Europaplan - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Taglia in denaro per ogni Ebreo che lascia la Germania . L'EUROPAPLAN

Una gigantesca e globale imposizione di taglie su tutti gli Ebrei ancora in vita costituì un altro progetto di sfruttamento più razionale , che interessò molte SS altolocate e sedusse lo stesso Reichsfuhrer. Questo piano , conobbe un principio di esecuzione.
Come abbiamo detto, Himmler aveva incominciato assai presto a permettere a certi uffici della SS di concludere trattative individuali , autorizzando in piena guerra l'emigrazione degli Ebrei ricchi contro versamento di valuta pregiata , dollari o franchi svìzzeri , destinata in principio all'equipaggiamento della Warfen-SS . Questo sistema veniva soprattutto applicato nei Paesi Bassi ; la taglia era molto elevata , dai cinquemila ai diecimila dollari per persona ; e soltanto una cinquantina di Ebrei olandesi poterono quindi profittarne . Alla fine del 1942, lo Stato Maggiore di Himmler pensò di estendere queste operazioni ad altri paesi , e in particolare alla Slovacchia , dove le deportazioni stavano per essere sospese. Cosi si spianava progressivamente il terreno per giungere a una transazione generale .
Si dette il caso che il delegato permanente del IV b in Slovacchia , Dieter Wisliceny, pur essendo uno dei più antichi compagni di Adolf Eichmann , si discostasse leggermente dal tipo classico del torturatore nazista . Ex giornalista , non era privo di una certa cultura e neppure di una qualche raffinatezza . Aveva tendenza a svolgere le sue funzioni da dilettante, usava verso le sue vittime una ben studiata correttezza , mirando piuttosto ai propri interessi e vantaggi personali che non all'esecuzione scrupolosa della sua missione , per la quale, del resto, pare non provasse che ben scarso entusiasmo. Un personaggio di tal fatta era l'intermediario ideale per estendere questo procedimento a tutta quanta la collettività ebraica . Ma chi ne ebbe per prima l'idea fu un'Ebrea di Bratislava , Gisi Fleischmann , donna di gran cuore e d'indomabile energia .
Dal momento che , dietro versamenti di taglie, gli Ebrei potevano, in casi isolati , sfuggire al loro tragico destino, perché non tentare di sottrarre con una sola operazione tutti gli Ebrei alla loro sorte, anche se fosse stato necessario sborsare cifre calcolabili in milioni? Gisi Fleìschmann prese contatto con Wisliceny, avvertendo nello stesso tempo per mezzo di un sistema dì corrieri , l'American Jewish Joint , potente organizzazione filantropica ebraica . Immediatamente raccolta, una somma iniziale di venticinquemila dollari fu versata a Wisliceny ; questi diede assicurazione di ottenere il consenso del Reichsfùhrer per quel che i negoziatori chiamavano con il termine convenzionale di «Europa-Plan». Inutile aggiungere che conversazioni e sondaggi si svolsero nella massima segretezza , poiché la minima indiscrezione poteva produrre conseguenze gravissime . Gli archivi delle SS non ne conservano traccia . Si sono invece conservati gli infiammati appelli rivolti da Gisi Fleischmann alle potenze straniere; ne riportiamo qualche passo, che ci permette di ricostruire quali speranze nutrissero in cuore i membri del suo piccolo gruppo :
[24 marzo 1943]...Disgraziatamente le nostre possibilità sono limitate . Ma la nostra volontà tenace e inflessibilà di raggiungere ì fini che ci siamo proposti ci da forza e coraggio per continuare. Dobbiamo tendere con tutte le nostre forze insieme congiunte al raggiungimento del nostro compito sacro .
[18 giugno 1943]...Chiudo la mia relazione in uri istante che wtrà rimanere scritto nella storia , poiché l'acccttazione del progetto da parte vostra apre qualche possibilità di poter arrestare l'onda terribile dello sterminio. Se quest'opera di amore per l'umanità non sarà condannata al fallimento, potremo dire dì non esser vissuti invano .
È significativo il fatto che Himmler esitò a lungo prima di dare a Wisliceny istruzioni precise . Pare che le sue prime reazioni fossero favorevoli: tra i primi provvedimenti presi in esame sembra figurasse una emigrazione in massa di bambini . Eichmann , però , saldamente abbarbicato alla sua posizione-chiave, faceva del suo meglio per silurare un accordo di questa natura . Gli si presentò un alleato tanto influente quanto inatteso nella persona del Gran Mufti di Gerusalemme, rifugiatosi in Germania fin dall'estate del 1941, che gelosamente vigilava affinchè nessun Ebreo uscisse vivo dal continente europeo . Altre importanti SS, e prima di tutti il capo del servizio di informazioni delle SS, Walter Schellenberg , cercavano di agire su Himmler in senso sfavorevole: per lunghi mesi , quindi , si attese una sua risposta definitiva .
Nel frattempo le deportazioni proseguivano e le camere a gas non restavano inoperose. Il piano di Bratislava , cosi come era stato allora concepito, falli ; e nel 1944 Eichmann si prese la rivincita tramando la deportazione e l'esecuzione di Gisi Fleischmann . Il progetto venne ripreso a Budapest nel marzo del 1944, quando la squadra del IV b al completo fece irruzione in città alla retroguardia delle truppe tedesche.
Di fronte alla catastrofe imminente, il giornalista Rudolf Kastner, che era a cognizione delle trattative intercorse in Slovacchia , fece un estremo tentativo per ripropone; la presenza di Wisliceny in seno al gruppo inviato da Eicbmann a Budapest rendeva più facile ritornare sul progetto .
Le sorti della guerra erano frattanto mutate al punto da indurre Himmler a guardare con risoluto interesse verso queste nuove aperture . Egli designò un incaricato speciale per proseguire i negoziati nella persona di Kurt Becher, ufficiale d'intendenza della Waffen-SS, già segnalatosi alla sua attenzione per aver trattato la liberazione degli Ebrei proprietari del trust industriale ungherese Manfred Weiss, ricavandone notevolissimi vantaggi economici . Nella primavera del 1944, quindi , ebbero finalmente inizio trattative in forma ufficiale . Rudolf Kàstner, riuscito a mettersi a sua volta in contatto con le organizzazioni ebraiche d'oltre oceano, tentava ogni mezzo per stabilire relazioni dirette tra i loro rappresentanti e l'emissario di Himmler. Fu prospettato un incontro a Lisbona ; le controproposte delle SS consistevano nella richiesta di automezzi e medicine in cambio della vita degli Ebrei . Le trattative dovevano svolgersi su basi strettamente economiche , escludendo qualsiasi considerazione di carattere umanitario per evitare di compromettere l'esito. La partita era rischiosa , ma Kastner e i suoi compagni sì dimostrarono buoni psicologi ; gli argomenti da loro usati erano stati meditati con molta abilità ed erano tali da fare impressione sulle menti naziste . Li riportiamo qui di seguito, cosi come furono riassunti in una nota sottoposta a Himmler nel luglio del 1944 :
Pensiamo che l'arresto delle deportazioni in Ungheria costituisca una premessa indispensabile per le trattative dì Lisbona ; stabilito l'accordo , le deportazioni saranno sostituite da una emigrazione coatta degli ultimi Ebrei ungheresi .
Insìstiamo nuovamente, e nel modo più pressante, affinchè gli Ebrei ungheresi già deportati siano risparmiati dalla distruzione totale o parziale, poiché le persone atte al lavoro rappresentano un valore reale per l'economia tedesca , mentre gli inadatti al lavoro, i quali dovranno per primi essere oggetti di scambio, rappresentano un valore latente e rapidamente realizzabile .
Ricordiamo a questo proposito che sin dalle prime trattative si stabili che il significato degli accordi non deve essere soltanto di carattere finanziario. Il contributo che spetta a noidi pagare, e in particolare gli automezzi , rappresentano in pratica un risparmio di vite tedesche . In questo modo, in cambio della vita di questi Ebrei , vi sarà possibile realizzare per via indiretta un'economia di cittadini tedeschi . Data la situazione, pensiamo dunque che qualsiasi deterioramento o diminuzione apportato al patrimonio di vite ebraiche in vostre roani , rappresenti una mossa falsa e un attentato al vostro stesso patrimonio nazionale .
Per quanto lo riguardava, Himmler era ormai senza alcun dubbio conquistato alla causa dell'«Europa-Plan». Ma evitò accuratamente di informarne Hitler, e agi con estrema prudenza . Un collaboratore del Kastner, certo Joé'l Brandt , ebbe la possibilità di recarsi a Istanbul , e di lì al Cairo, allo scopo di condurre innanzi le trattative : la deportazione degli Ebrei di Budapest fu dapprima ritardata , e in seguito non ebbe mai luogo. Come attestato di « buona volontà », piccoli gruppi di Ebrei ungheresi furono convogliati fino alla frontiera svizzera e quindi liberati: tremila nel novembre del 1944, milleduecento nel febbraio del 1945. In pratica gli ostacoli sorsero da parte degli Alleati . Joél Brandt fu internato dalle autorità britanniche, senza aver avuto la possibilità dì portare a termine il suo incarico; e il Dipartimento di Stato americano proibì al dottor Scbwartz , direttore del-l'American Jewish Joint , di trattare con sudditi nemici . A fatica , e grazie all'intervento dei vari negoziatori e intermediari svizzeri o svedesi , queste trattative troppo complicate ebbero una parvenza di prosecuzione ; quanto bastava , tuttavia , sullo sfondo del rapido evolversi della situazione militare , per stimolare il Reichsfiibrer delle SS a nuove concessioni . Il successo dello sbarco alleato in Normandia provocò infatti in lui un vero e proprio capovolgimento; da quel momento non sì limitò più ad agire all'insaputa di Hitler, ma giunse al punto di non tener più in alcun conto la sua espressa volontà . Nell'ottobre del 1944, sempre all'insaputa di Hitler , ordinò che sì ponesse fine alle eliminazioni sistematiche, e, alla fine dell'anno, consenti a proseguire le trattative su di un piano non più economico, ma «umanitario». Nel mese di marzo poi , questo Himmler irriconoscibile dell'anno 1945, questo perfetto incosciente che preparandosi alla resa si domandava se dovesse o meno stringete la mano al generale Eisenhower', invitò a un incontro un rappresentante del Congresso ebraico mondiale, rievocando a questo proposito , la sua « benefica attività » prebellica in favore dell'emigrazione ebraica , alla quale attività avrebbero posto fine soltanto « la guerra e la follia degli uomini»'...
Pochi giorni prima aveva ordinato al generale Polii, comandante supremo di tutti i campi di concentramento, di tralasciare ogni altra attività per recarsi nei campi di maggior importanza e disporre a che gli Ebrei ancora in vita godessero di un trattamento di favore .
Il 5 aprile 1945 nominò Kurt Becher commissario speciale del Reich per i campi di concenttamento, e lo autorizzò a far interrompere l'evacuazione dei campi, o, nel caso, a consegnarli in mano alle autorità alleate. Questi incarichi affidati a Pobl e a Becher, benché svantaggiati dell'anarchia cbe ormai sconvolgeva il Terzo Reich , permisero di evitare non pochi massacri dell'ultima ora ; patimenti l'instancabile dottor Kàstner, vestito di un'uniforme da SS, riusci , buttandosi in una scorribanda pazzesca atttavetso il caos finale, a salvate patecchie centinaia di superstiti .
Questi furono dunque i risultati degli sforzi disperati di un pugno di Ebtei e dì ìntermediari neutrali , in coincidenza con le particolari concezioni di Heinrich Himmler, intesi a impedire lo svolgimento dell'opera di sterminio . Importa aggiungere che, in quanto si è detto innanzi, ci si è limitati alla trama principale dellV Europa-Plan», il quale fu in realtà un accordo estremamentecomplesso, disturbato da mille intrighi , e nel quale ebbero parti di primo piano personaggi come il conte Ber-nadotte o come Cari Burkhatdt , ptesidente della Croce Rossa internazionale. Ma un filo diretto lega l'iniziativa presa nel 1943 da Gisi Fleischmann agli avvenimenti dell'aprile-maggio del 1945, e possiamo ben dire che la « grande opera di amore umano » , appena abbozzata dalla sconosciuta Ebrea di Bratislava , protesse la vita di migliaia di deportati di ogni categoria e nazionalità , e permise che si evitasse la catastrofe peggiore al momento della liquidazione dell'universo concentrazionario tedesco.
È altrettanto impossibile conoscere con esattezza il numero delle vittime del genocidio che valutare il numero delle vite umane salvate in grazia dell'« Europa-Plan » . Un bilancio approssimativo può essere dato dalle poche migliaia di Ebrei autorizzati a recarsi in Svizzera o in Portogallo, da alcune decine di migliaia di altri Ebrei residenti a Budapest ai quali fu risparmiata la deportazione, e infine dai superstiti dei campi di concentramento, sia Ebrei che « ariani », salvati dall'eliminazione nel momento in cui a Berlino si recitavano le ultime scene della Gótterdàmmerung hitleriana . È quindi lecito domandarsi in qual misura le reticenze delle cancellerie e dell'alto comando alleato abbiano una parte di responsabilità nel fallimento parziale dell' '« Europa-Plan» . Anche questo problema merita un rapido esame .
Non vi è dubbio che, a prima vista , le ragioni delle autorità alleate sembrano perfettamente logiche e valide. In tempo di guerra vige il principio assoluto che non si deve svolgere alcuna attività che possa favorire il potenziale di guerra dell'avversario. La consegna di automezzi e medicine, lo sblocco di capitali in territori controllati dal nemico, andavano certamente a profitto di questo; il solo fatto di iniziare trattative con i nazisti , sia pure indirettamente o per interposta persona , avrebbe costituito una trasgressione ai principi solennemente proclamati a Casablanca e a Teheran . Inoltre, una delle condizioni suggerite dai negoziatori delle SS, - che cioè questi automezzi non sarebbero stati utilizzati sul fronte occidentale, - non era forse stata avanzata con il chiarissimo scopo di seminare la discordia tra gli Alleati? E ancora si può dire che la depravazione assoluta del sistema nazista e dei suoi uomini , che si manifestava in tutta la sua evidenza al momento dell'espandersi del genocidio, ponendoli al bando dall'umanità li squalificava in quanto leali partecipanti a un accordo sia pure parziale.
Tuttavia altri negoziati di questo genere ebbero luogo, e furono condotti a buon fine. Ad esempio, quelli relativi ai grandi mutilati di guerra, che durante le ostilità furono a più riprese scambiati tra la Gran Bretagna e il Terzo Reich . Lo stesso avvenne per gli internati civili , e ciò si deve al fatto che, nonostante la crudeltà del conflitto, per tutta la durata delle ostilità restarono in vigore, senza essere mai denunciati, alcuni importanti accordi internazionali , come la Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra . Gli Ebrei dei paesi occupati non erano protetti da alcun accordo; come già si è detto, potevano sfuggire alla sorte comune soltanto gli appartenenti a uno stato belligerante o neutrale. I Tedeschi , quindi, potevano a buon diritto impedire alla Croce Rossa internazionale o alle missioni neutrali l'accesso ai campi di concentramento. A questo proposito notiamo che quando , nel 1939, dopo la dichiarazione dì guerra , il Comitato della Croce Rossa propose ai belligeranti di estendere il beneficio della Convenzione di Ginevra a tutte le popolazioni civili , « senza distinzione di razza , dì confessione, di opinione politica », fu proprio la Gran Bretagna - per crudele ironia - a dimostrare la maggior reticenza nei confronti di un progetto che il Terzo Reich , in quel momento « si dichiarava disposto a discutere » . (Senza dubbio, anche se il testo dell'accordo fosse stato accettato , non per questo i nazisti l'avrebbero osservato; ma tutto il problema si sarebbe spostato su di un altro terreno, e sia la Croce Rossa sia i neutrali sia gli Alleati avrebbero avuto a disposizione mezzi d'azione più efficaci . È significativo sotto questo aspetto il privilegio di cui beneficiarono sino all'ultimo ì prigionieri dì guerra ebrei). Ma, da quel momento, da parte alleata si sarebbe dovuto compiere uno sforzo sia pur difficile di immaginazione per tentare di metter fine all'agonìa delle prime vittime prescelte dal nemico . Nulla fu fatto in questo senso, o fu fatto troppo poco e in ritardo: il "War Refugees Board , organo creato a questo fine dal presidente Roosevelt , non sorse che nel 1944, e la sua attività fu imbrigliata fino alla fine da meschine difficoltà amministrative . Il governo inglese proseguiva con ostinazione implacabile nella sua politica palestinese (quella fissata nel Libro Bianco del 1939), e respingeva sistematicamente in mare le rare imbarcazioni cariche di rifugiati scampati all'inferno hitleriano. A questo proposito furono elevate severe accuse, provenienti talvolta da portavoce autorizzati , contro le cancellerie alleate, e un testimonio del peso di Henry Morgenthau , segretario al Tesoro americano, potè parlare di « connubio satanico di ambiguità e glaciale freddezza britannidie, pari a una sentenza di morte » . In un documento ufficiale lo stesso Morgenthau accusava gli alti funzionati del Dipartimento di Stato:
1) di non essere minimamente riusciti a impedire l'eliminazione degli Ebrei nell'Europa controllata dai Tedeschi ;.
2) di aver mascherato la loro cattiva volontà con l'istiruzione di organizzazioni fittìzie, quali le organizzazioni ìntergovernative , per il controllo del problema dei rifugiati ;
3) di aver soppresso, durante due mesi , le relazioni sulle atrocità tedesche indirizzate al Dipartimento di Stato, dopo che la pubblicazione di documenti analoghi aveva intensificato la pressione dell'opinione pubblica .
D'altra parte, non furono mai presi in considerazione mezzi d'azione di maggior portata , come ad esempio vaste misure di rappresaglia , rese possibili dalla supremazia aerea degli Alleati . E il bombardamento delle fabbriche della morte, - operazione facile dal punto di vista militare, che avrebbe disturbato l'andamento delle eliminazioni e sarebbe stata feconda di effetti psicologici , -benché ripetutamente richiesto dalle organizzazioni ebraiche, venne loro sempre rifiutato.
Commentando la somma di tutte queste manchevolezze, alcuni autori , e in particolare alcuni storici ebrei , hanno parlato senza reticenze dì antisemitismo sistematico : ed è stata citata una frase terribile, pronunciata da un uomo di Stato alleato nella primavera del 1944, nel momento in cui diplomatici tedeschi avevano fatto correre la voce di una prossima evacuazione in massa di Ebrei verso un territorio alleato o neutrale : «E dove mai li metteremo? » . II fattore che si è detto può certamente spiegare molte remore ; ma forse non è necessario ricercare in una ostilità cosciente il motivo essenziale dell'inerzia pressoché generale di tutto il mondo di fronte al martirologio ebraico . Si trattava piuttosto di uno stato di cose ormai stabilito e accettato; e l'assenza di testi o convenzioni che potessero proteggere gli Ebrei contribuiva a consacrare la loro secolare e inerme debolezza . Le loro sofferenze non potevano trovar eco, perché il mondo si rassegnava facilmente a udire i loro lamenti . Né essi avevano altri argomenti da gettare sul piatto della bilancia. La condizione di un popolo senza patria, la cui stessa impotenza, attraverso i secoli, ha sempre agito come una provocazione alla strage, fu in realtà il motivo centrale di una impunità di fatto, della quale i nazisti intuivano di poter godere a loro agio. Nel testo di una relazione tedesca sulle razze definite «inferiori», l'autore, dottor Wetzel, parlando dell'avvenire della Polonia , si lascia sfuggire parole assai significative :
È evidente die il problema polacco non potrà essere risolto semplicemente con la liquidazione dei Polacchi, cosi come è stato possibile con gli Ebrei. Una soluzione di questo genere verrebbe a pesare gravemente sul buon nome del popolo tedesco anche in un lontano avvenire, annullerebbe ogni simpatia a suo riguardo e indurrebbe gli altri popoli a domandarsi se un giorno o l'altro non avranno a subire la medesima sorte '.
E a buon diritto Goebbcls , nel momento in cui l'opera di eliminazione toccava il culmine, poteva accompagnare con i suoi sarcasmi l'agonia degli Ebrei :
Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno uno state ebraico in qualche parte del mondo? Lo si saprà a suo tempo. Ma è interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore degli Ebrei , rifiutano costantemente di accoglierli . Dicono che sono i pionieri della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica , ma quando si chiede loro di accettare questi geni , chiudono loro le frontiere e dicono che non sanno che farsene . È un e unico nella storia questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni (marzo 1943) .


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