanno dissanguato le casse del partito, occorrono altri finanziamenti, difficili da ottenere a causa sia dell'attività sociale della sinistra del partito, sia della violenza verbale e fisica, nota distintiva dei nazisti, culminata in una serie di omicidi, sia per la politica socio-economica prospettata da Feder, avversata dalla finanza e dall'industria. Il partito mantiene comunque la maggioranza relativa.
Alla cancelleria è nominato il generale Kurt von Schleicher, anch'egli come il suo predecessore uomo del presidente e dello stato maggiore dell'esercito. Egli, scavalcando Hitler, propone direttamente a Gregor Strasser di entrare nel governo, in cambio di alcune concessioni di carattere sociale: la distribuzione a 25.000 contadini di oltre 300.000 ettari di terreni di proprietà degli Junker e il blocco dei prezzi di alcuni generi di prima necessità. Strasser accetta, Hitler è furioso, per il partito si profila una rottura, ma gli industriali non gradiscono un governo che includa esponenti dell'ala sinistra nazista e gli Junker non vogliono rinunciare alle loro terre, e privano Schleicher della loro fiducia. Mentre il governo, privo di una maggioranza, annaspa, Papen intriga contro Schleicher alleandosi con Hitler. Il 28 gennaio 1933 Hindenburg destituisce il cancelliere e Hitler costringe il "traditore" Gregor Strasser a dimettersi dal partito: si conclude così la carriera politica del nazista che credeva in un socialismo razzista, del più tenace avversario politico di Hitler: ora, in seno al partito, c'è solo Roehm a contrastarlo.
Domenica 29 gennaio a Berlino è organizzata una grande manifestazione antinazista: un corteo di centomila persone urla slogan a favore del marxismo; le destre e la presidenza temono atti rivoluzionari che porterebbero i comunisti al governo. L'esercito, al comando del generale Kurt von Hammerstein, preme per una dittatura militare. Il partito nazista, che mantiene la maggioranza relativa, pretende il cancellierato e in tutto il paese la richiesta è sostenuta da manifestazioni di SS, SA e decine di migliaia di reduci disoccupati.
Adolf Hitler cancelliere
Il 30 gennaio 1933 Hindenburg affida a Hitler l'incarico di formare il nuovo governo, pur condizionandolo attraverso la nomina in posti-chiave di uomini di sua fiducia: Papen (vicecancelliere), il barone Konstantin von Neurath (ministro degli esteri), il generale Werner von Blomberg (ministro della difesa) e Alfred Hugenberg (ministro dell'agricoltura e dell'economia). I ministri nazista sono soltanto Goering (ancora presidente del Reichstag), cui è affidato un dicastero senza portafoglio, e Frick, agli Interni. La stessa sera alla radio, nell'ora di massimo ascolto, Goering parla ai tedeschi: «La vergognosa vicenda degli ultimi anni è finita per sempre. Oggi inizia una nuova era fondata sull'onore e la libertà»: il braccio destro di Hitler, che con lui darà vita alla più feroce dittatura dei tempi moderni, fondata sul razzismo, sulla divisione della società in superuomini e sottouomini, sull'occupazione dei paesi e la messa in schiavitù dei legittimi abitanti, ha l'impudenza di profferire queste parole. E milioni di tedeschi gli credono. Il procuratore generale americano designato al processo di Norimberga, Robert Jackson, dichiarerà: «Con l'avvento del nazismo la Germania divenne una immensa camera di tortura».
Alla ricerca della maggioranza parlamentare Hitler, cui non sono sufficienti i voti dei nazional-tedeschi, cerca un accordo con il Zentrum, il cui leader, monsignor Kaas, gli chiede in cambio l'impegno a governare nei limiti della Costituzione. Hitler tiene segreta questa condizione, asserisce che il Zentrum ha troppe pretese e punta a nuove elezioni, certo che ora, possedendo il potere e con esso la radio e ulteriori massicci finanziamenti, otterrà maggiori consensi.
Ludendorff scriverà a Hindenburg: «Vi informo nel modo più solenne che quest'uomo nefasto [Hitler] condurrà il nostro paese nell'abisso e provocherà una catastrofe inimmaginabile. Le gene-razioni future vi malediranno nella tomba per averlo permesso». Poco tempo prima Goebbels aveva scritto nel suo diario: «Ottenuto il potere, non lo lasceremo più. Dovranno portar via i nostri cadaveri».
Al 30 gennaio 1933 si può far risalire la morte della Repubblica di Weimar e della democrazia, anche se Hitler ha conquistato il potere con metodi formalmente democratici.
Le elezioni del 15 marzo 1933
Con una propaganda martellante attuata soprattutto attraverso la radio Goebbels cerca di convincere la popolazione che le misure usate per soffocare ogni dissenso nei confronti del nazismo sono state necessarie per impedire ai comunisti e ai loro "alleati marxisti" (i socialdemocratici) di portare a compimento il colpo di stato avviato con l'incendio al Reichstag. La teoria è ribadita sui giornali nazisti, i soli presenti nelle edicole, e sui manifesti che tappezzano i muri di città e villaggi. Intanto Goering fa presidiare strade e piazze dalla polizia ausiliaria: il terrore riduce al silenzio chi non condivide le teorie naziste.
Hitler ha voluto le elezioni convinto di ottenere la maggioranza assoluta e, con questa, il potere totale, ma i risultati lo deludono profondamente: il partito ottiene il 43,9%, la maggioranza relativa: il 56,1% dei tedeschi gli ha votato contro, i comunisti hanno ottenuto 81 seggi e i socialdemocratici 120. Gli altri presenti in parlamento sono i cattolici (due partiti, per un totale di 92 seggi), i nazional-tedeschi (52), i democratici (5) e i populisti (2).
Avvalendosi dei poteri che gli ha concesso Hindenburg sottoscrivendo la legge del 28 febbraio, Hitler scioglie il partito comunista e ne annulla la rappresentanza parlamentare, riducendo così il numero dei seggi del Reichstag a 559: con i suoi 288 seggi il partito nazista ha dunque la maggioranza assoluta. Goering è rieletto presidente del Reichstag ed è nominato presidente del consiglio, Goebbels è ministro della propaganda del Reich.
Esecutivo, esercito, economia (anche il presidente della banca centrale, Hjalmar Schacht, ha aderito al nazismo): mancano ormai solo i poteri interdipendenti .


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