Libri sulla Shoah - Selezione storiografica per non dimenticare la Shoah creata nel marzo 2008 dal Portale www.lager.it
SEI NELLA PAGINA > LIBRI SULLA SHOAH > EDITRICE MURSIA - 34 VOLUMI

INDICE DEI LIBRI SULLA SHOAH
ANTEPRIME EDITORIALI

Novità in casa Mursia . Dal mese di gennaio 2008 , la famosa casa editrice , che negli anni del dopoguerra si specializzo nella stampa di testimonianze dei reduci dai lager nazisti e dai fronti di guerra , inizia quest'anno una serie di ristampe dei più significativi testi da anni fuori catalogo e altre novità . La Mursia , non offre l'acquisto dei volumi online , pertanto tali testi sono disponibili nelle librerie .
Ugo Mursia Editore Via Melchiorre Gioia, 45 20124 M
ilano Centralino 02 67378500 fax generale 67378605

INDICAZIONI : = Video



CACCIA ALL'ORO NAZISTA - Dai lingotti della Banca d’Italia ai beni degli ebrei: indagine sui tesori scomparsi
a cura di Roberto Olivo, Cicchino Enzo Antonio
«Dopo la fine della Seconda guerra mondiale nacquero numerose leggende su tesori nazisti nascosti. Nelle ultime fasi del periodo bellico circolavano in Europa innumerevoli partite d’oro con storie diverse: dai beni saccheggiati alla comunità ebraica all’oro sottratto alla Banca d’Italia. La caccia al tesoro era iniziata.»
Nell’ottobre del 1943, i nazisti prelevarono alcune tonnellate d’oro dalla Banca d’Italia e le trasportarono prima a Milano e poi in un bunker all’interno del forte asburgico di Fortezza, in Alto Adige, per trasferirne poi parte in Germania l’anno successivo. La «febbre dell’oro», nei giorni convulsi del periodo bellico e dell’immediato dopoguerra, riguardò sia i nazisti sia i loro fiancheggiatori. Molti tesori, occultati in Baviera, Austria e Italia, sono stati ritrovati, ma di altri s’è persa ogni traccia, facendo nascere miti e leggende sui lingotti della Banca d’Italia e della Reichsbank, ma anche sui beni degli ebrei e sul tesoro di Dongo.
Le ricerche condotte sul campo da una troupe televisiva negli anni Novanta, fra Trentino Alto Adige, Austria, Svizzera e altre località italiane, sono il pretesto per approfondire l’argomento con materiali inediti raccolti spulciando gli archivi e intervistando i protagonisti. L’indagine sui tesori scomparsi apre altri misteri sulla complessa storia d’Italia e d’Europa nel dopoguerra.


IL LIBRO DEI DEPORTATI Vol. I - I deportati politici 1943-1945
a cura di Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia, Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari
«Il procedere inesorabile delle generazioni sta riducendo il numero dei testimoni ancora in vita; essi sono come tali insostituibili, ma la loro lezione non deve andare perduta. Le loro voci possono e devono essere tramandate, bisogna renderle inattaccabili di fronte agli “assassini della memoria”.»
Questo libro riporta 23.826 nomi di deportati politici italiani, con le date e i luoghi di nascita, di arresto, di detenzione, di liberazione o di morte. Ogni scheda riassume la tragedia individuale delle decine di migliaia di italiani, uomini e donne, che tra il 1943 e il 1945 furono deportati per motivi politici nei Lager nazisti. Tragedie individuali che il lavoro degli storici ha ricomposto e analizzato per ricostruire l’universo della deportazione politica: dai primi italiani destinati a Dachau o Mauthausen, quando l’Italia monarchico-fascista era ancora un fedele alleato della Germania di Hitler, ai militanti antifascisti arrestati tra l’ottobre del 1943 e il marzo del 1944; dai partigiani e fiancheggiatori della Resistenza, ai rastrellati, capitati per caso in mezzo ad azioni di controguerriglia; dai responsabili di infrazioni alle norme in vigore sotto la RSI o nelle zone direttamente controllate dal Terzo Reich, ai detenuti per reati comuni messi a disposizione dell’occupante dal governo di Salò. Per tutti un’unica sorte: finire nel sistema concentrazionario nazista per morire o per uscirne feriti per sempre.
Il libro dei deportati è un’opera unica che unisce le testimonianze, conservate negli anni dall’Associazione Nazionale Ex Deportati, dagli istituti di ricerca sparsi sul territorio italiano e dai singoli, al rigore della ricerca storica sugli archivi.Il volume sui deportati politici prosegue il lavoro iniziato con Il libro della memoria, che riporta i nomi e le storie degli ebrei deportati. Queste opere sono cantieri della memoria e della storia in continuo divenire, il cui duplice compito è salvaguardare il ricordo delle singole vittime e ricostruire il contesto storico, ideologico ed economico in cui si svilupparono i meccanismi della persecuzione nazista.


IL LIBRO DEI DEPORTATI Vol. II - I Luoghi
a cura di Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia, Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari
Dopo "Il libro dei deportati. Vol. I", con l’elenco dei nomi dei 23.826 deportati politici italiani, con le date e i luoghi di nascita, di arresto, di detenzione, di liberazione o di morte, una raccolta di saggi divisi in tre parti e realizzati da un’équipe di esperti del Dipartimento di Storia dell’Università di Torino. La prima parte, di inquadramento generale, tocca vari aspetti storiografici e bibliografici oltre ad affrontare le problematiche relative alle diverse categorie di deportati, dagli operai ai militanti antifascisti agli ebrei. Nella seconda parte sono radunati vari studi sui singoli lager di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Bergen-Belsen, Dachau, Mittelbau-Dora, Ebensee, Mauthausen, Natzweiler, Neuengamme, Ravensbrück, Sachsenhausen, Stutthof. Nella terza, studi locali sui singoli luoghi di partenza dei deportati italiani delle varie zone d’Italia.





IL LIBRO DEI DEPORTATI Vol. III - La galassia concentrazionaria SS 1933-1945
a cura di Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia, Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari
Con questo terzo volume, "Il libro dei deportati" ripercorre la storia dei principali campi di concentramento nazisti, nota al lettore italiano non specialista grazie alla memorialistica per il periodo settembre 1943-maggio 1945. Ma i «Konzentrationslager» nazisti erano preesistenti, costituiti immediatamente dopo la chiamata al potere di Hitler o fondati successivamente, ciascuno con una sua funzione spesso legata al luogo ove era sorto, ma tutti soggetti a uno sviluppo strettamente connesso con l'evoluzione complessiva del Terzo Reich, con il progressivo estendersi del numero dei soggetti «non conformi» ai modelli umani di regime e perciò destinati al Lager (dagli oppositori politici ai devianti sociali e poi, dal '38, agli ebrei), con il gigantismo architettonico dei progetti hitleriani di monumentalizzazione delle città tedesche e, dal '42, con la drammatica fame di manodopera che affligge l'economia di guerra del regime nazista, impegnato a Oriente su uno smisurato fronte di guerra e obbligato a servirsi senza riguardo alcuno di ogni possibile riserva di braccia. Le vicende di ogni Lager vengono analizzate da specialisti tedeschi, austriaci, polacchi, francesi e italiani (Bergen Belsen da Thomas Rahe, Buchenwald da Harry Stein, Dachau da Gabriele Hammermann, Mittelbau-Dora da Jens-Christian Wagner, Ebensee da Wolfgang Quatember, Flossenbürg da Johannes Ibel, Mauthausen da Christian Dürr, Natzweiler-Struthof da Robert Steegmann, Neuengamme da Detlef Garbe...).



TU PASSERAI PER IL CAMINO
a cura di Vincenzo Pappalettera
«Tu passerai per il camino» è stata la minaccia che per anni i kapò e gli aguzzini nazisti hanno ripetuto ai prigionieri del campo di Mauthausen. Un riferimento esplicito e crudele ai forni crematori, una frase che è diventata sinonimo di morte.
Vincenzo Pappalettera aveva venticinque anni quando fu deportato. Vent’anni dopo la liberazione ha raccontato in questo libro l’orrore di quei giorni. Per chi è morto, per i molti che non sanno e i troppi che non vogliono sapere, per gli increduli in buona e mala fede e per le generazioni future.







FERRAMONTI DI TARSIA
a cura di Mario Rende
«A Ferramonti era permessa ogni attività e ognuno faceva quello che voleva per vivere. La vita era tranquilla, nessuno gridava contro gli internati. Confesso che per me è stato come un campo di vacanze, sembra ridicolo ma è vero.» Oscar Klein, bambino ebreo internato a Ferramonti
Dopo le leggi razziali del 1938, a Ferramonti di Tarsia (quaranta chilometri a nord di Cosenza), venne aperto il più grande campo di concentramento fascista per ebrei e stranieri non graditi. Fra il 1940 e il 1943 oltre duemila persone vissero in questo luogo che ricorda esteriormente un campo nazista, ma in realtà rappresentò per molti ebrei una fonte di vita e di salvezza. Nel campo si celebrarono diversi matrimoni, nacquero molti bambini, vennero aperte delle sinagoghe e una cappella cattolica, c’erano una scuola e una biblioteca, e si organizzarono attività culturali e sportive.
Questo miracolo della compassione e della dignità umana accadde per precise e coraggiose scelte di uomini che superarono pregiudizi razziali e religiosi, come Paolo Salvatore, direttore di Ferramonti, che arrivò alle mani pur di difendere gli ebrei, o padre Callisto Lopinot che tesseva un fondamentale rapporto fra il Vaticano e la comunità ebraica.
Con documenti e testimonianze originali, Mario Rende dà voce a uomini straordinari e silenziosi che «hanno saputo, in giorni neri, onorare il nome dell’Italia».



IL LIBRO DELLA MEMORIA
a cura di Liliana Picciotto
Un libro unico ed immancabile , per chi vuole conoscere in modo dettagliato , con documentazioni e ricerche di alto livello didattico , la tragedia delle deportazione dall'Italia verso i Campi di Concentramento nazisti . Lo consigliamo a tutti , è veramente un testo da non perdere e da custodire come un vero tesoro . A. Maurizio www.lager.it
Dieci anni fa veniva pubblicata la prima edizione del Libro della Memoria, un'opera unica che raccoglie i nomi di tutti gli ebrei deportati dall'Italia e dalle Isole Egee dal 1943 al 1945. Questo libro che Simon Wiesenthal ha definito un libro-monumento è un'opera collettiva alla quale hanno contribuito centinaia di persone. Dieci anni dopo la prima edizione, e proprio grazie all'enorme diffusione che ha avuto il libro, sono stati ritrovati altri nomi (circa un centinaio) e molti dati mancanti delle biografie già ritrovate; sono altri tasselli individuali di quell'immane tragedia collettiva che fu la Shoah per la quale ancora non esiste, e forse non esisterà mai, un bilancio definitivo. Circa 8.900 nomi sono raccolti in queste pagine. Nelle scarne note che seguono ogni nome (data dell'arresto, data della deportazione, data della morte o della liberazione) c'è l'orrore dell'Olocausto e delle persecuzioni naziste. Un orrore che non si può e non si deve dimenticare.


NEL LAGER C'ERO ANCHIO
a cura di Vincenzo Pappalettera
Le testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Un documento raggelante, costruito ricordo su ricordo da un uomo che è stato deportato nei campi nazisti e che, sopravvissuto, ha fatto del dovere della memoria il suo credo. Una dopo l’altra, in queste pagine scorrono le voci di ebrei, oppositori politici, zingari, uomini e donne rastrellati a caso in tutta l’Europa e internati nei campi nazisti. Ogni persona ha consegnato a Pappalettera il suo frammento di memoria, fatto di violenza, di lotta feroce per sopravvivere, di disperazione, dolore, fame, botte. Ma anche di piccoli gesti di solidarietà, di umana pietà.







FLOSSENBURG - Ricordi di un generale deportato
a cura di Gaetano Cantaluppi
In Baviera, a ridosso del confine con la ex Cecoslovacchia, c’era il campo di concentramento Flossenbürg dove morirono circa tremila italiani tra i quali anche il fratello di Sandro Pertini. Qui venne rinchiuso il generale Cantaluppi, croce di ferro tedesca di I e II classe ed eroe della battaglia di El Alamein. Il generale dopo l’8 settembre fece parte del Comitato di Liberazione di Verona. Arrestato dalle SS nel novembre del 1944 fu internato a Flossenbürg. In questo diario, scritto dopo la sua liberazione, racconta la parabola tragica di un militare che passò dagli encomi di Rommel alla ferocia dei campi di sterminio, un uomo che ha affrontato con lo stesso rigore e la stessa autodisciplina e fierezza il combattimento nel deserto e le umiliazioni del lager.





ROTTA PER LA PALESTINA
a cura di Francesca Giacometti, Mario Giacometti
La storia vera di un marinaio viareggino che lavorò con l’Aliah Beth. Dalla Spezia a Haifa con un carico di uomini, donne e bambini sopravvissuti alla Shoah. Nel 1945, pochi mesi dopo la fine della guerra, il Giovanni Maria, barcobestia sul quale è imbarcato Mario, marinaio viareggino, viene ceduto a un misterioso armatore. Pochi giorni dopo l’equipaggio viene informato che la nave dovrà trasportare clandestinamente un gruppo di ebrei in Palestina: il nuovo armatore è una cellula dell’Aliah Beth, l’organizzazione clandestina ebraica che, forzando il blocco inglese, trasferisce i sopravvissuti ebrei nella Terra Promessa. Giacometti e gli altri accettano, per denaro ma anche per voglia d’avventura, e si ritroveranno coinvolti in una vera corsa sul mare per sfuggire ai blocchi della flotta inglese. Sulle coste francesi caricano 1300 persone, donne, bambini e uomini in condizioni precarie, laceri, denutriti. I marinai italiani sanno poco e niente dei lager, quel viaggio sarà per loro la scoperta della Shoah. Catturati dagli inglesi verranno poi internati a Cipro dove resteranno fino al maggio del 1948.



LA LISTA DI CARBONE
a cura di Christiana Ruggeri
La lista di carbone, che dà il titolo al romanzo, è il risultato dello scambio tra un prigioniero e il suo aguzzino: per alcuni sarà il lasciapassare verso la salvezza ma, per l'uomo costretto a scriverla, diventerà il simbolo di una colpa insostenibile. Schiacciato sotto il peso del ricordo di chi non ha potuto salvare l'uomo si condanna a una vita di solitudine, dove non c' è posto per nessuna speranza e per l'amore.
Ed è proprio la speranza a dominare questo romanzo che ripropone l'urgenza del dovere della memoria e, allo stesso tempo, la necessità di superare le lacerazioni e gli odi del passato per riconquistare una vita degna di essere vissuta. Un romanzo di contrasti: Anna è il presente senza memoria; l'anziana ebrea ma anche le altre vittime e persino i carnefici che la ragazza incontrerà nel corso del suo viaggio sono il passato che ipoteca il futuro. Dal loro incontro nascerà per ciascuno di essi una nuova speranza di vita.
"Attraverso lo sguardo di un'immaginaria ragazza di oggi ho cercato di raccontare tutte le contraddizioni tra memoria collettiva della Storia e memoria individuale", dice la Ruggeri. "La società ha sempre bisogno di ricordare ma, paradossalmente, i singoli individui per andare avanti hanno bisogno di superare il passato per non rimanere prigionieri del loro dolore e dei loro errori. Memoria e speranza sono i confini della mia storia che, in fondo, è una storia di amori perduti e ritrovati."
Christiana Ruggeri, giornalista professionista, lavora alla redazione del Tg2 dove si occupa di reportage e servizi di approfondimento. Dal 2005 conduce «Tg2 Costume e Società». Ha vinto numerosi premi per la sua attività giornalistica, in particolare per i suoi servizi sui Paesi in via di sviluppo e su temi sociali.
Laureata in Lettere Moderne, ha lavorato nelle redazioni dell'«Opinione», di «Momento Sera» e del «Giornale». È presidente dell'associazione no profit "I bambini di Nassiriya". Ha pubblicato saggi sul cinema. La lista di carbone è il suo primo romanzo.


NEL TUNNEL DELLE V2 - Memorie di un deportato a Dora
a cura di Mario D'Angelo
Un sopravvissuto racconta gli orrori di Dora, il campo nazista dove si costruivano le V2. Jugoslavia. Settembre 1943. L’esercito italiano è allo sbando. Alcuni reparti si schierano con i titini, altri obbedendo ai confusi ordini di quei giorni, si consegnano ai nazisti. Tra questi c’è Mario D’Angelo, soldato di leva del 32° Reggimento di Artiglieria divisione Marche. A chi rifiuta di arruolarsi con la Repubblica di Salò o con i nazisti vengono spalancate le porte dell’inferno. Mario è destinato a Dora, il campo segreto dove venivano costruite le V2 progettate da Von Braun. A Dora la bestiale violenza nazista si somma a misure di sicurezza al massimo livello: il campo è scavato nella roccia e i prigionieri sono costretti a lavorare sottoterra, in tunnel interminabili. Gli stessi nazisti lo definiranno: l’inferno dei campi. Mario riesce a sopravvivere e a tornare in Italia.





L'ASTUCCIO ROSSO
a cura di Christiana Ruggeri
La quotidianità di un campo di prigionia, dove anche un semplice astuccio con il necessario per radersi può aiutare a mantenere la propria dignità di uomo. L’oggetto banale diventa un simbolo a cui aggrapparsi per sopravvivere alla brutale routine del campo: le baracche gelide, le continue adunate, gli appelli estenuanti, il lavoro nella fabbrica di zucchero, i pidocchi, la fame.
Un racconto per immagini dove, come in una pellicola in bianco e nero, scorrono davanti agli occhi i gesti quotidiani di un soldato italiano, uno dei tanti internati militari, che ha subito l’umiliazione della reclusione.
Antonio Ruzzenenti è nato a Napoli nel 1923. Dopo un’infanzia e un’adolescenza complicate dalle alterne fortune famigliari, parte per la guerra. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, viene deportato in Germania, nei campi degli IMI (Internati Militari Italiani) dove resterà fino al 1945.



IL DISUBBIDIENTE
a cura di Giulio Di Luzio
Nel 1936 Giovanni Palatucci, giovane funzionario di polizia, giunge alla Questura di Genova. Ma i suoi forti sentimenti di giustizia e di fede si scontrano subito con la burocrazia dell’apparato amministrativo. Viene così mandato a dirigere l’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume. è il 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali e Palatucci, nel suo nuovo incarico, sceglie di «disubbidire» e di seguire la sua coscienza di uomo libero. Insieme ad alcuni fidati collaboratori costruisce una rete di soccorso grazie alla quale riuscirà a salvare migliaia di profughi, perseguitati e oppositori del regime, prima di essere arrestato da Herbert Kappler e deportato nel lager di Dachau, dove morirà a 36 anni.
Lo Stato di Israele lo ha riconosciuto «Giusto tra le Nazioni». è in corso la Causa di Beatificazione da parte della Chiesa.
Giulio Di Luzio è nato a Bisceglie (Bari). è stato antimilitarista e obiettore di coscienza nella Caritas Italiana. Dopo anni di precariato giornalistico per «il manifesto» ha collaborato con altri quotidiani. Questo è il suo terzo libro, dopo I fantasmi dell’Enichem (2003) e A un passo dal sogno (2006).


IL VIOLINO RIFUGIATO
a cura di Gualtiero Morpurgo
«A volte, durante la notte, ho la sensazione di essere un sopravvissuto senza meriti, colpevole di poter ancora guardare il cielo, di poter buttare giù un tozzo di pane, di poter stendere le gambe su un pagliericcio. Sopra la testa penzola il violino che sembra voler offrire il suo aiuto.» i nomi ritrovati .
8 settembre 1943. Gualtiero, un ingegnere ebreo, fugge ai rastrellamenti nazisti e repubblichini e cerca rifugio in Svizzera. Nel suo bagaglio ci sono paura, angoscia, ricordi e un violino. Viene accolto nei campi di lavoro per rifugiati civili dove, grazie alla musica, riesce a tessere una sottile trama di speranza. Diventa musicista, tiene concerti nei cantoni svizzeri ed entra in contatto con celebri personaggi, come Wally Toscanini, Nikita Magaloff, Paul Klecki.
L’armonia della musica contro la barbarie della guerra, la memoria contro la disperazione per la scomparsa dei propri cari, l’amicizia contro l’indifferenza: pagine che raccontano il tormento di un uomo in fuga con il ritmo melanconico e struggente di un «adagio».
Gualtiero Morpurgo è nato ad Ancona nel 1913. Laureato in Ingegneria a Torino, ha sempre cercato di perfezionare le sue qualità di violinista. Ha lavorato nei Cantieri Navali di Genova, ma la sua carriera venne interrotta dalle leggi razziali. Nel periodo 1943-’45 si è rifugiato in Svizzera. Ritornato in Italia, ha collaborato alle operazioni clandestine per l’emigrazione dei superstiti dei campi di sterminio verso la Palestina, ancora sotto mandato britannico. Per questa sua opera, nel 1992 Rabin lo insignì della Medaglia di Gerusalemme. Per molti anni ha collaborato in Sud America con una società elettronica italiana.


IL VIOLINO LIBERATO
a cura di Gualtiero Morpurgo
Dopo l’esilio in Svizzera, raccontato nel libro Il violino rifugiato, l’ingegnere ebreo Gualtiero Morpurgo si trova a fare i conti con un difficile dopoguerra. In una Milano appena liberata, raccoglie per primo le storie dei sopravvissuti ai campi di sterminio, mentre cerca notizie della madre deportata ad Auschwitz. Si impegna nell’organizzazione clandestina ebraica Aliah-Bet, allestendo le navi che porteranno migliaia di profughi nella Palestina sotto Mandato Britannico.
Ma anche per lui, dopo la tragedia della guerra, si apre una nuova fase in Sud America. Con lui c’è sempre l’amico violino, che farà risuonare la sua voce nelle università e nei circoli culturali di varie città e anche a Santiago del Cile, dove Morpurgo dirige l’ufficio di corrispondenza dell’ANSA e assiste alla drammatica parabola di Salvador Allende. è la storia di un uomo che ha attraversato un secolo difficile, nell’armonia della musica del suo violino e con il sostegno di una moglie ideale, e che con uno stile pacato e limpido racconta grandi e piccoli fatti della Storia.
Gualtiero Morpurgo, ingegnere, violinista e giornalista, è nato ad Ancona nel 1913. Ha lavorato nei Cantieri Navali di Genova, ma la sua carriera venne interrotta dalle leggi razziali. Nel periodo 1943-45, braccato dai tedeschi in quanto ebreo, si è rifugiato in Svizzera, esperienza che ha raccontato nel libro Il violino rifugiato (Mursia, 2006). Al ritorno in Italia, ha collaborato alle operazioni clandestine per l’emigrazione dei superstiti dei campi di sterminio verso la Palestina, opera per la quale nel 1992 Rabin lo ha insignito della Medaglia di Gerusalemme. In Sud America ha lavorato per molti anni per un’importante società elettronica italiana e ha svolto intensa attività giornalistica.


I CONFINI DEL LAGER
a cura di Alberto Piccini
L'autore, come dichiara nella breve dedica d'apertura, è figlio di un sopravvissuto allo sterminio; ma non è una storia di famiglia o un libro di memorie quella che risulta fino ad oggi l'unico studio sistematico sull'esperienza dei deportati della Liguria, regione coinvolta e permeata profondamente dal movimento resistenziale. La scansione dei momenti che vanno dalla cattura operata dalle truppe d'occupazione fino al ritorno ed al difficilissimo reinserimento, è supportata dai passaggi logici dello storico che non sempre vuole essere tale o meglio si propone come attento e lucido osservatore, rinunciando ad una facile e scontata commiserazione. Riconoscendo (certo per le esperienze pregresse in famiglia) le situazioni, il linguaggio, le reazioni umane di chi abbia avuto il destino di ritornare e potere raccontare, l'autore rende ad essi dignità e l'avere resistito al peggio di quanto umanamente possibile è motivo di orgoglio. A differenza di quanto citato nell'epigrafe di Hannah Arendt, non c'è "indugio negli orrori", a meno che non si voglia chiamare così la incessante disamina dei fatti reali e verificabili che comprendono tutti gli aspetti dell'esperienza dei deportati: il rapporto con le leggi brutali del campo, la violenza di kapò ed SS, la fame, la morte sempre temuta e contemplata nei compagni del campo, il lavoro coatto e la disperazione vissuta tanto nelle tremende giornate della prigionia come nel logorante periodo del ritorno e del tentativo di ricostruirsi una vita. Più voci forniscono la loro inoppugnabile testimonianza su ognuno di questi tragici aspetti ed in ciascuna di queste voci si riconosce l'eco della domanda, certo dolorosa, posta da chi è venuto dopo. Il senso di questo libro è uno solo: non si sarà mai "ex" deportati e i confini del campo non si valicano mai più. I racconti degli uomini e delle donne qui riuniti ci giungono a quasi sessanta anni dal fatto storico: forse non è mai tardi per le parole chi ritorni dall'inferno.


LA STRAGE DI FOSSOLI
a cura di Paolo Paoletti
Il 12 luglio 1944, sessantasette detenuti politici furono massacrati dalle SS nel campo della polizia di sicurezza di Fossoli: fu il loro più cruento crimine nell'Italia settentrionale, secondo per numero di morti solo a quello delle Fosse Ardeatine
Nella terminologia delle SS quello di Fossoli era un «Polizei-und Durchgangslager», ovvero un luogo di transito per detenuti politici ed ebrei. In verità, per un solo giorno fu anche lo scenario di una cruenta rappresaglia: un reparto giunto appositamente da Verona assassinò sessantasette prigionieri politici. Per quasi sessant'anni è stato individuato come presunto responsabile un unico ufficiale, Karl Titho, che anche dopo l'archiviazione del procedimento da parte del Gip della Spezia nel 1999, ha continuato ad essere indicato come il vero colpevole.
La ricerca archivistica si è rivelata uno strumento valido per ricostruire la dinamica degli eventi e per dare un nome ai veri responsabili ed esecutori materiali.
Un'indagine storica che fa luce su un'altra strage per la quale, come a Sant'Anna di Stazzema si è accusato per decenni un ufficiale estraneo ai fatti. Un ennesimo eccidio impunito .
Paolo Paoletti da circa vent'anni si dedica alla ricerca storica. Il suo metodo d'indagine abbina il puntiglioso lavoro d'archivio alle interviste dei testimoni oculari, per mettere a confronto fonti scritte e orali. Con Mursia ha pubblicato: Sant'Anna di Stazzema. 1944: la strage impunita (1998) e 1944 San Miniato. Tutta la verità sulla strage (2000).


SOPRAVVISSUTO A CEFALONIA
a cura di Mariano Barletta
La lettura di queste pagine mi ha in molti passaggi avvinto e, ancor più spesso, commosso. Vi è in questo testo, infatti, qualcosa che va molto al di là della memorialistica storica, qualcosa che non saprei definire se non come una qualità letteraria inconscia»
Mario Pirani.
Nel giugno del 1943 il tenente di complemento Mariano Barletta, in servizio alla Capitaneria del porto di Napoli e insegnante all’Istituto Nautico, riceve l’ordine di partire per una base nelle isole Ionie. Prima destinazione: Santa Maura e poi Cefalonia. Sull’isola che sarà teatro dell’eroico sacrificio della Divisione Acqui trucidata dai nazisti dopo l’8 settembre, ha inizio l’odissea del tenente Barletta: la resistenza, le speranze gli aiuti che non arriveranno mai, l’eccidio, la sopravvivenza, la clandestinità e poi la fuga insieme a un piccolo gruppo di scampati, fra cui spicca l’indimenticabile figura del temerario tenente De Angelis che morirà di stenti e malaria.
Nel novembre del 1944, quattordici mesi dopo Cefalonia, la liberazione della Grecia e l’agognato rimpatrio. Barletta ha riportato con sé decine di laceri foglietti sui quali ha annotato tutti i suoi ricordi, perché la memoria di quei drammatici avvenimenti non vada perduta. Da quei fogli è nato questo libro.


UN GIORNALISTA CONTRO HITLER
a cura di Ovidio Dallera e Ilsemarie Brandmair
La biografia di Franz Michael Gerlich, uno dei primi e più eroici avversari di Hitler e del nazismo, fa luce su una pagina sconosciuta della resistenza tedesca. Cattolico praticante e conservatore moderato, nel 1932 Gerlich fonda il giornale «Der gerade Weg», dalle cui colonne prende posizione contro il nazionalsocialismo, convinto che "essere pubblicista significa riconoscere la verità e promuoverne la causa". Pagherà con la vita la sua eroica opposizione nel 1934 nel campo di concentramento di Dachau.







RENICCI - Un campo di concentramento in riva al Tevere
a cura di Carlo Spartaco Capogreco
Durante la seconda guerra mondiale a Renicci, in Toscana, presso Anghiari, furono rinchiuse alcune migliaia di civili jugoslavi provenienti in particolare dalle zone di Lubiana e della Slovenia meridionale occupata dalle truppe italiane dopo l’aprile del 1941.
Renicci fu un campo nel quale gli internati civili furono trattati con particolare durezza e ne risultò alta la mortalità. Tra il luglio e l’agosto del 1943, con l’avanzata degli Alleati nell’Italia meridionale, fu trasferita nel campo di Renicci anche una parte dei confinati al Sud, che il governo Badoglio non intendeva ancora liberare. Arrivarono numerosi dalla Sardegna, da Ponza, da Pisticci (Matera), 411 soltanto dalla piccola isola di Ustica e 800 da Ventotene.
All’arrivo dei primi tedeschi, il 14 settembre, si dettero alla fuga dapprima gli ufficiali comandanti, quindi i soldati italiani in servizio al campo, infine circa 5000 internati, con l’unica eccezione di un gruppo di croati e dei malati. Dal novembre del 1943 il campo venne destinato alla detenzione dei civili catturati per motivi politici e all’ospitalità delle famiglie sinistrate della provincia di Arezzo. Dopo la liberazione finì nell’oblio.
CARLO SPARTACO CAPOGRECO si occupa da anni dell’internamento civile fascista. Attualmente è impegnato nella stesura di una storia dell’internamento civile italiano (1940-1943). Ha promosso e presiede la Fondazione Internazionale “Ferramonti di Tarsia” per l’Amicizia tra i Popoli. (2000).


LACRIME DI PIETRA
a cura di Carlo Slama
«Al pomeriggio la solita chiamata di nomi, di gente per il convoglio. Ne abbiamo sentite tante e non ci facciamo più caso. Ma ecco gridare anche il mio nome… Slama!!! Devo partire per la Germania. Perché?» Vent’anni, una vita spensierata, un amore che sta cominciando e all’improvviso l’arresto, la deportazione, l’inferno dei Lager. L’orrore di Buchenwald e poi Dora, campo dal dolce nome femminile, adagiato in una piccola valle tra i boschi ai piedi di una montagna. Tutto è pace… in apparenza. Nessuno può immaginare, nemmeno i ricognitori alleati che sorvolano la zona, che in questa pacifica località, nelle viscere della montagna, si nasconda il lager segreto tanto cercato: venti chilometri di gallerie dove si costruiscono le micidiali bombe V1 e V2. Un’opera immane nata dal sangue e dalle lacrime di migliaia e migliaia di deportati, inermi, scalzi, affamati. Ma saranno proprio le lacrime e il sangue di questi infelici ad affrettare la distruzione di questa micidiale fabbrica bellica. Pochissimi riuscirono a sopravvivere. Tra loro un ragazzo di vent’anni che è tornato per raccontare, perché la memoria dell’orrore non vada perduta. Perché questo non accada più. 27 gennaio Giorno della Memoria


LA MARCIA DELLA MORTE - Da Auschwitz a Dachau 1943 - 1945
a cura di Leone Fiorentino
Il calvario nei lager, la marcia per tornare, il dolore del ricordo
Da Auschwitz-Birkenau, a Sutthof, a Vahingen, a Natzweiller, e infine "la marcia della morte" a Dachau, la fuga disperata, la salvezza e il ritorno a casa. Dopo cinquant'anni non c'è tregua per chi deve convivere con l'assurdo senso di colpa per essere sopravvissuto, per chi si trova sempre "dentro quel campo maledetto" e che chiede oggi, come unico risarcimento, il coraggio di fare le domande più dolorose e dare le risposte, anche le più laceranti.
Leone Fiorentino è nato a Roma nel 1923. Vittima delle leggi razziali del 1938 fu arrestato prima dai fascisti e in seguito inviato nei campi di raccolta di Verona, da dove partì a soli 18 anni per Auschwitz. Da anni incontra i giovani delle scuole romane per raccontare e trasmettere la memoria dell'Olocausto.




I SOLDATI EBREI DI MUSSOLINI
a cura di Giovanni Cecini

In questo saggio viene analizzata la presenza ebraica all'interno delle Forze Armate italiane dal Risorgimento fino alla Seconda guerra mondiale. Sia in pace che in guerra gli ufficiali e i militari israeliti furono elementi essenziali, partecipando alla costruzione dello Stato italiano e alla solidità delle istituzioni civili e militari. Il regime di Mussolini non mutò questa condizione, anzi anche nelle guerre d?Etiopia e di Spagna il contributo ebraico fu notevole e esemplare; tuttavia la sterzata totalitaria e l'avvicinamento diplomatico alla Germania hitleriana, portò anche in Italia il clima razzista. La legislazione antiebraica avviata a partire dal 1938, tra i tanti provvedimenti adottati, comportò anche la completa espulsione di tutti i militari israeliti, creando drammi personali e tragiche scelte: isolamenti, emigrazioni e suicidi, sempre però con la convinzione di aver onorato fino all'ultimo la divisa di soldati italiani .




I DOSSIER SEGRETI DI NORIMBERGA
a cura di Mayda Giuseppe
In questo saggio vengono svelati dopo cinquant'anni i dossier segreti, destinati all'assoluto silenzio, che condussero i supremi dirigenti della Germania nazista al patibolo. Dalla conquista del potere alla creazione dello Stato delle SS, dalla prova generale dello sterminio condotta attraverso i delitti dell'operazione eutanasia, all'edificazione di Auschwitz e delle cinque "fabbriche della morte", alla "soluzione finale", alla tragedia di dieci milioni di schiavi civili e militari europei.








LE STRAGI NAZISTE SOTTO LA LINEA GOTICA
a cura di Vasco Ferretti
Nell'arco di un'estate morirono nello scacchiere dell'Italia centro-settentrionale oltre 10.000 persone. Sant'Anna di Stazzema, Padule di Fucecchio e Marzabotto furono la punta di una vera e propria guerra ai civili condotta dagli alti comandi tedeschi.
A sessant'anni dalle stragi naziste nell'area tosco-emiliana della Linea Gotica, viene proposta un'analisi comparata dei metodi di sterminio perpetrati dalla Wehrmacht e dalle SS come punizione verso intere comunità locali. Un saggio drammatico che fa emergere tutto il valore della resistenza della popolazione civile e l'oscuro eroismo di migliaia di vittime la cui memoria storica resta incancellabile.
Un'analisi documentata che ricostruisce il quadro militare, politico e sociale in cui maturarono le stragi.




IL TRIANGOLO DELLA MORTE
a cura di Giorgio Pisanò - Paolo Pisanò
La definizione «Triangolo della morte», è stata utilizzata per indicare il territorio comprendente le province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Bologna, teatro nel 1943-1945 di eccidi, assassini e violenze eseguiti da membri delle forze partigiane contro militari e civili fascisti o presunti tali, e non solo. Quelle vicende, per decenni passate sotto silenzio, tornarono alla luce a partire dal 1991, quando è stata scoperta a Campagnola (Reggio Emilia) una delle tante fosse comuni scavate da esponenti comunisti della Resistenza e riempite con i corpi di persone eliminate prima e dopo la fine delle operazioni militari della Seconda guerra mondiale.
Il lavoro di ricerca di Giorgio e Paolo Pisanò, pubblicato nel 1992, ricostruisce in modo analitico i tragici eventi, fornendo un importante contributo al ristabilimento della verità su una drammatica pagina della storia italiana.




I CLANDESTINI DEL MARE
a cura di Ada Sereni
«La notizia si sparse in un baleno, passò tutta l’Italia, si propagò per l’Europa, alzò il morale di tutti i profughi ebrei, dette loro uno scopo e una speranza.»
Estate 1945. Tra le macerie della guerra appena finita, migliaia di ebrei, sopravvissuti ai campi di sterminio, migrano attraverso l’Europa, sbandati, attoniti, con tutto il loro bagaglio di lutti, incubi, malattie, verso la Terra Promessa. Almeno 25.000 persone partirono dalle coste italiane fra l’estate del 1945 e il maggio del 1948 verso Erez Israel, la terra d’Israele ancora sotto mandato britannico e chiusa all’immigrazione. La gigantesca operazione internazionale che avrebbe dato una terra a uomini, donne e bambini scampati alla furia nazista era coordinata da una donna italiana, Ada Sereni.
In queste pagine c’è il racconto dei sacrifici, dei lutti, dei fallimenti, dei successi, delle difficoltà che i clandestini del mare dovettero affrontare con l’aiuto di una donna straordinaria che rifiutò sempre l’etichetta di eroina ma che verrà sempre ricordata come una donna giusta.


I PIU' NON RITORNANO
a cura di Eugenio Corti
«Una delle testimonianze più belle e più straordinarie uscite dalla ritirata di Russia.» Giulio Nascimbeni.
È uno dei diari della ritirata di Russia più sconvolgenti: racconta gli avvenimenti vissuti dall’autore e dai soldati italiani nei 28 giorni che vanno dal pomeriggio del 19 dicembre 1942 alla sera del 17 gennaio 1943, dopo lo sfondamento del fronte italiano ad opera delle divisioni sovietiche, e la conseguente distruzione del XXXV corpo d’armata. Questa nuova edizione, rivisitata dall’autore a oltre cinquant’anni di distanza dalla prima stesura, può essere considerata una delle più importanti testimonianze non solo della guerra sul fronte russo ma della guerra in generale. Un documento unico in cui gli eventi, gli uomini, le cose mantengono intatta – sul filo della memoria di un giovane ufficiale che li visse in prima persona – la loro tragica efficacia di puntuale resoconto quotidiano. Un’opera fuori dal comune e che non manca di una sua forza consolatoria nonostante le miserie tipiche della guerra che vi sono descritte. Perché, come scrisse Benedetto Croce, v’è in essa il «non infrequente lampeggiare della bontà e della nobiltà umana».


INFOIBATI : I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti
a cura di Guido Rumici
Tra il settembre 1943 e la primavera 1945 nei territori della Venezia Giulia, occupati dal Movimento Popolare di Liberazione Jugoslavo del maresciallo Tito, migliaia di uomini e donne scomparvero nelle foibe, le cavità naturali che si aprono nel Carso. «Infoibati»: in questo termine sono racchiusi la memoria degli scomparsi e l’orrore di una tragedia della quale, a distanza di decenni, è ancora impossibile tracciare un bilancio definitivo. Con documenti inediti, fotografie, testimonianze dirette di parenti e sopravvissuti, per la prima volta vengono ricomposti i tasselli di questa tragedia nazionale che per decenni è stata dimenticata e rimossa. Il contesto storico, i rapporti tra comunisti italiani e slavi, le uccisioni dopo l’8 settembre, gli infoibamenti del 1945, i ritrovamenti del dopoguerra, i silenzi di Stato: un lavoro di ricerca senza precedenti che ricostruisce, senza pregiudizi ideologici, una pagina oscura della nostra storia e che ridà voce alle vittime delle foibe .





L'INSURREZIONE DI VARSAVIA - (1° agosto-2 ottobre 1944)
a cura di Bruce George
Il 1° agosto 1944 la popolazione di Varsavia insorse contro l'oppressione nazista. Per 63 giorni e 63 notti l'esercito clandestino polacco, armato in modo assolutamente inadeguato, riuscì a resistere al fuoco costante dell'aviazione e dei carri armati tedeschi. Quando, alla fine, la resa divenne inevitabile, il bilancio si rivelò tragico: 250.000 polacchi morti e una delle più belle città d'Europa ridotta a un cumulo di macerie. Una rivolta disperata e sfortunata che nasconde ancora oggi molti interrogativi: perché i sovietici non intervennero? Quali furono i ruoli di Stalin, Churchill, Roosevelt? Chi armò e addestrò l'esercito clandestino? A queste domande Bruce risponde con una ricostruzione dei fatti basata su documenti inediti e testimonianze orali, in una sorta di diario giorno per giorno del martirio di Varsavia.






LE DOLOMITI DEL TERZO REICH
a cura di Lorenzo Baratter
«La storia delle province di Trento e Bolzano nella prima metà del Novecento è una realtà controversa e per molti aspetti sconosciuta, la cui complessità può essere riassunta nelle vicende di centinaia di migliaia di persone, nate nell’impero austro-ungarico, cresciute nell’Italia fascista e quindi costrette a combattere e morire, contro la propria volontà, per il Terzo Reich.»
Il libro ricostruisce gli avvenimenti che caratterizzarono la storia del Trentino-Alto Adige fin dai primi anni del XX secolo, quando la regione apparteneva all’impero austro-ungarico. Dopo la Prima guerra mondiale e la successiva annessione al regno d’Italia, il regime fascista mise in atto in provincia di Bolzano una politica di repressione contro la popolazione di lingua tedesca costretta, in conseguenza degli accordi stipulati da Italia e Germania nel 1939, ad un vero e proprio esodo verso il Terzo Reich.
Dopo l’8 settembre 1943, per ordine di Hitler, le provincie di Trento, Bolzano e Belluno furono incluse dentro i confini germanici con il nome di Alpenvorland o Zona di Operazioni delle Prealpi. L’amministrazione di questo territorio fu affidata al commissario supremo Franz Hofer, un nazista austriaco che stabilì la sua residenza a Bolzano.
L’Autore, grazie a un’analisi rigorosa, porta un contributo inedito al quadro storiografico nazionale, narrando una delle pagine meno note dell’occupazione tedesca in Italia


EREDITATE LA VERITÀ - Memorie di una violoncellista ad Auschwitz
a cura di Anita Lasker Wallfisch
«Anche con la testa rasata e con un numero tatuato sul braccio, non avevo totalmente perso la mia identità. Pur non avendo più un nome, ero ancora identificabile. Ero “la violoncellista”. Non mi ero dissolta in quella massa grigia di persone uniformi e senza nome.»
La commovente storia di Anita e Renate, due sorelle ebree tedesche la cui famiglia viene smembrata a causa delle persecuzioni naziste tra il 1939 e il 1945. Dopo la deportazione e l’uccisione dei genitori rimangono, appena adolescenti, sole a Breslavia dove sono incarcerate come criminali per attività «sovversive». Subiscono la deportazione prima ad Auschwitz e poi, all’incalzare dell’Armata Rossa, a Belsen.
Sarà la musica a salvare loro la vita in quanto Anita entra, come violoncellista, a far parte dell’orchestra del Lager diretta da Alma Rosé, nipote di Gustav Mahler.
La testimonianza intensa di due sopravvissute che hanno dimostrato un coraggio e una determinazione eccezionali.


LA RIVOLTA DEGLI ZINGARI - Auschwitz 1944
a cura di Alessandro Cecchi Paone, Flavio Pagano
«Il 16 maggio 1944, prima dell’alba, nel Block IIe di Auschwitz-Birkenau venne dichiarato il coprifuoco. Ma le SS si trovarono dinanzi a qualcosa di imprevisto: gli zingari destinati alle camere a gas si erano armati con pietre, spranghe e arnesi da lavoro. E intendevano battersi.»
Porrajmos, «divoramento», è la parola con cui i nomadi designano il loro Olocausto, il sacrificio di migliaia di sinti, rom, kalé, inghiottiti dalla violenza nazista. Una tragedia che in questo racconto si mescola a un sogno, quello di un gruppo di piccoli detenuti, catturati con le loro famiglie dopo un’interminabile fuga, che cercano con la forza della disperazione e della fantasia di «far muovere il campo», di trasformare le baracche in cui sono rinchiusi nei carrozzoni di una carovana capace ancora di viaggiare.
Al momento della verità, quando gli aguzzini decidono di «liquidare» il settore in cui sono rinchiusi, uomini, donne e bambini del «campo per famiglie zingare» scelgono di combattere, di difendersi fino all’ultimo respiro.
Una vicenda sconosciuta e straordinaria rivive in queste pagine con la forza del racconto orale e consegna alla memoria moderna il ricordo indelebile del tributo spaventoso pagato dai nomadi alla follia della Storia.


SFUGGITO ALLE RETI DEL NAZISMO
a cura di Joel Konig
«L’allucinante esperienza di un ebreo del Terzo Reich.»
Indossata la divisa nazista per sfuggire ai persecutori della sua stirpe, un ebreo attraversa tutta l’Europa e raggiunge la Palestina. Protagonista di una storia veramente unica, l’Autore è uno dei pochi, fortunati israeliti che riuscirono a filtrare indenni attraverso la rete della Gestapo.
Ma è anche un uomo che, pur di fronte a fatti tanto terribili, non riesce a odiare né a nutrire sentimenti di vendetta; un uomo che mantiene sempre un tono distaccato, non di rado ironico e bonario, nel raccontare i fatti di cui è stato testimone attento. Il libro inquadra il periodo dal 1933 al 1944, dall’avvento di Hitler (salutato con entusiasmo dai giovani, König compreso) sino alla fuga dell’autore a Budapest. Di grande interesse la descrizione delle scuole preparatorie per la Palestina, dei contrasti fra le diverse correnti del sionismo, del piccolo ma quanto mai composito mondo delle comunità religiose, della mentalità degli ebrei tedeschi dell’epoca.



LA BUSTA GIALLA
a cura di Gualtiero Morpurgo
«La busta gialla è sul tavolo, e non ho il coraggio di aprirla. È arrivata raccomandata, e le raccomandate non portano mai buone notizie. Poi, ha l’aria minacciosa e il timbro del mittente “Distretto Militare” non promette niente di buono, anche se siamo in tempo di pace.»
1938: le leggi razziali promulgate dal governo fascista e ratificate da Vittorio Emanuele III colpiscono il giovane ebreo Gualtiero Morpurgo, di colpo privato dei diritti di normale suddito italiano e bersagliato senza possibilità di difesa da una pioggia di provvedimenti restrittivi e persecutori. La sua carriera di ingegnere nei Cantieri Navali di Genova viene bruscamente interrotta e diventa per lui sempre più difficile trovare nuovi posti di lavoro. Un giorno una raccomandata in busta gialla gli porta la notizia che, in quanto ebreo, è stato anche radiato dal Regio Esercito. Cancellato come cittadino da un timbro.
Un libro nel quale il protagonista intreccia i ricordi del passato - la morte del padre, le lezioni di violino, il servizio di leva - alle emozioni del presente - l’angoscia delle persecuzioni, l’indifferenza degli italiani, ma anche la sventatezza della gioventù e la speranza in un futuro di soddisfazioni - riportando alla luce una vita segnata dalla tragedia dell’Olocausto.


ACHTUNG ! BANDITEN ! Prima e dopo via Rasella
a cura di Bentivegna Rosario
Nessuna vicenda della Resistenza italiana è stata tanto discussa, anche nelle aule giudiziarie, come l'azione di via Rasella a Roma, di cui fu protagonista - era il partigiano che travestito da spazzino piazzò l'esplosivo e accese la miccia - Rosario Bentivegna. Con l'intenzione di fare chiarezza attorno a quegli avvenimenti, nel 1983 Bentivegna ha affidato a questo libro, oggi opportunamente ripresentato, i ricordi di gappista. La testimonianza conferma quanto la ricerca storica e gli esiti delle vicende processuali hanno da tempo dimostrato, ossia l'impossibilità di addossare al movimento partigiano romano la responsabilità della successiva rappresaglia nazista, il tristemente noto eccidio delle Fosse Ardeatine. Taluni vorrebbero, com'è noto, mettere in dubbio la legittimità dell'azione, con l'effetto di sollevare da ogni colpa l'occupante nazista e di dimenticare come la sua presenza a Roma, come nel resto del paese, fosse fin dall'inizio segnata dalla volontà di condurre una vera e propria guerra alla popolazione civile. Bentivegna invece ci ricorda quale fosse il clima a Roma nei mesi che separarono l'8 settembre dal 4 giugno, i mesi cioè della farsa atroce di Roma "città aperta". Il racconto appassionato, che conserva la vivacità della giovinezza, ci restituisce un'immagine vivida della resistenza romana, una vera e propria guerriglia urbana che ebbe caratteristiche molto diverse da quelle assunte nel resto dell'Italia occupata. Se ne ricava un interessante spaccato dell'esperienza dei Gap, di cui Bentivegna non tace gli elementi più sconvolgenti, come il dover uccidere a sangue freddo, senza però compiacersene. Il legittimo orgoglio per i rischi e le difficoltà affrontate si associa con la ripugnanza per la violenza a cui si era dovuto ricorrere in ragione dell'efferatezza del nemico, cui fa da conforto la solidarietà istauratasi fra i partigiani e il popolo romano.



TORNA SOPRA
All rights reserved.22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"