Libri sulla Shoah - Selezione storiografica per non dimenticare la Shoah creata nel marzo 2008 dal Portale www.lager.it
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INDICE DEI LIBRI SULLA SHOAH
ANTEPRIME EDITORIALI

La Giuntina nasce nel 1980 quando Daniel Vogelmann decide di pubblicare La notte di Elie Wiesel che sarà il primo titolo della collana Schulim Vogelmann, dedicata da Daniel a suo padre, sopravvissuto ad Auschwitz.
Oggi, il catalogo della Giuntina comprende 350 titoli ognuno dei quali rappresenta una porta d'ingresso alla storia e alla cultura ebraica. La Giuntina è l'unica casa editrice europea specializzata in cultura ebraica in particolare alle testimonianze e ai testi sulla Shoà .
Una ricchissima e completa bibliografia con oltre 40 titoli scelti per voi , per comprendere a tutti i livelli di studio , ogni aspetto che caratterizzo il pregiudizio con il conseguente sterminio sistematico di molti popoli europei . In questa sintesi dare un giudizio critico sulla documentazione qui rappresentata , certamente risulterebbe esaustiva la nota positiva che questi testi sanno trasmettere . A.Maurizio www.lager.it

Editrice La Giuntina Via Mannelli 29 rosso 50136 Firenze Tel: 055.2476781 Fax: 055.2349067


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PAROLE CHIARE - Luoghi della memoria (1938-2010)
a cura di AA.VV
Sette autori e un fotografo in viaggio dentro l'Italia di oggi alla scoperta di alcuni luoghi della persecuzione e dello sterminio durante il fascismo e il nazismo. Non libro della memoria per addetti ai lavori ma racconti di autori contemporanei; reportage che aggiungono alla memoria collettiva anche lo sguardo soggettivo, le riflessioni e le domande, le emozioni e i malesseri della singola vicenda intellettuale e umana. Sette luoghi simbolo di destini segnati nell'Italia di allora: ebrei, zingari, omosessuali, antifascisti e gente qualsiasi. Oggi un libro che è insieme un itinerario nella storia e nella geografia del Belpaese, uno sguardo sul presente e sul passato, una riflessione sul futuro. Ferramonti, le Isole Tremiti, Agnone, Via Tasso e le Fosse Ardeatine a Roma, Fossoli, Meina e la Risiera di San Sabba a Trieste: luoghi che descrivono il percorso tragico che conduce dall'esclusione al concentramento, alla deportazione, alla strage, allo sterminio: situazioni diverse che non avrebbero potuto sussistere se non concatenate. L'una meticolosamente preceduta dall'altra. Un viaggio anche dentro i rischi del presente. Fotografie di Luigi Baldelli.




GLI EBREI ROMANI RACCONTANO LA "PROPRIA" SHOAH
a cura di Franca Tagliacozzo
A parlare della “propria” Shoah sono oltre 700 testimoni romani che hanno fatto richiesta di supporto nell’ambito del progetto per la distribuzione del “Fondo Svizzero per vittime della Shoah in stato di bisogno”. Proprio l’obiettivo ‘altro’ di queste testimonianze rispetto a interviste programmate per fini espliciti di ricostruzione storica costituisce motivo di fascino. Si dà voce non solo a chi non aveva mai raccontato, ma soprattutto a chi non ha storie particolarmente significative o eroiche e si limita a includere la sua personale esperienza nel destino generale “delle difficoltà e disagi avuti da tutti gli ebrei vissuti in quel periodo”. Le voci narranti si inseriscono progressivamente nella storia della presenza degli ebrei a Roma, fino a diventare preminenti e a trasformarsi in un vero e proprio coro a più voci dai toni sempre più drammatici. Ne scaturisce l’immagine di un gruppo di famiglie uscite a stento dal ghetto prima e dalle persecuzioni fasciste e naziste poi, con effetti che perdurano fino ad oggi. Le vicende degli ebrei romani, per la loro antica e ininterrotta presenza sul territorio e per le problematiche con cui si sono dovuti confrontare, acquistano un valore paradigmatico, utile a capire non solo la storia della diaspora ebraica, ma anche generali dinamiche di convivenza tra gruppi di maggioranza e di minoranza. Questo libro, nato da un progetto di ricerca ideato da Raffaella Di Castro, vuole avere il valore di un risarcimento morale a chi ha offerto di affidare ad altri la propria storia, portandola fuori dall’ambito privato. La liberazione della parola e il bisogno di essere ascoltati, a lungo censurato, hanno contribuito alla presa di coscienza del danno indelebile subito da più generazioni. Il lavoro di raccolta delle testimonianze si è svolto tra il 1999 e il 2001 e si è poi esteso fino al 2005, presso la Deputazione Ebraica di Assistenza e Servizio Sociale di Roma, fondata nel 1885 per aiutare i più bisognosi della Comunità.



DALLA VETTA D'ITALIA ALL'ABISSO DI AUSCHWITZ - Storia di Elia Levi
a cura di Gerardo Severino
Il libro è la biografia di Elia Levi, un giovane ebreo piemontese che aveva posto nella Guardia di Finanza le sue aspettative di uomo libero e di soldato. Elia, nato a Saluzzo (Cuneo) nel 1912, era figlio primogenito di Marco, un infaticabile tranviere di idee socialiste, e di Gemma Colombo. Abile incisore e tipografo, aveva appena terminato la 4ª classe ginnasiale quando decise di cambiar vita per intraprendere la carriera militare nella Guardia di Finanza. Fu così che nel 1931, dopo aver superato le prove d’arruolamento, fu ammesso a frequentare il corso d’istruzione a Roma. In Finanza, Elia prestò servizio per circa otto anni, spesso anche in luoghi impervi, come la bellissima Vetta d’Italia. Il 15 febbraio 1939, posto in congedo assoluto a causa delle leggi razziali fasciste, il giovane fece ritorno a Saluzzo, dove riprese il suo precedente lavoro di tipografo. Condivise così, unitamente alla sua famiglia, il tragico destino ai quali furono condannati tanti altri ebrei italiani. Catturati a Saluzzo nel gennaio del 1944, Elia, sua madre Gemma e le sorelle Eleonora e Regina furono dapprima internati a Borgo San Dalmazzo e in seguito deportati ad Auschwitz, dove giunse qualche mese dopo anche il padre Marco. Passeranno tutti per il camino, lasciando a noi solo il ricordo della loro vita e l’anelito per la libertà e la giustizia.



MILANO-MAUTHAUSEN E RITORNO
a cura di Bruno Vasari
Il primo libro che denunciava la realtà dei campi di sterminio nazisti uscì in Italia nell'agosto del 1945 con il titolo Mauthausen bivacco della morte. Lo scrisse il deportato Bruno Vasari su sollecitazione del Partito d'Azione di Milano. Nel 1975, in occasione del 30° anniversario della Liberazione, Vasari avrebbe voluto dare nuovamente alle stampe la sua testimonianza, in edizione riveduta e ampliata e con un nuovo titolo: Milano-Mauthausen e ritorno. La nuova edizione prevedeva pochi cambiamenti rispetto alla prima, tuttavia gli interventi portavano il segno dei decenni trascorsi ed erano sufficienti per trasformare una relazione al partito in uno scritto di memoria.Il libro non trovò allora un editore, sia per la misura contenuta del testo sia per la poca attenzione che la società civile riservava al tema della deportazione. Questo inedito, insieme alla versione anastatica di Mauthausen bivacco della morte, viene oggi pubblicato per la prima volta. La storia del libro, ricostruita nell'introduzione, rispecchia il lungo cammino che i deportati, politici e razziali, hanno dovuto compiere per uscire dall'oblio in cui la storiografia, la politica e la memoria del nostro paese li avevano relegati.


LA NOTTE E' IL NOSTRO GIORNO - Diario di un partigiano ebreo del ghetto di Vilna
a cura di Shmerke Kaczerginski
Mai più parleremo serenamente. Mai più, da nessuna parte. In notti di impenetrabile oscurità, superate le palizzate del ghetto e del campo di concentramento, ci trascinavamo verso i boschi come lupi famelici, per prendere e distruggere. Invidiavamo gli animali che popolavano i verdi paesaggi a noi sconosciuti. Il bosco era divenuto il nostro ideale: una leggenda, un mito avvolto nel verde, penetrato da fasci di luce. E se ci domandassero: come avete fatto a sopravvivere nelle foreste, sotto la pioggia, il fango e il freddo? Come siete riusciti a procurarvi il cibo circondati dall’esercito tedesco, a contatto con una popolazione impaurita? Dove avete dormito nelle gelide notti d’inverno? Dove avete trovato le armi? Chi medicava le vostre ferite? Chi poteva lenire le vostre pene e prendersi cura di voi ebrei, da tutti abbandonati e perseguitati? Riuscivate a trovare almeno tra compagni di lotta, in quei boschi selvaggi, riposo e amicizia? La risposta è semplice: mai più troveremo serenità. Mai più, da nessuna parte. Tutto aveva un aspetto diverso da lontano. Ma da vicino, quando ne fummo protagonisti, ci accorgemmo di quanto fosse diversa la realtà. Con questo libro vorrei provare a togliere il velo a questo mito. Forse le tante domande troveranno risposta. Mi auguro che la luce, per quanto tetra o debole, possa sorgere dalla macchia misteriosa. Il lettore troverà in queste pagine anche momenti di felicità e di gioia. La gioia della giusta vendetta. Ma soprattutto potrà capire quanto sia stata infernale la vita dei partigiani ebrei. Dovrà percorrere lo stesso cammino, un cammino difficile, a volte penoso, che parte dall’inferno.



IL CANTO DEL POPOLO EBRAICO NASSACRATO
a cura di Yitzhak Katzenelson
Davanti al «cantare» di Yitzhak Katzenelson ogni lettore non può che arrestarsi turbato e reverente. Non è paragonabile ad alcun'altra opera nella storia di tutte le letterature: è la voce di un morituro, uno fra centinaia di migliaia di morituri, atrocemente consapevole del suo destino singolo e del destino del suo popolo. (...) Qui è Giobbe che parla, un Giobbe moderno più vero e compiuto dell'antico, ferito a morte nelle sue cose più care, nella famiglia e nella fede, orbo ormai (perché? perché?) dell'una e dell'altra. Ma alle domande eterne del Giobbe antico si erano levate voci in risposta, le voci prudenti e timorate dei «consolatori molesti», la voce sovrana del Signore: alle domande del Giobbe moderno nessuno risponde, nessuna voce esce dal turbine. Non c'è più un Dio nel grembo dei cieli «nulli e vuoti», che assistono impassibili al compiersi del massacro insensato, alla fine del popolo creatore di Dio. (dalla Prefazione di Primo Levi)


LA NOTTE
a cura di Elie Wiesel
Ciò che affermo è che questa testimonianza, che viene dopo tante altre e che descrive un abominio del quale potremmo credere che nulla ci è ormai sconosciuto, è tuttavia differente, singolare, unica. (...) Il ragazzo che ci racconta qui la sua storia era un eletto di Dio. Non viveva dal risveglio della sua coscienza che per Dio, nutrito di Talmud, desideroso di essere iniziato alla Cabala, consacrato all'Eterno. Abbiamo mai pensato a questa conseguenza di un orrore meno visibile, meno impressionante di altri abomini, ma tuttavia la peggiore di tutte per noi che possediamo la fede: la morte di Dio in quell'anima di bambino che scopre tutto a un tratto il male assoluto? ( dalla Prefazione di F. Mauriac)






ESSERE DONNE NEI LAGER
a cura di Alessandra Chiappano
Essere donne nei lager" è il tema di questo volume che si propone di fare il punto sulla storiografia sulla condizione femminile nei campi di sterminio nazisti. Si è cercato, attraverso la presentazione della ricerca complessiva sulla deportazione, di configurare esattamente l'ordine di grandezza numerico delle deportazioni femminili mentre la specificità dell'ottica di genere è stata indagata attraverso l'analisi di un corpus specifico di testimonianze provenienti dall'Archivio della deportazione piemontese. I vari contributi, proposti in gran parte durante i lavori di un seminario che si è svolto per iniziativa dell'INSMLI e dell'Istituto storico della resistenza e dell'età contemporanea in Ravenna e provincia nel gennaio 2008, non sono circoscritti solo all'indagine storica, ma nei vari saggi di cui si compone il volume viene presa in considerazione anche la memorialistica femminile, il ruolo delle sorveglianti SS all'interno dei lager, il rapporto tra la testimonianza e la costruzione letteraria, i luoghi in cui è stata più consistente la deportazione delle donne. Conclude il volume una sezione dedicata a una serie di studi e di testimonianze volti a presentare alcune figure emblematiche di deportate.



CAMPO DI BETULLE
a cura di Roberto Pettinaroli
L’ultima testimonianza lasciata da Liana Millu, ebrea genovese di origine pisana, giornalista, scrittrice e apprezzata conferenziera, intervistata dall’autore poco prima della sua scomparsa, avvenuta il 6 febbraio 2005. La voce di una deportata sopravvissuta all’orrore di Auschwitz-Birkenau riecheggia in Campo di betulle, una lunga conversazione ricca di aspetti inediti ed episodi sconosciuti della realtà concentrazionaria di Auschwitz, e nella quale la Millu (definita da alcuni l’alter ego femminile di Primo Levi) dà uno straordinario contributo di conoscenza e comprensione della più grande tragedia del Novecento, lo sterminio di sei milioni di ebrei. Un monito a non dimenticare e a combattere la causa prima, il brodo di coltura di ogni sopraffazione: la nostra indifferenza. L’intervista è preceduta da un breve racconto (La vergine di Schiele) che trae spunto da un drammatico episodio narrato da Liana Millu nel suo libro più famoso sull’esperienza in lager, Il fumo di Birkenau (Giuntina): la gravidanza che una sua compagna di baracca riuscì a tenere nascosta ai nazisti fino al parto, conclusosi tragicamente con la morte della neonata e della madre. Il racconto immagina un destino diverso per la piccola e ne fa il simbolo di ogni esistenza spezzata dall’odio e dall’intolleranza.


I LAGER NAZISTI
a cura di Alessandra Chiappano
Centinaia di giovani, insegnanti, familiari di ex deportati, operatori culturali, persone sensibili alle tematiche della memoria e alla sua trasmissione visitano ogni anno i campi dove sono stati rinchiusi e hanno perso la vita milioni di cittadini europei, tra cui migliaia di italiani. Spesso queste visite avvengono senza una informazione adeguata sul piano storico.
Questo libro, con una impostazione del tutto originale, si propone di ricostruire la storia, le condizioni di vita, i sacrifici e le sofferenze di coloro che la barbarie nazista aveva deportato da ogni paese d’Europa. Dopo una introduzione generale, in cui si ripercorre la storia del sistema concentrazionario voluto dal nazismo, viene esaminata la vicenda di ciascuno dei principali campi, senza dimenticare alcuni sottocampi divenuti tristemente famosi. Una particolare attenzione è stata dedicata ai due maggiori campi situati in Italia: Fossoli, presso Carpi, e la Risiera di San Sabba a Trieste.
Il volume, con un contributo di Fabio Maria Pace e la prefazione di Brunello Mantelli, è corredato da informazioni logistiche e pratiche, in modo da permettere una puntuale organizzazione della visita sia a persone singole che a gruppi, e non mancano riferimenti alle esposizioni museali oramai presenti in quasi tutti i memoriali. Tra gli apparati alcune fotografie dei campi, una bibliografia aggiornata e un glossario della lingua usata nei lager. Naturalmente il volume è particolarmente adatto anche a tutti coloro che, pur senza volersi recare a visitare i luoghi della memoria, desiderano approfondire le loro conoscenze.



IL FUMO DI BIRKENAU
a cura di Liana Millu
Il fumo di Birkenau di Liana Millu è fra le più intense testimonianze europee sul Lager femminile di Auschwitz-Birkenau: certamente la più toccante fra le testimonianze italiane. Consta di sei racconti, che tutti si snodano intorno agli aspetti più specificamente femminili della vita minimale e disperata delle prigioniere. La loro condizione era assai peggiore di quella degli uomini, e ciò per vari motivi: la minore resistenza fisica davanti ai lavori più pesanti e umilianti di quelli inflitti agli uomini; il tormento degli affetti familiari; la presenza ossessiva dei crematori, le cui ciminiere, situate nel bel mezzo del campo femminile, non eludibili, non negabili, corrompono con il loro fumo empio i giorni e le notti, i momenti di tregua e di illusione, i sogni e le timide speranze. (dalla Prefazione di Primo Levi)





ANNI D'INFANZIA
a cura di Jona Oberski
«La sera la mamma mi domandò che cosa avevo fatto durante il giorno. Le raccontai che ero stato insieme ai ragazzi più grandi. Mi domandò se mi prendevano così senz'altro con loro e io le spiegai che ora sì, mi prendevano con loro, perché avevo superato al prova. Ero stato all'osservatorio. Lei mi domandò che cos'era, un osservatorio. Risposi che lo sapeva benissimo, che lì c'erano i cadaveri e che sapeva anche benissimo che mio padre era stato gettato sopra gli altri cadaveri e che non aveva neppure un lenzuolo e io avevo detto ai bambini che ne aveva sì uno, mentre avevo visto benissimo che non ne aveva. Mi misi a strillare che lei era matta a lasciare che lo buttassero così sugli altri cadaveri senza lenzuolo e che non mi aveva neppure raccontato che era stato portato via dalla baracca dell'infermeria e che io volevo andare almeno a salutarlo un'ultima volta e che lei era stata cattiva e che era colpa sua se era lì così nudo sopra i cadaveri».




SONO STATO UN NUMERO
a cura di Roberto Riccardi
Questo libro racconta la vita di Alberto Sed dalla nascita ai giorni nostri. Rimasto orfano di padre da bambino, Alberto è stato per anni in collegio. Le leggi razziali del 1938 gli hanno impedito di proseguire gli studi. Il 16 ottobre 1943 è sfuggito alla retata effettuata nel ghetto di Roma. E' stato catturato in seguito, insieme alla madre e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma. Dopo il transito da Fossoli, la famiglia è giunta ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma e la madre, giudicate inabili al lavoro nella selezione condotta all'arrivo, sono finite subito nella camera a gas. Angelica, un mese prima della fine della guerra, è stata sbranata dai cani per il divertimento delle SS. Solo Fatina è tornata, segnata da ferite profonde: ha assistito alla fine di Angelica ed è stata sottoposta agli esperimenti del dottor Mengele.
Alberto è sopravvissuto a varie selezioni, alla fame, alle torture, all'inverno, alle marce della morte. Ha partecipato per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati la domenica per un pubblico di SS con le loro donne. Dopo essere scampato a un bombardamento, è stato liberato a Dora nell'aprile 1945. Tornato a Roma, superate le difficoltà di reinserimento, ha iniziato a lavorare nel commercio dei metalli e si è sposato. Ha tre figli, sette nipoti e tre pronipoti.



UN ADOLESCENTE IN LAGER
a cura di Marcello Martini
Marcello Martini nasce a Prato il 6 febbraio 1930, ultimo dei tre figli di Mario e Milena Dami, e cresce in una famiglia di provata fede repubblicana e antifascista. E' catturato a Montemurlo il 9 giugno 1944, dove la famiglia era sfollata, in seguito alla scoperta della emittente clandestina di Firenze Radio Cora, con cui il padre Mario, entrato nella Resistenza dopo l'8 settembre 1943 e comandante militare del CNL pratese, aveva collaborato per organizzare un aviolancio di aiuti per le formazioni di lotta clandestina. Il quattordicenne partigiano Marcello fu trasferito nelle carceri fiorentine delle Murate, quindi nel campo di transito di Fossoli e da qui deportato a Mauthausen il 21 giugno, dove fu immatricolato con il numero 76430.






SULL'ANTISEMITISMO
a cura di Roberto Piperno
Nel secolo da poco trascorso l'antisemitismo si è manifestato in tutta la sua atrocità con i campi di sterminio nazisti. Eppure questa tragedia non ha posto fine a questo fenomeno e non tutti, nonostante significativi cambiamenti, sono consapevoli di quanto esso sia in realtà l'espressione di più profonde malattie sociali, culturali e politiche che covano nelle società dove si manifesta. Bisogna quindi porvi rimedio prima che il virus dilaghi di nuovo, non solo per salvaguardare gli ebrei, ma anche nell'interesse della colletività.
Questo libro, costituito da un ampio saggio storico introduttivo e da un'articolata antologia di scritti antiebraici dalla seconda metà dell'800 a oggi, nasce dalla convinzione che una più diffusa e sicura conoscenza delle vicende e delle motivazioni su cui si fonda l'antisemitismo possa contribuire a porre fine a questa persecuzione secolare e a fare avanzare la società contemporanea.




FILOSOFIA DELLA SHOAH
a cura di Fabio Minazzi
La distruzione degli ebrei europei costituisce un evento storico sul quale l'attenzione collettiva è andata crescendo soprattutto negli ultimi vent'anni, trasformando sempre più la coscienza della catastrofe delle deportazioni e dei campi di concentramento in un patrimonio ampliamente condiviso. Tuttavia, manca ancora una riflessione filosofica sistematica sulla Shoah, il suo significato e il suo rapporto concettuale con il tradizionale problema del male. Questo volume colma questa lacuna offrendo un contributo originale per pensare la Shoah alla luce della riflessione filosofica razionalista. Meglio ancora: questo libro sviluppa un'analitica dell'annientamento nazista utilizzando le categorie critiche del trascendentalismo kantiano per mostrare come una disamina razionale articolata del problema del male aiuti a scandagliare il significato più profondo - a livello politico, storico e, appunto, filosofico - dello sterminio posto in atto dalle forze del totalitarismo nazista. L'assoluta tensione critica che si instaura tra il razionalismo trascendentalista di Kant e il razzismo nazista consente poi di reimpostare anche il problema aperto del rapporto tra le responsabilità storiche del fascismo nella sua collusione con la dittatura hitleriana. Il volume si conclude con una appendice nella quale sono affrontati alcuni temi che concernono, più direttamente, la didattica della Shoah e alcune recenti iniziative, come il Treno della memoria per Auschwitz, per cui tramite l'autore rintraccia il profondo nesso che lega lo streminio nazista alla lotta antifascista.


AUSCHWITZ , IL PRESENTE E IL POSSIBILE
a cura di Maria Bacchi
Auschwitz e la persecuzione degli ebrei sono presenti nella mente dei preadolescenti? A cosa viene associata la parola ebreo? Come si legano le immagini e le conoscenze sul passato all'interpretazione che le ragazze e i ragazzi danno al presente? Come tutto questo influenza le loro aspettative sul futuro? Attraverso una molteplicità di voci raccolte nel corso di lunghe conversazioni in classe e di interviste individuali con ragazze e ragazzi dagli 11 ai 14 anni, emerge un intreccio imprevedibilmente complesso di interrogativi, ipotesi e aspettative. Si delineano altresì ambiti e criteri della riflessione che chiunque sia impegnato nell'azione educativa non può non sviluppare: in occasione di scadenze come il Giorno della memoria così come nella relazione quotidiana con i ragazzi.





IL PARADIGMA NAZISTA DELL'ANTISEMITISMO
a cura di Alessandra Chiappano, Fabio Minazzi
La distruzione degli ebrei europei costituisce un evento storico sul quale l’attenzione collettiva è andata crescendo soprattutto negli ultimi vent’anni, trasformando sempre più la coscienza della catastrofe delle deportazioni e dei campi di concentramento in un patrimonio condiviso. Tuttavia oggi occorre approfondire lo studio della Shoah attraverso una lente multifocale, in grado di mettere in evidenza anche gli altri olocausti e aspetti poco noti dello sterminio ebraico. Tali stermini meno noti si intrecciano con la criminale logica del nazismo. In questo volume viene analizzata l’articolazione complessiva del mondo nazista, la sua struttura, il suo significato, nonché la sua struttura legale e giuridica. Ma vengono studiati anche gli stermini dei sinti, dei rom, degli omosessuali e degli oppositori politici, prestando attenzione anche alle conseguenze psicologiche dei danni procurati dai Lager ai sopravvissuti. Un particolare attenzione è inoltre prestata al ruolo della Chiesa cattolica per sviscerare le posizioni assunte da Pio XI e da Pio XII. Infine il volume offre una riflessione analitica per comprendere il significato dei campi di sterminio nell’ambito della riflessione filosofica contemporanea. Questi differenti contributi consentono di delineare un quadro innovativo che aiuta a delineare nuove domande e nuove prospettive ermeneutiche di ricerca e riflessione.


TANTI OLOCAUSTI - La deportazione e l'internamento nei Campi nazisti
a cura di Vercelli Claudio
La distruzione degli ebrei dell'Europa è un evento storico sul quale l'attenzione collettiva è andata soffermandosi e affermandosi, soprattutto in questi ultimi vent'anni. Non senza difficoltà la coscienza della catastrofe delle deportazioni e dei campi di concentramento tedeschi è divenuta patrimonio del nostro continente. Ma nei lager confluirono, concentrati e internati per i più svariati motivi, persone e categorie di individui deportatevi non solo per ragioni razziali ma anche politiche, religiose, etniche e così via. Una umanità varia, a tratti disperata, unita dal comune denominatore della violenza subita ma anche delle strategie di sopravvivenza quotidiana che, individualmente e collettivamente, pose in essere dentro i recinti della morte. Chi erano, da dove provenivano, quale fu il destino degli internati? Come funzionava il lager, in quanto istituzione criminale ma anche microuniverso sociale del Novecento? Quali furono gli elementi di analogia e quelli di differenza tra l'internamento ebraico e quello dei non ebrei? Quali sono le parole chiave dell'esperienza della deportazione nazista? E quali i precedenti storici? Su queste ed altre domande Vercelli dipana con il rigore del saggio storico ma anche con la passione del narratore una riflessione ad ampio raggio, intesa a ricostruire origini, vicende, pratiche e destini del lager e di chi vi fu imprigionato.


PERDONARE ?
a cura di Vladimir Jankélévitch
«Lo sterminio degli ebrei è stato dottrinalmente giustificato, filosoficamente spiegato, metodicamente preparato, sistematicamente perpetrato dai dottrinari più pedanti che siano mai esistiti; esso risponde a una intenzione sterminatrice deliberatamente e lungamente maturata; è l'applicazione di una teoria dogmatica che esiste ancora e che si chiama antisemitismo. (...) Nell'universale amnistia morale concessa da molto tempo agli assassini, i deportati, i fucilati, i massacrati hanno soltanto noi che pensiamo a loro. Se cessassimo di farlo, finiremmo di sterminarli, ed essi sarebbero annientati definitivamente. I morti dipendono dalla nostra fedeltà...».






BLUMENSTRABE 22
a cura di Ruvik Rosenthal
Berlino, maggio 1933. I nazisti devastano la casa editrice di Erich Freyer e ne bruciano i libri sulla pubblica piazza. Erich abbandona Berlino e in fuga dal nazismo approda in Israele. La moglie cristiana e la figlia restano in Germania. Poi sarà la guerra. Ma è la cortina di ferro che li separerà definitivamente con il muro invalicabile dell'ideologia. Perché questo romanzo, in cui si muovono personaggi che - profughi dall'Europa - arrivano in Israele con il solo bagaglio della speranza comunista, non è solo la storia travagliata di vite squassate dagli eventi, ma è la rappresentazione dolorosa delle delusioni degli israeliani comunisti messi di fronte al rifiuto dell'esperienza sionista da parte dei governi comunisti.






NOI FIGLI DI EICHMANN
a cura di Günther Anders
«Si accorge di qualcosa, Klaus Eichmann? Si accorge che il cosiddetto "problema Eichmann" non è un problema di ieri? Che esso non appartiene al passato? Che non abbiamo alcun motivo - e le eccezioni sono veramente molto poche - di essere presuntuosi nei confronti del passato? Si accorge che noi tutti, proprio come Lei, abbiamo a che fare con qualcosa che è troppo grande per noi? Che tutti noi accantoniamo il pensiero del troppo grande e della nostra non-libertà nei confronti del troppo grande? Che tutti noi quindi siamo ugualmente figli di Eichmann? O perlomeno figli del mondo eichmanniano?», così scriveva nel 1964 Günther Anders al figlio di Adolf Eichmann, il principale responsabile del trasporto degli ebrei nei campi di sterminio nazisti, sviscerando il problema sempre tragicamente attuale della responsabilità individuale nel mondo delle macchine.




RICORDI DELLA CASA DEI MORTI E ALTRI SCRITTI
a cura di Luciana Nissim
Luciana Nissim nasce a Torino nel 1919 da una famiglia ebraica biellese. Laureata in medicina, fa parte del piccolo gruppo di giovani legati al Partito d'Azione che furono poi arrestati nel dicembre 1943 e deportati ad Auschwitz-Birkenau. Di quel gruppo solo Luciana e Primo Levi faranno ritorno.
Dopo la guerra Luciana si specializza in pediatria e fonda l'asilo voluto a Ivrea da Adriano Olivetti. In seguito si trasferisce a Milano, dove studia con Cesare Musatti, diventando una figura importante nell'ambito della scuola psicoanalitica italiana. Muore a Milano nel 1998.
In questo volume, che esce a dieci anni dalla scomparsa di Luciana Nissim, pubblichiamo in edizione critica il testo uscito nel 1946, a pochi mesi dalla Liberazione, e mai più ristampato autonomamente, arricchito da uno scritto autobiografico della Nissim sulla sua famiglia e da alcune lettere inedite scritte a Franco Momigliano, noto economista e partigiano, a cui la Nissim si unirà in matrimonio nel 1946. Il volume contiene inoltre un ricordo di Trude Levi, compagna di Luciana nel campo di Lichtenau, una introduzione di Alberto Cavaglion e uno studio sulla specificità della deportazione femminile e sulla figura di Luciana Nissim della curatrice Alessandra Chiappano.


IL RITORNO ALLA VITA E IL PROBLEMA DELLA TESTIMONIANZA
a cura di Alessandra Chiappano, Fabio Minazzi
In questo volume si raccolgono studi e riflessioni concernenti la galassia della Shoah considerata sia dal punto di vista del ritorno alla vita dei deportati, sia dal punto di vista della testimonianza di questa drammatica esperienza. La testimonianza è così indagata nei suoi molteplici aspetti: come fonte per la ricostruzione storica, come documentazione di un'esperienza esistenziale estrema e come strumento per la conoscenza e lo studio della Shoah. Considerando questi diversi aspetti emerge il rapporto profondo, ma anche conflittuale, che può instaurarsi tra la memoria e la storia, nella convinzione che dai vissuti occorra poi pervenire ad un approfondimento critico della conoscenza storica.
In secondo luogo il volume affronta il problema del ritorno alla vita dei sopravvissuti alla Shoah, prendendo in considerazione, in particolare, alcuni casi nazionali: dall'Unione Sovietica alla Polonia, dalla Germania all'Italia, precisando anche il ruolo dei sopravvissuti nella nascita di Israele. La considerazione di questi diversi temi consente di enuclerare una serie di problemi aperti sui quali la riflessione storica, culturale e filosofica contemporanea sta approfondendo la percezione del paradigma dell'annientamento nazista.



FORSE SOGNO DI VIVERE
a cura di Ceija Stojka
Reduce dalla deportazione ad Auschwitz e Ravensbrück perché Rom, l’undicenne Ceija Stojka giunse nel campo di concentramento di Bergen-Belsen al principio del 1945. Vi sarebbe rimasta – insieme alla madre e ad altri parenti – fino all’aprile dello stesso anno, quando il lager venne liberato dai soldati dell’esercito britannico. Di lì a poco poté intraprendere il lungo viaggio per tornare nella sua città, Vienna.
Dopo oltre mezzo secolo, l’ormai settantenne Ceija Stojka ricorda i mesi trascorsi a Bergen-Belsen. Descrive senza enfasi la spaventosa quotidianità – l’onnipresenza della morte, il tormento della fame, le violenze subite, la ferma volontà di sopravvivere – e ce ne restituisce un’immagine vivida.
Pur avendo visto di quali crudeltà gli esseri umani sono capaci, le parole di Ceija Stojka non tradiscono odio né amarezza. Da esse traspare piuttosto un ostinato interrogarsi su un aspetto: come hanno potuto, tanti uomini, mettersi così ciecamente nelle mani di un altro uomo, di un regime sanguinario? Il suo racconto non fornisce risposte al riguardo ma trae esplicitamente origine da una impellente necessità: ricordare per combattere la sopraffazione e l’oblio, poiché ciò che è stato può ripetersi.



SEDICI OTTOBRE 1943
a cura di Fausto Coen
La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Contemporaneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani. Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Solo 15 di loro sono tornati alla fine del conflitto: 14 uomini e una sola donna. Tutti gli altri 1007 sono morti in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto.






RACCONTA
a cura di Hanna Kugler Weiss
E’ il 1990, sono passati 45 anni da quando Hanna è stata liberata ad Auschwitz. Tornare nei luoghi oscuri dell'orrore e della morte riapre un doloroso viaggio della memoria in cui la crudezza dei ricordi a poco a poco si sposa con la ricostruzione interiore, con la speranza e la vita. Alla guida di un gruppo di giovani israeliani in visita ai lager, Hanna sente riaffiorare nelle fibre più profonde dell’anima il sentimento della sua infanzia perduta, gli affetti familiari interdetti e stroncati dal flusso inenarrabile dello sterminio, frammenti di una storia personale attraversata da una tragedia epocale ma di tempo in tempo alleviata anche dal sorriso, da una prepotente vitalità giovanile, dal desiderio di un domani. Hanna racconta la fine della deportazione e il ritorno tra i vivi come una scossa salvifica, una tumultuosa ripresa di un percorso in cui, come immemore, completa gli studi, si trasferisce in Israele, si sposa, lavora, ha dei figli. Il ritorno ad Auschwitz a quasi mezzo secolo di distanza chiuderà il cerchio di una esistenza un tempo spezzata, e consentirà di rimuovere la cupa coltre di silenzio sotto cui era seppellito il passato. I figli di Israele, le nuove generazioni che si affacciano alla storia con la impetuosa forza di chi può guardare in avanti, si arrestano a domandare e a meditare in cospetto della testimonianza dell’orrore. E con loro Hanna è di nuovo se stessa, antica bambina felice e grande madre dolente, madre di figli, madre di storia, madre di memoria.


TAGEBUCH
a cura di Liana Millu
Si è di fronte a un testo eccezionale. Nell’autunno del 1944 l’autrice fu trasportata da Birkenau al campo di concentramento di Malchow nel Meclemburgo. Liberata nel maggio del 1945 trovò, in un fattoria abbandonata, un Tagebuch (diario) e una matita. Con quest’ultima riempì tutte le 112 facciate che aveva a disposizione. Lo fece in un arco di tempo che va da maggio al 1° settembre del 1945, giorno in cui varcò il confine italiano. La Millu era familiare con la scrittura. Prima delle leggi razziali aveva già collaborato con alcuni giornali. Le pagine del diario, stese innanzitutto per se stessa al fine di recuperare la propria dignità umana, manifestano perciò qualità di scrittura non comuni nell’osservazione dei propri stati d’animo, nelle descrizioni dei compagni, nei mirabili ritratti di due soldati tedeschi dopo la sconfitta, nel balenare dei ricordi del Lager, nei progetti per i racconti che confluiranno nelle opere successive. Per la volontà dell’autrice il diario poteva essere letto solo dopo la sua morte. Si tratta perciò di pagine assolutamente inedite. Il corpus del Tagebuch è preceduto e seguito da due testimonianze già pubblicate in passato: la prima racconta la sorte della matita donata a Primo Levi, la seconda è incentrata sui mesi successivi al ritorno di Liana Millu in Italia. Entrambi i testi rivelano una non comune qualità di scrittura.


IL SANGUE DEL CIELO
a cura di Piotr Rawicz
Quelli che potremmo definire i topoi della letteratura della Shoà e che oggi sono diventati topoi letterari tout court erano all'epoca in divenire. Nel romanzo di Rawicz li troviamo tutti; non enunciati programmaticamente, né descritti, ma trasposti, per così dire; "in atto", in atto letterario (...)
Non ci sono accuse, non ci sono rivolte, se non quella potente e sotterranea contro l'Essere; non ci sono due campi a disputarsi il primato del bene e del male e non c'è neppure relativismo. C'è uno sguardo svelto e poetico che abbraccia tutto in una volta sola e una voce potente in cui derisione, disprezzo, pietà, disincanto e lirismo, mistica e rozzezza si adattano, più che alle situazioni descritte, agli stati d'animo evocati.
In Il sangue del cielo, Rawicz compie una serie di omaggi: alla memoria ebraica, alla propria e a quella dell'umanità nel suo insieme. Agli spettatori, agli inconsapevoli, agli approfittatori e ai cinici, ai venduti e ai santi, ai conniventi pieni di vergogna e agli impassibili e insopportabili antieroi, ai retori servili, ai medici compiacenti, ai contro collaborazionisti, ma anche e soprattutto all'amore, nella sua forma più lirica e più orgiastica.
Ma l'omaggio di Rawicz è anche alla letteratura, quest'arte risibile di raccontare qualcosa a qualcuno, quest'attività da insetto, questa menzogna continua a se stessi e agli altri, questo esercizio di esistenza da cui, per nostra grande fortuna, Piotr Rawicz non si è totalmente astenuto.



L'INFERNO SULLA TERRA
a cura di Sima Vaisman
... a volte sotto la pioggia a dirotto, a volte sotto un sole cocente, passano, scorrono ondate di gente, giovani donne con i loro bambini in braccio, donne che durante il percorso danno ancora il loro seno pieno di vita, pieno di linfa perché i bambini non piangano... Alle gonne si attaccano i bambini che sanno già camminare, bambini bellissimi, bruni e biondi, con i riccioli che ondeggiano nel vento... Sima Vaisman fu arrestata a Mâcon nel 1942, poi deportata ad Auschwitz dove, come medico, cercò di curare per quanto era possibile le altre detenute. Reduce dall'orrore, scrisse subito questa testimonianza di valore inestimabile sull'universo concentrazionario, pubblicata dopo molti anni in una rivista ebraica. Lo stile è colloquiale, non vi è alcuna ricerca del pathos: la semplice descrizione dei fatti è sufficiente. Un testo oggettivo, conciso, chiaro, terribile nella sua verità e che nondimeno lascia l'impressione della forza indistruttibile, del coraggio fuori del comune di questa donna che ha voluto dire alle generazioni future che "questo è stato".



EBREI IN GERMANIA FRA ASSIMILAZIONE E ANTISEMITISMO
a cura di George L. Mosse
In questa sua nuova raccolta di saggi, George L. Mosse esamina quasi con occhio clinico la complessa psicologia degli ebrei tedeschi, costretti a confrontarsi con i vari problemi derivanti dai loro tentativi di assimilarsi nella società in cui vivevano, una società che per accettarli li voleva «meno ebrei» possibile ma che al tempo stesso contribuiva a perpetuare lo stereotipo ebraico.








CHE COS'E' IL TALMUD
a cura di Adin Steinsaltz
Dopo aver studiato il Talmùd per più di cinquant'anni, e dopo avergli dedicato anche qualche libro, non sono tuttora in grado di darne una buona definizione. Qualsiasi definizione presenta così tante eccezioni e necessita di così tante rettifiche che servirebbe solo a rendere più oscuro l'argomento. Forse il miglior modo per farsi un'idea di quest'opera consiste nel considerare che non esiste nessun altro libro come il Talmùd, in nessuna letteratura. Si può affermare che la maggior parte del Talmùd è composta da discussioni sulla legge ebraica. E, dal momento che la legge ebraica abbraccia pressoché ogni aspetto della vita, queste discussioni sono altrettanto sfaccettate: filosofiche, teologiche, legali e filologiche. Il Talmùd non pretende di essere un'enciclopedia, tuttavia si occupa di tutto, dall'astrologia alla zoologia, dalla medicina all'economia, così come tratta di demoni e di angeli. Il suo stile è conciso, fino a risultare criptico; si ripropone di fornire prove sicure, come in matematica, ma la sua struttura è costruita sulle libere associazioni, come nella poesia.(dalla Prefazione di A. Steinsaltz)



PRIMO LEVI : UNA MEMORIA EBRAICA DEL NOVECENTO
a cura di Sophie Nezri-Dufour
L'ebraicità di Primo Levi, legata all'esperienza traumatica dell'internamento ad Auschwitz, va ritenuta un dato fondamentale della sua esistenza e della sua opera. L'appartenenza dello scrittore torinese al popolo del Libro, segnato da un destino di esilio e di distruzione, ma anche di speranza e di interrogativi permanenti, diventò con la Shoah una realtà che egli non poteva più ignorare. Fonte di angoscia ma anche di conoscenza e di scoperte infinite, il suo essere ebreo si impose nei suoi pensieri e nelle sue contraddizioni più intime e più profonde. Strumento letterario e poetico, base di riflessione sulla complessità del mondo, la sua ebraicità diventò anche uno dei fulcri della sua visione universalistica dell'uomo e della modernità.





FOSSOLI : TRANSITO PER AUSCHWITZ
a cura di Danilo Sacchi
- Che s'arriva a vedere: inglesi e australiani qua da noi, lì dall'altra parte del fosso! - sospirava il nonno osservando dall'aia i primi prigionieri arrivati nell'estate del '42. Ma negli ultimi mesi di guerra, a notizie di rappresaglie e uccisioni, brontolava cupo: - Quando sarà che butteranno giù questo Campo! - Perché un campo di concentramento può significare da solo, per chi vi abita di fronte, tutto lo sconquasso e il soffrire di una guerra. Questa è una storia del Campo di Fossoli, costruito davanti a casa nostra nel '42. La storia di coloro, soldati e civili, uomini e donne, che hanno sostato tra queste baracche e questo filo spinato prima di proseguire verso Auschwitz e gli altri lager nazisti. Ma è anche la nostra storia, di gente contadina abituata ad un vivere antichissimo nella campagna silenziosa e solitaria, un vivere d'improvviso sconvolto dalla costruzione di un campo di concentramento. Che soprattutto stupiva e cambiava chi era bambino. Come me.




GLI EBREI DI VILNA
a cura di Grigorij Šur
Quando, il 24 luglio 1941, le prime unità tedesche entrarono a Vilna, capitale della Repubblica Sovietica di Lituania, in città risiedevano più di 70.000 ebrei. Alla fine di agosto i nazisti ne avevano già eliminata la metà e rinchiusa l'altra metà in un ghetto. Uno di loro era il giornalista Grigorij Šur, nato nel 1888. Incredulo e sbalordito, egli tuttavia registrò con ammirevole obiettività quanto vedeva e udiva, per tramandare quell'incredibile realtà al mondo che sarebbe venuto dopo l'orrore. In una baracca della fabbrica di pellicce Kailis, dove era costretto a lavorare alla cernita di uniformi militari, Šur, nascosto dietro qualche scaffale, oppure al gabinetto, scriveva, l'orecchio teso a cogliere passi minacciosi: una pallottola poteva metter fine a ogni pagina del suo manoscritto. Šur fu assassinato dopo la liquidazione del ghetto, nel 1944. Le sue annotazioni si sono salvate grazie alla lituana Ona Šimajte che, rischiando la vita, fece uscire i quaderni dal ghetto e li nascose.




LA CREATURA DI CENERE DI BUCHENWALD
a cura di Ivan Ivanji
1997: Weimar si prepara a diventare (nel 1999) capitale europea della cultura. A pochi chilometri di distanza, nell'ex campo di concentramento di Buchenwald, durante i lavori di restauro del crematorio, si scoprono settecento urne anonime, con ancora resti di cenere e frammenti di ossa. Su questo ritrovamento, l'Autore, lui stesso deportato giovanissimo a Buchenwald, imposta una singolare costruzione fantastica: dalle ceneri di quei morti ignoti si sviluppa una creatura misteriosa e inquietante, che degli individui che hanno contribuito a formarla conserva sentimenti, passioni, memorie. Dalla massa indistinta emergono voci singole che narrano come si compì il loro destino: ebrei, ma non solo; anche testimoni di Geova, comunisti, zingari, e una principessa italiana, Mafalda di Savoia, morta durante un bombardamento su Buchenwald. Alla narrazione di queste vite l'Autore intreccia sapientemente le realtà problematiche di oggi, sia della Germania riunificata, sia della sua tormentata patria, la ex Jugoslavia.



SINCRONIZZAZIONE A BUCHENWALD
a cura di Viktor E. Frankl
... una rappresentazione scenica in cui tre personaggi della storia della filosofia (Spinoza, Socrate e Kant), dopo aver intessuto un dialogo su problemi teorici della filosofia, scendono sulla terra e vivono da vicino il dramma di alcuni prigionieri in un lager nazista, individuando con sorpresa e con ammirazione quella «forza di reazione dello spirito» grazie alla quale l'uomo è in grado di far fronte alle situazioni più estreme, ed anche più degradanti, nelle quali spesso è «gettato» dalla cattiveria e dal pregiudizio. (dalla Prefazione di E. Fizzotti) .







LA FESTA NON E' LA VOSTRA
a cura di Hanna Krall
«Arrivarono i tedeschi. Ordinarono a tutti gli ebrei di andare al tempio, e gli ebrei ci andarono. Ordinarono di portare fuori i rotoli della Torà. E gli ebrei li portarono fuori. Ordinarono di accendere un falò in piazza, e gli ebrei lo accesero. Ordinarono di buttare i rotoli nel fuoco. E nessun ebreo si mosse. Allora i tedeschi fucilarono cento ebrei, e ordinarono di buttare i rotoli nel fuoco. E nessun ebreo... Allora i tedeschi fucilarono altri cento ebrei, e ordinarono... E nessun ebreo... Allora i tedeschi fucilarono tutti gli ebrei, e alla fine dovettero buttarceli da soli, i rotoli».







IL TERRIBILE SEGRETO
a cura di Walter Laqueur
«Non sapevamo, e quando abbiamo saputo era ormai troppo tardi». Quante volte abbiamo sentito questa risposta quando abbiamo domandato perché‚ sei milioni di ebrei sono stati lasciati completamente soli nelle mani del mostro nazista! Questo libro dimostra che non era affatto vero che nessuno sapeva. Gli Alleati sapevano, i neutrali sapevano, gli ebrei dei paesi liberi sapevano. Ma nessuno voleva crederci, nessuno voleva parlarne. Chi sapeva non ha voluto alzare la propria voce, chi sapeva non ha voluto far nulla per chi soffocava nelle camere a gas. Si è preferito il silenzio alla denuncia, al soccorso, all'azione. Così Hitler ha potuto attuare indisturbato la sua «soluzione finale». E quanti uomini, quante donne, quanti bambini avrebbero potuto essere salvati se almeno fossero stati avvertiti in tempo dell'atroce destino a cui andavano incontro?





NON GLI HO DETTO ARRIVEDERCI
a cura di Claudine Vegh
«Se avessi potuto dimenticare totalmente il passato, forse avrei potuto vivere come gli altri, essere felice di ciò che ho, e non pensare a ciò che non ho più. Non ho fotografie dei miei genitori, non ho la loro ultima lettera; non ho tomba dove raccogliermi. Un solo documento "Scomparsi... Auschwitz 1943"». Così si esprime uno di coloro che hanno accettato di incontrarsi con Claudine Vegh. Sono tutti orfani ebrei i cui genitori sono morti nei campi di sterminio. Trentacinque anni dopo acconsentono a parlarne. A quell'epoca avevano fra i cinque e i tredici anni; ancora oggi hanno l'impressione di vivere «per caso». La stella gialla, la separazione brutale, i nascondigli, la mutilazione della loro identità, la lotta per la sopravvivenza, il contatto con ambienti sconosciuti, ostili o protettivi, i sentimenti ambivalenti verso gli scomparsi e, soprattutto, la speranza insensata di vederli tornare, nonché‚ il tentativo, in seguito, di tagliare ogni legame con questo passato e di reinserirsi nella società ecco ciò che svelano questi colloqui, ecco ciò che è rimasto nascosto nella vita di questi figli di deportati, per i quali, come dice Bruno Bettelheim nella postfazione, il lutto si è rivelato impossibile. E trentacinque anni dopo è sempre il solito lamento: «Non gli ho detto arrivederci».


IL GHETTO DI VARSAVIA
a cura di Joe J. Heydecker
Il 16 ottobre 1940 il governatore tedesco dichiarò il distretto cittadino al centro di Varsavia "zona di abitazione per ebrei": per 400.000 persone, il ghetto, di soli quattro chilometri quadrati, diventò una trappola mortale e una disumana prigionia. Nei diciotto mesi successivi, la fame e le malattie provocarono fra gli abitanti centomila vittime. Coloro che sopravvissero furono deportati, a partire dal 1942, nel campo di sterminio di Treblinka, salvo quelli che furono assassinati dagli occupanti tedeschi durante l'insurrezione del ghetto (gennaio-maggio 1943). Joe J.Heydecker fu un soldato tedesco dall'inizio del 1941 fino alla fine del 1944, in servizio a Varsavia, sotto una uniforme che odiava, agli ordini di assassini che aborriva. Nel febbraio del 1941 scattò le foto che vengono pubblicate in questo volume: "Io fotografavo per fissare la vergogna - in un certo senso per conservare il grido che avrei voluto risuonasse nel mondo. Le foto conservano ancora oggi lo stesso significato del giorno lontano in cui furono scattate, cioè il mio timore che in futuro nessuno voglia più ammettere che tutto questo è veramente accaduto". Come ha scritto Heinrich Böll nella Prefazione, "le foto di Heydecker del ghetto di Varsavia, assieme alla sua testimonianza oculare, alla sua descrizione di scene direttamente osservate, hanno valore di eccezionale rarità".


STORIA DEL GHETTO DI VARSAVIA
a cura di Israel Gutman
Il 19 aprile 1943 migliaia di soldati nazisti ricevettero l'ordine di deportare nei campi di sterminio di Treblinka e di Auschwitz tutti gli ebrei del ghetto di Varsavia, ridotto a pochi blocchi di edifici che ospitavano quanto restava del mezzo milione e più di cittadini ebrei della capitale polacca. Chi avesse resistito doveva essere ucciso. Alcune centinaia di questi ebrei chiusi in trappola, per lo più adolescenti, armati solo di pistole, bombe molotov e qualche mitragliatrice leggera decisero di difendersi combattendo. Questo libro è l'esauriente racconto della rivolta e degli avvenimenti che a essa portarono. Negli anni '20 e '30 Varsavia ospitava la comunità ebraica più numerosa e più viva d'Europa. Comprendeva ricchi, poveri e classe media, assimilati agnostici e ferventi sionisti, rappresentanti di tutta la gamma di fazioni politiche e religiose. Poi venne l'assalto tedesco, di inaudita violenza, contro gli ebrei: isolamento, fame, disperazione e malattie; quindi le deportazioni. Intorno al ghetto venne eretto un muro e a centinaia di migliaia gli abitanti vennero deportati a Treblinka. Ma intanto la resistenza cominciò a prender forma e quando giunse l'ordine dell'attacco finale i combattenti del ghetto erano pronti. Il libro, che si avvale di commoventi, drammatici estratti da diari, lettere e altri documenti dell'epoca, si presenta come una lucida ricostruzione di un periodo capitale della storia ebraica e mondiale.


UN TALLET AD AUSCHWITZ
a cura di Teo Ducci
Teo Ducci ha dedicato la sua vita alla testimonianza dell'orrore di Auschwitz. Oggi che le sue energie sono diventate più deboli per permettergli di far risuonare alta e forte la sua voce ha sentito l'imperativo morale di farlo con questo libro. Per sé, ma soprattutto per quelli, i più, che nel lager non hanno potuto trovare quel minimo che permettesse loro di alimentare la forza del corpo e dello spirito per riuscire a sopravvivere. Per quelli che non hanno avuto nessuna possibilità perché la morte li ha ghermiti nello strazio del viaggio, nell'incubo dell'arrivo o nell'avvilimento della disumana prigionia. Teo Ducci è sopravvissuto grazie al caso, a una serie di eventi "fortunati", e soprattutto grazie alla determinazione di voler tornare per "raccontare". È tornato per rivendicare l'umanità e la dignità che spetta a ogni essere umano.





1938 - I BAMBINI E LE LEGGI RAZZIALI IN ITALIA
a cura di Bruno Maida
Vittime indifese della persecuzione, dello sfruttamento e dello sterminio, i bambini sono stati doppiamente colpiti dall'applicazione e dagli effetti delle leggi antiebraiche perché da un lato hanno conosciuto, come gli adulti, limitazioni alle libertà e progressive violenze, dall'altro hanno dovuto fare i conti con la costruzione di un'identità ad un tempo imposta e propria, scontando conseguenze culturali, psicologiche e materiali ancora in gran parte da indagare. Ricordare le leggi razziali del 1938 in Italia con gli occhi dei bambini significa dunque cambiare prospettiva e provare a capire alcuni aspetti, tra i più dolorosi e nascosti, di una discriminazione e di un'esclusione passate anche attraverso i banchi di scuola, i libri ed una memoria ferita, spesso incapace di trovare per molti anni le parole e la forza per usarle. Il volume contiene gli atti della Giornata di studio e memoria che si è svolta a Torino il 9 novembre 1998 dedicata all'analisi dei risultati più recenti della ricerca storica in questo campo, ed arricchita da testimonianze inedite.



IL NAZIONALSOCIALISMO E LO STERMINIO DEGLI EBREI
a cura di Francesco Maria Feltri
Nella primavera del 1993, Francesco Maria Feltri ha condotto a Modena un corso di aggiornamento per insegnanti sul tema dell'antisemitismo nazista. Il contenuto del presente sussidio è formato dal testo delle lezioni, dal materiale fornito ai corsisti affinché potessero poi, autonomamente, costruire propri percorsi didattici, e da un'ampia bibliografia, che non ha alcuna pretesa di completezza, ma che comunque permette un primo orientamento a quanti vogliano approfondire i vari problemi emersi dalla trattazione. Rispetto all'impianto generale del corso, è stata ampliata nettamente la trattazione dell'antisemitismo fascista, che in quella sede era stato studiato solo superficialmente e qui invece è oggetto di un capitolo a parte. I destinatari principali di questo testo continuano ad essere, nell'intenzione dell'Autore, gli insegnanti, che spesso si rendono conto dell'importanza storica del fenomeno dell'antisemitismo, ma non sanno dove reperire le informazioni e la documentazione di base.Di lui la Giuntina ha pubblicato anche Per discutere di Auschwitz.



SONO DOV'E' IL MIO CORPO
a cura di Piero Iotti
Piero Iotti è nato a Sant'Ilario d'Enza il 25 aprile 1926. Nel 1944, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è iscritto alla facoltà di ingegneria presso l'Università di Parma. Per la sua attività di antifascista e di partigiano è stato arrestato dalla S.D. tedesca il 15 novembre 1944, deportato nel lager di Bolzano e successivamente a Mauthausen, dove è giunto all'inizio del 1945 assieme ad altri giovani patrioti santilariesi. Liberato dalle truppe americane il 5 maggio del 1945, è tornato a casa, con Arnaldo Bocconi, il 24 giugno, in condizioni di estrema debilitazione. Ripresa la vita normale, dopo una lunga convalescenza, si è dedicato all'impegno politico, per poi ricoprire incarichi fra cui quello di Assessore Comunale a Reggio Emilia e di Sindaco a Sant'Ilario d'Enza. Attualmente è in pensione
.





EBREI/JUDEN
a cura di Federico Steinhaus
Sotto l'apparenza di una «microstoria» circoscritta nel tempo e nei luoghi, questo libro in realtà costruisce, con una esposizione puntigliosa e scarna, volutamente priva di effetti retorici, la storia emblematica di un crocevia dell'ebraismo europeo nel suo periodo più tragico. Il libro si basa su testimonianze e documenti per la maggior parte inediti, fra i quali spiccano i dati del censimento della popolazione ebraica voluto dal regime fascista nel 1938 per meglio predisporre la legislazione antiebraica di pochi mesi successiva. La possibilità di accedere ad archivi e documenti riservati, oltre che a deposizioni di protagonisti dei fatti, ha consentito all'Autore di arricchire questa narrazione con elementi che ne sottolineano l'originalità. Merano è un centro termale di fama internazionale, situato nel cuore di una regione cara alla borghesia mitteleuropea della prima metà di questo secolo. Gli ebrei hanno contribuito al suo sviluppo economico, alla sua caratura culturale, al suo prestigio internazionale, ma non sono mai riusciti a farsi accettare come parte integrante ed integrata della sua popolazione. Le persecuzioni fasciste e naziste sono culminate nella prima deportazione in massa di ebrei dall'Italia, e nell'istituzione di un campo di concentramento che fu il luogo di transito di molti deportati verso i campi di sterminio. Dopo la guerra, almeno 15.000 sopravvissuti furono aiutati dalle risorte strutture ebraiche meranesi a ritrovare le loro forze, ed in gran parte ad emigrare in Palestina. Il filo che collega queste vicende, e le inserisce nel contesto degli avvenimenti che travagliarono l'Europa in quel periodo, viene ripercorso ed analizzato, fino a divenire un significativo tassello di quella più ampia pagina di storia.


MAUTHAUSEN - BIVACCO DELLA MORTE
a cura di Bruno Vasari
Pubblicato da una piccola casa editrice milanese nell'agosto 1945, questo libro è forse il primo apparso in Italia sull'esperienza dei Lager. Nella sua straordinaria tempestività e nella sua tensione testimoniale si propone ancora oggi come requisitoria senza appelli contro ogni forma di dominio dell'uomo sull'uomo. «La gratitudine che dobbiamo a Bruno Vasari per aver scritto queste pagine, perciò, è molto grande. Senza questo libretto, i percorsi verso il futuro, di cui tanto parliamo, sono bloccati dall'orrenda magia di ciò che è successo. Il solo esorcismo possibile è sapere, dire, insegnare, ripetere tutto. Sempre». (dalla Presentazione di F. Colombo)






BEI TEMPI
a cura di Ernst Klee, Willi Dreßen, Volker Rieß
Sotto il titolo provocatorio «Bei tempi» - tratto da un album fotografico appartenuto al comandante di un campo di concentramento - i curatori di questo libro hanno riunito una serie di documenti impressionanti. Si tratta in massima parte di testimonianze dirette (diari, lettere e rapporti ufficiali), ma anche di verbali di interrogatori in cui assassini, complici e persone che hanno assistito passivamente ai crimini descrivono ai giudici istruttori, in retrospettiva e con crudezza, come venne organizzato lo sterminio degli ebrei e come venne condotto alla tragica conclusione. Il testo è accompagnato da numerose foto che parlano da s‚. Esse non ci mostrano dei criminali mostruosi che uccidevano con la bava alla bocca, belve che solo per il loro aspetto ci ispirano ripugnanza; ci mostrano invece questi esecutori (incitati dagli spettatori) mentre svolgono il loro «lavoro» per poi, sfiniti ma soddisfatti, godersi le loro serate allietate dalla birra. Ci vengono mostrate persone dal cui aspetto non si potrebbe indovinare che hanno avuto parte attiva in quell'ingranaggio di morte che essi hanno fatto funzionare con diligenza e buona volontà.Il carattere confidenziale, anzi talvolta privato, del materiale mostra con spietata chiarezza quanto saldamente la «Weltanschauung» del nazismo fosse ancorata nell'intimo della psiche popolare e fosse radicata nel pensiero corrente e nella sensibilità comune di vastissimi strati della popolazione. Un libro sconvolgente e al tempo stesso illuminante, che informa e vuole stimolare a una «elaborazione del lutto»; vuole anche opporsi alla tendenza a dimenticare che in Germania c'è stato un tempo in cui, sulla pubblica strada e in pieno giorno, cittadini ebrei potevano venir massacrati con stanghe di ferro senza che nessuno si ponesse a loro difesa.


EBRAISMO E ANTIEBRAISMO - IMMAGINE E PREGIUDIZIO
a cura di Cesare Luporini
Questo volume non ha certo la pretesa di colmare tutte le lacune: è certo però che in un'Europa in cui si tenta di considerare incidenti, spiacevoli parentesi, il fascismo e il nazismo, affrontare complessivamente e scientificamente il problema del pregiudizio antiebraico diviene un'operazione rilevante di politica culturale. Vi sono poi altri punti specifici che speriamo diventino occasione di discussione e approfondimento, ricorrendo, tra l'altro, quest'anno il bicentenario della rivoluzione francese. E il caso ad esempio del ruolo storico, filosofico e politico della tolleranza. Questa, da sempre contrapposta al razzismo, all'egocentrismo, e all'intolleranza, ha giocato un ruolo eccessivamente appagante, fino ad essere considerata un punto di arrivo. La tolleranza deve invece essere un valore di partenza che consenta di affermare il reale diritto alla differenza, non come concessione quindi, ma come conquista collettiva, come superamento di barriere ingiustificabili. Così come ci sembra interessante il tentativo di collocare nella giusta luce e quindi nel giusto ruolo le diaspore. Ha ancora senso tale termine? Il diritto nazionale ebraico si esaurisce nello Stato di israele? È possibile il paradosso per cui, se di diaspore si deve parlare, ne esiste anche una israeliana? Questi ed altri obiettivi si poneva il convegno «Ebraismo e antiebraismo: immagine e pregiudizio» e quindi come tali li riproponiamo ad un pubblico più vasto con questa pubblicazione. L'approccio scientifico non si contrappone automaticamente alla disputa ideologica, ma vuole ricollocare questa in un contesto libero da colpevoli apriorismi. Intendiamo infine contribuire a incidere anche sui tanti atteggiamenti negativi di psicologia collettiva che in questi anni hanno avvelenato, impedendola, l'analisi politica e culturale del fenomeno ebrei/antisemitismo.


ISRAELE : STATO DELLO STATO
a cura di Claudio Vercelli
Israele è nel cuore e nelle menti dei contemporanei e suscita passioni e identificazioni, simpatie ma anche rifiuti e dinieghi. Della sua storia, in Italia, si sa ben poco. Ancor meno sono conosciute le ragioni, gli eventi, i fatti che hanno portato alla nascita dello Stato degli ebrei durante un secolo, il Novecento, che ha visto mutare equilibri profondi. Il libro intende indagare sui fatti, sui personaggi, sulle storie che hanno generato lo Stato d'Israele, fino ad arrivare ai giorni nostri. Non un mero resoconto, ma una narrazione viva, dal di dentro, delle premesse culturali, politiche e sociali che dalla seconda metà del XIX secolo originano il pensiero sionista e, in rapida successione, l'immigrazione in quelle terre nelle quali, nel 1948, sarebbe nato il nuovo Stato. Di cui viene poi raccontata l'evoluzione storica, con i mutamenti sociali ed economici e le trasformazioni culturali. Insomma, da Herzl ai leader di oggi, passando per tantissimi che hanno lottato per vedere affermato il loro diritto a esistere come individui ma anche come parte di una comunità nazionale. Una indagine su quel che è stato, una riflessione su quel che è, un'ipotesi su quel che potrà essere.


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All rights reserved.22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"