OSKAR SCHINDLER

Oskar Schindler nasce il 28 aprile 1908 a Zwittau, nei Sudeti, una regione dell'allora Cecoslovacchia.
Dopo l'annessione dei Sudeti alla Germania di Hitler, Schindler si trasferisce a Cracovia, in Polonia, dove inizia una lucrosa attività commerciale, sfruttando Ebrei costretti al lavoro forzato, grazie alle sue conoscenze militari e politiche negli ambienti nazisti.
Nel 1942, rimane profondamente scosso assistendo a un feroce raid nazista nel ghetto di Cracovia, e da quel momento inizia a usare la sua posizione per salvare la vita al maggior numero possibile di Ebrei, assumendoli nella sua fabbrica, che produce prima pentolame e in seguito munizioni.
Brillante diplomatico, organizza cene e feste per le autorità naziste, che corrompe con ori, opere d'arte, gioielli e altri beni di lusso acquistati alla borsa nera, per poter continuare a svolgere la sua attività e ottenere permessi di assunzione e ordinativi di materiale da produrre.
Per non destare sospetti presso le autorità tedesche, crea un Lager per i suoi operai, spiegando che intende portare la produzione della fabbrica a pieno regime, tenendo i lavoratori sul posto per sfruttarli meglio e impiegarli ventiquattro ore al giorno. In realtà tutte le famiglie facenti parte della lista di Schindler, lavorando nella fabbrica riusciranno ad evitare i Campi di concentramento e a sfuggire ad una morte certa.
Durante una festicciola all'interno della fabbrica, cedendo alla sua irresistibile debolezza per le belle donne, bacia una giovane Ebrea ed è arrestato dalla Gestapo con l'accusa di aver violato le Leggi razziali. Riesce a scamparla grazie all'aiuto della sua segretaria, che corrompe un alto comandante delle Ss per farlo liberare.
Per rimediare alla pessima qualità dei prodotti della sua fabbrica, compra alla borsa nera enormi quantitativi di munizioni, che rivende e spaccia per suoi.
Un giorno viene a sapere di diversi vagoni ferroviari piombati pieni di Ebrei che, per la confusione degli ultimi mesi della guerra, stanno viaggiando da giorni senza cibo né acqua da una stazione all'altra. Riesce ad avere accesso ai documenti di spedizione e ad inserire Zwittau, la sua città natale, come stazione di arrivo. Qui libera i sopravvissuti, ridotti allo stremo, e li porta nella sua fabbrica, dove sua moglie Emilie si prende cura di loro.
Quando trasferisce la fabbrica e la manodopera a Brünnlitz, oggi nella Repubblica Ceca, riesce addirittura a tirare fuori da Auschwitz 300 sue operaie, che vi erano finite per un errore burocratico.
Alla fine della guerra, per evitare il possibile arresto da parte dei russi come collaborazionista, fugge a Francoforte con la moglie, completamente povero.
Nel dopoguerra, gli Ebrei salvati e rifugiatisi in Israele, gli mostrano la loro riconoscenza fornendogli i capitali per aprire una fabbrica in Argentina, che fallisce pochi anni dopo. Rientra quindi in Germania, dove gli viene assegnata una medaglia per il suo impegno e una pensione minima.
Il Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, lo Yad Vashem, gli dedica un albero nel "Giardino dei Giusti delle Nazioni", per aver salvato la vita di 1.117 Ebrei. Muore a Hildesheim, in Germania, il 9 ottobre 1974, e viene seppellito nel cimitero Latino, sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme.
Una semplice lapide bianca riporta il suo nome e due date, 1908 e 1974, mentre un epitaffio è inciso in tedesco e in ebraico. Nell'ultima scena di Schindler's List viene ricordato il giorno del funerale di Oskar Schindler: gli attori e gli autentici sopravvissuti alle persecuzioni sfilano deponendo, una dopo l'altra, pietre sulla sua tomba, così rappresentando che alcuni aspetti della finzione richiamano le realtà più tremende e drammatiche. La pietra per la tradizione biblica ebraica e nel significato del termine ha un valore simbolico: "eben" in ebraico significa pietra. Le lettere alef, bet e nun, che ne compongono il termine, possono a loro volta essere combinate in "alef" e "bet" , risultandone la parola "Av", vale a dire "Padre", mentre "bet" e "nun" danno come termine finale "Ben", cioè "Figlio". Il vocabolo "eben" è quindi il risultato dell'incastro delle due parole "Av" e "Ben", che significano Padre e Figlio. La pietra è dunque legame e memoria, il ricordo che si trasforma in simbolo attraverso il passaggio ininterrotto "da Padre in Figlio".
Del lungo elenco dei 1.117 nomi della copia finale della Schindler's List fa parte un solo Ebreo italiano, l'unico di quel dossier uscito dal più grande archivio a Bad Arolsen sui crimini del Terzo Reich, da poco aperto ai ricercatori. Il suo nome è Schulim Vogelmann, riposa al cimitero di Firenze, vicino alla tomba di Primo Levi. Sulla lapide il figlio Daniel ha voluto che fosse impresso, a ricordo perenne, il numero di prigionia che suo padre aveva tatuato sul braccio: 173484.
Va in rovina la fabbrica di Schindler . Allarme lanciato dal comune di Cracovia
CRACOVIA (Polonia) 10 maggio 2005 - Rischia di crollare la fabbrica di Cracovia che accolse i 1200 ebrei che Oskar Schindler salvo' dalla deportazione nei lager nazisti. A lamentare lo stato in cui versa la costruzione - all'indomani della denuncia del quotidiano polacco ''Gazeta Wyborcza'', secondo cui l'edificio potrebbe crollare - e' stato un portavoce dell'Ufficio opere del comune di Cracovia, che da poche settimane ha assunto la responsabilita' della ex fabbrica, all'interno della quale Steven Spielberg giro' diverse scene del suo ''La lista di Schindler''.
La fabbrica di Schindler deve essere aperta a tutti i gruppi interessati a visitarla, ha sottolineato una portavoce dell'ufficio del Comune, sottolineando la necessita' di salvare la fabbrica. Accordi sono stati presi con un'impresa di pulizie per ripulire il luogo, che potrebbe essere utilizzato per esposizioni sulla seconda guerra mondiale e l'Olocausto, secondo quanto preso in considerazione l'anno scorso.
Schindler's list, il film del 1993 di Steven Spielberg premiato con otto Oscar, tratto dal romanzo di Thomas Keneally Il protagonista, interpretato da un grande Liam Neeson, è Oskar Schindler, un industriale tedesco che, nonostante sia membro del partito Nazista, si adopera per salvare gli Ebrei dallo sterminio.
Attraverso la corruzione e una grande personalità, Schindler riuscì, nel periodo della guerra, a salvare 1.117 Ebrei dalla morte sicura che li avrebbe attesi, impiegandoli nella sua fabbrica di pentole e tegami prima, di bombe e granate poi.
La particolarità della fabbrica di Schindler sta nel fatto che, contrariamente alle altre che in tempo di guerra utilizzavano come manodopera produttiva gli Ebrei, fu un esempio di non produzione: infatti non c'erano guadagni, solo la scusa di un lavoro che doveva continuare almeno fino alla fine della guerra, con l'unico scopo di salvare quelle persone la cui unica colpa era quella di non essere ariani.
La lista di Schindler, da cui deriva il nome del film, è la lista contenente tutti i nomi degli operai che lavoravano nella sua fabbrica, ed era un sinonimo di vita. "La lista è vita, ai suoi margini, tutto intorno, c'è l'abisso": così il segretario di Oskar Schindler, Itzak Stan, interpretato da Ben Kingsley, premio Oscar per Gandhi (1981), definisce la lista unica nel suo genere .
E' morto l'uomo di Schindler 's list
Senza di lui Steven Spielberg non avrebbe forse girato 'Schindler's List', il film sull'Olocausto premiato con sette Oscar.
New York 14 marzo 2001 - Leopold 'Paul' Page - un ebreo polacco sopravvissuto, grazie all'eroismo dell'industriale Oskar Schindler, allo sterminio di sei milioni di ebrei da parte dei nazisti - è morto a Los Angeles all'età di 87 anni. Page era uno dei 1..117 ebrei salvati dai campi di sterminio dallo sforzo di Schindler, che diede loro ospitalità e protezione nella sua fabbrica di munizioni. Dopo la guerra Page si trasferì a New York e successivamente a Los Angeles, dove aprì un negozio di pelletteria e cercò di interessare scrittori, sceneggiatrori e il mondo del cinema alla storia vera del suo salvatore.
IL 18 LUGLIO 1967 YAD VASHEM HA RICONOSCIUTO OSKAR SCHINDLER GIUSTO TRA LE NAZIONI .
IL 24 GIUGNO 1993 YAD VASHEM HA RICONOSCIUTO EMILIE SCHINDLER (La moglie) GIUSTO TRA LE NAZIONI .
19 nov 2007 - Museo di Arte contemporanea di Gracovia
La Fabbrica di Schindler diventerà il nuovo Museo di Arte Contemporanea di Cracovia.
Il progetto porta la firma di Claudio Nardi, vincitore del concorso internazionale di progettazione bandito dalle autorità locali. Dalla memoria dell'Olocausto, al quale la fabbrica è legata, alla memoria e al presente della storia dell'arte.
Il complesso si trasformerà in un'occasione di riflessione fra passato e futuro. Il segno industriale evocato dalla caratteristica copertura a sheds degli edifici da conservare ha rappresentato il punto di partenza per la elaborazione del progetto complessivo, dal recupero delle vecchie costruzioni verso nuove funzioni connesse alla attività del museo, fino al disegno degli edifici nuovi e con destinazione propriamente espositiva.
Il progetto si esprime attraverso segni leggeri, sensibili, quasi sospesi, come a riprodurre l'eco di una stagione della storia che non va cancellata, ma vissuta nel ricordo attraverso nuove visioni, nuovi segni di vita, positivi e propositivi.
16 nov 2010 - Mocak il nuovo Museo di arte Contemporanea di Cracovia nell'ex fabbrica di Schindler
Cracovia . Nel pomeriggio del 16 Novembre 2010 si è tenuta la presentazione ufficiale del Museo di Arte Contemporanea “MOCAK” nell'ex area dove sorgeva la fabbrica di Oskar Schindler in via Lipowa.
Il Museo d'Arte Moderna, disegnato da Claudio Nardi e Leonardo Maria Proli, è un progetto in equilibrio tra memoria e futuro aprendo un nuovo importante capitolo nella vita culturale della città. Offre circa 4 mila metri quadrati di superficie espositiva, una sala cinematografica, un caffè-ristorante e una libreria.
Claudio Nardi, a capo del gruppo di progettisti che nel 2007 ha vinto il concorso internazionale indetto per il riadattamento dell’area, è partito proprio dalla necessità di integrare il segno industriale alla nuova realtà rappresentata dalla destinazione museale: solo un edificio è stato infatti eretto ex novo, mentre sono sei le fabbriche preesistenti riadattate, per ospitare una serie di attività istituzionali che spaziano dall’esposizione di una collezione di livello internazionale a programmi di residenza per gli artisti.
Ospita la mostra "Cracovia: Occupazione 1939-1945," curata da Monika Bednarek, prendendo in esame la vita durante il nazismo.
L'esposizione documentaria inizia nella Cracovia del 1930 con una serie di foto che illustra la guerra e l’arrivo dei tedeschi, il ruolo di Cracovia come centro del governatorato generale di occupazione, la vita quotidiana, il destino degli ebrei, il ghetto, la resistenza e naturalmente la storia di Oskar Schindler e dei suoi lavoratori che sono i protagonisti di questo periodo storico.
"Prima di tutto vediamo la storia prima della guerra, in modo che possiamo capire cosa è successo durante la guerra", afferma la curatrice Bendarek. Un grafico mostra lo scoppio della guerra e i soldati tedeschi in marcia attraverso la Polonia il 6 settembre 1939. C'è anche una ricostruzione del ghetto ebraico.
Con l'aiuto di display touch-screen, murales a grandezza naturale e mostre multimediali, la storia del periodo è portata finalmente in vita.
Nel mezzo di una stanza c'é un cubo gigante trasparente, pieno di vasi di latta, ciotole e piatti che sono state prodotte in fabbrica. L'instillazione al centro raccoglie i nomi dei circa 1.200 lavoratori ebrei le cui vite sono state salvate da Schindler.
E poi oggetti, effetti personali, documenti ufficiali, fotografie, video, ricostruzioni e installazioni che portano il visitatore a immergersi nella Cracovia occupata. Quando si arriva nella sala che rievoca il Lager di Plaszow la mente corre automaticamente al volto di Ralph Fiennes che nel film di Spielberg impersona Amon Göth, il comandante del campo.
Un'architettura nuova, leggera, luminosa, il rivestimento in fibrocemento scuro e la copertura a sheds in zinco-titanio del periodo, abbracciano gli edifici esistenti ed i nuovi padiglioni, unendoli in un unico organismo, non monolitico, diffuso, trasparente, permeabile, parte di un percorso urbano in divenire”, spiega Nardi.
Il percorso “urbano”, è una passeggiata, che attraversa l’area, la fa diventare “quotidiana”, un pezzo di città. E' l’idea di un museo diffuso che accoglie e attraversa il contesto reinterpretandolo ma ne diventa comunque protagonista perché ha una connotazione forte: appartiene alla contemporaneità.
Una quinta in cemento, crudo, industriale, alta 10 metri fa da manifesto e da cerniera tra la via e la successione sinuosa di percorsi e padiglioni espositivi che si sviluppa in profondità all’interno dell’area.
Tre sono gli accessi al percorso che conduce al museo o che ne consente l'accesso: una leggera rampa conduce il visitatore a +30cm, quota alla quale si innesta la nuova “piazza interna”, lungo il percorso, in parte a cielo aperto, con sedute e una minima e delicata alberatura e in parte coperto da una loggia ricavata all’interno di uno degli edifici a shed, sul quale si affacciano, lungo i due lati, la hall del museo in tutta la sua estensione, il ristorante e poi le residenze e gli atelier degli artisti, che potranno esporre all’interno della loggia le loro opere e infine, sempre sotto la Loggia, la vetrata della biblioteca. La passeggiata poi prosegue affacciandosi su una seconda piazzetta “urbana”, (il secondo importante accesso all’area) connessa al percorso pedonale previsto dal piano e alla nuova area commerciale e di servizi che si svilupperà verso ovest.
Le autorità di Cracovia hanno trasformato la fabbrica in un museo grazie ai finanziamenti europei.
Il progetto si esprime attraverso segni leggeri, sensibili, quasi sospesi, come a riprodurre l'eco di una stagione della storia che non va cancellata, Ubicazione: Fabryka Schindlera, ul. Lipowa 4, 30-702 Krakow, Poland.

Vedi la versione in Pdf stampabile della news con allegate le immagini del Museo

TOP PAGE
All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"