|
La Case Editrici qui di seguito elencate, hanno pubblicato una serie di libri molto interessanti sotto l'aspetto educativo della Shoah e dell'universo concentrazionario, che vanno sicuramente presi in considerazione visto il loro alto contenuto storico nei diversi gradi di orientamento. Altresì, abbiamo inserito i volumi più facilmente reperibili online e nelle classiche librerie. Molte sono state le Case Editrici e gli Autori che hanno aderito alla nostra iniziativa "Leggere la Shoah". Gli aderenti sono elencati nella pagina introduttiva.
In questa sezione sono elencati i libri (41 Volumi) delle Case Editrici : EGA Edizioni Gruppo Abele - Morcelliana - Città Nuova - Settimo Sigillo Europa Lib. - Jouvence- Marietti - Editori Riuniti - Contrasto - Alinea - Dell'Arco - Cento Autori - Rosellina Archinto - Utet - Edit Faenza - Cleup - Polistampa - G. Giappichelli - Bollati Boringhieri - Mondadori - Silvio Zamorani - Macchione - Zandonai - Museo Storico del Trentino - Elliot
INDICAZIONI : = Video
IL CAMPO PER GLI "INDESIDERABILI" - Documenti e immagini
a cura di Costantino Di Sante - Editrice Edizioni Gruppo Abele
 Fino ad oggi, le notizie riguardanti la storia dell'utilizzo del Campo di concentramento di Fossoli sembravano concentrarsi sulle dolorose vicende dell'occupazione nazifascista.
Gran parte delle ricerche effettuate hanno riguardato gli aspetti più drammatici dell'internamento e delle deportazioni di ebrei e politici, mentre le testimonianze sugli anni del dopoguerra sono sempre risultate frammentarie.
Questo volume, grazie alla ricerca di documenti inediti presenti in diversi fondi dell'Archivio Centrale dello Stato di Roma e dell'Archivio Storico Comunale di Carpi, colma quindi una lacuna storiografica, ricostruendo la vita nel campo durante i primi anni del dopoguerra e proponendo alcune delle testimonianze più significative della storia del campo di Fossoli dal 1945 al 1947.

UNA STORIA NELLA STORIA - Ricordi e riflessioni di un testimone di Fossoli e Buchenwald
a cura di Gilberto Salmoni - Editrice Edizioni Gruppo Abele
 Queste riflessioni di Gilberto Salmoni scorrono sotterranee lungo tutto il racconto della sua esperienza di internamento a Fossoli e Buchenwald, rievocata con la freschezza e l'immediatezza dello sguardo del ragazzo di allora e filtrate dall'esperienza di oggi.
Nel testo prendono vita episodi di un passato lontano, affiorano volti di persone care e di sconosciuti, risuonano frammenti di dialogo evocati dalla parola fluida e pèrecisa dell'autore, in un testo dove tutto, anche l'appendice documentaria, vuole testimoniare la grande tensione verso ideali di giustizia, libertà e uguaglianza che avrebbero dovuto animare la nuova società uscita dalla guerra.

CON L'ANIMO SOSPESO - Lettere dal campo di Fossoli (27 aprile - 31 luglio 1944)
a cura di Ada Michlstaedter Marchesini - Editrice Edizioni Gruppo Abele
 27 aprile 1944 "Miei tanto carissimi, appena arrivata a Fossoli vi scrivo subito per tranquillizzarvi." 30 luglio 1944 "Dunque sembra che si parta noi misti assieme agli inglesi per Verona e a Verona poi verranno vagliati tutti i nostri documenti e poi decideranno della nostra sorte." Due brevi note, due date che segnano l'inizio e le fine della permanenza di Ada Michlstaedter nel campo di Fossoli.
Nel 1944, le autorità naziste avevano ottenuto la giurisdizione del campo nei pressi di Carpi, usandolo per la permanenza temporanea di deportati politici e razziali rastrellati in varie parti d'Italia, in attesa di essere inviati ai lager del centro Europa.
Ada è una di loro.
Dal 27 aprile alloggia nella baracca 4/A, insieme a famiglie intere; nei mesi successivi un filo spinato dividerà le donne e i bambini dagli uomini, riducendo di giorno in giorno le ultime speranze di libertà. Poi, la fine temuta: agli inizi di agosto del 1944, il convoglio n. 14 la conduce ad Auschwitz.
Il carteggio tra Ada e il marito Giuseppe Marchesini ricostruisce in modo delicato la sommessa quotidianità della vita del campo, scandita da regole, attese infinite, dolorose lontananze, paura. Un documento prezioso, una testimonianza di rara intensità.

EVEN - Pietruzza della memoria Ebrei 1938-1945
a cura di Adriana Muncinelli - Editrice Edizioni Gruppo Abele
 Le persecuzioni razziali antiebraiche in Italia si collocano cronologicamente tra il 1938 e il 1945, in un crescendo che dai primi provvedimenti discriminatori porta fino alla tragedia dei lager nazisti. La provincia di Cuneo, periferico territorio di confine e rifugio, si colloca al terzo posto in Italia per il numero di deportati, e giustifica quindi l'attenta analisi storica presentata in questo testo.
Sulle tracce di materiali spesso di difficile reperibilità, di testimonianze dirette e delle carte di un apparato burocratico che neanche nei momenti più drammatici cessò di svolgere il suo ruolo, vengono ricostruite le vicende delle comunità ebraiche del cuneese, diverse delle quali colte dal censimento del 1938 (che registra in provincia 245 residenti ebraici) già in via di disintegrazione, quindi le storie ognuna particolare eppure spesso tragicamente simili delle diverse famiglie perseguitate, comprese quelle giuntevi negli anni della guerra.
Ne emerge un mosaico, forzatamente non completo, ma penetrante nel cogliere attraverso i mille episodi concreti ricostruiti, come sia potuta esistere Auschwitz "prodotto delle scelte e delle responsabilità... di tutti coloro che vissero quei giorni".
Una microstoria locale di grande valenza storica e memorialistica.

EBREI IN FUGA - Chiesa e leggi razziali nel Basso Piemonte (1938-1945)
a cura di Villa Andrea - Editrice Morcelliana
 Le radici d Il libro ripercorre le fasi della Shoah nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, a partire dai primi censimenti delle famiglie ebree, fino agli arresti e alle deportazioni del biennio 1943-45, fornendo un ritratto inedito delle comunità israelitiche della zona.

I GIUSTI - Gli eroi sconosciuti dell'olocausto
a cura di Gilbert Martin - Editrice Città Nuova
 Nelle tenebre di una Europa dominata dal Nazismo, 20.000 individui, uomini e donne (secondo il Centro di Documentazione ebraico di Yad Vashem), non ebrei e la maggior parte cristiani ma anche musulmani, misero a repentaglio la propria vita per salvare gli ebrei perseguitati e braccati dalla Gestapo. "Cos'altro avrei dovuto fare?", commentano quando si chiede loro perché l'hanno fatto. Il Talmud ricorda che "Chi salva una vita salva il mondo intero", ed è per questo che lo Yad Vashem, Museo e archivio dell'Olocausto, a Gerusalemme, li ricorda e li onora perché la loro memoria non vada perduta. Il libro di Sir Martin Gilbert esamina paese per paese il ruolo svolto in Europa da questo esercito di Giusti per strappare alla morte gli ebrei: dalla Polonia alla Norvegia, dai Balcani alla Francia, dalla Lituania all'Italia, volti, nomi, paesaggi, racconti si dipanano in un lungo fiume di straordinaria umanità.

SOLE NERO
a cura di Goodrick Clarke Nicholas - Editrice Settimo Sigillo Europa Lib.
 ll Sole Nero è un simbolo potente che evoca forza ed energia, e al contempo il lato oscuro del nostro inconscio, l'occulto e la rivolta nascosta all'"Ordine" costituito per instaurarne uno nuovo. E' un simbolo che ben rappresenta quell'ampia parte di polazione mondiale che, non accettando le sfide (e gli ideali) della società moderna con la sua globalizzazione e la sua dislocazione etnica e demografica, trova scampo in un ritorno al passato primordiale, fatto di rigide divisioni di casta, da differenziazioni razziali e da culti più o meno paganeggianti. Questa mitologia revanscista ha preso piede in paricolar modo nel dopoguerra, diventanto un polo d'attrazione per movimenti e nuove generazioni che, vedevano nel Nazionalsocialismo (e nel Fascismo) sconfitto, una rivolta contro la modernità ed i suoi esponenti, che erano poi i vincitori della Seconda Guerra Mondiale: gli Stati uniti con l'Inghilterra e l'Unione Sovietica. Una curiosità stà nel fatto che, molti di questi movimenti hanno preso piede proprio negli U.S.A.

L'ANSCHLUSS COME PROBLEMA INTERNAZIONALE - Le responsabilità anglo-francesi
a cura di Quartararo Rosaria - Editrice Jouvence
 Contrariamente a quanto si è detto e scritto per decenni sulle responsabilità dell'Italia fascista, e personale di Mussolini, di avere permesso alla Germania nazista di impadronirsi della libera Repubblica Austriaca, questo libro sostiene, sulla scorta di una ricerca di documenti diplomatici internazionali, la responsabilità, non solo di Mussolini, ma anche dei dirigenti politici francesi e soprattutto inglesi, che all'ultimo momento, quando avrebbero dovuto prendere posizione a fianco dell'Italia, si disinteressarono del problema austriaco lasciando quindi via libera ad Hitler.

LE OSSA DI BERDICEV - La vita e il destino di Vasilij Grossman
a cura di Garrard John, Garrard Carol - Editrice Marietti
 Ebreo russo e ardente sostenitore della patria sovietica, Vasilij Grossman descrisse l’orrore staliniano della sua epoca raccontando la riscossa dell’armata rossa verso ovest durante la seconda guerra mondiale, diventando il più importante corrispondente di guerra dell’esercito sovietico.
Fu solo quando scoprì che nella sua città natale, Berdičev, 30.000 persone tra cui la sua stessa madre erano state massacrate dalle forze naziste, che egli fu messo dinanzi alla sua identità ebraica e all’orribile genocidio della Shoah.
Ora, avvalendosi di materiali d’archivio venuti alla luce solo dopo il collasso dell’Unione Sovietica, John Garrard e Carol Garrard hanno scritto un’eloquente biografia di Vasilij Grossman. Le ossa di Berdičev non è solo una vivida ricostruzione della vita di uno scrittore in uno stato totalitario e antisemita, ma al tempo stesso fornisce ulteriori elementi concernenti le origini della stessa Shoah.
Gli autori evidenziano come questa ebbe inizio non nei ghetti e nei campi di sterminio polacchi, ma sul territorio sovietico occupato dai nazisti, con la consapevolezza e la collaborazione di molti cittadini sovietici che non soltanto contribuirono, ma trassero anche profitto dall’assassinio dei loro vicini di casa ebrei. A loro volta le autorità sovietiche cancellarono ogni traccia di quelle azioni fornendo in tal modo l’argomento decisivo a supporto della tesi cui giunse Grossman secondo cui i due stati totalitari, la Germania nazista e la Russia sovietica, già avversari nella seconda guerra mondiale, erano in realtà immagini speculari l’uno dell’altro.

IL PERONISMO
a cura di Benedini Giuseppe F. - Editrice Editori Riuniti
 Il peronismo ha segnato un punto di svolta nella storia dell'Argentina. Questo movimento, fondato da Juan Domingo Peròn, costituisce il riferimento ideologico principale dei sindacati e dell'attuale governo argentino. Come spiegare, dunque, l'eccezionale durata del fenomeno peronista? In questa ricerca l'autore ne analizza il percorso, a partire dalle condizioni storiche che ne hanno permesso la nascita: dopo una breve analisi della storia dell'Argentina, dall'indipendenza fino all'epoca in cui essa diventò il "granaio del mondo", l'attenzione si concentra sull'ascesa, la caduta e il ritorno del generale Peròn, sulla cui formazione intellettuale grande influenza ebbe la figura di Mussolini; ma ridurre il peronismo a una mera versione sudamericana del fascismo vorrebbe dire non rendere giustizia ad una dottrina che, nel corso degli anni, ha potuto contare sul contributo di intellettuali cattolici e marxisti, sull'appoggio della classe operaia ed ha svolto un ruolo importantissimo nella nascita dell'idea di Terzo Mondo. Ecco anche perché il peronismo, oggi, sia invocato per cercare di interpretare lo stile politico che caratterizza alcuni governi latinoamericani come, ad esempio, quello venezuelano di Hugo Chavèz..

MEMORIA DEI CAMPI - Fotografie dei campi di concentramento e di sterminio nazisti (1933-1999)
a cura di Clément Chéroux - Editrice Contrasto
 Memoria dei campi non è solo un libro di immagini sui campi di concentramento e di sterminio nazisti, ma è un testo unico, da ritrovare e rileggere, a tre anni dalla sua pubblicazione in Italia e in Europa, in occasione del giorno della memoria. Molto è stato detto e mostrato sull’argomento e proprio in questi giorni i quotidiani pubblicano immagini d’archivio di riprese aeree dei campi di concentramento e di sterminio, effettuate dagli Alleati durante i loro voli ricognitivi. Ma mai prima d’ora era stato tentato un attento e accurato lavoro di riflessione, critica e analitica sulla vastissima iconografia esistente, come hanno fatto Clément Chéroux e gli altri studiosi, nel libro Memoria dei Campi pubblicato in Italia da Contrasto.
Nell’immediato Dopoguerra, la reazione spontanea fu di mostrare le immagini, senza alcuna precauzione né riflessione, come se da sole si giustificassero e bastassero a raccontare quanto era successo. Dopo questo periodo, per così dire di “pedagogia attraverso l’orrore”, ha fatto seguito negli anni successivi, un periodo governato dalla necessità di riconciliazione con la Germania. Clement Cheroux e gli storici con cui ha lavorato per molti anni propongono con Memoria dei Campi una sistemazione definitiva dei documenti attualmente disponibili di cui molti inediti; riflettono approfonditamente e si interrogano sul perché le immagini che già esistevano nel 1944 non siano state per la gran parte né pubblicate né consapevolmente esaminate. Come Cheroux stesso commenta “tutto era lì, allo stato latente. Ma per cambiare il corso della storia, sarebbe stato necessario voler vedere e saper vedere”.

QUADERNI ' ANATKH 1 2009 - Il memoriale italiano di Auschwitz e il cantiere blocco 21
a cura di AA.VV. - Editrice Alinea
 Auschwitz-Cantiere blocco 21 è un progetto di documentazione e conservazione del Memorial allestito in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti che sorge nel blocco 21 di Auschwitz I. Il Memorial è un’istallazione artistica promossa dall’Associazione Nazionale Ex-Deportati, la cui ideazione e realizzazione (1980) si deve alla stretta collaborazione intercorsa tra l’architetto Lodovico Belgiojoso (studio BBPR), Primo Levi, Mario Samonà, Nelo Risi e Luigi Nono. Auschwitz- Cantiere blocco 21 è stato presentato nella sezione Salvaguardare l’architettura contemporanea a rischio alla Terza Mostra Internazionale del Restauro Monumentale svoltasi a Roma nella sede di San Michele sotto gli auspici del Ministero per i Beni e le attività culturali dal 18 giugno al 26 luglio 2008, in tale occasione il caso è stato al centro di un vivace dibattito, introdotto da Sandro Scarrocchia e Matteo Cavalleri il 16 luglio 2008.
Dopo la recente segnalazione su ‘Ananke 54, con gli approfondimenti conoscitivi e gli sviluppi qui raccolti l’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea unitamente alla Scuola di Restauro dell’Accademia di Brera con questo Quaderno intendono radicare l’impegno condiviso alla conservazione del Memoriale nella sensibilità del pubblico, evidenziando, con il suo alto valore storico, le linee-guida della sua necessaria ed urgente valorizzazione testimoniale.

1938 ANNO INFAME
a cura di Calvo Silvana - Editrice Dell'Arco
 Nella storia della Shoah - fatta eccezione per i pochi "soccorritori" che oggi chiamiamo "Giusti" - i protagonisti furono le vittime e i loro carnefici. Intorno a loro la grande massa degli europei nel ruolo di "spettatori". Questo ruolo è soltanto apparentemente neutro: lo spettatore in quanto tale può sentirsi in sintonia sia con il persecutore che con il perseguitato, può essere solidale, indifferente, ostile verso i protagonisti della tragedia che si compie.
Questa è una storia di spettatori, vista attraverso i quotidiani che ogni giorni leggevano. La storia di un anno infame vissuto in Svizzera, nel Canton Ticino. Una storia che, a noi spettatori di tragedie dell'oggi, insegna che essere anche soltanto passivi e indifferenti può essere il primo passo verso la complicità.

NAPOLI SALLONICO AUSCHWITZ
a cura di Nico Pirozzi - Editrice Cento Autori
 Luglio 1938. Come un fulmine a ciel sereno le leggi razziali si abbattono sulla Comunità ebraica italiana. Anche su Rachele e Abramo Hasson, due commercianti greci emigrati a Napoli, dopo l’incendio di Salonicco dell’agosto 1917. In un crescendo di disagi, scanditi dalla veloce perdita di tutti i diritti, gli Hasson sono costretti a lasciare l’Italia. A Salonicco, la città dalla quale sono partiti più di vent’anni prima, ci arrivano alla vigilia dell’invasione fascista della Grecia.Con loro ci sono anche i due figli più piccoli, Giacomo e Dino, nati e vissuti a Napoli, come la sorella e il fratello maggiore, che grazie a un biglietto pagato dalla “Delasem” riescono a emigrare negli Stati Uniti. La spartizione dello stato ellenico e l’occupazione nazista della Macedonia coincideranno con l’ultimo capitolo della lunga storia della Gerusalemme dei Balcani e dei suoi cinquantamila abitanti ebrei. Da sfondo a una vicenda che replica un copione già messo in scena in tutti i paesi occupati dalle armate di Hitler, trova spazio l’incredibile storia dei consoli Guelfo Zamboni e Giuseppe Castruccio, di Lucillo Merci e Riccardo Rosenberg, che nel momento più tragico per gli ebrei di Salonicco riescono a distribuire centinaia di documenti attestanti l’italianità di altrettante persone, che dai convogli diretti alle camere a gas della Polonia orientale si trovano dirottati su Atene. Una scialuppa sulla quale gli Hasson non trovano però posto, essendo la loro storia già destinata a concludersi altrove. In un luogo dal nome lugubre e terribile: Auschwitz. .

FANTASMI DEL CILENTO
a cura di Nico Pirozzi - Editrice Cento Autori
 Alla vigilia di uno dei maggiori massacri della storia dell’umanità, la deportazione di quasi mezzo milione di ebrei magiari nei campi di sterminio della Polonia del Governatorato Generale, nell’estate del 1944, trenta ebrei di Lenti, una cittadina del Transdanubio occidentale ungherese, vennero in possesso di altrettanti certificati, probabilmente trafugati dal municipio di Altavilla Silentina, in provincia di Salerno. Da sfondo al racconto, la determinazione di un giovane vescovo, Giuseppe Maria Palatucci, che assieme al nipote Giovanni potrebbe essere stato il principale regista di un progetto realizzatosi solo in parte .

AMORE E SPERANZA - Corrispondenza tra Julia e Giangio dal campo di Fossoli aprile-luglio 1944
a cura di Gian Luigi, Julia Banfi - Editrice Rosellina Archinto
 Il volume trascrive con scrupolo filologico il carteggio intercorso in circostanze drammatiche, dal marzo all’agosto 1944, tra l’architetto razionalista Gian Luigi Banfi e la giovane moglie Julia Bertolotti. Si tratta di messaggi di gran valore intellettuale, morale ed affettivo, che esprimono in rara comunione di sentimenti la realtà dell’esistenza precaria nella Milano occupata dai tedeschi, nel carcere di San Vittore e nel campo d’internamento di Fossoli. Grazie alla corrispondenza clandestina con la sua amata Julia, Banfi, animatore del partito d’azione, arrestato dopo le confessioni estorte a un compagno di cospirazione, può comunicare col mondo libero e alimentare il filo della speranza. Durante incontri affrettati e pericolosi Giangio e Julia riescono a scambiarsi bigliettini fitti fitti e ripiegati a striscioline, con parole d’amore e di conforto alternate alla narrazione delle esperienze quotidiane. Il carteggio contiene, cosa pressoché unica nelle pubblicazioni similari, sia i messaggi inviati da Banfi alla moglie, sia quelli da lui ricevuti dall’esterno del campo d’internamento, perché consegnati a Julia, per la loro conservazione, a ridosso della traduzione in Germania, che disegnano uno spaccato della deportazione e dei suoi protagonisti.

ISRAELE , UN NOME ETERNO - Lo Stato d'Israele, il sionismo e lo sterminio degli ebrei d'Europa (1933-2007)
a cura di Bensoussan Georges - Editrice Utet
 Secondo l'opinione comune, avvalorata dalla prossimità cronologica dei due avvenimenti, la nascita dello Stato di Israele nel 1948 è una conseguenza quasi diretta della Shoah. In effetti, un intrinseco legame connette ai nostri giorni la catastrofe ebraica del XX secolo allo Stato di Israele, ma questo legame è di natura politica ed è posteriore al 1948. Come ha percepito il Focolare nazionale la catastrofe che si svolgeva tra il 1933 e il 1945? Come ha poi gestito lo Stato di Israele il ricordo di un avvenimento che a lungo avrebbe commemorato opponendo l'eroismo di coloro che erano insorti nei ghetti alla supposta "viltà" di tutte le altre vittime? Lungi dall'occupare il posto centrale, che ormai gli appartiene nello Stato di Israele, il ricordo della Shoah suscitò per molto tempo un senso di vergogna e di rifiuto. Oggi, in particolare dopo la guerra dei Sei Giorni (1967) e del Kippur (1973), la Shoah, contrariamente al sogno dell'"uomo nuovo" voluto dal sionismo dei padri fondatori, ha un ruolo imprescindibile nella costruzione dell'identità israeliana. È soprattutto attraverso di essa che gli Israeliani sono ridivenuti ebrei, al termine di un processo memoriale che potrebbe contribuire a indebolire la legittimità stessa dello Stato ebraico.

MEMORIE DAL LAGER DI CELLE
a cura di Francesco Nonni - Editrice Edit Faenza
 Ottavo volume della collana dedicata a Francesco Nonni. Lo scrittore Bonaventura Tecchi, compagno di prigionia nello stesso Lager invitava a guardare i disegni di F.N. proprio per la loro capacità di documentazione fino quasi ad avere la sensazione olfattiva di quell'angoscia e udire quel dilenzio o quel rumore cupo, fasciato, come doveva essere lassù in quella solitudine di nebbia .

LA MEMORIA DEL MALE - Percorsi tra gli stermini del Novecento e il loro ricordo
a cura di Bernardini P., Lucci D., Luzzatto V.g. - Editrice Cleup
 Il volume raccoglie gli Atti del Convegno ´´La memoria del male´´, svoltosi a Padova il 14 e 15 febbraio 2004 e organizzato dal Center for Italian and European Studies della Boston University, nell´ambito del Primo Levi Project.
Sul complesso rapporto fra il male e la memoria che di esso resta agli uomini vengono proposti di storici, filosofi, letterati. Gli studiosi intervenuti al Convegno hanno analizzato, in particolare, le estreme manifestazioni del male verificatosi nel Novecento, in occasione di massacri e stermini come il genocidio armeno e la distruzione degli ebrei d´Europa. Quest´opera rappresenta dunque un tentativo di riflettere, e di far riflettere, sui motivi del male, e sulle sue conseguenze nella vita degli individui e delle comunità.

ACHTUNG ! BANDITEN ! - L'eccidio di Pievecchia a Pontassieve
a cura di Massimo Biagioni. - Editrice Polistampa
 Questo libro ricostruisce i fatti dell’eccidio dell’8 giugno 1944: nella frazione di Pievecchia a Pontassieve si scrive una tragica pagina dell’occupazione nazista. Un’azione dei partigiani, uno scontro. La rappresaglia scatta feroce, 13 innocenti vengono assassinati, case e pagliai bruciati, prigionieri trasferiti, donne e vecchi colpiti. Biagioni fa parlare i documenti e le deposizioni raccolte e dà vita a un racconto doloroso e tragico. "Dedico il libro ai giovani − dichiara −. È un tentativo di far riaffiorare un pezzo di memoria, la volontà di dare testimonianza del modo in cui furono uccisi, con un atto di terrorismo ante-litteram, cittadini inermi, che non avevano scelto in alcun modo di fare la guerra. La speranza è che anche questo pezzo di storia diventi un monito affinché non possa succedere ancora".
"Un lavoro di scavo, senza agiografia - spiega Nencini - . È stata la Toscana nel 2003, in occasione della terza celebrazione della giornata della memoria a Pitigliano, a lanciare la proposta di aprire quello che è stato definito l’’armadio della vergogna’, per rivelare e ricostruire la verità sulle stragi nazifasciste. Stragi di civili, certificate da documenti, hanno interessato, in modo più o meno esteso, un Comune su tre della nostra regione. Questo libro aggiunge materiale alla documentazione e alle testimonianze storiche che si vanno raccogliendo, importante anche come materia di lavoro per il tribunale della Spezia e per il Parlamento. Per queste ragioni, lo offriremo in dono al presidente Napolitano, e al presidente emerito Ciampi".

QUALE GIUSTIZIA PER LE VITTIME DEI CRIMINI NAZISTI?
a cura di Pierpaolo Ravello - Editrice G. Giappichelli
 Nel disegno che caratterizzò il sistema di occupazione tedesca in Italia il piano delle misure antipartigiane e la politica di terrore contro le popolazioni civili costituì un tassello rientrante in una più vasta trama della politica di potere nazionalsocialista. In tale ambito s'inquadra, quale esempio particolarmente emblematico, l'operazione repressiva contro i tanti giovani che, rifiutando di aderire ai "bandi" di chiamata della R.S.I., si erano rifugiati nell'area del monte Tobbio. All'eccidio passato alla storia come la "strage della Benedicta" fecero poi seguito, in una tragica scia di sangue, le fucilazioni del Turchino e le deportazioni nei campi di concentramento tedeschi. Di fronte a fatti di tale inaudita gravità, la "risposta" processuale è stata incredibilmente tardiva. Con la sua opera l'Autore, dopo un'ampia ricostruzione storica delle stragi perpetrate nel basso Piemonte ed in Liguria, cerca di individuare le ragioni che determinarono l'inerzia giudiziaria nei confronti di tali crimini di guerra. Al contempo vengono tratteggiate le principali tematiche emerse nel corso del dibattimento, conclusosi con la condanna all'ergastolo del mandante delle uccisioni avvenute alla Benedicta, al Turchino, a Portofino ed a Cravasco.

LA STORIA DEL RITORNO - I reduci italiani del secondo dopoguerra
a cura di Agostino Bistarelli - Editrice Bollati Boringhieri
 Eduardo De Filippo nella primavera del 1945 scrive e mette in scena Napoli milionaria, nel cui protagonista, il reduce Gennaro, erano condensati i sentimenti e le condizioni di quella valanga di soldati che stava rientrando da diversi fronti.
Le particolari caratteristiche della seconda guerra mondiale, durante la quale l’esperienza italiana si è intersecata con la sconfitta, la crisi istituzionale si è sovrapposta al cambio di alleanze e, soprattutto, la Resistenza ha respinto
il nazifascismo facendo incrociare guerra patriottica e guerra civile, rendono evidente l’impossibilità di considerare il combattente una figura unitaria. Ciò naturalmente si riflette anche a conflitto finito, ponendo il problema della scomposizione della figura del reduce, specchio frantumato di ciò che il regime aveva trascinato in guerra.
Il libro ricostruisce l’universo del reducismo italiano del secondo dopoguerra con uno sguardo comparativo rispetto a quello degli altri paesi coinvolti nel conflitto, descrive l’interazione tra società e istituzioni nella determinazione delle condizioni degli ex combattenti per quanto riguarda sia l’aspetto morale sia la materialità della vita quotidiana, si sofferma sulla molteplicità di forme identitarie che riflettono le diverse esperienze del vissuto di guerra, illustra l’aspetto politico e istituzionale del tema. E dal punto di vista della ricomposizione della società italiana del dopoguerra fornisce indicazioni e nuovi elementi per altri argomenti di indagine quali ad esempio la funzione e il dibattito sull’assistenza sociale e sulle forme del welfare italiano, la mentalità del ceto politico antifascista nel suo farsi classe dirigente di fronte alle eredità del fascismo, o per quella che è stata definita l’ideologia della ricostruzione.

L' ALBA CI COLSE COME UN TRADIMENTO. Gli ebrei nel campo di Fossoli. 1943-1944
a cura di Picciotto Liliana G. - Editrice Mondadori
 Fossoli, frazione di Carpi, fu lo scenario "inconsapevole" di una delle pagine più cupe della nostra storia: qui fu attivo, tra il dicembre e i primi giorni dell'agosto 1944, un campo di concentramento in cui vennero reclusi 2844 ebrei arrestati in tutta l'Italia centrosettentrionale sotto l'occupazione nazista. In quel periodo nel nostro paese giunse al culmine l'offensiva fascista contro gli ebrei che, iniziata con le leggi razziali del 1938, conobbe una brutale accelerazione con la Repubblica sociale. I governanti italiani scelsero infatti di adeguare la propria politica antiebraica a quella dell'alleato-occupante, che aveva già messo in atto autonomamente una serie di retate in diverse città nell'autunno del 1943. Il 30 novembre emanarono dunque un provvedimento che prescriveva l'arresto degli ebrei, cui sarebbe stato confiscato ogni bene, e il loro trasferimento in un unico luogo, individuato nel complesso di Fossoli, in precedenza utilizzato come campo per prigionieri di guerra e destinato anche ad altri internati, come i detenuti politici. Le autorità di Salò e quelle del Terzo Reich definirono una sorta di divisione dei compiti: gli italiani si occuparono dell'arresto e dell'internamento degli ebrei; i tedeschi, che dal marzo assunsero anche formalmente il comando del campo di concentramento, ne organizzarono la progressiva deportazione verso i lager in Germania e Polonia, attuata con modalità disumane.

RESISTENZA A OLTRANZA - Storia e diario di Federico Ferrari, internato militare italiano in Germania
a cura di Luciano Zani - Editrice Mondadori
 La memoria dei militari italiani internati in Germania dopo l’8 settembre 1943 si arricchisce di un nuovo prezioso contributo: il diario di Federico Ferrari, giovane intellettuale cattolico cremonese, alpino della Tridentina decorato nella ritirata di Russia, internato in Germania nei lager di Stablack, Deblin Irena, Mühlberg e Weinböhla, ucciso il 24 aprile 1945 da un nazista in una delle tante vendette degli ultimi giorni di guerra. Il diario documenta il percorso e le ragioni che portarono la grande maggioranza dei militari internati alla non facile scelta di una resistenza a oltranza come Federico la definisce con il rifiuto dell’arruolamento nell’esercito di Salò, che avrebbe garantito il ritorno a casa, preferendo, in nome della dignità di soldati e di italiani, la prigionia e il lavoro coatto nei lager di Germania.
La biografia di Federico, che introduce il diario, ci restituisce la storia di un giovane di famiglia antifascista, militante nell’Azione cattolica, alle prese con la scuola e il conformismo fascista, col conflitto tra modernismo e tradizione, tra patriottismo e rifiuto del paganesimo nazista. Una vita per molti versi esemplare di un’intera generazione nata e vissuta sotto il fascismo.

UNA LUNGA PRESENZA - Studi sulla popolazione ebraica italiana
a cura di Luciano Allegra - Editrice Silvio Zamorani
 Gli studi qui raccolti sono nati all’interno di un progetto di individuazione e catalogazione delle fonti demografiche relative agli insediamenti ebraici in Italia. La presenza degli ebrei nella penisola, costante da più di duemila anni, ha lasciato molte testimonianze, tanto artistiche quanto documentarie: una disseminazione di tracce che la persecuzione degli anni ’30-40 del Novecento non è riuscita miracolosamente né a distruggere né a disperdere, come è invece avvenuto nella maggior parte degli altri paesi europei. Dei molteplici usi che si potrebbero fare della banca dati raccolta i saggi di questo volume vogliono offrire alcuni esempi.
Nel primo, Claudia Colletta mostra come i cognomi ebraici possano essere sfruttati con ottimi risultati non solo nel settore di studi dell’onomastica, ma anche in quello della storia degli insediamenti e delle migrazioni. La mappatura dei cognomi e la cronologia della loro comparsa consentono infatti di meglio definire la composizione sociale delle comunità e di capire la natura degli apporti al loro popolamento.
Agnese Cuccia affronta uno dei nodi centrali della demografia ebraica dei secoli passati: la tesi che li ha identificati fra i precursori del declino della fecondità. Sulla base dell’analisi di una grandissima quantità di dati, derivanti da censimenti e da una paziente ricostruzione delle famiglie, ne prova la fragilità, giungendo anzi a dimostrare come in molti casi si verifichi l’esatto contrario: ovvero un sensibile incremento della natalità a partire dai primi decenni del XIX secolo. Ma il saggio mostra anche come sia impossibile attribuire agli ebrei un modello univoco di comportamento demografico.
Cristina Zuccaro ricostruisce in profondità la storia demografica di una piccola comunità piemontese, Asti, fra Sette e Ottocento, ma dimostra in modo esemplare come le dinamiche di ogni insediamento possano essere comprese solo ponendole in stretta relazione con quelle delle altre comunità.
Nell’ultimo saggio, Luciano Allegra tratta un aspetto ancora poco conosciuto dei ghetti italiani, la struttura socio-professionale degli abitanti, facendo vedere come gli spettri occupazionali varino molto da luogo a luogo e rimandino, piuttosto che a comuni presunte “propensioni” degli ebrei, a rapporti di profonda osmosi con i contesti nei quali le comunità si trovavano inserite. Ne emerge un quadro che sfata uno dei luoghi comuni più radicati del pregiudizio antiebraico: la supposta importanza delle professioni legate all’attività creditizia.

LA PRUSSIA TRA REAZIONE E RIVOLUZIONE 1918 - 1920
a cura di Fiammetta Balestracci - Editrice Silvio Zamorani
 Alla fine della prima guerra mondiale nelle campagne prussiane si liberarono le tensioni, le paure e i risentimenti accumulati in quattro anni di privazioni. Un ceto contadino economicamente prostrato dalla guerra venne coinvolto in un movimento di consigli che si estese dalla Renania alla Prussia orientale e che regionalmente si definì in base ai rapporti di forza locali. Ad essere coinvolti di volta in volta furono l’amministrazione locale, le autorità militari, un potente ceto agrario e i rivoluzionari consigli degli operai e dei soldati. In particolare del movimento consiliare delle campagne cercarono di servirsi sia la grande proprietà terriera, per dare vita a un fronte agrario, sia i rivoluzionari consigli delle città, per indebolire il potere dei latifondisti prussiani nelle contee agricole.
Fiammetta Balestracci è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Specializzata in storia della Germania, si è occupata di società agraria prussiana e storia dell’editoria tedesca. Ha condotto inoltre alcuni studi sulla storia del Pci. Attualmente è impegnata in una ricerca promossa dal Dipartimento di Storia dell’Università di Torino sulla deportazione dall’Italia nei campi di concentramento della Germania nazista. Di recente pubblicazione Militanti e vita di base del Pci: il partito delle sezioni 1945-1989, in B. Maida (a cura di), Alla ricerca della simmetria. Il Pci a Torino 1945/1991, Torino, Rosenberg&Sellier, 2004.

C'ERA UNA VOLTA LA GUERRA - Racconti e immagini degli anni 1935-1945
a cura di Sonia Brunetti , Fabio Levi - Editrice Silvio Zamorani
 in questo libro si racconta della seconda guerra mondiale e di come quel terribile cataclisma sconvolse la vita di milioni e milioni di persone. Da allora sono passati sessant'anni, un periodo molto lungo: quello che separa le esperienze dei ragazzi di oggi dall'infanzia e dalla giovinezza dei loro nonni. E proprio le nonne e i nonni sono i protagonisti delle vicende descritte nelle pagine che seguono. Invitati uno alla volta nelle classi dei loro nipoti, alla scuola ebraica di Torino, all'elementare Colonna e Finzi e alla media Emanuele Artom, hanno raccontato le loro esperienze degli anni di guerra. Ebrei e non ebrei sono venuti in più di cinquanta e hanno descritto ognuno la propria storia con la precisione e l'immediatezza cui si è costretti quando si deve rispondere alle domande e alle curiosità di qualcuno molto più giovane di noi. Da quei racconti, registrati e trascritti, sono poi stati scelti i passaggi più interessanti. L'idea era di comporre un quadro d'insieme accessibile non solo agli allievi delle due scuole protagoniste delle interviste, ma a molti altri ragazzi di scuole e di città diverse. È nato così questo libro, che vuole essere un libro di storia, ma un po' diverso da quelli su cui normalmente si studia a scuola. In esso non mancano infatti le informazioni essenziali su quanto accadde durante la seconda guerra mondiale; ma l'attenzione maggiore è rivolta a come i vari individui vissero, ognuno a suo modo, quelle vicende. Ecco allora che, invece di un racconto lineare e sistematico, il lettore potrà ascoltare una sorta di coro a più voci, che si alternano l'una all'altra, chiamate nel loro insieme a descrivere per brevi passaggi successivi tanti episodi significativi, tanti momenti cruciali della vita di ognuno e di tutti. Il libro nella sua struttura segue a grandi linee le svolte essenziali della guerra, con particolare attenzione alle vicende dell'Italia. Questo però non significa che ci si debba sentire obbligati a rispettare rigorosamente l'ordine dei capitoli. Se il lettore vorrà potrà avventurarsi a piacere fra i testi e le immagini lasciandosi guidare dalla curiosità. Ad una visione più organica e coerente avrà tempo di arrivare anche dopo, magari con l'aiuto di qualcuno più esperto, capace di indicargli via via i mille fili e i mille problemi che hanno attraversato la storia e le storie della guerra.

L'ESPULSIONE DEGLI EBREI DALLE ACCADEMIE ITALIANE
a cura di Annalisa Capristo - Editrice Silvio Zamorani
 Con questa ed altre disposizioni il ministero dell’Educazione nazionale dimostrò di voler effettivamente attuare nel settore di propria competenza «un'arianizzazione che può essere definita totalitaria», come indicato da Giuseppe Bottai, eliminando gli ebrei da tutti i centri di produzione intellettuale e di trasmissione culturale che dipendevano dal suo dicastero. Questo libro analizza l’espulsione degli ebrei, a partire dalla documentazione del censimento razzista effettuato da ciascuna accademia nel secondo semestre del 1938. Ma il censimento riguardò tutti gli accademici, anche quelli «di razza ariana». Nel libro si parla anche di questi: del pronto accorrere di molti a proclamarsi talora assolutamente cattolici e talora fieramente «ariani», del rifiuto silenzioso di alcuni di partecipare all’operazione di censimento, individuata come il primo atto della persecuzione e non come un precedente neutro di essa, dell’unica contestazione esplicita del carattere persecutorio del censimento rintracciata tra le risposte degli accademici non ebrei .

MEMORIA E DEPORTAZIONE - Scritti di Federico Cereja
a cura di Giovanni Carpinelli , Bruno Maida - Editrice Silvio Zamorani
 In un dopoguerra nutrito di radiose speranze molti preferivano guardare al futuro e di deportazione e sterminio non si parlava molto. Tra gli stessi sopravvissuti alla terribile prova era forte la difficoltà di raccontare ciò che era accaduto. Poi si è aperta una fase diversa, un numero crescente di storici ha avvertito il bisogno di tornare su quelle vicende e le testimonianze hanno preso a moltiplicarsi. Nella rottura del silenzio Federico Cereja ha svolto un ruolo importante anche per la qualità dei rapporti che ha saputo stabilire con gli ex deportati.
Proprio dall’intreccio tra le memorie individuali e le domande che gli storici anche in Italia iniziano a porsi a partire dagli anni Ottanta per avviare una feconda stagione di studi sull’intero dramma emergono gli spunti più interessanti contenuti nel volume: il rapporto tra la deportazione come fenomeno storico e le storie di vita dei suoi protagonisti; la complessità e l’articolazione della “galassia concentrazionaria”; la necessità di ricostruire la dimensione quantitativa del fenomeno e di cogliere le specificità dei diversi soggetti e gruppi: ebrei, politici, internati militari, religiosi, testimoni di Geova.

SCIENZA E POTENZA - Miti della guerra moderna, istituzioni scientifiche e politica di massa nell'Italia fascista
a cura di Marco Di Giovanni - Editrice Silvio Zamorani
 L’incontro tra scienza e potenza, tra istituzioni di ricerca e sviluppo della pratica bellica, costituisce una eredità essenziale dalla Grande Guerra. La consapevolezza di tale fusione e dei suoi paurosi, o magici, contenuti, appartiene all’intero contesto europeo ed anima, con segni diversi, tanto le ipotesi operative e dottrinali dei teorici della guerra tecnologica, quanto le politiche nazionali della scienza quanto, infine, le attese ed i timori delle popolazioni nel ventennio interbellico. In questo contesto, alla scienza ed a particolari applicazioni della tecnologia bellica si attribuivano virtualità insieme terribili e liberatorie, tali cioè da decidere con magica rapidità delle sorti di un eventuale conflitto, attraverso una irruzione improvvisa e risolutiva sul campo di battaglia o sul corpo vivo del nemico. Il mito di armi decisive scaturite direttamente da applicazioni belliche di scoperte o invenzioni impensate è parte di quel clima e percorre contesti sociali e nazionali diversi per almeno un decennio prima della nuova guerra mondiale.
Partendo da questo dato generale e comune, il volume affronta la peculiare tematizzazione dell’incontro tra scienza e potenza che il regime fascista opera attraverso una consapevole politica, tesa a valorizzare gli elementi capaci di legittimare, ed in certo senso garantire, la plausibilità del volto di un’Italia nuova e imperiale, chiamata ad imporre la sua funzione storica nell’agone delle potenze. Il fascismo parla insieme il linguaggio della tradizione e della romanità, e quello di una modernità in parte superficiale e posticcia, orientata comunque a mobilitare e dare respiro al nazionalismo scientifico scaturito dall’esperienza bellica precedente. La valorizzazione fascista della tradizione scientifica nazionale incontra la disponibilità di tecnici e studiosi, animando una specifica e loquace sfera pubblica che funge anche, su un altro piano, da volano per il radicamento e l’uso politico di una versione mitico-magica della scienza. La tradizione e lo stereotipo del genio italiano vengono così animati in chiave di mobilitazione delle categorie tecniche e di “nazionalizzazione” degli inventori, e suggeriscono e legittimano l’illusione di esiti insieme gratificanti e liberatori alle istanze nazionali di potenza che avrebbero condotto alla guerra. In particolare, l’animazione del mito di Guglielmo Marconi costituisce uno dai cardini della politica di massa del regime, e la figura del grande bolognese diviene garante, con le misteriose potenzialità dischiuse dalle sue ricerche, degli esiti generali della spinta revisionista dell’Italia di Mussolini. La dimensione carismatica del potere mussoliniano troverà in questa risorsa prodigiosa uno dei suoi elementi di base.
Quella così analizzata costituisce una politica ricca di riscontri sul piano della comunicazione pubblica e di ricadute organizzative per le istituzioni scientifiche del paese che lo studio affronta anche nei suoi effetti fra la popolazione, nella sua capacità di orientare gli atteggiamenti e le attese degli italiani.
La periodizzazione trova nel 1935 uno spartiacque che opera a molti livelli. Esso fissa una decisiva confluenza di tensioni internazionali e dimostrazioni di forza, sviluppi istituzionali sul piano dell’organizzazione scientifica ed effettiva sperimentazione di modelli di mobilitazione collettiva, accelerando processi in parte già annunziati negli anni precedenti. Il riferimento finale al 1945 individua il passaggio in cui, a partire dalla sconfitta, rovinosa, si profila un approccio rivisto del paese alla modernità ed una derubricazione dei suoi pur recenti rapporti con il mito della potenza. Un disincanto che passa attraverso la constatazione della affluente e inarrivabile potenza dei liberatori e si nutre della speranza che da essa in questa chiave scaturisce, relegando la tradizione del “primato” e del genio nazionale a più modeste e pacificanti contestualizzazioni.

L'ELENCO - Censura fascista, editoria e autori ebrei
a cura di Pierpaolo Ravello - Editrice Silvio Zamorani
 «Per eliminare dalla circolazione gli scrittori ebrei, ebraizzanti, o comunque di tendenze decadenti, occorre impartire ai direttori di giornali e riviste, e agli editori un ordine perentorio e preciso, compilando una lista di autori da evitare». Con questa indicazione riservata, dell’aprile 1938, Mussolini e il ministero della Cultura Popolare davano avvio in Italia alla bonifica degli «scrittori ebrei», in largo anticipo rispetto alle prime vere e proprie leggi antiebraiche emanate cinque mesi dopo. Fu una vicenda censoria poco lineare, ma preparata a lungo; formulata come un’iniziativa «culturale» o «spirituale», in breve si trasformò in un’operazione puramente razzista che coinvolse editori, librai, autori. Venne messa in atto con estrema riservatezza, tanto che per ricostruirla è stato necessario consultare numerosi fondi archivistici e bibliotecari, italiani e stranieri. Al termine, ottenne risultati assai efficaci e destinati a riflettersi sulla cultura italiana del dopoguerra.

L'ANTIGIUDAISMO ANTICO E MODERNO - Dall'antigiudaismo all'antisemitismo 1
a cura di Umberto Fortis - Editrice Silvio Zamorani
 Uno dei nodi sui quali s’interroga la storiografia contemporanea è quello dei rapporti di continuità tra la millenaria discriminazione nei confronti degli ebrei e i movimenti antisemiti dell’Ottocento e del Novecento.
La cultura antica ha prodotto una vasta gamma di stereotipi antiebraici, destinati a durare nel tempo. Il rifiuto del particolarismo ebraico (ebreofobia, giudeofobia, antigiudaismo), nei secoli precedenti l’era volgare, costituì un supporto di forte rilevanza, sul quale il cristianesimo poté più facilmente sviluppare la propria percezione negativa nei confronti degli ebrei. Le accuse di deicidio, di omicidio rituale, di usura, i massacri di massa durante le crociate, l’imposizione del segno distintivo, come pure eventi di valore epocale, quali l’inquisizione, la cacciata dalla penisola iberica e l’istituzione dei ghetti, sono i tragici riscontri storici di un’avversione, che ha condizionato nei secoli la vita degli ebrei nella diaspora europea.

L'ANTISEMITISMO MODERNO E CONTEMPORANEO - Dall'antigiudaismo all'antisemitismo 2
a cura di Umberto Fortis - Editrice Silvio Zamorani
 I rapporti di continuità e gli elementi di diversità fra l’antiebraismo dell’Ottocento e l'antisemitismo nazista; la valenza denigratoria della pratica della caricatura, supporto non secondario al diffondersi dell'odio antiebraico soprattutto nella Francia del primo Novecento; l’esito estremo della Shoah nella prospettiva odierna di revisionisti e negazionisti; la riattivazione di moduli e di stereotipi dell’archivio antiebraico da parte di politici e saggisti; la diffusione di siti violentemente antisemiti nella rete internet nazionale e i problemi legati all’insegnamento della storia ebraica e dell’antisemitismo nelle scuole e nelle università sono i temi trattati nelle relazioni raccolte in questo volume e presentate alla XXVIII giornata di studio, organizzata dalla Comunità Ebraica di Venezia il 30 novembre 2003, in occasione del LX anniversario delle deportazioni nazifasciste dall’Italia.

L'EBREO IN OGGETTO - L'applicazione della normativa antiebraica a Torino (1938-1943)
a cura di Fabio Levi - Editrice Silvio Zamorani
 La spinta dall’alto alla persecuzione degli ebrei nell'Italia fascista pervase via via le istituzioni e la società per il tramite delle leggi, di un gran numero di circolari e disposizioni amministrative. Il libro descrive come la legislazione e la regolamentazione "razziale" venne recepita e applicata.
Dall’indice: F. Levi, Il censimento antiebraico del 22 agosto 1938. D. Adorni, Modi e luoghi della persecuzione (1938-1943). G. Genovese, Profilo quantitativo del gruppo ebraico torinese nel 1938. F. Levi, Il signor questore e gli ebrei. Dalle relazioni periodiche del questore di Torino al capo della Polizia (1938-1942). L. Picciotto Fargion, Gli ebrei di Torino deportati: notizie statistiche (1938-1945).
Fabio Levi insegna Storia contemporanea all'Università di Torino. Ha pubblicato fra l'altro: L'idea del buon padre. Il lento declino di un'industria familiare, Torino 1984; Un mondo a parte. Cecità e conoscenza in un istituto di educazione (1940-1975), Bologna 1990

L'IDENTITA' IMPOSTA - Un padre ebreo di fronte alle leggi razziali di Mussolini
a cura di Fabio Levi - EditricSilvio Zamorani
 "Salvo così la mia famiglia". Con queste parole, lasciate scritte nel messaggio alla moglie e ai figli, si congedava Emilio Foà, funzionario dell’Unione industriale di Torino, suicida il 4 maggio 1939. Per il regime fascista l’ascendenza ebraica era diventata una colpa incancellabile: non aveva scampo neppure chi da tempo si era allontanato dalla tradizione dei padri e si vedeva imporre improvvisamente un’identità in cui stentava ormai sempre più a riconoscersi. Il libro descrive i percorsi di vita di Emilio Foà e del fratello Arturo, fra vicende pubbliche e famigliari. Sulla base di un’attenta ricostruzione storica e dando ampio spazio nella narrazione al linguaggio diretto e coinvolgente dei documenti, esso ripercorre tutto il periodo che va dall’ultimo scorcio dell’Ottocento fino ai drammatici anni delle persecuzioni antisemite culminate nelle deportazioni e a quelli, pieni di speranze e di contraddizioni, dell’immediato dopoguerra.

DODICI LEZIONI SUGLI EBREI IN EUROPA - Dall'emancipazione alle soglie dello sterminio
a cura di Fabio Levi - Editrice Silvio Zamorani
 In una forma agile ed essenziale il libro descrive lo sviluppo del rapporto fra ebrei e società di maggioranza nei diversi stati d’Europa dal Settecento alle soglie dello sterminio nazista. Vengono così proposte all’attenzione del lettore le diverse facce del processo di integrazione e di differenziazione del mondo ebraico, sollecitato a reagire e ridefinirsi da una realtà in rapido mutamento e attraversata nel corso del tempo da profonde contraddizioni: fra volontà di emancipazione e nuove forme di discriminazione, fra spinte alla secolarizzazione e tendenze a riaffermare il ruolo pervasivo della religione, fra democrazie dell’Ovest, autocrazie dell’Est e nuove tendenze totalitarie.

MUSSOLINI CONTRO GLI EBREI - Cronaca dell’elaborazione delle leggi del 1938
a cura di Pierpaolo Ravello - Editrice Silvio Zamorani
 Era opinione diffusa che la legislazione antiebraica promulgata in Italia dal regime fascista nel 1938 fosse stata soprattutto una conseguenza dei più stretti rapporti con la Germania nazista, quasi una sorta di imitazione. L’autore dimostra invece, con dovizia di documenti, pubblicati e analizzati nella loro genesi, che la politica antiebraica fu voluta e indirizzata da Mussolini con un’autonomia e decisione ben maggiore di quanto si creda. La ricerca consente di chiarire vari nodi problematici rimasti finora irrisolti o celati, di evidenziare gli ampi spazi di originalità e radicalità che contrassegnarono l’operato antiebraico di Mussolini, di misurare la profondità della ferita da lui inferta agli ebrei e al paese tutto. In appendice sono riprodotti i testi ufficiali dei principali documenti normativi del 1938: dai Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri, alla Dichiarazione sulla razza, ai Provvedimenti per la difesa della razza italiana.

LA SVIZZERA ALLA BERLINA ? - Testimonianze e bilancio dopo la pubblicazione del rapporto Bergier
a cura di Gruppo di Lavoro Storia Vissuta - Editrice Macchione
 A metà degli anni '90, all'inizio della disputa sugli averi in giacenza non rivendicati e sulla posizione della Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale, diversi testimoni di quel Tempo, operanti nel campo della politica, dell'economia, della diplomazia e dell'esercito, si sono riuniti nel Gruppo di Lavoro Storia Vissuta (GLSV), per presentare, facendo tesoro delle loro esperienze personali, un giusto e ponderato quadro storico della Svizzera. Punto focale della discussione: i Rapporti della Commissione Bergier .

IL ROGO DEL PORTO
a cura di Pahor Boris - Editrice Zandonai
 Il percorso creativo di Boris Pahor, scrittore sloveno e cittadino italiano, ruota in prevalenza intorno al destino della gente slovena nel Novecento e alle suggestioni di una città elusiva e ammaliatrice come Trieste. La prima di queste opere è la raccolta di racconti "Il rogo nel porto", che non solo lievita ai livelli più alti della grande letteratura europea ma prelude a quasi tutta la restante produzione dell'autore quanto a temi e motivi ispiratori, restituendo al lettore italiano aspetti della storia contemporanea dimenticati o colpevolmente rimossi: le vicissitudini della comunità slovena sotto il fascismo, la difesa di un'identità culturale brutalmente conculcata, la violenza che investe umiliati e offesi di dostoevskijana memoria e annuncia l'orrore delle deportazioni nei campi di sterminio. Tre sono i nuclei generativi - tutti direttamente o indirettamente autobiografici - dei racconti: il mondo dell'infanzia, l'esperienza del lager (descritto una dolente potenza espressiva tale da ricondurci alla raccapricciante grandezza di "Necropoli") e il faticoso, straniante ritorno nella città natale, Trieste, dopo la guerra e la detenzione nei lager nazisti. Lo sfondo, a parte il ciclo del lager, è il medesimo: la città di Trieste, le cui architetture e stagioni, i cui colori e paesaggi fatti di piogge ventose, iridescenze marine e barbagli di pietra carsica sono rievocati con un lirismo visionario intriso di potenti metafore.

LA GRANDE INDUSTRIA IN ALTO ADIGE TRA LE DUE GUERRE MONDIALI
a cura di Maurizio Visintin - Museo Storico del Trentino
 Nascita e ripercussioni delle grandi industrie in Alto Adige. Nel periodo tra le due guerre mondiali nel Südtirol si svilupparono monumentali centrali idroelettriche e impianti industriali, che sconvolsero l’assetto tradizionale della zona, costituendo le radici economico-sociali della “questione altoatesina”. Nomi come la Cardano (la più grande centrale idroelettrica d’Europa), la Montecatini di Sinigo e la Lancia di Bolzano. Questa ricerca non resta circoscritta all’ambito locale, ma evidenzia le connessioni del fenomeno con il quadro nazionale, la politica economica del governo e dei principali gruppi finanziari e industriali.

JUDENRAMPE - Gli ultimi testimoni
a cura di Segre A., Pavoncello G. - Editrice Elliot
 Questo libro raccoglie le testimonianze di sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti che al momento della deportazione avevano un'età compresa tra i dodici e i ventanni. Ogni giorno, tra l'inverno del 1943 e la primavera del 1945, hanno vissuto sulla loro pelle il male assoluto, quello che lascia tracce indelebili, che distrugge e annichilisce senza un motivo. Sono usciti vivi da Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Dora, Ebensee, Dachau, Buchenwald, Ravensbrück, Bergen Belsen nonostante il lavoro forzato, la fame, il freddo, le botte, gli esperimenti, gli appelli, le selezioni, le marce. Tutti loro, all'epoca adolescenti, richiamano alla memoria l'istante in cui sono stati separati dai loro genitori, l'ultimo abbraccio, i baci e le urla. E poi l'inferno: quando tennero lo sguardo fisso sui piedi per non vedere, quando videro i soldati giocare al tirassegno con i bambini, quando videro i compagni di prigionia morire a pochi minuti dalla liberazione, quando non furono creduti al loro ritorno a casa. Tra le testimonianze raccolte da Anna Segre e Gloria Pavoncello ci sono ebrei catturati in Italia, a Fiume, a Rodi, in Grecia, in Ungheria, in Croazia, in Libia, oppositori politici e militari sconfitti, ci sono le loro voci in presa diretta che scavano nella memoria per restituirci non l'accurata ricostruzione storica di quegli eventi, ma gli istanti in cui persero la loro innocenza.

|