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 GLI I.M.I DI CLAUDIO SOMMARUGA
DOCUMENTI D'ARCHIVIO DI CLAUDIO SOMMARUGA

L'8 settembre 1943 è una delle date simbolo del secondo conflitto mondiale. E' il giorno dell'armistizio, della fine delle ostilità fra l'Italia e gli eserciti alleati . L'atto ufficiale fu firmato il 3 settembre a Cassibile, in provincia di Sìracusa , dai generali Castellano e Bedell Smith , ma venne reso noto solo cinque giorni più tardi . A dare l'annuncio al paese fu il maresciallo Pietro Badoglio, a cui, il 25 luglio dello stesso anno, dopo la destituzione di Mussolini , il re aveva conferito l'incarico di capo del governo : «II governo italiano [questo il testo letto alla radio da Badoglio], riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la schiacciante potenza avversaria , nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione , ha chiesto l'armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate angloamericane . La richiesta è stata accolta . Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».
La notizia dell'armistizio fu accolta con gioia dalla popolazione . Molti si illusero che segnasse la fine della guerra : dovettero ricredersi . Le parole di Badoglio gettarono l'Italia nel caos più completo e scatenarono l'immediata reazione della Germania nazista: mentre il re e il governo lasciavano Roma per rifugiarsi a Brindisi , i tedeschi (che avevano giù subodorato quello che essi definivano «il tradimento») scatenarono la controffensiva e procedettero all'occupazione delle regioni centro-settentrionali della penisola . Il nuovo corso degli eventi colse di sorpresa il regio esercito, acquartierato in Italia e in diversi angoli d'Europa . In pochi giorni le truppe italiane, prive di ordini precisi , furono facile preda delle ben più organizzate (e meglio equipaggiate) milizie naziste . La confusione del momento e il senso di sgomento provato dai soldati italiani . «Ci si interrogava l'un l'altro, ufficiali , sottufficiali e truppa . Era chiaro che la guerra era terminata e che non dovevamo più combattere chi , sino a quel momento, era stato il nostro avversario. Ma fu l'ultima parte del proclama di Badoglio che ci lasciò allibiti : verso chi reagire se non contro i nostri alleati? Le richieste via radio, le interrogazioni tra i vari comandi, fra arma e arma , i consigli , i suggerimenti contribuirono, minuto dopo minuto, a creare maggiore confusione . Ogni comando la pensava in modo diverso. Intanto, non lontano da noi, da Cefalonia e Corfù, si udiva il rombo del cannone... I tedeschi, in quel periodo non molti , per la verità , non persero tempo. Sebbene in numero irrilevante rispetto alle nostre forze, seppero destreggiarsi in una situazione che non sarebbe divenuta così precaria per i nostri comandi se fosse stata preceduta da informazioni tempestive e più avvedute, dando il tempo di prendere decisioni ragionate... Isolati , senza contatti , ogni reparto agì di propria iniziativa , nel modo che tutti oggi conoscono, con il sacrificio quasi totale, sopraffatti dalle truppe tedesche sopraggiunte in forze».
Oltre alla disorganizzazione, alle carenze strutturali del regio esercito e all'incapacità dei comandi italiani di gestire la situazione, in quell'occasione pesò anche il comportamento disonesto degli ufficiali tedeschi . «Un fattore determinante fu poi quello del mancare alla parola data da parte dei generali di Hitler, i quali promisero in perfetta malafede ai loro ex alleati che li avrebbero rimpatriati una volta avessero consegnato le armi . Fuori dalla madrepatria gli eventi non avrebbero preso il corso che presero senza il perfido inganno, l'imbroglio sleale e l'abuso vergognoso della fiducia che troppi ufficiali italiani ancora riponevano nei vecchi compagni d'armi».
Nella «retata» organizzata dai nazisti caddero migliaia e migliaia di soldati .
«Consegnarono le armi circa 416 mila italiani , nella zona di Roma e nell'Italia meridionale ne furono disarmati circa 102 mila , nella Francia meridionale non più di 59 mila e nei Balcani e nelle isole del Mediterraneo orientale circa 430 mila . Complessivamente furono disarmati quindi 1 milione e 7 mila italiani . Il resto dell'esercito regio, per lo meno 2 milioni e 700 mila uomini , andò a casa , si unì ai partigiani o si trovava nell'Italia meridionale nel territorio occupato dagli alleati e rimase per il momento ancora sotto le armi».
Tra i disarmati una parte accettò di restare al servizio dei tedeschi o di passare alle milizie fasciste, un'altra riuscì in qualche modo a sottrarsi alla prigionia , mentre una terza , quella più numerosa conobbe la tragica esperienza della deportazione : tra soldati e ufficiali (26.500), circa 716 mila uomini , secondo il calcolo dello storico ed ex deportato Claudio Sommaruga, vennero internati nei lager del Terzo Reich .


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