GLI ESPERIMENTI MEDICI nei Lager nazisti

Con l’entrata in guerra della Germania e il perfezionamento delle armi aeree, vennero effettuati degli esperimenti di presunto carattere “scientifico” sui deportati di alcuni Campi di concentramento. Si proponevano di sperimentare la resistenza umana in condizioni estreme, in altri casi gli obiettivi non sono riconducibili ad altro che alla perversione degli operatori medici.
Molti fanatici medici nazisti, senza alcuna preparazione tecnica competente, eseguirono su esseri umani, e più precisamente sui deportati rinchiusi nei Lager, esperimenti e ricerche pseudo-scientifiche che non portarono alcun miglioramento nella scienza medica di allora e portarono solamente sofferenze e morte in migliaia di poveri martiri.
Qui di seguito elencheremo i maggiori esperimenti eseguiti da personalità mediche di alto livello professionale, che sfruttarono l’opportunità, unica nella storia dell’uomo, dove tali ricerche si eseguirono su cavie umane. I Campi di concentramento, nella loro promiscuità, servirono le menti perverse e sadiche di personaggi senza scrupoli che si abbandonarono alle più spietate esperienze. Bisogna qui specificare che molti altri, rifiutando una rapida carriera nel seno del partito, rifiutando sia come entità professionali che come entità pubbliche al coinvolgimento nei tentacoli nazisti.
In tutti questi esperimenti, molti medici internati furono costretti a prestare la loro opera professionale a fianco dei carnefici, e grazie a loro oggi possiamo riassumere dettagliatamente i misfatti compiuti e le testimonianze dei pochi sopravvissuti.

Esperimenti di salvataggio dalle grandi altezze

Giunse a Berlino, notizia di nuovi aerei della Royal Air Force (l’aviazione inglese), capaci di elevarsi a grandi altezze. Con l’inizio del conflitto mondiale e il coinvolgimento degli Stati Uniti d’America, comparvero i primi temibili B 17 e i Thunderbolt. Da parte tedesca, si stavano sperimentando il Messerschimit 163, il primo aereo da combattimento a reazione, capace in soli due minuti di raggiungere quota 12.000 e arrivare fino ai 18.000 metri d’altezza. In realtà, il problema principale di queste grandi altezze era focalizzato nel salvataggio, in caso di abbattimento, del pilota che in alcuni casi, precipitando con il paracadute o cadendo nelle acque gelide del canale della manica, il più delle volte le conseguenze erano letali. Si presero in considerazione molti aspetti, tra questi: quanta probabilità di vita poteva avere un pilota che si era lanciato con il paracadute da altezze elevate, dove non era possibile respirare senza l’ausilio di ossigeno, e rianimarlo, dopo la conseguente caduta in mare a temperature proibitive? Inoltre molti aviatori della Luftwaffe, specialmente i piloti dei caccia e degli Stukas, dopo alcuni voli soggetti a bruschi sbalzi di pressione, lamentavano disturbi psichici e fisici, che seppur per un breve periodo, erano allontanati dalle azioni di guerra. Queste problematiche aprirono la strada ad una serie di studi ed esperimenti condotti da Hans Wolfgang Romberg, Wolfgang Ruff e Sigmund Rascher, durante una riunione al corso di perfezionamento in medicina aeronautica, presso il VII Comando Distrettuale della Luftwaffe di Monaco di Baviera. L'esistenza dei Campi di concentramento con "materiale" utilizzabile apriva ai medici della Luftwaffe una insospettata e incredibilmente nuova possibilità di studio su cavie umane.
L'ente interessato a queste sperimentazioni era il Deutsche Versuchsanstalt fur Luftfahrt (Istituto tedesco per le ricerche sul volo). Si rese necessario la conoscenza obiettiva del comportamento dell’aviatore esposto alla carenza o assenza di ossigeno ad alte quote. Si fecero inizialmente anche esperimenti con scimmie, che risultarono inadatte. Anche due medici della Luftwaffe, si resero volontari a questi pericolosi esperimenti salendo a quote di 13.000 metri - si trattava del dottor Romberg e del dottor Ruff - interrotti a causa di fortissimi dolori alla testa. Dopo questi primi tentativi, non ci furono più volontari disposti a sottoporsi a questi esperimenti. Il dottor Sigmund Rascher, che partecipò alla riunione di Monaco, non volle perdere tempo. Così, il 15 maggio 194, scrive una lettera direttamente al Reichsfuhrer delle Ss Heinrich Himmler per chiederle il consenso all'utilizzo di materiale umano proveniente dai Lager. Himmler rispose positivamente e gli esperimenti furono condotti nel Campo di concentramento di Dachau, nei pressi di Monaco. All’interno del Campo si allestì un reparto chiamato “Deutsche Versuchsanstalt fur Luftfahrt” (DVL), composto da una camera di decompressione destinata a simulare le condizioni di altitudine nelle quali si sarebbe potuto trovare un pilota. I prigionieri, quindici in tutto (probabilmente condannati a morte o criminali di professione), destinati a questi esperimenti vennero chiamati “Austellungsfatienten - pazienti da esporre” o “Versuchspersonen - soggetti permanenti da esperimento". Rascher si mise immediatamente al lavoro e ottenne i primi risultati.
Si dovevano verificare due punti fondamentali fissati fino ad allora in via teorica. Il primo consisteva nella resistenza dell’uomo in aria carente di ossigeno ed a bassa pressione, mentre il secondo doveva stabilire se l’uomo poteva sopravvivere al di sopra del limite normale del respiro finora calcolato sui 5/6 chilometri d’altezza oltre la quale morirebbe.
Dai primi esperimenti risultava che da un altezza di 12/13.000 metri effettuati in carenza di ossigeno e con il paracadute, non hanno dato luogo a conseguenze mortali.
Si è però verificato un malore intenso con perdita di coscienza dopo aver raggiunto i 7.000 metri, e gli elettrocardiogrammi avevano mostrato delle anomalie che si stabilirono alla fine degli esperimenti e si mantenevano tali anche a distanza di giorni.
Un altro esperimento venne fatto su un Ebreo sano ed in buone condizioni di 37 anni, sottoponendolo ad una quota di12.oo0 metri e valutandone la resistenza.
L’esperimento ebbe una durata di 30 minuti dopo il quale il paziente-cavia cessò di respirare. Nella sequenza qui elencata di seguito si descrive le annotazioni del dottor Sigmund Rascher:
Quarto minuto = Sudorazione e scuotamento del capo;
Quinto minuto = Convulsioni;
Sesto/Decimo minuto = Perdita di sensi e respiro frequentissimo;
Undicesimo/Tredicesimo = Inizialmente tre battitti al minuto, poi si è arrestato definitivamente con conseguente comparsa di cianosi (è uno stato di colorazione bluastra della pelle e delle mucose, dovuta alla presenza nel sangue di più di 5 g/100ml di emoglobina ridotta, normalmente è di 3 g/100ml) intensissima con schiuma alla bocca.
Dopo si praticava la disezione dei cadaveri per studiarne le varie parti del corpo e le conseguenti anomalie causate dall’esperimento.
All'apertura del cavo toracico, il pericardio (è una sottile membrana fibrosa che circonda il cuore e consta di due parti: uno interno detto “pericardio viscerale” che riveste il cuore intero ed uno esterno detto “pericardio parietale”. Fra i due è presente una piccola quantità di liquido che serve ad impedire che i due foglietti sfreghino fra loro, consentendo al cuore di muoversi liberamente mentre batte) appare teso e turgido:
a) Incisione del pericardio;
b) fuoriuscita zampillo di un liquido chiaro, giallastro (80 cc);
c) fortissime pulsazioni dell’atrio destro, dapprima alla frequenza di 6 battiti al minuto, poi sempre più lentamente;
d) 20 minuti dopo incisione dell'atrio destro e fuoruscita di sangue in un sottilissimo zampillo per circa 15 minuti;
e) Dopo compressione digitale, l'atrio destro riprende a pulsare. Proseguendo nella disezione del corpo, si avvia un'ora dopo l'arresto del respiro, all’ asportazione del cervello e parte del midollo:
a) nel cervello, si riscontra edema cerebrale subaracnoideo(è un accumulo di liquido interstiziale tra tessuti dell'encefalo, che provoca una crescente compressione e un'ipertensione all'interno del cranio. I sintomi dell'edema cerebrale d'alta quota sono estremo affaticamento, conati di vomito e, a volte, un violento mal di testa. Il soggetto perde la lucidità e l'equilibrio, fino ad entrare in coma.);
b) Presenza di aria nelle arterie cerebrali; emboli gassosi anche nei vasi del cuore e del fegato.
In tutte queste fasi il medico ha avuto cura di registrare l'elettrocardiogramma sino all'arresto definitivo del cuore.
Dopo questi primi risultati dati dagli esperimenti e dall'entusiasmo scatenatosi, si diede il via ad altre ricerche. Ora si porta il soggetto-cavia ad un altezza di 15.000 metri facendolo precipitare rapidamente a livello del suolo. Il simulatore di volo denominato "U-Kammer", in sostanza era composto da un cilindro metallico tipo camera iperbarica dal diametro di 2,5 metri nel cui interno si trovavano delle panche dove si sedevano le cavie, una lavagna per i test di scrittura in situazioni estreme ed infine una bombola di ossigeno. All'esterno vi era una manopola per regolare la pressione che dava all'interno le caratteristiche ambientali al quale l'aviatore era esposto e un piccolo oblò dal quale si poteva osservare, in situazioni di pressione differente, le reazioni dei prigionieri. Le comunicazioni avvenivano previo un telefono posto all'interno della camera.
Inizia l'esperimento. Il soggetto viene portato a quota 15.000 metri e improvvisamente si simula la repentina perdita di quota come se l'aereo stesse precipitando. Qui vedremo le reazioni registrate dal dottor Rascher :
a) verigini violente e convulsi;
b) dopo appena 500 metri di discesa il soggetto si mette in una posizione detta scientificamente "opistotona" (L' opistotono è uno stato di grave iperestensione e spasticità in cui la testa di un individuo, il suo collo e la colonna vertebrale entrano in una posizione completamente "incurvata" od "a ponte". Questa postura anomala è un effetto di tipo extrapiramidale ed è causata da spasmo della muscolatura assiale lungo la colonna vertebrale);
c) A quota 13.000 le contrazioni cessano improvvisamente. Respira affannosamente agonizzando;
d) Repentina discesa a 9.000 metri, il soggetto presenta sussulti e qualche convulso;
e) A 6.000 metri si mette ad urlare e si agita convulsamente;
f) A 4.000 metri la testa gli cade davanti;
Poi scendendo a tratti fino a quota zero, il soggetto grida a tratti, si morde la lingua e fa smorfie.
Subito dopo l'esperimento, il soggetto viene sottoposto ad una serie di domande per constatare il suo livello di conscio e per valutare le proprietà motorie.
Dopo circa un'ora e mezzo la cavia riprende le sue normali attività intellettive e fisiche. Dopo 24 ore non ricorda nulla dell'esperimento.

Esperimenti sulla potabilità dell'acqua marina

Nell'ambito degli esperimenti direttamente "commissionati" dalla Luftwaffe rientrano le ricerche sulla potabilità dell'acqua di mare. Anche in questo caso il problema era connesso alla sopravvivenza dei piloti tedeschi costretti a paracadutarsi in mare.
Il pilota tedesco disponeva di un kit di salvataggio con due litri di acqua potabile. Una quantità che presto si era rivelata insufficiente per la sopravvivenza. Il "Technisches Amt der Luftwaffe" (Ufficio Tecnico dell'Aviazione militare) aveva studiato il problema ed aveva elaborato due metodi. Il primo era dovuto agli studi dell'ingegner Berka che aveva trovato il modo di rendere l'acqua di mare di sapore gradevole. Il secondo - ideato dal dottor Schäfer - consisteva in una vera e propria desalinizzazione dell'acqua marina.
L'ufficio tecnico dell'Aviazione informò Himmler nel maggio 1944 del metodo di Berka sostenendo comunque che si trattava di un metodo da sperimentare.
Nel luglio 1944 Himmler ricevette una seconda lettera dal generale medico Oskar Schröder nella quale si chiedeva di condurre esperimenti su soggetti umani tratti dal Campo di Dachau per definire l'efficacia del metodo "Schäfer".
Himmler ritenne opportuno condurre ricerche su tutti e due i sistemi. Così Schäfer venne inviato a Vienna dove si incontrò con un altro medico, il dottor von Sirany, che conduceva la sperimentazione del metodo "Berka". Schäfer dopo l'incontro riferì al dottor Hermann Becker-Freysing che il metodo "Berka" era sostanzialmente inutile se non dannoso: i piloti, non sentendo più il sapore dell'acqua salata, avrebbero continuato a bere acqua trattata ma in realtà non potabile. Becker-Freyseng a sua volta stese una relazione nella quale evidenziava tutti i difetti del metodo "Berka". Himmler decise di non immischiarsi in faccende e dispute tecniche e già a maggio aveva ordinato di studiare il problema. Nella tarda estate il generale Ernst Grawitz riferiva in una lettera ad Himmler il parere espresso dai generali Gebhardt, Glucks e Nebe. Non vi erano problemi per dare il via alla sperimentazione. L'unica questione riguardava la razza delle "cavie umane": Nebe suggeriva di usare zingari e mezzo-sangue Ebrei, Grawitz invece suggeriva l'uso di ariani per essere sicuri dei risultati.
Himmler ordinò che a condurre gli esperimenti fosse il dottor Beiglböck. Furono utilizzati circa 80 zingari per l'esperimento. Non si sa quanti morirono di sete. La validità dei due metodi non fu dimostrata. I responsabili furono processati a Norimberga: Schäfer venne assolto, Becker-Freyseng venne condannato a vent'anni di prigione, Beiglböck a quindici.

Ustioni e avvelenamenti sperimentali con il Fosgene e l'Iprite

Quando gli americani nel 1942 sbarcarono in Africa Settentrionale il servizio segreto militare tedesco - l'Abwher, segnalò che erano state trasportate 50.000 tonnellate di fosgene. Più tardi i bombardamenti delle città tedesche con bombe al fosforo aumentarono le preoccupazioni naziste.
Occorreva capire come curare soldati e civili colpiti da fosgene, un gas asfissiante che provoca edema polmonare e che, in forma liquida, è in grado di produrre gravissime ustioni cutanee. Contemporaneamente occorreva capire quali potevano essere i metodi migliori per difendersi da attacchi con l'iprite, un gas già sperimentato durante la Prima Guerra Mondiale.
In realtà Himmler aveva fatto iniziare gli studi sull'iprite già nel 1939. Un nucleo di medici aveva cominciato a lavorare a Dachau.
Quando si seppe che il professor August Hirt stava conducendo analoghi esperimenti Himmler si affretto a contattarlo. Una lettera di Wolfram Sievers - collaboratore di Himmler - proponeva ad Hirt "aiuti eccezionali" per le sue ricerche nel Campo di concentramento di Dachau. Gli aiuti eccezionali erano, ancora una volta, cavie umane. Hirt si affrettò ad inviare un resoconto delle sue ricerche e ovviamente accettò con entusiasmo l'offerta di Himmler e Sievers. L'unico Campo abbastanza vicino alla Università di Strasburgo dove Hirt lavorava era quello di Struthof-Natzweiler. Al comandante del Campo, Joseph Kramer, venne ordinato di mettersi a disposizione degli esperimenti. Contemporaneamente il dottor Wolter, medico delle Ss, iniziava a condurre i suoi esperimenti a Dachau.
Hirt si mise al lavoro su un primo gruppo di 15 detenuti. L'esperimento iniziale consisteva nello spalmare sul braccio alcune gocce di fosgene. Risultato: ustioni profondissime. Dopo alcuni giorni la metà delle cavie era divenuta cieca a causa dei vapori di fosgene. Poi alcuni iniziarono a morire permettendo a Hirt di eseguire "interessanti" autopsie. Gli esperimenti diventarono così interessanti che si decise di coinvolgere un altro medico di Strasburgo, il professor Otto Bickenbach. Il nuovo arrivato cercò di stabilire gli effetti della inalazione diretta di fosgene. Poco importa che il 50% dei soggetti morisse, Bickenbach affermava: "Non dobbiamo pensare a qualche criminale rinchiuso nei nostri Campi, ma ai nostri soldati, ai milioni di donne e bambini tedeschi esposti ad un pericolo così spaventoso". Venivano scelti prigionieri zingari. Il metodo era semplice: gli zingari venivano fatti entrare a coppie in una camera stagna. La porta chiudendosi alle loro spalle apriva una fiala di fosgene. Una delle due vittime era stata immunizzata con una endovenosa di urotropina, l'altra no. Rimanevano 20 minuti nella camera. Poi seguiva la coppia successiva. I risultati furono "brillanti": gli immunizzati sopravvivevano. Ma a Himmler non bastava: occorreva ora stabilire in quanto tempo si potevano recuperare le forze dopo l'esposizione. Così i sopravvissuti vennero fatti correre a suon di frustate. Meno brillanti furono i risultati che ottenne il dottor Ding-Schuler. Le pomate che applicava alle ustioni provocate su detenuti politici non funzionavano a dovere e le cavie morivano spesso tra atroci sofferenze. Gli esperimenti di Hirt continuarono sino al 1944 inoltrato. Vennero usate dosi sempre più massicce di fosgene su ogni cavia. I risultati furono sempre più mortali. Ma ad Hirt importava poco. Bisognava pensare ai soldati tedeschi.

Le ricerche sul Tifo Petecchiale

Il Tifo Petecchiale - meglio noto come tifo esantematico - è una malattia che viene trasmessa all'uomo attraverso la puntura del pidocchio. La malattia è caratterizzata dalla comparsa di macchiloline rosse sulla pelle con al centro un punto rosso emorragico: la cosiddetta petecchia. La malattia ovviamente si diffonde in presenza di scarse condizioni igieniche e, nelle trincee del fronte, le condizioni per la sua diffusione sono tutte presenti. Si registravano anche 10.000 casi contemporaneamente ed i morti tra le truppe arrivavano a centinaia.
Il 29 dicembre 1941 si svolsero due riunioni presso il Ministero degli Interni a Berlino. La prima riunione vide attorno al tavolo il Segretario di Stato alla Sanità Leonardo Conti, il capo del servizio sanitario dell'Esercito Handloser, il presidente dell'Ufficio di Salute Pubblica del Reich professor Reiter, il professor Eugen Gildemeister, il capo dell'Istituto di Igiene delle Waffen Ss Mrugowsky, il rappresentante dell'IG Farben (Bayer) dottor Demnitz e il sottosegretario del Ministero degli Interni Linden. Durante la riunione venne deciso di creare la "Sezione Ricerche sul tifo petecchiale" la cui direzione venne affidata ad un giovane ed ambizioso medico delle Ss: Ding-Schuler. Gildemeister e Mrugowsky avrebbero preparato il piano di sperimentazioni mentre la IG Farben avrebbe costruito uno stabilimento a Lemberg per la produzione del vaccino. Gli esperimenti sarebbero stati condotti nel Campo di concentramento di Buchenwald e Ding-Schuler avrebbe collaborato con il medico Ss Waldemar Hoven.
La seconda riunione - operativa - riunì alcuni funzionari: il dottor Bieber - vice di Linden al Ministero degli Interni - il dottor Scholz vice di Handloser, il professor Gildemeister, due medici del Governatorato Generale e tre rappresentanti dell'azienda Behring che stava sperimentando un vaccino. Si decise che anche il nuovo vaccino Behring sarebbe stato testato a Buchenwald. Ovviamente le cavie degli esperimenti dovevano essere uomini e donne detenuti nel Campo.
Il diario di Ding-Schuler
Le sperimentazioni svolte a Buchenwald da Erwin Ding-Schuler furono documentate in due diari: uno privato ed uno di lavoro. Mentre il primo andò perduto, il secondo ci è rimasto. Si tratta di un diario di lavoro che Ding-Schuler dettava ad Eugen Kogon, un prigioniero Ebreo austriaco che gli faceva da segretario. Ogni pagina scritta da Kogon è controfirmata da Ding-Schuler. La prima annotazione risale al 29 dicembre 1941: "poiché gli esperimenti sugli animali si sono rivelati di valore insufficiente si è deciso di condurre altri test su esseri umani". La seconda annotazione è del 2 gennaio 1942: "Il Campo di Buchenwald è stato scelto per testare i vaccini del tifo petecchiale. L'Hauptsturmführer Ding-Schuler è stato incaricato di condurre gli esperimenti".
Il lavoro di Ding-Schuler si svolgeva a Buchenwald nel Block 46 e nel Block 50 seguendo una tabella di marcia preparata dal professor Gildemeister. Venivano utilizzati gruppi di un centinaio di prigionieri alla volta. Tutti venivano infettati con colture di virus ma, mentre una parte veniva trattata con diversi tipi di vaccino da sperimentare, un gruppo "di controllo" non veniva vaccinato.
Visti i risultati ottenuti la cosa sostanzialmente non faceva grande differenza. Dopo un anno di lavoro Ding-Schuler si presentò a Berlino nel maggio 1943 ad un incontro del Consiglio dei Medici della Wermacht. Erano stati vaccinati 392 prigionieri e 89 erano stati usati come soggetti di controllo. Tutti erano stati poi infettati. Ben 383 si erano ammalati e di questi 97 erano morti. Il risultato sorprendente era che il numero maggiore di morti si registrava tra individui vaccinati. In ogni caso nessuno dei 16 diversi vaccini aveva funzionato. Un fallimento totale. Ding-Schuler aveva tentato di stabilire allora se fosse più efficace somministrare il vaccino per via endovenosa o per via sottocutanea. L'esperimento condusse alla morte altri 19 prigionieri senza che si potesse stabilire nulla.
Durante la riunione il professor Gerhard Rose protestò contro gli esperimenti sugli esseri umani ma Leonardo Conti chiuse la questione affermando: "Un piccolo numero di esseri umani che comunque sono destinati alla morte in altro modo come criminali o prigionieri, possono benissimo sacrificarsi per salvare centinaia di migliaia di persone". Tuttavia l'insuccesso di Ding-Schuler era destinato a scatenare una vera e propria gara tra i medici tedeschi per riuscire a trovare un vaccino efficace.
Gli esperimenti a Struthof-Natzweiler
Il fatto che gli esperimenti condotti da Ding-Schuler non procedessero come previsto scatenò una vera corsa di altri medici ambiziosi alla ricerca del vaccino definitivo. Uno dei medici più attivi fu il dottor Eugen Haagen dell'Università di Strasburgo. Haagen si gettò nella ricerca nell'estate del 1943 ottenendo da Wolfram Sievers un primo gruppo di prigionieri. Il 13 novembre 1943 ne richiedeva altri 100 in buone condizioni fisiche. Gli esperimenti si svolgevano nel Campo di concentramento di Struthof-Natzweiler. Haagen ha sviluppato un'altra idea: Ding-Schuler ha fallito perché i vaccini usati hanno agenti infettivi morti: occorre usare vaccini più forti con agenti infettivi vivi.
I primi esperimenti di Haagen provocarono la morte di 29 prigionieri polacchi. Secondo Haagen si trattava soltanto di tarare meglio la forza del vaccino. Haagen su suggerimento di Gerhard Rose si interessava ora di un vaccino prodotto dall'Istituto Sierologico di Stato di Copenaghen. Al professore pareva particolarmente efficace grazie alla sua preparazione in fegato di topo. Il "vaccino danese" venne utilizzato su una trentina di zingari. Sfortunatamente per i prigionieri il preparato danese non era soltanto inefficace ma anche pericoloso: morirono più persone tra i vaccinati che tra i non vaccinati e gli effetti collaterali furono spaventosi. Ma Haagen non si arrese, affrontò il problema diversamente: occorreva forse capire meglio come si sviluppa il tifo petecchiale e quali sono le fasi della malattia.
Perciò 25 prigionieri polacchi vennero infettati e uccisi a diversi stadi della malattia. Ovviamente la scienza medica non fece alcun progresso. Haagen tornò allora sui suoi passi e inventò un suo vaccino stavolta essiccato. I risultati furono promettenti secondo Haagen: su 80 pazienti "soltanto" 29 morirono e non per il tifo ma per il dosaggio sbagliato del vaccino così il 9 maggio 1944 Haagen richiese altri 200 prigionieri. Alla fine della guerra Haagen non avrà trovato alcun vaccino realmente efficace.
Entra in campo la Bayer e la IG Farben
Se la ricerca su di un vaccino efficace non riuscì a trovare alcun successo non per questo i medici nazisti rinunciarono alla ricerca, semplicemente si applicarono in altro modo: trovare una cura efficace contro il tifo petecchiale. Ovviamente la IG Farben e la Bayer stessa erano molto interessate a questa possibilità. Trovare una cura avrebbe significato vendere quantitativi incalcolabili di medicine all'esercito. Bisognava fare in fretta e quale migliore scorciatoia che la sperimentazione su esseri umani? Secondo la IG Farben c'erano due prodotti che forse avrebbero potuto funzionare: si trattava del granulato di acridina e del ruthenol. I preparati erano già stati spediti ad Auschwitz al dottor Helmut Vetter che, diligentemente, li aveva sperimentati. Il risultato secondo lo stesso Vetter era stato disastroso: i due farmaci erano molto tossici. Alcuni prigionieri avevano avuto in conseguenza della somministrazione di soli 0,25 mg vomito protratto e con dosi più elevate nefriti, broncopolmoniti, flemmoni cutanei, edema della laringe, emorragie intestinali. Però poiché vi era abbondanza di cavie umane si ripeterono gli esperimenti anche a Buchenwald. I risultati non furono però migliori, il tasso di mortalità dei prigionieri infettati e trattati con rutenol fu del 56%, di quelli trattati con acridina del 53%. Un altro fallimento che causò il decesso di altri 62 prigionieri.

Esperimenti con gli omosessuali

Il problema principale della ideologia nazionalsocialista era risolvere in modo definitivo la causa omosessuale che si era introdotta perfino nelle alte schiere del Partito. Himmler da tempo aveva adottato vari piani per sradicare ed escludere dalla società attiva personalità note e meno note. Si voleva colpire ed educare, con misure drastiche, gli omosessuali dichiarati o chi con comportamenti ambigui destava caratteristiche di presunta omosessualità.
Per capire il fenomeno bisogna entrare nell'intimo della questione omosessuale e qui tiriamo in causa Ernst Rohm.
Il 30 giugno del 1934 in Germania le Ss di Himmler massacrarono le SA , le truppe d'assalto, e arrestarono il loro capo Ernst Rohm, la più potente personalità della Germania nazista dopo Hitler.
Rhom , il ministro della Giustizia Frank , il pur coniugato leader dell'Hitlerjugend von Schirach, il futuro ministro dell'Economia Funk , e l'aiutante di Hitler, Brückner , erano tutti omosessuali.
Il principio a monte è tassativo: le donne devono fare figli di razza ariana da dare al Fuhrer, i maschi devono accoppiarsi con loro e basta, la riproduzione umana deve essere normata e obbedire al criterio della purezza. «L'abbraccio fraterno» tra uomini è da combattere furiosamente, nonchè quello amoroso tra donne. Cominciò così in Germania la persecuzione efferata contro gli omosessuali.
Il 28 giugno del 1935 l'invasione dello Stato si spinge oltre ogni confine possibile, si apposta nelle menti dei perseguitati Il paragrafo 175, che riprende l'ostracismo secolare ai danni degli omosessuali e che assume questo nome nel secondo Reich con Bismark, viene integrato da Hitler. Il paragrafo 175/A firmato dal fuhrer arrivò a sanzionare perfino le «fantasie omosessuali»: sogni, pensieri, desideri, baci, abbracci, carezze, affettuosità. Nel luglio del 1934, poche settimane dopo l'assassinio di Röhm, Hedmund Heines, i fratelli Strasser e gli altri leader delle SA, il giurista Rudolf Klare, esperto del partito nazista per la "questione omosessuale", in un convegno internazionale di eugenetica organizzato a Zurigo precisa la posizione ufficiale dello NSDAP e dello Stato tedesco sul problema, proponendo l'obiettivo di una "purificazione sociale" mediante lo sterminio degli omosessuali e il carcere forzato per le lesbiche (che, a onor del vero, anche il vituperato "Paragrafo 175", sino ad allora, aveva letteralmente ignorato).
Il 26 ottobre il capitano delle Ss Joseph Meisinger creò la «Sezione SD II-S», il dipartimento speciale per combattere l'aborto e l'omosessualità, controllato dal terribile RSHA, l'Ufficio di coordinamento dei "servizi di sicurezza" del Reich (Gestapo, Ss, Polizia criminale) agli ordini di Heinrich Himmler e del futuro "boia di Praga", Reynard Heidrich.
Nel febbraio del '37, Himmler in un discorso segreto ai comandanti delle Ss, parlerà senza mezzi termini di eliminazione totale degli omosessuali, anche appartenenti alle stesse Ss, e nel novembre 1941 emanerà - senza tuttavia pubblicarlo sulla Gazzetta Ufficiale del Reich per evitare "malinterpretazioni" - un "decreto del Führer" contro i rapporti omosessuali tra membri delle Ss e della polizia (punibili con la pena capitale), esteso, infine, nel '42, a tutti i civili tedeschi.
Quanti omosessuali - contraddistinti generalmente con un triangolo rosa, secondo la barbara "classificazione a triangoli" desunta, peraltro, dai sistemi delle Inquisizioni medievali e rinascimentali - morirono nei Lager?
Le cifre esistenti sono senz'altro inferiori alla realtà.
Per la distruzione di gran parte dei documenti sulle varie "soluzioni finali" operata dai nazisti nel '44-45, la reticenza di molti, nel dopoguerra, a parlare di questi temi (dagli stessi omosessuali, timorosi di chiedere i risarcimenti del governo in una Germania Ovest dove il vecchio "Paragrafo 175" è rimasto in vigore sino al 1969, a una Chiesa cattolica che, pur ingiustamente colpita dal Reich dal '34 in poi, all'insegna anche di un nuovo "Kulturkampf" antigay, ha avuto però paura di alzare il velo sul fenomeno omosessualità al suo interno); e la confusione nelle classificazioni degli internati (molti dei condannati per "reati sessuali" in realtà erano semplici oppositori del regime o nemici personali dei vari gerarchi); così come diversi omosessuali, all'opposto, furono internati con imputazioni politiche o come soli "criminali comuni".
Gli esperimenti sugli omosessuali ebbero luogo in vari Lager e per ordine di Himmler nel Campo di Ravensbruck fu costruito un blocco speciale dove i “Triangoli rosa” sono raccolti dagli altri Lager per un “corso di guarigione”. La Terapia, che viene suggerita da Himmler consiste nel metterli in contatto con prostitute (Triangoli neri), anch'esse detenute. Hanno l'ordine tassativo di adescarli in qualsiasi modo ricevendo in cambio cibo supplementare e l'esonero dal lavoro. Certo è che dopo mesi di internamento nel Lager queste donne non sono appetibili vista la loro magrezza e le casacche a striscie sporche e lacere che indossano. Tuttavia il desiderio di mangiare un po' di brodaglia in più sprona queste donne ad azioni eloquenti verso le presunte prede da guarire. Denudano i seni e con parole volgari apostrofano gli omosessuali in una forma provocatoria per spingerli ad una reazione. Niente di fatto, gli omosessuali non mostrano nessun interesse per questi inviti.
Dopo alcuni giorni di infruttuosi “corsi di guarigione”, le Ss si spazientiscono spingendo i “triangoli rosa” verso le donne bastonandoli, frustandoli ed aizzando contro di loro i cani. Solo qualcuno a malvoglia cede alla pressione violenta.
A Berlino l'Ss Reichsfhurer Himmler riceve quotidianamente rapporti scoraggianti del “metodo di cura” da lui proposto.
Il dottor Carl Peter Vaernet, danese laureato in medicina assicura di avere un nuovo metodo sul trattamento dell'omosessualità da lui ideato: un preparato ormonico infallibile, assicura. Pochi giorni dopo, alcuni convogli di omosessuali arrivano al Lager di Buchenwald. Sono sistemati in un blocco riservato solamente a loro. Dopo il loro ingresso il dottor Vaernet li riceve per un intervista preliminare e, dopo qualche giorno di colloqui li distingue in base ai propri criteri personali di selezione in tre gruppi:
- I Gruppo: omosessuali incalliti (amano svolgere lavori prettamente femminili tipo lavorare a maglia e ricamare);
- II Gruppo:omosessuali irrequeti (che variano tra virilità e indifferenza omosessuale);
- III Gruppo: omosessuali problematici (con possibilità di recupero sul piano psicologico).
Dopo questa prima distinzione il dottor Vaernet ordina di nutrirli bene per essere pronti ad una operazione chirurgica. Dopo tre settimane ai prescielti il dottor Vaernet pratica un incisione nella cute dell'addome e vi impianta una pallina “carica” di ormone maschile. Questo dovrebbe assicurare un apporto di testoterone per circa un anno. Dopo qualche settimana il primo gruppo di omosessuali, circa l'80/90%, muore a causa dell'intervento, mentre il restante 20% rimane irriducibilmente omosessuale. Questi risultati si avranno anche con i gruppi successivi. Nel Campo e principalmente tra gli omosessuali non ancora sottoposti alla “cura”, si sparge la voce e più nessuno vuole sottoporesi alla “terapia”. Debbono quindi essere condotti a forza nell'infermeria, per esservi operati sotto la minaccia della violenza corporale ed alla fucilazione.
Ossessionato dai numerosi insuccessi, il dottor Vaernet cerca continuamente nuovi soggetti da esperimento. I rapporti negativi sulla “terapia” del dottor piovono quotidianamente sul tavolo di Himmler. Alla fine spazientito ordina di allontanarlo per sempre dal Lager di Buchenwald e di sottoporre gli omosessuali ai lavori più duri.
Carl Peter Vaernet era nato in Danimarca il 28 aprile 1893 da una famiglia di commercianti di cavalli.
Nell'agosto 1920 sposò Edith Frida Hamershoj dalla quale ebbe tre figli. Nel dicembre 1921 cambiò il proprio cognome da Jensen, molto comune in Danimarca, in Vaernet. Nel 1923 si laurea in medicina insieme a Fritz Clausen, più tardi a capo del partito nazionalsocialista danese.
Dopo la laurea abbandonò la famiglia e si trasferi in Germania dove sposò Gurli Marie, dalla quale ebbe altri tre figli. In Germania si specializzò in endocrinologia e conobbe Knud Sand, un sostenitore della castrazione degli omosessuali in Danimarca, prima che nel 1930 lo stato danese la legalizzasse. Nel 1932 iniziò i suoi esperimenti endocrinologici utilizzando come cavie animali, il suo collega/rivale Sand, invece, operò una sperimentazione parallela partendo dal presupposto che l'omosessualità avrebbe potuto essere guarita attraverso il trapianto di testicoli sani su "soggetti" ammalati. Tra il 1932 ed il 1934, dopo aver lavorato in due ospedali di Copenaghen tornò in Germania e successivamente a Parigi per proseguire gli studi e specializzarsi nei trattamenti ad ultrasuoni.
Nel 1939, rientrato in Danimarca, riprebdebdo gli esperimenti e le ricerche sul testosterone: nel 1941 un giornale danese diede molto risalto ai risultati dei suoi esperimenti.
Precedentemente al secondo conflitto mondiale, Vaernet fu riconosciuto in Danimarca come uno dei medici più importanti del paese. Allo scoppio del conflittò la sua popolarità calò drasticamente a causa dei buoni rapporti con il simpatizzante nazista Fritz Clausen e con il Reichsbevollmaechtige (plenipotenziario del Reich tedesco) Werner Best, che raccomandò caldamente Vaernet alle autorità naziste del proprio paese.
Nel 1942 impiantò testosterone su di un insegnante gay con un "buon risultato", tanto che l'insegnante si sposò. Per il rilascio degli ormoni egli aveva studiato un tubo metallico con un'estremità aperta da impiantare sottopelle all'inguine del paziente ed in grado di rilasciarli per uno o due anni (a seconda del modello). Convinto che sarebbe stato quindi possibile curare il deficit di testosterone negli omosessuali, causa, secondo Vaernet, del loro orientamento sessuale egli decise di brevettare la sua "invenzione", prima in Danimarca (1943) e successivamente in Germania. Probabilmente a causa della mediazione di Best egli vendette la sua clinica alle forze di occupazione tedesche che avevano invaso la Danimarca nel maggio 1940. La clinica venne sabotata dal movimento di resistenza danese nel 1944.
Interessato alle ricerche di Vaernet, il comandante delle Ss, Heinrich Himmler, gli propose un contratto di lavoro con la Deutsche Heilmittel GmbH, azienda proprietà delle Ss che si occupava di ricerca medica. Il 15 novembre 1943 firmò il contratto alla presenza del comandante della Gestapo, Ernst Kaltenbrunner e del comandante del servizio medico delle Ss, Ernst-Robert Grawitz. Il contratto prevedeva uno stipendio mensile di 1.500 Reichsmark; eventuali nuovi brevetti frutto delle ricerche di Vaernet sarebbero stati intestati a suo nome, ma il contratto stabiliva una licenza di utilizzo esclusivo per 15 anni da parte della Deutsche Heilmittel.
Nel marzo 1945 Vaernet rientrò in Danimarca. Il 5 maggio 1945, alla liberazione del paese da parte delle forze alleate, egli venne internato nel Campo per prigionieri di Alsgade Skole nei pressi di Copenaghen. Diversi danesi, ex-prigionieri nel Campo di Buchenwald, lo riconobbero ed il capo della missione militare britannica nel Campo di Alsgade Skole, maggiore Hemingway, affermò che «indubbiamente [Vaernet] verrà giudicato come criminale di guerra».
Nonostante questo, durante la prigionia, Vaernet riuscì ad interessare le autorità danesi e britanniche alle sue teorie ormonali di cura dell'omosessualità. Sembra che in questo periodo, seppur recluso, egli abbia preso contatti con la compagnia farmaceutica anglo-americana Parke, Davis & Comp. Ltd., London & Detroit e con il colosso chimico americano DuPont interessate all'acquisto dei suoi brevetti.
Nel novembre 1945 venne rilasciato dal Campo di prigionia a causa delle presunte precarie condizioni di salute ed ottenne dalle autorità danesi un salvacondotto per andare a curarsi in Svezia, dalla quale egli fece perdere le sue tracce fuggendo in Argentina. Il 19 novembre 1947 il giornale danese Berlingske Tidende riprodusse la lettera inviata da un emigrante danese che asseriva che Vaernet lavorava a Buenos Aires presso il Ministero della sanità.
Negli anni successivi Vaernet - che aveva cambiato il nome di Karl in Carlos, lasciando inalterato il cognome - aprì a Buenos Aires, in Calle Uriarte 2251, uno studio medico pur continuando a collaborare con le autorità argentine in progetti relativi alla cura dell'omosessualità.
Vaernet morì, impunito, il 25 novembre 1965 a causa di una imprecisata malattia febbrile, nonostante le autorità danesi ed alleate fossero perfettamente al corrente sia degli esperimenti criminali che aveva condotto durante la guerra, sia della sua residenza Argentina.

Tecniche e praticha della sterilizzazione nell'uomo e nella donna

L'deologia nazista pose la politica demografica al centro della sua visione del mondo. Demografia per il nazismo significava un doppio concetto operativo: favorire l'aumento della popolazione tedesca da un lato e, dall'altro creare, le premesse per una costante diminuzione delle nascite delle popolazioni "subumane" (slavi, zingari e, ovviamente, Ebrei). Riuscire a trovare una metodologia di sterilizzazione pratica e applicabile su grandi masse di persone, divenne un obiettivo prioritario della ricerca medica tedesca.
Già prima della guerra nel più ampio piano di "igiene razziale" era stata varata la "Legge sulla Sterilizzazione" (14 aprile 1933) che aveva condotto alla sterilizzazione di circa 400.000 cittadini tedeschi. Il programma era costato allo stato nazista 14 milioni di Reichsmark ed era stato condotto attraverso sterilizzazioni chirurgiche (legamento delle tube per le donne, vasectomia per gli uomini).
Il costo sopportato dallo Stato apparve estremamente pesante e già tra il 1935 ed il 1936 si era ricorso a sistemi alternativi come la scarificazione delle tube e l'uso dei raggi X.
Queste tecniche erano comunque ben lungi dall'essere perfezionate e presentavano tassi di mortalità troppo elevati. Sterilizzare popolazioni intere attraverso sistemi chirurgici appariva non solo economicamente insostenibile ma anche troppo lungo in termini temporali. L'opportunità di disporre nei Campi di concentramento di un larghissimo numero di cavie umane diede il via ad una corsa per sperimentare i metodi alternativi alla chirurgia più assurdi e letali.
Il "metodo Clauberg"
Nel maggio 1941 Himmler prese in considerazione il problema della "sterilizzazione non chirurgica delle donne inferiori".
Il più noto ginecologo tedesco era allora il professor Carl Clauberg che dirigeva una clinica molto frequentata dalle mogli degli alti gerarchi nazisti. A Clauberg, che era particolarmente interessato ai sistemi di "incremento della natalità" venne chiesto di rovesciare la sua ricerca esplorando il problema della sterilizzazione. Clauberg rispose che si poteva usare un sistema di sterilizzazione notevolmente efficace attraverso l'introduzione nell'utero di sostanze irritanti con l'uso di una siringa.
Nel maggio 1941 venne creata, sotto la supervisione dell'Ufficio medico delle Ss Grawitz, una commissione medica destinata ad approfondire questo metodo. Oltre a Clauberg la commissione era formata dal dottor von Wolff, dal dottor Erhardt e dal dottor Schulze, tutti ginecologi di primaria importanza.
La commissione non svolse però alcun serio lavoro: Himmler pretendeva che gli esperimenti venissero svolti nel Lager femminile di Ravensbruck mentre Clauberg insisteva affinché le detenute fossero trasportate nella sua clinica. Per un anno la questione non venne ripresa.
Nel maggio 1942 Clauberg si lasciò convincere dal colonnello delle Ss Fritz Arlt a riprendere i contatti con Himmler. Così Clauberg scrisse a Himmler offrendosi di continuare le sue ricerche nel Campo di Auschwitz. Il 7 luglio 1942 si tenne a Berlino una riunione di vertice, erano presenti Himmler, Clauberg, Glücks, Gebhardt. Himmler accettò che Clauberg lavorasse ad Auschwitz su un metodo di sterilizzazione tale che i soggetti sottoposti all'operazione "non si accorgessero di nulla". Per questo motivo all'équipe di Clauberg venne aggiunto il radiologo professor Holfeder.
Non era esattamente ciò che Clauberg desiderava ma la possibilità di disporre di cavie umane lo indusse ad accettare.
Clauberg si mise al lavoro privilegiando comunque il suo metodo: dichiarava alle vittime che si stava procedendo ad una inseminazione artificiale per poter iniettare il liquido irritante senza troppe complicazioni.
Dopo un anno di lavoro, nel giugno 1943, Clauberg comunicò a Himmler che il suo metodo era quasi a punto e che un medico, con dieci assistenti, poteva sterilizzare 1.000 donne al giorno mascherando l'operazione come semplice visita ginecologica.
In realtà le operazioni di Clauberg non erano assolutamente mascherabili, a questo proposito le testimonianze delle detenute sono impressionanti:
"Il professor Clauberg mi sottopose a quattro iniezioni, a due prove del sangue e a diversi altri esperimenti al basso ventre, soprattutto all'utero. Non saprei dire con esattezza ciò che mi venne fatto perché mi bendavano gli occhi e minacciavano di uccidermi all'istante se avessi gridato. Nonostante i dolori fortissimi che seguivano dopo ogni esperimento dovevo andare cantando al lavoro col sorriso sulle labbra" (Chana Chpfenberg, matricola di Auschwitz n. 50344).
"Ad alcune giovani donne greche il professor Clauberg fece inaridire artificialmente le ovaie e poi, per osservare il risultato, faceva loro aprire il basso ventre. Molte morirono e le sopravvissute risentono ancora oggi di quelle operazioni" (Rywiza Grynberg, matricola di Auschwitz n. 52318).
Il metodo Schumann
Clauberg non stava risolvendo il problema nel senso voluto da Himmler.
Nella Cancelleria del Führer, Viktor Brack, già animatore del progetto di eutanasia, sosteneva sin dal 1941 che il metodo dei raggi X era decisamente il miglior sistema per sterilizzare enormi quantità di persone senza che se ne avvedessero.
Brack ipotizzava la creazione di "banconi" destinati a mascherare l'attrezzatura a raggi X. Le vittime avrebbero dovuto esser fatte sostare davanti a questi banconi e irrorati di raggi X in modo da essere sterilizzati a loro insaputa. Per quanto Himmler fosse una persona sognatrice la bizzarra idea di Brack non lo convinse, prima di tutto occorreva capire se i raggi X erano o no realmente efficaci. Clauberg d'altronde utilizzava le attrezzature per i raggi X per i suoi studi privati ed occorreva trovare in fretta il sistema di sterilizzazione di massa.
Nell'agosto 1942 gli esperimenti iniziarono ad Auschwitz sotto la direzione del dottor Horst Schumann, un veterano del progetto di eutanasia già attivo nella clinica della morte di Grafeneck.
Schumann lavora al Block 30 di Auschwitz-Birkenau con un sistema "definitivo": esponeva i prigionieri per 15 minuti ad una irrorazione diretta ai raggi X. Studiando gli effetti successivi Schumann si accorse che, nonostante le gravissime ferite, nel liquido seminale dei prigionieri una piccola percentuale di spermatozoi risultava ancora attiva. Per completare l'opera Schumann asportava i testicoli ritornando di fatto al metodo chirurgico.
Stesso destino per le donne che, dopo l'esposizione ai raggi X venivano operate e sterilizzate chirurgicamente.
Privi di qualsiasi attenzione alla sterilità degli ambienti, Schumann ed il suo assistente Dering operarono centinaia di ragazze dai 16 ai 18 (per la quasi totalità Ebree greche) mietendo un numero imprecisato di morti per complicanze post-operatorie. Vi è da notare che molte delle vittime venivano sottoposte agli esperimenti già in uno stato di denutrizione avanzata e, spesse volte, con patologie tubercolari in corso.
Soltanto nella giornata del 16 dicembre 1942, 90 prigionieri furono prima esposti ai raggi X e poi castrati. Da Auschwitz Schumann venne trasferito a Ravensbruck dove continuò le sue operazioni su bambine zingare di 13-14 anni. Sostanzialmente Schumann non riteneva valida l'idea dell'irrorazione ai raggi X e, nei suoi rapporti cercò di dissuadere le autorità naziste dal perseguire queste ricerche a suo dire assolutamente inutili.
Il 29 aprile 1944 Blackenburg, vice di Viktor Brack, scriveva una lettera a Himmler nella quale sosteneva che si doveva prendere atto del sostanziale fallimento del metodo ai raggi X: l'unica sterilizzazione efficace rimaneva la chirurgia.
Per capirlo erano occorsi tre anni, infinite sofferenze ed un numero imprecisabile di vittime.
Il metodo Madaus
Nell'ottobre 1941 Adolf Pokorny, medico militare in pensione, indirizzò a Himmler una lettera nella quale proponeva l'adozione di un sistema di sterilizzazione completamente nuovo.
Pokorny aveva avuto modo di leggere un articolo pubblicato da un medico, il dottor Gerhard Madaus (Tierexperimentelle studien zur frage der medikamentosen sterilisierung durch Caladium seguinum).
Madaus sosteneva che, in base ai suoi esperimenti su ratti e topi, aveva stabilito che la somministrazione di estratto dalla pianta sudamericana di Caladium seguinum provocava effetti di sterilizzazione.
La scoperta di Madaus destò l'attenzione di Himmler e diede il via ad un fitto carteggio e ad una serie di tentativi di coltivazione della pianta. Il sogno era ottenere un preparato chimico in grado di sterilizzare le popolazioni "subumane". Nonostante i tentativi probabilmente il progetto si arenò per la difficoltà incontrata nel coltivare su larga scala il Caladium seguinum.
I fratelli Wirths
Dopo il comandante del Campo ad Auschwitz una delle massime autorità tra le Ss era il comandante dei medici.
Questa carica, a partire dal 1942, venne ricoperta dal dottor Eduard Wirths. Oltre a comandare tutti i presenti ad Auschwitz ed essere il principale responsabile per l'organizzazione delle selezioni che conducevano l'80% degli Ebrei deportati alle Camere a gas, Wirths coltivava le sue personali ricerche "scientifiche" utilizzando le prigioniere come cavie.
Wirths era interessato allo studio del cancro della cervice (la parte alta dell'utero). Utilizzava uno strumento detto colposcopio con il quale riusciva a mettere allo scoperto cervice e ad applicarvi acido acetico e composti allo iodio. Quando si manifestavano effetti causati dalle applicazioni Wirths asportava la cervice chirurgicamente e la inviava a suo fratello Helmuth in un laboratorio di Amburgo-Altona. Qui Helmuth proseguiva gli studi sui reperti insieme al professor Hinselmann che era stato docente dei due fratelli.
Ovviamente queste rimozioni erano crudelmente inutili: sarebbe stato sufficiente svolgere una banale biopsia su un piccolo pezzo di tessuto. Ovviamente le detenute arrivavano sul tavolo operatorio di Wirths in pessime condizioni fisiche e l'operazione le indeboliva ulteriormente. Il risultato era che una parte moriva a causa di emorragie e complicazioni e un'altra parte usciva dall'esperienza così indebolita da essere inabile al lavoro e quindi destinata immediatamente alle Camere a gas.
Il fratello Helmuth lo raggiunse ad Auschwitz dove i due continuarono a condurre i loro esperimenti. In queste operazioni Wirths era aiutato da un medico prigioniero, il dottor Maximilian Samuel, un Ebreo tedesco che accettò di collaborare nella speranza di salvare se stesso e la figlia.
Secondo la testimonianza di Adelaide De Jong: "il 29 agosto 1943 contro la mia volontà e senza alcuna necessità venni sterilizzata dal dottor Samuel (...) Samuel mi praticò due iniezioni e persi conoscenza. Quando rinvenni mi ritrovai in un letto dell'infermeria e mi accorsi che perdevo sangue in mezzo alle gambe. Domandai al dottor Samuel cosa era successo e lui mi rispose che mi avevano sterilizzata". Ovviamente Wirths fece uccidere sia Samuel sia sua figlia.

Esperimenti sul Congelamento

Nell'agosto del 1942 due medici, il dottor Hippe e il professor Holzlöner diedero il via ad una serie di esperimenti mirati allo studio del congelamento sugli esseri umani.
Anche in questo caso, come negli esperimenti condotti per le conseguenze della rarefazione di ossigeno dovuto all'alta quota, la Luftwaffe era interessata alla questione.
Ancora una volta l'Ente interessato a queste sperimentazioni era il Deutsche Versuchsanstalt fur Luftfahrt (Istituto tedesco per le ricerche sul volo). Insieme a Hippe e Holzlöner ad animare gli esperimenti sul congelamento c'era anche Sigmund Rascher . Gli esperimenti venivano condotti a Dachau.
Al Blocco 5 del Campo venne creata un'area nella quale fu attrezzata una vasca d'acqua profonda due metri. I prigionieri-cavia venivano vestiti con tute d'aviazione e immersi nell'acqua gelata per tempi variabili dall'ora all'ora e mezzo.
Invariabilmente, quando la temperatura corporea scendeva al di sotto dei 28 gradi centigradi, il prigioniero moriva.
Una serie spaventosa di decessi servì a Rascher per stabilire che sarebbe stato necessario "migliorare le tute degli aviatori", conclusione alla quale si poteva giungere già con il buon senso.
Holzlöner e il suo assistente dottor Finke nel loro rapporto a Berlino del 16 ottobre 1942 arrivarono alla stessa conclusione notando che un bagno caldo risultava particolarmente efficace dopo l'esposizione.
Naturalmente Himmler seguiva con grande interesse questi esperimenti dei "suoi medici" ed era prodigo di consigli.
A proposito degli esperimenti sul congelamento scrisse ai medici sottolineando che un metodo empirico da verificare era il "riscaldamento umano" praticato da alcuni pescatori del Mare del Nord.
Di fatto il pescatore semiassiderato veniva messo a letto con la moglie che lo riscaldava con il suo calore. Così Rascher, Finke con la collaborazione di Wolfram Sievers si dedicarono agli esperimenti con "calore animale".
In questa spirale di follia si tentava di riscaldare i detenuti sottoposti al congelamento non con una ma con due donne. Le donne destinate a questi esperimenti provenivano dal Lager femminile di Ravensbruck. Nel corso di questi esperimenti Sigmund Rascher venne a trovarsi in un difficile problema "etico-razziale" sul quale informò i suoi superiori con una lettera del 5 novembre 1942.
"Per condurre gli esperimenti di rianimazione con calore animale ordinati dall'Ss-ReichsfÙhrer mi sono state assegnate quattro donne dal Kz di Ravensbriick. Una di queste donne presenta tuttavia indubbie caratteristiche di razza nordica: capelli biondi, occhi azzurri, forma e struttura fisica regolari. Ha 21 anni e 9 mesi. Ho chiesto a questa donna il perché mi sia stata inviata come "prostituta"!. La risposta è stata: «Per uscire dal Campo di concentramento, perché mi hanno promesso che tutte quelle che fanno sei mesi di prostituzione saranno rimesse in libertà. Le ho fatto notare che ci vuole un bel coraggio a fare la prostituta. Mi ha risposto: "Meglio mezzo anno di bordello che mezzo anno di Lager". Tuttavia, la mia coscienza di medico si ribella al pensiero che una ragazza dotata di un purissimo aspetto nordico venga data tra le braccia di detenuti razzialmente inferiori. Per tale ragione mi rifiuto di impiegare la suddetta ragazza per questi esperimenti, e di questo ho anche informato il Reichsfuhrer delle Ss Himmler".
Dopo un certo periodo lo stesso professor Holzlöner chiese la sospensione degli esperimenti su materiale umano poiché la ricerca era da considerarsi terminata. Rascher da parte sua volle continuare ed in questo venne assecondato da Himmler che gli affiancò il professor Pfannenstiel di sicura fede nazista. D'altronde anche il generale delle Ss Grawitz a capo della sezione medica delle Ss voleva avere risultati più certi. Così il programma venne esteso con esperimenti su altri 100 soggetti.
Finalmente verso il 1943 Rascher dichiarava conclusa la sua ricerca inviando una lettera ad Himmler per renderlo edotto dei progressi ottenuti. Di fatto Rascher sosteneva che tra il sistema del bagno caldo e quello del "riscaldamento animale" era più raccomandabile il bagno caldo poiché in grado di fornire risultati più rapidi.
Così un numero imprecisato di prigionieri venne sadicamente ucciso per dimostrare ciò che era già stato scoperto più di cinquant'anni prima nel 1888 da medico russo: un bagno caldo a più di 40° centigradi può contribuire a rianimare persone congelate.

Esperimenti sulla Dissenteria - Febbre gialla - Tubercolosi - Epatite virale

Durante il conflitto tutta una serie di malattie in grado di uccidere o mettere fuori combattimento i soldati erano al vertice delle preoccupazioni degli alti comandi tedeschi. Ai medici venne richiesto di trovare soluzioni efficaci in tempi rapidi. La risposta fu per certi versi "entusiastica" e si concretizzò in una vasta campagna di sperimentazioni condotte sui prigionieri dei Campi di concentramento. Una campagna di ricerche nella quale la professione medica trovò il fondo della più inumana abiezione.
Gli studi sulla Dissenteria vennero condotti da un gruppo di medici del Campo di concentramento e sterminio di Auschwitz: Josef Mengele, Heinz Thilo, Friedrich Entress. Come in tutti gli esperimenti condotti dalle Ss anche questo non portò ad alcun risultato pratico. L'innovazione introdotta dai tre "medici" consistette soltanto nella vivisezione dei prigionieri malati di dissenteria. Secondo Mengele infatti l'unico sistema per studiare le lesioni interne causate dalla malattia consisteva nel sezionare il malato mentre era ancora in vita. Di fatto gli esperimenti sulla dissenteria furono soltanto atroci torture.
Dal febbraio 1942 sino all'aprile 1945 nel Campo di concentramento di Dachau vennero svolti altri esperimenti il cui scopo era trovare un vaccino contro la Malaria. I prigionieri venivano infettati o attraverso zanzare o con iniezioni di estratti dalle mucose delle zanzare. Dopo aver contratto la malattia venivano trattati con i più svariati e fantasiosi farmaci. Circa 1.200 prigionieri vennero infettati, 300 di loro morirono mentre molti altri subirono lesioni permanenti. A condurre gli esperimenti è il dottor Klaus Schilling. Le vittime prescelte da Schilling erano soprattutto preti polacchi. Il metodo seguito per l'infezione consiste nell'applicare alle vittime minuscole gabbiette piene di zanzare infette. Nell'arco di dieci giorni i prigionieri venivano assaliti da febbri altissime. Seguono crescenti dosi di Piramidone e Neosalvarsan. Anche questi esperimenti - oltre alla morte delle vittime - non condurranno ad alcun risultato pratico. Vi è da sottolineare il fatto che tra i deceduti soltanto 30 morirono direttamente a causa della malaria. I rimanenti 270 trovarono la morte a causa delle medicine utilizzate da Schilling.
Il vaccino per la Febbre gialla esisteva, il problema che i tedeschi si ponevano era capire se e in che misura le capacità lavorative della persona vaccinata venissero ridotte dopo la vaccinazione stessa. A condurre gli esperimenti fu il dottor Ding-Schuler che iniziò il suo lavoro nel gennaio 1943. Sono gli esperimenti più strani. Di fatto i soldati tedeschi non operavano in aree dove esisteva il pericolo di contrarre la Febbre gialla. In realtà gli esperimenti erano condotti per conto degli alleati giapponesi. Vi era coinvolto il professor Eugen Haagen. Due singolari lettere chiariscono questo intreccio criminale. La prima, del 7 aprile 1944, segnala al professor Haagen che un medico giapponese ha richiesto colture di Febbre gialla e i dati scientifici relativi. La seconda risale al 13 aprile 1944. Da quest'ultima veniamo a sapere che il medico giapponese si chiamava Kobayashi ed apparteneva alla marina. Kobayashi fece visita al professor Haagen all'Università di Strasburgo e tra i due si svolse un colloquio riguardo alla cura della Febbre gialla e dell'influenza. Non sappiamo con esattezza quanti prigionieri perirono a Buchenwald. Sappiamo con certezza che furono infettati 485 prigionieri di cui 90 olandesi.
A differenza della Malaria e della Febbre gialla, la Tubercolosi rappresentava per i soldati tedeschi al fronte un problema molto serio. Alla soluzione del problema era particolarmente interessata la Bayer. Gli esperimenti vennero condotti a Dachau su 114 prigionieri e a Neuengamme su 100 uomini e 20 bambini. La storia di questi bambini è particolarmente atroce. Avevano dai 5 ai 12 anni di età e vennero trasferiti da Auschwitz a Neuengamme e dopo essere stati infettati con la tubercolosi vennero sottoposti ad ogni genere di esperimenti. Quando le truppe alleate stavano per entrare ad Amburgo i bambini vennero segretamente assassinati. Il responsabile di questi omicidi, Kurt Heissmeyer, alla fine della guerra tornò nella sua città, Magdeburgo, e sino alla fine dei suoi giorni non solo non fu perseguito ma venne considerato un luminare degli studi contro la Tubercolosi nell'allora Germania Est. Un altro protagonista di questi esperimenti fu il dottor Helmuth Vetter che sperimenta per conto della Bayer il Rutenol e il "preparato" 3582 oltre che a Dachau anche ad Auschwitz e a Gusen. Anche questi esperimenti non condussero a nessun risultato se non alla pubblicazione di un articolo scientifico di Vetter sponsorizzato dalla Bayer.

Esperimenti sui Gemelli e Nani (Parte 1)

Otmar von Verschuer: Difendere la razza ariana dalla degenerazione e favorirne la crescita. Ogni scrupoloso nazionalsocialista sa bene che il Reich che dovrà durare mille anni baserà la sua forza sulla purezza del sangue e sul numero. Il dovere impone quindi lo studio di ogni possibilità - anche remota - in grado di far compiere passi in avanti verso questo obiettivo.
Gli scienziati nazisti da anni cercano di stabilire che la cosiddetta "razza ebraica" è non solo "degenerata" ma portatrice di "degenerazione" per la "razza ariana". Si è creata una vera e propria scuola che predica i principi dell'"igiene razziale".
Le prime vittime della pulizia biologica sono stati i disabili tedeschi all'interno del piano di eutanasia, lo scoppio della guerra offre agli scienziati l'occasione di occuparsi delle "razze inferiori": degli Ebrei, degli zingari, degli slavi. Un incredibile "materiale umano" diviene improvvisamente disponibile per poter dimostrare sul campo le teorie genetiche che gli scienziati nazisti hanno elaborato. Tra questi scienziati il più conosciuto e rispettato e' il professor Freiherr Otmar von Verschuer.
Si tratta del rampollo di una nobile famiglia dell'aristocrazia tedesca, esperto nella genetica e appassionato ricercatore nel campo della biologia dei gemelli. Fondatore e direttore dell'Istituto di genetica e igiene della razza dell'Università di Francoforte, ha pubblicato una serie di studi importanti alla fine degli anni Trenta. In uno dei suoi molti deliranti articoli pseudo-scientifici dal titolo "La biologia razziale degli Ebrei" Verschuer in primo luogo afferma che gli Ebrei sono una razza, una razza misurabile con altezza media, con alta frequenza dei cosiddetti "piedi piatti", con una forma del naso, degli occhi, delle orecchie ben definiti. Verschuer ha "misurato" ogni cosa. Certo, alcuni Ebrei hanno anche capelli ed occhi chiari, ma il fatto si spiegherebbe con incroci con popolazioni baltiche.
Addirittura Verschuer parla di un "odore caratteristico" degli Ebrei dovuta alle ghiandole sudorifere tipiche di questa "razza". Ma soprattutto gli Ebrei sono portatori di malattie ereditarie, hanno caratteristiche psicologiche comuni come ad esempio "una forte sensibilità al dolore". Stranamente - osserva Verschuer - gli Ebrei sono più resistenti degli ariani alla tubercolosi e più predisposti ad ammalarsi di diabete, tra loro si notano più sordomuti, ciechi, nani ed astigmatici. Una frase di Verschuer recita testualmente: "Non si può più contestare che le caratteristiche psicologiche nell'uomo, come quelle fisiche, sono essenzialmente determinate nel loro sviluppo da tendenze ereditarie. I risultati delle ricerche sui gemelli in particolare hanno dato un effetto chiarificatore e delucidante". Tra le altre cose Verschuer accenna al fatto che le ricerche condotte per stabilire che il sangue degli Ebrei è differente da quello delle altre razze non hanno dato esiiti certi. In qualsiasi nazione civile le affermazioni di Verschuer sarebbero state considerate puri e semplici discorsi di un pazzo, nella Germania nazista erano invece ritenute degne di altissima considerazione.
Nel 1942 Verschuer divenne il direttore del Dipartimento di Antropologia del prestigioso Kaiser Wilhelm Institut a Berlino. In questa posizione Verschuer poté dedicarsi alla continuazione dei suoi studi biologico-razziali sui gemelli. In queste ricerche già da tempo uno dei suoi più promettenti studenti collaborava con lui. Si trattava di un elegante giovane di Günzburg: il dottor Josef Mengele.

Esperimenti sui Gemelli e Nani (Parte 2)

Nel 1935 Josef Mengele si laureò in medicina all'Università di Monaco con una tesi intitolata "Ricerca morfologico-razziale sul settore anteriore della mandibola in quattro gruppi di razze".
Il giovanotto di Wurzburg aveva ventiquattro anni. Fresco di laurea si recò all'ospedale di Lipsia per fare pratica.
Vi rimase soltanto quattro mesi. Il relatore della sua tesi, il professor Mollison, gli procurò un posto da ricercatore all'Istituto del Reich per la biologia ereditaria e l'igiene della razza di Francoforte sul Meno. Direttore dell'Istituto era Otmar von Verschuer. E con Verschuer Josef Mengele discusse la tesi di dottorato dal titolo "Ricerche sistematiche in ceppi familiari affetti da cheiloschisi o da fenditure mascellari o palatali".
Mengele divenne assistente di Verschuer e i due, oltre all'attività scientifica, svolsero opera di periti giudiziari nei processi per inquinamento della razza.
1942: Auschwitz, una occasione imperdibile. Allo scoppio della guerra il professore ed il suo assistente si divisero. Verschuer continuò i suoi studi e Mengele partì per il fronte.
Nel 1942, in qualità di medico militare, Mengele venne inquadrato nella 5a Divisione Ss "Wiking" e inviato sul fronte orientale. Qui nell'estate venne leggermente ferito e - giudicato inabile al servizio - fu spedito a Berlino all'Ufficio Centrale per la Razza e gli Insediamenti. In quello stesso 1942 Verschuer diveniva direttore del Dipartimento di Antropologia del Kaiser Wilhelm Institut a Berlino. Il maestro e l'allievo riallacciarono i contatti. Verschuer domandò ed ottenne uno stanziamento di fondi per proseguire le sue ricerche sui gemelli. Mengele venne reso parte di queste nuove ricerche e inviato nel luogo che rappresentava una specie di "paradiso" per le ricerche sulla razza: Auschwitz. Era un'occasione imperdibile per Verschuer: migliaia di gemelli Ebrei arrivavano ad Auschwitz da tutta Europa, un materiale umano sul quale era finalmente possibile, in piena libertà, sperimentare le teorie nella pratica. Verschuer aveva creato a Berlino un centro di raccolta di "materiali biologici ereditari" e il candidato migliore per sperimentare sul campo era proprio Mengele. Il 30 maggio 1943 il trentaduenne capitano medico delle Ss Josef Mengele si presentava ad Auschwitz per prendere servizio. L'incubo poteva avere inizio.

Esperimenti sui Gemelli e Nani (Parte 3)

La sorte dei gemelli di Auschwitz. I bambini gemelli che arrivavano ad Auschwitz da tutta Europa venivano selezionati da Mengele in persona appena scesi dai treni. Mengele si aggirava lungo le fila dei prigionieri gridando "Zwillinge heraus!" ("Fuori i gemelli"). Una volta isolati dai propri genitori i bambini venivano marchiati come gli altri prigionieri ma con un numero speciale al quale spesso veniva aggiunta la sigla "ZW" (per "Zwillinge").
Una volta arrivati alle baracche che avrebbero dovuto ospitarli per prima cosa venivano esaminati e misurati dalla testa alla punta dei piedi. Se anche fosse mancato il minimo particolare il medico addetto alla misurazione (solitamente un prigioniero) sarebbe stato punito. Venivano richieste loro informazioni sulla famiglia secondo un formulario preparato dal professor Verschuer cui poi venivano spediti i fascicoli. A differenza di tutti gli altri prigionieri ai gemelli era consentito di mantenere i capelli lunghi per diversi giorni dopo l'esame. Dopo essere stati selezionati sulla banchina dei treni erano sottoposti ad una doccia per poi essere condotti nell'ambulatorio medico. Gli esami iniziavano dalla testa che veniva misurata accuratamente anche per più giorni. Successivamente erano sottoposti ad un esame completo ai raggi X in tutto il corpo. Solitamente poi era applicato loro una specie di tubo al naso che insufflava nei polmoni un gas provocando una tosse violenta. L'espettorato era raccolto ed esaminato. Seguiva poi una fase nella quale i bambini erano fotografati con particolare attenzione ai capelli e ai peli delle ascelle. Per questo motivo erano costretti a rimanere immobili per molte ore con le braccia alzate. Il giorno successivo erano svegliati di mattina presto e condotti in una stanza nella quale vi era un tino con acqua calda e una serie di tavole. Dapprima erano costretti ad immergersi nel tino e poi, venivano legati ad una tavola in modo che i capelli ricadessero all'esterno. Una parte dei capelli veniva strappata in modo da estrarne anche la radice. Dopo questa operazione erano reimmersi nel tino parecchie volte e l'operazione veniva ripetuta. Infine, quando il numero di capelli raccolti era stata ritenuta sufficiente, i bambini erano completamente rasati, depilati e nuovamente fotografati. La fase successiva consisteva nel praticare clisteri di due litri dolorosissimi. In diversi giorni venivano sottoposti ad esami rettali e gastrointestinali senza alcuna anestesia. Solitamente, a causa delle urla di dolore, venivano imbavagliati. Il giorno successivo era la volta di un doloroso esame urologico con prelevamento di tessuti dai reni, dalla prostata e - nei maschi - dai testicoli. Dopo tre settimane di esami i due gemelli venivano uccisi simultaneamente con un'iniezione al cuore; i cadaveri venivano dissezionati e gli organi interni inviati al professor Verschuer all'Istituto di ricerca biologico-razziale di Berlino. Questa orribile trafila rappresentava la norma ma Mengele stava conducendo sui gemelli studi suoi in relazione a progetti condotti da Verschuer e dai suoi collaboratori. Uno di questi riguardava le anomalie dell'apparato visivo. A Berlino se ne occupava la dottoressa Karin Magnussen. Mengele si interessava particolarmente alla eterocromia, uno scoloramento dell'iride dell'occhio causato da atrofia del pigmento. Questa patologia presenta e comporta una colorazione dell'iride chiara, blu acqua ad un solo occhio. Mengele si interessava ai casi di eterocromia soprattutto nei gemelli. Il suo obiettivo era trovare il modo di influire sul colore degli occhi trasformandoli da scuri ad azzurri. Per far questo iniettava nell'iride metilene blu. Il risultato erano atroci sofferenze, cecità e nessun cambiamento. È interessante notare che questi esperimenti non avevano alcuna base scientifica. Dopo l'eliminazione dei gemelli i loro occhi venivano espiantati e inviati a Berlino alla dottoressa Magnussen.
A Berlino Verschuer ed il suo assistente, il biochimico Gunther Hillmann, si interessavano allo studio delle proteine del sangue e inseguivano il sogno di riuscire a trovare una differenza sostanziale tra il sangue degli Ebrei e quello degli ariani. Per questo Mengele si impegnava nell'operare prelievi di sangue da inviare a Berlino. Spesso il prelievo di sangue era totale e terminava soltanto con la morte del bambino. Altra "passione" di Mengele era lo studio di una malattia chiamata "Noma" (una cancrena che aggredisce il viso). Quando Mengele si accorse che i bambini zingari venivano particolarmente colpiti se ne interessò immediatamente. Credeva che questa particolare esposizione alla malattia fosse dovuta a predisposizione razziale. Il Noma colpisce particolarmente soggetti in precarie condizioni di alimentazione e quindi, era chiaro che l'insorgere della malattia era dovuto alle condizioni del Campo. La malattia colpisce gli angoli delle labbra, le guance, e le gengive provocando ulcerazioni va via più vaste e orribili. Mengele, anziché curare i bambini, lasciava che la malattia proseguisse il suo corso prelevando con il bisturi campioni di tessuto da studiare. Quando lo studio era terminato i bambini venivano "pietosamente" avviati alle Camere a gas. La punta di gemelli che arrivarono tra le mani di Mengele si verificò con l'enorme afflusso di Ebrei deportati dall'Ungheria. A disposizione di Mengele vi erano anche 400 persone contemporaneamente. Su queste persone la fantasia criminale di Mengele si sbizzarisce: trasfusioni incrociate di sangue di tipo differente tra i gemelli, esperimenti sul midollo osseo e altri orribili, quanto inutili, studi pseudo-scientifici.

Infezioni sperimentali nell'uomo per lo studio dei Sulfamidici

Con sulfamidici oggi intendiamo tutta quella serie di derivati dall'acido solfanilico introdotti nella terapia antibatterica da Gerhard Domagk a partire dal 1935. Con il cosiddetto "Prontosil" Domagk introduceva il primo prodotto chemioterapico antibatterico.
Nonostante Domagk fosse un patologo tedesco (per la sua scoperta gli venne tributato il premio Nobel che per ordine delle autorità naziste non poté ritirare) la sua scoperta non fu universalmente accolta dai circoli medici tedesco. Così, all'inizio della guerra, la medicina tedesca doveva ancora pienamente convincersi della validità antibatterica dei sulfamidici. La disputa tra favorevoli e contrari all'uso dei sulfamidici ebbe un momento di intensità al capezzale di Reinhard Heydrich. Il braccio destro di Himmler era stato gravemente ferito durante un attentato tesogli da patrioti cechi il 27 maggio 1942. Il 2 giugno Heydrich moriva a causa delle infezioni sviluppatesi. I migliori medici tedeschi si erano affannati per prestare le cure necessarie e, tra questi, il medico personale di Hitler Morell e il professor Gebhardt, capo chirurgo del Servizio medico delle Ss. Tra Morell e Karl Gebhardt era scoppiata una disputa sull'uso di sulfamidici per curare Heydrich. Morell era favorevole, Gebhardt contrario. I sulfamidici non vennero somministrati.
Iniziano le ricerche. La morte di Heydrich, e con maggiore probabilità le voci sull'uso intenso fatto dagli Alleati di questa nuova medicina, indussero i vertici nazisti a compiere una ricerca sulla loro validità. Fu Himmler a volere la ricerca e ad affidarla proprio a Gebhardt che non credeva affatto nella loro validità. Gebhardt formò una squadra di ricercatori composti dal suo assistente Fritz Fischer, dal dottor Schiedlausky (medico nel medico nel Campo di concentramento di Ravensbruck), dal dottor Rosenthal e dalla dottoressa Herta Oberheuser. Questo gruppo di medici iniziò a partire dal 1942 una serie di esperimenti sulle prigioniere utilizzandole come cavie.
La metodologia dell'orrore. Nel luglio 1942 Gebhardt comunicò a Fischer che avrebbe dovuto assisterlo in una serie di esperimenti da condursi a Ravensbruck per testare la reale efficacia dei sulfamidici. L'ordine proveniva direttamente da Himmler e da Grawitz Capo del Servizio Medico delle Ss. La prima serie di esperimenti coinvolsero 5 prigionieri.
L'Istituto di Igiene delle Ss aveva inviato le culture di batteri infettivi che vennero inoculati nelle prigioniere alle quali veniva praticata una ferita nella gamba profonda mezzo centimetro e lunga otto. La ferita veniva poi ricucita e la gamba fasciata in modo tale che il decorso dell'infezione non fosse disturbato da altri eventi. Seguì a breve una seconda serie di cinque prigionieri. Ci si accorse tuttavia che i batteri usati erano troppo deboli e Gebhardt scrisse al capo dell'Istituto d'Igiene delle Ss Joachim Mugrowsky per ottenere batteri più attivi. Una volta ottenute le nuove culture altri dieci prigionieri vennero infettati. Il comandante del Campo di Ravensbruck a questo punto fece sapere a Gebhardt che da quel momento in poi avrebbe fornito soltanto detenute donne. A questo punto per circa due settimane gli esperimenti vennero interrotti e da Berlino si decise di utilizzare prigioniere politiche polacche. In più emerse che le infezioni provocate non rispecchiavano con esattezza le condizioni del campo di battaglia e perciò si decise di introdurre nelle ferite anche piccole schegge di legno per simulare meglio la tipologia militare delle ferite. Le successive trenta pazienti vennero divise in tre gruppi di dieci: il primo gruppo fu infettato con batteri e pezzetti di legno, il secondo con batteri e frammenti di vetro, il terzo gruppo oltre ai batteri venne infettato con vetro e legno contemporaneamente. Per rendersi conto personalmente degli sviluppi delle ricerche il dottor Grawitz si recò a Ravensbruck. Grawitz ascoltò il rapporto sugli esperimenti e chiese quante persone fossero decedute. Saputo che ancora non vi erano stati decessi disse che gli esperimenti non simulavano in alcun modo le condizioni che si verificavano al fronte. Grawitz spiegò a Fischer che si stavano studiando infezioni nate su ferite provocate da colpi di arma da fuoco e che perciò occorreva sparare alle prigioniere e ordinò che gli esperimenti venissero condotti in questo modo. Gebhardt e Fischer decisero che si doveva evitare di sparare alle prigioniere perché i risultati della ferita potevano essere imprevedibili. Perciò per simulare la rottura dei tessuti provocata dall'impatto del proiettile cominciarono a tagliare i vasi sanguigni in modo da non far irrorare la ferita. L'interruzione della circolazione avrebbe dovuto favorire il fiorire della infezione. Furono anche abbandonate le inserzioni di legno e vetro e oltre ai batteri vennero inoculate colture di streptococchi e stafilococchi. Il risultato fu che nel giro di 24 ore tutte le pazienti svilupparono infezioni intense. A questo punto Gebhardt e Fischer adottarono due tecniche: una parte delle prigioniere venne trattata con i metodi chirurgici e un'altra con i sulfamidici. Le sofferenze delle prigioniere erano indicibili, le morti si susseguivano. La ragione era semplice: Gebhardt non aveva alcun interesse a dimostrare la validità dei sulfamidici: il suo punto di vista era che soltanto i metodi chirurgici potessero portare ad una guarigione effettiva. Fischer aggiunse poi altri esperimenti non previsti: una polacca di 18 anni, Veronika Kraska venne infettata con il Tetano e anziché curarla con il siero antitetanico le vennero somministrati sulfamidici. Ovviamente la ragazza morì in modo atroce ma ancora una volta l'équipe di Gebhardt aveva dimostrato l'inutilità dei sulfamidici.
Il 24-26 maggio 1943 all'Accademia Militare di Berlino Gebhardt dinanzi a più di 150 medici militari comunica le sue conclusioni: i sulfamidici non sono efficaci, occorre continuare a trattare le ferite chirurgicamente.

Fratture e Trapianti sperimentali di ossa nella chirurgia nazista

Durante lo stesso periodo nel quale vennero condotti gli esperimenti sui sulfamidici a Ravensbruck il professor Gebhardt e la sua "squadra" di medici assassini avviò un altro programma di ricerca. Si trattava di studiare il processo rigenerativo delle ossa, dei nervi e dei muscoli. Verso la fine del 1942 Gebhardt presentò ai suoi assistenti un nuovo arrivato: il dottor Stumpfegger annunciando che a lui sarebbe stata affidata la responsabilità di questo nuovo ciclo di test. Il dottor Fischer venne incaricato di stendere un piano di ricerca. Queste operazioni consistevano fondamentalmente nel praticare incisioni nelle gambe delle prigioniere. Veniva rimosso chirurgicamente un pezzo di muscolo. Dopo una settimana veniva rimosso un altro pezzo di muscolo adiacente alla parte asportata. La dottoressa Oberheuser era incaricata della selezione delle prigioniere. Per quanto riguarda lo studio della rigenerazione delle ossa Stumpfegger (sempre coadiuvato da Fischer e dalla Oberheuser) rimuoveva parte della tibia della vittima e la reimpiantava in un'altra prigioniera. Circa una ventina di donne vennero sottoposte a queste assurde sperimentazioni. A selezionare le vittime era incaricato il dottor Schiedlausky.
La prigioniera polacca Maczka, incaricata come tecnica radiologa di assistere l'équipe, ricordò al processo di Norimberga circa 13 casi di operazioni sulle ossa. C'erano sostanzialmente tre tipologie: fratturazioni, trapianti e esperimenti di nuove tecniche di ingessatura. Su ogni vittima le operazioni potevano ripetersi anche 6 volte. Nel suo affidavit Fischer ricorda uno degli esperimenti più orribili avvenuti su un prigioniero di nome Ladisch. Questi aveva subito l'asportazione della scapola e della clavicola a causa di un tumore. Fischer asportò clavicola e scapola ad una prigioniera polacca perfettamente sana e Stumpfegger eseguì il reimpianto su Ladisch. La ragazza venne uccisa dalla Oberheuser con una iniezione. Un'altra vittima, Wladislawa Karolewska, subì ben tre operazioni.
Come risulta dalla testimonianza di Zophia Maczka sia le operazioni sui muscoli che quelle sulle ossa e sui nervi erano prive di alcuna serietà scientifica.
Il gruppo delle vittime (circa 75) comprendeva anche una ragazza polacca, Szophia Sokulska, che venne operata con la promessa che, alla fine dell'esperimento avrebbe potuto riabbracciare il figlioletto di 2 anni. In realtà il bambino era stato ucciso diverse settimane prima. La Sokulska venne operata da Schiedaulsky e dalla Oberheuser. Le vennero praticate tre incisioni al femore, alla tibia e al piede sinistro. Vennero prelevati tre tasselli di osso e al loro posto vennero impiantati tre tasselli di tessuto necrotico provenienti da un'altra prigioniera precedentemente infettata con la cancrena gassosa.
L'inutilità sadica di questi esperimenti è resa evidente dall'atteggiamento stesso dei medici. La Oberheuser voleva verificare se, senza il periostio, la rigenerazione ossea avesse luogo ugualmente. Già da tempo era stata stabilita l'impossibilità ma la Oberheuser lo asportava completamente.
Fischer invece quando poteva si allenava praticando operazioni di ernia su prigioniere completamente sane.
Si arrivò addirittura a sottoporre due sorelle ad un innesto incrociato di tessuto osseo per verificare se tra consanguinei la rigenerazione presentasse differenze rispetto al normale.

La collezione di Scheletri e di Crani

Gli esperimenti condotti a vari livelli dai “fanatici” dell'igiene razziale non ha confini nell'intelletto umano perverso di questi personaggi funesti. Certo avere a disposizione cavie “umane” per sperimentare nuovi farmaci concessi o meno dalle industrie farmaceutiche del Terzo Reich, sperimentare nuove terapie per sconfiggere malattie ereditare etc, in questo capitolo si parlerà non di esperimenti, ma di qualcosa di sorprendente ed unico nella storia umana.
August Hirt, nato il 29 aprile 1898 a Mannheim, fu ferito durante la Prima Guerra. Laureatosi poi in medicina, divenne anatomista di fama e professore universitario. Intraprese negli anni seguenti delle ricerche sull'effetto dell'Iptrite sull'uomo insieme ad un ufficiale medico della Luftwaffe, il dottor Wimmer. Dopo inutili esperimenti e l'inutilità delle ricerche, Hirt scrive ad Himmler sottoponendolo ad una riflessione sulla raccolta di scheletri di Ebrei e di crani appartenenti a commisari bolscevici per scopi scientifici.
In esteso la lettera di Hirt ad Himmler:

All'Ss Reichsfhurer Heinrich Himmler

Oggetto: Acquisizione di crani di commissari bolscevichi giudei per lo sviluppo di ricerche scientifiche all'Università di Strasburgo

Esistono copiose raccolte di crani di quasi tutte le razze e di quasi tutti i popoli. Solo degli Ebrei la scienza dispone di così pochi crani da non rendere possibile qualsiasi studio scientificamente valido. Oggi la guerra in oriente ci offre l'occasione di colmare questa lacuna. Con i commissari bolscevichi Ebrei, che rappresentano una sottospecie ripugnante ma pur tuttavia caratteristica, ci si offre l'opportunità di crearci una documentazione scientifica concreta. Basta procurarcene i crani.
Il modo più pratico e rapido è quello di avvertire la Wehrmacht che, d'ora in poi tutti i commissari comunisti che cadono prigionieri debbono essere consegnati vivi. Questa a sua volta comunicherà il numero e la località di raccolta di questi prigionieri, custodendoli bene sino all'arrivo di un incaricato speciale. Costui, che può essere un giovane medico appartenente alla Wehrmacht o alla polizia militare, provvisto di autista e di macchina fotografica, prenderà una serie di fotografie ed effettuerà una serie di misurazioni antropometriche precedentemente stabilite , indicando possibilmente il luogo e la data di nascita ed altri dati personali.
Messo poi a morte il commissario bolscevico egli staccherà la testa dal tronco, senza sciuparla, e la spedirà in apposito recipiente di latta a chiusura ermetica, immersa in liquido conservante. Giunta a destinazione, in base alle fotografie e agli altri dati, potremo effettuare ricerche di anatomia comparata, sulla razza, sulle deformazioni patologiche del cranio, sulla forma e dimensioni del cervello etc. La sede più adatta per effettuare dette ricerche e per studiare il materiale è la nuova Università di Strasburgo.

August Hirt, 09 febbraio 1942
Heil Hitler!

Nella sua risposta Himmler, entusiasto e ammirato da questa idea, dichiarò ad Hirt che il materiale umano occorrente sarebbe presto arrivato dal Campo di Concentramento/Sterminio di Auschwitz ubicato all'est in Polonia. Il materiale vivo per costruire la collezione di scheletri e crani.
Ad Auschwitz si selezionarono 115 persone (prigionieri internati) composte da 79 Ebrei, 2 polacchi, 4 di origine asiatica ed infine 30 Ebree. Questo “materiale” doveva essere trasferito per breve tempo al Campo di Natzweiler-Struthof vicino a Strasburgo, con divise a righe disinfettate e accoglierli in un blocco di quarantena isolato dagli altri. Dopo il loro arrivo nell'agosto del 1943, vengono gradualmente e a gruppi, inviati alle Camere a gas. Di seguito vengono trasferiti i cadaveri presso l'Istituto di Autonomia di Strasburgo presieduto dal dottor Hirt. Inizia per quest'ultimo il lavoro riempendo grandi vasche con alcol al 55% e, si seleziona separatamente gli uomini dalle donne. Agli uomini, prima di essere immersi nelle vasche, viene asportato il testicolo sinistro, che saranno poi esaminati personalmente da Hirt. Ben presto anche gli assistenti del professore si accorgono che questo materiale umano non deriva da morte per cause naturali o morte per malattie.
Dopo qualche giorno immersi nell'alcol i cadaveri venivano facilmente privati delle parti materiali e catalogati nei minimi particolari.
Dopo qualche mese Hirt riceve notizia che il fronte si sta avvicinando è c'é pericolo che, se il Fhurer non farà in tempo a mettere in azione le “armi segrete”, Strasburgo cadrà in mano all'Esercito americano. Hirt sente che il suo sogno sta sfumando e, in questa eventualità è necessario che gli alleati non vengano a conoscenza del museo di scheletri e crani che egli sta allestendo, per cui è necessario trovare una soluzione immadiata.
Si rese opportuno chiedere ad Himmler un piano risolutivo elencandogli tre diverse soluzioni:
- Consevare la collezione di scheletri e crani;
- Disperdere in parte la collezione di scheletri e crani;
- Disperdere interamente la collezione di scheletri e crani.
Il problema principale non era la collezione di scheletri interi e di crani, che sarebbero passati quasi inosservati dal nemico, visto che qui si trattava di un Istituto di anatomia, ma piuttosto c'era il problema dei cadaveri ancora giacenti nelle vasche che, sicuramente, avrebbe spinto gli americani a delle spiegazioni. Pochi giorni di incertezza. Poi l'ordine più che eloquente dell'Ss Rudolf Brandt di disperdere tutta la collezione compresi i cadaveri. Hirt ebbe così l'ordine di eseguire in tutta fretta la dispersione del materiale umano. Ora teme di cadere nelle mani del nemico e di dover rispondere a questo «crimine».
Si sentono ormai in vicinanza le esplosioni della battaglia. A Strasburgo regna un gran caos di profughi e di civili in fuga. L'Istituto è vuoto. Hirt sente che i suoi due assistenti non obbediscono al suo criminale piano. Nelle vasche ci sono ancora molti cadaveri. Minacciati da Hirt i due si mettono al lavoro scarnificando alcuni cadaveri, poi abbandonano l'Istituto. Hirt rimasto solo cerca di cremare nel Forno crematorio dell'Istituto i restanti cadaveri ancora nelle vasche e bruciare le ossa della sua «collezione». A lavoro terminato resta in attesa dell'arrivo delle truppe americane.
Hirt era riuscito a mettersi in salvo ma ossessionato dal dover rendere conto a qualche tribunale sulle sue attività criminali, il 2 giugno 1945si suicidò.

Altri Esperimenti

Nei Campi di concentramento nazisti si sviluppò un incredibile numero di esperimenti scientifici che ebbero come cavie esseri umani. Molti all'interno di progetti di ricerca altri assolutamente improvvisati.
Esperimenti con i veleni. Tra il dicembre 1943 e l'ottobre 1944 vennero condotti nel Lager di Buchenwald esperimenti destinati a indagare le proprietà venefiche di alcune sostanze sull'uomo. I veleni venivano distribuiti nel cibo dei prigionieri che morivano per lo più quasi subito mentre quelli che sopravvivevano venivano uccisi per consentire le autopsie. Verso il settembre 1944 ad un gruppo di prigionieri vennero sparati proiettili avvelenati per testarne l'efficacia. In questi ultimi esperimenti si distinse particolarmente il dottor Mrugowsky.
Esperimenti di vivisezione. Si svolsero particolarmente a Buchenwald sotto la direzione di Hans Eisele. Oltre alla vivisezione Eisele studiava il meccanismo del vomito somministrando ai prigionieri iniezioni di apomorfine. Si è calcolato che Eisele in questi esperimenti abbia ucciso circa 300 prigionieri Ebrei per lo più olandesi. Insieme a Eisele era impegnato sempre a Buchenwald anche il dottor Neumann.
Esperimenti sui gruppi sanguigni. Questi studi vennero condotti a Buchenwald dal dottor Ellenback. Il più attivo in questo Campo fu il dottor Bruno Weber che operava trasfusioni tra persone di gruppi sanguigni differenti per studiare il decorso mortale.
Esperimenti psichiatrici. Il dottor Hans Wilhelm Koning sottopose pazienti disabili psichici e donne in perfetta salute a elettroshock ripetuti ad alti voltaggi. Sezionava il cervello delle vittime decedute e inviava alle Camere a gas i sopravvissuti. Il dottor Bruno Weber cercava di stabilire la possibilità di "lavaggi del cervello" attraverso la somministrazione di dosi quasi sempre letali di morfina e barbiturici.
Esperimenti ginecologici. Hermann Stieve direttore dell'Istituto di Anatomia dell'Università di Berlino condusse esperimenti scientifici sul mestruo femminile nella prigione di Plotensee e nel Lager di Ravensbruck. Si interessava agli effetti dello stress sul ciclo mestruale e particolarmente alle perdite di sangue mestruale che si verificavano nelle prigioniere cui era annunziata la imminente esecuzione. Con una serie di autopsie dimostrò che non si trattava di regolari mestruazioni dopo una ovulazione ma perdite dovute allo stress e allo spavento. Pubblicò i risultati dei suoi studi dopo la guerra.
Esperimenti sulla denutrizione. Furono condotti dal professor Heinrich Bering che utilizzò prigionieri di guerra sovietici. Mentre i prigionieri morivano di fame osservava l'affievolirsi delle funzioni vitali: abbassamento della libido, capogiri, emicranie, edema, rigonfiamenti addominali. In un rapporto scrisse: "I mutamenti nel tratto gastrointestinale che abbiamo constatato durante le autopsie sono particolarmente interessanti".
Dopo la guerra pubblicò i risultati dei suoi orribili esperimenti.


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