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 Chi aiutò i nazisti in fuga lungo tutta l'Europa nelle mani degli Alleati vincitori ? Come fu possibile ? La chiesa cattolica è responsabile di aver offerto protezione e documenti falsi per l'espatrio in paesi compiacenti ?
Alla «Maison Rouge» (Casa rossa), situata a Strasburgo, il 10 agosto 1944, lussuose automobili, alcune imbandierate con la svastica, sono posteggiate in prossimità dell'edificio. All'interno della Maison Rouge, in un ampia sala provvista di camino, settantasette uomini rappresentanti il potere assoluto della Germania nazista hanno avviato una riunione che si protrarrà per alcuni giorni.
Le persone convocate alla riunione, protetta dal massimo riserbo e da eccezionali misure di sicurezza, condividevano un problema, un passato e un esigenza, quella di fronteggiare il futuro che si intravedeva ostile. In relazione alle loro analisi, l'unico modo per raggiungere questo obiettivo era uno solo: salvaguardare la vita e il denaro dei più eminenti gerarchi. Nel corso della giornata erano arrivati su treni blindati o in automobili imponenti, i delegati del numero due nella gerarchia hitleriana: Martin Bormann, il ministro degli armamenti, Albert Speer, il comandante militare ammiraglio Wilhelm Canaris, oltre ai proprietari di quelle industrie che avevano costituito il motore della macchina bellica: Krupp Messerchmidt, Thyssen, Bussing Reihmetal, VW Wercke, Rochling, I.G. Farben, AEG, Siemens e Kirdorf. Erano presenti inoltre i grandi banchieri, i finanzieri, gli imprenditori in campo assicurativo, nonché gli industriali dei bacini del Reno e della Ruhr.
Le caratteristiche della riunione - e il suo stesso svolgimento, data la segretezza nella quale fu concepita - si sarebbero conosciuti solo molti mesi dopo, e comunque parzialmente, continua a essere oggetto di studi. Pur accomunati dalla preoccupazione per l'aggravarsi della situazione, gli uomini riuniti nella Maison Rouge manifestarono da subito aspirazioni distinte: i funzionari politici del partito miravano alla rinascita del Terzo Reich, in un luogo e con modalità da definirsi; gli industriali e gli imprenditori ricercavano una strada per conservare i loro beni e metterli in salvo dalla confisca che sicuramente sarebbe seguita alla disfatta. Tuttavia, la comune disgrazia aveva maggior peso dei differenti appetiti, e i due gruppi giunsero a un accordo e trovarono una formula che soddisfece a tutti gli interessi.
La proposta che fu approvata, secondo la presunta ricostruzione dei fatti, era stata avanzata dal delegato personale del vicefuhrer, Martin Bormann, e può essere cosi sintetizzata: gli imprenditori avrebbero finanziato la fuga dei gerarchi, i quali avrebbero custodito e gestito tutti i capitali trasferiti all'estero.
Per i grandi industriali la strada era obbligata: compromessosi con il finanziamento del nazismo, dal trionfo alleato si potevano aspettare nella migliore delle ipotesi il carcere e l'esproprio. Affidarsi ai gerarchi era l'unica cosa possibile.
Un frammento degli atti firmati al termine della riunione permette di comprendere meglio il disegno: «Il comando del partito ritiene che alcuni membri sarebbero condannati: di conseguenza e necessario collocarli come "periti tecnici" in varie imprese chiave. Il partito è disposto ad elargire elevate somme di denaro a quegli industriali che contribuiscano all'organizzazione postbellica all'estero. Chiede però in cambio che tutte le riserve finanziarie siano trasferite all'estero o possano esserlo successivamente, affinché dopo la disfatta possa essere fondato in futuro un poderoso nuovo Reich». L'aspetto più curioso di questo paragrafo è che non e possibile nemmeno intuire chi funga da portavoce del «partito». Non si alludeva a Hitler ne a Himmler, poiché nessuno dei due era al corrente dello svolgimento dell'incontro: lo avrebbero infatti impedito giudicandolo disfattista e sleale. Potrebbe forse corrispondere a Martin Bormann. In quei giorni, il delfino aveva gia acquisito un evidente vantaggio sugli altri camerati.
A seguito dell'incontro di Strasburgo cospicue somme di denaro vengono subito trasferite in banche di Paesi neutrali: Svizzera, Spagna, Turchia e soprattutto Argentina e Paraguay. Con i capitali tedeschi vengono create numerose società commerciali: secondo un rapporto del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che risale al 1946 furono in complesso 750 le imprese finanziate dagli industriali nazisti; 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 214 in Svizzera, 98 in Argentina e 233 in varie altre nazioni. E questo è solo il principio.
L'elenco completo delle imprese, elaborato dal dipartimento delle Finanze degli Stati Uniti, che indica fra parentesi l'anno di insediamento in Argentina di Peron:
Aachen & Munich, compagnia di assicurazioni (1942) ; El Fenix Sudamericano, compagnia di riassicurazioni; Accumulatorch-Fabrik A.G., apparecchi elettrici; Afa-Tudor-Varta, fabbrica di accumulatori; AEG, Compania Argentina de Electricidad, apparecchi elettrici (1944); SEMA Sociedad Electrometalurgica Argentina, fabbricazione di condutture di rame (1945); Alambrica, apparecchi elettrici; CESIA Conductores Electro Sociedad Industrial Argentina, fabbricanti di condutture di bronzo e rame; Metalurgica Comercial SRL, macchinari (1942); Weco y Cia.; Beirdorf SRL, prodotti chimici e medicinali (1944); Berger y Cia., materiali e attrezzatture (1942); La Lipsia SA (1942); Vicum y Cia., macchinari (1942); Boker y Cia., macchinari (1942); Robert Bosch, importatrice e produttrice di materiali elettrici e motori Diesel (1944); Riberena del Plata, commercio di carbone e legna, riparazione di navi (1944); Banco Germanico de America del Sud (1943); Edificio Germanico, amministrazione di proprieta; Midas, societa finanziaria; Banco Aleman Transatlantico (1942); Compaiila Argentina de Mandatos; Farma Platense SRL, prodotti chimici e medicinali (1940); Instituto Behring de Terapeutica Experimental (1944); Anilinas Alemanas, prodotti chimici e medicinali (1944); Quimica Bayer SA; Monopol, chimica industriale e commerciale; Agfa Argentina, strumenti ottici e materiale fotografico (1939); La Plata Ozalid, materiale fotografico; Weyland Sigfrido, prodotti chimici; Ferrostaal SA, ferro e acciaio (1944); Geco, produttori di munizioni (1941); Guen y Bilfinger, edilizia; Danubio, tessile; Hardt y Cia., import-export; Herbder F.A. Sohn, import-export (1943); Compafiia General de Construcciones (1939); GEOPE, impresa edile (1944); Establecimiento Klockner SA, ferro e acciaio (1943); Maldonado y Cia., ferro e acciaio; Manuello y Cia., ferro e acciaio; Ferrocal SRL, calce viva (1941); Otto Deutz, motori (1943); Oficina Cientifica Knoll; Tubos Manesmann (1943); Morseletto SA, stabilimenti metallurgici; SICA SRL (1944); La Internacional, compagnia di assicurazioni; La Mannheim, compagnia di assicurazioni; Merck Quimica Argentina; Stinnes, importatrice di motori in acciaio, esportatrice di cuoio, pelli e lana; Stinnes Maritima, agenti navali; Amme, Giesecke y Konegan, macchinari; Wayss & Freitag SA, costruzioni (1943); Lloyd Norte Aleman, agenti navali; Orestein & Koppel SA, materiale rotabile (1943); Osram, materiali elettrici (1943); Reinmetall-Borsig Cia., ferro e metalli (1943); Cedema, ferro e acciaio; Ribera del Plata, commercio di car-bone, legna e coke, riparazione di navi (1944); Gunther Wagner, carta da lettera (1944); Arcotina y Cia., commercio e finanza; Schering SA, chimica; Compalia General de Construcciones; Rhenania, commercio e finanza; SAEMA SA, legno e derivati; SAERA SA, agroalimentare; Establecimientos Vitivinicolas Escorihuela; Compaiiia de Seguros la Mercantil Andina; Compania Inmobiliaria de Buenos Aires; Siemens-Schuckert, materiali elettrici (1942); Siemens Baunion, costruzioni (1943); Siemens y Halske, materiali elettrici (1942); INAG, attrezzature chirurgiche e di laboratorio (1944): Compania Internacional de Telefonos; Fenix, laterizi; Agrin Metal SRL, strumenti chirurgici (1942); Springer y Moeller SA, prodotti chimici e medicinali; Aceros Roeschling Buderus SA (1942); Staudt y Cia, cotone, lana e cuoio (1944); Bromberg y Cia., import-export di macchinari (1940); Pallavicini y Cia., zucchero e sali (1944); Jobke y Nieding, macchinari ed edilizia; Atanor SA, prodotti chimici (1944); Unitas, compagnia finanziaria; La Querencia SA, societa immobiliare e finanziaria (1944); Planificadora de Cordoba SRL; Casa Denk Aceros Boehler, ferro e acciaio (1939); Thyssen-Lametal, ferro e acciaio (1943); Arbizu y Cervino, societa industriale e cornmerciale (1942); Crefin SA, crediti e finanziamenti, ferro e acciaio (1942); La Union Bulonera Argentina, ferro e acciaio (1942); Speratti Romanelli SRL, impresa edile; Sudasteel, ferro e acciaio (1941); TAEM, officine elettromagnetiche; Wella Sudamericana, prodotti per parrucchieri (1941); Wilckens Hnos., import-export (1938); Zeiss Carl, strumenti ottici e materiale fotografico (1942).
 La progettazione della fuga
Oltre che per l'organizzazione finanziaria progettata per il futuro, la riunione alla Maison Rouge servì anche per altre decisioni di ordine pratico.
Con l'aiuto dei funzionari della cancelleria nazista, diretta da Bormann, le persone convocate a Strasburgo progettarono minuziosi piani di fuga che i gerarchi costretti alla fuga avrebbero dovuto rispettare alla lettera. Nella progettazione di questi piani furono considerate le situazioni politiche dei Paesi di destinazione e le eventuali relazioni dei presenti con tali nazioni.
Furono delineati tre itinerari principali: il primo partiva da Monaco di Baviera e si collegava a Salisburgo per approdare a Madrid; anche gli altri due percorsi partivano da Monaco e, via Strasburgo o attraverso il Tirolo, giungevano a Genova, dove i gerarchi avrebbero potuto imbarcarsi verso l'Egitto, il Libano o la Siria oppure verso l'Argentina (Buenos Aires).
Ogni particolare era stato previsto: lungo quei percorsi era possibile transitare con relativa facilità e senza eccessivi rischi, grazie alla disponibilità di mezzi di trasporto, case sicure, luoghi in cui munirsi di documentazione e, soprattutto, aiuto di sostenitori lungo tutto il tragitto.
Una voce poco diffusa ma credibile indica che alla vigilia di Natale del 1944, a soli quattro mesi dalla riunione di Strasburgo, i gerarchi ricevettero una serie di documenti falsi da utilizzare durante la fuga. Con il trascorrere dei giorni e l'imminenza della disfatta, furono presi questi e altri provvedimenti, gli stessi interessati potendo sfruttare il proprio potere per la realizzazione del piano.
Fra le possibilità, una risultava fondamentale, la relazione sancita previamente con gli alti gradi della Chiesa cattolica.
Il ruolo della Chiesa
La rete in cui intervenne la Chiesa - la cosiddetta «via dei topi» o «rete romana» - fu, a detta di alcuni storici e dei servizi segreti, la più efficace: secondo le stime, 5.000 capi nazisti riuscirono a scappare grazie ai servizi di questa organizzazione.
La sua sede centrale era a Roma, dove operava da uffici propri sotto la copertura della Commissione pontificia di assistenza; mente dell'organizzazione era il vescovo austriaco Alois Hudal, rettore del Collegio teutonico Santa Maria dell'Anima di piazza Navona e per sua medesima definizione «capo spirituale dei cattolici tedeschi residenti in Italia».
L'ORGANIZZAZIONE ODESSA: L'organizzazione che protegge i criminali di guerra delle Ss, che vive ed opera tuttora (alcuni storici smentiscono l'esistenza trattandosi solamente di un mito della fantasia cinematografica), Odessa (Organisation der Ehemaligen Ss-Angehörigen , Organizzazione dei membri delle ex Ss), l'organizzazione clandestina nazista nata attorno alla fine del conflitto che ha operato per decenni sembra addirittura, come vedremo, che le sue ultime ramificazioni siano tuttora attive anche se con altri fini rispetto ai suoi primi «compiti istituzionali».
Sin dalla sua nascita l'organizzazione delle Ss non era stata solo una milizia di partito ma ramificandosi aveva metastatizzato come un male incurabile dapprima all'interno del NSDAP (National Sotialistisces Deuthscher Arbeiter Partei), poi del tessuto del Terzo Reich, divenendo una struttura autosufficiente, autonoma e autogestita.
Secondo un rapporto del suo capo ufficio Economia e Amministrazione Oswald Pohl dell'aprile del 1943, poteva contare su circa quaranta proprie grandi aziende nei più svariati settori in tutto il Reich, territori conquistati compresi: edile, alimentare, di lavorazione del legno, agricolo, forestale, ittico, tessile, dei pellami, editoriale, fotografico, chimico, di realizzazione e manutenzione di monumenti, storico, nonché case di riposo e negozi di abbigliamento nelle maggiori città.
Con l'avvicinarsi della sconfitta, però, questo "Stato nello Stato" comprendendo che avrebbe dovuto affrontare la resa dei conti, si era organizzato mirando ad un fine unico: salvare la pelle dei propri appartenenti, a partire dal Reichsfürehr delle Ss Heinrich Himmler sino all'ultima delle reclute. Così quando gli Alleati chiesero al popolo tedesco chi aveva commesso le atrocità dei Campi di sterminio, si sentirono rispondere "Sono state le Ss". Ma le Ss erano scomparse.
Questi strani patrioti (le Waffen Ss, hanno commesso innumerevoli crimini di guerra e gestirono alcuni Campi di Concentramento) che non erano mai stati al fronte ma che avevano impiccato i soldati della Wehrmacht per ogni minimo sospetto di cedimento, che avevano gassato, ucciso, stuprato, massacrato a man salva in Germania e nei Paesi conquistati senza mai combattere ma scagliandosi contro civili inermi, donne vecchi e bambini, vivevano clandestini in Germania o in Austria quando non erano emigrati all'estero.
A partire dal gennaio del 1945 la struttura delle Ss si era andata, senza dare nell'occhio, liquefacendo e tutti indistintamente avevano fatto in modo di aprirsi una via di uscita che consentisse loro, nel marasma della sconfitta, di scomparire. Operando indipendentemente, così gli elementi delle Ss distaccati presso le ambasciate di Argentina, Brasile, Turchia, Egitto e Italia avevano stretto accordi con Governi, partiti, industrie e ambienti religiosi predisponendo contemporaneamente vastissimi fondi segreti nelle banche svizzere e mediorientali dei quali ancora oggi non si conosce l'esatta consistenza, frutto delle ruberie naziste in tutta Europa e della resa dei Campi di sterminio.
Fondi che dovevano costituire le risorse economiche del movimento, ma che provenivano anche dall'industria, considerando che gli stessi industriali tedeschi che avevano aiutato Hitler ad andare al potere, quando avevano compreso che il Reich del Millennio era sull'orlo della fossa si erano accordati fra loro per impedire che parte dell'economia nazionale finisse in mano agli alleati. Per questo avevano iniziato a trasferirli gradatamente all'estero, favorendo la nascita di nuove attività in Paesi neutrali sotto la copertura di persone giuridiche fittizie; in breve era nata una impressionante rete di aziende e industrie.
Secondo un rapporto del 1946 pubblicato dal Dipartimento del Tesoro Usa, questa sorta di anomalo impero comprendeva 98 imprese in Argentina, 58 in Portogallo, 112 in Spagna, 214 in Svizzera e 35 in Turchia nonché altre 233 in vari Paesi per un totale di 750 attività.
Questa struttura, grazie all'azione di ex nazisti, di cittadini compiacenti (e molti purtroppo) o costretti ad esserlo, era in grado di offrire protezione a chi era in pericolo fornendogli un'identità falsa, denaro e, all'occorrenza, l'espatrio grazie all'esistenza di un certo numero di reti clandestine predisposte prima della fine del conflitto per una eventuale resistenza ad oltranza (una delle allucinazioni delle quali si nutrivano i nazisti nel 1945), ma poi più intelligentemente usate da questi per sopravvivere. La più nota di queste reti era detta Spinne (ragno), ma alla fine queste organizzazioni clandestine, operando di concerto per scopi indubbiamente vitali e comuni, diedero origine ad una fusione che in breve si trasformò appunto in O.d.E.Ss.A che è l'acronimo delle parole Organisation Der Ehemaligen Ss Anghehörigen , ossia Organizzazione Degli Ex Membri delle Ss.
L'Argentina di Perón che nel dopoguerra rilascerà all'organizzazione ben 7.000 passaporti in bianco e il Brasile che aveva bisogno di tecnici per le proprie industrie, la Siria e altri Paesi arabi memori dell'accoglienza fatta a Berlino al Gran Muftì, che avevano bisogno di istruttori militari per dare una parvenza di efficienza alle proprie Forze Armate, in seguito l'Egitto di Nasser che avrà bisogno di esperti di armamenti per la propria industria della Difesa aprirono volentieri le porte ai fuggiaschi, chiudendo tutti e due gli occhi sul loro passato quando addirittura questo non venne considerato un vanto dalla paranoia antisemita araba. Non a tutti, certo. Odessa era estremamente selettiva: prima di tutto doveva esistere uno stato di pericolo, poi si andava per livelli gerarchici. Prima gli alti gradi, poi quelli inferiori. E qui riemergeva in tutta la sua spregevolezza il disprezzo che le Ss avevano sempre nutrito per chiunque non appartenesse alla loro casta, era indispensabile l'appartenere al Corpo Nero. Era impossibile che un caporale della Wehrmacht o un capitano della Luftwaffe, per quanto nazisti, ricevessero aiuto. Così migliaia di criminali presero ad abbandonare la Germania seguendo tre direttrici principali: la prima portava dall'Austria all'Italia e infine alla Spagna. La altre due, sempre tramite l'Italia, erano indirizzate verso i Paesi Arabi e verso il Sudamerica retto da dittature, giunte di destra o dai militari.
Perché sempre attraverso l'Italia?
Prima di tutto perché l'Italia disponeva di grandi porti mercantili; poi perché non era sottoposta al controllo militare, a volte veramente vessatorio, delle Potenze vincitrici; quindi perché vi si trovava il VATICANO, fonte di grandi e consistentissimi appoggi; infine per la scarsa efficienza dei suoi apparati di Polizia.
Carabinieri e Pubblica Sicurezza, come allora si chiamava la Polizia di Stato, pur essendo validi per il mantenimento dell'ordine pubblico, la repressione della criminalità, la tutela delle leggi, avevano valore pressoché nullo per i criminali di guerra: i contatti con le Polizie Militari degli Alleati erano inesistenti, mentre quello che rimaneva dei servizi segreti era impegnato più a controllare il fronte dei partiti di sinistra che a fare il suo lavoro istituzionale di Intelligence.
Le vie di fuga, che potevano aver inizio da una qualsiasi città tedesca, convergevano sempre verso Memmingen, una antica cittadina tra la Baviera e il Württemberg, per poi dirigere su Innsbruck ed entrare in Italia attraverso il valico del Brennero. Gli spostamenti nel tratto Germania meridionale, Austria, Tirolo e Italia settentrionale si svolgevano in grande sicurezza a tappe di 50 km circa, ad ognuna delle quali corrispondeva una "stazione" gestita da 3-5 persone che conoscevano solamente la stazione precedente e quella successiva, ma non altro.
Spesso i fuggiaschi venivano trasferiti con i sistemi più impensati e, in un certo senso, geniali, come a bordo dei furgoni che, condotti da infiltrati di Odessa, curavano la distribuzione locale di Stars and Stripes, il giornale dell'Esercito americano.
Spesso e volentieri veniva fatto riferimento a istituti religiosi compiacenti, mentre le fughe erano agevolate anche da un buon numero di organizzazioni di beneficenza ma anche dalla CARITAS internazionale che, per motivi non ben chiari, avevano stabilito che le Ss in fuga erano profughi ingiustamente perseguitati dagli Alleati.
Ancora meno chiaro, e questa è una macchia che permane sul VATICANO, fu il notevole aiuto che venne offerto da un buon numero di religiosi come il sacerdote pallottino Antonio Weber, uno dei capi della Lega di San Raffaele, che agevolò la fuga di Adolf Eichmann, o il frate minore cappuccino Benedetto da Bourg d'Iré, o ancora da prelati come il vescovo austriaco Alois Hudal, fervente filonazista e rettore dal 1923 del seminario di lingua tedesca della chiesa di Santa Maria dell'Anima a Roma che, utilizzando come centro di raccolta un convento francescano della capitale, consentì l'espatrio di alcune migliaia di ex Ss.
Del resto anche padre Krunoslav Draganovic, croato e segretario dell'Istituto Croato di San Girolamo fece altrettanto con centinaia di assassini provenienti dalle file degli Ustascia di Ante Pavelic in fuga dalla vendetta titina.
Si dirà: un malinteso senso della carità cristiana; può essere, ma nessuno lo ebbe nei confronti degli Ebrei che cercavano di sfuggire al massacro nazista. E se alcuni Istituti cattolici si prestarono per la salvezza degli Ebrei, molti lo fecero in cambio di una retta che doveva pagare il loro sostentamento e non per carità misericordiosa. E chi non aveva o disponeva di alcun sussidio economico era nella stragrande maggioranza destinato alla deportazione ed allo sterminio.
Comunque per le Ss una volta giunte in luoghi sicuri la fuga era abbastanza semplice. Un ufficio ecclesiastico confermava l'identità della persona e la CROCE ROSSA INTERNAZIONALE, sulla base della conferma, forniva il passaporto ma ad una condizione: che il fuggiasco fosse BATTEZZATO e ANTICOMUNISTA. Se erano necessari altri spostamenti, la CARITAS si accollava le spese di viaggio.
In questa maniera fuggirono senza troppe difficoltà criminali come Walter Rauff, ex capitano di corvetta cacciato dalla Marina ed entrato nelle Ss, inventore dei furgoni-Camera a gas (Gaswagen) che raggiunse il Cile nel 1954 con l'aiuto di monsignor Hudal; Adolf Eichmann del quale è inutile parlare, che da Genova raggiunse l'Argentina nel luglio del 1950; o Franz Stangl, il boia di Treblinka che, sempre grazie a monsignor Hudal raggiunse Damasco nel 1950 e l'anno successivo il Brasile dove venne arrestato, operaio della Volkswagen di San Paolo, 21 anni dopo; o Herman von Alvensleben, responsabile in Polonia della morte di almeno 80.000 persone che, grazie ai gesuiti austriaci e ai francescani italiani raggiunse l'Argentina imbarcandosi a Genova nel 1949; o, e qui ci fermiamo ma la lista sarebbe lunghissima, il dottor Josef Mengele, l'"angelo della morte" di Auschwitz che dopo aver vissuto impunemente in Germania per sei anni, tramite l'Italia e la Spagna arrivò in Argentina nel 1951 e anni dopo in Paraguay dove ottenne la naturalizzazione.
Ma il compito di Odessa non si esauriva con la fuga, l'appoggio economico ed una relativa protezione nel tempo, al contrario. Per quanto se ne sa nei primi anni 50, quando il primo compito istituzionale dell'organizzazione si stava esaurendo perché migliaia e migliaia di criminali avevano oramai lasciato Germania e Austria e si trovavano relativamente al sicuro, una riunione fra i suoi capi principali portava alla formulazione di cinque nuove direttrici rese possibili dalla nascita, nel 1949, della Repubblica Federale Tedesca.
Le idee di restaurare il Reich, come abbiamo detto, erano state da tempo accantonate in quanto ritenute irrealizzabili anche da queste mentalità esaltate, ma adesso era stato reso disponibile un potenziale terreno di coltura. Venne perciò decisa:
1) la re-infiltrazione in Germania degli ex nazisti che venne effettuata durante gli anni 50;
2) la successiva infiltrazione della struttura politica tedesca in maniera di condizionarla occultamente per bloccare processi e riprese di ricerche dei kameraden;
3) l'inserimento nel tessuto economico del Paese al fine di favorirne un "miracolo economico" e trarne il massimo vantaggio, cosa che avvenne puntualmente fra gli anni 50 e 60;
4) favorire e agevolare in tutti i modi e con tutti i mezzi quanti cadono nelle mani della giustizia, attività in corso a tutt'oggi; 5) dare vita ad una massiccia ed oculata campagna di disinformazione e propaganda a lunghissimo termine.
Per quanto riguarda i punti 1, 2 e 3 non esistono dubbi che siano stati portati a termine con teutonico scrupolo e precisione. Molti ex criminali sono rientrati in Germania sotto mentite spoglie, un buon numero di essi è andato ad occupare i livelli medio bassi (per non dare nell'occhio inutilmente) della CDU, la Democrazia Cristiana tedesca e della CSA, l'Unione Sociale Cristiana. Come pure si sono inseriti nell'industria e nel commercio, devolvendo parte degli introiti alla nascita di alcuni movimenti di estrema destra come il National Partei Democratische (NPD) di Von Thielen e Von Tadden degli anni 60 e al sostegno di una stampa estremista ma ufficiale, come ad esempio il giornale National und Soldaten Zeitung.
Il punto 4, l'appoggio giuridico legale e non solo è tuttora in vigore e ha dato alle volte origine ad episodi che sarebbero inspiegabili se non fossero giustificati dall'azione di Odessa.
È il caso, ad esempio, di Walter Rauff; dopo cinque anni di permanenza in Cile, nel 1955 fa domanda, da quel Paese, alla Direzione Finanziaria per la liquidazione delle Indennità di Guerra tedesca per avere la sua pensione di capitano di corvetta. La cosa desta però sospetti e si innesca un lungo processo che porta alla sua identificazione e, più di dieci anni dopo ad una incriminazione e ad un processo che si dovrebbe tenere presso la corte di competenza di Hannover.
Rauff si deve presentare davanti ai giudici di Santiago che devono decidere della sua estradizione ma questi, il clima politico cileno è quello che è e nel dicembre 1962 la Corte decide per il non luogo a procedere verso questo valoroso e sfortunato soldato d'onore.
Otto anni dopo, nel 1970, viene eletto Presidente Salvador Allende, uomo politico di sinistra e di indubbia reputazione democratica. Simon Wiesenthal , il famoso cacciatore di criminali nazisti che aveva seguito in prima persona la vicenda, pensa che i tempi siano finalmente cambiati e il 21 agosto del 1972 scrive ad Allende perorando la causa dell'estradizione di Rauff, fornendo informazioni, testimonianze e prove sul caso.
Il Presidente risponde pochi giorni dopo con grandi parole di stima e di approvazione per Wiesenthal e per la causa alla quale dedica la vita, aspre condanne del nazismo, dei suoi esecutori e dello sterminio del popolo ebraico, poi conclude dicendo che non può fare niente perché il processo è stato chiuso e non lo può riaprire, e poi in virtù della legge cilena lui non può esercitare funzioni giudiziarie. Capitolo chiuso.
In realtà la situazione politica cilena dopo i primi momenti trionfali dell'elezione di Allende era andata sempre peggiorando assieme a quella economica, e il Presidente, al quale rimaneva meno di un anno di vita prima del golpe della giunta militare, sapeva che non si poteva inimicare il membro di una comunità importante e rispettata ed economicamente molto ben inserita nel Paese. Così qualcuno che proteggeva Rauff ebbe modo di fargli pervenire un "consiglio" che venne ascoltato.
Siamo così giunti al punto 5. Propaganda e disinformazione, nascita delle correnti prima di revisione poi negazioniste nei confronti dell'Olocausto sono tutte attività nelle quali traspare la presenza di Odessa, ma che tutto sommato si possono definire allineate con la sua fisionomia, con una sorta di continuità storica.
Ma dalla fine degli anni 80, con la caduta del Muro, ne sono iniziate altre, inizialmente in Germania, che poi si sono andate diffondendo anche in altri Paesi europei.
La destabilizzazione a livello sociale nella ex Repubblica Democratica Tedesca, la nascita e la successiva diffusione dei movimenti naziskin, elementi destabilizzanti che niente hanno a che fare con il nazismo e si potrebbe dire anche la "militarizzazione" delle loro frange nei cosiddetti black block non sono fenomeni verificatisi per caso, e hanno avuto per lo più origine in Germania.
CONCLUSIONE: Se l'Argentina di Perón era la «terra promessa», l'asilo già generosamente predisposto ancor prima che la guerra finisse, il cuore e il cervello dell'intera operazione Odessa era a Roma (dove Perón soggiornò dal 1939 al 1941), nel cuore del Vaticano. In quel turbinoso dopoguerra italiano era veramente difficile distinguere tra vincitori e vinti. Nazisti e fascisti avevano perso la guerra; eppure mai ai vinti mancò il soccorso dei vincitori, il sostegno di quelle istituzioni che sarebbero dovute nascere all'insegna dell'antifascismo e della democrazia e che invece erano ricostruite nel segno della più rigorosa continuità con i vecchi apparati del regime fascista. Fu l'anticomunismo, furono le prime avvisaglie della «guerra fredda» a spingere i vincitori a salvare i vinti.
Oltre a questa organizzazione ne esistevano molte altre. Citiamo l'organizzazione Gelen. Il 22 Maggio 1945 il generale nazista Reinhard Gehlen, ex comandante delle Armate Straniere Est e responsabile nei servizi segreti nazisti della sezione che curava lo spionaggio antisovietico, si consegna agli americani che lo spediscono a Washington da William Donovan, direttore centrale dell'OSS, con 52 casse contenenti la schedatura dei comunisti europei "pericolosi". In breve tempo Gehlen diviene direttore della sezione affari sovietici dell'OSS e successivamente della CIA.
L'ex generale torna in Europa il 12 luglio del 1946 dove crea l'Organizzazione Gehlen, servizio spionistico alle dirette dipendenze dei servizi segreti Usa. Il primo aprile 1956 l'Organizzazione Gehlen passa sotto il controllo del governo della Germania Occidentale, nasce così il servizio informazioni federale BND. Gehlen è promosso generale di corpo d'armata e direttore del BND. Poi c'era l'organizzazione Spinner, l'organizzazione Paladin. L'Europa e il mondo erano pieni di questi personaggi e di queste reti. Qui possiamo aggiungere l'organizzazione Gaeta, che era quella che sosteneva dalla Germania i detenuti nazisti che in Italia erano rinchiusi, come Kappler e Reder, nella fortezza di Gaeta. Su tutto questo governavano poi i servizi segreti ufficiali, allora non era ancora nato il SISMI, sorto dalla riforma del 1978, l'anno successivo. I servizi segreti erano a loro volta strettamente connessi con i carabinieri.
GENOVA 2003 - Dagli uffici di Albaro della Daie, nel triennio dal 1947 al 1950, passarono tutti: da Joseph Mengele, il medico che sterminò migliaia di Ebrei utilizzandoli come cavie umane, ad Adolf Eichmann, ufficiale delle Ss teorico e organizzatore dello sterminio; da Klaus Barbie, il boia di Lione responsabile della deportazione dalla Francia di migliaia di Ebrei, a Erich Priebke, il comandante delle Ss responsabile della strage delle Fosse Ardeatine. E con loro centinaia di "figure minori" di sterminatori e seviziatori al servizio della follia nazista che negli uffici diretti da Carlos Fuldner trovavano una nuova identità, un visto per entrare in Argentina e, alla fine, un passaporto rilasciato dalla Croce Rossa. L'ultima tappa burocratica: quella che dava il via libera all'imbarco per il Sudamerica.
Nel libro inchiesta che ha impegnato per sei anni Uki Goñi, cinquantenne studioso argentino.
Una messe di documenti che Goñi ha rintracciato in Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti e in Argentina raccolte nel libro La autentica Odessa, pubblicata in Italia per i tipi di Garzanti con il titolo Operazione Odessa.
BUENOS AIRES (Argentina) 2003 - Si chiama Pagina 12 ed è il quotidiano di Buenos Aires che ha seguito più da vicino il caso "Odessa" fin dall'uscita in libreria del saggio di Uki Goñi, trasformando le rivelazioni che vi sono contenute in un vero e proprio caso nazionale.
A partire dallo scorso dicembre gli editoriali e gli articoli di Sergio Kiernan, caporedattore alle pagine politiche del quotidiano argentino, hanno mantenuto viva l'attenzione sulla denuncia di collusione del governo Peron con i reduci del Reich che i documenti raccolti da Goñi formulavano e seguito passo passo le iniziative del Centro Wiesenthal che hanno portato il ministro degli interni, Anibal Fernàndez, a decretare l'apertura degli archivi del Centro di Immigrazione di Buenos Aires. Pagina 12 è stato il primo quotidiano del Paese a rivelare il contenuto dei primi dossier sottratti a un segreto cinquantennale.
Primo fra tutti quello relativo all'immigrazione in Argentina degli ustascia seguiti da qualcosa come 7.500 croati con una cronaca documentaria che sta gettando ombre sull'operato del Vaticano e della Croce Rossa.
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