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 La Germania non ha conosciuto i fenomeni di Resistenza armata che caratterizzarono dappertutto, nella Europa occupata, i comportamenti delle popolazioni coinvolte nell'invasione e nella guerra. Questo tuttavia non significa che non vi sia stata in Germania un'opposizione interna dall'avvento al potere del nazismo alla sua sconfitta.
La fulmineità dell'intervento repressivo sin dalle prime settimane della presa del potere nei confronti di nemici reali o potenziali e la costruzione di un apparato di controllo e repressivo di grande potenza distruttiva, oltre che di capillare penetrazione, sono tra le ragioni principali che spiegano perché l'opposizione interna in Germania non assunse la rilevanza di altri movimenti al di fuori di essa e soprattutto perché la Germania non arrivò a liberarsi da sola dalla dittatura nazista. Il consenso dei più intorno alle motivazioni patriottiche e trionfalistiche del regime concorse a isolare le minoranze attive di una opposizione, raccolte intorno alle cellule di una potenziale ricostruzione dei partiti tradizionali, soprattutto dei due partiti operai, il comunista e il socialdemocratico, personalità di rilievo dell'alta amministrazione, che vedevano nel nazismo l'offesa recata allo Stato di diritto, muovendo da posizioni conservatrici o di ispirazione liberale o ancora cristiana, a esponenti della Wehrmacht consapevoli che la Germania si era cacciata in una guerra suicida e delle lesioni inferte ai diritti umani e al diritto internazionale con il tipo di condotta bellica prescritta dal nazismo, a esponenti delle Chiese.
Non è possibile ripercorrere qui l'itinerario puntuale dei singoli raggruppamenti dell'opposizione né disegnare il profilo di taluni dei suoi più significativi rappresentanti .
Abbiamo ripetutamente sottolineato come la mobilitazione per la guerra avesse comportato anche un inasprimento degli strumenti repressivi in vista di un possibile acutizzarsi dei fenomeni di dissidenza aperta o, più probabilmente, di episodi di malcontento, di diffusione di stati d'animo contrari alla guerra, passibili di incidere sulla compattezza e sulla solidarietà della popolazione.
In effetti, dopo i primi trionfi, con il prolungarsi della guerra e dei sacrifici che inevitabilmente gravavano sulla popolazione si colsero le conseguenze di una guerra sempre più visibile anche in casa, con il terrore e le rovine dei bombardamenti aerei, o la cupa risonanza dei rovesci al fronte, culminati nella capitolazione di Stalingrado, che portò direttamente nelle famiglie l'angoscia della guerra, l'evidenza delle perdite, la sfiducia nelle promesse del regime e insinuò i primi dubbi sulla giustezza della causa.
Infiltrati tra la gente, i fiduciari e i confidenti della Gestapo riferivano che la gente (i Volksgenossen, come scrivevano nel loro burocratico gergo i confidenti) non mostrava comprensione per l'importanza strategica di Stalingrado e per la necessità che a essa si fossero sacrificate tante vite umane senza realizzare la tempestiva ritirata. Soprattutto appariva rigenerale la convinzione che Stalingrado significava una svolta della guerra , i più labili , aggiungevano i rapporti del servizio di sicurezza, tendevano a "vedere nella caduta di Stalingrado l'inizio della fine".
Rispetto ai rapporti immediatamente successivi alla aggressione all'Urss, pieni delle risonanze trionfalistiche e del plauso al Fùhrer che aveva saputo smascherare prevenendole le intenzioni aggressive dei bolscevichi, lo spirito pubblico aveva subito un rovesciamento radicale.
La popolazione non era più così compatta, le stesse misure per la mobilitazione per il lavoro erano accolte con scetticismo, la gente era convinta che aumentavano le disparità di trattamento e nella ripartizione dei sacrifici tra la popolazione, i ceti alti riuscivano a conservare i loro privilegi, come sempre a pagare erano coloro che non avevano protezioni. In particolare, nei ceti inferiori le donne erano curiose di vedere se anche le mogli dei pezzi grossi (dei Prominenten) sarebbero state chiamate a dividere gli oneri di una quotidianità sempre più gravosa. Ne usciva uno spaccato della società tedesca che non trovava più rispondenza negli stereotipi e nelle immagini levigate e luccicanti della "comunità popolare".
Alcuni storici hanno definito la situazione nella quale versava ora lo stato d'animo dei tedeschi come null'altro che uno stato di soprawivenza. Vale a dire che la solidarietà sulla quale poteva ancora contare il regime nasceva dalla scelta di sopravvivenza di una popolazione che non aveva vie d'uscita, all'infuori dell'accettazione più o meno passiva del presente.
Movimenti e organizzazioni clandestine
Non tutti, tuttavia, accettavano passivamente. La Gestapo continuava a effettuare migliaia e migliaia di arresti ogni anno ; solo nel 1941 gli arrestati per attività comuniste o socialdemocratiche furono 11.410, senza contare quindi gli arrestati per altre ragioni; nel 1942 per la stessa categoria furono segnalati 10.613 arresti, sempre senza comprendere altre categorie di nemici del Reich. Ormai inoltre appartenevano alla quotidianità le deportazioni degli ebrei, che spesso attraversavano le città incolonnati prima di essere caricati sui convogli ferroviari, sotto gli sguardi ma anche tra l'indifferenza della gente; e deportati e lavoratori coatti, civili o prigionieri di guerra, erano impiegati a sgombrare le macerie delle città distrutte.
C'erano i molti che non volevano vedere il significato di questi segnali, ma c'erano anche quelli che attraverso l'offesa inferta alla persona umana di altrui nazionalità sentivano l'offesa recata innanzitutto alla propria umanità e alla stessa nazione tedesca e non accettavano. Tra questi, tra I primi a fare circolare la propria protesta furono i giovaani studenti che gravitavano a Monaco di Baviera intorno alla cerchia della "Rosa bianca", i fratelli Hans e Sophia Scholl e i loro amici Willi Graf e Alexander Schmorell e un docente di filosofia dell'Università di Monaco, Kurt Huber.
Mossi da profonde istanze religiose, tutti legati al cattolicesimo, e al tempo stesso dalla volontà di riscattare il nome della nazione tedesca i giovani della Rosa bianca avevano avviato sin dalla primavera del 1942 un'attiva opera di informazione e di protesta facendo circolare volantini nei quali sottolineavano con forza, come premessa per la salvezza della Germania, l'esigenza di una profonda riforma interiore.
Oggi sappiamo che il gruppo dei fratelli Scholl aveva in realtà ramificazioni più larghe all'interno della Germania di quanto non si fosse inizialmente pensato, a testimonianza della presenza di un potenziale di opposizione destinato a crescere con l'aggravarsi della situazione bellica.
Un gruppo che non si accontentò di diffondere volantini e di fare appello all'opposizione passiva ma che al culmine della crisi, a cavallo tra la fine del 1942 e l'inizio del 1943, sotto l'impressione quindi della tragedia di Stalingrado, non esitò a lanciare l'appello aperto al sabotaggio dello sforzo bellico, con un gesto che voleva rompere con ogni atteggiamento di semplice critica interna, di mormorazione, e che voleva indicare un modo concreto, operativo, di ribellarsi, di affrancarsi anche dalla tutela che la Hitlerjugend aveva imposto alle masse giovanili.
Arrestati alla metà di febbraio del 1943 i fratelli Scholl furono processati, condannati a morte e giustiziati il 18 febbraio. Diffamati e per spregio decapitati, i fratelli Scholl e il gruppo della Rosa bianca furono il sintomo che all'interno del consenso al regime l'area dell'opposizione si andava allargando a settori che per ragioni politiche o di cultura o anche solo generazionali ne erano rimasti sino allora immuni. Pochi mesi prima la Gestapo aveva distrutto l'organizzazione clandestina dell"`Orchestra rossa" (Rote Kapelle), uno dei nuclei più attrezzati e più politicizzati dell'illegalità, nell'alveo della tradizionale opposizione filocomunista o comunque legata al movimento operaio. Ma ora le vicende belliche stavano creando un'osmosi con altre e più giovani aree di un crescente malcontento.
Tutto ciò, tuttavia, non fu sufficiente a creare un movimento di carattere popolare, aumentò l'insicurezza del regime ma non sfociò in una alternativa. L'isolamento in cui si mosse e fu soffocato nel sangue il complotto contro Hitler del 20 luglio 1944(Attentato contro il Fuhrer vedi sotto) scaturì dallo sfondo di questa situazione.
L'Opposizione interna al nazionalsocialismo
Spesso si è sottovalutabta l'opposizione interna al nazionalsocialismo perché al confronto con i movimenti di Resistenza che si diffusero dappertutto in altre parti dell'Europa invasa, e in Italia stessa, non si verificarono in Germania fenomeni di aperta ribellione di massa e tanto meno di lotta armata contro il regime. Ciò non vuoi dire che non vi siano stati numerosi episodi di insubordinazione politica, diffusione di propaganda illegale (spesso trasportata all'interno a opera dell'emigrazione antinazista), atti di resistenza passiva destinati a moltiplicarsi con le prime incrinature del fronte interno nel corso del conflitto mondiale. La forte repressione praticata sin dalle prime settimane dell'ascesa al potere, con l'imprigionamento e la deportazione di migliaia di funzionari ed esponenti dei partiti operai, i potenziali naturali oppositori del regime, condizionò in maniera determinante ogni successivo tentativo di mantenere in vita una rete illegale di socialdemocratici e comunisti.
Per questo, fra l'altro, risultò relativamente più facile l'emergere di forme di opposizione derivate spesso dalla fronda di elementi dell'amministrazione o della diplomazia e di esponenti delle forze armate inseriti nelle strutture di potere del regime. II malcontento provocato dalla guerra e diffusosi anche tra gli strati giovanili fu all'origine di episodi di autentico eroismo come quello degli studenti monacensi del gruppo della Weisse Rose (Rosa bianca citato sopra), animati anche da forte spirito religioso, che furono giustiziati tra il febbraio e l'aprile del 1943.
Più complesso fu il percorso seguito dai gruppi dell'opposizione non soltanto conservatrice, con l'apporto decisivo di esponenti della Wehrmacht, che sfociò nell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944; il fallimento dell'attentato consentì lo scatenamento di una repressione senza precedenti, che decapitò un forte nucleo delle élites tradizionali, le quali dopo essersi allineate al regime ne avevano preso le distanze di fronte all'esito catastrofico della guerra e all'orrore dei crimini commessi dal Reich nell'intera Europa. In questo quadro rientrò anche l'opposizione di esponenti delle confessioni, che distaccandosi dall'atteggiamento passivo o neutrale delle Chiese istituzionali, si sentirono solidali con le vittime delle persecuzioni poliche e razziali del nazismo.
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