Campo di Concentramento di Lipowa - (DAW) - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
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Campo di Concentramento - Konzentrationslager LIPOWA - DWA (Polonia)

Il campo di Lipowa , fondato nel dicembre 1939 sul luogo di un artico maneggio in via Lipowa, a Lublino, era nato come centro di raccolta, ma si trasformò poi in un tipico campo di concentramento, con una sua popolazione di detenuti. La trasformazione fu imposta nel 1940-1941 da due considerazioni : in primo luogo, le autorità tedesche avevano scoperto che molti ebrei di Lublino tentavano dì sottraisi alla precettazione nelle squadre di lavoro e avevano perciò cominciato a utilizzare quegli impianti per rinchiudervi i renitenti; in secondo luogo, si prevedevano grandi deportazioni di ebrei dal Reich , che avrebbero fatto tappa temporanea nel campo, e occorreva far fronte a un forte afflusso di prigionieri di guerra ebrei polacchi . Nell'inverno 1940-41 ne arrivarono almeno 2000, venendo a costituire il gruppo più numeroso di internati . La popolazione del Lager veniva inoltre alimentata dai periodici rastrellamenti nel ghetto dì Lublino. Nell'aprile 1942 Lipowa era a completa disposizione dello s.s und Polizàfiihrer Lublin (sspf), e la sua produzione era al servizio delle s.s. Gli internati contribuirono alla selezione degli oggetti personali degli ebrei ammazzati dai tedeschi nel corso di Aktion Mnhard ; Lipowa trattava le scarpe . Il breve intervallo di vita concesso ai 3.000 e più ebrei del campo si esaurì nel novembre 1943; perirono tutti nelle fucilazioni in massa dell'Operazione Festa della mietitura .
Nei primi due anni di esistenza dei campo la produzione e la produttività dei lavoratori ebrei furono minime; è un fatto particolarmente significativo, considerato che il suo scopo dichiarato fu sempre, fin dall'inizio, di far lavorare gli ebrei di Lublino . A partire dal dicembre 1939 lo Judenrat di Lublino doveva fornire ogni giorno da 800 a 1.000 operai , molti dei quali artigiani specializzati . Fino a quando la produzione di Lipowa non passò sotto la giurisdizione degli stabilimenti tedeschi dì equipaggiamento, le Deutsche Ausriistungs Werke (DWA) delle s.s , le officine del campo furono attrezzate e gestite con grande approssimazione : le competenze degli operai specializzati rimanevano per lo più inutilizzate, sprecando buona parte del potenziale di lavoratori che in circostanze normali sarebbero stati assai considerati per la loro produttività .
Con l'assunzione di controllo delle daw e l'arrivo in dicembre del nuovo direttore Hermann Moering, iniziò un' intensa fase di attività : sì costruirono altre baracche e officine per le nuove macchine . Aumentata la capacità di utilizzare le loro competenze, ì tedeschi ìmpegirarono un numero sempre maggiore di ebrei nelle officine del campo, finché nell'aprile 1943 le squadre dì lavoro esteme (a suo tempo un terzo degli internati) si ridussero a un unico gruppo di 50 persone . Secondo Moering , il numero degli artigiani ebrei impiegati passò da 280 (al momento del suo arrivo) a 1.590 (nell'autunno 1943). All'apogeo della produttività , dall' estate 1942 fino alla distruzione del campo nel novembre 1943, Lipowa fu il più importante stabilimento delle daw all'esterno del Reichsgebiet , il territorio del Reich , un valido fornitore di scarpe e capi di vestiario per lo SSpf di Lublino, l'esercito, le s.s, la polizia e l'amministrazione civile. Stando alla contabilità delle daw, pare rendesse berte .
Quando, dopo due anni di non produttività e sprechi , si cominciò finalmente a lavorare sul serio, porrebbe sembrare che in termini strettamente contabili Lipowa fosse un'impresa gestita con razionalità economica . Ma nel più ampio contesto del modo del tutto controproducente in cui i tedeschi utilizzarono il lavoro degli ebrei , i miseri profitti di quel breve e finale periodo produttivo escludono qualsiasi ipotesi di vero rendimento, come del resto anche i primi due anni di generale inattività economica. La produzione dei meno di 16.000 internati ebrei impiegati in tutti gli stabilimenti delle daw nel 1943, e degli altri 16.000 negli impianti della Ostindustrie GbmH (Osti) delle s.s, non può essere certo considerata economicamente razionale se rapportata ai circa due milioni di ebrei polacchi che erano già stati eliminati . E quando, nel novembre 1943, i tedeschi massacrarono anche questa manodopera insostituibile, condannarono g!i impianti produttivi del campo alla virtuale inattività fino alla fine della guerra .
Quanto all' organizzazione interna , dal punto dì vista della redditività essa era assolutamente irrazionale . I tedeschi trattavano gli ebrei con grande brutalità , compromettendo gravemente la produzione economica , scopo dichiarato dell' esistenza del campo . Sia il regime ufficiale - cioè i regolamenti e le punizioni - sia la condotta non codificata delle singole guardie infliggevano agli ebrei un'esistenza quotidiana gravida di sofferenze, sulla quale la morte incombeva onnipresente. Come in tutto il sistema dei campi, non pare vi fossero lìmiti a ciò che i tedeschi potevano fare senza timore di punizioni .
Sicuramente a partire dall'inizio del 1941, a Lipowa i tentativi di fuga venivano puniti con la morte; ma d'altra parte la morte - in pratica l'unica forma di reazione dei tedeschi a qualsiasi infrazione, pseudoinfrazione o gesto sgradito commesso dagli internati ebrei - faceva parte della razione quotidiana ; c'era la morte anche per i turti . Un responsabile interessato a conservare la salute e la capacità di lavoro della manodopera avrebbe dovuto vedere di buon occhio l'economia sommersa che consentiva a qualcuno di trovare una crosta di pane in più per integrare le razioni inadeguate , o un capo di vestiario per coprirsi un po' meglio nel freddo pungente. Invece i tedeschi fecero tatto quanto era in loro potere per impedire agli ebrei di proteggersi dalla debilitazione e dalle malattie .
La loro brutalità a Lipowa non si manifestava come deterrente per la salvaguardia di qualcosa di valore . A ogni violazione, per quanto insignificante, commessa dagli ebrei delle norme, per quanto controproducenti o irrazionaii , fissate dai tedeschi , rispondeva una reazione sproporzionata . Nel 1941, per esempio, uccisero con un colpo di pistola a bruciapelo un ebreo che aveva rubato un paio di manopole di lana . Il valore degli oggetti rubati non aveva importanza alcuna ; a Lipowa i tedeschi punivano con la morte anche gli ebrei che sottraevano scarti industriali senza valore . Non si puniva il danno tangibile provocato ai materiali o alla produzione, bensì l'atto stesso della violazione : una trasgressione insignificante o un danno effettivo facevano scattare la medesima sentenza .
Se i tanti atti necessari alia sopravvivenza in condizioni di privazione acuta provocavano la morte o altre brutali «punizioni», in definitiva pure e semplici torture, la necessità per gli ebrei di ricorrere a quegli atti aumentava a ogni violenza cui venivano sottoposti. Tutto, o quasi, il personale del campo era dotato di sferze o di qualche strumento equivalente, e li usavano con vigore, picchiando gli ebrei nel modo più arbitrario e senza cause apparent i, anche tenendo conto deir intepretazione alquanto lata che i tedeschi davano al concetto di causalità . Oltre all'uso quotidiano della sferza , la crudeltà dei tedeschi assumeva di regola altre forme particolari : brutali fustigazioni con fruste dotate di piccole sfere di ferro; reclusione in un bunker per periodi indeterminati ; fustigazioni nel bunker su uno speciale tavolaccio (Auspeitisch) appositamente inventato da un tedesco ; torture con l'elettricità ; ore di attesa a piedi scalzi nella neve , dopo un risveglio a bastonate ; impiccagioni pubbliche che terrorizzavano gli internati più delle esecuzioni nascoste . Molti ebrei morirono a seguito di spontanee iniziative dei tormentatori ; i più «fortunati» sopravvissero con gravi menomazioni fisiche .
A Lipowa , come in tutto l'impero dello sterminio, le crudeltà inflitte agli ebrei non erano un segreto per nessuno : avvenivano davanti a tutti, e per tutte le guardie erano ordinaria amministrazione. Infierire sugli ebrei era a un tempo la politica semiufficiale del campo e la norma non scritta cui si ispirava il personale . Queste brutali torture quotidiane non avevano nulla di eccezionale rispetto alla norma tedesca , anche per i campi di «lavoro» ; ma a Lipowa si verificarono anche due episodi inconsueti e particolarmente significativi .
L'esercito tedesco trattava i prigionieri di guerra ebrei appunto come prigionieri di guerra , sia pure di seconda classe, ma le ss non li riconoscevano come tali : per loro erano semplicemente e soltanto ebrei . Quelli che arrivarono a Lipowa erano stati sino a quel momento sotto la giurisdizione dell'esercito, che li aveva trattati in modo relativamente decente. I tedeschi del campo lo sapevano e decisero di far capire ai prigionieri di guerra che per loro un ebreo era solo un ebreo , organizzando poco dopo l'arrivo una cerimonia notturna senza preavviso. Ricorda un sopravvissuto :
Una notte ci cacciarono fuori dalle baracche , mezzo nudi e scalzi, e ci costrinsero a rimanere a lungo nelle neve, distesi bocconi . Ci dicevano che non eravamo prigionieri di guerra , ma soltanto ebrei internati . E ci picchiavano ... Poi ci ordinarono di ritornare di corsa nelle baracche , e quando così facemmo ci picchiarono ancora , e ci aizzarono contro i cani .
Altri ex prigionieri di guerra sopravvissuti raccontano le diverse ore di tormento di quella indimenticabile notte di mezzo inverno, aggiungendo che molti si ammalarono per il freddo (e per le percosse) e morirono. All'azione di quella notte presero parte gli ufficiali responsabili del campo e «parecchi altri» .
La componente simbolica di quella «cerimonia della reidentificazione» ricorda i riti che un tempo trasformavano gli uomini liberi in schiavi , in esseri socialmente morti : l'annuncio della nuova posizione sociale veniva sempre accompagnato da azioni che ne rendevano chiaro il significato, che imprimevano nella mente di ciascuno il valore del nuovo posto occupato nella società dall' individuo così trasformato .1 tedeschi non si limitavano a comunicare a parole ai prigionieri di guerra che da quel momento sarebbero stati soltanto internati ebrei , privi delle garanzie previste dalle convenzioni internazionali ; non poteva bastare . Oltre a ciò , adottavano e replicavano spontaneamente , certo senza rendersene conto in modo consapevole, un aspetto ricorrente nel percorso che trasforma un uomo libero in uno schiavo; nel caso specifico, traducendo l'annuncio nel linguaggio più adatto a comunicare che cosa significasse , nel loro mondo, essere ebrei : il linguaggio della sofferenza . E durante il rito, seppero attribuire a quel linguaggio un'eloquenza affatto particolare : gli ebrei erano creature che non dovevano conoscere pace, nate persoffrire, per essere picchiate e torturate , per essere aggredite dai cani , per morire a caprìccio dell'Ubermensch tedesco. Occorreva imprimere irrevocabilmente nella mente degli ebrei , per il tramite del loro corpo , la consapevolezza dì essere soltanto dei trastulli , vivi per generosa concessione dei tedeschi . Si operava in base al principio comunicativo che una frustata vale mille parole; e gli internati ebrei non tardarono a imparare il linguaggio del nuovo ordine .
La seconda cerimonia che si tenne a Lipowa fu un'occasione festosa , che però comunicava in quale modo i tedeschi concepissero la loro missione con la medesima eloquenza delle crudeltà esiziali e gratuite inflitte ai prigionieri di guerra. Si trattò di una festa organizzata da Odilo Globocnik, capo dell'Aktion Reinhard , in onore di un personaggio noto per la sua brutalità , II comandante di Lipowa Alfred Dressler . Ecco ciò che racconta un ebreo sopravvissuto : «Un giorno , mentre lavoravo da Globocnik , tennero una festa per celebrare il cinquantamillesimo ebreo assassinato da Dressler : in casa sua , questo motivo di celebrazione era sulla bocca di tutti . Globocnik mi convocò nella sala e mi costrinse, minacciandomi con la pistola , a bere un'intera bottiglia di vodka» . Ecco 1'«obiettivo di produzione» da celebrare nella vita di questo campo di «lavoro» .
Il personale tedesco che gestiva Lipowa fu successivamente integrato da contingenti di polacchi di origine tedesca delle unità paramilitari e delle Waffen-s.s , da unità del Kommando Dirlewanger e infine da ucraini , che in genere vivevano fuori dal campo e venivano impiegati soprattutto per sorvegliarne il perimetro e i gruppi di ebrei che lavoravano fuori dal reticolato, in genere contingenti di 30-40 uomini . I tedeschi erano soprattutto s.s , subordinati all'ssPF di Lublino . Dalle poche informazioni di cui disponiamo, su 46 dei tedeschi che gestivano il campo, non parrebbe avessero nulla di straordinario, rispetto alla norma dell'epoca . Tra loro c'erano qualche tecnico non appartenente alle ss e qualche donna con incarichi amministrativi .

Mappa interattiva di Lublino, via Lupowa


Del campo non è rimasto nulla

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