Le LEGISLAZIONI sul lavoro nel Terzo Reich

Il 4 aprile il ministro del lavoro, Robert Ley, nazista della prima ora che si è sempre schierato con Hitler, anche quando i fratelli Strasser sembravano prevalere, è incaricato di creare il sindacato nazista, che prenderà il nome di Deutsche Arbeiter Front (Fronte del lavoro).
Il nazismo garantisce lavoro per tutti, dice la propaganda, e chi tenta di sottrarsi all'obbligo del lavoro, sia pure per un giorno, senza un motivo più che valido e controllabile, finisce in un Lager. Lavoro per tutti gli uomini: le donne devono restare a casa, devono essere buone massaie e, soprattutto, buone fattrici; i buoni nazisti mettono al mondo molti figli, ma se in una famiglia con tre o quattro figli lavora uno solo, la qualità di vita è molto scadente e frequentare le birrerie è un lusso, così come possedere una bicicletta.
Il 1 ° maggio i nazisti organizzano imponenti celebrazioni per la giornata del lavoro: a Berlino sono in centomila a partecipare all'adunata all'aeroporto Tempelhof, dove Hitler onora i lavoratori; lo ascoltano meravigliati i leader sindacali Theodor Leipart, Peter Grossmann e Karl Edelmann, che l'indomani, con molti loro funzionari, con i presidenti delle leghe operaie e con i dirigenti dell'Arbeiter Bank saranno improvvisamente tratti in arresto dalla Gestapo. Le sedi dei sindacati sono occupate e tutti i loro beni, compresi quelli della prospera Arbeiter Bank, sono confiscati e assegnati al Deutsche Arbeiter Front, il solo sindacato esistente.
Il 20 maggio il ministro del lavoro abolisce tutti i contratti nazionali e proibisce gli scioperi, come aveva promesso ai grandi industriali finanziatori del partito. D'ora in poi i padroni non saranno più costretti a discutere con i sindacalisti le paghe e l'orario del lavoro. Il 15 luglio è organizzato il Consiglio generale dell'economia, costituito di banchieri, proprietari agricoli e industriali: coerentemente al Fuhrer-prinzip, nessun rappresentante degli operai e dei contadini verrà chiamato a farne parte.
Il Fronte del Lavoro
Nel gennaio del 1934 entra in vigore la Carta del lavoro, sottoscritta dal Fuhrer stesso; essa conferma che il Fronte del lavoro è un'organizzazione che riunisce tutti i lavoratori e tutti gli imprenditori in un unico organismo che subentra ai sindacati e alle associazioni tra imprenditori.
Scopo del Fronte del lavoro, recita la Carta del lavoro, è realizzare un'inscindibile unità tra tutti gli appartenenti al mondo del lavoro, in modo che ciascuno prenda quel posto, nella vita economica della nazione tedesca, che gli consente il massimo rendimento in base alle capacità fisiche e intellettuali, per offrire alla nazione il massimo vantaggio.
La Carta del lavoro precisa che il Fronte del lavoro è un ramo del partito nazionalsocialista e conferma che il capo di ogni impresa è responsabile del benessere dei suoi impiegati e dei suoi operai, che hanno l'obbligo della fedeltà e, coerentemente al Fuhrer-prinzip, il Capo azienda prenderà tutte le decisioni, i dipendenti dovranno obbedire. Ogni operaio e ogni impiegato si sente ripetere all'ossessione gli slogan del partito sanciti dal Fuhrer-prinzip e proclamati dalla Carta del lavoro: «Ognuno, nel suo posto di lavoro, deve rendere al massimo», «Solo i datori di lavoro hanno il diritto di decidere».
Probabilmente nelle fabbriche non è ancora chiara a tutti la politica del nazismo, tanto che il 30 novembre 1934 sarà emessa una circolare con la quale si ribadisce che in tutte le fabbriche deve essere messo in atto il Fúhrer-prinzip. I dipendenti devono obbedire e obbediscono. Decapitati i sindacati, non si conoscono reazioni di rilievo. La condizione operaia è definita in ogni aspetto dalle suddette regole. Chi non obbedisce è deportato in un Lager.
Ogni grande azienda ha inoltre un regolamento interno: di seguito è riportato quello in vigore alle acciaierie Krupp, la più importante industria tedesca: «Io, Gustav Krupp, voglio lavorare con gente modesta che mi dimostri di volersi e sapersi fare dal niente, senza mezzi di fortuna. Fedeltà, ecco il supremo comandamento. Perciò voglio avere solo operai fedeli che mi siano grati, col cuore e coi fatti, per il pane che io offro loro. Dal canto mio intendo trattarli con tutto l'amore, provvedendo a essi e alle loro famiglie».
Un classico esempio di paternalismo all'epoca assai diffuso, e non soltanto nella Germania nazista.


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