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YIDDISH - Ascesa e caduta di una nazione
a cura di Paul Kriwaczek
 Gli ebrei sono vissuti nell’Europa centrale e orientale per almeno mille anni. In questo lasso di tempo hanno creato una civiltà con una lingua, una letteratura, leggi e istituzioni proprie che ha offerto un grande contributo alla storia dell’Occidente. Oggi, però, questa presenza millenaria è ricordata dai più solo per i tragici eventi della seconda guerra mondiale, in quello che fu di fatto l’ultimo scorcio di vita del popolo yiddish. Da qui nasce lo speciale valore dell’imponente lavoro di ricostruzione e divulgazione compiuto in queste pagine da Paul Kriwaczek.
Seguendo il suo minuzioso ed emozionante racconto riscopriamo l’esistenza di una nazione yiddish un tempo prospera e fortunata, anche se periodicamente vittima di attacchi, vessazioni, soprusi una nazione che per molti secoli fu vivaio di zecchieri, diplomatici, medici e ingegneri, oltre che insegnanti di musica, poeti e filosofi, presenti e attivi presso le corti reali e i governi d’Europa.
Il fitto e fruttuoso intreccio fra la cultura ebraica e la storia europea è analizzato in profondità, ma soprattutto vengono esaminate le vicende interne del mondo yiddish: l’organizzazione delle comunità nell’Europa centro-orientale, le grandi e piccole figure dell’ebraismo nel Medioevo e nel Rinascimento, il difficile ma proficuo rapporto con la modernità, lo spettro dell’assimilazione legata a una progressiva laicizzazione della società, e infine la diaspora in Inghilterra e negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo.
A un tempo vivace affresco storico e appassionata elegia per un mondo perduto, il libro di Paul Kriwaczek segna una tappa importante sulla via di un completo recupero delle radici del nostro continente.

NAZISKINO, EBREI ED ALTRI ERRANTI
a cura di Casiraghi U. , Pellizzari L
 Frutto di lunghe e appassionate ricerche e rimasto sinora inedito, questo libro è anzitutto un viaggio della memoria nelle pagine più oscure, dimenticate o rimosse della storia del cinema (del cinema e della storia) nel corso della prima metà del secolo scorso. È di scena il cinema tedesco, dall’Espressionismo degli anni ’20 alla straordinaria irruzione di Karl Valentin sino alla figura catartica di Slatan Dudow (quello di Kuhle Wampe). Al centro, naturalmente, la produzione nazista, con i suoi incubi e le sue aberrazioni, con i suoi «trionfi della volontà» nati dalle sinfonie degli orrori e a essi ritornati, che però si intreccia, quasi a contrappasso, con le vicende dei cineasti mitteleuropei costretti all’esilio o all’emigrazione verso Hollywood, e con le vicissitudini del cinema yiddish sia nell’Est europeo sia in terra americana. Conclude il quadro dedicato ai totalitarismi un’appendice sul cinema stalinista.
Ugo Casiraghi (Milano 1921 - Gorizia 2006) è stato critico cinematografico del quotidiano «l’Unità» dal 1947 al 1977 e collaboratore della rivista croata in lingua italiana «Panorama» dal 1979 al 1999. Il suo primo libro è Umanità di Stroheim ed altri saggi (Poligono, 1945); l’ultimo, postumo e a cura di Lorenzo Pellizzari, Alfabetiere del cinema (Falsopiano, 2006).

NON SMETTEREMO DI DANZARE - Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele
a cura di Giulio Meotti
 Quasi ogni giorno in Israele ci sono cerimonie funebri per le vittime del terrorismo. Persone uccise per il solo fatto di essere ebree. In banca, nei centri commerciali, in pizzeria. Sul pullman, davanti a un cinema, per strada. Da sole e in gruppo. Giovani e vecchi. Uomini e donne. Tutti condannati dalla furia del fondamentalismo islamico, bersagli di un odio quotidianamente alimentato da decenni. Questo lento e inesorabile stillicidio di morti - migliaia e migliaia - è il risultato di una guerra che ha avuto inizio nel 1972, alle Olimpiadi di Monaco, quando undici atleti della delegazione israeliana vennero trucidati da un commando di guerriglieri dell’organizzazione palestinese Settembre Nero. Da allora ogni cittadino di Israele sa che può morire in qualsiasi istante.
Giulio Meotti racconta le storie dei «caduti in battaglia» di questa guerra condotta a fari spenti dal terrorismo islamico, abilmente dissimulata tra i fatti di cronaca della «questione palestinese», dietro la quale si cela la vera causa di una simile strage: l’antisemitismo. Complice la distrazione dei media occidentali, queste storie ci appaiono sinistramente inedite, come se le leggessimo per la prima volta. Come se neanche fossero vere. Eppure nelle parole e nel dolore dei sopravvissuti - mogli, mariti, figli, padri, madri, nonni, sorelle, fratelli, amici, commilitoni, compagni di studi, conoscenti - ogni particolare suona autentico, definitivo, indimenticabile.
Parecchie di queste storie si intrecciano con quelle tristemente note della Shoah: chi muore oggi negli attentati è spesso figlio o nipote di un sopravvissuto ai Campi di sterminio e diventa così parte di una sola, tragica, incomprensibile sequela.
L’ebraismo insegna che l’hazkarah, l’atto del ricordare, è l’unico modo per chi sopravvive di provare l’ingiustizia sofferta da ogni innocente e di opporsi al destino che molti vorrebbero riservare agli ebrei, anche in Israele: l’esilio, la fuga, il martirio. Leggere queste pagine è quindi già un atto di resistenza alla barbarie.

OPERAZIONE VALCHIRIA : Stauffe Hitler
a cura di Michael Baigent , Richard Leigh
 Claus von Stauffenberg, l’ufficiale che il 20 luglio 1944 tentò di cambiare il corso della storia attentando alla vita di Hitler, è uno dei personaggi più enigmatici e affascinanti del XX secolo.
A trentasei anni, era una figura carismatica destinata a grandi responsabilità. Assomigliava a un attore di Hollywood, e si diceva fosse il solo uomo capace di fissare negli occhi il Führer fino a fargli abbassare lo sguardo. Che cosa dunque lo spinse a ordire un complotto contro il capo supremo della nazione? Probabilmente non ragioni politiche, ma una necessità spirituale. Il gruppo di cospiratori con il quale concepì l’attentato si chiamava «Germania segreta», come il circolo esoterico nel quale Stauffenberg da giovane era stato discepolo del mistico poeta antinazista Stefan George.
Uomo d’azione pragmatico e disincantato, e in pari tempo romantico erede della spiritualità cristiana dei cavalieri medievali da cui discendeva, soldato dalla ferrea disciplina, ma anche intellettuale anticonformista e ribelle, Stauffenberg tentò di risvegliare la coscienza sopita dei tedeschi, lanciando una sfida temeraria all’infernale macchina di morte del Terzo Reich e al suo Führer, ormai in preda a un fosco delirio autodistruttivo. In un’atmosfera rarefatta e sinistra da «crepuscolo degli dei», questo libro ripercorre le tappe della sua disperata battaglia contro chi per lui rappresentava la personificazione del Male assoluto, e mostra come, anche quando tutto sembra perduto, il coraggio e la dignità di pochi uomini possono costituire un pegno per il riscatto morale di un intero popolo.
Alla figura di Stauffenberg è ispirato il film Operazione Valchiria di Bryan Singer con Tom Cruise.

LA MEZZALUNA E LA SVASTICA: I segreti e l'alleanza tra il nazismo e l'Islam
a cura di Dalin D. , Rothmann J.F.
 La sconfitta dell’Impero ottomano durante la prima guerra mondiale segnò la fine del Califfato. Dopo secoli di trionfi e conquiste, l’Islam usciva sconfitto sul piano politico e militare. La Palestina era sotto mandato britannico. Gli ebrei di tutto il mondo vennero incoraggiati a raggiungere la loro «Terra promessa» in vista del futuro Stato ebraico. Gerusalemme, sette secoli dopo le Crociate, non era più «Dar al-Islam».
In questo contesto, nel 1921, Hag ’Amin al-Husayni venne nominato mufti di Gerusalemme e divenne il più importante leader islamico del Medio Oriente. Ma chi era questo personaggio, così poco conosciuto in Occidente? Agiudizio di Dalin e Rothmann, al-Husayni fu l’assoluto protagonista della nascita del moderno fondamentalismo islamico e della lotta armata (’intifadah) contro gli ebrei condotta oggi da numerose organizzazioni terroristiche islamiche. Personalità insieme affascinante e spaventosa, oratore incendiario, rampollo di una delle più notabili famiglie arabe della Palestina (ma dal curioso aspetto «occidentale»: aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri), al-Husayni fu un visionario crudele che in nome del nazionalismo arabo e dell’antisemitismo strinse un’alleanza tattica con il nazismo in forza della quale 100.000 musulmani combatterono come volontari nelle divisioni tedesche. Tra i più accesi sostenitori della Soluzione Finale, si macchiò direttamente di atti feroci quale il sabotaggio dei negoziati tra i nazisti e gli Alleati per la liberazione di prigionieri tedeschi in cambio della fuga verso la Palestina di 4000 bambini ebrei destinati alle camere a gas.
Dopo la guerra, scampato a Norimberga, al-Husayni si divise tra l’Egitto, dove rinsaldò i rapporti con Sayyid Qutb e Hasan al-Bannah, rispettivamente il teorico e il fondatore dei Fratelli musulmani, e Beirut, dove pose sotto la sua ala protettiva un giovane che negli anni successivi diventerà un protagonista della politica mediorientale: Yasir ‘Arafat. Sulla base di una documentazione vasta e rigorosa e di numerosi documenti inediti, Dalin e Rothmann offrono il ritratto definitivo del «Führer del mondo arabo», ricostruiscono nei minimi dettagli la sua partecipazione alla guerra al fianco di Hitler e forniscono un importante contributo alla comprensione del passato e del presente del fondamentalismo islamico.

STORIA DI SOPHIE SCHOLL E DELLA ROSA BIANCA
a cura di Dumbach A., Newborn J.
 Sophie Scholl fu ghigliottinata all’età di 21 anni dal Tribunale del Popolo di Monaco di Baviera, il 22 febbraio 1943, per tradimento contro lo Stato e il Führer. Insieme a lei vennero decapitati il fratello Hans, Christoph Probst e, due mesi dopo, Alexander Schmorell, Willi Graf e il loro professore di filosofia, Kurt Huber.
Si concluse così l’avventura della «Rosa Bianca», il gruppo di cinque giovani universitari tedeschi che nel corso del 1942 e nelle prime settimane del 1943 sfidarono il regime nazista stampando e diffondendo clandestinamente in Germania e Austria sei opuscoli contro Hitler. Quei fogli raccontavano gli orrori che si stavano consumando ai danni degli ebrei, informavano delle sconfitte militari naziste una su tutte: Stalingrado , facevano appello ai grandi ideali della cultura e alle lezioni della storia, esortavano i tedeschi alla ribellione, al sabotaggio, alla diserzione.
La Rosa Bianca non fu un’organizzazione diffusa, strutturata, con collegamenti internazionali, sul modello della nostra Resistenza. Fu qualcosa di diverso e forse di unico nella storia della lotta ai totalitarismi del ’900. Quei giovani, infatti, non erano animati da un’ideologia né erano particolarmente interessati alla politica. Il loro sacrificio ispirato ai principi cristiani di fratellanza e giustizia è un inno alla sacralità della vita di fronte alla barbarie e al disprezzo per l’uomo.

UNA RAGIONEVOLE STRAGE
a cura di Horsinga-Renno M.
 Non è soltanto una triste storia narrata dalla protagonista alla ricerca del passato familiare , ma un ricco e dettagliato studio su uno dei sei centri di eutanasia nazista dove si diede inizio allo sterminio di massa . In questo libro si parla del Castello di Hartheim nei pressi di Linz in Austria , dove , tra l'altro , venivano portati , per lo sterminio , i detenuti dei Campi di Concentramento situati nelle vicinanze , tra questi , Mauthausen e Dachau . A. Maurizio www.lager.it
Un giorno di luglio del 1981 Mireille Horsinga-Renno fa visita a un lontano parente tedesco di cui ha da poco appreso l’esistenza, che trascorre una felice vecchiaia nella verdeggiante Renania. La donna incontra un uomo ancora affascinante, un raffinato melomane dai modi sicuri ed eleganti. È l’inizio di un rapporto affettuoso che dura fino a quando, qualche anno più tardi, nel corso di una normale conversazione, lui afferma che le camere a gas non sono mai esistite. La donna tenta di contraddirlo, ma l’uomo ribadisce le sue tesi negazioniste. I due diradano bruscamente i rapporti.
Un giorno, il caso porta Mireille a leggere un’opera sul nazismo di due storici tedeschi in cui è citato fuggevolmente un certo «Dr. Renno», medico responsabile, presso il castello austriaco di Hartheim, del programma nazista di sterminio delle persone portatrici di handicap, a causa del quale morirono 18.269 «malati incurabili», la cui vita era ritenuta «inutile e improduttiva». (Attrezzato con camera a gas e forno crematorio, il castello della morte diventerà successivamente il distaccamento del campo di Mauthausen.) Per Mireille Horsinga-Renno questo è il punto di partenza di un lungo viaggio nei sinistri meandri di un passato sconosciuto, nel quale la memoria familiare si sovrappone alla grande storia.
Come credere che quell’uomo anziano così colto e premuroso - che morirà impunito nel 1997 - è il medico nazista direttamente responsabile della selezione e dello sterminio di migliaia di innocenti? Quali impulsi lo hanno animato e ancora lo abitano? Come possono coesistere nella stessa persona inclinazioni, sentimenti, pensieri tanto radicalmente contrastanti?
Una ragionevole strage è un libro appassionante, coraggioso e sensibile (oltre che tragicamente inquietante), che costituisce una straordinaria vittoria sul silenzio e l’oblio.

AUTODAFE - L'EUROPA , GLI EBREI E L'ANTISEMITISMO
a cura di Ottolenghi Emanuele
 Quando si parla di antisemitismo, il pensiero corre alle persecuzioni degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, sfociate nell’Olocausto. E il confronto con l’oggi porta a concludere che quel problema è stato sostanzialmente superato, o riemerge in forme episodiche e molto circoscritte, che a qualcuno possono sembrare perfino folkloristiche. Ma l’antisemitismo a sfondo razziale, così intimamente associato al nazismo, rappresentò un’aberrazione rispetto all’odio antiebraico che lo aveva preceduto.
Tutte le più vecchie forme di pregiudizio antiebraico dalle dottrine cristiane al disprezzo marxista per gli ebrei, all’ostilità antiebraica di liberali e illuministi avevano in realtà un altro elemento in comune: per gli antisemiti, gli ebrei avevano «un problema» (di natura religiosa o sociale, o socio-economica, o storica), che era parte della loro identità e che costituiva un ostacolo alla loro piena integrazione nella società. Essi avrebbero potuto «salvarsi» convertendosi, assimilandosi, o unendosi alle forze della rivoluzione. E, in effetti, in tutti quei casi in cui gli ebrei cedettero al doppio ricatto di minacce e lusinghe, ottennero non solo uguaglianza e integrazione, ma spesso alte cariche e importanti onorificenze.
L’antisemitismo attuale è una variante di questo vecchio pregiudizio: trova come scusa non un supposto tratto biologico malvagio, bensì un’opinione e un comportamento degli ebrei nei confronti d’Israele che sono espressione, prima di tutto, della loro identità. Nel clima attuale, si assiste insomma all’emarginazione di ebrei filo-israeliani o a una crescente pressione su di loro perché abbandonino le loro posizioni su Israele e Medio Oriente e si conformino al paradigma dominante. Le loro opinioni trovano sempre meno spazio sui giornali europei ed è possibile che la narrativa storiografica revisionista che forma il nucleo accademico di delegittimazione d’Israele, vinca la battaglia dei libri di testo negli atenei e trionfi sugli scaffali delle librerie (rendendo sempre più precaria tra le élite la posizione di Israele e degli ebrei che lo sostengono).
Naturalmente, una dissociazione chiara (e, se possibile, frequentemente ribadita) da Israele e dalla sua politica può rendere gli ebrei che la pronunciano socialmente più accettabili.

NOVECENTO , IL SECOLO DEL MALE - Nazismo, comunismo, Shoah
a cura di Besançon Alain
 Lo sterminio fisico del nemico è sempre stato uno dei mezzi della politica: eppure nell’ultimo secolo ha assunto un carattere particolare. Questo perché sono cresciute le vittime? In assoluto può darsi, statisticamente no. In ogni caso non è il numero che fa la differenza. Ciò che colpisce sono le motivazioni, i modi, i risultati. Nazismo e comunismo si propongono come un messaggio di salvezza: per la razza germanica il primo, per l’umanità il secondo. Contro il nemico il nazismo ha avuto poco tempo e ha concentrato i suoi sforzi sugli ebrei e pochi altri. Il comunismo ha finito presto col ritorcersi contro se stesso; poi è divenuto un puro mezzo di conservazione del potere per i privilegiati.
Ma come mai, nonostante sia scomparso completamente da più di mezzo secolo, il nazismo è l’oggetto di una esecrazione che non accenna a diminuire, mentre il comunismo, che pure è caduto di recente, fruisce di un’amnesia e di un’amnistia che raccolgono un consenso quasi unanime? E poi: in che misura la Shoah, nell’immensa carneficina del ’900, deve essere classificata come una cosa a parte? Si può annoverarla come una tomba fra le altre tombe nel cimitero comune? E se non è possibile farlo, per quale motivo?
Proprio a questi interrogativi cerca di rispondere questo penetrante saggio di Alain Besançon.

LA SOCIETA' TEDESCA SOTTO IL TERZO REICH
a cura di Ayçoberry P.
 Il flusso di pubblicazioni sulla Germania nazista non accenna ad arrestarsi. Ma dopo essersi tanto interrogati sui «perché», è forse tempo di provare a raccontare il «come»: è tempo di capire come una società molto evoluta e molto articolata abbia potuto accettare, prima, e sposare, poi, la causa del nazismo e del Terzo Reich. Per comprendere questo non servono astratte teorie, più o meno suggestive, ma un’analisi attenta dei comportamenti quotidiani dei tedeschi, per cogliere quella trama di orientamenti e scelte individuali e collettive che hanno gradualmente prodotto l’accettazione dell’inaccettabile. E allora: come lavoravano gli impiegati e gli operai, gli avvocati e i medici? Si posero il problema di conservare (dinanzi a se stessi e agli altri, in lettere private o in documenti pubblici) una propria dignità in un clima di violenza sempre più soffocante e funesto? Tra il fanatismo e l’opposizione, praticati da un numero di tedeschi comunque contenuto in termini assoluti, come vivevano ogni giorno i milioni di tedeschi che componevano la società civile? La loro può definirsi una complicità, più o meno imbarazzata? O era una convivenza tanto silenziosa quanto consapevole? Oppure queste sono categorie incongrue per giudicare il comportamento di una massa? Dopo anni di requisitorie e tentativi di giustificazione, la ricerca storica è in grado oggi di fornire risposte esaurienti. Pierre Ayçoberry, uno dei più apprezzati studiosi di storia tedesca del XX secolo, lo dimostra in questo illuminante volume, nel quale rivivono in tutta la loro drammaticità gli anni della progressiva «nazificazione» della Germania (1933-1939) e gli anni in cui la società venne radicalmente militarizzata per attuare il disegno di morte pianificato da Hitler (1939-1945).

IL PIANO OCCULTO
a cura di Pringle H.
 Nel 1935 Heinrich Himmler, uno degli uomini più potenti del regime nazista, fondò l’Ahnenerbe, un istituto di ricerca che aveva lo scopo di identificare le origini remote della «razza» germanica.
Dopo aver reclutato una bizzarra schiera di avventurieri, mistici e studiosi rispettabili, e mentre già la guerra incombeva, Himmler progettò e finanziò lunghe e costose missioni in paesi come l’Iraq, la Finlandia e il Tibet, per riscrivere la storia del genere umano.
Il capo delle SS, l’uomo che aveva architettato i campi di sterminio, era infatti convinto che gli archeologi ignorassero da troppo tempo le doti e le gesta di un antico popolo di conquistatori dai capelli biondi e dagli occhi azzurri, gli ariani. Riteneva che gli antenati del popolo tedesco fossero comparsi nelle aride terre dell’Artico e lì si fossero evoluti in un’invincibile razza dominatrice. Ed era fermamente persuaso che nel XX secolo restassero tracce del loro sangue solo in alcune parti del mondo: l’identificazione degli ariani autentici e l’annichilimento di tutti gli altri sarebbero diventate le pietre angolari del Reich millenario.
Basandosi su ricerche originali di eccezionale ampiezza, Heather Pringle delinea un ritratto rigoroso e completo dell’Ahnenerbe, ne precisa il ruolo in rapporto all’Olocausto e svela l’identità di quegli scienziati e studiosi tedeschi che permisero che la scienza venisse usata per giustificare le più terribili atrocità.
Mantenendo un avvincente ritmo narrativo nutrito di dettagli storici spesso agghiaccianti, Il piano occulto ricostruisce per la prima volta una storia di deliri, farneticazioni, eccessi e abusi scientifici e politici su scala mondiale.

LA MAGIA E LA SVASTICA
a cura di Freund R.
 Sono ormai molti a ritenere che nel nazismo esistesse una componente esoterica, cioè interessata a un «sapere segreto» riservato soltanto a pochi «iniziati».
Alla formulazione di questa ipotesi hanno del resto contribuito in maniera decisiva alcuni gerarchi di primo piano: l’ideologo del partito, Alfred Rosenberg, nutriva una passione per Atlantide e per la mistica medievale; Rudolf Hess, designato come successore di Hitler, era appassionato di chiaroveggenza e occultismo; il capo delle SS, Heinrich Himmler, era ossessionato dall’idea di fondare un Ordine iniziatico e di produrre oro. Lo stesso Hitler viene indicato talora come un ipnotizzatore demoniaco e come il potente mago nero del Reich millenario.
In questo libro l’autore esamina le reali influenze delle società occulte sul nazionalsocialismo, proponendosi di documentare, spiegare e inquadrare in un contesto storico preciso fatti e avvenimenti. Operazione non facile nella letteratura sulla «magia nazista» fatti poco attendibili si trasformano facilmente in eventi misteriosi che contribuiscono a coltivare ancora oggi il «mito di Hitler» ma necessaria, nel tentativo di portare alla luce quel «lato notturno» della Storia individuato da Horkheimer e Adorno.

HITLER E IL VATICANO
a cura di Godman P.
 Da sempre la politica della Chiesa cattolica di fronte all’ascesa dei nazisti e al loro distruttivo dominio è un tema controverso. Pio XII è passato alla storia come «il Papa di Hitler», un antisemita connivente, che si rifiutò di condannare il nazismo in modo esplicito e mai esortò i cattolici a opporvisi. Eppure questi giudizi si fondavano su prove sommarie perché il Vaticano ha tenuto segrete fino a oggi le carte relative alle proprie attività interne in quegli anni cruciali, sottraendole all’esame degli storici. Solo nel febbraio del 2003 la Santa Sede ha aperto i suoi archivi. Peter Godman, studioso imparziale e a-cattolico, è stato uno dei primi a visionare quel materiale inedito. Il suo contenuto impone una revisione del giudizio sulla Chiesa romana di quell¹epoca, un’istituzione «a più voci», tutt’altro che monolitica, in cui il legalismo ebbe la meglio sul senso morale della tragedia che si andava consumando. Intorno alla metà degli anni ’30 il Vaticano redasse alcune bozze di totale condanna del nazismo, bollato come eretico, ma quando Mussolini si avvicinò a Hitler Pio XI limitò la sua esecrazione al solo bolscevismo e ripiegò sulla diplomazia. La Chiesa, insomma, fu portata fuori strada non tanto dal «Papa di Hitler», che non fece che proseguire la politica di Pio XI, quanto da un tragico errore di calcolo e da una relazione speciale con Mussolini che, con fosca ironia, arrivò persino a proporre la scomunica del Führer. Grazie alla riproduzione integrale dei documenti più importanti e all’analisi di numerose conversazioni tra Pio XI e i suoi cardinali, Hitler e il Vaticano è il più straordinario viaggio mai compiuto all¹interno degli archivi segreti del Vaticano.

AUTUNNO TEDESCO
a cura di Dagerman S.
 Furono molti, nel 1946, i giornalisti che accorsero nella Germania della disfatta per vedere con i loro occhi e raccontare poi ai propri lettori come si viveva tra le macerie di quello che doveva essere il Reich millenario. Stig Dagerman arrivò il 15 ottobre e ripartì il 10 dicembre. Per tutto il viaggio raccolse una grande quantità di appunti che rielaborò in forma di articoli e successivamente presentò in volume.
Quando Autunno tedesco fu pubblicato per la prima volta, nel 1947, la critica fu unanime nel riconoscerne l’alta qualità letteraria. Gli articoli di Dagerman erano opera di un poeta e si distaccavano nettamente dalla produzione giornalistica corrente. Colpiva in essi la descrizione acuta, nitida e diretta, di una situazione per molti versi estrema; la partecipazione appassionata alle sofferenze dei vinti, la volontà di comprenderne le ragioni, senza per altro consentire a nessun tipo di facile assoluzione, la libertà da ogni schema ideologico e da ogni preconcetto.
Autunno tedesco, tuttavia, non rappresenta soltanto una straordinaria lezione di giornalismo: oggi si rivela anche, e soprattutto, come la terribile rappresentazione di un passato che, in tempi e luoghi diversi, non ha cessato di ripetersi.

LA SECONDA VITA DEL NAZISMO NELLA GERMANIA DEL DOPOGUERRA
a cura di Wahl A.
 La storia tedesca del dopoguerra non può essere rinchiusa nella leggenda dorata della ricostruzione, della nascita di una democrazia modello, del miracolo economico, del ritorno graduale nel gruppo delle grandi potenze, fino alla clamorosa riunificazione, nel 1990, con la parte orientale rimasta ostaggio del blocco sovietico.
La realtà è molto più complessa e soprattutto più ambigua, in primo luogo perché i maggiori responsabili di questa strabiliante sequenza di eventi sono stati uomini del regime nazista, che hanno mantenuto potere e responsabilità.
In questo libro sorprendente, e spesso inquietante, Alfred Wahl mostra i limiti della denazificazione avviata sotto l’autorità o il controllo degli Alleati durante il periodo di occupazione, durato fino al 1949. E soprattutto ricostruisce la politica del Governo Adenauer, incentrata sulla clemenza verso gli ex nazisti (ritenuti per lo più ubbidienti conformisti) e favorevole alla loro presenza nelle nuove strutture politiche e amministrative, oltre che in quelle economiche e culturali.
Questa sostanziale continuità della classe dirigente che ha fatto parlare di una seconda vita del nazionalsocialismo non ha smesso di pesare sul presente, come dimostrano i numerosi processi, dibattiti e scandali che hanno scosso la società tedesca fino a oggi.
Il «passato che non passa» continua a influenzare, con i suoi incessanti richiami, la cultura politica e la coscienza collettiva della più popolosa e ricca democrazia europea.

IL RITORNO DELL'ANTISEMITISMO
a cura di Schoenfeld G.
 «Sebbene il governo americano faccia fatica a riconoscerlo, e quasi nulla per adeguare la sua politica», esordisce Gabriel Schoenfeld in questo libro inquietante, «siamo impegnati in un duro conflitto con nemici che coltivano l’odio per gli ebrei come fondamento ideologico». Chiunque abbia una conoscenza, seppur modesta, degli attuali eventi internazionali, sa che il moderno mondo musulmano è l’epicentro di un odio antisemita particolarmente violento. Ma la giudeofobia è rinata in modo drammatico anche in Europa, dove si era ritenuto a lungo che fosse sopita, se non estinta. Come dimostra l’autore, essa si sta invece infiltrando, fatto inedito, perfino negli Stati Uniti, un paese dove non aveva mai trovato terreno fertile. Il ritorno dell’antisemitismo rintraccia le origini delle diverse matrici di questo fenomeno letale: la penetrazione della giudeofobia nel fondamentalismo islamico; la nascita di movimenti terroristici, in gran parte animati da un odio patologico nei confronti degli ebrei; la deliberata e ben finanziata esportazione dell’antisemitismo dal mondo musulmano in Europa, e da qui negli USA; la rinascita in Occidente di antiche tradizioni antisraelite, che si ritenevano estinte con la fine del nazismo. Schoenfeld dimostra che, oggi, le idee più perniciose sugli ebrei non vengono formulate dalle frange oppresse e derelitte della società, ma dagli elementi istruiti e «progressisti». Ciò vale per il mondo islamico ma è ancor più vero in Occidente. Attualmente gli antisemiti si trovano soprattutto nelle facoltà universitarie e nei grandi giornali. E se in passato l’antigiudaismo affiorava in periodi di gravi tensioni politico-economiche, oggi riaffiora invece nelle prospere e sicure democrazie occidentali.

MUSSOLINI E I GIORNI DI SALO'
a cura di Moseley R.
 Il 25 luglio 1943, l’arresto di Mussolini, al termine di un incontro con il Re e poche ore dopo la conclusione di una storica seduta del Gran Consiglio, sancì ufficialmente la fine del Regime.
Il 28 aprile 1945, la sua fucilazione chiuse per sempre la parabola tragica del fascismo e del suo fondatore.
Moseley racconta il drammatico epilogo del Ventennio seguendo Mussolini nel periodo disperato e febbrile di Salò: i 600 drammatici giorni in cui il Duce che «ha sempre ragione» cercò di sopravvivere insieme alla sua piccola Repubblica, fino all’inutile fuga, in una gelida primavera, lungo le sponde del lago di Como.
Attraverso un sapiente intreccio di documenti e testimonianze (alcune fino a oggi sorprendentemente trascurate) e una narrazione rigorosa e appassionante, l’autore ci descrive Mussolini giorno dopo giorno, mentre affonda lentamente nell’impotenza, nella rabbia, nella vergogna e nella depressione, ci rivela alcuni aspetti inediti del suo carattere e della sua vita privata, ci guida alla scoperta della vera identità del suo carnefice e infine ricostruisce la storia (e la sorte) del suo famoso «tesoro».

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