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 Oswald Pohl , ex commissario della Marina che, al culmine di una lunga ascesa nell'apparato nazista, controlla ormai l'insieme dei campi di concentramento. Esperto dal 1934 di questioni finanziarie e amministrative presso l'Ufficio centrale delle SS, il 1° febbraio 1942 riunisce l'insieme dei servizi burocratici ed economici delle SS in un unico ufficio, la WVHA (WirtschaftsverwaltungshauptAmt , ufficio centrale economico-amministrativo delle ss). Nel marzo del 19421a WVHA, con sede a Oranienburg, prende sotto la sua ala l'Ispezione dei KL allo scopo di ottimizzare l'impiego della manodopera, ovvero i profitti delle SS. L'intento della WVHA è evidente: sfruttare con tutti i mezzi possibili e fino all'estremo il potenziale lavorativo dei detenuti.
Il 30 aprile 1942, spinto dall'inasprirsi del conflitto, Pohl ufficializza con una circolare il carattere essenzialmente produttivo dei campi, raccomandando di attenersi alla regola dello sterminio mediante il lavoro. In realtà, Pohl ha sottoposto le nuove regole a Himmler in forma di lettera non appena entrato in carica, poche settimane prima. Il testo inizia con un excursus storico sul sistema concentrazionario e prosegue annunciando un vasto programma di sfruttamento: «La guerra ha causato un netto cambiamento nella struttura dei KL e ne ha radicalmente modificato i compiti riguardo all'impiego degli internati. L'internamento per ragioni esclusivamente di sicurezza, educazione o prevenzione non ha più ragion d'essere. Il suo centro di gravità si è infatti spostato verso l'economia. Ciò che adesso è in primo piano, e vi sarà sempre più, è la mobilitazione di tutti gli internati in grado di lavorare, anzitutto per le esigenze belliche, quindi per le incombenze della futura pace. Da tale concezione risulta la necessità di adottare provvedimenti miranti alla trasformazione dei campi di concentramento in organizzazioni più adatte ai bisogni economici, mentre nella loro forma precedente rappresentavano solo un interesse meramente politico».
La lettera è accompagnata da una comunicazione ai comandanti dei campi:
1) La direzione di un KL e di tutte le imprese delle SS situate al suo interno spetta al comandante del campo.
2) Per dirigere le imprese economiche il comandante del campo si serve del direttore di fabbrica, il quale è tenuto a fargli rapporto qualora ritenga che l'applicazione di un ordine di questi rischi di costituire un pericolo o di creare inconvenienti amministrativi o economici.
3) Tale obbligo di servizio rende il direttore d'impresa corresponsabile degli eventuali danni o errori amministrativi o economici.
4) Il comandante del campo è l'unico responsabile dell'impiego della manodopera disponibile, che deve essere totale nel senso vero e proprio del termine, allo scopo di ottenere il massimo rendimento. Il lavoro è assegnato dal capo dell'Ufficio D. I comandanti del campo non possono accettare di loro iniziativa lavori proposti da terzi ed è loro vietato partecipare a trattative in tal senso.
5) La durata del lavoro è illimitata e dipende dal tipo di attività lavorativa dei campi e dal genere di incombenze da eseguire. La durata è fissata esclusivamente dai comandanti del campo.
6) Tutto ciò che potrebbe diminuire la durata del lavoro (pasti, appelli) deve essere ridotto al minimo. Le lunghe marce per raggiungere il luogo di lavoro sono proibite. Le pause a mezzogiorno sono autorizzate solo per la durata del pasto.
In poche parole, i responsabili concentrazionari devono ormai rispondere del rendimento economico del campo che dirigono.
Alhert Speer, ministro dell'Armamento e delle Munizioni del Reich succeduto a Fritz Todt , colleziona le richieste di materiale inoltrate dai diversi corpi militari e le trasmette a Sauckel, plenipotenziario generale per la manodopera. Sauckel riferisce a Himmler, il quale informa di persona Pohl, capo della WVHA. Poh1 riferisce quindi gli ordini ai singoli comandanti dei campi.
Ormai la WVHA di Pohl è uno degli ingranaggi indispensabili al sistema concentrazionario. È lui che controlla le imprese SS e affitta i suoi detenuti, docili e sfruttabili a piacimento, alle imprese «normali», come DAIMLER-BENZ, I.G. FARBEN , SIEMENS o KRUPP.
A metà settembre del 1942, Himmler e il ministro della Giustizia del Reich, Thierack, per alimentare il loro «parco» di lavoratori decidono di affidare ai campi tutti i «carcerati preventivi» in «vista di uno sterminio mediante il lavoro». Sono interessati dal provvedimento ebrei, zingari, russi, ucraini e polacchi nonché cechi e tedeschi condannati. Migliaia di detenuti giudiziari prendono così la via dei campi: solo nell'inverno del 1942-1943 sono 12.658, e quasi la metà saranno già morti nell'aprile del 1943.
Nello stesso periodo i campi vedono aumentare in misura considerevole il numero dei detenuti provenienti dall'Europa occidentale occupata, soprattutto partigiani. L'inasprimento del conflitto impone infatti deportazioni altrettanto ingenti. La macchina ha bisogno di carne fresca e l'effettivo concentrazionario aumenta in modo esponenziale. Se nel 1941 i campi contano ancora «soltanto» 60.000 prigionieri, nell'agosto del 1942 la cifra è già salita a 115.000, per passare nell'aprile del 1943 a 160.000, nel maggio dello stesso anno a 200.000 e nell'agosto del 1944 a 524.268. A metà gennaio del 1945 si varca la soglia di 714.211 detenuti, fra cui 202.764 donne.
I prigionieri inseriti a forza nella macchina produttiva rappresentano una fortuna insperata per gli strateghi nazisti, una manna provvidenziale. Anche se si tratta di manodopera scarsamente produttiva - visto lo sfinimento psichicofisico degli internati -, è però rinnovabile senza problemi. Le imprese private che desiderano servirsene devono presentare richiesta all'ispezione dei campi (IKL) di Oranienburg. Un operaio specializzato costerà loro dai 6 agli 8 marchi al giorno, un manovale 4, previdenza sociale (sic) compresa. Naturalmente i detenuti non vedono neppure l'ombra di questo denaro, che in teoria costituisce il loro salario.
Centinaia di migliaia di individui sono così affittati alle industrie tedesche. Ne hanno approfittato le più grandi imprese nazionali - SIEMENS, DAIMLER-BENZ, KRUPP (Krupp von Bohlen und Halbach Gustav, nato nel 1870. Come rappresentante dell'industria pesante e degli armamenti tedesca fu imputato dei capi d'accusa 1, 2, 3 e 4. In seguito ad incapacità di cosciente partecipazione al procedimento, riferibile ad un incidente stradale subito nel 1944, il procedimento contro di lui venne archiviato nel novembre del 1945. Deceduto nel 1950. Il cosiddetto processo Krupp si svolse nel 1948 a Norimberga, innanzi ad un tribunale militare americano. Il figlio di Krupp, Alfred, fu condannato a 12 anni di reclusione ed alla confisca dell'intero patrimonio.), VOLKSWAGEN, KNORR, I.G. FARBEN (Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie, 1926-1946. Grande gruppo industriale chimico tedesco. Nato nel 1926 dalla fusione di diverse aziende, divenne la più grande impresa d'Europa. Nel Terzo Reich si legò a militari e industria di guerra e realizzò tra l'altro il Cyclon B, gas letale usato nei campi di sterminio nazisti. Utilizzò in misura massiccia il lavoro coatto di prigionieri e deportati nei lager. Fu sciolto nel 1946 dalle autorità alleate d'occupazione), DYNAMIT NOBEL, DRESDER BANK (dentro il partito nazista di Hitler non ci sono solo gli scontenti, gli arrabbiati, i disoccupati, ma ci sono dei grossi personaggi della Germania Guglielmina, i grandi notabili, i grandi industriali, i grandi banchieri: il principe Augusto figlio del Kaiser, i dirigenti della Deutsche Bank, della Commerz Bank, della Dresder Bank.e tanti altri ), BMW (nel 1944 all'interno del Lager di Flossemburg venne anche impiantato uno stabilimento sotterraneo della BMW dove si producevano motori per mezzi corazzati. I ritmi di lavoro erano micidiali, aggravati dall'acuto freddo e dalla mancanza di installazioni igieniche minimali. Chi non era in grado di reggere il lavoro veniva sbrigativamente ucciso con una iniezione di fenolo al cuore), AEG (il primo nastro magnetico di registrazione sonora, fu un progetto delle industrie BASF/AEG) -, ma anche la filiale tedesca della FORD, che a Buchenwald ha fatto costruire alcuni camion.
In un documento intitolato Volkswagen e i suoi lavoratori durante il III Reich, due storici tedeschi, Hans Mommsen e Manfred Grieger, descrivono in poco più di mille pagine il ruolo di Ferdinando Porsche, il proprietario della Volkswagen, nello sfruttamento dei detenuti utilizzati come lavoratori forzati.
Per far fronte alla crescente richiesta di lavoratori, di cui l'industria degli armamenti è sempre più ghiotta, ben presto nelle vicinanze di fabbriche, miniere o cave che ne fanno richiesta saranno allestiti dei campi annessi. I 20 campi di base si frammenteranno così in migliaia di annessi, campi o kommando. I primi nascono nelle vicinanze di Auschwitz nell'estate del 1942, ma ne seguiranno molti altri. Il complesso di Auschwitz ne conterà in tutto 40, fra cui la fabbrica per la produzione di gomma di I.G. Farben, aperta nell'ottobre del 1942 e oggi conosciuta come Monowitz, dal nome della vicina località. Pur dipendendo da Auschwitz, Monowitz è di proprietà della I.G. Farben, e costituisce quindi una sorta di campo privato.
Buchenwald dà vita a più di 70 campi esterni, tra cui uno stabilimento BMW.
Sachsenhausen, dal canto suo, nel 1945 conta più di 100 kommando, tra cui Heinkel (6-7000 detenuti), una fabbrica aeronautica, Falkensee (2500), che produce carri armati per conto della società Demag, Berlino-Lichertfelde (1500), che produce attrezzi per lavori di sterro, I.G. Farben (800), Spandau (1100), Siemens (1400), Genshagen (1100 donne), Daimler-Benz, che produce automobili, Wittenberg-Arago (1200 donne), un'industria aeronautica, e Speer (2000). La maggior parte delle società in questione sfrutta i prigionieri senza pietà, facendo proprio il principio SS, stupido e disumano al tempo stesso, secondo cui un detenuto vale l'altro, e se uno muore mentre sta ancora scontando la pena, si troverà facilmente e in breve tempo un sostituto.
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