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 ...Vedo la libertà dietro il filo spinato...Questa è un’ altra agghiacciante storia di memorie che presenta molte affinità con una ben conosciuta Anna Frank , vittima storica della Shoah . In comune hanno anche , se pur con proporzioni diverse , l’innegabile valore documentario , ai fini della memoria presentata nel marzo del 2007 con il Diario di Helga Deen intitolato “Kamp Vught!” .
Helga Deen ed i suoi familiari , il padre Willy, la madre Käthe Wolff e il fratello Klaus Gottfried, tutti di religione ebraica abitavano a Tilburg, nel sud dei Paesi Bassi .
Helga nata il 6 aprile del 1925 , a 18 anni frequentava l’ultimo anno delle scuole superiori prima del suo arresto . I nazisti , dopo l’entrata nel paese , cominciarono subito a mettere in atto la caccia agli Ebrei con sistematici rastrellamenti di massa . Suo padre era responsabile dell’«Ufficio permessi di trasporto» della comunità ebraica locale e questo risparmia alla famiglia la deportazione , almeno fino all’ aprile 1943. Nel febbraio dello stesso anno , la famiglia Deen viene sfrattata dalla propria casa di Pelgrimsweg 45, data poi in affitto ad un ispettore di polizia , ed il 1° giugno 1943 fu deportata, insieme a tutti gli Ebrei di Tilburg , sulla base di una delazione, nel campo di concentramento di Vugh a pochi chilometri a nord della città . È qui, dopo l’arrivo, che Helga comincia a scrivere la sua cronaca dell’inferno. Si rivolge a Kees van den Berg , il ragazzo con cui ha avuto una storia d’amore e che non rivedrà mai più. Gli scrive: «Forse questo diario ti deluderà perché non contiene fatti. Ma forse sarai felice di trovare me tra queste righe: i conflitti, i dubbi, la disperazione, la timidezza». Riuscì a far avere al suo fidanzato il Diario ed altre sue piccole cose (tra cui una penna stilografica, alcune lettere e cartoline e una ciocca di capelli) racchiuse in una borsetta . Un mese dopo , come avvenne con Anna Frank , furono trasferiti al Campo di raccolta di Westerbork presso Midden-Drenthe e da qui , il 16 luglio 1943 nel campo di sterminio di Sobibór in Polonia, dove l'intera famiglia venne uccisa. Kee van den Berg, fotografo di professione , lo ha tenuto nascosto come una reliquia fino alla morte, avvenuta nel 2004. Il figlio Conrad lo ha poi fatto avere all'archivio storico di Tilburg . Lo ha fatto in modo semplice, con un’ email : «Ecco il materiale che mio padre mi ha lasciato in eredità». L’archivista Gerrit Kobes lo legge e si accorge subito del valore di quelle pagine . Redatto in ventuno pagine di un quadernetto verde, alcune delle quali corredate con disegni . il diario è stato pubblicato con il titolo Kamp Vught, dal nome della località in cui si trovava il campo di raccolta in cui la giovane fu inizialmente internata . In esso viene dato conto dei numerosi convogli di trasferimento carichi di donne e bambini verso i vari campi della Germania e della Polonia. Ora lasciamo spazio alle tragiche testimonianze di una giovane donna strappata a forza dalla vita .
… Vedo la libertà dietro il filo spinato... carissimo(rivolta al fidanzato) , la situazione, finora, va meglio del previsto… sono in una baracca vuota, sulla brandina più bassa (ce ne sono tre una sull’altra) e se da qui guardo fuori dalla finestra vedo betulle, abeti, il cielo azzurro con delle nuvole bianche … oggi siamo stati "spidocchiati" e non possiamo uscire dalla baracca ... Ho pensato a ieri notte, quando eravamo felici, distesi l'uno vicino all'altra, e guardavamo il cielo …che condizioni spaventose ci sono qui , sono distrutta, ma voglio andare avanti ... giorno per giorno vediamo la libertà al di là dei fili spinati…
Il 6 giugno 1943 Helga trascrive un trasferimento che l’ha impressionata. A sconvolgerla è uno dei convogli più tragici del conflitto mondiale, quello del 6 e del 7 giugno, quando 1.249 bambini ebrei vengono trasferiti dal campo di Vught a quelli di Auschwitz e Sobibor in Polonia.
… sono a pezzi e domani ci sarà di nuovo , ma se la mia forza di volontà muore, allora muoio anch’io … E’ troppo… anche se proprio tutti sono gentili con me, mi sento così sola…
Spera di poter in qualche modo lavorare , per ritardare il più possibile la deportazione e di lì a poco le comunicano che il 2 luglio potrà andare, «anche se in prova», alla fabbrica della Philips. Poi la doccia fredda: anche lei sarà trasferita. E così compila il diario per l’ultima volta dedicando queste parole al suo amato e a due amici.
…cari voi tre ...oggi è passato un mese , che anniversario! …è annunciato un nuovo trasferimento e ora tocca a noi…ora le ultime parole le dedico a te…il diario riuscirai ad averlo … non ho più paura, non ci sono più sorprese spaventose, l'impossibile è diventato possibile … debbo far su le mie cose, stamattina la morte di un bambino mi ha messo sottosopra… questa è una cosa che non va più dimenticata… Helga Deen
Quello di Deen è il terzo diario da un campo di concentramento un'esperienza drammatica e senza ritorno.
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