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La Case Editrici qui di seguito rappresentate , hanno pubblicato una serie di libri molto interessanti sotto l'aspetto educativo della Shoah , che vanno sicuramente presi in considerazione visto il loro alto contenuto storico nei diversi gradi di orientamento .
In questa sezione sono elencati i libri (40 volumi) delle Case Editrici : Clueb - Il Maestrale - Sylvestre Bonnard - Le Lettere - Nuova Dimensione - Montag - Sellerio - Garzanti - Silvio Zamorani - Rizzoli .
INDICAZIONI : = Video
FASCISMO E ANTIFASCISMO NELLA VALLE PADANA
a cura di Autori vari - Editrice Clueb scarl
 Un percorso attraverso la storia e gli umori delle città padane negli anni dello squadrismo e dell'affermazione fascista e lungo tutto il percorso politico del Fascismo fino al dissenso, alla Resistenza e alla caduta. I fenomeni che gravitano attorno alla vita politica di Bologna, Mantova, Modena, Pavia, Reggio Emilia, Ferrara, e altre, vengono analizzati attraverso le strutture di potere che si avvicendano, e gli episodi più importanti della storia locale della Valle padana. Ne esce un ritratto delle diverse tipologie fasciste e antifasciste, delle tensioni sociali che caratterizzano il Ventennio, dei casi particolari che ebbero enfasi giornalistica e contribuirono a orientare l'opinione pubblica, alla crescita di un dissenso diffuso che portò alla reazione partigiana.
"L'azione dello squadrismo agrario nelle campagne, tesa a scompaginare le organizzazioni socialiste, viene accompagnata da una riaggregazione, più o meno coatta, dei lavoratori della terra nelle organizzazioni sindacali fasciste. Massimo artefice di questo disegno Gino Baroncini, eletto segretario della federazione provinciale fascista nel giugno 1921, e sostenuto da Dino Grandi, in contrapposizione ad Arpinati, fortemente contrario alla creazione di sindacati fascisti. Lo scontro fra le due correnti del fascismo è destinato a rinfocolarsi durante la strenua opposizione che i fasci emiliano-romagnoli, sotto la guida di Baroncini e Grandi e con l'avvallo di Balbo, faranno alla applicazione del «patto di pacificazione» coi socialisti firmato da Mussolini nell'agosto 1921. Il dissidio politico porta a una temporanea emarginazione dello stesso Arpinati, favorevole alla linea di Mussolini: avendo egli rinunciato alla carica di segretario del Fascio nel giugno 1921 per dissenso verso la linea politica maggioritaria, viene addirittura escluso dal nuovo direttore nel dicembre dello stesso anno".

PRIGIONIERI DEL TERZO REICH : Storia e memoria dei militari bolognesi internati nella Germania nazista
a cura di Ropa Rossella - Editrice Clueb scarl
 Dopo l'8 settembre 1943 oltre 650.000 italiani, soldati e ufficiali quasi tutti tra i 20 e i 35 anni, furono catturati dai tedeschi e deportati nei Lager nazisti. Poca o nessuna particolare attenzione è stata loro prestata dalle autorità statali, dalla società civile, molto tardi anche dalla storiografia che solo di recente ha affrontato questo tema nella sua pregnante specificità.
Questo volume contribuisce a ricostruire la storia di una parte di loro, degli oltre 9.000 militari bolognesi che furono "prigionieri del Terzo Reich". Basandosi sui dati ricavati dalla consultazione degli incartamenti - rinvenuti presso l'archivio del Distretto militare di Bologna - della cosiddetta "Commissione interrogatrice" che vagliò la loro posizione di ex-internati, integrati con la memorialistica da loro prodotta nel corso degli anni, è stato possibile non solo individuarne i nomi, ma anche ricomporre ed analizzare le vicende da loro vissute. Vengono qui ricostruiti i drammatici momenti della cattura; i tentativi, vani nella maggioranza dei casi, di resistenza armata; il rifiuto o l'accettazione ad aderire alla neo costituita Rsi; le condizioni materiali di vita e di lavoro che ne segnarono la drammatica esperienza nei Lager fino al rientro in Italia.

LA NUOVA GUARDIA : Gli universitari bolognesi tra le due guerre (1919-1943)
a cura di Simona Salustri - Editrice Clueb scarl
 Tornati nelle aule universitarie dopo l'esperienza della prima guerra mondiale che li aveva visti alla ricerca di un'affermazione personale e di un cambiamento del paese, i giovani universitari, élite e futura classe dirigente, individuarono nel fascismo un movimento in grado di dare risposta alle loro richieste. Il libro ricostruisce le vicende storiche della generazione della guerra e del suo apporto alla creazione e all'affermazione del Gruppo universitario fascista all'interno dell'Università di Bologna, fino a ripercorrere le tappe che videro il fascismo alle prese con la creazione di una generazione integralmente fascista e all'impegno di quest'ultima nell'applicazione all'interno dell'Ateneo delle leggi razziali del 1938 e nella partecipazione al nuovo conflitto mondialevoluto dal regime. Attraverso i documenti inediti dell'Archivio storico dell'Università di Bologna, dal raffronto di essi con quelli rinvenuti nell'Archivio centrale dello Stato di Roma e mediante lo spoglio della stampa locale e delle riviste studentesche, si delineano per la prima volta le fasi principali del processo di irregimentazione di uno dei maggiori Atenei italiani a cui contribuirono gli stessi studenti.

IL DONO DI SALA : Lettere dall’Olocausto
a cura di Ann Kirschner - Editrice Il Maestrale
 Il dono di Sala è il racconto di Sala Garncarz, una giovane ebrea sopravissuta per cinque anni ai campi di lavoro nazisti, e di come riuscì miracolosamente a salvare la sua corrispondenza del tempo della prigionia. È insieme documento e storia avvincente narrata proprio attraverso lettere e cartoline, che mettono a nudo le terribili vicende della famiglia ebrea di Sosnowiec, città della Polonia. E fa luce per la prima volta sulle condizioni dei campi di lavoro nazisti. Profonda testimonianza della forza interiore e della fede capace di resistere alle più terribili avversità, narra con tenerezza di speranze e delusioni, di amori persi e amori dati anche in situazioni impossibili. Magnificamente costruito, non è l’ennesimo libro sull’Olocausto, ma un intimo e struggente ricordo di famiglia, che ci fa capire quando sia sottile la linea che divide la libertà dalla prigionia e la follia dall’amore.

IL LIBRO NELLA SHOAH
a cura di Jonathan Rose - Editrice Sylvestre Bonnard
 E' senza dubbio un autorevole ed educativo testo che inoltra il lettore , con una serie di saggi , nel panorama drammatico e poco diffuso dei roghi che bruciarono migliaia di libri ebraici di varia natura ed importanza storica di un popolo .Questo libro , nel suo complesso , da la possibilità di studiare il fenomeno in chiave diversificata e completa illustrata da autori vari , Adatto alle scuole superiori e per le tesi universitarie . A. Maurizio www.lager.i
Fra il 1933 e il 1945 i nazisti distrussero sistematicamente cento milioni di libri in tutta l’Europa occupata, commettendo un crimine inestricabilmente legato allo sterminio di sei milioni di ebrei: nel dare alle fiamme intere biblioteche e censurando ogni pubblicazione “nemica” dei tedeschi, si voleva estirpare qualsiasi traccia di cultura ebraica sul continente.
Per la prima volta, questo libro fa luce su quanto è avvenuto proponendo una serie di saggi di alto valore storiografico e di forte impatto emotivo.
I diversi autori illustrano le politiche censorie dei nazisti, narrano le vicende della celebre biblioteca del ghetto di Vilna, descrivono come avvenne la confisca dei libri presso le comunità sefardite di Roma e Salonicco, rievocano le esperienze di lettura possibili nonostante tutto nei ghetti e nei campi di concentramento, ricordano la messa in salvo di preziosi incunaboli polacchi nonché le belle edizioni prodotte clandestinamente in Olanda sotto l’occupazione. Vicende altamente drammatiche, tutte, ma che si leggono a tratti anche come vere e proprie avventure di una indomita passione per la cultura.
Gli autori: Jonathan Rose è docente di Storia nonché direttore del corso di laurea in Storia del Libro presso la Drew University. E’ altresì fondatore della Society for the History of Authorship, Reading and Publishing (Sharp).

DONNE NELL'OLOCAUSTO
a cura di Ofer, D. - Weitzman, L.J. - Editrice Le Lettere
 Nel dramma delle discriminazioni e dello sterminio imminente nei lager nazisti , che ruolo ebbero in questo tragico contesto le donne all'interno delle mura domestiche e nei rapporti sociali , ricordandovi il periodo in cui questo stupendo libro ci narra la vita di un popolo destinato allo sterminio sistematico , dapprima ghettizzato e poi schiavizzato fino alla morte . Infine questo studio analizza l'importanza della figura femminile nella solidarietà e nello stato d'animo ottimistico delle donne dando alito a speranze e illusioni . A. Maurizio www.lager.i
Nella vasta produzione di libri pubblicati negli ultimi anni che hanno per oggetto la persecuzione e lo sterminio del popolo ebreo, le donne sono spesso collocate ai margini. Finora l'esperienza delle donne non era mai stata messa a tema con l'ampiezza e sistematicità di questa opera che è un esempio di come la scrupolosità e profondità della ricerca storica unita alla passione e all'impegno civile approdino a un testo metodologicamente solido, accessibile a un pubblico non specialistico.
Le testimonianze di sopravvissute e i saggi storici, sociologici e letterari contenuti in questo volume gettano una nuova luce interpretativa sui tanti e drammatici aspetti dell'esperienza delle donne in condizioni di estrema vulnerabilità e fanno emergere il loro coraggio, il loro apporto alla resistenza armata nei ghetti, ai movimenti prebellici, la peculiarità delle loro sofferenze nei campi di concentramento e di sterminio.
Centrato sulle donne nell'Olocausto, questo libro contribuisce alla comprensione del dramma di tutti gli ebrei sotto il dominio nazista.

NOI , POVERI DIAVOLI DIMENTICATI
a cura di Tronci, A. - Editrice Le Lettere
 .. la guerra, la deportazione i lavori forzati, la fame, la vita recuperata l'anonimo ritorno, l'ultima beffa… dopo, quale futuro?
L'autore racconta in prima persona l'esperienza della Seconda guerra mondiale, della deportazione in un campo di concentramento (i lavori forzati, la fame) e del difficile ritorno a casa. Non fu una guerra di poco conto. Al pari della Prima guerra mondiale ebbe i suoi morti. Strappò sei anni di vita a centinaia di migliaia di giovani che tornarono in silenzio cercando un posto di lavoro. Senza un segno di riconoscenza, dimenticati dalle istituzioni e dalla società, quasi che un sentimento di emulazione si fosse creato fra due tipi di resistenza di qua e al di là dei nostri confini. Ed ancora. Per la Prima guerra mondiale sono stati giustamente dedicati altari, sacrari, ossari, migliaia di sculture bronzee e marmoree, con gesti esaltanti il sacrificio, al centro di piccoli e grandi giardini di ogni comune d'Italia. Quale ricordo per i morti sui fronti e nei lager di quest'ultimo conflitto? Tronci risponde che dei poveri diavoli coperti da uno strato di terra in Grecia, Germania, Polonia, Russia… è rimasto solo qualche nome in appendice alle arrugginite targhe della precedente guerra.

NON AVEVO LA STELLA - La testimonianza di una bambina deportata per errore
a cura di Marisa Errico Catone - Editrice Nuova Dimensione
 «Due bambine si accostarono e cominciarono a parlarmi in tedesco. Una delle due mi chiese perché non avessi anch’io una stella cucita sul vestito. Rimasi perplessa a quella domanda e naturalmente non fui in grado di fornire una risposta. Quando ritornai alla baracca, chiesi a mia madre come mai non avessi la stella gialla come quelli dall’altra parte del campo. Mamma sembrò imbarazzata, ma senza esitazione alcuna mi rispose: “Sarà perché non siamo ancora abbastanza importanti. Quando lo diventeremo, ne daranno una anche a noi…”. L’indomani mi azzardai a spiegare la cosa alla ragazzina ebrea: restò pensierosa per un istante, ma poi il suo sguardo si illuminò all’idea di essere “importante”. Quando tempo dopo seppi il significato della stella gialla applicata sul vestito, mi resi conto che ai bambini gli adulti non avevano rivelato il triste destino a cui quel simbolo era collegato.»
Marisa Errico Catone, insegnante di Lettere italiane e Storia, traduttrice e poeta, in Non avevo la stella edito da Nuova dimensione, ci racconta una storia vera.
Figlia di Ilse Wörfel (boema) e Antonio Errico (di origine campana), Marisa Errico Catone vive con la sua famiglia gli ultimi tragici avvenimenti della Seconda guerra mondiale.
Parte con i genitori da Mestre per raggiungere il nonno materno, proprietario di una fabbrica in Boemia. La dieresi sulla “o” di Wörfel (cognome della madre) viene considerata sospetta e questo basta a scatenare una serie di equivoci ed errori burocratici di kafkiana memoria che la porteranno a condividere il destino degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali, dei prigionieri politici e di guerra internati nei lager. Sperimenterà la durezza dei campi di transito e di sterminio dell’Europa centrale e i lavori forzati, riuscendo a tornare in Italia solo dopo la Liberazione. Ma non potrà mai dimenticare le umiliazioni e le privazioni subite da lei e dai suoi cari. Soprattutto non dimenticherà (e neanche il lettore dimenticherà) lo sguardo stupito dei suoi coetanei deportati, ignari della loro sorte.
Marisa Errico Catone ha dichiarato di aver deciso di scrivere Non avevo la stella perché indignata dai negazionisti e dai riduzionisti. Così il suo ritegno e pudore si sono trasformati in rabbia e l’hanno portata a scrivere delle tribolazioni patite fino ad allora così intimamente serbate. Leggere questo libro può essere l’occasione per conoscere una delle pagine più tragiche del nostro Paese, perché, come recita un aforisma di Primo Levi riportato dall’autrice, «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario».

IL CANTANTE DEL LAGER
a cura di Mucchiutti Eno - Editrice Nuova Dimensione
 Eno Mucchiutti, deportato in quattro campi di sterminio nazisti, si salva grazie alla sua voce di potente baritono. Una testimonianza autentica ed emozionante che racconta il dolore, il coraggio, la volontà e la speranza di un uomo.
"Il ricordo di Mucchiutti è senza censure, senza filtri morali e senza auto rappresentazioni. Mucchiutti racconta e si racconta senza schermi. Generosità, piccoli egoismi, solidarietà, calcoli: un mondo in tumulto è quello che emerge dalle sue parole. Una memoria autentica e vera, lontana da ogni condizionamento ideologico e politico, scevra dal senno di poi che così spesso orienta e aggiusta tante memorie inquietanti."
Dalla postfazione di Marco Coslovich insegnante, studioso e ricercatore di storia contemporanea : "11 mesi di prigionia, 11 mesi di inferno: una vicenda così cruda, raccapricciante, carica di odio, di disumanità, di orrore non si era ancora sentita. Eno Mucchiutti deve la vita alla sua forte volontà di sopravvivenza e anche alla sua arte canora che, stranamente, nella massa informe dei suoi carnefici, ha trovato degli spiriti sensibili alla magia della musica che lo hanno salvato."
Adriana Gigli, Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Arezzo : Eno Mucchiutti, baritono con una carriera di ben 31 anni che l’ha visto cantare assieme a Pavarotti, Placido Domingo e Maria Callas nei principali teatri italiani e internazionali, si considera un sopravvissuto da quando, nel 1945, a Ebensee, ha vissuto la liberazione per mano dei soldati americani.
Deportato politico nel 1944, è stato infatti internato per 11 mesi a Dachau, Mauthausen, Melk ed Ebensee, provando le più indicibili sofferenze, vedendo i suoi compagni morirgli a fianco, salvandosi solo grazie alla sua incredibile forza di volontà, alla sua giovinezza e alla sua splendida voce. È risaputo infatti che i nazisti apprezzassero la musica, in particolare l’opera italiana, e guardassero con un occhio di riguardo (si fa per dire) gli artisti internati.
Il cantante del lager”, deportato numero 98748, dopo sessant’anni di silenzio, ci racconta le sue memorie con una lucidità e una chiarezza difficili da trovare. Ci accompagna dentro ai segreti e alle atrocità del campo di Melk, ancora poco conosciuto dalla storiografia. La sua voce vibrante e intensa ci trasmette il silenzio lasciato da tutti coloro che, da quelle lande fredde e rigide, abitate solo dal dolore e dalla violenza, non fecero mai più ritorno.
Postfazione di Marco Coslovich, insegnante, studioso e ricercatore di storia contemporanea.

TUTTO QUESTO VA DETTO - La deportazione di Maria Rudolf
a cura di Gabriella Nocentini - Editrice Nuova Dimensione
 La testimonianza secca e diretta di una giovane staffetta partigiana sul confine orientale .
Maria Rudolf è una ragazza di 17 anni quando viene deportata nei lager tedeschi, dove diventa il numero 88492 . L’odissea di un anno passato prima nelle carceri di Gorizia e Trieste e poi nei campi di Auschwitz, Flossenbürg e Plauen.
Con i documenti originali del Tribunale di Gorizia e le lettere scritte da un’amica deportata sul treno verso Auschwitz .
Postfazione di Marco Coslovich.
Maria Rudolf nasce a Gorizia nel 1926 e a 17 anni, dopo l’8 settembre 1943 e l’annessione della Venezia Giulia al Terzo Reich, inizia a fare la staffetta partigiana di nascosto alla sua stessa famiglia. La sua odissea inizia con l’arresto nell’aprile del 1944 e viene portata nel carcere di Gorizia e poi a Trieste. Assolta dal Tribunale di Gorizia viene comunque caricata su un treno piombato che la porta ad Auschwitz per poi essere spostata al campo di Flossembürg e infine a lavorare nel sottocampo di Plauen in una fabbrica di lampadine. Durante un bombardamento riesce a scappare insieme ad altre compagne. Ritorna in Italia nell’agosto del 1945; attualmente vive a Trieste. "Non posso scordarmi quell’orribile, schifoso vestito che sono stata costretta a mettermi addoso quando mi hanno portato via tutto, quando mi hanno rasata e fatto il numero… Io, quel numero sul braccio, me lo tengo finché vivo, fa parte di me, della mia storia… Maria Rudolf ".

IO SCHIAVO DI HITLER - L’odissea di un giovane militare da Corfù al lager di Belgrado
a cura di Gino Marchesin - Editrice Nuova Dimensione
 La rarissima testimonianza di un internato militare sulla resistenza contro i tedeschi a Corfù e sulla prigionia nel lager di Belgrado - Inquadramento storico a cura di Jože Pirjevec , introduzione di Ugo Perissinotto .
Gino Marchesin è nato nel 1923 a La Salute di Livenza, in provincia di Venezia, dove tuttora vive. Dopo una difficile infanzia viene reclutato giovanissimo. Sorpreso dall’armistizio a Porto Edda in Albania, dove si trova militare, partecipa in seguito alla resistenza contro i tedeschi nell’isola di Corfù con gli uomini del reggimento del colonnello Bettini. Fatto prigioniero dopo la caduta dell’isola, inizia una lunga odissea nei territori sotto il dominio del Reich, trascorrendo lunghi mesi nel lager di Belgrado.
La vicenda ripercorre in modo geografico-cronologico le tappe dell’odissea del testimone Gino Marchesin dopo la cattura: Corfù, Igoumenitsa, Joannina, Florina, Belgrado, Nis, Osijek, Radkersburg.
Il libro raccoglie l’intera parabola del testimone, fino al reinserimento, dopo la guerra, nella vita sociale e lavorativa.

IL SALE SUL TARASSACO
a cura di Francesca Bearzatto - Editrice Nuova Dimensione
 Grazie di esistere . Capire il dramma della Shoah nelle testimonianze preziose ed indelebili . A. Maurizio www.lager.it
Michele Mezzaroba dall'infanzia friulana a Mauthausen di Francesca Bearzatto - in uscita fine novembre
Tre ragazzi cresciuti assieme si ritrovano nel campo di concentramento di Mauthausen. Ancora una volta condividono il pasto: il tarassaco, o radichesa, la familiare erba di casa recuperata per miracolo da chi andava a lavorare fuori dal lager, condita con il sale che si usa nei forni crematori... Questo terribile ricordo è il nodo attorno al quale si stringe e poi si scioglie il racconto di Michele Mezzaroba. La sua storia personale si inoltra come una scheggia nella Storia del XX secolo: l’infanzia trascorsa a Frisanco, un piccolo paese delle Prealpi Carniche; il servizio di leva nei Balcani durante il secondo conflitto mondiale; la scelta di campo e la lotta partigiana; la cattura, la deportazione a Mauthausen e la sopravvivenza negli abissi dell’umano; la Liberazione e il difficile ritorno alla vita segnato da un costante e profondo impegno civile. Assieme alle vicende di Michele, si svolgono quelle del suo gruppo di amici nati a Frisanco, travolti con lui e con l’intera comunità dalla guerra. Si ritroveranno tutti e quattro vivi, sopravissuti a Mauthausen e Dachau, nuovamente a casa. Ma qualcosa è profondamente cambiato, dentro e attorno a loro.
Tutte le testimonianze hanno un valore morale e spirituale prezioso e irrinunciabile per capire fino in fondo la Shoah

NESSUNO MI CI CHIESE
a cura di De Lisi Alessandro - Editrice Nuova Dimensione
 Tutte e anche questa testimonianza va senz'altro custodita per sempre nelle nostre menti . A. Maurizio www.lager.it
La vita del partigiano Armando Gasiani, deportato a Mauthausen di Alessandro De Lisi - in uscita metà dicembre con una lettera di Sergio Cofferati
A diciassette anni Armando Gasiani, contadino e partigiano bolognese, viene deportato a Mauthausen, il terribile campo di sterminio austriaco. Con lui il fratello Serafino, più grande di pochi anni. Dopo la drammatica vicenda nel campo, Armando riesce a ritornare ma Serafino muore in prigionia. Una storia d’amore e di politica, una visione sull’Italia contadina e operaia e sulla conquista della democrazia. Armando Gasiani torna in un Paese intento a dimenticare e a superare le colpe per poter stare al tavolo dei vincitori della seconda guerra mondiale e per questo, non ascoltato da nessuno, resta in silenzio per cinquant’anni.
La notte di natale del 1997, grazie all’amore e al coraggio della moglie Maria, Armando assiste al film “La vita è bella” e in un fiume di lacrime inizia a raccontare a molti giovani la sua storia. Così la vicenda personale diventa memoria di tutti, come in una Resistenza posticipata.
Tutte le testimonianze hanno un valore morale e spirituale prezioso e irrinunciabile per capire fino in fondo la Shoah

NON PERDONERO' MAI
a cura di Aldo Pavia e Antonella Tiburzi - Editrice Nuova Dimensione
 Un altro toccante libro della stessa casa editrice dove l'autrice narra criticamente ed in modo commovente la vera realtà all'interno del Kanada kommando (deposito degli averi depredati agli internati al loro arrivo nel lager ) . Mette in luce la vita delle adette a questo reparto considerate ai più privileggiate , mentre la testimonianza diretta dell'autrice capovolge criticamente questa aberrante tendenza . Un contributo storico importante . A.Maurizio www.lager.it
Sole di fronte alla morte e a ciò che resta della vita: gli oggetti dei deportati da smistare nel Kanada Kommando. Ida e Stellina hanno 12 e 14 anni quando vengono strappate alla loro Trieste, alla loro casa con la tavola ancora imbandita per il pranzo, e tradotte in un carro merci alla volta di Auschwitz. Qui proveranno la ribellione e la sopravvivenza quotidiana; le selezioni e le marce della morte, fino a che non verrà il momento del rientro, tutt'altro che gioioso, come fantasmi in una Trieste che non vuole ricordare. Questo libro nasce da due lunghe testimonianze concesse ad Antonella Tiburz e Aldo Pavia dell’Aned, dove Ida, per mano con la sorella Stellina, è il nostro Virgilio che ci conduce in un viaggio di dolore e cerca di renderci comprensibili l’esperienza che ha sconvolto il mondo civile e di cui ancora adesso ne portiamo le stimmate.

IL CIELO DI CENERE
a cura di Elvia Bergamasco - Editrice Nuova Dimensione
 Da una delle ultime sopravvissute ai campi di sterminio, una lucida testimonianza al femminile. Un doloroso racconto senza censure che riecheggia degli orrori della memoria collettiva. 88653, un marchio che resterà per sempre, il ricordo impresso sulla pelle dell’inferno dei lager nazisti; dei volti di tante donne umiliate, seviziate, costrette a terribili privazioni; degli occhi dei bambini strappati alle loro madri e condannati a una morte silenziosa. Elvia Bergamasco, giovane staffetta partigiana, viene arrestata nell’estate del ’44 da un comando delle SS, nella polveriera dove lavora, a Medeuzza, in provincia di Udine. Ha solo diciassette anni ed è totalmente inconsapevole di ciò che l’aspetta. Condannata ai lavori forzati porta con sé il cappotto migliore e gli orecchini d’oro: per ben figurare nel nuovo luogo di lavoro… Non sa ancora di essere diretta verso l’orrore di Auschwitz. Il suo racconto ci fa rivivere, con lucida crudezza, un dramma che bisogna avere il coraggio di non dimenticare.

NELLA RESISTENZA - Vecchi e giovani a Venezia sessant'anni dopo
a cura di G. Albanese, M. Borghi - Editrice Nuova Dimensione
 Sessant'anni dopo, dieci protagonisti della Resistenza veneziana raccontano per la prima volta la loro giovanile esperienza durante il 1943-1945. Si passa dal vissuto partigiano nella Brigata garibaldina "Biancotto" al ricordo del movimento di liberazione francese e italiano, dai flash della missione militare alleata "Margot Hollis" in territorio veneto alle vicende della Brigata "Osoppo" contro fascisti e tedeschi sui monti friulani e infine alla drammatica esperienza nel campo di concentramento di Buchenwald. Tutti i racconti restituiscono nuovi e sconosciuti momenti della partecipazione dei giovani veneziani al movimento di liberazione.

PSICHIATRIA E NAZISMO
a cura di Angelo Lallo e Lorenzo Toresini - Editrice Nuova Dimensione
 L’11 ottobre 1944, su ordine del comando SS germanico, dall’ospedale psichiatrico San Servolo di Venezia furono prelevati sei pazienti di religione ebraica per essere deportati nei campi di concentramento.
Gli Autori di questo libro, attraverso l’analisi della documentazione archivistica dell’ospedale psichiatrico e della corrispondenza tra quest’ultimo e gli enti interessati al destino dei deportati, fanno emergere la vicenda dei pazienti del manicomio veneziano dall’anonimato di una massa indistinta di vittime e la restituiscono ad una dimensione umana, perché «se non possiamo cambiare il senso della storia, possiamo "ricordare" alle nuove generazioni che il passato non deve essere dimenticato».
Il volume non vuole essere puro resoconto di fatti storici, ma anche un momento di riflessione su concetti quali "alterità", "deportazione" ed "eutanasia sociale" e sui legami tra questi e la psichiatria istituzionale nel corso della storia passata e recente, come testimoniano gli inquietanti episodi di pulizia etnica avvenuti nel conflitto dei Paesi balcanici, perché «altre Shoah, in tutte le varie forme e caratteri peculiari, si sono ripetute o si stanno ripetendo».

MEMORIE DI UNA PAZZA
a cura di Lanza Sara - Editrice Montag
 Anni sessanta. Una donna cresciuta nella seconda guerra mondiale intraprende il cammino della propria vita tra passato e presente. Commisurando un presente composto da un matrimonio spento e da una relazione extraconiugale appassionata e irrinunciabile con un passato di sevizie e torture nei campi di concentramento, la protagonista si lancia nella ricerca di una pace interiore lontana dall'orrore e dal ricordo dei vecchi tempi. Le certezze ricostruite dopo la guerra verranno messe a dura prova lasciandola nel limbo tra finzione e realtà.

I SICILIANI DEPORTATI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E DI STERMINIO NAZISTI 1943 - 1945
a cura di Giovanna D'Amico - Editrice Sellerio
 Un testo importante e di alto valore simile alla ricerca di Liliana Picciotto nel suo "Il Libro della Memoria" dove l'autrice elenca le drammatiche deportazioni degli Ebrei . In questo libro si parla dei siciliani deportati nei lager nazisti . E' senza dubbio una fonte completa per quanto riguarda le regione Sicilia . A. Maurizio www.lager.it
La deportazione dei siciliani nei campi di sterminio attraverso le memorie dei testimoni sopravvissuti. Una pagina di storia fino ad ora mai scritta.
Mancava uno studio, completo e documentalmente costituito, sulla deportazione dei siciliani nei campi di concentramento e di sterminio nazisti. Una mancanza non innocente, perché fondata su una falsa convinzione corrente: l'idea che i siciliani, per via della precoce liberazione nel luglio del 1943 con lo sbarco alleato, fossero stati immuni dall'esperienza concentrazionaria. Questo studio è il primo completo sull'argomento: un primato da sottolineare per via del valore civile che assume accanto a quello scientifico e storico; e fa immediatamente giustizia di quel pregiudizio. I siciliani non furono risparmiati dalla conoscenza dei campi di concentramento: «in primo luogo perché in Calabria, Sicilia, Molise e Campania esistono sin dal 1938 campi di concentramento eretti dal regime monarchico-fascista, destinati agli ebrei stranieri ed agli antifascisti; in secondo luogo perché la mobilità creata dalla guerra attraverso il servizio militare fa sì che molti meridionali si trovino dopo l'8 settembre sbandati e contemporaneamente tagliati fuori dalle zone di residenza, perciò particolarmente vulnerabili ai rastrellamenti nazifascisti. I nati in Sicilia che finiscono nella rete concentrazionaria dipendente da Heinrich Himmler e dal suo apparato SS sono 761». Un numero ben più importante, quindi, dei pochi casi creduti. Ragion per cui questa indagine è articolata, soffermandosi, non solo sulle cause, i numeri e l'esperienza della deportazione, ma anche sul «ritorno difficile», l'insieme delle circostanze storiche, politiche, ideologiche e umane contribuenti alla cancellazione della memoria del lager, risposta cioè alla domanda più dura e difficile di tutte: perché si preferisce dimenticare? Una risposta che coinvolge dolorosamente ben al di là degli atteggiamenti individuali e dei pudori personali e riguarda la particolare selezione (la censura, forse) sulla memoria e sull'oblio che il presente e i suoi interessi hanno esercitato sul passato e la sua verità. Il volume si basa, oltre all'altra documentazione archivistica e cartacea, sulle testimonianze dirette dei deportati in forma di intervista sui diversi temi in cui si approfondisce la ricerca: prima del lager, il lager, il ritorno e la memoria, a ognuno dei quali è destinata una sezione del libro. In due appendici sono riportati, rispettivamente, i dati, le statistiche, gli elenchi dei deportati e le schede biografiche di ciascuno dei protagonisti, e il testo integrale delle interviste.

GLI ANNI DELLO STERMINIO - La Germania nazista e gli ebrei (1939-1945)
a cura di Saul Friedländer - Editrice Garzanti
 "Gli anni dello sterminio" porta a compimento uno dei maggiori sforzi compiuti da uno storico contemporaneo per ricostruire e comprendere l’evento chiave del Novecento: la persecuzione e lo sterminio di milioni di ebrei nell’Europa occupata dai nazisti.
Per portare a termine il loro piano, i tedeschi avevano bisogno della collaborazione delle autorità locali e dei vari corpi di polizia e della passività delle popolazioni, a cominciare dalle élite politiche e spirituali. Ma era necessaria anche la disponibilità a obbedire agli ordini da parte delle vittime, che così speravano spesso di veder alleviate le loro sofferenze o di sopravvivere abbastanza a lungo da ottenere un visto per sfuggire agli aguzzini.
Saul Friedländer studia la macchina nazista ai suoi diversi livelli e nei diversi paesi: ci permette finalmente di capire la scala, la complessità e l’interdipendenza dei vari fattori che resero possibile lo sterminio. Il materiale esaminato è enorme: non solo documenti ufficiali, ma anche diari, lettere e memorialistica. Questa poderosa sintesi non addomestica la memoria dell’orrore, ma ci restituisce una terribile pagina di storia in tutte le sue sfaccettature, erigendo un autentico monumento alle sue vittime. L’opera di Friedländer - lo sforzo dell’intera vita di un grande studioso - rappresenta una svolta nella storiografia del Novecento: grazie a lui disponiamo finalmente della ricostruzione definitiva dell’Olocausto.
Premio Pulitzer 2008 : Un capolavoro della ricerca storica - Un successo mondiale
Una ricostruzione formidabilmente completa dell’Olocausto, e insieme un monumento alle sue vittime. Chiunque voglia sapere che cosa è accaduto deve leggere questo libro.” r Spiegel”
Un capolavoro della storiografia con la necessità di un’autentica opera d’arte.” rankfurter Allgemeine Zeitung”
«Una sintesi magistrale, frutto di un’intera vita di studio e di ricerca.» «Publishers Weekly»
«La storia dell’Olocausto più completa scritta da uno studioso che ha vissuto sotto l’oppressione nazista.» «The Washington Post»
«L’intepretazione della Shoà si inscrive così in una narrazione storica viva, fatta di esseri umani in carne e ossa, dove l’analisi delle grandi tendenze s’intreccia fruttuosamente con le testimonianze personali, incorporando la soggettività dei protagonisti.» «La Quinzaine littéraire»
«D’ora in poi sarà difficile affrontare la storia della Shoà senza passare per “il Friedländer”, l’opera monumentale di un’intera vita. La padronanza d’una materia così complessa e l’eleganza della scrittura si combinano con un autentico genio della sintesi, in grado di utilizzare tutti i frutti di un campo di ricerca che ha ormai assunto dimensioni oceaniche.» «Le Monde» .

IL FARMACISTA DI AUSCHWITZ
a cura di Schlesak Dieter - Editrice Garzanti
 Viktor Capesius, il farmacista di Auschwitz, seleziona personalmente le vittime, le fa spogliare per mandarle a morire, distribuisce dosi di Zyklon B, il gas letale. Fra i condannati, non solo sconosciuti, ma anche tanti suoi antichi vicini di casa a Sighisoara, gli stessi che in una fotografia degli anni Trenta lo circondano sorridenti in uno stabilimento balneare della piccola cittadina. Tutti suoi compaesani, come Ella Salomon che da ragazzina entrava nella farmacia per ricevere in dono qualche caramella, e che ora si arrampica fino alla piccola feritoia del vagone deportati per cercare un po' d'aria, nel tentativo di non impazzire, come molti altri accanto a lei; il dottar Mauritius Berner, che appena arrivato al campo si vede strappare dalle braccia, mute e atterrite, le sue gemelline di soli sei anni, che moriranno poche ore dopo soffocate dal gas e dal peso di duemila cadaveri sopra di loro; o Adam, il deportato costretto a entrare a far parte del Sonderkommando Crematori, un uomo che, dentro di sé, custodisce ricordi che sono come bestie nere. Che gli stanno alle costole, e ridono, e ghignano. Tutte le notti. Atrocemente.

IL PREZZO DELLO STERMINIO
a cura di Tooze Adam - Editrice Garzanti
 Tra il 1938 e il 1945 l'Europa ha conosciuto una devastazione senza precedenti. Per la seconda volta nell'arco di una sola generazione la Germania attuava una campagna di conquista che già nel 1941 la vedeva ormai in guerra contro l'impero britannico, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. E tre anni e mezzo dopo l'Europa e la parte occidentale dell'Unione Sovietica erano ridotte a un cumulo fumante di macerie. Ma come è potuto accadere? Come è stato possibile il ripetersi di una tragedia simile a distanza di pochi anni da quella precedente? A differenza di quanto ci è sempre stato insegnato, Adam Tooze cerca di dare una risposta cambiando la prospettiva: se la tragedia vissuta dall'Europa nel XX secolo avesse avuto le sue radici nella debolezza della Germania, anziché nella sua forza? L'attenzione si sposta dunque sull'economia tedesca, oltre che sulla questione razziale e sulla politica. Con un imponente lavoro di ricerca e una documentazione minuziosa, "Il prezzo dello sterminio" cambia radicalmente la visione della Germania nazista e in buona parte anche la storia della seconda guerra mondiale, e forse dell'intero XX secolo.

SALONICCO, CITTA' DI FANTASMI
a cura di Mazower Mark - Editrice Garzanti
 A Salonicco cristiani, ebrei e musulmani hanno convissuto per secoli. Fino al 1943, quando tutti gli ebrei della città vennero deportati, soprattutto ad Auschwitz. Per la prima volta dal 1430, quando il sultano Murad II varcò le sue porte, la città era ritornata completamente greca. Ma fino ad allora le rive del Mediterraneo avevano ospitato una metropoli dove s'incrociavano minareti e cipressi, sinagoghe e monasteri, capitelli romani e chiese bizantine. Sotto il dominio ottomano, Salonicco fu colpita da epidemie e carestie, ma nel suo affollato bazar i facchini e i lustrascarpe parlavano almeno una mezza dozzina di lingue. Era un mondo in cui le religioni convivevano e si scontravano. Tra le botteghe e i fondachi, trafficavano mercanti egiziani e schiavi ucraini, rabbini fuggiti dalla Spagna e pasha turchi, pellegrini ortodossi diretti al vicino Monte Athos, briganti albanesi e dervisci sufi. Mark Mazower ha ridato vita a un mondo ormai svanito per sempre. Ci guida nei bordelli e nelle taverne, nei bagni turchi, nei palazzi e nei giardini della città ottomana. Ci racconta del suo declino, man mano che diminuiva la potenza turca e s'infiammavano i nazionalismi: i musulmani diventarono turchi, gli ortodossi greci. Proprio a Salonicco, dove era nato Kemal Atatùrk, sarebbe stato fondato il movimento politico destinato a rifondare un'intera nazione: i Giovani Turchi. Oggi siamo di fronte a una metropoli moderna, che tenta di proiettarsi verso l'Europa.

IL PAPA DI HITLER - La storia segreta di Pio XII
a cura di Cornwell John - Editrice Garzanti
 Secondo molti cattolici Pio XII merita senza ombra di dubbio di essere proclamato santo. Tuttavia la figura di Eugenio Pacelli, papa dal 1939 al 1958, è da tempo oggetto di un infuocato dibattito per il suo atteggiamento all’epoca del nazismo e dell’Olocausto.
Per comprendere il comportamento di Pio XII nei confronti di Hitler, John Cornwell ricostruisce attingendo a varie fonti, anche interne al Vaticano la sua carriera ecclesiastica. L’ambiente famigliare (il fratello Francesco Pacelli fu uno dei protagonisti del Concordato con Mussolini), la sua visione del cattolicesimo e del papato, le sue importanti missioni diplomatiche, dal Concordato con la Serbia alla vigilia della Prima guerra mondiale a quello con la Germania (che sancì nel 1933 la fine dell’opposizione politica dei cattolici al nazismo), concorrono a inserire le scelte di Pacelli nel loro contesto storico, religioso, ideologico e psicologico.
Il bilancio non è lusinghiero: ma, argomenta il cattolico praticante Cornwell, solo affrontando con imparzialità il proprio passato, senza insostenibili difese d’ufficio, la Chiesa potrà svolgere appieno il suo ruolo.

LA CROCIATA DI HIMMLER - La spedizione nazista in Tibet nel 1938
a cura di Hale Christopher - Editrice Garzanti
 Nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale, il capo delle SS Heinrich Himmler decise di inviare una spedizione sull’Himalaya, per una missione scientifica tanto misteriosa quanto ambiziosa: sul tetto del mondo gli scienziati tedeschi avrebbero dovuto trovare la testimonianza delle origini della razza ariana, che secondo l’ideologia nazista avrebbe dominato il pianeta.
A guidare la spedizione erano due personalità assai complesse. Il naturalista Ernst Schäfer, uno scienziato serio e competente, pensava che l’amicizia con il gerarca nazista avrebbe potuto accelerare la sua carriera. Bruno Beger era invece un antropologo: le sue teorie razziste avrebbero trovato la loro logica conclusione nell’orrore di Auschwitz. Fin dall’inizio la spedizione tedesca dovette affrontare l’ostilità degli inglesi, che controllavano il subcontinente indiano. Anche con i tibetani i rapporti non furono facili: sia per le primitive condizioni di vita a Lhasa, la città proibita agli stranieri e residenza del Dalai Lama; sia per i tentativi di strumentalizzazione da parte delle autorità locali.
Malgrado i diari, i libri e le numerose fotografie che documentano la spedizione (e che tra l’altro hanno ispirato il film Sette anni in Tibet), la vicenda aveva ancora molti lati oscuri. Christopher Hale è risalito alle origini dell’ideologia nazista, con la sua ossessione per la purezza della razza e per l’occultismo, ha studiato i documenti originali, ha intervistato a lungo uno dei protagonisti, Bruno Beger. Ha dipanato così il filo di una vicenda dove s’intrecciano storia, scienza e politica, ambizioni personali e piani strategici per il controllo del cuore dell’Asia. Tra paesaggi straordinari e deliri storico-filosofici, intrighi di spie e considerazioni geopolitiche, La crociata di Himmler racconta un episodio quasi dimenticato, apparentemente secondario e bizzarro, che però getta una luce ancora più sinistra su Adolf Hitler e sulla cerchia dei suoi fedelissimi.

GLI SCIENZIATI DI HITLER
a cura di Cornwell John - Editrice Garzanti
 All’inizio degli anni Trenta la scienza tedesca era all’avanguardia in diversi campi, dalla chimica alla fi sica, dalla biologia alla balistica. Fu proprio questa superiorità tecnologica che diede alla potenza militare del Reich una forza pressoché irresistibile.
Dal 1933 gli scienziati tedeschi misero le loro conoscenze al servizio di Hitler, alcuni furono colpevoli degli episodi più atroci della Shoà, in particolare delle sperimentazioni su esseri umani nei campi di sterminio. Peraltro l’ideologia razzista e antisemita del nazismo si imponeva anche nelle università e nei centri di ricerca, allontanando gli ebrei dall’insegnamento e dai laboratori, e, per esempio, mettendo al bando la teoria della relatività e sostenendo pseudo-scienze come l’«igiene razziale». Di fronte al «patto con il diavolo» hitleriano, non tutti si comportarono allo stesso modo: alcuni ricercatori erano fanatici nazisti, molto più numerosi i semplici «compagni di strada», mentre furono pochi quelli che si rifi utarono di collaborare. Anche per questo la macchina bellica nazista, che oltretutto sfruttava ferocemente la manodopera schiavizzata dei campi di concentramento e di lavoro, restò effi ciente così a lungo, prolungando il confl itto. E fi no all’ultimo i laboratori tedeschi cercarono di mettere a punto la terribile «arma fi nale» in grado di cambiare le sorti della seconda guerra mondiale. John Cornwell ricostruisce il complesso rapporto tra gli scienziati e il regime hitleriano. Non mancano pagine illuminanti su alcuni episodi controversi, a cominciare dal fallimento del progetto di bomba atomica tedesca e dalla visita di Werner Heisenberg a Niels Bohr. Ma le questioni affrontate da li scienziati di Hitler non riguardano solo il passato: investono più in generale i rapporti tra la scienza e il potere politico, le ricadute della tecnologia sulle tecniche di distruzione, e dunque le responsabilità etiche e politiche dei singoli ricercatori. Perché gli studiosi non lavorano nella torre d’avorio della loro disciplina, e le loro scoperte possono avere effetti clamorosi sull’intera umanità. Anche per questo non mancano, nell’affascinante e appassionato saggio di Cornwell, paralleli tra quelle vicende in apparenza lontane e la situazione attuale: perché in un mondo politicamente diviso e minacciato dal terrorismo, la ricerca del sapere rischia di essere sempre più asservita a interessi estranei, di natura economica, politica o militare.

LA GERMANIA NAZISTA E GLI EBREI
a cura di Friedländer Saul - Editrice Garzanti
 Gli anni della persecuzione 1933 - 1939
Intorno alla metà del Novecento una delle nazioni più civili e colte, una società industriale avanzata, si dedicò con tutte le sue forze alla più criminale impresa della storia moderna: lo sterminio degli ebrei d’Europa.
Nel suo saggio Saul Friedländer propone innanzitutto un ampio quadro dell’antisemitismo europeo dall’Ottocento fino alla presa del potere da parte di Hitler. Poi, utilizzando una notevole quantità di materiale inedito, segue le decisioni dei vertici del partito nazista e quelle dei quadri intermedi, fino ai militanti; la posizione dell’élite intellettuale e industriale e quelle delle chiese cattolica e protestante; ma anche l’evoluzione del comportamento dei singoli cittadini che in grande maggioranza accettarono passivamente la persecuzione degli ebrei, in un’escalation di violenze, umiliazioni, segregazioni, espulsioni, fino all’esplosione del 1938, con la famigerata Kristallnacht. Ma al centro della narrazione ci sono soprattutto le vittime, il loro atteggiamento e le loro reazioni, la loro storia concreta: La Germania nazista e gli ebrei è così, oltre che un grande libro di storia, una possente narrazione di tragici destini individuali.

OPERAZIONE ODESSA - La fuga dei gerarchi nazisti verso l'Argentina di Peron
a cura di Goñi Uki - Editrice Garzanti
 Dopo la sconfitta di Hitler, numerosi gerarchi nazisti trovarono rifugio in Argentina: criminali di guerra come Eichmann, Barbie e Mengele, passati per Genova tra il 1949 e il 1951. Lungo la «rotta dei topi» fuggirono anche ustascia croati, collaborazionisti belgi e filo-nazisti francesi. A organizzare la fuga era la misteriosa ed efficiente Organisation der ehemaligen SS-Angehörigen, nome in codice Odessa. In molti hanno cercato i segreti di Odessa, ma mancavano ancora diversi tasselli importanti. Per la prima volta, dopo una serie di indagini in Sud America e utilizzando materiali inediti dei servizi segreti americani ed europei, ma anche attraverso una serie di interviste, Uki Goñi ricostruisce l’intera filiera, con una serie di rivelazioni che riguardano gli accordi tra il governo del presidente argentino Juan Domingo Perón e la chiesa cattolica argentina, le complicità delle autorità elvetiche, le basi italiane, le azioni degli agenti segreti di Himmler a Buenos Aires e in Europa, il trasferimento del tesoro di stato della Croazia (frutto della spoliazione di 600.000 ebrei e serbi) in Argentina. Con il piglio del grande giornalista e l’attenzione dello storico, Uki Goñi porta alla luce molti segreti inconfessati e inconfessabili: il suo libro ha rotto il muro del silenzio costruito intorno a una delle pagine più oscure e controverse della storia recente.

IL GIRASOLE
a cura di Wiesenthal Simon - Editrice Garzanti
 «Nel giugno del 1942, a Leopoli, in circostanze insolite, una giovane SS che stava per morire mi confessò i suoi delitti. Voleva morire in pace, mi disse, dopo avere ottenuto il perdono da un ebreo. Ritenni di dover rifiutarglielo.
Questa vicenda continua a tormentarmi. Così decisi di fissarla per iscritto, e alla fine del mio racconto rivolgo la domanda che ancor oggi merita una riposta, per il suo significato politico, filosofico e religioso: ho avuto ragione o torto negando il perdono?». A rifiutare questa grazia al giovane nazista è Simon Wiesenthal, che dopo la guerra diventerà l'implacabile «cacciatore dei nazisti», oltre che autore di diversi libri.
A distanza di tempo, quel rifiuto continua a turbare Wiesenthal: ne discute con gli amici, va a visitare l'anziana madre della SS, infine decide di raccontare quella vicenda (e lo fa con grande intensità) per chiedere a se stesso e ad altri testimoni e intellettuali se ha commesso un errore, negando il perdono.
Nasce così Il girasole, pubblicato per la prima volta nel 1970 e ora arricchito da nuovi contributi: l'angosciata domanda di Wiesenthal suscita una riflessione collettiva sul tema del perdono da parte di filosofi, storici e teologi.

I FIGLI DEI GERARCHI NAZISTI - Una difficile eredità
a cura di Lebert Norbert e Stephan - Editrice Garzanti
 Al termine della seconda guerra mondiale numerosi complici del regime nazista subirono processi di denazificazione davanti ai tribunali alleati. Ma già pochi anni dopo la caduta di Hitler, per molti di essi e per le loro famiglie la vita aveva ripreso il suo corso normale. Invece i figli dei gerarchi nazisti condannati a Norimberga vennero emarginati a lungo, se non addirittura perseguitati, per il nome che portavano. Nel 1959 Norbert Lebert intervistò questi giovani, agli inizi della loro vita professionale: Edda Göring, Gudrun Himmler, Martin Bormann, Wolf-Rüdiger Hess, Klaus von Schirach. Quarant’anni dopo, il figlio di Norbert Lebert, Stephan, ha ripreso contatti con quelle stesse persone, continuando il lavoro del padre e potendo tracciare un bilancio delle loro vite tanto ipotecate dai nomi che le hanno segnate.
Ma il risultato di questi incontri non è solo la traccia di alcuni destini particolari. È una testimonianza diretta e personale su temi scottanti: che cosa significa avere un genitore che ha partecipato a uno sterminio di dimensioni e modalità inaudite. Si può distinguere la relazione affettiva che si ha con un padre dal giudizio storico sul suo ruolo e sulle sue responsabilità nella tragedia? I figli dei gerarchi nazisti indaga anche il rapporto di una generazione con le colpe di quella precedente, e del rapporto della Germania con la propria storia, facendoci capire che i destini dei figli dei capi del nazismo restano ancora intimamente legati al destino del loro paese.

SUL CONFINE
a cura di Giuliana, Marisa e Gabriella Cardosi - Editrice Silvio Zamorani
 Si tratta di un otimo libro riguardante la questione ambigua dei matrimoni misti in Italia ed in Europa durante le leggi razziali nazifasciste , raccoglie testimonianze e si arrichisce di molti documenti . Ideale per studiare ed approfondire un aspetto storico che colpì molte famiglie italiane fiduciose della salvezza fino alla fine . A. Maurizio www.lager.it
La questione dei "matrimoni misti" durante la persecuzione antiebraica (1935-1945)
La politica razziale nazista e fascista si trovò di fronte al problema dei "misti", gli ebrei sposati ad "ariani" e i loro discendenti: tracciare una netta linea di separazione, come cercarono di fare i teorici della razza, si rivelò impresa difficile, che investiva aspetti giuridici, economici, politici e religiosi. La questione dei matrimoni misti assunse caratteristiche peculiari nei diversi paesi d’Europa: alle incertezze nella legiferazione corrispose la diversità della sorte di ciascuno dei perseguitati, in relazione al momento, al luogo e all’autorità che lo identificò. Anche la reazione, o la passività, dell’opinione pubblica ebbe un peso rilevante, in Germania e nei territori occupati. La vastità del complesso piano di distruzione nazista finì col toccare anche quelli che si credevano al sicuro, sia pure sulla linea di confine che distingueva chi era degno o no di vivere.
Il libro affronta la questione sotto due punti di vista: le testimonianze di chi fu direttamente coinvolto e gli aspetti legislativi e normativi, in Italia, in Germania e nei paesi occupati.

LE MARCE DELLA MORTE
a cura di Daniel Blatman - Editrice Rizzoli
 Negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, gran parte dei 700.000 prigionieri ancora internati sono costretti a evacuare i campi di concentramento: con l’avanzata dell’Armata Rossa e l’arrivo delle forze alleate è urgente smobilitare per cancellare le tracce. Tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945 migliaia di deportati, incalzati dai loro aguzzini, si avviano in una drammatica ritirata di massa che non di rado si svolge nel caos, sovrapponendosi a quella dell’esercito tedesco e alla fuga dei civili. Un esodo in condizioni disperate che passerà alla storia come “le marce della morte”. Persino nella brutalità inaudita che caratterizza la storia del Terzo Reich, sono pochi gli esempi di un massacro così feroce, crudele ed efficiente. E tra i molti studi sull’Olocausto, nessuno aveva ancora approfondito questo aspetto meno conosciuto: l’ultimo tentativo di liquidare i nemici della “razza ariana” e gli avversari politici prima della sconfitta definitiva, nonostante l’apparato burocratico e gerarchico del sistema concentrazionario fosse al collasso.
Lo storico Daniel Blatman ricostruisce qui per la prima volta le marce della morte: interroga i documenti, i luoghi, le voci dei sopravvissuti, allargando l’indagine anche alla temperie culturale e sociale in cui avvenne l’evacuazione. Le piccole comunità locali percepirono, infatti, le colonne di deportati di passaggio come una minaccia e affrettarono la fine dei prigionieri, già decimati dalla fame, dal freddo e dalle armi delle guardie. Come nell’eccidio di Gardelegen, episodio ricostruito nei dettagli: uno sterminio di massa che illustra e simboleggia tutte le complesse dinamiche che in pochi mesi terribili causarono la morte di oltre 250.000 persone.

NON DIMENTICARMI : Diario dal lager di un adolescenza rubata
a cura di Helga Deen - Editrice Rizzoli
 "Amore, finora tutto va mlto meglio del previsto." È il 1° giugno 1943, Helga Deen, giovane ebrea olandese appena deportata al campo di raccolta di Vught, comincia ad annotare le impressioni sulla vita di prigionia, nel suo diario e nelle lettere al suo ragazzo Kees van den Berg. Non sa che pochi giorni la separano dalla morte, che presto un nuovo convoglio condurrà lei e la sua famiglia a Westerbork e poi a Sobibór, dove li attende la camera a gas. Ma sa di essere protagonista di una tragedia e ripone nell'inseparabile quaderno le sue speranze di diciottenne determinata a non rinunciare alla vita, a scrivere per non lasciarsi annullare: anche lei vedrà bambini stipati nei vagoni in arrivo, pratiche umilianti, esecuzioni di massa e l'abiezione degli animi avviliti; ma giorno per giorno annoterà sensazioni e sentimenti, ricordi e aspettative, in cerca di un senso. Helga e Kees non si sarebbero mai rivisti. Al giovane non sarebbe rimasto di lei che il diario, miracolosamente passato oltre le mura del campo di Vught, una ciocca di capelli, qualche lettera inviata dalla prigionia e l'amarezza di vedersi rispedire al mittente le ultime parole d'amore. "Pare che qui ci si dimentichi tutto", dice Helga, ma la sua scrittura sfida all'oblio.

SONDERKOMMANDO AUSCHWITZ
a cura di Venezia Shlomo - Editrice Rizzoli
 "Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio." Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l'attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l'autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d'ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all'origine di questo libro.

I PROTOCOLLI DI AUSCHWITZ
a cura di Vrba Rudolf - Editrice Rizzoli
 È l'aprile del 1944. Due ebrei slovacchi, Rudolf Vrba e Alfred Wetzler, riescono a fuggire dal lager di Auschwitz-Birkenau e dettano ai capi della comunità ebraica un rapporto dettagliato e preciso sullo sterminio e sul folle progetto della "soluzione finale", nella speranza di arrestare i terribili piani di Adolf Eichmann. La storia seguì un corso diverso e i treni carichi di deportati continuarono a viaggiare, portando centinaia di migliaia di persone verso le camere a gas, con uno strascico di accuse infamanti. Nella loro drammatica semplicità, "I protocolli di Auschwitz" costituiscono la prima testimonianza concreta dell'esistenza dei lager circolata fuori dal Reich. Nel saggio introduttivo lo storico Alberto Melloni ripercorre il cammino dei due fuggiaschi e le infinite vicissitudini di questo documento unico ed eccezionale, che ha attraversato la storia della Shoah fino ai giorni nostri.

IBM E L'OLOCAUSTO
a cura di Edwin Black - Editrice Rizzoli
 Agli occhi dei sopravvissuti così come a quelli degli storici, un aspetto dell'immane tragedia dell'Olocausto è sempre rimasto avvolto nell'oscurità: la sua procedura. Si è sempre parlato genericamente dell'efficienza della burocrazia tedesca, ma non ci si era mai interrogati sui metodi impiegati per identificare con tanta precisione le persone di ascendenza ebraica o per pianificare le deportazioni. Lo fa oggi Edwin Black in questo libro dirompente. E mette in luce il ruolo determinante, nella macchina della persecuzione e dello sterminio, di un'invenzione americana, la scheda perforata, che consentiva, grazie alle macchine selezionatrici che leggevano, decifravano e contavano le schede, di trattare rapidamente un grande numero di dati. La società che fin dall'avvento del potere di Hitler aveva fornito la tecnologia delle schede perforate, necessaria per censire gli ebrei tedeschi, e in seguito per rinchiudere gli ebrei d'Europa nei ghetti e per organizzare la "soluzione finale", era l'International Business Machine: l'IBM. La filiale tedesca dell'IBM, la Dehomag, "progettò, creò e fornì, grazie al proprio personale e alle proprie apparecchiature, l'assistenza tecnologica di cui il Terzo Reich di Hitler aveva bisogno per raggiungere un obiettivo mai realizzato in precedenza: l'automazione della distruzione umana". All'opera parteciparono le filiali IBM dei paesi occupati; grazie alla filiale europea, con sede nella Svizzera neutrale, l'IBM americana riuscì ad aggirare i divieti imposti dall'entrata in guerra degli Stati Uniti, e continuò a collaborare con Hitler anche quando era ben chiaro che il fine dell'occupazione nazista dell'Europa era l'eliminazione fisica degli ebrei; ma alla fine della guerra, le attrezzature e i conti correnti della Dehomag vennero riassorbiti dalla sede centrale, che prestò la propria opera alla burocrazia alleata e alla ricostruzione della nuova Germania. Il documentatissimo saggio di Black avrà in tutto il mondo un'eco che andrà [...]

I MEDICI NAZISTI
a cura di Lifton Robert Jay - Editrice Rizzoli
 Una delle pagine più infami della storia del Terzo Reich è quella della Shoah e dei campi di sterminio; ma all'interno di questo immane orrore ce n'è uno che sembra superare qualsiasi limite della ragione: i medici che nei Lager seviziarono e torturarono sino alla morte creature inermi con l'atroce pretesto di "effettuare ricerche scientifiche". Josef Mengele è il più noto di questi criminali, ma in questo libro ne incontreremo tanti altri, piccoli uomini in grigio, che non arretrarono di fronte ad alcuna infamia. Ma "I medici nazisti" non è solo questo. Lifton ci guida alla scoperta di quei perversi meccanismi che trasformarono in mostri persone che, in circostanze normali, non avrebbero strappato un'ala a una mosca.

ANATOMIA DEI PROCESSI DI NORIMBERGA
a cura di Telford Taylor - Editrice Rizzoli
 Sessant'anni fa, tra il novembre 1945 e il 1949, a Norimberga, un tribunale istituito dalle potenze alleate giudicò i crimini di guerra commessi dalla Germania nazista. Fu un evento epocale di cui Telford Taylor, membro del collegio d'accusa americano nel primo processo e pubblico ministero negli altri dodici, ci offre una straordinaria ricostruzione. Aggiungendo all'attenzione dello storico il sapore della testimonianza oculare, l'autore rivela le rivalità e le ripicche tra i rappresentanti degli Alleati, l'abilità professionale degli accusatori e le loro incredibili gaffes, l'agghiacciante deposizione degli ufficiali delle SS e l'orrore incredulo dei giudici di fronte alla proiezione dei filmati girati all'interno dei lager.

IL TRENO DELL'ULTIMA NOTTE
a cura di Maraini Dacia - Editrice Rizzoli
 Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l'"odore dell'allegria". Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia, attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.

TI RACCONTO LA MIA STORIA : Dialogo tra nonna e nipote sull'ebraismo
a cura di Zevi Tullia - Zevi Nathania - Editrice Rizzoli
 Dall’esilio negli Stati Uniti alla guida della Comunità ebraica: la vita di una donna straordinaria per comprendere luci e ombre del Novecento.
Quando uscirono i primi decreti razziali Tullia Zevi aveva solo diciott’anni e dalla Svizzera, dove si trovava in villeggiatura, non poté far ritorno in Italia fino alla fine della guerra. La sua vita, come quella di tanti altri, ne fu sconvolta. Dall’esilio in Svizzera, poi Parigi, l’America e infine Roma: quella di Tullia è l’avventura intellettuale e politica di una ragazza milanese maturata sotto il regime, ma che attraverso quella via pervenne all’antifascismo, e la sua autobiografia costituisce una sintesi della migliore storia d’Italia: da Gaetano Salvemini ad Amelia Rosselli, Aldo Garosci, Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Bruno Pontercorvo e suo marito Bruno Zevi, persone che hanno lottato e dedicato la vita a un ideale.
Una testimonianza tanto importante che ha il dovere di essere raccolta, in particolare da chi con Tullia condivide il nome e gli affetti: Nathania Zevi. Sedute l’una di fronte all’altra, abbandonata la diffidenza che separa generazioni tanto distanti, nonna e nipote riscoprono il valore di un dialogo che non si limita alle regole intime di un lessico famigliare, ma si intreccia con la Storia, con le sue contraddizioni e i suoi protagonisti. Da Frank Sinatra a re Hussein di Giordania, Tullia Zevi ripercorre un secolo intero con ironia e leggerezza.
Ti racconto la mia storia restituisce la ricchezza di una conversazione che affonda le radici nel terreno di un’identità comune, alternando alle voci delle sue protagoniste quella di un ebraismo che è prima di tutto volontà di pace, perché gli errori del passato non si dimentichino e dalle incomprensioni che agitano il mondo d’oggi nasca la possibilità di un confronto fertile sereno.

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