Campo di Concentramento di Ferramonti - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Campo di Concentramento di FERRAMONTI di TARSIA (Italia)

Solo it campo di Ferramonti , in Cosenza, e stato appositamente progettato e costruito per servire a tale scopo. Vi si ritrovano infatti it filo spinato, le torri di guardia, it sistema dei tre appelli al giorno e cosi via.
Il campo, che dipendeva dal ministero dell'Interno (Direzione generale della popolazione e della razza), aveva una ricezione di 3000 posti ed era dotato di 92 baracche di tre tipi diversi. Il primo tipo ospitava 30 persone e si estendeva su una superficie di 335 metri quadri, suddivisa in due grandi sale, con una cucina, due punti di erogazione dell'acqua e latrine comuni; il secondo, un po' piu piccolo, pari a 270 metri quadri, era destinato a otto famiglie di cinque persone, con cucina privata e latrine comuni, mentre il terzo poteva ospitare 12 famiglie di tre persone, anche in questo caso con cucina privata e sale comuni. La baracca era sempre piantonata da un detenuto, nominato dai suoi compagni alto scopo di sorvegliare gli effetti personali.
Si viene internati a Ferramonti per effetto delle leggi razziali ma anche per motivi di <<sicurezza pubblica>>, tra cui it possesso di documenti falsi o la <<propaganda sovversiva e antifascista>>. Secondo il regolamento, i detenuti sono sottoposti a tre appelli (alle 9, alle 12 e alle 19), che nella maggior parte dei casi si riducono a due.
Notiamo che si e molto lontani dall'atroce realta degli appelli nei campi nazisti e sovietici, che possono durare ore e ore in un clima polare. Qualche detenuto ricorda addirittura con un certo divertimento it modo in cui veniva pronunciato it suo nome in quella circostanza .
Benche proibite dal regolamento del campo, le uscite possono essere <<autorizzate in via eccezionale>>: un'eccezione che si ripete cosi spesso da allarmare nel 1943 le autorita di Roma.
I detenuti infatti hanno diritto a uscire per consultare un medico specialista, in caso di morte o malattia grave di un parente stretto o, ancora, per presentarsi a un esame o a un concorso. Infine, non esiste lavoro obbligatorio ed e permesso ricevere pacchi.
Cio nonostante, Ferramonti è un campo di detenzione severo, circondato dal filo spinato, costruito in una regione insalubre, il che provocherà dei casi di malaria. Sottolineiamo la presenza della malaria, in quanto costituisce una minaccia permanente: alla minima pioggia,l'acqua ristagna nel campo. Le condizioni igieniche sono assai mediocri, perlomeno i primi tempi del funzionamento della struttura, dato che le baracche sono appena terminate quando iniziano ad affluire i primi prigionieri, nell'estate del 1940.9 .
Si può tuttavia contare su una vera infermeria e, sebbene non sia eccessivamente apprezzato, il primo medico fa comunque il suo dovere.
Quanto al cibo, si rivelera sufficiente, perlomeno sino al 1943, data in cui si registra un netto degrado. A meta agosto del 1943 la razione di pane, accompagnata da una brodaglia che assomiglia vagamente a una minestra, si riduce infatti in modo drastico a 150 grammi.
Il campo era diretto da un commissario per la sicurezza pubblica, coadiuvato da un vice, una decina di agenti e 75 uomini della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN). Un detenuto era eletto capobaracca dai compagni e l'insieme dei capibaracca eleggeva un capocampo, l'interlocutore privilegiato della direzione. Anche in questo caso bisogna riconoscere che, per quanto severo, il campo di Ferramonti ha ben poco a che vedere con quelli nazisti, e al suo confronto anche i campi di Vichy sembrano più duri.
Carlo Capogreco, autore di uno studio sulla <<vita e gli uomini del piu grande campo d'internamento fascista>>, può parlare di una <<straordinaria comunita autogestita con un parlamento, scuole, servizi sociali e sanitari, sinagoghe, mense>> e persino un « oasi di pace>>. Vi può infatti operare indisturbata un'opera pia come la Mensa dei bambini; vi si costruisce una sinagoga di 35 metri per 5; con l'autorizzazione del capocampo, i cattolici chiedono e "ottengono" un sacerdote e vi è allestito un <<tribunale di pace>>, composto di detenuti, per comporre le controversie.
Si organizzano partite di calcio "la squadra della Germania è composta di ebrei tedeschi sfuggiti al nazismo!" , si improvvisano concerti e rappresentazioni teatrali, si aprono scuole (elementare, media e superiore).
Guardiani e internati festeggiano insieme il capodanno del 1943 e it direttore tiene un discorso di cui molti si ricorderanno a lungo: «Chi lo sa? Tra un anno forse i nostri ruoli saranno invertiti, io potrei es-sere internato e voi i miei custodi!>>.
l direttore adotta <<una politica di rispetto e di tolleranza nei confronti degli internati ... trattamento da parte delle autorita di pubblica sicurezza fu, con rare eccezioni, corretto e tollerante».
I 3.682 ebrei stranieri e i 141 ebrei italiani che vi sono passati possono testimoniarlo, e gli archivi lo confermano: 4 matrimoni, 21 nascite, 29 morti e 4 evasioni in tre anni di funzionamento, senza dimenticare 8 arresti per essersi rifiutati di salutare it tricolore o per aver cantato Bandiera rossa, o ancora per essersi presentati in ritardo all'appello o per atti osceni (due uomini erano stati sorpresi mentre si baciavano!). Simili arresti ricordano comunque il clima generale del fascismo: non si poteva uscire dalle baracche tra le 7 e le 21, leggere i giornali stranieri senza autorizzazione, era proibito giocare a carte o a qualsiasi altro gioco che potesse <<costituire motivo di litigio>>.
Come scrive un autore di una minuziosa cronaca del campo, <<Ferramonti non è Dachau, è un lager di Mussolini» . Ferramonti fu certamente un campo di concentramento, ma soprattutto un campo d'attesa, un campo che isolava ma nel contempo proteggeva.
Il 25 luglio 1943 la caduta di Mussolini porta alla liberazione della maggioranza dei detenuti, ma non necessariamente degli ebrei, soprattutto quelli di nazionalita straniera, ne dei comunisti e degli anarchici. L'8 settembre, data dell'armistizio, a tutti gli internati del Sud e finalmente restituita la libertà da parte delle forze alleate.
Senza rendersene conto, nel settembre del 1943 gli inglesi hanno liberato it primo campo di concentramento europeo.
Si stima che in territorio italiano esistettero più di 400 luoghi di detenzione .

FERRAMONTI DI TARSIA

FONDAZIONE INTERNAZIONALE "FERRAMONTI DI TARSIA" PER L'AMICIZIA TRA I POPOLI
Via D. Frugiuele, 11
casella postale 159 87100 Cosenza (Italia)

Tel.: 0984.32377, 340.4642173
Fax : 0984.32377
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Sito Internet: http://www.fondazioneferramonti.it/memoria.php


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