La sconfitta della Germania di Hitler - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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La SCONFITTA del regime nazionalista di Hitler

L'apertura del secondo fronte da parte della coalizione antinazista, con lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, aprì la fase finale della guerra contro la Germania ma scatenò anche l'ultima fase della dinamica interna al regime. L'approssimarsi ormai al cuore del Reich della tenaglia aperta da ovest in aggiunta a quella che avanzava dall'est con l'incessante offensiva dell'Armata rossa, che continuava a ricacciare le forze tedesche sempre più a occidente, significava che la Germania era ormai costretta a difendersi sul proprio stesso suolo e che poteva contare solo sulle proprie forze e sulle riserve accumulate, dopo la progressiva perdita dei territori occupati.
Poiché nessun segno di conciliazione era possibile tra i due raggruppamenti di potenza in lotta - né gli alleati intendevano recedere dalla richiesta della capitolazione incondizionata della Germania, così come era già awenuto in precedenza nel caso dell'Italia, né la Germania era disposta a disfarsi del regime nazista - soltanto la sconfitta totale della Germania poteva portare al silenzio delle armi. Era ancora possibile nell'estate del 1944 evitare il prolungamento della guerra e le perdite umane che esso avrebbe provocato nella prospettiva comunque della sicura sconfitta del Terzo Reich?
Fu in questa prospettiva e nella speranza ancora di salvare il salvabile che il 20 luglio 1944 il Colonello von Stauffenberg collocò al quartier generale di Hitler, alla Wolfschanze (la "tana del lupo" vedi Opposizione), l'ordigno che, uccidendo il Fúhrer, avrebbe restituito alla Wehrmacht, paralizzata dal giuramento di fedeltà, la sua libertà di iniziativa, e avrebbe dato il segnale per il passaggio dei poteri alla cerchia degli oppositori aprendo la via anche alle trattative per la cessazione del conflitto. La situazione era comunque complicata perché tra le stesse componenti del complotto non mancavano le divergenze sulla condotta da seguire: accettare la resa incondizionata o trattare la cessazione delle ostilità all'ovest per gettare tutto il peso della residua forza militare sul versante orientale, contro i bolscevichi?
Il fallimento dell'attentato, per ragioni tecniche e fortuite nello stesso tempo, rese vano questo estremo tentativo, che trasmise viceversa alla dirigenza nazista la coscienza di quanto fosse vasta la rete dei cospiratori che a vario titolo e con diverse posizioni avevano guardato all'iniziativa dei militari come all'unica via per tentare di arrestare l'inevitabile naufragio. La reazione del regime fu durissima; fu durissima la repressione, che coinvolse alcune migliaia di persone, fu durissima la vendetta di Hitler che si sentì tradito soprattutto dalla Wehrmacht. Per questo, l'appello per l'ennesima volta a fare quadrato intorno al Fùhrer si risolse anche in un'ulteriore concentrazione del potere nelle mani dei più fidati collaboratori di Hitler.
Abbiamo già accennato al ruolo di responsabile per la condotta della guerra totale che fu assunto ora da Goebbels; sotto un altro profilo, con la nomina a ministro degli interni del Reich di Himmler, già capo delle ss e della polizia e Commissario per il consolidamento della razza tedesca, le funzioni esecutive più importanti nel campo della sicurezza interna erano unificate in colui che con continuità aveva incarnato la quintessenza dell'apparato terroristico del regime.
Il regime visse gli ultimi successi con i colpi di coda delle armi missilistiche, costruite in buona parte con il lavoro forzato dei deportati, lanciate contro l'Inghilterra, e compì gli ultimi crimini contro lo stesso popolo tedesco mandando al fronte i ragazzi di 16 anni e le classi più anziane raccolte in fretta nel cosiddetto Volkssturm, in un estremo sussulto di demagogia nazionale. II resto sembra non avere storia. Ovvero è la storia del regime che si awita su se stesso e che trascina nella sua rovina l'intera Germania.
La resistenza a oltranza ordinata da Hitler al di là di ogni ragionevole aspettativa e l'ordine di fare della Germania terra bruciata, così come era stato fatto nella ritirata dai territori occupati, l'ordine dato da Himmler di evacuare i campi di concentramento all'est, causando in questo modo la morte di altre centinaia di migliaia di deportati costretti ad affrontare le defatiganti marce di spostamento, rendono le immagini del declino del Terzo 'Reich illuminate dai bagliori di un grande incendio, quasi una nemesi nella sorte del regime costruito sul-la scia delle fiamme del Reichstag.
La capitolazione incondizionata dell'8 maggio 1945, dopo il suicidio di Hitler e Goebbels nel bunker della cancelleria e l'arrivo dei sovietici a Berlino, dopo l'estremo e ambiguo tentativo dell'ammiraglio Dónitz di assicurare la soprawivenza di un governo tedesco senza dissociarsi dal regime, del quale era stato peraltro uno dei pilastri militari, pose fine alla vicenda bellica e aprì i problemi dello smantellamento del regime nazista e della sorte della Germania futura. L'occupazione quadripartita della Germania fu il primo passo che sancì con la sconfitta il venir meno di un'autorità centrale tedesca. Nell'occupazione erano impliciti anche i germi della divisione che nel clima della guerra fredda sfociò nella rottura dell'unità statuale e nazionale del Reich, come conseguenza non solo della guerra perduta ma delle responsabilità per lo scatenamento del conflitto mondiale e della messa a sacco dell'Europa.
Proprio al tema delle responsabilità per le atrocità legate alla guerra fu associato l'unico atto che vide l'unanime consenso delle potenze vincitrici, vale a di-re la celebrazione del processo di Norimberga, che fu chiamato sul finire del 1945 a giudicare i principali responsabili del regime nazista accusati di crimini di guerra e contro l'umanità. Un verdetto nel quale era racchiusa senza possibilità di appello la condanna del regime nazista e anche l'awio di una ricostruzione storico-documentaria che per le dimensioni territoriali, per il complesso degli sconvolgimenti che ne sono l'oggetto e per la capillarità delle vicende individuali e collettive è a tutt'oggi ben lungi dall'essere conclusa.


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