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La Case Editrici qui di seguito elencate, hanno pubblicato una serie di libri molto interessanti sotto l'aspetto educativo della Shoah e dell'universo concentrazionario, che vanno sicuramente presi in considerazione visto il loro alto contenuto storico nei diversi gradi di orientamento. Altresì, abbiamo inserito i volumi più facilmente reperibili online e nelle classiche librerie. Molte sono state le Case Editrici e gli Autori che hanno aderito alla nostra iniziativa "Leggere la Shoah". Gli aderenti sono elencati nella pagina introduttiva.
In questa sezione sono elencati i libri (41 Volumi) delle Case Editrici : De Ferrari - Skira - Monti - Dell'Altana - SEI - Le Mani - Goriziana - Archetipo Libri - Olschki - Queriniana - Emi - In Dialogo - Boroli - Raetia - Silvana Editoriale - L'Epos - Fazi - Avagliano - Utet - Guerini e associati - Alberti - Bur - Angeli - Bollati Boringhieri - Rai Eri
INDICAZIONI : = Video
DELAsEM - Storia della più grande organizzazione ebraica italiana di soccorso
a cura di Sandro Antonini - Editore De Ferrari
 Storia della più grande organizzazione ebraica italiana di soccorso durante la seconda guerra mondiale.
Ad un certo punto di un percorso millenario, gli ebrei subirono una terribile persecuzione, la più grave dacché nel mondo essi esistevano. Questo particolare punto possiede collocazioni temporali precise: 1922 e 1933, coincidenti con l’affermazione, in Europa, di fascismo e nazismo, cioè di due ideologie totalitarie, che avevano nell’antisemitismo e nel razzismo i cardini portanti della loro dottrina. Questo lavoro nasce con un duplice intento; da una parte, comprendere come si giunse a ciò, attraverso un esame compiuto sulla stampa locale e nazionale, laica e cattolica, chi furono i persecutori, perché lo furono e se, oltre a costoro, altri si prestarono a collaborare, con azioni di fiancheggiamento, per opportunismo, calcolo, convenienza, talvolta o spesso viltà, servilismo, aspetti ben presenti nella società del tempo, lontani da propositi morali o culturali, che cominciarono a mutare soltanto dopo la data dell’armistizio italiano e la crisi del fascismo. Il secondo intento, in realtà, è una storia approfondita della Delasem, l’ente assistenziale ebraico con sede a Genova che operò in Europa prodigandosi nel salvataggio dei correligionari in difficoltà. I protagonisti, in virtù di un’impresa straordinaria quanto unica, a buon diritto, rientrano a pieno titolo nella storia ebraica e perfino nei miracoli umani: se esisteva un modo per difendersi da una macchina mostruosa il cui scopo ultimo era lo sterminio, l’organizzazione nata dalla volontà degli ebrei italiani provò ad attuarlo, spesso riuscendovi, con il concorso di numerosi soggetti, tra i quali non vanno dimenticati la Chiesa (dopo il 1940 ed in forma non ufficiale), enti americani come il Joint e la Hicem e, all’indomani dell’8 settembre, gli organismi nati con la resistenza. Su tutti però, occorre dirlo, gli ebrei si aiutarono «con la solidarietà di altri ebrei», come precisò Lelio Vittorio Valobra, l’avvocato genovese presidente della Delasem, nelle comunicazioni agli assistiti. Completa il quadro un’appendice di documenti di grande interesse, reperiti nei fondi di archivi italiani e stranieri.

DALLE LEGGI ANTIEBRAICHE ALLA SHOAH - Sette anni di storia italiana 1938-1945
a cura di AA.VV - Editrice Skira
 Un volume documentario dedicato alle persecuzioni antiebraiche nell’Italia del regime fascista e dell’occupazione tedesca. Gli eventi storici generali e le vicende personali rivivono attraverso i testi delle leggi persecutorie, i diari delle vittime, registri carcerari, lettere, fotografie e pubblicazioni originali, nell’intento di ricostruire la persecuzione nella sua drammatica concretezza e condurre il lettore lungo un percorso di conoscenza e riflessione oggettiva e insieme partecipativa. La persecuzione degli ebrei in Europa negli anni trenta-quaranta del Novecento fu un evento tragico, che costituisce tuttora una delle pagine più infamanti della storia. Gli ebrei subirono, nello spazio di pochi anni, dapprima la revoca di pressoché tutti i diritti civili e infine quella dello stesso diritto alla vita: in una tortuosa ma incessante progressione cronologica e geografica, a milioni di persone venne negata la qualifica di cittadini e poi quella di semplici esseri umani. Antico antigiudaismo cristiano, nuovo razzismo scientifico, moderno nazionalismo, nuovissimo spirito tecnologico, profondo spirito reazionario, recente antisemitismo politico, tutto ciò e altro ancora compose una miscela che, nel contesto del nuovo sanguinoso conflitto, produsse la Shoah. Il volume, che accompagna la prima grande mostra documentaria nazionale sull’argomento, presenta la vicenda antiebraica italiana nel quadro nazionale e continentale del Novecento, della dittatura fascista, del progetto nazista di sterminio degli ebrei di tutta Europa. I documenti pubblicati concernono soprattutto la persecuzione avvenuta su suolo italiano; mentre per l’illustrazione dei contesti fascista e nazista e dell’annientamento finale nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau è stato fatto ricorso anche a documentari dell’epoca e alle videointerviste a reduci da quel campo effettuate dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC di Milano e raccolte nel film Memoria. Dalle leggi antiebraiche alla Shoah intende prima di tutto riassumere, descrivere, testimoniare, illustrare la persecuzione antiebraica fascista e nazista, per come essa si svolse e per ciò che comportò per il lavoro, gli studi e la socialità e per le stesse esistenze degli ebrei d’Italia. Essa è basata da un lato sui documenti che, battuti a macchina o stampati e poi firmati, determinarono il licenziamento dell’ebreo, la sua espulsione dalla scuola o dalla società, la confisca dei suoi beni, l’annientamento della sua vita, dall’altro sulle lettere e i diari nei quali le vittime, volta per volta, descrivevano il nuovo aggravamento persecutorio. Roma, Complesso del Vittoriano
14 ottobre 2004 27 gennaio 2005 .

IL PASSATO RITORNA
a cura di Nedo Fiano - Editrice Monti
 Nel 1938, a Torino, Ersilia e Gabriele Levi hanno un figlio che chiamano David. In poco tempo la situazione politica precipita. Decidono di affidare il bambino a una famiglia di Lugano, i Guidi, che crescono il piccolo con amore e dedizione, adottandolo, senza raccontargli la sua vera origine. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Ersilia muore sotto i bombardamenti mentre Gabriele, ebreo, viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz dove verrà assassinato in un forno crematorio. Anche i coniugi Guidi muoiono. Nel 1993 David riceve la telefonata dell'anziano Alberto Coen, sopravvissuto, che conobbe il padre ad Auschwitz, e che gli rivela la sua vera identità. David entra in una profonda crisi esistenziale. Si getta alla ricerca delle proprie radici. Ad un certo punto incontra un notaio che aveva preso in custodia una valigia, preparata dai suoi genitori proprio per il figlio. David la ritrova, la apre e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

A 5405. IL CORAGGIO DI VIVERE
a cura di Nedo Fiano - Editrice Monti
 Alle 15:45 dell'11 aprile 1945 Nedo Fiano, prigioniero A 5405 nel Campo di sterminio di Auschwitz, è liberato dalle truppe americane nel Lager di Buchenwald, dove era stato trasferito dai nazisti in fuga. Comincia per l'autore e per molti altri prigionieri un lungo viaggio di ritorno alla libertà e alla vita. Oggi, dopo sessant'anni, questo viaggio non è ancora concluso. Laureato all'Università Bocconi di Milano, alla sua attività professionale di manager Nedo Fiano affianca un'intensa attività di conferenze e testimonianze sulla Shoah. Ora, dopo anni di trasmissione orale della memoria della Shoah, ha scelto di raccontare per la prima volta in questo libro la sua esperienza.

VILLA AIR-BEL - Seconda Guerra Mondiale . Una casa in Francia per artisti in fuga
a cura di Rosemary Sullivan - Editrice Dell'Altana
 Anni Trenta a Parigi. Le menti più brillanti, gli artisti più famosi d’Europa ne avevano fatto il loro cenacolo. I surrealisti e quegli intellettuali precedentemente fuggiti dalla rivoluzione russa, vivevano nella capitale francese una stagione entusiasmante per creatività e ribellione ai vecchi schemi “borghesi”. Cosa poteva interrompere un simile sconvolgente fermento? La seconda guerra mondiale, con l’invasione nazista in Francia manda in frantumi questo universo privilegiato. Il libro è la drammatica rappresentazione - con una ineccepibile documentazione storica, spesso inedita - non solo d’una atroce persecuzione, ma anche d’una tormentata salvezza. A Marsiglia, con la “complicità” d’una provvidenziale villa e con il determinante intervento di un Comitato di soccorso americano, ebrei, dissidenti politici, pittori e romanzieri comunisti trovarono la salvezza dopo infinite peripezie. È questa anche la storia sconvolgente di Marc Chagall, André Breton, Max Ernst, Victor Serge, Walter Benjamin, Simone Weil e tanti altri che hanno lasciato un segno nella cultura internazionale. Pablo Picasso con la sua “Guernica” prorompe nella scena con un’efferata rappresentazione di odio e distruzione. Una storia raccontata con straordinari risvolti umani, a volte ironici e grotteschi. Una storia di personaggi indimenticabili in uno scenario che non si può e non si deve dimenticare.

I FIGLI STRAPPATI - 1932-1945: dall'Ambasciata di Roma ai Lager nazisti
a cura di Fey von Hassell - Editrice Dell'Altana
 L’autrice, Fey von Hassell, sposata Pirzio-Biroli, è figlia di Ulrich von Hassell, già ambasciatore tedesco a Roma negli anni trenta, "giustiziato" dai nazisti nel 1944 per la sua coraggiosa partecipazione alla resistenza contro Hitler. Attraverso lettere, pagine di diario e ricordi personali, Fey von Hassell rievoca qui la propria sconvolgente vicenda familiare, dalla società "bene" della Roma anteguerra alla prigionia in Germania, alla disperata ricerca - dopo la liberazione - dei due figli (di quattro e due anni) che le SS avevano strappato alla madre e di cui si era perduta ogni traccia. Protagonisti e semplici testimoni di quegli eventi drammatici, italiani, tedeschi, inglesi, americani, esponenti o gregari del Terzo Reich, colpevoli o innocenti, vittime o carnefici, guardiani dei Lager o prigionieri (fra questi ultimi l’intera famiglia di Claus von Stauffenberg, l’autore del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944) vengono qui descritti nella loro reale condizione umana con una acutezza psicologica che sovente attenua la drammaticità degli eventi facendo sapiente ricorso a un innato senso dell’umorismo. Questo, insomma, più ancora che un libro "di" storia, è un libro "nella storia", documento umano che, seguendo l’itinerario della tenace battaglia d’una madre per riavere i "figli strappati", meglio aiuta a comprendere quanto avvenne in quegli anni cruciali e terribili, premessa necessaria per dare senso e coscienza all’impegno attuale verso l’unità della comune patria europea.

NELLE TENEBRE DI NORIMBERGA - Parla lo psicologo del processo
a cura di Gilbert George M. - Editrice SEI
 G. M. Gilbert era lo psicologo americano della prigione di Norimberga durante il celebre processo ai grandi criminali di guerra nazisti, che iniziò il 20 novembre 1945; egli ebbe l'opportunità unica di osservare con scientifica imparzialità, incontrandoli tutti i giorni, Goering, Hess, Keitel, Ribbentrop, Frank, Jodl e tutti gli altri leader nazisti, che a poco a poco gli rivelano i loro pensieri più nascosti e intimi. Nel corso di tutto il processo, Gilbert vive dietro le quinte, a tu per tu con i protagonisti, investigandone motivazioni e pensieri; in tal modo può analizzare che cosa abbia condotto questi uomini a creare la malvagia utopia ariana e i mondi da incubo di Auschwitz, Dachau e Buchenwald.

IL CINEMA E LA SHOAH
a cura di Claudio Gaetani - Editrice Le Mani
 Per anni il rapporto che lega il cinema alla Shoah è stato caratterizzato dalla convinzio-ne che fosse impossibile, nonché immorale, tentare di rendere “immaginabile l’inimmaginabile”. Critici, storici e sopravvissuti al genocidio pianificato dal nazismo contro la popolazione ebraica hanno sovente considerato semplicistica, se non addirittura offensiva, qualsiasi rappresentazione il cinema abbia offerto della tragedia da essi subita. Da qualche tempo, però, i toni della discussione sono cambiati e molti hanno capito quanto il mezzo sia stato utile alla conservazione di una necessaria memoria storica. È in questa direzione che il lavoro di Claudio Gaetani si muove. Rispolverando e scovando pellicole più o meno note, analizzando sequenze appartenenti all’immaginario collettivo insieme ad altre perse nel tempo, ma particolarmente significative per le finalità ideologiche e politiche che celano, l’autore individua tutte le fasi di questo processo, tenendo sempre ben impressa l’incidenza che su di esso hanno avuto molteplici fattori, primo fra tutti lo sfondo storico-geografico delle singole produzioni. La struttura stessa dell’opera evidenzia quali differenze intercorrono in questo senso tra una produzione americana e una europea e permette di seguire in maniera speculare i percorsi e le relative influenze che hanno portato chi l’evento non ha vissuto direttamente e chi invece continua tutt’oggi a sentirne addosso il peso a dare alla Shoah una propria fisionomia. Gaetani traccia e suggerisce quanti più sentieri di indagine possibili in questo mare magnum ancora mai compiutamente esplorato, arrivando a svelare come i connotati stessi della tragedia abbiano così finito per diventare il modello e il simbolo stesso del Male, assimilati pure in generi completamente alieni da quello più tipicamente drammatico o bellico. Obiettivo della sua ricerca resta trovare un modo di filmare la tragedia che sia realmente unico, e cioè che appartenga a un cinema essenzialmente “civile”.

SOTTO LA TODT
a cura di Roberto Spazzali - Editrice Goriziana
 L'Organizzazione Todt fu il più grande cantiere edile della seconda guerra mondiale, e, insieme, una grande macchina per lo sfruttamento di risorse materiali e umane: a milioni di individui rastrellati nell'Europa occupata fu imposto il lavoro coatto (sia attraveso la leva militare di classi abili, sia tramite la mobilitazione civile che coinvolse uomini, donne e ragazzi) il cerchio più ampio del sistema concentrazionale nazista, bacino da cui attingere la manodopera per le industrie belliche tedesche e per le ditte impegnate nei programmi di edilizia militare. L'attività della Todt nella Zona d'Operazioni "Litorale Adriatico" ebbe un braccio ulteriore allorché, a partire dall'autunno 1944, il Supremo Commissario Rainer, preoccupato dalle voci si un'offensiva nemica, decise la costituzione di una propria organizzazione per il lavoro coatto, la cosidetta Sonderauftrag Pöll,i cui cantieri erano vigilati e presidiati da forze dipendenti dal comando Einheit R della risiera di San Sabba. Se per molti il lavoro coatto rappresentò una sorta di precaria àncora di salvezza, per troppi altri, come conseguenza dei sistemi punitivi e di selezione dei nazisti, esso si trasformò nel calvario della deportazione in Germania. In quei mesi tanti maturarono lw scelte più difficili, passando con il movimento partigiano ed insurrezionale, o praticando le forme più diverse di sabotaggio per ostacolare i disegni dei nazifascisti.

ZONA D'OPERAZIONE LITORALE ADRIATICO
a cura di Roland Kaltenegger - Editrice Goriziana
 Un volume che apre una nuova pagina nella storia del Confine Orientale nei suoi anni più drammatici (1943-1945). Attraverso documenti inediti (qui riportati nella loro integrità), diari e memorie di ufficiali che operano nel Litorale Adriatico, lo storico tedesco ricostruisce gli eventi che accompagnano l'occupazione germanica negli ultimi due anni di guerra, la difesa del territorio dall'offensiva alleata, i duri combattimenti, il capitolo della deportazione dei prigionieri di guerra nei Balcani, fino alla resa del 7 maggio 1945. Il volume è corredato da una ricca sezione fotografica.

EPURAZIONE DI FRONTIERA - Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948
a cura di Roberto Spazzali - Editrice Goriziana
 L'epurazione del fascismo nella Venezia Giulia assunse toni e significati diversi dal resto d'Italia. In considerazione della particolare situazione posta dalla divisione territoriale della regione, nelle due zone d'occupazione, anglo-americana e jugoslava, tra il 1945 e il 1948 fu posta in essere una duplice epurazione che tendeva a proprie finalità: nella zona A (Trieste, Gorizia, Pola) ristabilire la democrazia con un occhio rivolto alla riconciliazione nazionale, nella zona B (Istria) avviare un profondo processo di sovvertimento dei ruoli politici e sociali in vista della futura annessione jugoslava. Nella Venezia Giulia, l'epurazione avvenne in una condizione meta-normativa, in quanto le autorità civili e militari decisero d'operare autonomamente, seguendo specifici criteri di valutazione del livello di compromissione. Dopo gli anni del fascismo, le persecuzioni delle popolazioni slave, le leggi razziali, la guerra d'aggressione, le stragi istriane dell'autunno 1943, le deportazioni naziste dei venti mesi d'occupazione, le liquidazioni jugoslave del maggio-giugno 1945 si trattava di aprire un ulteriore, doloroso, capitolo sul comportamento di tutta la società di una regione di frontiera interessata da una lunga fase di tensione nazionale, politica e sociale, che non poteva essere semplificata. Invece si giunse alla semplificazione, come inevitabile passaggio al dopoguerra. Nella zona A, oltre alla necessità di ritornare allo stato di diritto, intervenne l'esigenza di chiudere rapidamente la parentesi fascista, con un numero piuttosto limitato di sanzioni. I conti col fascismo vennero fatti sul peso della politica adottata a partire dalle leggi razziali e dalla guerra civile e non tanto dal regime come tale. Nella zona B, gli autoreferenziati Poteri Popolari colsero nei processi d'epurazione l'occasione per giustificare che le liquidazioni del maggio '45 e per espellere la classe dirigente italiana d'Istria, ponendo una seria ipoteca sul futuro della Regione, anche se ogni località adottò criteri individuali. Inoltre, in seno al Partito Comunista della Regione Giulia si coltivò l'ambizione di completare l'epurazione più radicale, qualora fosse stato costituito il Territorio libero di Trieste, ma la classe operaia triestina non aderì e non partecipò al disegno, provocandone il fallimento.
Dalla ricerca, operata su documentazione inedita e per la prima volta disponibile, emerge un volto inaspettato della società giuliana, colta in una fase cruciale della storia del Novecento. In appendice gli elenchi degli epurati della zona A e della zona B.

L'AQUILA AVEVA PRESO IL VOLO
a cura di Mario Dassovich - Editrice Goriziana
 "L'aquila" alla quale si fa riferimento in queste pagine è quella che era collocata sulla sommità della cupola dell Torre Civica di Fiume. La scomparsa di quel simbolo -verificatasi nell'ultimo dopoguerra - viene così collegata in modo emblematico alla vicenda dell'esodo dei 350 mila istriani, fiumani e dalmati, costretti ad abbandonare la propria terra nel periodo immediatamente successivo alla fine del secondo conflitto mondiale.
I giorni di tale esodo vongono quindi rivissuti con le parole (e le immagini) proposte da numerosi, spesso inconsapevoli testimoni. Da un lato sulla base degli appunti più o meno affrettati dei diretti protagonisti di quel dramma, dall'altro attraverso certe spesso ingenue collaborazioni giornalistiche ospitate sui fogli allora pubblicati dalle nuove autorità costituite. Ne risutlta un quadro che può riuscire doloroso e commovente, ma che riflette fedelmente esperienze che ormai sembrano destinate a svanire del tutto assieme a coloro che le hanno vissute in prima persona.

I BUROCRATI DI HITLER - Eichmann, i suoi volenterosi carnefici e la banalità del male
a cura di Yaacov Lozowick - Editrice Goriziana
 La Storia dello sterminio degli ebrei in Europa raccontata da una prospettiva inedita, quella dell'apparato burocratico che organizzò la deportazione. Alla luce - sarebbe meglio dire all'oscuro - della disamina del famigerato Referat IV B 4 diretto da Adolf Eichmann e degli atti del processo allo stesso Eichmann, l'Autore arroventa una grigia materia di studio con una semplice domanda: chi erano i burocrati del Terzo Reich? Si trattava di funzionari solerti o di veri e propri assassini da scrivania? Impiegati indifferenti che si limitavano ad eseguire in modo spersonalizzato ed efficiente qualsiasi incarico o protagonisti consapevoli nel processo decisionale che ha condotto allo sterminio degli ebrei? Fino in fondo, il libro ci mantiene magistralmente in bilico tra questi interrogativi confrontando gli assunti della ricerca con la tesi di Hannah Arendt sulla banalità del male e quella di Daniel Jonah Goldhagen secondo la quale ad operarsi per lo sterminio fu la maggioranza dei tedeschi. Ed è solo in un maestoso, tragico finale che l'Autore scioglie il nodo delle proprie domande.
A metà tra la rivisitazione storiografica e la preziosissima ricerca fattuale, Lozowick ha scritto un libro che, come ha detto Yehuda Bauer, "è di eccezionale importanza per la ricerca sull'Olocausto".

GLI EBREI DI TRIESTE
a cura di Silva Bon - Editrice Goriziana
 L'opera è frutto di una ricerca pluriennale, motivata da forte impegno civile, che ha portato l'Autrice a sondare i multiformi aspetti della presenza degli ebrei a Trieste nel Novecento. La componente ebraica, fiorente negli anni Trenta, è fotografata nelle sue esplicazioni sociali e comunitarie, segno di radicamento vivace ed attivo nella città giuliana. La violenta persecuzione fascista e nazista negli anni Trenta e Quaranta e le possibili risposte degli ebrei triestini sono ricostruite nella sequenzialità drammatica ed incalzante degli avvenimenti, sulla base di carte d'archivio ritrovate in Italia, in Germania, in Slovenia, in Grecia.
Tali materiali affiancano e fanno da contrappunto alle fonti a stampa e alla letteratura coeve, di matrice fascista, pubblicate nella Venezia Giulia e in Italia. Numerose interviste a testimoni delle comunità sottolineano il forte impatto del "problema ebraico" nel mondo sociale, economico, culturale giuliano e suffragano l'interpretazione, che scaturisce netta dall'ampia messe di documenti, di un processo di discriminazione dalla connotazione peculiare fin dai primi anni Trenta. I materiali documentari inoltre ricostruiscono i legami, derivanti dalla sostanziale continuità di istituzioni e personaggi, tra la persecuzione fascista e quella nazista e compongono nel loro giusto spessore gli anni, fitti di accadimenti, del razzismo di Stato e dell'occupazione tedesca a Trieste.

DEPORTATI A MAUTHAUSEN 1943-1945
a cura di Giovanni Baima Besque - Editrice Archetipo Libri
 Giovanni Baima Besquet, arrestato a Torino il 17 ottobre 1943 e deportato a Mauthausen, al suo ritorno, nonostante la sofferenza provocata dal ricordo, "nel candido letto del Sanatorio" tracciò una serie di schizzi, corredandoli con didascalie, più o meno lunghe e dettagliate, frutto della tragica esperienza personale, comune a quella di migliaia di altri deportati (di qui l'uso della terza persona plurale). Si tratta di un documento reso pubblico precocemente (gennaio 1946) non con l'intento "di fare un'opera di pregio artistico", bensì "in omaggio alla Memoria dei Compagni Caduti per amore della Libertà".

UNIVERSITA' E ACCADEMIE NEGLI ANNI DEL FASCISMO E DEL NAZISMO
a cura di Zunino P. G - Editrice Olschki
 storia del fascismo e del nazismo presenta come è noto significative coincidenze, accanto anche a sensibili differenze. Il rapporto tra mondo della ricerca e regime si colloca tendenzialmente sul piano delle convergenze. A ben pochi nuclei di studiosi e ricercatori, in effetti, fu concesso di rimanere al riparo dalla influenza rigidamente proveniente dall'alto. Una analisi comparativa per quanto riguarda le scienze naturali offre nuove prospettive di analisi, mostrando, tra l'altro, come esse non fossero certo meno condizionate dall'ideologia dominante.

DOVE ERA DIO ? Il discorso di Auschwitz
a cura di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) - Editrice Queriniana
 "Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? Non permettere mai più una cosa simile" (dal discorso di Benedetto XVI in occasione della visita al campo di sterminio di Auschwitz).
«In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?».
«È in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda alta voce di perdono e di riconciliazione, grido al Dio vivente di non permettere più una simile cosa». Benedetto XVI .

NERI NEI CAMPI NAZISTI
a cura di Bilé Serge - Editrice Emi
 Questo libro svela un aspetto spesso trascurato della seconda guerra mondiale: la deportazione dei neri nei campi di concentramento e di sterminio della Germania hitleriana. Africani, antillani, americani furono arrestati e deportati per lo più a causa della loro partecipazione a movimenti di resistenza. Abbassati al rango di bestie, perché erano neri, uomini e donne furono sottoposti a ogni sorta di umiliazione. Il volume raccoglie testimonianze raccolte dai sopravvissuti in Germania, Francia, Spagna, Belgio, Norvegia, Martinica, Costa d'Avorio, Suriname, Senegal e Stati Uniti.

FOSSOLI - Memoria privata, rimozione pubblica
a cura di Ori Anna M., Franzinelli Mimmo - Editrice In Dialogo
 Il volume raccoglie gli atti del convegno riguardante il campo di Fossoli promosso dalla Fondazione Ambrosianeum e dall'Azione Cattolica Ambrosiana. Gli interventi di Anna Maria Ori e di Mimmo Franzinelli, seguiti dalle testimonianze di alcuni parenti delle vittime, da una sezione di lettere di internati e da alcuni dei significativi documenti fotografici allestiti in occasione della mostra, ricostruiscono la storia di un luogo dove si consumò uno dei capitoli più tragici del periodo nazi-fascista.

I FIGLI DI HITLER - La selezione della «razza ariana», i figli degli invasori tedeschi nei territori occupati
a cura di Giovanna De Angelis - Editrice Boroli
 Fra i crimini commessi dal regime nazista uno dei più gravi fu quello compiuto in nome della «purezza della razza», che comportò lo sterminio di ebrei, rom, omosessuali e altri ancora appartenenti alle «razze inferiori».
In questo progetto rientrò anche il tentativo di «costruire» ex novo la pura razza «ariana» facendo accoppiare soldati delle SS con donne nordiche, ritenute «di buon sangue». Nacquero così all’interno del progetto razziale Lebensborn (fonte di vita) i cosiddetti «figli della guerra», divenuti dopo la sconfitta del Reich (e accanto ai nati dalle unioni libere tra donne dei Paesi occupati e militari tedeschi) soggetti scomodi, avvolti dal silenzio generale, sui quali pesarono per anni la vergogna e i sensi di colpa di nazioni intere.
In questo libro, attraverso una serie di saggi di diversi autori, vengono analizzati l’atteggiamento della pubblica opinione, la questione della nazionalità e del mantenimento, le soluzioni proposte a livello istituzionale ai vari problemi dopo la fine del conflitto, dove alla generosità e ai principi umanitari si alternavano troppo spesso espressioni di cinismo impensabili.
Da ultimo vengono presentati alcuni casi personali. È infatti nella vita dei singoli «figli della guerra» e delle loro madri che si catalizzano e si sommano le conseguenze degli eventi storici: l’odio e la vendetta dell’opinione pubblica verso il «bastardo tedesco» o «la puttana del tedesco», il marchio di infamia impresso alle donne «fraternizzanti», i silenzi, il rifiuto. Proprio su questa crudele ripulsa poggia il dramma di quelle vite innocenti. Il volume, che raccoglie i contributi di vari studiosi, è a cura di Kjersti Ericsson ed Eva Simonsen dell’Università di Oslo.

OSTAGGI DELLE SS NELLA ALPENFESTUNG - La deportazione dalla Germania all’Alto Adige
a cura di Ori Hans-Günter Richardi - Editrice Raetia
 Il libro documenta per la prima volta il trasporto di famosi prigionieri e dei loro familiari dai campi di concentramento tedeschi all’Alto Adige. I 139 prigionieri provenienti da 17 nazioni vennero deportati dalle SS nelle Alpi, dove dovevano essere a disposizione del capo della polizia nazista Dr. Ernst Kaltenbrunner per le trattative con gli alleati. Tra gli internati vi erano l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, l’ex primo ministro francese Léon Blum nonché familiari del colonnello Claus Schenk conte di Stauffenberg, che il 20 luglio 1944 compì l’attentato ad Adolf Hitler. I prigionieri italiani più famosi erano invece Mario Badoglio, figlio del Capo di Governo italiano, Tullio Tamburini e Eugenio Apollonio, capo e vice-capo della Polizia nella Repubblica di Salò e alcuni generali.
Nell’aprile 1945 i prigionieri vennero trasportati da un Sonderkommando delle SS da Innsbruck a Villabassa nell’Alta Pusteria, dove il 30 aprile 1945 la Wehrmacht li liberò dalla prigionia. La Wehrmacht ne assunse la protezione e li portò all’hotel “Lago di Braies”, dove il 4 maggio 1945 vennero consegnati alle truppe americane. Passati sotto la loro tutela, furono suddivisi in due convogli e portati nel sud d’Italia. L’odissea attraverso mezza Europa si concluse finalmente a Capri.

DIMENTICARE MAI - Opzioni, campo di concentramento di Dachau, prigioniero di guerra, ritorno a casa
a cura di Franz Thaler - Editrice Raetia
 “Dimenticare mai“ è la storia drammatica di un ragazzo appartenente ad una famiglia d’agricoltori del sudtirolo. Franz Thaler frequentava la scuola italiana fascista, quando nel 1939, durante le Opzioni, suo padre decide di rimanere e di diventare così cittadino italiano. Franz e i suoi cinque fratelli sono visti da allora in poi come dei “Walsche” (dispregiativo per italiani). Nel 1944, Thaler rifiuta di combattere per l’esercito italiano e scappa nelle montagne per consegnarsi poco dopo, evitando cosi delle ritorsioni contro i suoi genitori. La sua via crucis incomincia qui e lo porterà nelle varie prigioni e infine nel campo di concentramento di Dachau. Nell’agosto del 1945 ritorna, ormai ventenne, a casa, distrutto mentalmente e fisicamente. Franz Thaler descrive il periodo politicamente difficile delle opzioni, la sua fuga e i suoi anni a Dachau.
Il libro è diventato ormai un classico per la storia dell’Alto Adige.

NON MI AVRETE - Disegni da Mauthausen e Gusen. La testimonianza di Germano Facetti e Lodovico Belgiojoso
a cura di Marzia Ratti - Editrice Silvana Editoriale
 Quattordicesimo numero della collana dei Quaderni della Palazzina delle Arti di La Spezia, il volume accompagna una mostra che presenta al pubblico un documento eccezionale e drammatico allo stesso tempo: il taccuino di disegni e ricordi “confezionato” da Germano Facetti grafico e designer di livello internazionale, noto art director della Penguin Book dal 1960 al 1972 durante la prigionia nel campo di concentramento di Mauthausen.
In questo taccuino, la cui copertina è fatta con il tessuto della casacca di prigionia, egli aveva riunito i disegni suoi e del suo compagno di prigionia Lodovico Barbiano Belgiojoso altro nome famoso nella storia dell’architettura italiana, fondatore dello studio B.B.P.R. e ideatore di opere come la Torre Velasca di Milano la mappa delle baracche, un indirizzario delle persone che avevano coltivato la speranza di potersi rivedere, alcune poesie: povere reliquie che aveva potuto trattenere, sfuggendo ai pericolosi controlli tedeschi, per costruire un personale archivio della memoria.
Il catalogo ripropone le immagini dei pannelli che riproducono il taccuino, con brevi, toccanti commenti tratti dai suoi ricordi, dai testi che Belgiojoso aveva pubblicato e da altri che lo stesso Facetti riteneva adeguati a esprimere la sua esperienza. Il volume accoglie i testi di Marzia Ratti, Paolo Crepet, Francesco Della Porta, Ersilia Perona e due testimonianze su Facetti e Belgiojoso di Gino Piarulli e Gianfranco Maris .

HITLER REGALA UNA CITTA' AGLI EBREI
a cura di Oliveri, Dario - Editrice L'Epos
 Nel gennaio del 1941, nel corso della Conferenza di Wannsee, i gerarchi del nazismo decisero di istituire, nel quadro della soluzione finale, un ghetto ebraico nellantica fortezza di Theresienstadt, alle porte di Praga. Dal 1941 al 1945 Theresienstadt divenne lultima enclave della cultura ebraica nellEuropa di Hitler: intellettuali, attori, musicisti e compositori daranno vita ad una delle più straordinarie avventure culturali del XX secolo, mentre i nazisti adotteranno il ghetto come set surreale per un incredibile film di propaganda.

NECROPOLI
a cura di Boris Pahor - Editrice Fazi
 Campo di concentramento di Natzweiler-Struthof sui Vosgi. L’uomo che vi arriva, un pomeriggio d’estate insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanza di anni torna nei luoghi dove era stato internato. Subito, di fronte alle baracche e al filo spinato trasformati in museo, il flusso della memoria comincia a scorrere e i ricordi riaffiorano con il loro carico di dolore e di commozione. Ritornano la sofferenza per la fame e il freddo, l’umiliazione per le percosse e gli insulti, la pena profondissima per quanti, i più, non ce l’hanno fatta. E come fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo e nell’anima, si snodano le infinite vicende che ci parlano di un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, unite però alla solidarietà tra prigionieri, a un’umanità mai del tutto sconfitta, a un desiderio di vivere che neanche in circostanze così drammatiche si è mai perso completamente.
Scritto con un linguaggio crudo che non cede all’autocommiserazione, Necropoli è un libro autobiografico intenso e sconvolgente. E se Boris Pahor ci racconta la sua esperienza del mondo crematorio perché la memoria non si perda e la storia non sia passata invano, quella che ci dà non è però solo la fedele testimonianza delle atrocità dei lager nazisti, è anche un emozionante documento sulla capacità di resistere e sulla generosità dell’individuo.

LE DONNE E LA SHOAH
a cura di Giovanna De Angelis - Editrice Avagliano
 All'interno dell'ormai amplissima produzione di studi sulla Shoah, le donne sono quasi invisibili. Talora al centro di memorie, analisi, racconti orali, la loro presenza nei lager nazisti non è mai stata oggetto di una sistematica analisi storiografica che mettesse in luce la specificità della loro condizione, delle loro esperienze, del loro porsi in relazione con l’orrore della persecuzione e dello sterminio. Questo saggio riempie questo vuoto, affrontando alcune delle questioni cardinali dell’esperienza concentrazionaria femminile: prima tra tutte, la relazione tra ricostruzione storica e memoria individuale. L’autrice ha indagato le ragioni e i moventi di quella sorprendente capacità di resistenza che le donne dimostrarono all’interno dei ghetti e dei campi. Un percorso nutrito da numerose testimonianze e riflessioni, da Hannah Arendt a Edith Bruck a Etty Hillesum e Getrud Kolmar, portatrici durante la persecuzione di una stupefacente testimonianza riguardo alle potenzialità di una “libertà dentro alla non-libertà” e di un ripensamento della nozione di dolore nei termini di tramite conoscitivo, di viatico di un risveglio e di una possibile rigenerazione interiori.

CATTURA E PROCESSO DI EICHMANN +
a cura di Pearlman Moshe - Editrice Utet
 Il Processo Eichmann mette in scena l'assoluta "normalità" del male. Racconta il processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann, l'uomo che organizzò la Shoah da dietro una scrivania e che, sparito alla caduta del regime nazionalsocialista, fu per molti anni introvabile. Nel 1960 gli agenti israeliani lo scovarono in Argentina e lo portarono in Israele, dove fu processato e condannato a morte. Lo stato di Israele visse in diretta televisiva (le udienze furono riprese dalle telecamere) un processo in cui per la prima volta i padri raccontavano ai figli il dramma della Shoah. Nel Dvd tutta la drammatica documentazione visiva del processo. Nel libro "È lui: Eichmann" di Moshe Pearlman, la storia dell'avventurosa cattura del criminale nazista.

IL PODESTA' "GIUSTO D'ISRAELE"
a cura di Gabriele Rigano - Editrice Guerini e associati
 Il 16 giugno 1997 lo Yad Vashem ha conferito il titolo di Giusto tra le Nazioni a un italiano poco noto: Vittorio Tredici. Nonostante il suo nome sia sconosciuto a molti, Vittorio Tredici ha lasciato vari segni del suo passaggio nei luoghi in cui è vissuto, attraversando e prendendo parte ai grandi eventi della prima metà del secolo scorso. Risulta più interessante di quanto si creda a prima vista ripercorrere la parabola biografica di uno degli italiani che di fronte al male radicale della Shoah ha saputo fare una scelta in favore degli ebrei, mettendo a repentaglio la sicurezza propria e dei familiari. Combattente nella prima guerra mondiale, Tredici, al ritorno nella vita civile in Sardegna, milita insieme a Lassù, Bellieni, Pili, nel Partito Sardo d'Azione. Sarà uno dei protagonisti del passaggio dal Partito Sardo d'Azione al Partito Nazionale Fascista nel 1923. Fu primo podestà di Cagliari e successivamente deputato ed esperto minerario del regime. A Roma nel 1943 salvò una famiglia di ebrei e un dirigente partigiano, collaborando all'attività di soccorso e assistenza organizzata negli ambienti ecclesiastici della capitale. Quella di Tredici è la storia di un sardista, di un fascista, di un cattolico; ma è soprattutto la storia di un uomo complesso, irriducibile alle schematizzazioni politiche e alle semplificazioni di parte.

LA RESISTENZA SILINZIOSA - Leggi razziali e occupazione nazista nella memoria degli ebrei di Roma
a cura di Giovanna De Angelis - Editrice Guerini e associati
 "Accadono a Roma cose incredibili". E l'inizio dell'ultima pagina del diario che un ebreo romano, ufficiale delle Regie Forze Armate, scrive all'alba del 16 ottobre 1943, poco prima di essere catturato e avviato al campo di sterminio di Auschwitz. "Cose incredibili", infatti: nel giro di pochi anni le leggi razziali, e poi le deportazioni, sconvolgono e distruggono la vita della più antica comunità ebraica italiana. Gli ebrei della capitale vivono la discriminazione razziale con incredulità e amarezza, ignari tuttavia della tragedia che si va preparando. Protagonisti delle storie raccontate in questo libro sono, all'epoca, ragazzi, poco più che adolescenti. Sono sopravvissuti a volte per caso, a volte perché la solidarietà e l'amicizia dei loro concittadini - spesso dei religiosi - sono stati più forti della paura delle rappresaglie, I loro ricordi, che pacatamente intrecciano insieme eventi drammatici e piccole vicende della vita quotidiana, testimonianze dai campi di sterminio e vivaci ritratti del popolo del Portico d'Ottavia, sono consegnati ai giovani di oggi perché non si perda la memoria del più grave crimine contro l'umanità di cui deve rispondere il nostro secolo.

IL SANGUE DEI VINCITORI
a cura di Storchi Massimo - Editrice Alberti
 Rastrellamenti, deportazioni, fucilazioni. Torture. I venti mesi di sangue della Repubblica di Salò lasciarono una striscia di dolore e rancore che trovò come primo drammatico esito la giustizia sommaria dei giorni della Liberazione e poi i processi istruiti a carico dei maggiori criminali fascisti. Utilizzando per la prima volta gli atti della Corte di Assise Straordinaria di Reggio Emilia si ripercorrono i drammatici giorni della feroce repressione antipartigiana e il tentativo fallito di dare giustizia alle centinaia di vittime della repressione dei corpi armati di Salò, al servizio dell’occupante tedesco. Una ricerca che vuole essere un piccolo contributo per ricordare come la mancanza di una giustizia “vera” per i crimini fascisti abbia rappresentato un deficit etico e politico nella costruzione di una comune identità repubblicana, un’identità che non riesce tuttora a trovare, in un passato così difficile e tormentato, radici abbastanza forti per affrontare le nuove sfide della nostra contemporaneità.
Massimo Storchi, storico, ha scritto: Uscire dalla guerra. Ordine pubblico e forze politiche. Modena 1945-1946 (FrancoAngeli, 1995), Combattere si può vincere bisogna. La scelta della violenza fra Resistenza e dopoguerra. Reggio Emilia 1943-1946 (Marsilio Editori, 1998), Sangue al bosco del Lupo. Partigiani che uccidono partigiani. La storia di “Azor” (Aliberti, 2005), oltre a diversi saggi su fascismo, cooperazione, lotte politiche e sociali nel dopoguerra in Emilia Romagna. E’ responsabile scientifico di Istoreco (Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia).

GLI SPETTRI DEL QUARTO REICH - Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi
a cura di Dolcetta Marco - Editrice Bur
 Strasburgo, 10 agosto 1944. All'Hotel Maison Rouge si danno convegno, all'insaputa di Hitler, i vertici politici, industriali e finanziari della Germania nazista con l'obiettivo di mettere a punto le strategie per salvare uomini e capitali prima della disfatta ormai certa. Da qui l'autore muove l'indagine nelle pieghe più oscure degli ultimi cinquant'anni. Un viaggio che ripercorre le fughe rocambolesche in Sud America di criminali nazisti del calibro di Mengele e Eichmann (e forse dello stesso Hitler); che ricostruisce la trama di connivenze che hanno indotto i russi e gli americani a riciclare l'imponente apparato spionistico del Reich; che indaga sulle complicità di capi di stato come Stroessner e Peron (la cui moglie Evita era probabilmente una spia tedesca); e che approda all'oggi, al sottobosco intricato dei movimenti neonazisti. Attraverso una smisurata mole di documenti e dati e dando voce ai sopravvissuti e ai loro discendenti, Dolcetta compone le tessere di un mosaico inquietante, dove i "vecchi signori" hanno nutrito nuove generazioni di adepti, aggrappati a un credo mai morto, oggi più vitale e minaccioso che mai.

RORSCHACH A NORIMBERGA - I gerarchi nazisti a processo fra memoria storica e riflessione psicoanalitica
a cura di Niels Peter Nielsen , Salvatore Zizolfi - Editrice Angeli
 Il volume attinge a dei documenti straordinari: i protocolli Rorschach dei gerarchi nazisti processati a Norimberga. Questo materiale è giunto fino a noi dopo una storia singolare, una storia fatta di ostacoli, controversie, invidie e timori che per anni ne hanno relegato in secondo piano la rilevanza.
Affiancando l'analisi integrata dei protocolli alle testimonianze e agli scritti autobiografici del periodo della prigionia, ai documenti psicologici e alle notizie storiche dell'epoca, gli autori hanno delineato, fra le altre, le personalità di alcuni tra i maggiori esponenti del Terzo Reich: Hermann Göring (il Feldelmaresciallo del Reich), Rudolf Hess (il delfino infedele), Albert Speer (l'architetto di Hitler) e Hjalmar Schacht (il mago delle finanze).
Se è vero che, di fronte ad eventi di grande portata traumatica, abbandonare le resistenze al ricordo richiede tempi assai lunghi, è vero anche che la ricerca "postuma", grazie ai nuovi materiali che mette a disposizione della memoria, può facilitare il recupero del ricordo. Tale è la convinzione che ha guidato lo studio degli autori: il lavoro dello storico si intreccia a quello dell'analista che, attraverso la competenza critica del metodo psicoanalitico, può liberare il passato e suscitare il dibattito.
Senza trascurare la rilevazione oggettiva dei dati quantitativi, gli autori hanno valorizzato il ruolo della "soggettività interpretante", alla ricerca di un'ipotesi costruttiva: dietro un'apparente normalità risaltano alcuni aspetti peculiari della struttura personologica dei gerarchi nazisti, che rinviano ad un universo di profonda ipocrisia che mente su morte e vita, e misconosce e autorizza la violenza.
Nel segreto dell'organizzazione perversa del loro mondo interno si agita un nuovo mondo: un mondo alla rovescia, un mondo di morte.

UNA VOCE INASCOLTATA - Lino Jona tra sionismo e leggi razziali
a cura di Rosaria Odone Ceragioli - Editrice Angeli
 Attraverso documenti di famiglia, lettere e fotografie il testo ripercorre la vita di Lino Jona, un giovane ebreo morto a 24 anni nel 1942. La ricostruzione degli anni della sua formazione e del suo impatto con le leggi razziali connettono la sua storia a innumerevoli altre, e forniscono un quadro emblematico dei livelli di consapevolezza con cui la comunità ebraica piemontese subì le leggi razziali e del clima di generale indifferenza in cui esse furono accolte nella società italiana.

I BOLLETTINI DI DACHAU
a cura di Giuseppe Berruto , Bruno Vasari - Editrice Angeli
 Dalla lunga e complessa storia del Lager di Dachau, dall'inizio - il primo allestito in Germania nel 1933, pochi giorni dopo l'ascesa al potere di Hitler - alla Liberazione (29 aprile 1945) e oltre, fino al rimpatrio dell'ultima pattuglia dei prigionieri italiani (13 luglio 1945), abbiamo scelto di occuparci dei bollettini Gli italiani in Dachau , pubblicazioni giornaliere edite dal Comitato italiano a partire dal 1° maggio 1945 e destinate ad informare gli italiani di ciò che accadeva nel mondo esterno dal quale erano rimasti così a lungo separati. Avevano anche lo scopo di dare notizie pratiche, di adeguamento alle nuove necessità della gestione del Lager liberato, di far conoscere istanze alle autorità di occupazione, di calmare le impazienze per il rimpatrio che non poteva non essere graduale, di rianimare i deportati con degli editoriali, risuscitare l'interesse per la politica e la morale, informare sugli accadimenti in altri Lager.

LA VITA OFFESA - Storia e memoria dei lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti
a cura di Anna Bravo , Daniele Jalla - Editrice Angeli
 Il cammino percorso dalia memoria dei Lager è in gran parte indicato da questa oscillazione tra il bisogno di verità e la difficoltà ad affermarla, tra lo sforzo di contrastare l'indifferenza del mondo e il silenzio come protesta; ma anche tra la spinta soggettiva a ricordare e quella opposta a dimenticare. Ostacoli esterni e interni non hanno interrotto questo cammino, facendo arrivare fino a noi un grande e inespresso patrimonio di esperienze. A quarant'anni di distanza, la raccolta delle storie di vita degli ex deportati promossa dall'Aned in Piemonte, l'ha trasformato in racconto dando voce a tutti, in particolare a coloro - e sono la stragrande maggioranza - che non avevano mai trovato ascolto al di fuori della famiglia e del piccolo gruppo degli amici. Dalla stessa volontà nasce questo libro in cui parlano 200 sopravvissuti, in un montaggio di più di 900 brani tratti dalle 10.000 pagine di trascrizione delle loro testimonianze.

DAL BUIO DEL SOTTOSUOLO - Poesie e lager
a cura di Alberto Cavaglion - Editrice Angeli
 In una lettera a Umberto Saba del 1949 Primo Levi scriveva tutta la sua ammirazione per il poeta triestino, di cui aveva appena letto le Scorciatoie e raccontini, ritrovandovi, scrive, "molto del mio mondo, non del Lager, voglio dire; meglio, non solo del Lager". E sul finire della lettera aggiungeva: "Ma tutto questo mi ha toccato meno di quel Suo coraggio, di quella Sua avidità vigile di nulla lasciare inesplorato, di tutto sollevare dal buio del sottosuolo alla luce della consapevolezza". Sollevare la memoria del Lager dal "buio del sottosuolo" è il compito che si prefiggono Saba, Levi e molti autori europei che nel secondo dopoguerra hanno scritto poesie sul Lager: Vittorio Sereni, Paul Celan, Jean Cayrol, Charlotte Delbo, Robert Desnos. Sempre Levi dirà in una famosa intervista che "dopo Auschwitz non si può fare poesia se non su Auschwitz". Questo volume, che raccoglie gli atti di un Convegno svoltosi a Torino nel gennaio 2005, intende per la prima volta mettere a confronto diverse tradizioni letterarie - francesi, italiane, tedesche, israeliane -, stabilendo un vincolo forte fra coloro che credono alla necessità della poesia nella società contemporanea.

DIARIO DI UN PARTIGIANO EBREO : Gennaio 1940 - Febbraio 1944
a cura di Emanuele Artom - Editrice Bollati Boringhieri
 I diari di Emanuele Artom, che vengono qui pubblicati per la prima volta in edizione integrale, sono composti di due parti distinte. La prima concerne il periodo che va dal 1° gennaio 1940 al 10 settembre 1943, ed è una fonte straordinaria di notizie sulla vita culturale torinese di quegli anni, sugli effetti materiali e psicologici dei bombardamenti alleati sulla popolazione, sui processi sociali che prendono l’avvio tra la caduta di Mussolini il 25 luglio1943 , la firma dell’armistizio e l’inizio dell’occupazione tedesca. La seconda parte, che va dal novembre 1943 al 23 febbraio 1944, riguarda invece l’esperienza partigiana di Artom e offre una rappresentazione immediata e priva di retorica della vita delle bande, delle dinamiche sociali interne, dei contrasti politici e personali, delle tensioni tra popolazioni locali e combattenti. La cronaca degli eventi piccoli e grandi che segnano la vita dei resistenti è in primo piano, ma intrecciate ad essa compaiono dense riflessioni sull’etica dei resistenti, sulle implicazioni politiche e morali delle scelte che, giorno dopo giorno, essi dovettero compiere per affrontare le sfide del momento. Dalle annotazioni del diario risulta evidente come per Artom il senso della lotta non stesse tanto e solo nello scontro armato, quanto nella possibilità di delineare una socialità e una moralità diverse, di trovare una linea di demarcazione di tipo etico che distinguesse fascisti e antifascisti.
Sono questi gli elementi che fanno dei diari di Artom un documento di grande efficacia storiografica e li pongono fra le testimonianze più alte della moralità della Resistenza

LA VENDETTA E' IL RACCONTO : Testimonianze e riflessioni sulla Shoah
a cura di Pier Vincenzo Mengaldo - Editrice Bollati Boringhieri
 Il tempo trascorso dalla Shoah e l'immane letteratura cresciuta intorno a essa non sembrano averla consegnata agli archivi della comprensione umana; a sovrastarci è ancora e sempre l'oltranza dell'evento, che ci mette di fronte, con Macbeth, a una storia "piena di frastuono e di furore, che non significa nulla". In quello strepito abitato dall'inumano, Mengaldo tende l'orecchio ai frammenti di senso che solo le fonti testimoniali ci lasciano percepire. E il suo libro si distingue proprio per l'intonazione polifonica e contrappuntistica che conferisce alle voci del dolore, accostandole e giustapponendole tra loro. Più che il perché, è il «come» dello sterminio a guidare il suo procedere tra vuoti e pieni della memoria delle vittime, tra banalità del male e modernità, tra linguaggi dei lager e muta eloquenza dei corpi, tra metamorfosi dell’odio antisemita e tentativi di preservare tracce di cultura umana nell’orrore della deportazione. Illuminanti per il discorso critico risultano sia le concordanze perfette sia le evidenti discordanze nella rammemorazione degli stessi avvenimenti, e i sistematici raffronti di entrambe con la memorialistica dei gulag o le scritture private in altre prigionie.

ORDINE DEL GIORNO : STERMINIO DEGLI EBREI - La conferenza del Wannsee del 20 gennaio 1942
a cura di Pätzold Kurt, Schwarz Erika - Editrice Bollati Boringhieri
Il 20 gennaio 1942 il capo della Direzione centrale per la sicurezza del Reich riunì, in una villa di un elegante sobborgo di Berlino, quattordici persone tra segretari e sottosegretari di Stato, funzionari ministeriali di grado equivalente, generali e ufficiali delle SS per consultarsi con loro sulle conseguenze di quanto era ormai cosa decisa: sterminare tutti gli ebrei d'Europa. Il verbale della riunione, destinato a restare segreto, fu redatto su ordine e dietro istruzione di Heydrich da Adolf Eichmann. Solo nel 1947 il verbale venne trovato dagli americani: nel volume si trovano lettere, verbali, appunti, testimonianze che riguardano direttamente la conferenza del gennaio 1942.

INTELLETTUALE AD AUSCHWITZ
a cura di Jean Amery - Editrice Bollati Boringhieri
 Il libro di Améry è un tenace catasto di molte sconfitte. L'etica in nome della quale il nazismo era stato combattuto viene negata dalla violenza e dal terrore imperanti in altre, varie parti del mondo; l'antisemitismo risorge in altri modi e in altre forme. Con inesorabile precisione e passione di verità, Améry registra le disfatte dello spirito di Auschwitz, a cominciare dalla peculiare inferiorità nella quale, nel Lager, vengono a trovarsi gli intellettuali, che l'inadeguatezza alla dimensione meramente fisica cui è stata ridotta la vita rende paria fra i paria, e che l'umanesimo scettico e autocritico, privo di certezze assolute, rende più indifesi rispetto a chi, come i credenti religiosi e i militanti marxisti ortodossi, possiede una fede incrollabile e una spiegazione inoppugnabile, che aiutano a sopportare torture, privazioni, umiliazioni e morte. Un'altra, ancor più insidiosa fragilità dell'intellettuale consiste nella riflessione, che gli impedisce di illudersi e, costringendolo a scrutare sino in fondo l'annientamento della morale del Lager, lo induce a interrogarsi sulla debolezza della morale stessa dinanzi alla realtà e a dubitare dei valori che non hanno saputo dominare il corso degli eventi.

ANCORA CILIEGIE ZIO SS +
a cura di Olla Roberto - Editrice Rai Eri
 A Terezin, il lager ghetto inventato dalla propaganda del Terzo Reich, va in scena una rappresentazione terribile. Si lotta per la vita recitando le battute scritte dai nazisti. Ma contemporaneamente, proprio là, dove nessuna ribellione è possibile, si combatte una "rivolta dello spirito" con le armi della musica, del cinema, dell'arte, della cultura. Terezin è l'altro estremo dell'Olocausto. Il campo di attesa e selezione per lo sterminio. L'interfaccia di Auschwitz.. Nello Shoah finiscono per intrecciarsi destini e vite di tre persone che hanno in comune solo le lunghe radici, dai monti della Transilvania alla ricca Danimarca, dalla operosa Odessa e dall'affascinante San Pietroburgo alla cosmopolita Berlino. Dal cuore di una cultura europea destinata ad esplodere in mille pezzi, muovono rte racconti sullo sfondo della grande storia del secolo. Tre storie che attraversano la pagina più nera vissuta dall'umanità e finiscono, incredibilmente, in Italia.

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