Germania nazista dal 1936 al 1939 - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Il NAZISMO in Europa nel 1936-1939

Espansione della Germania nazista dal 1936 al 1939--------->19361939

II Piano quadriennale
II 9 settembre del 1936 al congresso di Norimberga della NSDAP Hitler annunciò il programma economico che prese il nome di Piano quadriennale: il piano è oggi noto nelle sue intenzioni anche attraverso un memoriale segreto dell'agosto dello stesso anno con il quale Hitler stabiliva che entro la fine del 1940 l'economia tedesca doveva essere in grado di fronteggiare una emergenza bellica e la Wehrmacht doveva essere pronta ad affrontare l'urto di un conflitto.
Il piano rappresentava soltanto in parte un fatto nuovo rispetto alle tendenze della politica economica del regime, nel senso che se nel periodo anteriore era stata favorita la meta della ripresa dell'apparato produttivo anticipando già progetti di riarmo e orientamenti autarchici, ora la preparazione di una economia di guerra diventava l'obiettivo unico e assoluto e il perseguimento dell'autarchia diventava anch'esso un imperativo assoluto, dovendosi raggiungere la totale autonomia dall'estero in fatto di produzione e di disponibilità di materie prime. In questo contesto era chiaro che gli sviluppi a venire presupponevano un più rigido controllo dello Stato sull'economia e probabilmente una più estesa burocratizzazione dell'apparato pubblico come di quello dell'economia. Era una scelta politica del regime che subordinava la totale mobilitazione delle forze a una strategia di militarizzazione dell'economia e della società. Ufficialmente il regime nazista poneva come obiettivo del piano la necessità di reperire all'interno le risorse necessarie e adeguate per non impedire l'incremento demografico che faceva parte della politica razziale del Terzo Reich: l'autarchia cioè come complemento del razzismo.
Nei fatti, l'obiettivo reale era la politica degli armamenti accelerati, che imponeva anche un nuovo giro di vite all'interno, mistificato con la necessità della coesione collettiva e l'esasperazione della "pace sociale" al di sopra di ogni conflittualità della vita reale, come se il nazismo potesse con un gesto meramente volontaristico imporre l'annullamento di differenze e di una pluralità di contrastanti interessi quali quelli legati alla dinamica sociale. Per Hitler, secondo l'allocuzione del 9 settembre del 1936, «di fronte all'interesse supremo della nazione non esistono né datori di lavoro né lavoratori, ma sol-tanto quanti operano per mandato del popolo intero». Una visione appunto mistificatoria, che a parole negava la ripartizione di ruoli e le gerarchie che nei fatti venivano pesantemente ribaditi e ristabiliti.
Nel memoriale segreto Hitler aveva specificato l'obiettivo finale che lo sforzo richiesto e imposto al Paese doveva conseguire: fare della Wehrmacht la forza armata più forte del mondo a tutela dello sviluppo demografico della Germania , che in definitiva poteva essere garantito soltanto dall'«ampliamento dello spazio vitale (Lebensraum) e della base di rifornimento di materie prime e di alimentazione» del popolo tedesco. In prospettiva , quindi , era già chiaramente indicata la direttrice dell'espansione territoriale: le mosse della politica estera tedesca andavano lette come lenta marcia di awicinamento a questi obiettivi. La guerra non era preordinata a ogni costo, ma la Germania si preparava a soddisfare le proprie ambizioni anche a costo della guerra : così si potrebbe sintetizzare la filosofia politica di cui si fissavano i cardini con il piano quadriennale.
L'attuazione di questo progetto comportò una ristrutturazione organizzativa che si risolse anche in una ridistribuzione del potere all'interno dell'apparato politico-amministrativo. La scomparsa dalla scena politica di Schacht fu una delle conseguenze di questa ristrutturazione. Se Schacht abbandonò il ministero dell'Economia perché era contrario al riarmo, come egli avrebbe scritto più tardi , è dubbio; il suo dissenso con il regime nazista maturò probabilmente sui metodi di conduzione dell'economia (l'eccesso di burocratizzazione e di dirigismo) piuttosto che sugli obiettivi . Certamente Schacht difficilmente avrebbe potuto tollerare la convivenza, alla direzione dell'economia, con un uomo di estrazione totalmente partitica come Hermann Gòring , cui Hitler affidò la gestione e l'attuazione del Piano quadriennale, sottolineando il ruolo di ulteriore saldatura tra Stato e partito che con questa occasione intendeva realizzare.
In particolare ne risultò esaltato il ruolo non solo personale ma anche istituzionale di Gòring , per i poteri di cui fu dotato e per le possibilità che ebbe di creare un apparato alle sue dipendenze e un vero potentato economico, le Reichswerke H. Gòring , che operò nel set-tore minerario e dei materiali sintetici e che si ingigantì con la "arianizzazione" dei patrimoni ebraici e la rapina dei territori occupati, dei quali Gòring, responsabile di fatto di tutta l'economia di guerra, sarebbe divenuto uno dei più spietati saccheggiatori.
Una riorganizzazione interna degli organismi per l'attuazione del piano, realizzata nel 1938, non eliminò confusione di competenze e conflitti di gestione; essa lasciò ampio spazio all'influenza dei grandi gruppi privati e in particolare al monopolio chimico della IG Farben, aumentando i fenomeni di commistione tra set-tore privato e pubblico e soprattutto la collusione tra uomini del Partito nazista e gestione industriale, che fu tipica dell'impero personale di Gòring.
Al di là di questi aspetti, essenziali per la definizione dei rapporti tra gruppi industriali e regime nazista, può essere interessante accennare agli esiti cui pervenne questo tipo di gestione dell'economia tedesca. Essa segnò in generale un aumento degli investimenti industriali, ma al tempo stesso una riclassificazione del rapporto tra produzione di beni di consumo e produzione di beni d'investimento a tutto vantaggio di questi ultimi . Una tendenza dal significato assai esplicito che si può evidenziare esprimendola anche in altri termini: nel corso della guerra si produssero meno beni di consumo del 1938, mentre furono incrementate le produzioni di base (soprattutto nel settore chimico) e quelle degli armamenti furono più che quadruplicate rispetto al periodo immediatamente precedente la guerra, al punto da toccare il massimo dell'espansione ancora nel 1944, al culmine dello sforzo bellico.

II progetto di dominazione continentale
II progetto di realizzare l'autonomia continentale dell'Europa dal punto di vista delle materie prime e dei processi di trasformazione, vale a dire l'autarchia continentale, sotto la guida della Germania, si presentava ora come dilatazione ed esasperazione di vecchi concetti (quale quello della Mitteleuropa) che già erano stati sviluppati durante la prima guerra mondiale. Ma esso non poteva neppure essere scisso dal più globale progetto di dominazione politico-razziale e sociale specificamente nazista che andò prendendo corpo nel corso della conquista dell'Europa.
La parola d'ordine della Neuordnung Europas, del Nuovo ordine europeo o addirittura del mondo, fu usata sul terreno anzitutto propagandistico per mistificare gli obiettivi di conquista del Terzo Reich nel corso del conflitto. Fu soprattutto dopo la sconfitta della Francia, nel giugno del 1940, quando sembrava che nulla più potesse opporsi al rullo compressore della Wehrmacht , e alla vigilia, come si pensava , della presumibile capitolazione dell'Inghilterra, che la dirigenza nazista si pose il problema di dare una definizione più precisa del Nuovo ordine europeo, al di là delle generiche ambizioni imperialistiche nei confronti dell'Europa intera e probabilmente anche dei propositi di ripristino di un impero coloniale tedesco (verosimilmente in Africa) che essa aveva nutrito fino allora.
I più impegnati assertori delle mire tedesche furono il ministro della propaganda Josef Goebbels e il ministro dell'economia del Reich Walther Funk . Goebbels cercò di sviluppare una specifica ideologia europeista del nazismo. In questo ambito la funzione essenziale del Reich doveva essere quella di «potenza d'ordine in Europa», lo «Stato hitleriano (appariva) come erede e rinnovatore di una grandezza imperiale». Nel momento in cui , crollata la Francia si trattava di isolare l'Inghilterra ,Goebbels giocò la carta del Nuovo Ordine per convogliare il consenso dei popoli dell'Europa continentale a favore del Terzo Reich denunciando l'Inghilterra come affamatrice del continente. Più tardi , dopo l'aggressione all'Unione sovietica , la formula europeistica si sarebbe tinta di colori accesamente antibolscevichi , allo scopo di presentare il progetto europeo del Terzo Reich come l'unico baluardo contro l'infezione del bolscevismo, così da legittimare da una parte la sua aggressione, dall'altra le sue ambizioni espansionistiche. II Reich si presentava insomma come il nucleo centrale di una grande coalizione di popoli chiamati a mobilitarsi (come collaborazionisti e nulla più) contro il pericolo bolscevico-asiatico.
W. Funk fu il più attivo divulgatore e propagandista della Grossraumwirtschaft , destinata a coprire il progetto dell'autarchia continentale sotto l'egemonia del Terzo Reich . L'economia del grande spazio non doveva significare solo la subordinazione dell'apparato produttivo del continente europeo in funzione della supremazia della Germania , con significative differenze di trattamento tra Europa occidentale ed Europa orientale. La Francia altamente industrializzata avrebbe conservato una funzione quasi privilegiata come partner, sia pure subalterno, del Reich ; viceversa , i paesi dell'Europa orientale e sudorientale, indipendentemente dalla loro sorte come Stati, erano destinati al sottosviluppo permanente: a essi infatti non sarebbe stato consentito un processo di reale industrializzazione, la loro funzione era e doveva restare quella di fornire al Reich derrate alimentari e braccia da lavoro.
Il grande spazio doveva significare soprattutto la penetrazione della potenza industriale e finanziaria della Germania all'interno delle strutture produttive e delsistema finanziario della periferia dell'Europa, le cui risorse dovevano affluire verso il centro dominatore rappresentato, al vertice di una ideale piramide di valori, dal Grande Reich , ripetendo in altra chiave la teorizzazione dei ruolo di grande potenza con esclusione di altri poteri concorrenti elaborata sul terreno del diritto internazionale da Carl Schmitt.
Convergevano infine, nella parola d'ordine del Nuovo ordine europeo le motivazioni razzistiche, geopolitiche e militariste che rappresentavano le diverse componenti dell'imperialismo nazista, maturate attraverso un lungo processo di incubazione teorico e dottrinale sin dagli anni venti (dal profetismo di Moeller van den Bruck e di Oswald Spengler alla più raffinata e recente "dottrina di Monroe per l'Europa" di Carl Schmitt). Sulla base di questi princìpi era stata prefigurata una gerarchia degli Stati , con la condanna dei piccoli Stati all'inesistenza o al ruolo di pura comparsa e con una ancor più rigida gerarchia delle razze e delle popolazioni , priva di qualsiasi fondamento storico o scientifico e fondata unicamente sulla sua funzionalità rispetto alla missione attribuitasi dalla Germania di potenza dominatrice e, in pratica, di arbitra dei destini dell'area continentale.
Non bisogna sottovalutare infatti che uno dei presupposti non soltanto ideologici dai quali prese le mosse il tentativo di ristrutturazione forzata dell'Europa fu costituito dalla proclamazione del principio della superiorità del popolo germanico come Herrenvolk . Era un principio destinato a legittimare la supremazia della popolazione germanica in tutti i campi (al punto da attribuire soltanto ai suoi componenti , in determinate circostanze, il diritto di possedere la terra), prima ancora che a giustificare specificamente l'antisemitismo e l'antislavismo e ancora l'ostilità nei confronti di tutti i gruppi etnici o anche sociali considerati minderwertig (inferiori) razzialmente, dagli zingari agli omosessuali , a ogni altra comunità cosiddetta "asociale" in quanto non compatibile con i parametri culturali e sociali considerati tipici del popolo tedesco.
Fu anche per l'intransigenza razziale e comunque per il rispetto scarso o nullo delle altrui nazionalità che le stesse profferte di collaborazione che in vario modo in tutte le parti dell'Europa invasa, sia pure talora con modalità fortemente diversificate, i nazisti avanzarono nei confronti delle popolazioni locali ebbero successo soltanto parziale. Riscossero maggiore risonanza in ambienti culturali dell'Europa occidentale e settentrionale (dalla Francia alla Norvegia) in cui il legame con i tedeschi passava attraverso una solidarietà di carattere ideologico fondata su preesistenti tendenze filofasciste o filonaziste; incontrarono maggiori rifiuti dove la loro accettazione - specie nelle aree di paesi slavi - significava inevitabilmente una forma di suicidio nazionale e culturale.

La realtà del Nuovo ordine europeo
L'aggressione alla Polonia, il 1 settembre del 1939, aprì la via alla fase di realizzazione del progetto nazista. In Polonia furono applicati per la prima volta i metodi funzionali a realizzare il grande progetto di integrazione forzata dell'Europa, anche se all'atto dell'occupazione della Polonia non era ancora possibile prevedere quali sarebbero stati i confini di un'Europa dominata dalla Germania. Tuttavia, molto presto gli sviluppi della situazione nella Polonia invasa, divisa e disgregata integralmente come entità statuale e nazionale, posero il problema della natura degli obiettivi che il Terzo Reich intendeva perseguire nei territori occupati.
Lungi dal rappresentare un caso isolato, l'esperienza della Polonia doveva dimostrarsi un caso esemplare, se si vuole anche un caso limite nella fenomenologia della dominazione nazista in Europa, per l'esasperazione di tutti i caratteri dell'occupazione sino alla pura e semplice estirpazione fisica delle popolazioni residenti in quel territorio. Una popolazione destinata a non avere futuro e a fungere nella migliore delle ipotesi, cioè in caso di sopravvivenza fisica, unicamente da riserva di lavoro schiavizzato per la Germania, privata di ogni individualità nazionale e culturale e totalmente subordinata alle esigenze del mercato del lavoro del Reich.
La Polonia insegnò che la politica di sterminio praticata dalle forze tedesche, non solo dalle speciali unità delle ss ma anche dalla Wehrmacht, non era un accadimento accidentale originato da esigenze di difesa o legate alle operazioni belliche, ma un metodo preordinato, che faceva parte della concezione della guerra come mezzo profilattico nello scontro tra popoli e razze che non avrebbero potuto coesistere.
La condotta della guerra da parte dei nazisti significava che la brutalità dello sterminio era, per la sua sistematicità, connaturata e funzionale agli obiettivi che il Terzo Reich si prefiggeva: non vi poteva essere dominazione dell'Europa senza la pratica del genocidio. In questo senso la guerra nazista era, e non poteva non essere, guerra di sterminio.
Scopo dell'occupazione di tanta parte dell'Europa, specie all'est, non era infatti quello puramente di esercitare il potere di comando e di controllo di una determinata area per fini militari, ma quello di procedere alla germanizzazione dei territori a oriente del Reich e ciò poteva avvenire soltanto respingendone sempre più a est le popolazioni o, semplicemente, sopprimendole. Non vi era in questo comportamento alcuna esigenza difensiva da far valere né l'imminenza di una aggressione contro la Germania, né l'urgenza di una rivolta immediata contro le forze d'occupazione tedesche - ma semplicemente la necessità di una affermazione del diritto dei tedeschi, il diritto dei più forti, a imporre essi, ed essi soltanto, le leggi della sopravvivenza e dello sviluppo o del non sviluppo, unitamente alla funzione generale dell'intimidazione come strumento per la "normalizzazione" di situazioni che tranquille e normali non potevano comunque essere.

La germanizzazione dell'Europa
Ciò che vale per la Polonia, non fu meno vero per i territori occupati della Jugoslavia e dell'Unione Sovietica. Se la seconda guerra mondiale è stata guerra totale (o "totalitaria") lo è stata anche grazie all'indiscriminato coinvolgimento in cui la Germania precipitò intere popolazioni, interi nuclei nazionali e comunità razziali , per una precisa e pregiudiziale opzione ideologi-ca, per interesse di potenza ed esclusivismo razziale, indipendentemente da ogni atto di ostilità che fosse stato commesso nei confronti suoi o di suoi soldati. Rendersi conto che lo sterminio e la distruzione di compagini nazionali e di strutture statali era funzionale alla politica di germanizzazione dell'Europa, la quale soltanto in questo modo avrebbe potuto essere realizzata, è necessario per comprendere la razionalità di un processo che altrimenti rischierebbe di essere ricacciato nelle nebbie dell'irrazionale o dell'incomprensibile.
II campo di macerie in cui furono ridotti la Polonia e i territori occupati dell'Unione sovietica e della Jugoslavia non fu il risultato di cieca ferocia, ma l'esito di un ben preordinato e programmato progetto. «Notte e nebbia»: il codice di un famigerato ordine nazista per la deportazione di partigiani e di ostaggi sembra involontariamente destinato a fungere da metafora della situazione europea sotto la dominazione nazista.
L'Europa destinata a essere germanizzata raggiunse la massima estensione territoriale sul finire del 1942, prima dell'inversione di tendenza nella sorte delle operazioni militari che prese il via dalla capitolazione delle forze tedesche a Stalingrado. Partendo dall'occidente verso l'Europa orientale e sudorientale la Grande Germania, allargata con i territori annessi della Polonia (Danzica, provincia della Prussia occidentale e Warthegau), del Belgio (Eupen e Malmedy), della Francia (Alsazia-Lorena), del Lussemburgo, della Slovenia, era collocata al centro di un sistema intorno al quale gravitava una serie complessa di territori e di Stati con statuti assai diversi.

Essi possono essere suddivisi come segue:
territori soggetti alla dominazione diretta del-la Germania (il Governatore generale della Polonia privata della sua individualità statuale; il Protettorato di Boemia e Moravia; i territori nord-orientali della Francia occupata; il Belgio occupato; la Jugoslavia disgregata dopo l'annessione della Slovenia spartita da Germania e Italia, dopo lo smembramento tra Germania, Italia, Ungheria e Bulgaria del resto del paese, la creazione dello stato satellite della Croazia e della Serbia in dipendenza semicoloniale dal otoReich; la Grecia e i territori sovietici occupati);
territori come la Danimarca, la Norvegia, l'Olanda e Francia di Vichy (dal novembre 1942 soggetta peraltro a occupazione militare diretta) in cui un residuo di parvenza di sovranità non smentiva la condizione di effettivo vassallaggio e sudditanza verso la Germania;
gli alleati del Patto tripartito (con in testa l'Italia, an-ch'essa destinata dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 a subire l'occupazione tedesca), la Finlandia, la Romania, l'Ungheria (occupata nel marzo del 1944), la Bulgaria e la Slovacchia, politicamente e militarmente egemonizzati e satellizzati dal Grande Reich.
Una buona parte di questi territori " certamente la Polonia e i territori occupati dell'Unione Sovietica " erano destinati allo sfruttamento indiscriminato e alla privazione di ogni individualità nazionale e statuale come destinazione definitiva in funzione degli interessi politici, strategici ed economici del Reich e della espansione in senso fisico della popolazione germanica: spalto difensivo della Germania tra l'Europa e l'Asia erano territori destinati alla germanizzazione diretta mediante il trasferimento di nuclei di popolazione dal vecchio Reich e alla germanizzazione indiretta mediante l'espulsione di decine di milioni dei vecchi abitanti (un'operazione nel corso della quale era consapevolmente prevista la decimazione fisica delle popolazioni stesse) o il recupero alla germanizzazione di nuclei limitati di popolazione considerati assimilabili al popolo tedesco.
Territori nei quali l'esasperazione del principio della supremazia razziale del popolo tedesco trovò la sua massima applicazione. Incerta rimaneva nelle more del conflitto la sorte della maggior parte delle aree occupate frantumate tra amministrazioni militari e civili tedesche, il più delle volte retti da governi fantocci, figli del collaborazionismo, che non fu solo frutto dell'imposizione della potenza occupante ma anche sintomo di quanto profonde fossero le radici del fascismo e del nazismo in Europa o le lacerazioni anche nazionali soprawissute alla prima guerra mondiale, che fecero sì che gruppi minoritari nazionalisti potessero sperare di affidare alla Germania nazista il compito di ristabilire diritti nazionali misconosciuti dai trattati di pace. Ma mai speranza doveva essere così duramente disattesa da un regime per definizione contrario a ogni principio di eguaglianza tra le nazionalità.


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