|
La Case Editrici qui di seguito elencate, hanno pubblicato una serie di libri molto interessanti sotto l'aspetto educativo della Shoah e dell'universo concentrazionario, che vanno sicuramente presi in considerazione visto il loro alto contenuto storico nei diversi gradi di orientamento. Altresì, abbiamo inserito i volumi più facilmente reperibili online e nelle classiche librerie. Molte sono state le Case Editrici e gli Autori che hanno aderito alla nostra iniziativa "Leggere la Shoah". Gli aderenti sono elencati nella pagina introduttiva.
In questa sezione sono elencati i libri (41 Volumi) delle Case Editrici : Baldini Castoldi Dalai - Nicola Teti - Neri Pozza - Studium - Mediascope. - Cooper - Newton Compton - Ombre Corte - Piemme - Il Nuovo Melangolo - Tropea - Corbaccio - Edizioni Studio Domenicano - L'Ancora del Mediterraneo - EGA Edizioni Gruppo Abele - Sestante
INDICAZIONI : = Video
L'UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO 1943-1945
a cura di David Rousset - Editrice Baldini Castoldi Dalai
 Non è quindi l'antisemitismo, secondo Rousset, il tratto distintivo della filosofia delle SS. Furono circa un milione le persone coinvolte direttamente nell'esecuzione materiale dell'Olocausto e nella gestione dei lager nazisti in tutta Europa; tutte, a suo avviso, partorite dall'incandescente crogiuolo della lotta politica nella Germania weimariana.Contro le spiegazioni etnocentriche della «predisposizione» dei tedeschi, Rousset rimette in campo quindi l'esclusiva centralità della politica, lasciando intravedere dietro l'abominio dell'universo concentrazionario la pace umiliante di Versailles e la crisi della Repubblica di Weimar'È proprio alla portata analitica e conoscitiva della coppia oppositiva «vincitori e vinti» che Rousset affida la sua «spiegazione» dell'universo concentrazionario. La vittoria del nazismo ha avuto un effetto devastante, il terrore che ne è seguito ha bruciato tutti i livelli di consapevolezza, ha colpito il cuore e le menti degli uomini, ha sgretolato ogni forma di appartenenza sociale e collettiva, anche quelle apparentemente granitiche della classe operaia.

I ME CIAMAVA PER NOME : 44.787 - Vierundvierzigtausendsiebenhundertsiebenundachtzig. Risiera di San Sabba
a cura di Renato Sarti - Editrice Baldini Castoldi Dalai
 "Siamo in pochi, la generazione sta andando. Però la nostra Risiera potrebbe anche essere un punto di riferimento, d'incontro, di solidarietà." Con queste parole, pacate e civili, si chiude l'atto unico in uno smorzato silenzio, il silenzio della commozione e della memoria, prima che gli applausi rompano il diaframma tra il presente e il passato. E' quello che avvenne nel luglio del 1995, alla presenza di migliaia di spettatori, quando fu celebrato il Cinquantenario della Liberazione all'interno della Risiera di San Sabba, a Trieste. Lì, fra il giugno del 1944 e la fine della guerra, furono uccise e cremate dalle tremila alle cinquemila persone, colpevoli soltanto di essere di etnia diversa o di professare idee politiche differenti da quella nazifascista: sloveni, croati, italiani ed ebrei. E questo testo teatrale, vera e propria messa in scena di numerosi documenti, non è altro che la testimonianza dei pochi che sopravvissero allo sterminio e alla deportazione. Ma è soprattutto il contributo dell'autore "alla sua idea di decontaminazione di quell'edificio le cui fondamenta sono scese al centro dell'inferno". Il testo, nato in quell'occasione celebrativa - cui presero parte fra gli altri Giorgio Strehler, Moni Ovadia, Paolo Rossi e Omero Antonutti - è stato poi portato con successo in altri teatri, principalmente alla presenza di un pubblico di studenti. Ma con innumerevoli ostacoli. Per la sistematica opera di rimozione del nostro recente passato i giovani sembrano vivere la memoria storica come un ramo su cui stanno seduti. I documenti su cui si basa la riduzione di questo testo, segnalazione speciale al Premio Riccione per il teatro, nascono dalla raccolta degli storici triestini Marco Coslovich e Silva Bon dell'Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli-Venezia Giulia.

LE SS ITALIANE
a cura di Primo De Lazzari - Editrice Nicola Teti
 «Perché tanti italiani circa ventimila nel vortice del conflitto che insanguinò la nostra Patria giurarono fedeltà alla Germania nazista, ponendosi agli ordini di Adolf Hitler?
Anch’essi si schierarono con il suo esercito, spesso partecipando ai suoi atroci eccidi di civili inermi, donne, vecchi, bambini, neonati, sacerdoti perpetrati in moltelocalità […]
Chi erano questi ventimila armati, organizzati da militari fanatici e agli ordini di ufficiali tedeschi, non pochi autopromossi sul campo con gradi inesistenti e ammiratori del nazismo germanico?
Che cosa li spingeva a combattere una guerra già persa, tradendo di fatto e di diritto il proprio Paese?» .

UNA NAVE PER L'INFERNO
a cura di Gilbert Sinoue - Editrice Neri Pozza
 Qualche mese dopo la Notte dei Cristalli, Adolf Hitler autorizzò gli Ebrei che ne avessero fatto richiesta a lasciare la Germania. Ad Amburgo la Saint-Louis, una nave battente bandiera nazista, partì con a bordo 937 passeggeri, di cui 550 femmine e bambini. Erano tutti ebrei tedeschi, tutti muniti di visto e con destinazione La Havana. Speravano di soggiornare a Cuba, prima di ricevere il permesso d'entrata negli Stati Uniti. Ma né il governo cubano, o statunitense, o canadese e neppure quelli dei diversi paesi dell'America latina accolsero i profughi e la Saint-Louis visse una tragedia qui ricostruita grazie alle testimonianze dei sopravvissuti e a documenti d'archivio.

ITALIANI , BRAVA GENTE ?
a cura di Angelo Del Boca - Editrice Neri Pozza
 Negli anni che vanno dall’unità del nostro Paese alla fine della seconda guerra mondiale si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà. In genere le stragi sono state compiute da «uomini comuni», non particolarmente fanatici, non addestrati alle liquidazioni in massa. Uomini che hanno agito per spirito di disciplina, per emulazione o perché persuasi di essere nel giusto eliminando coloro che ritenevano «barbari» o «subumani».
Angelo Del Boca esamina, in questo libro, gli episodi più efferati, quelli che costituiscono senza dubbio le pagine più buie della nostra storia nazionale: i massacri di intere popolazioni del meridione d’Italia durante la cosiddetta «guerra al brigantaggio»; l’edificazione nell’isola di Nocra, in Eritrea, di un sistema carcerario fra i più mostruosi; le rapine e gli eccidi compiuti in Cina nel corso della lotta ai boxers; le deportazioni in Italia di migliaia di libici dopo la «sanguinosa giornata» di Sciara Sciat; lo schiavismo applicato in Somalia lungo le rive dei grandi fiumi; la creazione nella Sirtica di quindici lager mortiferi per debellare la resistenza di Omar el-Mukhtàr in Cirenaica; l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite per accellerare la resa delle armate del Negus; lo sterminio di duemila monaci e diaconi nella città conventuale di Debrà Libanòs; la consegna ai nazisti, da parte delle autorità fasciste di Salò, di migliaia di ebrei, votati a sicura morte.
È vero che nell’ultimo secolo e mezzo molti altri popoli si sono macchiati di imprese delittuose, quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia, soltanto gli italiani hanno gettato un velo sulle pagine nere della loro storia ricorrendo ossessivamente e puerilmente a uno strumento autoconsolatorio: il mito degli «italiani brava gente», un mito duro a morire che ci vuole «diversi», più tolleranti, più generosi, più gioviali degli altri, e perciò incapaci di atti crudeli.
Con la sua scrittura chiara e documentata, Angelo Del Boca mostra invece come dietro questo paravento protettivo di ostentato e falso buonismo si siano consumati, negli ultimi cent’anni, in Italia, in Europa e nelle colonie d’oltremare, i crimini peggiori, gli eccidi più barbari. Crimini ed eccidi commessi da uomini che non hanno diritto ad alcuna clemenza, tantomeno all’autoassoluzione .

LA SANTA SEDE E LA QUESTIONE EBRAICA (1933-1945)
a cura di Duce Alessandro - Editrice Studium
 Viene offerta in queste pagine una visione ampia, complessiva dell'opera svolta dalla Santa Sede e dalle sue strutture diplomatiche nel periodo che va dall'ascesa al potere dei nazionalsocialisti al 1945; un "decennio" molto tormentato delle relazioni europee ed internazionali.
La questione razziale e il problema ebraico occupano un posto di rilievo nell'azione vaticana nell'intero arco di tempo in questione. C'è peraltro da osservare che questa presenza è caratterizzata da una continua evoluzione nei diversi teatri geografici e temporali. Per favorire una conoscenza più completa dei fatti e dei protagonisti, tenendo conto della vastissima letteratura esistente, ma al di là di interpretazioni strumentali spesso contrapposte, l'autore ha inteso compiere uno sforzo per ritornare ai documenti, sia a quelli editi che a quelli contenuti negli archivi e mai pubblicati: troppi sono stati utilizzati parzialmente, spesso in modo non corretto, a volte ignorati del tutto. Il confronto drammatico e impari della Chiesa con il regime hitleriano che avanza in Europa è analizzato su questa base paese per paese, in pagine spesso impressionanti. Ne risulta un libro coinvolgente, che fa giustizia di posizioni preconcette e getta luce sul dibattito storiografico relativo ad un periodo complesso e drammatico della nostra storia.

7 OTTOBRE 1943 - La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti
a cura di Anna Maria Casavola - Editrice Studium
 Il libro getta luce su un evento completamente e inspiegabilmente dimenticato la deportazione ad opera dei nazisti di duemila, duemilacinquecento Carabinieri , prologo alla più nota deportazione degli oltre mille ebrei. 7 ottobre - 16 ottobre 1943: due date strettamente collegate.
Kalppler evidentemente odiava i Carabinieri almeno quanto gli ebrei. Ma era solo lui ad odiarli?
Grazie all'accesso a documenti non più secretati di archivi militari italiani, tedeschi ed alleati, un episodio sconosciuto dopo molti anni è stato ricostruito. «Questa appassionata e accurata ricerca - scrive Antonio Parisella nella Prefazione - si inserisce a pieno titolo nell'evoluziofe degli studi sulla Resistenza italiana all'occupazione nazista e alla Repubblica sociale Italiana».
L'autrice. che collabora da anni con il Museo storico della Liberazione di via Tasso in Roma e con l'Associazione nazionale ex internati nei Lager nazisti, ha potuto esplorare in presa diretta materiale in gran parte inedito di straordinario interesse storico e umano, ricavandone informazioni preziose e ulteriori testimonianze alle ragioni del "NO" a Hitler e a Mussolini degli intentati italiani. E un libro che dà voce a tante voci. Una storia dal basso contro l' arroganza della forza in nome della coscienza e della dignità, dalla parte di militari anonimi, i senza nome; un patrimonio morale e civile tutto da scoprire.

SECONDO COSCIENZA - Il diario di Giacomo Brisca 1943-1944
a cura di Barbara Bechelloni, Enzo Orlanducci, Nicola Palombaro - Editrice Mediascope.
 Chi sono gli IMI? Internati Militari Italiani, così vennero chiamati i 650 mila soldati e ufficiali dell’esercito italiano che, dall’8 settembre 1943 all’8 maggio 1945, furono deportati ed internati nei lager nazisti. Quotidianamente ricattati perché aderissero alle forze dell’Asse, la maggior parte di loro rifiutò con un reiterato “NO!” di aderire, rendendo sempre più dure le condizioni di prigionia. Uno di questi, Giacomo Brisca, riuscì a salvarsi e riportò quotidianamente le sue vicissitudini in un diario. Solo adesso, dopo la sua morte, è stata autorizzata la sua pubblicazione. L’ANRP Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari ha promosso il lavoro di ricerca che è alla base di questo libro, rendendo possibile la trascrizione integrale del diario, la sua analisi e contestualizzazione. Un diario straordinario perché scritto da uno dei tanti e non da un intellettuale. Semplici annotazioni di fatti, eventi e pensieri, scritte giorno dopo giorno sui fogli di un piccolo blocco notes durante il primo anno di internamento. Senza trascurare il necessario rigore dell’analisi dei documenti, che affronta i complessi temi della memoria, dell’identità, della storia e della scrittura autobiografica, legati alle vicende storiche e alle pagine del diario, è scaturito un lavoro dal linguaggio agevole, arricchito da altre testimonianze, come quella di Michele Montagano, che s’intrecciano, per esperienza e storia, a quella di Brisca come di molti altri.

POLIZIOTTI - I direttori dei campi di concentramento italiani (1940-1943)
a cura di Amedeo Osti Guerrazzi - Editrice Cooper
 Durante la Seconda Guerra Mondiale in Italia furono allestiti una cinquantina di campi di concentramento per rinchiudervi civili stranieri, ebrei, zingari e tutte quelle persone considerate "pericolose nelle contingenze belliche". A capo di queste strutture furono posti dei funzionari di polizia di cui si è praticamente persa ogni memoria. Chi erano questi poliziotti? Quali carriere avevano alle spalle? Come si comportarono nei campi e quale fu il loro destino dopo la caduta dei fascismo? Attraverso tredici biografie di essi, Amedeo Osti Guerrazzi cerca di dare una risposta a questi interrogativi.

I SOLDATI EBREI DI HITLER
a cura di Bryan Mark Rigg - Editrice Newton Compton
 Il crescente bisogno di uomini da parte della Wehrmacht, divenne quasi impossibile per questi soldati scampare al destino di milioni di altre vittime del Terzo Reich. Basato su vaste e approfondite ricerche negli archivi e sulle fonti secondarie, e su oltre quattrocento interviste dell’autore a Mischlinge e a loro familiari, questo libro apre un nuovo capitolo di un argomento che pure è stato molto studiato nel corso degli ultimi anni, indagando un ulteriore aspetto di quella realtà umiliante, folle, disonesta e tragica che fu la Germania di Hitler. Le migliaia di pagine di documenti e le testimonianze orali (8mm e video vhs) che l’autore ha raccolto per questo libro sono conservati a Friburgo, in Germania, presso il Bundesarchiv-Militärarchiv. Chi volesse saperne di più può contattare l’autore all’indirizzo Bryan.Rigg@aya.yale.edu.

GLI IMPUTATI DI NORIMBERGA
a cura di Eugene Davidson - Editrice Newton Compton
 Il processo di Norimberga ha rappresentato la migliore risposta ai crimini del Terzo Reich? Si è trattato veramente di un processo equo, considerato che gli imputati si sono difesi affermando che nel compiere le orribili nefandezze di cui sono stati accusati stavano servendo il proprio paese ed eseguendo ciò che era stato loro ordinato di fare? E se non giusto, è stato ciò nonostante un monito necessario per prevenire crimini futuri contro l’umanità? Come mai i tedeschi e la Germania si sono resi responsabili di tante atrocità?
Eugene Davidson ha cercato di rispondere a queste e a moltissime altre domande esaminando con attenzione ogni singolo caso, ognuno dei ventidue imputati. Il suo è considerato lo studio definitivo e più completo sul processo di Norimberga pubblicato in questo volume. La sua conclusione, riluttante ma al tempo stesso ferma, è che “in un mondo di complesse relazioni umane in cui viene fatta una giustizia sommaria comunque preferibile al linciaggio o alla fucilazione, il processo di Norimberga dovrebbe essere difeso in quanto evento politico se non come tribunale”. Alcune sentenze sono sembrate troppo severe, ma nessuna è stata certo più dura delle pene inflitte a persone innocenti dal regime che gli imputati servivano. “In un certo senso”, sostiene Davidson, “il processo è riuscito a fare ciò che si suppone ogni azione legale debba fare: ha cioè convinto perfino il colpevole che il verdetto contro di lui era giusto”. Dal punto di vista legale le decisione prese dal tribunale militare internazionale di Norimberga che coinvolgevano emotivamente milioni di persone non sono certo ineccepibili, ma rappresentano comunque il primo tentativo di mettere sotto accusa chi, forte del proprio potere, si è macchiato di crimini contro l’umanità, nonché una testimonianza storica di enorme portata, da preservare debitamente per le generazioni future.

LA VERA STORIA DELLE SS
a cura di Robin Lumsden - Editrice Newton Compton
 Un agghiacciante racconto di intrighi e nepotismi, deliri di onnipotenza e stermini di massa nella germania del Terzo Reich
La vera storia delle SS è molto più complessa di quanto l’opinione comune possa immaginare: è un racconto fatto di intrighi e nepotismi, presunti richiami filosofici e significati simbolici. È la storia di un’organizzazione guidata da un uomo convinto di essere la reincarnazione del re sassone Enrico i, fondatore dell’Impero Germanico; di efferati criminali che riuscirono a farsi nominare primi ministri e funzionari di polizia; la storia di opere caritatevoli e stermini di massa decisi nello stesso palazzo; e di generali che guidavano eserciti immensi in devastanti campagne di conquista. Questo volume ricostruisce nel dettaglio l’origine, lo sviluppo e l’organizzazione delle SS, soffermandosi sugli effetti ad ampio raggio che esse ebbero sulla polizia, sulle politiche razziali, sulla storia, l’educazione, l’economia e la società della Germania. Nessun aspetto della questione viene trascurato: non è parso superfluo, ad esempio, evidenziare il fatto che per i membri delle ss si disegnassero uniformi e capi di abbigliamento tali da distinguerli in quanto élite nascente nella società del Terzo Reich. Particolare attenzione l’autore riserva al rapporto tra le SS e la guerra, valutando sia i reali esiti sul campo di battaglia, sia le atrocità commesse nei territori occupati. Scritto con competenza e rigore, questo volume illumina un capitolo fondamentale della storia del nostro secolo e si pone come uno studio della massima autorevolezza sulla Germania di Hitler.

LA CHIESA CATTOLICA E L'OLOCAUSTO
a cura di Michael Phayer - Editrice Newton Compton
 L'evoluzione del pensiero ecclesiastico dall'ascesa di Adolf Hitler alla condanna ufficiale dell'antisemitismo nel 1965.
Alla Chiesa cattolica sono state rivolte accuse gravissime per il suo comportamento durante l'Olocausto. Le colpe principali sarebbero il suo silenzio ufficiale, il suo antisemitismo, l'assenza di iniziative, almeno in apparenza, per salvare vite umane. Ma davvero Pio xii fu "il papa di Hitler"? Secondo Michael Phayer, autore di questo volume, il fatto di aver continuamente puntato i riflettori sul papa ha finito per mettere in ombra la vera questione: il cattolicesimo e l'Olocausto. Servendosi di un gran numero di documenti ecclesiastici, Phayer indaga ciò che hanno fatto la Chiesa e i cattolici, come singoli individui, nel periodo cruciale che va dall'ascesa di Hitler alla condanna ufficiale dell'antisemitismo da parte della Chiesa nel 1965.
La Chiesa cattolica e l'Olocausto fornisce un quadro obiettivo di ciò che i cattolici fecero - o non fecero - negli anni in cui Hitler rimase al potere e, cosa non meno importante, traccia l'evoluzione del pensiero ufficiale della Chiesa durante la ricostruzione della Germania, la guerra fredda e le graduali riforme teologiche che portarono al Concilio Vaticano ii.

PURIFICARE E DISTRUGGERE
a cura di Michael Tregenza - Editrice Ombre Corte
 Tra il 1939 e il 1943, due milioni di esseri umani vennero assassinati con il monossido di carbonio nelle camere a gas naziste. Erano per la maggior parte ebrei, ma anche pazienti disabili tedeschi e polacchi, prigionieri di guerra russi, rom e sinti, detenuti politici dei campi di concentramento. Le uccisioni di ammalati ritenuti un peso per la società, condotte nella Germania nazista a partire dal 1939, inaugurarono una metodologia di sterminio delle "vite indegne di essere vissute" che avrebbe avuto il suo esito più catastrofico nel genocidio degli ebrei d'Europa, attuato nella fase più acuta mediante la somministrazione di gas letali. Furono proprio tali uccisioni a portare alla messa a punto di tecniche di eliminazione fisica di massa, di strutture e di "protocolli" che sarebbero serviti, qualche mese più tardi, da know how nell'individuazione di metodi più "avanzati" per portare a compimento la progettata estinzione dell'ebraismo. Quando, dopo l'invasione dell'Unione sovietica nell'estate del 1941 e le prime fucilazioni di ebrei nei territori occupati, si fece strada la necessità di individuare forme più "evolute" di distruzione, furono proprio le camere a gas ancora in funzione sul territorio tedesco a suggerire la soluzione e a fornire lo staff di specialisti che l'avrebbe applicata.
Ripercorrendo il processo decisionale che provocò l'uccisione di più di 100.000 disabili del Reich, questo primo volume, relativo agli anni '39-'41, apre squarci impressionanti sulla natura dei pianificatori e degli esecutori del programma di "eutanasia" e getta uno sguardo complessivo sulla radicalizzazione della violenza genocidiaria nazista.
Il secondo volume, di prossima pubblicazione, prenderà in esame il periodo 1941-1943 offrendo la ricostruzione più aggiornata sull'evoluzione dei campi di sterminio dell'Aktion Reinhardt - Belzec, Sobibor e Treblinka - oltre ai profili criminali di Christian Wirth, tra i maggiori responsabili degli stermini condotti nel Governatorato generale, dei suoi collaboratori e di cosa è accaduto loro dopo la guerra.

ITALIANI SENZA ONORE
a cura di Costantino Di Sante - Editrice Ombre Corte
 All'aggressione militare dell'Jugoslavia da parte italiana dell'aprile 1941 seguì, nei trenta mesi dell'occupazione, una politica di "pacificazione" attuata attraverso l'esercizio sistematico e pianificato della violenza ai danni della popolazione civile. All'indomani della cessazione della guerra, il governo jugoslavo presieduto da Tito reclamò, perché potessero essere giudicati, i militari e civili italiani ritenuti responsabili dei crimini. Nonostante gli accordi internazionali prevedessero la loro estradizione, il governo italiano si mosse per evitarne la consegna e impedire che i processi venissero celebrati, negando di fatto la possibilità che di quei crimini si potesse serbare una memoria giudiziaria. Ciò fu possibile anche grazie alle controrelazioni realizzate nel 1945 dallo Stato Maggiore dell'esercito, nelle quali si sminuivano le accuse jugoslave, addossando la responsabilità delle violenze commesse alla guerra fratricida esplosa tra le popolazioni slave e alle aggressioni portate dal movimento partigiano alle truppe italiane.
Per la prima volta presentati nella loro interezza, l'atto d'accusa jugoslavo e i documenti della difesa italiana, qui raccolti e commentati, risultano uno strumento prezioso per comprendere le logiche e i metodi che si accompagnarono alla spietata occupazione italiana e per far luce sulle responsabilità e sulle complicità nella perpetuazione dei crimini, che contribuirono ad alimentare la spirale di terrore nel confine orientale.

TESTIMONI DELLA CATASTROFE
a cura di Carlo Saletti - Editrice Ombre Corte
 Tra l’ottobre 1944 e il gennaio 1945, con lo smantellamento dei quattro crematori e delle annesse camere a gas si chiudeva l’ultima fase del genocidio ebraico attuato ad Auschwitz. Collocate all’estrema periferia di Birkenau, nei due anni precedenti le istallazioni avevano costituito un centro di messa a morte seriale, ove centinaia di migliaia di deportati ebrei, condotti da ogni angolo dell’Europa, erano stati deliberatamente privati dell’esistenza.
Il Sonderkommando - come era chiamata la squadra speciale addetta alle istallazioni - era parte di quella "linea di produzione". Isolati dal resto dei deportati, i prigionieri dei crematori avevano condotto la loro precaria esistenza al cospetto della distruzione della propria gente e di quanti, secondo il criminale disegno coltivato dal nazionalsocialismo, dovevano scomparire. Dei poco più di duemila ebrei che ne avevano fatto parte, un centinaio sopravvisse fortunosamente alla fine del campo. Alcuni di loro ebbero la forza di raccontare al mondo quanto avevano visto e vissuto. Già nelle settimane successive alla liberazione del campo, Alter Feinsilber, Schlomo Dragon e Henryk Tauber, ebrei polacchi immatricolati ad Auschwitz tra il marzo 1942 e il gennaio 1943, resero la loro testimonianza davanti a una Commissione d’inchiesta polacca, consegnando un inappellabile atto d’accusa per i crimini commessi nella fabbrica della morte. Per la prima volta tradotte in lingua italiana, le tre deposizioni sono qui raccolte e corredate da un ampio commento storico-documentario sulle strutture omicide di Auschwitz-Birkenau.

STORIA POLITICA DEL FILO SPINATO
a cura di Olivier Razac - Editrice Ombre Corte
 In poco più di un secolo, il filo spinato è diventato un simbolo universale di oppressione, tirannia e violenza. Nato in America del Nord come dispositivo destinato a contenere le mandrie e allontanare gli Indiani, ha trovato il suo impiego massiccio nella guerra di trincea tra il 1914 e il ’18, e poi di nuovo negli arcipelaghi concentrazionari del mondo intero nel corso di tutto il XX secolo. Strumento poco costoso e straordinariamente efficacie nel delimitare i territori dell'inclusione e dell'esclusione, il filo spinato figura tra le invenzioni che hanno segnato la storia del Novecento. Ancora oggi, affiancando sofisticati dispositivi di controllo, appare come uno strumento a cui il potere non riesce a rinunciare: lo ritroviamo a delimitare i luoghi in cui vengono rinchiusi gli stranieri in attesa di espulsione o attorno i campi profughi prodotti dalle guerre in giro per il mondo e, in generale, in tutte quelle situazioni in cui si intende rimarcare l'inviolabilità di un confine Il suo impiego tradisce uno dei segreti meglio custoditi dall’economia biopolitica: ciò che si applica alle mandrie si applica anche all’uomo.

I FANTASMI DELLA STORIA
a cura di Régine Robin - Editrice Ombre Corte
 Come la lingua per Esopo, anche la memoria può essere la migliore o la peggiore delle cose. A partire dagli ultimi anni del secolo scorso, le società occidentali si sono riempite del loro passato e i cittadini sono stati investiti dal vortice dei discorsi pubblici sulla memoria: un'immensa cacofonia nella quale si mescolano, assieme al riemergere delle ferite della storia, i clamori suscitati dalle controversie pubbliche, spesso inconciliabili, e i conflitti che nascono dall'uso politico del passato. Da ogni parte ci si giri, un qualche evento finisce nelle maglie del presente per essere commemorato, riscritto o sottoposto a giudizio. Se le società non possono vivere senza memoria, componente essenziale nella costruzione dell'identità, nondimeno è necessario domandarsi cosa significhi ricordare, oggi e nelle moderne democrazie di massa, e quali siano le insidie di una memoria che si va saturando.
Sono queste le tematiche che il libro affronta, soffermandosi essenzialmente sull'esempio della Germania, il paese che forse più di ogni altro in Europa ha vissuto nell'ultimo secolo gli eccessi della storia. Documentando le fasi di elaborazione della memoria succedutesi a partire dal dopoguerra, sino ad arrivare alle aspre polemiche dell'oggi, il libro propone un inventario delle diverse modalità con cui si è cercato di rendere "abitabile" il passato e offre l'occasione al lettore di seguire un dibattito poco conosciuto in Italia ma cruciale politicamente per il presente.

LE RAGIONI DI UN SILENZIO - La persecuzione degli omosessuali durante il fascismo e il nazismo
a cura di Circolo Pink - Editrice Ombre Corte
 Il fatto che la ricerca storica possa fornire finora soltanto una stima approssimativa del numero degli uomini internati con il "triangolo rosa", ci parla dell'estremo isolamento in cui i sopravvissuti omosessuali sono stati costretti a vivere, sentendosi raramente parte di un collettivo. Il silenzio loro imposto dalle società del dopoguerra li ha atomizzati. La loro persecuzione divenne destino individuale. Deliberatamente esclusi dalla cultura della memoria, trattati come criminali e pervertiti, agli omosessuali che lasciarono i campi nel 1945 non è stata riconosciuta la dignità di "sopravvissuti". Essi hanno unicamente sopravvissuto. La ricerca storica e la cultura della memoria hanno taciuto per decenni la violenta repressione che i regimi nazista e fascista operarono, con modalità e intensità diverse, nei confronti degli omosessuali, contribuendo al silenzio sulle vittime e i sopravvissuti. Ancora oggi, determinata da un clima di pregiudizi e conflitti che rendono difficile sviluppare forme appropriate di memoria, la ricerca sull’Olocausto riserva alla persecuzione degli omosessuali un posto poco più che marginale. Gli interventi e i materiali raccolti in questo libro intendono rompere questo silenzio colpevole.

COSMOPOLI - Figure dell'esilio ebraico-tedesco
a cura di Enzo Traverso - Editrice Ombre Corte
 L'ascesa del nazismo al potere, nel 1933, segna l'inizio di un gigantesco esodo della cultura tedesca, una cultura in gran parte incarnata da intellettuali ebrei. Dispersi tra le due sponde dell'Atlantico, questi outsiders hanno profondamente rinnovato il pensiero occidentale, sia in Europa che in America. Nei saggi qui riuniti, l'autore mette a fuoco alcuni frammenti singolari e affascinanti dell'esilio ebraico-tedesco. Al di là del luogo comune, giusto ma unilaterale, che lo descrive come una "vita mutilata", l'esilio è sondato in queste pagine come un osservatorio del tutto nuovo sul mondo e sulla storia. Gli scritti e le lettere di Theodor W. Adorno, Hannah Arendt, Walter Benjamin, Siegfried Kracauer e Joseph Roth rivelano i tratti salienti dell'esilio come esperienza umana e intellettuale: la solitudine del senzapatria, lo sguardo dello straniero, la bohème per necessità, il cosmopolitismo del "patriota d'hotel", l'extraterritorialità di chi vive "fuori luogo" e, infine, l'acosmia: una "perdita del mondo" che spesso è soltanto il tragico rovesciamento dialettico dell'amore per il mondo. Da questa condizione esistenziale ed epistemologica emerge una pagina straordinaria della storia intellettuale del xx secolo.

I NAZISTI CHE HANNO VINTO - Le brillanti carriere delle SS nel dopoguerra
a cura di Fabrizio Calvi - Editrice Piemme
 Un patto col diavolo. Una rete di rapporti e interessi inconfessabili che lega a filo doppio vincitori e "vinti". E lo scenario che emerge da questa coinvolgente inchiesta che si basa su un enorme massa di materiali d'archivio finalmente desecretati. Una lettura che evidenzia il disinteresse per la Shoah da parte degli Alleati come prologo di una cospirazione del silenzio che nel corso degli anni ha intessuto una ragnatela di rapporti economici, infiltrazioni, connivenze, fino a rendere prassi l'utilizzo di criminali di guerra nazisti. Boia come Karl Hass, uno dei responsabili dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, assoldato nell'organizzazione Los Angeles con l'incarico di infiltrare il partito comunista italiano. Un'altra organizzazione clandestina Hacke, fondata da ex appartenenti al regime nazista, e infiltrata da agenti sovietici, estenderà le sue ramificazioni in tutta Europa, mentre saranno più di diecimila i criminali nazisti accolti negli Stati Uniti. Condotta con rigore e talento narrativo, l'indagine di Calvi consente di ricostruire una struttura mostruosa, cinica e a volte incomprensibile, che evidenzia complicità a ogni livello. E una lettura medita che, seguendo le brillanti carriere di ex SS e propagandisti di Hitler, addirittura sino ai vertici di aziende multinazionali, restituisce il senso di un'ingiustizia intollerabile. E ci dice che le vittime hanno perso due volte, mentre i carnefici, in molti, hanno vinto.

UN TRENO SENZA RITORNO
a cura di Charlotte Delbo - Editrice Piemme
 Una testimonianza vibrante dell'esperienza trascorsa ad Auschwitz. L'arrivo dei treni della morte, l'illusione di un riposo impossibile, i bambini strappati alle madri, il freddo, i corpi senza vita gettati nella neve, e, tra loro, qualcuno che ancora si muove tendendo disperato le braccia. La fame, la disperazione, la morte, compagne inseparabili come il fumo di quei camini che non smettono di fumare. In un susseguirsi di scene lucide e terribili, si delineano gli orrori di quell'esperienza dalla quale «nessuno sarebbe dovuto tornare».

LA FUGA DEI NAZISTI - Mengele, Eichmann, Priebke, Pavelic da Genova all'impunità
a cura di Casazza Andrea - Editrice Il Nuovo Melangolo
 Il libro prende avvio dalla notizia dell'apertura degli archivi segreti del Centro di Immigrazione di Buenos Aires avvenuta nella primavera del 2003. Una desecretazione legata a filo doppio alla pubblicazione negli Stati Uniti, e quindi in Argentina, del saggio dello storico e giornalista Uki Goni "Operazione Odessa", che accende i riflettori anche su Genova. La città viene indicata quale luogo di passaggio, soggiorno e imbarco di alcuni fra i più noti e sanguinari ufficiali delle SS, di collaborazionisti francesi e croati. Nel periodo che va dalla fine del 1948 agli inizi del 1951, sono transitati criminali come Ante Pavelic, duce degli ustascia, Josef Mengele, il medico della morte, Adolf Eichmann, pianificatore della "soluzione finale", Klaus Barbie, il boia di Lione, Erich Priebke, il capitano delle SS responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine. Di ciascuno vengono ora ricostruite le modalità dell'arrivo e del soggiorno a Genova, i dettagli della partenza e della successiva latitanza, spesso dorata, nell'Argentina di Peron.

OLTREMARE SUD - La fuga in sommergibile di più di 50 gerarchi nazisti
a cura di Salinas Juan, De Napoli Carlos - Editrice Tropea
 Alla fine della Seconda guerra mondiale, un convoglio di sommergibili tedeschi salpa dalla Norvegia diretto in America latina, con il tacito consenso dell'ammiragliato britannico. Questa operazione segreta degenera in tragedia con un conto finale di cinque navi colate a picco e più di 400 morti. Nella sua rotta verso l'Argentina, uno dei sommergibili affonda una corvetta in acque nordamericane. Un'altra delle imbarcazioni fuggitive si scontra con l'incrociatore brasiliano "Bahia" e lo affonda causando 336 morti. Contro ogni evidenza, tutti e due i fatti sono dichiarati accidentali. Poi, in momenti diversi, gli U-Boot arrivarono sulle coste argentine, coperti dall'Armada argentina in complicità con gli ammiragli di Gran Bretagna e Stati Uniti. Attraverso un'indagine storica dettagliata, sulla base di documenti inediti che tanto Londra quanto Washington sottoposero a segreto di stato per 75 anni, Juan Salinas e Carlos De Napoli squarciano il velo sull'ultima operazione segreta del Terzo Reich, gettando luce sulle manovre di quegli U-Boot e sulla possibile presenza a bordo di gerarchi nazisti in fuga. Emergono così i motivi della clamorosa complicità della marina argentina, dell'ammiragliato britannico e di quello americano, che coprirono la missione tedesca falsificando gli interrogatori dei marinai arrestati e sigillando i documenti con il segreto militare.

IL DIO IN ARMI - La Gran Bretagna e la nascita dello Stato di Israele
a cura di Hamilton Jill - Editrice Corbaccio
 Le radici dellattuale conflitto mediorientale, una delle minacce più gravi allordine mondiale, risalgono ai primi decenni del ventesimo secolo quando, sullonda del movimento sionista, le grandi potenze europee furono coinvolte nella decisione di creare quello Stato di Israele che vedrà la luce nel 1948. In questo libro si analizzano le scelte politiche e strategiche, avallate da forti convinzioni religiose, dei leader inglesi e americani, dalla dichiarazione Balfour del 1917, alla formazione di un corpo darmata di soldati ebrei allinterno dellesercito britannico durante la prima guerra mondiale, alle pressioni esercitate dal primo ministro inglese Lloyd George, alla fondazione dello Stato dIsraele con il sostegno del presidente Truman.

DOPO L'ALBA - La liberazione di Bergen-Belsen, 1945
a cura di Shephard Ben - Editrice Corbaccio
 Nell'aprile del 1945 le truppe inglesi entravano nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Ciò che trovarono fu un indescrivibile spettacolo di orrore e depravazione. Non ultima, dovettero affrontare una sfida sanitaria di proporzioni immani: tifo, dissenteria, malattie psichiatriche, denutrizione. Con l'obiettività di uno storico della medicina, lui stesso ebreo, Shephard racconta nei dettagli - anche quelli più angoscianti - i mesi successivi alla liberazione. Nonostante gli sforzi dei medici inglesi, ben 14.000 individui che erano scampati alla follia nazista trovarono comunque la morte.

TEDESCHI IN FUGA
a cura di Knopp Guido - Editrice Corbaccio
 Nel gennaio 1945 l'Armata Rossa combatte ormai in territorio tedesco, e centinaia di migliaia di persone, soprattutto donne, vecchi e bambini, si danno a una fuga precipitosa. A piedi e su carri o slitte, in un clima polare, si avventurano lungo strade secondarie, esposti agli attacchi dei sovietici. Una tragedia che si protrae ben oltre la fine della guerra: in totale saranno quindici milioni i tedeschi scacciati o deportati dai territori orientali della Germania e più di due milioni non sopravviveranno all'esodo. Frutto di un lavoro di ricerca negli archivi e di raccolta di centinaia di testimonianze, il libro di Guido Knopp è una ricostruzione storica in cui, accanto all'esposizione oggettiva dei fatti, emergono vicende personali e familiari, affiorano sentimenti e emozioni di persone che senza volerlo si trovarono scaraventate nel vortice della Storia.

OLOCAUSTO
a cura di Knopp Guido - Editrice Corbaccio
 Guido Knopp analizza tutte le fasi dell'Olocausto negli aspetti più noti e meno noti, come l'atteggiamento degli Alleati verso il massacro che si stava compiendo e di cui erano a conoscenza, i movimenti di resistenza interna e i tentativi di ribellione, gli episodi di vendetta post '45 degli ebrei internati nei confronti dei loro aguzzini. L'orrore è palpabile dalla descrizione del primo assassinio nell'Est occupato fino all'industria dell'omicidio rappresentata dai campi di sterminio.

IL PROTOCOLLO DI WANNSEE E LA SOLUZIONE FINALE
a cura di Roseman Mark - Editrice Corbaccio
 Nel 1947, durante il processo di Norimberga, venne ritrovato un documento segreto sulla conferenza che si tenne il 20 gennaio 1942 fra i vertici delle SS e dello stato nazista, nella quale vennero discussi gli aspetti "organizzativi" della soluzione finale. Di fatto la soluzione finale era già stata avviata da almeno sei mesi e per di più alla riunione, fortemente voluta da Heydrick, capo delle SS, non prese parte Hitler. Roseman non si limita a ricostruire l'avvenimento in sé, ma indaga a fondo il paradosso di un'élite istruita che discute il genocidio sorseggiando cognac e fumando sigari e da qui ricostruisce il rapporto fra Hitler, il grande assente, la classe dirigente nazista e la Germania di allora.

PROCESSO ALL'OLOCAUSTO
a cura di Guttenplan David D. - Editrice Corbaccio
 L'11 gennaio 2000, di fronte alla Royal Court di Londra, inizia il processo che vede protagonisti lo storico revisionista David Irving contro la ricercatrice americana Deborah Lipstadt, accusata di averlo calunniato. La causa si trasforma presto in un processo sul genocidio. L'intento di Irving è di dimostrare l'impossibilità di affermare con certezza che l'olocausto sia effettivamente avvenuto e di negare l'intenzionalità del genocidio; così, il processo si sposta a un altro livello e i giudici devono affrontare un'analisi quasi filologica delle fonti e delle interpretazioni revisioniste per arrivare a negarle.

I TESTIMONI DI GEOVA E IL TERZO REICH - Inediti di una persecuzione
a cura di Aveta Achille, Pollina Sergio - Editrice Edizioni Studio Domenicano
 Nel corso delle persecuzioni antisemite i Testimoni di Geova hanno avuto un ruolo molto discusso e poco chiaro. Alcuni affermano che, almeno inizialmente nel 1933, cercarono un compromesso con il governo di Hitler arrivando ad assumere posizioni antisemite pur di proteggere se stessi, mentre loro si difendono con un'accusa uguale e contraria: sarebbero state le Chiese cristiane, piuttosto, ad essere ispiratrici e complici del potere nazista. Queste reciproche accuse che fondamento hanno?I Testimoni furono davvero "vittime dimenticate" dell'olocausto?Quale fu il ruolo di Joseph Rutherford, secondo presidente della Torre di Guardia americana, nella gestione dei rapporti con il governo tedesco e nel proselitismo della Germania del Terzo Reich?Penton, in questo scritto, tenta di dipanare la matassa riesaminando con cautela gli eventi a partire da documenti inediti .

LA POLITICA DEL MASSACRO
a cura di AA.VV - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 Estate 1944: l'esercito tedesco elabora e mette in atto una "politica del massacro" di civili attuata senza pietà nei confronti delle popolazioni, per perseguire i diversi obiettivi dell'occupazione. La "politica del massacro" segue logiche strategiche specifiche nelle diverse realtà regionali e locali; molto dipende dai "carnefici", di cui qui si cerca di assumere la prospettiva, soprattutto nel caso di quelli che si mostrano più violenti e spietati di altri... Il filo conduttore resta la ricostruzione dei fatti e della memoria della violenza, che si intreccia con quello dell'indagine sulla "responsabilità" partigiana: una memoria comunque divisa, segmentata ma ancora forte nelle comunità colpite dagli eccidi.

DA QUESTA PARTE PER IL GAS
a cura di Borowski Tadeusz - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 "Tadeusz Borowski si pone in maniera totalmente nuova e diversa rispetto al modo ormai tradizionale di scrivere dell'occupazione nazista e dei lager. Infatti, ha creato testi di grande valore in cui ciò che lo interessa è soprattutto la vita quotidiana. Un simile metodo comporta una diversa scelta dei fatti: vuole riprodurre un quadro rappresentativo, medio, di fenomeni e di sensibilità. Così i racconti mostrano tanto le forme composite della vita sotto l'occupazione, fondata su un commercio patologico e pericoloso, quanto la lotta per la sopravvivenza nei lager, una lotta brutale e tragica perché fa emergere nella natura umana i suoi lati primordiali. La sua sincerità senza precedenti, addirittura imbarazzante, non risparmia nessuno né tace nulla. Così sono nate le pagine di questo libro che imprimono indelebilmente nella nostra memoria le devastazioni operate nella psiche umana dai meccanismi dell'occupazione e soprattutto del lager. E l'autore si astiene dal fare una propria diagnosi, lascia al lettore il compito di trovare delle definizioni adeguate a simili devastazioni: l'indifferenza verso gli altri, la scomparsa delle più elementari reazioni del cuore, l'avidità, l'egoismo". (Wislawa Szymborska) .

TERRA BRUCIATA - Le stragi naziste sul fronte meridionale
a cura di Gribaudi Gabriella Ascione Salvo De Santo Andrea - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 L'ordine emanato il 18 settembre comandava di avanzare distruggendo il territorio e lasciando alle spalle 'terra bruciata' senza alcun riguardo verso la popolazione. Napoli e la Campania vennero a trovarsi sulla linea di fuoco quando era più forte il desiderio di vendetta verso gli italiani 'traditori', nel momento dello sbarco alleato e al centro di uno dei combattimenti più duri e sanguinosi della campagna d'Italia. Per ricostruire le stragi naziste che ne conseguirono, e per indagare le caratteristiche della violenza dell'occupazione tedesca, la natura delle forme di resistenza da parte della popolazione, il rapporto tra combattenti e civili, la relazione tra memorie pubbliche e private, si incrociano fonti ufficiali (ritrovate negli archivi nazionali e internazionali) e fonti orali raccolte in un minuzioso lavoro sul campo, con l'intento di dare voce a quella popolazione civile che è stata la grande vittima della guerra ma anche, per lungo tempo, la vittima inascoltata. Questo straordinario affresco, come una sorta di romanzo polifonico narrato in prima persona dalla popolazione civile, ci restituisce un capitolo inedito di storia sociale della guerra.

CHE MALE C'E' - Indifferenza e atrocità tra Auschwitz e i nostri giorni
a cura di Donaggio Enrico - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 Auschwitz non è stata un'improvvisa e inspiegabile eruzione di bestiale barbarie. Si è trattato anzi di un momento di sintesi, ambiguo e perverso, dei tratti di fondo della modernità occidentale. Forse il primo di una lunga catena di orrori, frutto di una scelta consapevole, di un premeditato calcolo (Hiroshima segue di poco i campi di sterminio), il cui ultimo anello sono le recenti "guerre di pace", dove efferate atrocità vengono realizzate per fini superiori o addirittura a "fin di bene". Oggi si assiste a un'esplosione del male che, dall'11 settembre alle risposte americane in Iraq, sembra governare il mondo. La condizione attuale sembra quella dettata da un nuovo comandamento: dacci oggi il nostro male quotidiano.

ANDREMO IN CITTA'
a cura di Bruck Edith - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 «Il mio fratellino Beni mi tirò a se stringendomi la mano con tutte le sue deboli forze e disse: "Pensi veramente che io guarirò un giorno?". "Ne sono sicura" dissi io "e adesso ascolta. Tutti i giorni alla stessa ora il treno, prima di rallentare, fischia. Lo senti? Non si ferma proprio, ma rallenta e noi avremo il tempo di saltarci sopra. Dovrai essere svelto. Io ti prenderò per mano come ora e hop! Una volta dentro è fatta. Quando vedo la grande stazione vuol dire che siamo in città. Poi scendiamo e cerchiamo un dottore. Avrai aspettato tanto, ma il dottore ti guarirà". Quante volte ho ripetuto queste parole al mio fratellino che aveva sette anni e io undici. Forse è proprio lui che mi diede coraggio e fiducia nel meglio. Sognavamo insieme. Ogni mattina mi chiedeva di che colore è il cielo. E io glielo descrivevo chiaro, di un azzurro tenero dolcissimo, anche quando era nero come il catrame. E finivo per crederci anch'io, per qualche istante, in quel cielo bellissimo». "Andremo in città" ha anticipato di gran lunga "La vita è bella" di Benigni e Cerami. Il racconto, che dà il titolo alla raccolta, compone assieme ad altre storie un libro poetico, dominato da atmosfere dolci e tranquille, ma al tempo stesso permeate dall'angoscia per una tragedia incombente. Come in Primo Levi, cosi in Edith Bruck, la memoria si fa letteratura e la scrittura diventa mezzo per testimoniare al mondo contemporaneo una ferocia umana difficile da raccontare .

SENZA DIMENTICARE NULLA
a cura di Nalkowska Zofia - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 L'autrice in questo libro dà voce alle vittime e ai testimoni del genocidio nazista, lasciando che siano loro a raccontare le proprie esperienze. Zofia Nalkowska, che assistette alle devastazioni del suo paese durante la guerra, fece parte, al termine del conflitto, della Commissione d'indagine per i crimini hitleriani. Approfondì in tal modo, mediante le deposizioni di testimoni oculari, la sua analisi del dramma che aveva sconvolto la Polonia.

CRIMINI E MEMORIE DI GUERRA
a cura di AA.VV - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 Nel Ventesimo secolo, l'avvento della guerra totale ha rappresentato una sfida radicale agli sforzi, effettuati nel secolo precedente, per 'civilizzare' la guerra. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale la violenza è aumentata in maniera esponenziale, mettendo a punto tecniche di distruzione di massa, che hanno moltiplicato il numero delle vittime e quasi annullato la distinzione tra militari e civili. Tutto ciò ha determinato anche un radicale cambiamento nelle narrazioni di guerra e nelle pratiche commemorative e, dunque, nelle politiche della memoria: a partire dal secondo conflitto mondiale, guerra e genocidio sono sempre più intrecciati l'una all'altro, con il risultato che i testimoni civili hanno modellato la narrazione della guerra.

GIUDICATE E PUNITE
a cura di Baldissara L., Pezzino P. - Editrice L'Ancora del Mediterraneo
 Alla fine degli anni Quaranta i processi ai criminali nazisti si erano ormai arrestati. Gli esempi sono molteplici: le autorità giudiziarie austriache dovettero confrontarsi con ordini del governo di rilasciare i prigionieri; gli americani concessero la grazia a numerosi criminali di guerra tedeschi già condannati dalle corti alleate. La storia dei processi celebrati in Italia contro alcuni ufficiali tedeschi e i "mancati processi" ai criminali di guerra italiani presuppongono una lunga vicenda preliminare di scontri di potere su basi giuridiche: quale tipo di processi celebrare? Chi aveva l'autorità di celebrarli? L'attività delle corti fu vanificata da influenze di tipo politico e, già negli anni Cinquanta, i criminali erano stati "perdonati".

LE PAROLE E LA MEMORIA - La memorialistica della deportazione dall'Italia
a cura di Guido Vaglio - Editrice EGA Edizioni Gruppo Abele
 Pagine drammatiche della Grande Storia rivivono attraverso tante piccole storie, nelle parole dei deportati.
Quattordici anni dopo l'edizione di Una misura onesta, il volume propone un aggiornamento della memorialistica della deportazione dall'Italia, prendendo in esame i libri pubblicati dopo il 1993. Ottanta opere censite, oltre trenta delle quali comparse negli ultimi sei anni. Un lavoro di raccolta e di censimento delle voci e dei racconti di ex deportati politici e razziali a sessant'anni dalla tragedia vissuta.
Uno strumento utile agli studiosi e ai ricercatori, ma anche un'opera importante per riflettere sulle meccaniche della scrittura come segno e traccia di un passato non facile da narrare.

STORIE DI UN CAMPO DI PRIGIONIA BERGAMO 1941 - 1945
a cura di M Gelfi, G Marcandelli, A Scanzi, F Sonzogni - Editrice Sestante
 La ricerca storica che prende forma all’interno di questo libro vede la narrazione di un fatto spesso cancellato; ovvero la presenta, sul territorio bergamasco, durante la seconda guerra mondiale, di un campo di concentramento. Generalmente quando ci si approccia al problema dei campi di concentramento, essi vengono sempre dislocati in una distante e non meglio definita Germania dell’epoca nazista. Eppure la realtà è ben diversa, e questa ricerca vuole andare ad aggiungere un tassello importante alla narrazione delle vicende belliche italiane. In seguito ad un’accurata opera di ricerca si è scoperto che il campo n. 62 era un campo particolarmente duro, e punto di riferimento di una vasta zona del nord Italia. Le testimonianze dei fuggitivi, e delle famiglie che per mesi - perfino anni- li hanno nascosti, sono state qui per la prima volta raccolte sistematicamente e riportate ai lettori.

|