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La Case Editrici qui di seguito rappresentate , hanno pubblicato una serie di libri molto interessanti sotto l'aspetto educativo della Shoah , che vanno sicuramente presi in considerazione visto il loro alto contenuto storico nei diversi gradi di orientamento .
In questa sezione sono elencati i libri (39 Volumi) delle Case Editrici : Ellint - Beit - Castelvecchi - Photocity - Keller - Bulzoni - Chiarelettere - Becco Giallo - La Meridiana - Dell'Orso - Il Cerchio - Metauro - Progedit - Ibiskos - Mimesis - Edizioni Clandestine - Paoline - Barbés - Adelphi - Sperling & Kupfer - Messaggero di S.Antonio - Ares
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GRATITUDINE
a cura di Kertes Josepn - Editrice Ellint
 Vincitore del Canadian National Jewish Book Award e dell’U.S. National Jewish Book Award for Fiction --- Marzo 1944: il periodo più oscuro sta per abbattersi sugli ebrei ungheresi. Da quel momento fino al gennaio del ’45 ne vennero uccisi oltre mezzo milione. Gratitudine racconta la storia di quel periodo attraverso le vite e gli amori di un gruppo di persone che si incontrarono a causa di quelle terribili circostanze. Al centro vi è Paul Beck, un giovane avvocato che riuscirà a modificare il destino di molti perseguitati grazie all’aiuto del diplomatico svedese Raoul Wallenberg, un personaggio realmente esistito che fornì falsi passaporti a tantissimi ebrei. Insieme a lui, Paul riesce a bloccare il treno che trasporta quello che resta della sua famiglia verso il campo di sterminio, dopo che il padre è stato ucciso dai tedeschi, il fratello ha trovato rifugio in casa della sua assistente e la sorella sembra essere impazzita dal dolore per la scomparsa del fidanzato. Con acutezza e profondità, Kertes esplora la complessità della psiche umana in uno dei momenti più bui della storia e offre un indimenticabile ritratto familiare, intessendo abilmente vicende dolorose con episodi più leggeri e vitali legati al tentativo di trarre il meglio da una situazione orribile.

ERAVAMO BAMBINI
a cura di Kathy Kacer - Editrice Ellint
 «Dicono che i bambini piccoli non ricordano quanto accade loro. Si sbagliano di grosso». Hannelore H. Headley, sopravvissuta all’Olocausto --- Erano solo dei bambini, ma non hanno dimenticato e oggi, grazie al lavoro di Kathy Kacer e Sharon McKay, sono riusciti a raccontare quei giorni spaventosi, quando vennero obbligati a lasciare le loro case e a vivere dietro un filo spinato o a un muro di cinta. Le storie raccolte in questo libro appartengono a bambini ebrei che durante la guerra avevano un’età compresa tra i tre e i dieci anni. Essi descrivono i momenti iniziali di quella follia di massa che colpì l’Europa durante il nazismo, la deportazione nel ghetto, la loro fuga e la vita in clandestinità nelle foreste (dove una semplice grotta o un buco scavato nel tronco di un albero divennero il loro rifugio per tutta la durata del conflitto), la morte dei genitori o dei fratelli, la fame, l’aiuto ricevuto da gente comune, sconosciuti che a rischio della propria vita accolsero questi bambini come fossero loro figli.

IL NAZISTA DI TRIESTE - Vita e crimini di Odilo Globocnik
a cura di Siegfried J. Pucher - Editrice Beit
 Per molto tempo Odilo Globočnik è stato ritenuto un personaggio storico di secondo piano. Anche nella letteratura scientifica egli non compare affatto come figura centrale nella preparazione e nella realizzazione degli obiettivi egemonici nazionalsocialisti e il suo profilo risulta alquanto sbiadito nella memoria della posterità. Le stesse formazioni di estrema destra e i gruppuscoli neonazisti evitano di celebrarlo, di richiamarsi a lui o di commemorarlo in qualsiasi maniera.
Perciò di quest’uomo dal nome germanico e dal cognome slavo che già dai contemporanei veniva scritto in modi assai difformi, non si sapeva granché, a parte che era nato a Trieste e che in seguito si era trasferito in Carinzia. Quest’uomo, che insieme a Friedrich Rainer avrebbe influenzato sempre più decisamente la politica illegale dei nazionalsocialisti in Austria prima della loro ascesa al potere, e che poi a partire dal marzo 1938 avrebbe anche mantenuto in funzione la loro dinamica politica, agendo dagli uffici della cancelleria federale a Vienna; quest’uomo che sarebbe stato costretto a dimettersi dalla carica di Gauleiter a Vienna, e avrebbe intrapreso una nuova e ancor più spaventosa carriera nella Polonia appena occupata dai tedeschi; quest’uomo che avrebbe concluso nella natìa Trieste la propria carriera di rappresentante del regime nazista costruito sul terrore e sull’omicidio, era rimasto sempre un po’ nell’ombra dei suoi superiori e dei suoi subordinati, che fossero austriaci o no.

LA BREVE VITA DELL'EBREA FELICE SCHRAGENHEIM
a cura di Erica Fischer - Editrice Beit
 Felice Schragenheim (Berlino 1922 - Bergen-Belsen 1945), giovane scrittrice e giornalista ebrea, affronta la vita e l’amore con un coraggio e con una lievità che ancora oggi ci sorprendono: si sente protagonista della commedia dell’esistenza e non si lascia intimorire né dalla dittatura nazista né dal pregiudizio benpensante. Sarà proprio questa sua sincerità che la porterà ad affrontare in prima persona, senza risparmiarsi, la tragedia del suo tempo. Questo volume raccoglie, nelle immagini e nelle poesie di Felice e del suo mondo, una testimonianza indimenticabile sulla sua vita e sulla sua vicenda, che ha ispirato il romanzo di Erica Fischer Aimée & Jaguar.

ANNA FRANK - La voce dell'olocausto
a cura di Francine Prose - Editrice Alberto Castelvecchi
 Nel giugno del 1942, appena un mese prima di essere costretta a nascondersi insieme alla sua famiglia nel tentativo di scampare alla persecuzione nazista, Anne Frank aveva ricevuto in dono un diario in occasione del suo tredicesimo compleanno: un diario che, pagina dopo pagina, non avrebbe soltanto documentato la vita segreta di una famiglia ebraica nel corso della guerra, ma sarebbe diventato anche uno dei libri più letti e più importanti della storia contemporanea. Merito, come dimostra l'approfondita e rivoluzionaria analisi di Francine Prose, della stessa Anne Frank che, negli ultimi mesi passati nel rifugio di Amsterdam, sottopose il suo lavoro a un'accurata revisione, nella consapevolezza di lasciare ai posteri un'opera letteraria e non una semplice testimonianza storica. Scritto con passione e rigore, questo libro documenta la vita di Anne, racconta della sua tragica morte e dipinge l'autrice del più celebre diario di tutti i tempi come una vera e propria scrittrice: un'artista capace di andare oltre la sua stessa epoca grazie a una scrittura plasmata con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE
a cura di Manuela Valletti - Editrice Photocity
 Desidero segnalare a Voi tutti, questa testimonianza vissuta nel Campo di Concentramento di Mauthausen e Gusen, per l'importanza storica che il sopravvissuto Ferdinando Valletti ci sa trasmettere in tutta la sua tragicità.
Teniamo ben presente che gli anni stanno inesorabilmente passando e cambiando, queste autorevoli narrazioni di vita vissuta o meglio sopravvissuta al limite della sopportazione umana, non ci saranno più tra noi. Per questo Noi, dobbiamo custodire e renderci consapevoli di questa grande tragedia che colpì indiscriminatamente chiunque si opponesse al regime totalitario nazifascista. Molte sono state le testimonianze negli ultimi anni di deportati nei Lager nazisti e, grazie anche a questa si è potuto e si sta tuttora ricostruendo la storia di un epoca che segnò l'Italia ed il mondo intero. Un ringraziamento va anche alla figlia di Ferdinando, Manuela che, consapevole e sensibile del valore storico e sociale che a esso va attribuito, ricostruisce la vicenda del papà in ogni suo aspetto.
Il libro scritto da Manuela riporta il numero di matricola con il quale il papà fu registrato all'ingresso al Campo di Mauthausen “Deportato I57633” voglia di non morire. Ferdinando Valletti, veronese di nascita, deportato politico in seguito agli scioperi del '43 - presso gli stabilimenti dell'Alfa Romeo - a Mauthausen è riuscito a salvarsi perché sapeva giocare a calcio: aveva militato prima nell'Hellas e poi nel Milan. Così nei Lager giocò nelle squadre delle SS che, per premio, lo misero a fare lo sguattero nelle cucine: un autentico privilegio per un detenuto. Di qui Valletti portava ai suoi compagni del cibo nascosto negli zoccoli. Visse la liberazione del Campo di Gusen da parte dell'esercito americano. Pesava soltanto 38 chili. Ferdinando ci ha lasciato nel 2007.

FRATTURE
a cura di Irit Amiel - Editrice Keller
 Sono molte le vite che popolano questo piccolo e intenso libretto scritto da Irit Amiel, sopravvissuta alla Shoah dopo aver passato i primi anni della guerra rinchiusa nel ghetto di Cestocova. Una scrittura densa e poetica che le è valsa l'inserimento nella rosa dei candidati all'edizione 2009 del NIKE, il più prestigioso premio letterario polacco.
In queste pagine il presente "s'incontra e si mescola con il passato", fioriscono episodi, memorie, miniature, sogni. Le fredde campagne polacche e le strade buie delle città, in cui echeggiano i passi delle pattuglie tedesche, si alternano al sole e alle brezze mediterranee in un continuo dialogo tra ieri e oggi, tra la Polonia - terra della perdita - e Israele - terra della rinascita, tra gli scomparsi e i sopravissuti, tra i padri e i figli, tra i nemici e gli amanti.
Ritornano i temi del dolore, del recupero della vita, della voglia di ricominciare, dei fantasmi che ricompaiono, dell'amore, ma quel che più colpisce è che Irit Amiel ci dimostra come sull'olocausto non sia già stato detto tutto.
Nata nel 1931, Irit Amiel ha trascorso i primi anni della Seconda guerra mondiale nel ghetto di Cestocova in Polonia riuscendo a fuggire e a salvarsi procurandosi dei falsi documenti ariani.
Ha lasciato la Polonia nel 1945 per raggiungere la Palestina, clandestinamente, solo due anni dopo, nel 1947, passando per la Germania, l'Italia e Cipro. Da allora vive in Israele e alterna lavori in prosa a raccolte poetiche. Fratture è stato inserito nella rosa dei candidati al NIKE 2009, il più prestigioso premio letterario polacco che viene concesso al miglior libro dell'anno.

LA SHOAH E LA CULTURA VISUALE - Cinema, memoria, spazio pubblico
a cura di Minuz Andrea - Editrice Bulzoni
 L’esperienza di smarrimento proposta al visitatore del «Monumento agli ebrei d’Europa assassinati» collocato nel cuore di Berlino, e l’incontro emozionale con la memoria della Shoah raccontata nel «Museo dell’Olocausto» del Washington Mall. Opere controverse come il «Lego Concentration Camp» e poi ancora fumetti, installazioni, web-art e naturalmente il cinema, dalle testimonianze raccolte da Claude Lanzmann in Shoah all’epica di Schindler’s List. Questi sono solo alcuni tra i registri narrativi e i segni controversi che compongono un universo dai confini sempre più incerti. Un serbatoio di immagini e storie in cui la memoria culturale della Shoah si intreccia con l’orizzonte della cultura visuale, per trovare nelle forme dell’esperienza filmica uno dei suoi nodi centrali.
Tuttavia la possibilità di “educare alla memoria” anche attraverso il cinema, come da più parti si sostiene, passa almeno per una doppia capacità; da un lato, quella di riconoscere i codici estetici e produttivi impiegati, e, dall’altro, di interrogarsi su come e perché alcuni frammenti di questo immaginario siano entrati a far parte della nostra memoria, costituendosi come un altro archivio che si affianca alla conservazione dei documenti e delle testimonianze. Quel male assoluto che, secondo la popolare provocazione di Adorno, doveva “vietare” l’arte o quantomeno costringerla a interrogarsi radicalmente sui propri presupposti, è insomma diventato uno degli ultimi grandi racconti rimasti, un’epica negativa che mobilita tutte le forme della nostra cultura. A quali bisogni risponde questo fenomeno? E come tenere distinti, o intrecciare opportunamente, l’archivio, la memoria e l’immaginario?

LA STRADA DI LEVI (Libro + Dvd) 
a cura di Davide Ferrario, Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa - Editrice Chiarelettere
 IL DVD: "La strada di Levi" di Davide Ferrario e Marco Belpoliti
"Noi, come Primo Levi allora, viviamo oggi al termine di una tregua... Per Levi si trattava della tregua tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda; per noi è quella tra la caduta del muro di Berlino e l’11 settembre 2001..."
Davide Ferrario, Marco Belpoliti
Dopo oltre sessant’anni dalla liberazione di Primo Levi da Auschwitz, una piccola troupe cinematografica ripercorre i luoghi del viaggio dell’autore di "Se questo è un uomo": Polonia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Austria, Germania e finalmente l’Italia. Vanno a vedere cosa c’è oggi in quei luoghi e raffrontano il testo di Levi con la realtà attuale. Ne scaturisce un road-movie che racconta l’Europa, le sue contraddizioni tra passato ex-comunista, nuovi nazionalismi, emigrazione, antiche povertà, speranze di un continente alla ricerca della propria difficile identità.
Contenuti extra: versione integrale dell’incontro con Andrzej Wajda; intervista a Davide Ferrario e Marco Belpoliti; promo, galleria fotografica.
IL LIBRO: "Da una tregua all'altra" di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa.
"Io ho percorso questi Paesi allo stato di persona dispersa, di persona spiazzata, alla ricerca di un baricentro”
Primo Levi, intervista tv "Ritorno ad Auschwitz", 1982
"Vieni, andremo per boschi dove non incontreremo gente estranea; cammineremo sul muschio tra il verde cupo come sul fondo del mare; oppure con gli sci tra il silenzio luminoso, e questo ti farà dimenticare l'angoscia di Auschwitz."
Mario Rigoni Stern a Primo Levi, 1987
Testimoniare era per Primo Levi un dovere morale per quanto doloroso. Un’esigenza che nel 1963 lo spinse a scrivere "La tregua", racconto del lungo viaggio che lo riportò a casa dopo l’esperienza tragica del Lager e nel 1982 lo spinse ad affrontare il ritorno ad Auschwitz. Nel libro che accompagna il viaggio cinematografico di Marco Belpoliti e Davide Ferrario sono raccolte le voci dello scrittore torinese e del suo amico e scrittore Mario Rigoni Stern.
Affiancano le loro testimonianze, oltre ai contributi di Belpoliti e Cortellessa su Levi e la sua esperienza sfociata in narrazione, il racconto di Davide Ferrario a proposito del suo incontro con Rigoni Stern, e due scritti di Massimo Raffaeli e Lucia Sgueglia sulla poesia e il senso del viaggio in Levi.

GIORGIO PERLASCA - un italiano scomodo
a cura di Dalbert Hallenstein e Carlotta Zavattiero - Editrice Chiarelettere
 Giorgio Perlasca, lo Schindler italiano per troppo tempo dimenticato da tutti: dai fascisti (era contrario alle leggi razziali e non aveva aderito a Salò), dai democristiani (senza risposta una sua lettera a De Gasperi), dai comunisti (era di destra). E dalla Chiesa.
Un uomo libero che mai rinnegò la sua storia, come racconta lui stesso in questa testimonianza inedita. Fingendosi diplomatico spagnolo, riuscì a salvare migliaia di ebrei del ghetto di Budapest.
Un’avventura memorabile tutta da raccontare.
Giorgio Perlasca (31 gennaio 1910 -- 15 agosto 1992) combatte prima in Etiopia e poi come volontario in Spagna con i falangisti di Franco. Per lavoro viaggia nell’Europa in guerra. A Zagabria e a Belgrado assiste ai primi massacri fatti dai nazisti. A Budapest si adopera con ogni mezzo in favore degli ebrei. Tornato in Italia, fa i mestieri più diversi (“Tutto tranne il ladro”).
Ungheria, Israele, Spagna lo premiano per la sua attività,Washington lo festeggia.
Finalmente, nel 1990, la tv pubblica italiana racconta la sua storia. Arrivano i primi riconoscimenti ufficiali. Ma è tardi. Muore con il rammarico di non aver ricevuto dallo Stato ciò che gli spettava.
Nel 2002 la Rai manda in onda il film di Alberto Negrin: PERLASCA. UN EROE ITALIANO, con Luca Zingaretti.

STALAG XB
a cura di Marco Ficarra - Editrice Becco Giallo
 L’8 settembre 1943, alla firma dell’armistizio con le forze alleate, i militari italiani sono allo sbando. 750.000 soldati vengono deportati nei campi di concentramento tedeschi come “internati militari”, senza essere riconosciuti prigionieri di guerra per poter essere impiegati nei campi di lavoro forzato.
A partire dalla corrispondenza dal lager, Marco Ficarra ricostruisce l’odissea di suo zio Gioacchino Virga, internato militare n. 82958, dalla cattura in Grecia all’ostinato rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, per restituire alla storia - quella personale e quella universale - un frammento di verità estrema e disumana.
Di mio zio Gioacchino sentii parlare da bambino, poi più nulla. Non conoscevo la storia della sua deten-zione. Poi un giorno mio padre mi consegnò quelle lettere, e le pagine di un taccuino: un elenco infinito di “cibi prelibati” era diventato ragione di sopravvivenza, autentico e originale diario di prigionia.
L'AUTORE - Marco Ficarra nato a Palermo, vive e lavora a Bologna. Disegna, dipinge e ha creato lo studio grafico Ram specializzato nell’editoria a fumetti e luogo espositivo (RAMhotel) dove si susseguono mostre di giovani autori di talento del fumetto internazionale.
Allo studio Ram, si è svolto il primo corso della Scuola di traduzione per il fumetto e l’editoria diretta da Andrea Plazzi.

IL DODICESIMO QUADERNO - Gli 83 giorni di Etty Hillesum ad Auschwitz
a cura di G. Bovo - Editrice La Meridiana
 Martedì 7 settembre 1943. Sul vagone n. 12 Etty parte per Birkenau. Su quel treno ci sono 170 bambini, 602 adulti, 215 anziani. Morirà il 30 novembre 1943. In 83 giorni Etty ha forse scritto qualcosa. Ci piace immaginare il suo dodicesimo quaderno. L'ultimo di una giovane che ha conosciuto una straordinaria pienezza di vita.
L'AUTORE - Giuseppe (Beppe) Bovo vive a Mirano nell'entroterra di Venezia. Operatore culturale, si è anche occupato di attività culturale e soggetti deboli oltre che di formazione dei giovani nell'ambito della progettualità culturale e della gestione di eventi.
Su questi remi ha seguito laboratori e pubblicato alcuni studi. Dal 1997 fa parte della redazione della rivista "Esodo"

FUGA DALLA PAURA
a cura di H. Zeligowski I. Zeligowski - Editrice La Meridiana
 Il libro, ha un unico titolo, 2 copertine, 2 autori e 2 storie differenti, consumate nello stesso periodo di tempo. Il lettore può scegliere di cominciare da Irena : “Non avevo nessun documento, né soldi, né conoscenti, non avevo il diritto di vivere. Io ero selvaggia nel ghetto e pure nella zona ariana. Non avevo, insomma, nessuna possibilità di sopravvivenza. Sono sopravissuta contro ogni logica” o voltare il libro e leggere di Henryk: “Sentiamo imminente il pericolo. Pensieri cupi. Vortice di ricordi, immagini, profezie che non lasciano spazio alla serenità. A ogni rumore proveniente dalla strada, il nostro cuore si ferma” .
Entrambi ebrei. Entrambi rimasti soli negli anni della loro giovinezza , in fuga dalla paura e dal destino abbattutosi contro gli ebrei nella seconda guerra mondiale. Irena prima intrappolata e poi in fuga dal ghetto di Varsavia. Henryk si finge contadino e lavora come schiavo in una fattoria. 2 storie di “sopravvissuti”, 2 testimoni della Shoha ancora in vita. Irena e Henryk hanno poi studiato, sono diventati medici e si sono sposati. Ora vivono in Israele, dopo aver trascorso del tempo anche in Italia. E, dopo anni, hanno affidato a un libro la loro storia… perché ciò che è stato non sia dimenticato.

DALLA VAL SANGONE A FLOSSENBURG - Un piemontese tra guerra e lager
a cura di Attilio Armando - Editrice Dell'Orso
 Il bisogno di testimoniare nasce nei superstiti dei Lager nazisti fin dai giorni della prigionia, dentro un mondo chiuso, “fuori dal mondo”, in cui la morte era la regola e il sopravvivere fino al mattino seguente l’eccezione che stupiva. In forma privata o come testimonianza aperta, il ricordo fissato nella scrittura è spesso diventato compagno inseparabile nella vita “normale” aspettando l’occasione per rendersi pubblico e far comprendere un’esperienza indicibile. Così è stato per questo libro, che come il lettore può vedere ci giunge fra le mani dopo molto viaggiare e dopo un lungo tempo cinquanta e più anni in cui è esistito come testimonianza privata e silenziosa, più volte rivisitata, ma che riemerge soltanto ora. Storia “dal vero”, non filtrata, “vista dal basso”, questa piccola storia è nata da una precoce presa di coscienza del valore sociale ed etico della propria viva memoria di uomo che ha scelto, combattuto e sofferto “tra milioni di altri uomini […] una guerra così orribile che mai le stelle videro nel loro esistere” (Rigoni Stern): occasione preziosa, oggi, per capire e conoscere concretamente la storia di un’intera epoca di sconvolgimenti e lotte nei suoi aspetti quotidiani, nella fame, nella paura, nel coraggio e nelle lacrime di chi l’ha vissuta sulla propria pelle, di chi non è sopravvissuto e di chi, come un naufrago dall’anomalo destino, è fortunosamente scampato e può adesso raccontare.

LA PAROLA LIBERTA' - Ricordando Ravensbruck
a cura di Anna Cherchi - Editrice Dell'Orso
 “E il dottore ha detto: “Fai una cosa: scrivi, quando ti succede quello: scrivi quello che ti viene in mente…” “Ma è un anno che io non son capace a scrivere...” “Tu scrivi, che poi... Intanto lasci scritto qualcosa! Poi, ci penserà chi riceve, chi prende in mano quello scritto! Ma se tu scrivi, probabilmente, poco per volta, viene che non sogni più...” E allora, ecco perché ho cominciato a scrivere. Perciò scrivevo un pezzo per volta, magari c’erano due o tre giorni che non riuscivo…Lo scrivevo a tratti, e allora ecco perché, magari, non ho scritto quello, non ho scritto quell’altro…” Tra le prime italiane deportate a Ravensbrück, l’autrice, nella sua lunga e intensa attività di testimonianza, aveva finora privilegiato (come mostra il DVD allegato al volume) la fisicità della parola, del dialogo diretto, della presenza sui luoghi, lasciando alla scrittura un ruolo personale e privato. Ma queste sue memorie, pubblicate a trent’anni dalla loro stesura, completano e fissano in modo incisivo il ritratto di una testimone che ha sempre lottato perché la deportazione non venga dimenticata, banalizzata o confusa. E aggiungono un’ulteriore tessera al complesso universo della Resistenza e della deportazione femminile italiana.

QUESTO POVERO CORPO + 
a cura di Giuliana Tedeschi - Editrice Dell'Orso
 Questo “libricino, non si può dire un libro, di cui non esistono più copie”, che “si può dire che sia stato del tutto ignorato”, vede ora nuovamente la luce nella sua veste grafica originaria a quasi sessant’anni dalla prima pubblicazione (1946). Si tratta di un testo precocissimo (uno dei primi relativi alla deportazione femminile e uno dei primi su Auschwitz-Birkenau) e, nel contempo, di una rarità bibliografica. Il dimostrativo di vicinanza presente nel titolo sottolinea e rimarca la centralità del corpo, trascinando il lettore in una soggettività in qualche modo sottratta alle determinazioni spazio-temporali e storico-politiche. L’espropriazione del corpo, come dato ultimo e però anche fondativo della logica degradante del Lager, è raccontata non con la razionalità del sociologo o del militante ma con l’intensità del vissuto una delle caratteristiche di base, e originali, del libro.

TERRE RICONQUISTATE. De-germanizzazione e polonizzazione della BassaSlesia dopo la II Guerra Mondiale
a cura di Davide Artico - Editrice Dell'Orso
 Lo spostamento dei confini della Polonia in seguito alla seconda guerra mondiale comportò consistenti trasferimenti di popolazione. Vi furono migrazioni all’interno dei nuovi confini, in particolare verso le regioni occidentali di nuova acquisizione, e vi furono spostamenti attraverso i confini, soprattutto immigrazione dall’Ucraina ed espulsioni verso la Germania. La Polonia fu allora attraversata da flussi migratori coatti che erano ritenuti necessari per dare al paese una popolazione etnicamente omogenea. Al centro di questo libro vi è la Bassa Slesia, una regione in cui nel dopoguerra venne trasferita popolazione polacca e da cui fu allontanata popolazione tedesca. L’allontanamento dei tedeschi non fu semplice ese-cuzione di ordini impartiti dall’Urss, ma frutto anche di decisioni polacche ispirate da un forte nazionalismo. L’Urss, stabilendo la propria influenza sulla Polonia, ne riconosceva il nazionalismo e le offriva la possibilità di trovare soddisfazione contro il secolare nemico te-desco in cambio della perdita dei territori ad est della Linea Curzon.

LA PROPAGANDA RAZZIALE IN ITALIA (1938-1945)
a cura di Martelli Manfredi - Editrice Il Cerchio
 Quali furon Con l’istituzione della Giornata della Memoria nel 2000 è tornata alla ribalta della cronaca il periodo della storia dell’Italia fra le due guerre, in cui furono emanate le “Leggi razziali” del governo fascista. Iniziò quindi, alla fine degli anni ‘30, una inedita produzione di propaganda razzista, che accompagnò le sorti dell’Italia fino alla tragica conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Benché grandi storici come Renzo De Felice si siano soffermati su questo periodo con grande puntualità, mancava fino ad oggi una storia completa della propaganda razziale in Italia: questo documentatissimo saggio, che attinge a una messe di documenti d’archivio ancora lungi dall’essere stata esplorata a fondo colma quindi una importante lacuna della nostra storiografia italiana, gettando una nuova luce sugli ultimi anni del Fascismo e sugli anni della Guerra.

LE MIE MEMORIE
a cura di Maria Luisa Caldognetto - Editrice Metauro
 Luigi Peruzzi nasce a Sartiano di Mercatino Marecchia (oggi Novafeltria) in provincia di Pesaro, nel 1910; giovanissimo raggiunge i suoi parenti in Lussemburgo, tutti espatriati sull'onda di una ondata migratoria che aveva coinvolto molti altri compaesani. Durante il ventennio fascista Peruzzi figura tra i fondatori della compagnia teatrale «L'Avvenire» che, segretamente, svolse anche azione di copertura dei militanti comunisti. A seguito dell'occupazione nazista viene arrestato dalla Gestapo nel 1942 per la sua attività antifascista e poi internato nel Sonderlager di Hinzert. Trasferito nel carcere di Pesaro nel febbraio del 1943 sarà liberato in agosto dopo la caduta del regime e arruolato nel 93° Reggimento fanteria di Ancona. Dopo l'armistizio e la successiva occupazione della Penisola da parte della Wehrmacht sarà di nuovo fatto prigioniero e tradotto a Berlino, ivi internato dall'ottobre 1943 fino al 25 aprile 1945. Dopo altre peripezie riuscirà a tornare in Lussemburgo e riabbracciare la famiglia. Ne "Le mie Memorie" egli ci ha lasciato una testimonianza drammatica, eppure misurata e scevra di risentimenti emotivi, di questa sua terribile esperienza, quasi che il "dovere" di tramandarne la memoria abbia agito come una sorta di supremo controllo sulla scrittura. Anche per questo, oltre che per il suo valore documentale, il libro è degno di inserirsi nella migliore tradizione della letteratura della Resistenza.

LEGGI RAZZIALI IN PUGLIA con testimonianze e documenti
a cura di Vito Antonio Leuzzi, Mariolina Pansini, Giulio Esposito - Editrice Progedit
 Quali furono, in Puglia, le conseguenze della legislazione antisemita, varata dal fascismo in Italia tra l'estate e l'autunno del 1938? E quali settori della società privata e della vita pubblica colpì maggiormente?
Questo volume ricostruisce i provvedimenti razziali, la propaganda e la persecuzione contro gli ebrei in una regione apparentemente periferica, dove invece lo spirito di accoglienza aveva schiuso gli orizzonti e maturato fermenti culturali. Ad alimentarli ulteriormente provvedeva la presenza e l'attività editoriale di casa Laterza e di altri poli di irradiazione.
La narrazione, che attinge a testimonianze e documenti in parte inediti, ripercorre le vicende tragiche di famiglie e persone, ma si accentra in particolare su settori e istituzioni di rilevante interesse pubblico: la scuola e l'università, che videro l'espulsione dei docenti ebrei, il mondo dell’informazione, con particolare attenzione alla funzione assunta dalla «Gazzetta del Mezzogiorno», quotidiano nazionale, diffuso soprattutto in Puglia e nelle regioni limitrofe.
In queste pagine, l'Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea perfeziona indagini avviate una decina d'anni fa, in collaborazione con l’IRRSAE Puglia, l’Archivio di Stato di Bari e diversi organismi scolastici.
I risultati di questa nuova pubblicazione, che include, tra le altre, le testimonianze di Max Mayer, Laslo Brull, Michele Cifarelli, Tommaso Fiore e Vera Levi Finzi, costituiscono un'occasione di riflessione sul complesso fenomeno del razzismo e dell’intolleranza, tipici del totalitarismo fascista, che ha avuto effetti rilevanti anche nella realtà pugliese alla fine degli anni Trenta.

COME AMARE LE VIOLE DEL PENSIERO? Dio non c'era a Ravensbruck
a cura di Marco Coslovich - Editrice Ibiskos
 La testimonianza di Nora Pincherle attraversa tutto il ’900. Troviamo D’Annunzio che arringa le folle a Fiume, Roma imperiale dove Mussolini lancia invettive da Palazzo Venezia, la Parigi dei caffè dei fuoriusciti antifascisti, l’inganno della drôle de guerre e la feroce occupazione tedesca, nonché la deportazione e l’internamento nel Lager di Ravensbrück.
Una testimone lucidissima, dotata di un eccezionale ritmo narrativo e di una cultura vastissima, supportata dalla conoscenza di più lingue: una donna mitteleuropea dall’identità cosmopolita ereditata dalla famiglia.
La memoria di Nora Pincherle sul Lager nazista, è intensa e drammatica, e nello stesso tempo ironica e lucidissima. La solidarietà con le compagne di prigionia e l’implacabile contrapposizione con i persecutori nazisti e i Kapos, non fanno mai venir meno il razionale distacco, perché solo una mente limpida e analitica può descrivere il Lager e il suo assurdo.
Il racconto di Nora Pincherle è estraneo a qualsiasi flessione emotiva e retorica, e proprio per questo è pieno di sentimento, autentico e vero, perché implicito e “tenuto dentro”.
Marco Coslovich, insegnante, pubblicista, specialista di storia orale e della deportazione nei Lager dei regimi totalitari. Su questi temi ha pubblicato: I percorsi della sopravvivenza. Storia e memoria della deportazione dall’Adriatisches Küsterland (1994), Racconti dal Lager. Testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti (1997), Storia di Savina. Testimonianza di una madre deportata (2000), Nemici per la pelle (2004), editi Mursia. Autore e produttore di documentari video, attualmente dirige il programma “L’ultimo appello” volto alla realizzazione di un archivio della memoria della deportazione.

KALENDARIUM. Gli avvenimenti del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau 1939-1945
a cura di Czech Danuta - Editrice Mimesis
 Danuta Czech (1922 - 2004), ricercatrice del Museo Statale Auschwitz-Birkenau, ha raccolto per decenni tutti i documenti esistenti sul lager, ordinandoli per data. Il risultato è questo imponente Kalendarium, che racconta giorno dopo giorno la vita della più terribile fabbrica di morte del nazismo e che documenta implacabilmente la progettazione e la realizzazione dello sterminio di centinaia di migliaia di ebrei di tutta Europa, degli zingari, dei prigionieri di guerra sovietici, della classe dirigente polacca, degli antinazisti, di uomini, donne e bambini a vario titolo considerati nemici del “Reich millenario”. Un libro universalmente considerato come fonte fondamentale per ogni ricerca sul Lager.
“A modo suo, il Kalendarium degli avvenimenti nel campo di concentramento Auschwitz-Birkenau non è solo uno strumento per lo studio della storia del campo e del destino degli internati, un aiuto per le istruttorie penali, ma anche un epitaffio, un libro per ricordare gli uomini che ad Auschwitz-Birkenau e nei sottocampi hanno sofferto e lottato, coloro che (…) sono morti di una morte senza nome”.

POTERE E DOMINIO - Esercizi arendtiani
a cura di Andrea Gilardoni - Editrice Mimesis
 Come è riuscito il nazismo a distruggere quella vita politica poi così difficile da ricostruire? Come è stato possibile organizzare a livello giuridico e amministrativo un programma quale lo sterminio degli ebrei d’Europa? Come si annienta la capacità umana di giudicare?
Questo libro approfondisce i concetti fondamentali del pensiero politico di Hannah Arendt e tenta di trovare alcune risposte.
Andrea Gilardoni è dottore di ricerca presso la Friedrich-Schiller-Universität di Jena e insegnante liceale di storia e filosofia. Tra le sue pubblicazioni: Rapportanza als potentia potentiae. Zeit und Wille zur Macht. Variationen zu Heidegger und Nietzsche (Marburgo 2000); Concetto e fenomeno di tempo in “Magazzino di Filosofia” (Milano 2001); Potenziamenti immaginifici. Sperimentazioni filosofiche intorno a Eugen Fink (Milano 2001). Insieme a Karin Birge Büch è coautore di un Dizionario italiano-tedesco (Milano, 2004).

NON HO AVUTO IL TEMPO DI FINIRE - Poesie sopravvissute alla Shoah
a cura di Selma Meerbaum-Eisinger - Editrice Mimesis
 57 poesie sono il lascito della poetessa Selma Meerbaum-Eisinger, una lontana cugina di Paul Celan. 57 poesie che parlano della sua voglia di vivere e della paura di morire. Con passo accelerato la giovane Selma attraversa le varie tappe della vita umana per testimoniare non solo la sua esistenza individuale, ma quella di un mondo scomparso: la Bucovina, quella zona agli estremi confini dell’ex- impero asburgico, luogo di nascita di un impressionante numero di autori e poeti di lingua tedesca.
Sopravvissute alla guerra e giunte, prima in Israele, poi in Germania, le poesie di Selma Meerbaum-Eisinger nel mondo di lingua tedesca sono considerate una importante testimonianza della fertile convivenza di due culture, l’ebraica e la tedesca. Tradotte nelle maggiori lingue del mondo, ora appaiono per la prima volta in traduzione italiana.
Selma Meerbaum-Eisinger (1924-1942) fu una poetessa ebrea di Cernowitz, oggi Ucraina. A 15 anni cominciò a scrivere poesie e a tradurre le poesie dei suoi autori preferiti. Costretta nel luglio del 1941 a vivere nel ghetto della sua città, venne infine deportata insieme alla sua famiglia nel campo di Michailowska, dove morì di tifo all’età di 18 anni.

I PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION - La leggenda del complotto mondiale ebraico
a cura di Benz Wolfgang - Editrice Mimesis
 Le teorie della cospirazione sembrano oggi fornire la chiave per spiegare tutti i mali del mondo: una presunta controverità che sveli le supposte imposture del potere. Così il presidente Bush, la Cia o gli ebrei sarebbero implicati nel crollo delle torri gemelle, nessun aereo avrebbe colpito il Pentagono e anche i filmati dello sbarco sulla Luna non sarebbero altro che un’impostura. Dove vige il principio paranoide del sospetto, sembra non essere richiesta alcuna prova.
I Protocolli dei savi di Sion, uno dei più famosi falsi della storia, sono diventati l’archetipo del mito del complotto ebraico. Nel Novecento, sono serviti a giustificare i pogrom antiebraici nell’Impero russo, a spiegare secondo un’ottica cospirativa l’avvento del comunismo e il crollo degli Imperi centrali nella Prima guerra mondiale e, come lettura obbligatoria nelle scuole naziste, a legittimare il genocidio. Nel mondo musulmano hanno fornito il canovaccio per fiction televisive e vengono tuttora considerati una prova del «complotto sionista».
Wolfgang Benz (1941) è professore di storia alla Technische Universität di Berlino, dove ha creato e dirige il Centro per la ricerca sull’antisemitismo. È considerato uno degli autori di riferimento per i suoi studi sull’antisemitismo, sul nazionalsocialismo, sulla shoah e sui campi di sterminio. In lingua italiana sono usciti: L’Olocausto, Torino 1998; Storia illustrata del Terzo Reich, Torino 2005.

PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION
a cura di Sergey Nilus - Editrice Edizioni Clandestine
 Mi è stato dato da un amico personale, ora defunto, un manoscritto il quale, con una precisione e chiarezza straordinaria, descrive il piano e lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale... : così esordisce l'introduzione del fanatico ortodosso Sergey Nilus al più celebre e discusso falso del XX secolo, i pretesi 'protocolli' di una riunione cospirativa dei 'Savi di Sion' per dominare le nazioni attraverso 'un'aristocrazia' a base plutocratica' che consegnerebbe definitivamente il mondo nelle mani degli ebrei.
Opera degli ambienti antisemiti russi, pubblicata per la prima volta a Pietroburgo nel 1903 e già dimostrata un falso nel 1921 dal Times di Londra, che anche ne indicava le fonti letterarie, i Protocolli hanno nondimeno trovato innumerevoli sostenitori durante tutto il '900, dai regimi totalitari europei fino al più recente antisemitismo islamico.
Che l'antisemitismo di ieri e di oggi si sia ostinato a propagandare con successo sempre rinnovato l'autenticità dei Protocolli è sicuramente l'ennesima, lampante prova della stupidità umana. Ma tolto l'antisemitismo, così radicato nell'ambiente storico in cui questo falso fu prodotto, siamo sicuri che gli insegnamenti dei Protocolli non ci rivelino delle verità profonde sulle ciniche trame di un secolo che è ancora più che mai il nostro?
Se gli ebrei non esistessero, si sarebbe dovuto inventarli. V. Jankelevitch

SOPPRAVVISSUTA AD AUSCHWITZ - Liliana Segre, fra le ultime testimoni della Shoah
a cura di Emanuela Zuccalà - Editrice Paoline
 Abitare, per un anno, nella città artificiale del male assoluto. Lavorare, da adolescente, a un minuto ingranaggio della sterminata fabbrica della morte. Portare inciso sul braccio sinistro, ancora dopo sessant’anni, il numero-simbolo della malvagità umana ed essere qui a raccontarlo. Esprimendo, contemporaneamente, un inesauribile amore per la vita. La storia di Liliana Segre sorprende, indigna e riconcilia. Bambina ad Auschwitz nel 1944, deportata perché ebrea, oggi è una delle ultime testimoni della Shoah, fra le poche a riuscire ancora a rivivere davanti a una platea in genere di giovani e di studenti una simile tragedia personale e collettiva. Un tessuto di coincidenze ed eventi quasi romanzeschi l’ha condotta indenne nello spirito, oltre che nel corpo fuori dai cancelli del campo di sterminio.
Liliana Segre è testimone pubblica della Shoah dal 1990: in questo libro, per la prima volta, racconta se stessa in profondità, le ragioni più intime che l’hanno spinta a condividere il suo dramma privato, l’assurdo ritorno alla vita dopo il viaggio nella città della morte che doveva essere di sola andata. Ma a parlare sono anche i ragazzi che l’hanno ascoltata, in un’antologia di lettere e bigliettini scritti di getto e consegnati alla nonna che è stata tredicenne ad Auschwitz.
M. Zuccalà ha raccolto le parole di Liliana Segre con intensità di partecipazione.
In questo libro, presentato dal cardinale Carlo Maria Martini, compare in filigrana la follia del nazismo, ma al centro ci sono sempre il coraggio e la fede nella vita che questa protagonista della Shoah ha coltivato e difeso.
Proprio sessant’anni fa, il 27 gennaio 1945, Auschwitz veniva liberato dai russi e scoperto dal mondo intero: in occasione della Giornata della memoria, rievocare l’evento attraverso l’esperienza di una donna di pace può significare anche riflettere sul presente. Sul fatto che lo sterminio degli ebrei ha rivelato, come osservava il sociologo Zygmunt Bauman, “un diverso volto di quella stessa società moderna della quale ammiriamo altre e più familiari sembianze, e queste due facce aderiscono in perfetta armonia al medesimo corpo”.

MAFALDA DI SAVOIA - Dalla reggia al lager di Buchenwald
a cura di Klinkhammer Lutz - Editrice Paoline
 Dopo un’accurata indagine storica, C. Siccardi propone la biografia di Mafalda di Savoia per farne conoscere più a fondo la vicenda: secondogenita di Vittorio Emanuele III ed Elena, morì nel campo di concentramento di Buchenwald nel 1944. In questo volume emergono non solo i momenti tragici, ma anche la personalità di una donna colta e intelligente, briosa e mite insieme; leggendo queste pagine si respira l’atmosfera socio-politica e culturale della prima metà del Novecento.

IO , EMILIE SCHINDLER - Una voce dal silenzio
a cura di Emilie Schindler - Editrice Barbés
 L’autobiografia di Emilie Schindler, la moglie di uno dei “giusti”, l’uomo che salvò più di mille ebrei dal campo di sterminio chiedendo alle autorità naziste di impiegarli nella propria fabbrica di oggetti smaltati in Polonia e portandoli alla libertà, una storia resa celebre dal film pluripremiato di Steven Spielberg. Un libro che ha suscitato un ampio dibattito in Germania e che racconta “dietro le quinte” e dal vero una delle più strazianti e insieme belle vicende della Shoah.

DEVO RACCONTARE
a cura di Rolnikaite Masha - Editrice Adelphi
 Il diario di Masha Rolnikaite, cominciato nel 1941, è stato scritto su fogli occasionali, poi a mente, poi sulla iuta strappata ai sacchi di cemento, quindi copiato su minuscoli striscioline nascoste in una bottiglia, e infine trasferito - nella primavera del 1945, di getto - sulla carta. All'inizio Masha è una ragazzina di tredici anni che assiste allo smantellamento della Vilna ebraica (la Gerusalemme d'Europa), e annota tutto, fino a quando la madre, troppo preoccupata delle possibili conseguenze, glielo vieta. Ma Masha sembra non poter smettere di osservare, e di raccontare. Pubblicato per la prima volta nel 1963 nella traduzione lituana procurata dalla stessa autrice, il diario apparve in versione integrale solo nel 2002 in lingua tedesca.

IL ROGO DI BERLINO
a cura di Helga Schneider - Editrice Adelphi
 La trama e le recensioni di Il rogo di Berlino, romanzo di Helga Schneider edito da Adelphi. Helga, abbandonata dalla madre che si arruola volontaria nelle SS, vive la sua infanzia nella Berlino investita dalla guerra scatenata da Hitler. Vive così la tragedia della guerra nella condizione di chi, nata dalla parte degli aggressori, si trova a essere vittima innocente della violenza di chi combatte per liberare la Germania.
Nella primavera del 1971, Helga va a cercare la madre che, 26 anni prima l'aveva abbandonata. II libro cui ha affidato la storia della sua drammatica vicenda inizia con il racconto di quell'incontro nella Primavera del 1971

L’USIGNOLO DEI LINKE
a cura di Helga Schneider - Editrice Adelphi
 Dopo Il rogo di Berlino e Lasciami andare, madre, Helga Schneider continua, con una lucidità e una fermezza al tempo stesso pietose e implacabili, a scavare nella sua memoria, che la obbliga a testimoniare atrocità esemplari del secolo appena concluso. Questa volta, assumendo su di sé il carico di un dolore non suo, ci trasmette il racconto affidato nell’estate del 1949 a lei bambina (a sua volta segnata dall’esperienza della guerra) da un piccolo profugo prussiano. Attraverso le parole di Kurt riviviamo così la tragedia delle centinaia di migliaia di tedeschi orientali che nell’inverno ’44-’45, fuggendo davanti all’Armata Rossa che avanza da est, cercano di raggiungere i porti del Baltico e da qui, a bordo di una nave, la Germania Occidentale. Una fuga drammatica, in un freddo micidiale, per strade coperte di neve, fango e ghiaccio sulle quali i carri procedono con penosa lentezza tirati da cavalli allo stremo, mentre i profughi vengono decimati dalla fame, dalla dissenteria, dalle febbri; quelli che soccombono, soprattutto vecchi e bambini, vengono abbandonati sul ciglio della strada perché la terra è troppo gelata per poterli seppellire. Per il piccolo Kurt, che dopo il terribile epilogo della fuga si è chiuso in se stesso ed è piombato in quello che i terapeuti che lo hanno in cura chiamano pudicamente un «lutto patologico», la brusca, scontrosa simpatia della bambina Helga sarà in qualche modo l’uscita dall’orrore e l’inizio della guarigione: per lei, in quella miracolosa estate del 1949 trascorsa insieme sulle rive dell’Attersee, riuscirà a dare parole allo strazio del ricordo.

LA PORTA CHIUSA : Come sono sopravvissuta alla Shoah
a cura di Van Beek Flory - Editrice perling & Kupfer
 Flory, ebrea olandese, è una sopravvissuta all'Olocausto. Alle prime avvisaglie di antisemitismo, insieme con il futuro marito Felix cerca la salvezza imbarcandosi per il Sudamerica, ma la nave - carica di civili di un paese non belligerante - viene fatta esplodere in mare dai tedeschi. Scampati fortunosamente alla morte, i due ritornano in patria per scoprire, solo pochi mesi dopo, che duecento anni di pace e una proclamata neutralità sono un ben misero riparo dalla follia nazista. Il 10 maggio 1940 l'Olanda viene invasa e gli ebrei scientemente emarginati, repressi, depredati e infine annientati. Le famiglie si smembrano, i due sposi si danno alla clandestinità e iniziano a collaborare con la resistenza. Improvvisamente, una quotidianità fatta di tranquillità sociale e felicità domestica viene rimpiazzata dagli effetti della persecuzione razziale: fame, fughe, rastrellamenti. Molti dei parenti non ce la fanno, compresa la madre di Flory: prelevata e inviata al campo di concentramento, di lei resta una straziante lettera gettata dal treno, come facevano molti deportati. Ma Flory e Felix conoscono anche la bontà e il coraggio di tutti i connazionali che, a più riprese, li hanno ospitati e nascosti a rischio della vita propria e dei loro cari.

UN CLARINETTO NEL LAGER - Diario di prigionia 1943-1945
a cura di Aldo Valerio Cacco - Editrice Messaggero di S.Antonio
 «Qui più il tempo passa più si allontana la speranza di rimpatriare. Proprio ora entra un soldato del campo e vuole che suoni: ho suonato circa 20 minuti e per premio mi ha dato una razione di pane, un pezzetto di burro e 2 sigarette. Meglio di così non poteva andare. Anche oggi Iddio mi ha aiutato. [...] Per adesso il clarino non lo vendo perché è facile che questa settimana mi porti qualche cosa da mangiare.». È un passo tratto dal diario di Aldo Valerio Cacco, prigioniero nei campi di concentramento di Fürstenberg e Nordhausen, che, grazie al suo clarinetto, con cui suonava Lily Marleen e altre arie musicali conosciute, riuscì a sopravvivere e a ritornare a casa. Ora è il momento di mettere nero su bianco il racconto della sua tragica esperienza… per non dimenticare.
Valerio Cacco, classe 1924, soldato dell'Esercito Italiano, catturato dopo l'8 settembre ’43, fu deportato in Germania e internato nel lager III B di Fürstenberg in Turingia e poi in quello di Nordhausen. Grazie alla musica e al suo clarinetto, che ancora conserva, riuscì a sopravvivere e a ritornare a casa. Nel 1985 il presidente della Repubblica Sandro Pertini gli conferì il diploma d'onore di «Combattente per la libertà d'Italia 1943-1945», definendolo «internato militare non collaborazionista».

MASSIMILIANO KOLBE
a cura di Giuseppino De Roma - Editrice Messaggero di S.Antonio
 Padre Massimiliano Kolbe è il santo più emblematico del secolo appena concluso. Di questo periodo ha saputo incarnare gli aspetti positivi: i progressi della scienza e della tecnica specie nel campo delle comunicazioni, per dare un nuovo slancio alla diffusione del messaggio evangelico. Ma insieme è stato anche vittima degli aspetti più tormentati e tragici del Novecento. Risucchiato nella spirale dell'odio e della violenza di uno dei regimi più pazzi e sanguinari, quello nazista, ha saputo portare fino in fondo, con coraggio e coerenza, la sua testimonianza di amore cristiano fin nel simbolo di tanta disumanità: il lager di Auschwitz, offrendosi di morire nel bunker della fame al posto di un padre di famiglia. Questo testo ripercorre, con semplicità di stile, il suo percorso umano e spirituale straordinariamente ricco e profondo.
Giuseppino De Roma, francescano conventuale, teologo e biblista, svolge un'intensa attività pubblicistica specialmente nell'ambito della liturgia e della catechesi, in particolare per i ragazzi. È autore di varie opere presso diversi editori; tra le altre ricordiamo Incontro a Gesù; I Fioretti di san Francesco; La Bibbia per i ragazzi; Bibbia giovani.

UMANITA' NEI LAGER NAZISTI
a cura di Luigi Francesco Ruffato - Patrizio Zanella - Editrice Messaggero di S.Antonio
 Un testo ricco di testimonianze all'interno di un contesto di depersonalizzazione tipica dei lager nazisti . Si narra la storia e l'eroismo di Padre Massimiliano M. Kolbe nelle sue attività svolte prima e durante l'internamento e la conseguente morte avvenuta ad Auschwitz [...] e a molte testimonianze della inusuale solidarietà nei Campi della morte . Anche una carezza o una parola servì a tenere alta la moralità e la lotta contro la morte . Da leggere . A. Maurizio www.lager.it
La Shoah ha un grande valore educativo: è un paradigma di quanto l'uomo può fare di male, ma anche di bene. Fra coloro che la Shoah l'hanno vissuta, e hanno opposto resistenza al tentativo nazista di trasformare in bestie gli esseri umani, qualcuno è stato capace di esprimere solidarietà e incoraggiamento ai compagni di sventura. I racconti dei sopravvissuti in genere sono una litania incredibile di atrocità. Questo libro, invece, contestualmente alla memoria del male presenta alcune inedite testimonianze di reduci dai lager di sterminio e di prigionia, dove la morale e la dignità umana hanno finito per imporsi contro gli aguzzini.Il filo conduttore che le unisce è la solidarietà, il mutuo soccorso fra internati, il reciproco aiuto, l'affermazione della moralità e della natura del bene.
Luigi Francesco Ruffato, francescano minore conventuale, esperto di studi sociali, di teologia e filosofia della liberazione, è saggista e giornalista. Ha pubblicato, fra gli altri, molti studi e saggi su Massimiliano M. Kolbe .
Patrizio Zanella, giornalista, ha collaborato con molte riviste, periodici ed emittenti radiotelevisive dedicandosi principalmente alla divulgazione storico culturale.
Il libro è particolarmente indicato ai giovani e a chiunque sia interessato a testimonianze di moralità e di bene nei lager nazisti.
Tutte le testimonianze hanno un valore morale e spirituale prezioso e irrinunciabile per capire fino in fondo la Shoah

CATENA DI SALVEZZA - Solidarietà nella lotta contro la barbarie nazifascista
a cura di Carla Liliana Martini - Editrice Messaggero di S.Antonio
 Dopo l'8 settembre '43, Carla Liliana diciassettenne, mentre quattro fratelli sono prigionieri, si impegna con le sorelle maggiori Teresa, Lidia e Renata, nell'assistenza e salvataggio di soldati italiani e alleati allo sbando, operando nella rete di solidarietà che aveva il suo riferimento in padre Placido Cortese, frate francescano della Basilica del Santo, morto poco dopo, martire. Liliana, con la sorella Teresa, viene arrestata il 14 marzo del 1944. Condotte in carcere a Venezia, quindi nei lager di Mauthausen, Linz, Grein a.d. Donau. Rientrano nella loro casa di Padova nel giugno 1945. Solo molti anni dopo questi eventi Carla Liliana è riuscita a parlarne e per la prima volta ne scrive in questo libro per «cancellare l'odio con l'amore».
Carla Liliana Martini nasce nel 1926, undicesima di dodici fratelli. Dopo l'8 settembre '43 opera nella rete di solidarietà che aveva il suo riferimento in padre Cortese. Dopo la Liberazione sarà riconosciuta partigiana della Brigata Pierobon. Terminati gli studi, si sposa e si dedica all'insegnamento. Negli anni recenti Carla Liliana si è recata in moltissime scuole e biblioteche a parlare ai giovani della Resistenza e di quanto accadutole.

UN PSICOLOGO NEI LAGER
a cura di Frankl Viktor E. - Editrice Ares
 La psicanalisi divisa nelle tre fondamentali sequenze : l'ingresso nel lager e lo choc iniziale , la vita dei detenuti tra vita e morte e la liberazione e il ritorno in famiglia e nella società . Un libro di facile lettura , dove l'autore , sopravvissuto allo sterminio del Campo di concentramento , analizza molti aspetti del carattere umano in condizioni di estrema privazione del più elementare fabbisogno umano . Citiamo un piccolo passaggio con queste parole "vi sono cose per le quali si perde la testa , o non si ha più testa da perdere . In una situazione abnorme (per un normale essere umano psichicamente e fisicamente sano , trovarsi all'improvviso in un Lager o in un manicomio) , una reazione abnorme è il comportamento normale , e tanto più normale è un uomo , tanto più abnorme è la sua reazione nel trovarsi in una situazione abnorme . Altresì dichiara che i migliori non sono tornati alle loro care famiglie . A. Maurizio www.lager.it
Con una felicità narrativa quasi insospettabile in uno psichiatra, l’autore - che ha vissuto personalmente l’abiezione dei Lager - ripercorre l’esperienza che lo indusse alla scoperta della logoterapia, il trattamento psicoterapeutico che l’ha reso famoso in tutto il mondo. Di questo libro sono state vendute tre milioni di copie negli Usa. Ma strepitoso si conferma il successo anche in Italia (pp. 176, XIV ed.).

UN VESCOVO DAL LAGER
a cura di Majdanski Kazimierz - Editrice Ares
 I campi di sterminio nazisti sono stati i luoghi della speranza, che hanno illuminato il tempo dell'orrore conferendogli senso trascendente. È questa la verità consegnata nella testimonianza del vescovo polacco Kazimierz Majdanski, prigioniero per sei anni di un sistema tecnologicamente ineccepibile connotato dal più assoluto odio e disprezzo per la persona umana. L'autore, costretto a subire atroci esperimenti pseudoscientifici, ha visto non solo le aberrazioni, ma anche l'eroismo di cui l'uomo si è reso protagonista nella prima metà del secolo (pp. 192).

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