|
 Sì, andare ad Auschwitz e visitare il Campo di Concentramento/Sterminio è più educativo di mille letture. Aveva ragione Goethe: "Ogni teoria è grigia, verde cresce l'aurea pianta della vita" anche se, purtroppo, ad Auschwitz ha ragione in negativo. Niente di più abietto, all'ingresso, della nobile scritta Il lavoro rende libero l'uomo , usata per giustificare l'uso incommensurabilmente tragico di ciò che, come il lavoro, può essere altamente emancipatorio; niente di più abietto, all'interno, dell'uso delle tecnologie (inventate per alleviare la fatica e permettere ciò che manualmente non sarebbe possibile), per uccidere i propri simili, altri uomini, donne e bambini. Niente di più abietto delle situazioni descritte dai superstiti: narrazioni che parlano di uomini e donne che diventano aguzzini e carnefici stimolati da altri aguzzini e carnefici.
Sì, è vero, Auschwitz è il mondo alla rovescia, il mondo che utilizza il paradigma del male e non del bene, della falsità e non della verità, della disuguaglianza e non dell'eguaglianza.
Difficile persino descriverlo.
Ed altrettanto difficile pensare, perché il primo istinto è proprio questo, impedirsi di riflettere per non arrivare a conseguenze intuite come inaccettabili: il rifiuto della stessa umanità dal momento che l'umanità ha prodotto questi risultati e, dunque, meglio non pensare se il pensare può portare a giudicare migliore il non esistere rispetto all'esistere e vederne le conseguenze atroci. Del resto, quante volte nella vita si fa finta di non vedere, ci si impedisce di capire, si rifiuta il confronto per paura della realtà o delle possibili conseguenze del confronto, si inventano persino teorie giustificative di simili atteggiamenti? Per stare in pace - si dice - anche quando si sa benissimo che prima o poi ciò che è nascosto salterà fuori, magari nelle forme più inimmaginabili.
Tutto sommato questo è normale; è successo nel passato e succederà nel futuro migliaia e migliaia di volte, ma per Auschwitz e per ciò che Auschwitz evoca, è diverso. Anzi, radicalmente diverso.
Auschwitz può essere il simbolo e il luogo della fine della storia passata ed insieme l'impossibilità di una storia futura che valga la pena di essere vissuta. Proprio per questo bisogna pensare.
In fin dei conti che cosa sono l'Europa e la cultura che la identifica, almeno quella alla quale ci siamo riferiti e ci riferiamo tuttora?
Pace, libertà, democrazia, solidarietà, uguaglianza e poi ancora progresso tecnico scientifico, sviluppo e benessere per ognuno e per tutti: a questo pensiamo quando parliamo di Europa. Non è questo che intendiamo quando pensiamo alla Rivoluzione Francese ed a tutto il processo che con essa comincia? Certo, anche nella Rivoluzione Francese c'è stato il Terrore e dopo ci sono state le guerre, anche la prima guerra mondiale con le sue distruzioni e morti di massa ma poi, abbiamo sempre pensato, il bene o il meno negativo in qualche modo ha prevalso. Non fu del resto proprio il Presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson a tentare di promuovere la Società delle Nazioni come strumento di un pacifico nuovo ordine internazionale di fronte alla tragedia della prima guerra mondiale? E poi, dopo la stessa seconda guerra mondiale, non è nata l'Organizzazione delle Nazioni Unite con tutti i suoi organismi per combattere la fame, estendere l'istruzione, ampliare il lavoro, aprire i commerci e così via? Sì, dobbiamo riconoscere che tutti questi strumenti sono stati imperfetti e che molti degli obiettivi per i quali essi sono stati creati non sono stati compiutamente raggiunti e, dunque, che il problema concettuale non si risolve semplicemente elencando ciò che è pur stato fatto per il conseguimento degli obiettivi della pace, del benessere e dell'uguaglianza su scala mondiale.
Non è un caso che proprio sul piano teorico si sono affermate tendenze che mettono radicalmente in discussione la scienza, la tecnica, la razionalità, e la loro origine nell'Illuminismo come cultura e metodo, in quanto - si dice - sarebbero intrinseche ad un pensiero di sopraffazione che, proprio ad Auschwitz, porterebbe.
Ma, se ci si pensa bene, forse è proprio Auschwitz ad essere il prodotto della negazione della razionalità e di quell'elemento di apertura, di disponibilità alla discussione ed alla collaborazione che, all'esercizio della ragione sono intrinseche.
Razionalità significa fiducia nelle possibilità del dialogo come metodo di risoluzione dei problemi, atteggiamento di ascolto e di confronto tra tesi che hanno tutte pari dignità, patto accettato anche se non formalmente stipulato, ad accogliere correzioni, verifiche e smentite; significa, in ultima analisi, metodo scientifico e democratico. Auschwitz è una rottura rispetto a questo, non la conseguenza e, dunque, da Auschwitz la più profonda cultura europea esce rafforzata, non smentita.
Anche nel tempo recente, quando il terrorismo internazionale ha prodotto immani lutti e stragi, ciò che si è tentato di colpire sono stati proprio quegli stessi valori di democrazia, libertà e apertura, che Auschwitz aveva voluto annullare.
Quei valori che hanno permesso di scrivere nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea proclamata dal Consiglio Europeo di Nizza nel Dicembre 2000 le seguenti parole: I popoli europei nel creare tra loro un'unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.
Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l'Unione si basa sui princìpi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia . A tal fine è necessario, rendendoli più visibili in una carta, rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici.
Questi valori, certamente, non devono e non possono segnare un traguardo ultimo, la fine della storia, ma senza dubbio sono in grado di tracciare tante tappe ed una direzione di sviluppo: e quella direzione non porta ad Auschwitz.
Andando ad Auschwitz, questa direzione la possiamo, per opposizione, capire meglio.
|