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 Due mesi dopo che il maresciallo Hindenburg ebbe affidato ad Hitler la costruzione del nuovo governo, entrarono in vigore i primi provvedimenti contro gli Ebrei tedeschi. Il preludio fu una gigantesca azione di boicottaggio del commercio Ebraico, organizzata il 1° aprile 1933 da un comitato non ufficiale presieduto da Julius Streicher. Il 7 aprile venivano promulgate le due prime leggi, che escludevano gli Ebrei dai pubblici uffici e dall'avvocatura (eccezione fatta per gli ex combattenti e i funzionari o avvocati in carica prima del 1° agosto 1914). Il 12 aprile comparve una legge che escludeva i medici Ebrei dalle mutue; una serie di altre disposizioni legislative o amministrative eliminò, con rapido ritmo , gli Ebrei da tutti i settori del paese. Il 15 settembre 1935 le leggi razziali di Norimberga intervenivano a conferire all'antisemitismo un aspetto caratteristico e nuovo.
Questi provvedimenti suscitarono nel mondo reazioni di diverso genere: articoli di giornali, comizi di protesta, formazioni di leghe e comitati, pubblicazione di libri ecc. Le reazioni non furono nè uniformi nè nette, perché erano naturalmente collegate agli interessi di determinati gruppi politici ostili ad altri, e sovente urtavano contro un antisemitismo ovunque latente. I giovano non intervennero: le cancellerie miravano alla pacificazione. E nessuno, o quasi, sospettava quanto di sinistro fosse preannunziato in questi primi provvedimenti: gli Ebrei meno di tutti.
Del resto, ne dai dogmi dei nazionalsocialisti ne dai loro testi principali, conseguiva direttamente che vi doveva essere una strage: Mein Kampf , che quasi ad ogni pagina reca la parola «Ebrei», tace sulla sorte loro riservata nello Stato nazionalsocialista. Il programma ufficiale del partito era leggermente più esplicito:
Le legge per la cittadinanza tedesca 15 Settembre 1935:
§4 Soltanto un compatriota ( Volksgenosse ) può essere cittadino. Soltanto chi è di sangue tedesco, indipendentemente dalla sua religione, può essere compatriota. Un Ebreo non può essere compatriota;
§5 Chi non è cittadino non può vivere in Germania che in qualità di ospite ed è soggetto alla legislazione per gli stranieri;
I commenti al programma esigevano qualcosa di più preciso:
§3 L'esclusione degli Ebrei e di tutti i non tedeschi da tutti i posti di responsabilità nella vita pubblica;
§4 La cessazione dell'immigrazione degli Ebrei dell'Est e di tutti gli stranieri parassiti; l'espulsione degli Ebrei e degli stranieri indesiderabili.
Tuttavia la sorte degli Ebrei tedeschi si fece rapidamente drammatica. Come si è visto una prima serie di provvedimenti gli allontana dalle libere professioni, dalle cariche amministrative, dall'insegnamento, il commercio è soggetto a un boicottaggio via via più rigido. Da notare che, fuorché in casi isolati, le loro persone fisiche non sono ancora oggetto di sevizie. Ma ecco seguire altri provvedimenti, che colpiscono vivamente l'immigrazione, poiché nessuna civiltà umana ha mai conosciuto nulla di simile (per lo meno sotto questa forma). Nell'autunno del 1935 le leggi razziali di Norimberga, sotto pena di severissime sanzioni, proibiscono i rapporti sessuali tra tedeschi ed Ebrei. La prima legge, quella fondamentale, è la legge del 15 settembre 1935 «per la protezione del sangue tedesco e dell'onore tedesco».
Pervaso dalla coscienza che la purezza del sangue tedesco è la premessa della continuazione del popolo tedesco e ispirato dalla volontà indomabile di assicurare l'avvenire della nazione tedesca, il Reichstag ha approvato all'unanimità la seguente legge:
Le legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco 15 Settembre 1935:
§1 I matrimoni tra Ebrei e soggetti di sangue tedesco o assimilato sono proibiti. I matrimoni già celebrati sono nulli anche se celebrati all'estero per sfuggire a questa legge;
§2 I rapporti extraconiugali tra Ebrei e individui di sangue tedesco o assimilato sono proibiti;
§3 Gli Ebrei non possono tenere al loro servizio in qualità di domestiche donne di sangue tedesco o assimilato che abbiano meno di quarantacinque anni di età;
§4 E' proibito agli Ebrei esporre bandiere dai colori nazionali tedeschi. Per contro essi possono esporre bandiere dai colori ebraici: l'esercizio di questo diritto è tutelato dallo Stato;
§5 Le infrazioni al §1 saranno punite con la pena di reclusione. Le infrazioni al §2 saranno punite con la pena di prigione o reclusione.
Poche settimane più tardi seguirono ordinanze di applicazione e disposizioni relative al Mischinge (metticci). Queste leggi hanno un significato profondo: sono strettamente connesse al fenomeno nazionalsocialista nel suo insieme, ed erano essenziali per il successo del Terzo Reich. Inoltre senza di esse lo sterminio degli Ebrei non sarebbe stato possibile.
Dominare il mondo: «Oggi la Germania ci appartiene, domani ci apparterrà il mondo intero» cantavano le giovani Ss.
Le mire di Hitler non conoscevano limiti: per raggiungerle non vi era programma politico, rivendicazione nazionalistica che rappresentasse per lui un sufficiente fermento, quantunque il materiale umano sul quale egli lavorava offrisse caratteristiche favorevoli. Non gli serviva forse da ulteriore monito la sconfitta tedesca del 1914-18, cui così spesso egli si riferiva? Il bisogno di Hitler non era forse un uomo internamente rinnovato, una « gioventù dura, violenta, crudele, dotata della forza e della bellezza delle giovani belve»? Le moltissime aspirazioni confuse, il dinamismo latente e le delusioni individuali, il «complesso d'inferiorità» nazionale, tutti questi vari elementi, queste tendenze propizie, dovevano essere fuse in un unico slancio collettivo. Hitler sognava di estirpare la religione cristiana e di sostituirla con un nuovo culto e una nuova morale «una fede forte ed eroica, in un invisibile Iddio del destino e del sangue». Stavano a disposizione del «grande semplificatore», tutte le dottrine pangermaniste; le teorie razziste, le semplici credenze popolari, che proliferavano in Germania; da esse egli trasse la materia prima per facili ed accessibili dogmi. Infatti, soltanto un culto, soltanto una religione, con tutto l'entusiasmo e lo spirito di sacrificio che può infondere negli animi, con «l'influsso dinamogenico che esercita sulle coscienze» poteva portarlo alla meta. Una religione soltanto poteva assicurargli uomini religiosamente obbedienti, fanaticamente sottomessi, quali gli occorrevano al suo seguito. E il Fuhrer, con notevole sicurezza di concetti e grazie a una vera e propria divinazione nei riguardi dell'anima germanica, andava modellando il culto necessario a un tale fine.
E' stato affermato più volte che il nazismo fu sopratutto una religione. Dimostrarlo ci porterebbe troppo lontano: ci basti osservare che le tre caratteristiche richieste per definire una religione - la percezione di una potenza superiore, la sottomissione a questa potenza e le relazioni con essa - vi erano incontestabilmente presenti. L'anima della razza, il sangue e il suo appello misterioso, rappresentano la potenza immanente e superiore concretizzata dal popolo (Volk), la sottomissione al Fuhrer, che ne è l'emanazione, è incondizionata e assoluta, e il Fuhrer, che sa cogliere in modo infallibile i comandamenti dell'anima della razza, è anche il grande sacerdote che sa esprimere la volontà divina. Ma l'anima della razza, il sangue, il Volk, oggetti di sacra reverenza, resterebbero nozioni vaghe e fluide se ad essa un antirazza, un antipopolo, ben presente ed in carne e ossa. L'Ebreo principio di impurità e del male, simboleggiava il Diavolo; «se l'Ebreo non esistesse, bisognerebbe inventarlo», perché una religione di questo tipo non può fare a meno di un diavolo. Questo dualismo era micidiale e essenziale. La presenza del diavolo faceva si che meglio si percepisse il Dio, suscitando l'odio verso l'impuro, l'adorazione della divinità ne veniva stimolata. La religione della razza dei Dominatori, adattata su misura, permetteva di ottenere terrore e sottomissione generali.
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