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 Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Giorgio Perlasca è mandato come incaricato d'affari con lo status di diplomatico nei paesi dell'Est per comprare carne per l'Esercito italiano.
L'Armistizio tra l'Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) lo coglie a Budapest: (Ungheria) sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re, rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici. Quando i tedeschi prendono il potere (metà ottobre 1944) affidano il governo alle Croci Frecciate, i nazisti ungheresi, che iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le deportazioni verso i cittadini di religione ebraica.
Si prospetta il trasferimento degli internati diplomatici in Germania. Approfittando di un permesso per visita medica Perlasca fugge. Si nasconde prima presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l'Ambasciata spagnola, in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con Sanz Briz, l'Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.
A fine novembre Sanz Briz deve lasciare Budapest e l'Ungheria per non riconoscere il governo filo nazista. Il giorno dopo, il Ministero degli Interni ordina di sgomberare le case dove proteggevano gli Ebrei perché é venuto a conoscenza della partenza dell'Ambasciatore.
È qui che Giorgio Perlasca prende la sua decisione: "Sospendete tutto! State sbagliando! Sanz Briz si è recato a Berna per comunicare più facilmente con Madrid. La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza". E' creduto e le operazioni di rastrellamento vengono sospese. Il giorno dopo su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina ad Ambasciatore spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.
Dal dicembre 1944 al gennaio 1945, per 45 giorni Jorge Perlasca come diplomatico regge pressoché da solo l'Ambasciata spagnola, organizzando l'incredibile "impostura" che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in "case protette" lungo il Danubio. Li tutela dalle incursioni delle Croci Frecciate, si reca con Wallenberg, l'incaricato personale del Re di Svezia, alla stazione per cercare di recuperare i protetti, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorità tedesche di occupazione, rilascia migliaia di salvacondotti che recitano "parenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile, Lei resterà qui sotto la protezione del governo spagnolo", sfruttando abilmente una legge spagnola che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli Ebrei Sefarditi. In totale riesce a portare in salvo 5.218 Ebrei ungheresi.
Dopo l'entrata in Budapest dell'Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia. Da eroe solitario diventa un "uomo qualunque": conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.
Grazie ad alcune donne Ebree ungheresi, ragazzine all'epoca delle persecuzioni, che attraverso il giornale della comunità ebraica di Budapest ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la Seconda guerra mondiale le aveva salvate, la vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio. Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto, perché ritiene necessario rivolgersi alle giovani generazioni affinché tali follie non abbiano mai più a ripetersi.
Giorgio Perlasca è morto nel 1992. Sepolto nel cimitero di Maserà (Padova) ha voluto essere sepolto con al fianco delle date un'unica frase: "Giusto tra le Nazioni", in ebraico.
Il 09 giugno 1988 YAD VASHEM ha riconosciuto Giorgio Perlasca "Giusto tra le Nazioni" .
ONORIFICENZE a Giorgio Perlasca :
Medaglia d'oro al Valor Civile Italia, 1992
Grande Ufficiale della Repubblica Italia, 1990
Medaglia della Knesset (Parlamento Israeliano) Gerusalemme, 1989
Sigillo Città di Padova Padova, 1989
Stella al Merito Ungheria, 1989
Medaglia del Museo dell'Olocausto Stati Uniti, 1990
Medaglia Raoul Wallenberg Stati Uniti, 1990
Ordine di Isabella La Cattolica Spagna, 1991
Attestato rilasciato dalla Fondazione Canergie.
Un busto di Giorgio Perlasca sara' scoperto davanti all'Istituto italiano di Cultura a Budapest mercoledi' 23 gennaio 2008. Il busto e' stato realizzato dallo scultore Giampiero Cudi .
31 gennaio 1910 - 2010 - Le Poste italiane hanno dedicato al centenario della nascita di Giorgio Perlasca. un francobollo con tiratura di 4 milioni di copie e il bollettino illustrativo firmato da Franco Perlasca. L'uscita è avvenuta il 31 gennaio in contemporanea a Padova e Como con relativi annulli.
Per iniziativa del figlio Franco Perlasca e per onorare la memoria di Giorgio Perlasca viene costituita la Fondazione denominata "GIORGIO PERLASCA". La Fondazione ha sede legale in Padova , via Monte Frassenelle n. 3. Sito web .
Luoghi pubblici dedicati a Giorgio Perlasca :
In questi ultimi anni molte Amministrazioni pubbliche hanno deciso di dedicare alla figura e all’esempio di Giorgio Perlasca vie, piazze e parchi. Così molti plessi scolastici portano il nome di Giorgio Perlasca.
Vie e Piazze: Acerra (Na), Alcamo (Tp), Bassano del Grappa (Vi), Bisceglie (Ba), Bollate (Mi), Bologna, Cadoneghe (Pd), Campodarsego (Pd), Calderara di Reno (Bo), Carini (Pa), Caserta, Cesena, Cremella (Lc), Crevalcore (Bo), Faenza (Ra), Felino (Fr), Fermo, Ferrara, Forlì, Francavilla a Mare (Ch), Genova, Giovenzano (Pv), Legnago (Vr), Leinì (To), Lendinara (Ro), Lizzano (Ta), New York-Brooklyn, Martinengo (Bg), Maserà (Pd), Mezzolombardo (Tn), Milano, Modena, Monselice (Pd), Montebelluna (Tv), Montegranaro (Ap), Montesilvano (Pe), Nardò (Le), Nerviano (Mi), Novara, Noventa Padovana (Pd), Nuoro, Osimo (An), Ostra Vetere (An), Ozzano dell'Emilia (Bo), Padova, Palermo, Pandola (Av), Parma, Piacenza, Pianiga (Ve), Pisa, Prato, Ragusa, Rimini, Roccafluvione (Ap), Roma, Rovellasca (Co), Rubano (Pd), San Nicola la Strada (Ce), S.Maria Capua a Vetere (Ce), Sant'Antioco (Ca), San Vito dei Normanni (Br), Servigliano (Ap), Sulmona (Aq), Tavernerio (Co), Teolo (Pd), Teramo, Torino, Trebaseleghe (Pd), Vellezzo Bellini (Pv), Verona, Vibo Valentia, Vigevano (Pv), Vigonza (Pd), Villa Estense (Pd), Villa Poma (Mn), Villa S. Angelo (Aq), Visciano (Na).
Giardini e Parchi:Bovisio Masciago (Mi), Cernobbio (Co), Ceva (Cn), Padova, Pozzuolo Martesana (Mi), Selvazzano Dentro (Pd), Rovereto (Tn), Taranto, Villa Castelli (Br), Varese.
Plessi scolastici: Anzano del Parco (Co), Bareggio (Mi), Bizzarone (Co), Budapest, Maserà (Pd), Pontecagnano (Sa), Montottone (Ap), Roma.
Un francobollo per Perlasca
Padova , 9 gennaio 2010 - Il "giusto fra le nazioni" Giorgio Perlasca riuscì a salvare oltre cinquemila persone di origini ebraiche: al suo ricordo è dedicato il primo francobollo che le poste italiane emetteranno quest'anno. Il francobollo (valore di 0,60 euro) arriverà agli sportelli postali il 31 gennaio: riproduce, in primo piano, un ritratto di Giorgio Perlasca e, alle sue spalle, l'immagine di un gruppo di persone, testimoni simbolici del suo eroismo; al centro è rappresentato un filo spinato stilizzato. A commento dell'emissione verrà posto in vendita un bollettino illustrativo a firma di Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca e presidente della Fondazione intitolata a suo padre. Gli annulli speciali primo giorno di emissione saranno apposti a Como (luogo di nascita di Perlasca nel 1910) e a Padova (dove ha poi vissuto).
Morta a 99 anni la vedova di Giorgio Perlasca, "Giusto delle Nazioni"
Il Gazzettino, 29 agosto 2010 - Padova - Si è spenta oggi a Padova Nerina Del Pin, 99 anni, vedova del "Giusto delle Nazioni" Giorgio Perlasca. La notizia della sua scomparsa è stata data dal figlio Franco Perlasca, presidente della Fondazione Giorgio Perlasca. Nerina Del Pin che l'8 gennaio avrebbe compiuto 100 anni, era la memoria storica dell'impresa compiuta dal marito Giorgio il quale, fingendosi console di Spagna, tra il 1944 e il 1945 a Budapest salvò dalla deportazione 5.218 ebrei. La vicenda è narrata in vari libri e nella fiction interpretata da Luca Zingaretti ed Amanda Sandrelli.
Imbrattata la targa dedicata a Giorgio Perlasca
Varese Laghi 05 dicembre 2010 - La targa si trova in viale Aguggiari. Perlasca si era distinto durante la seconda guerra mondiale per aver salvato migliaia di ebrei ungheresi dallo sterminio nazista.
Nella notte tra sabato 4 e domenica 5 dicembre al "Giardino dei Giusti" di Varese in viale Aguggiari, vicino alla chiesa Massimiliano Kolbe, è stata imbrattata con della vernice nera la targa in ricordo del giusto tra le nazioni Giorgio Perlasca. Ignota la mano dello stupido imbrattatore. Perlasca si era distinto durante la seconda guerra mondiale per aver salvato migliaia di ebrei ungheresi dallo sterminio nazista. Perlasca, congedato forzosamente per questa sua «tenerezza filoebraica», lavorava per una ditta di import-export e girava per l’Europa, soprattutto nei paesi dell’est. Quando arrivò a Budapest (Ungheria) la città era in mano agli spietati nyilas, milizie naziste ungheresi appoggiate dai tedeschi. La storia di quei drammatici mesi è ormai conosciuta: Perlasca si fece passare per diplomatico spagnolo, in questo modo potè trattare con i vertici del governo ungherese e mettere in salvo nelle sedi e nelle case della legazione spagnola migliaia di ebrei altrimenti destinati ai campi di sterminio.
Una figura importante, quella di Perlasca, che ha illuminato il Novecento nella sua parte più buia.
Israele: una foresta dedicata a Perlasca
Piantati 10mila alberi dedicati all'uomo che spacciandosi per console spagnolo salvò migliaia di ebrei
Milano - Gli alberi come simbolo delle vite salvate. Con questo spirito in Israele è stata inaugurata una foresta dedicata a Giorgio Perlasca, lo Schindler italiano che strappò ai carnefici tedeschi più di 5 mila ebrei ungheresi. Una foresta di 10 mila alberi con pini, cipressi eucalipti, fichi, querce e pistacchi.
La Storia - Li ha fatti piantare Walter Arbib, un uomo con una sua straordinaria storia personale. Ebreo nato in Libia, negli anni Sessanta vide la sua casa a Tripoli incendiata dai libici. Fuggito in Italia, e’ divenuto imprenditore e filantropo. E’ titolare della compagnia aerea «SkyLink», con base in Canada. Fu lui a curare il trasporto del famoso obelisco di Axum, quando l'Italia decise di restituirlo all'Etiopia. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nei giorni scorsi ha visitato Israele, ha molto apprezzato l’iniziativa di Arbib e gli ha fatto consegnare una targa su cui sono messi in evidenza il coraggio e la profonda umanità di Perlasca. «Un uomo normale lo ha definito il figlio Franco durante la cerimonia non un eroe, perché lui riteneva di aver fatto solo il proprio dovere». In effetti, a chi gli chiedeva perché si fosse esposto a tanti pericoli rispondeva sempre: «Lei cosa avrebbe fatto al posto mio?». Durante la Seconda guerra mondiale, Perlasca lavorava in Ungheria per una ditta che importava bestiame. Alcuni Paesi, fra cui la Spagna, avevano facoltà di concedere asilo agli ebrei. Perlasca cambiò il suo nome Giorgio in Jorge e, spacciandosi per diplomatico spagnolo, ingannò i tedeschi e prese sotto la sua protezione migliaia di ebrei. «Molte persone hanno potuto avere una vita, hanno visto nascere figli e nipoti, grazie a Perlasca», ha detto il vicepremier d’Israele Silvan Shalom, mentre su uno spiazzo, in mezzo alla foresta, scopriva la lapide sulla quale lo Schindler italiano è celebrato come «un Giusto delle Nazioni». Convinto di aver compiuto solo un dovere umanitario, Perlasca non parlò con nessuno della sua straordinaria vicenda. Fino al 1988 racconta il figlio Franco io non sapevo nulla di cio’ che aveva fatto. Finche’ un giorno si presentarono a casa a Padova due anziani signori. Erano due degli oltre 5 mila salvati da mio padre. Avevano cercato per anni il loro salvatore e ora lo avevano trovato». I 10 mila alberi che adesso ricordano il coraggio di un «uomo normale» sono stati piantati a cominciare dal 2004 su una collina della Galilea. E si è atteso che crescessero prima di celebrare l’iniziativa. Fanno parte della Ahihud forest, una grande distesa di alberi piantati all’inizio degli anni Cinquanta dagli ebrei emigrati verso il nuovo stato israeliano.
Fonte: Corriere della Sera
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