La Svizzera e i profughi nel nazionalsocialismo - All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"
TORNA ALLA PAGINA PRINCIPALEHomepage
La SVIZZERA e i PROFUGHI all'epoca del nazionalsocialismo

Svizzera e Nazismo - Il tribunale degli storici condanna la Svizzera
Fra il 1940 e il 1945 la Svizzera attraversò uno dei periodi più rischiosi e ambigui della sua storia. Era una democrazia, ma circondata da regimi autoritari o totalitari. Era neutrale, ma confinava con Paesi in guerra. Aveva una economia di mercato, ma costretta a operare nell’ambito di uno spazio economico prevalentemente tedesco dove ogni decisione era subordinata alle esigenze del conflitto. Quando chiesero a Emmanuel-Joseph Sieyès, dopo la Rivoluzione francese, come se la fosse cavata negli anni del Terrore, l’abate rispose laconicamente «Abbiamo vissuto» e passò in tal modo una mano di bianco sulle molte acrobazie che gli avevano permesso di salvare la vita. Ho sempre pensato che la Svizzera avesse il diritto, dopo la fine della guerra, di rispondere con le stesse parole. Prevalse invece negli anni seguenti una forma di retorico compiacimento per le virtù civili di cui il Paese riteneva di aver dato prova negli anni precedenti. Aveva dimostrato alla Germania che il suo popolo avrebbe difeso con le armi, se necessario, l’indipendenza nazionale. Aveva accolto migliaia di rifugiati. Aveva dato prova di impeccabile imparzialità, ma di evidenti simpatie democratiche. Mentre gli Alleati avevano vinto con le armi, la Svizzera, secondo questo benevolo autoritratto nazionale, aveva vinto con la fermezza dei suoi valori.
Poi, con il passare del tempo, il pendolo della coscienza nazionale accennò a oscillare e gli svizzeri cominciarono a farsi domande imbarazzanti sulle molte pagine grigie di quel periodo: i rifugiati respinti alla frontiera, le forniture strategiche alla Germania in guerra, il transito di carbone tedesco verso l’Italia, la volontaria «arianizzazione» delle aziende svizzere che operavano nel Terzo Reich, i fondi nazisti albergati negli istituti finanziari della Confederazione, la dubbia provenienza dell’oro tedesco che la Banca centrale svizzera accettò di scambiare contro la propria valuta, i conti aperti dagli ebrei prima della guerra e incamerati di fatto dalle banche dopo la loro tragica morte. Ma il periodo peggiore cominciò negli anni Novanta, quando, in un nuovo clima internazionale, le comunità ebraiche, le associazioni umanitarie e i mezzi d’informazione alzarono il volume del dibattito e intentarono alla Svizzera una sorta di processo. Dopo avere goduto, con una punta di arroganza, dei propri trionfi, la Svizzera dovette indossare il saio del penitente e sedere sul banco degli accusati. Vi furono in quegli anni molte altre campagne dello stesso tipo, ma questa fu la sola che prese di mira un Paese e le sue istituzioni.
La vicenda ebbe qualche ripercussione finanziaria. Fu creato un «Fondo svizzero per le vittime indigenti dell’olocausto» e fu deciso che i cittadini della Confederazione sarebbero stati chiamati a esprimersi con un referendum sulla costituzione di una «Fondazione Svizzera solidale» che il Parlamento approvò nel settembre 2001. Ma la decisione più coraggiosa, per molti aspetti, fu la creazione, alla fine del 1996, di una «Commissione indipendente di esperti sulla Svizzera nella Seconda guerra mondiale» a cui fu permesso di esaminare, scavalcando il segreto bancario, gli archivi delle aziende e delle banche coinvolte nelle vicende economiche della guerra. Presieduta da uno storico di grande valore (Jean-François Bergier) e composta da studiosi di diversa nazionalità, la Commissione ha lavorato per cinque anni e ha prodotto un rapporto finale: 600 pagine di analisi, documenti, grafici, dati economici e considerazioni conclusive che sono state presentate ieri a Berna con una conferenza stampa.
La Commissione non si considera un tribunale e ritiene che il suo lavoro sia soprattutto un «progetto storiografico» destinato a sollecitare altre ricerche e verifiche. Ma il rapporto verrà inevitabilmente considerato una sentenza e i lettori frettolosi andranno subito alla ricerca di un verdetto.
Innocente o colpevole? La risposta della Commissione, se ne ho ben capito lo spirito, è: colpevole, ma con molte attenuanti. Per capire gli svizzeri e le loro acrobazie occorre tornare alla grande depressione del 1929. La Confederazione restò fedele alla convertibilità del franco e ai suoi principi liberisti, ma si trovò alle prese con un mondo dominato dal protezionismo commerciale e dai controlli valutari. Il risanamento dell’economia tedesca, dopo l’avvento di Hitler al potere, fu salutato a Berna e a Zurigo con un sospiro di sollievo. Gli svizzeri riformarono il loro sistema finanziario, adottarono una legge sul segreto bancario e non esitarono a inserirsi, con qualche cautela, nei programmi per il riarmo della Wehrmacht. La politica antisemita del regime hitleriano non fu motivo d’imbarazzo. L’ebreo era diventato in Svizzera, negli anni precedenti, sinonimo di «forestiero», quindi oggetto di pregiudizi e diffidenza. Per meglio lavorare con il Reich le ditte della Confederazione non esitarono quindi ad «arianizzarsi». Quando l’Austria fu annessa dalla Germania, il direttore della Schweizer Rück (una compagnia di riassicurazione) si precipitò a Vienna, «sollevò dalle funzioni l’intera direzione dell’affiliata austriaca Der Anker», licenziò 73 dipendenti ebrei e li liquidò con una indennità di fine rapporto che ammontava a meno di un terzo di quella prevista dalla legge. Non basta. Fino al 1942 la Svizzera sostenne che i profughi per motivi razziali non potevano considerarsi «politici». E fu la Confederazione che chiese alla Germania nel 1938, per meglio difendersi dagli emigranti indesiderati, di stampigliare con una «J» (Jude) i passaporti degli ebrei tedeschi. Ma la peggiore manifestazione di cinismo risale al dopoguerra quando le banche resero praticamente impossibile la restituzione agli eredi del denaro che gli ebrei avevano depositato presso i loro sportelli. Dopo essere stato una garanzia per il cliente, il sacrosanto segreto bancario divenne un boomerang e uno strumento di confisca.
Anche le attenuanti, tuttavia, furono importanti e numerose. La Svizzera viveva d’importazioni e dipendeva pressoché interamente dai suoi vicini, vale a dire, in ultima analisi, dalla Germania. Trattò molti profughi con durezza e ne riconsegnò parecchi alle autorità tedesche; ma non si comportò peggio di altri Paesi (la Svezia, gli Stati Uniti) e accolse, soprattutto durante l’ultima fase della guerra, 115.000 rifugiati. Fu prudente, ambigua, opportunistica. Ma la sua magistratura, la sua diplomazia e la sua polizia dettero prove, anche in condizioni difficili, di coraggio e indipendenza. L'attenuante decisiva, tuttavia, fu quella che i membri della Commissione hanno omesso. La Svizzera ebbe in quegli anni una fondamentale esigenza, la difesa della propria indipendenza, e distribuì i propri favori in funzione di quell’obiettivo. Sino a quando non poté essere certa che la Germania avrebbe perduto la partita, tenne conto delle esigenze del Reich.
Poi, quando capì che la sconfitta di Hitler era questione di mesi, raddrizzò progressivamente il corso della sua politica. Chi può dimostrare che in quelle circostanze avrebbe agito diversamente, scagli la prima pietra.
Corriere della Sera, 21 marzo 2002 di Sergio Romano

Commissione Indipendente d'Esperti Svizzera – Seconda Guerra Mondiale (CIE)
La commissione è nata in seguito ad una decisione adottata all'unanimità dall'Assemblea federale svizzera (Parlamento) nel dicembre 1996. Essa ha ricevuto il compito di svolgere indagini di carattere storico e giuridico sulla sorte degli averi giunti in Svizzera durante e subito dopo la seconda guerra mondiale e di presentare un rapporto conclusivo entro la fine del 2001.
Il mandato affidato alla Commissione abbraccia il commercio dell'oro e le operazioni valutarie della Banca Nazionale Svizzera e delle banche private. Sono oggetto di indagine tutti gli averi patrimoniali giunti in Svizzera – ivi compresi i valori assicurativi ed i beni culturali – appartenenti sia alle vittime del regime nazista, sia alle persone che hanno agito per conto di tale regime o hanno collaborato con lo stesso. Le ricerche comprendono inoltre le interconnessioni tra le imprese industriali e commerciali svizzere e l'economia nazional-socialista – soprattutto per quanto concerne la loro partecipazione alle "misure per la tutela dela razza ariana" e allo sfruttamento del lavoro forzato.
Altro aspetto importante è la politica svizzera verso i profughi alla luce dei rapporti economici e finanziari della Svizzera con le Potenze dell'Asse e con gli Alleati. Le ricerche storiche coprono anche il periodo post-bellico e si estendono ai provvedimenti statali per il rimborso dei beni acquisiti illegalmente (Convenzione di Washington del 1946, Decreto sulla notifica dei conti in giacenza del 1962).
La Commissione ha carattere internazionale. Essa si compone di un Presidente, di quattro membri svizzeri e di quattro membri stranieri (Gran Bretagna, Israele, Polonia e Stati Uniti), tutti eletti ad personam per le loro competenze specifiche.
Anche se la Svizzera è al centro delle ricerche, questa non è considerata isolatamente ma in quanto parte integrante di un sistema internazionale fortemente marcato dall'economia bellica e dalle operazioni di depredazione del regime nazista durante la seconda guerra mondiale. Per tener conto di quest'aspetto internazionale, la Commissione ricorre a gruppi di ricerca in Svizzera ed all'estero. Essa sviluppa la sua problematica e la propria metodologia nell'ottica dei dibattiti internazionali in materia, così cura contatti con numerosi altri progetti di ricerca, sia nazionali che internazionali.
La Commissione è indipendente: da essa sono infatti esclusi i rappresentanti delle autorità federali o delle comunità di interessi. I suoi membri svolgono la loro attività di ricerca in completa libertà scientifica. Il governo svizzero si è impegnato a pubblicare integralmente i rapporti della Commissione.
I lavori della Commissione in Svizzera godono di speciali agevolazioni legali. Sono stati infatti emanati un obbligo generale di conservazione degli atti ed un altro obbligo, pure di carattere generale, inteso a garantire la consultazione degli atti – concernenti sia le persone giuridiche che fisiche – determinanti per i lavori della Commissione. Sono stati aboliti gli obblighi legali o contrattuali sul segreto d'ufficio nei confronti della Commissione e dei suoi collaboratori.
La Commissione impiega in Svizzera circa 30 collaboratrici e collaboratori scientifici ed occupa gruppi di ricerca negli Stati Uniti, nella Repubblica Federale Tedesca ed in Polonia. I suoi collaboratori consultano anche fonti in diversi altri paesi, anche se limitatamente a periodi determinati.
Il Parlamento svizzero ha messo a disposizione della Commissione la somma di 22 milioni di franchi (pari a circa 15 milioni di dollari) per lo svolgimento delle ricerche e la stesura dei rapporti intermedi e della relazione conclusiva.
Il 19 dicembre 2001 si sono chiusi i lavori della CIE, che contestualmente si è sciolta. Il 22 marzo 2002 sono stati presentati al pubblico sia il rapporto finale sia gli ultimi sette studi e contributi di ricerca. La homepage della CIE resta affidata alla Cancelleria federale.
Decreto federale concernente le ricerche storiche e giuridiche sulla sorte degli averi giunti in Svizzera a causa del regime nazionalsocialista del 13 dicembre 1996 (Stato il 1° gennaio 1997) in PDF
Ordinanza concernente le ricerche storiche e giuridiche sulla sorte degli averi giunti in Svizzera a causa del regime nazionalsocialista del 25 giugno 1997 (Stato il 22 luglio 1997) in PDF
Studi raccolti in volumi dalla COMMISSIONE INDIPENDENTE D’ESPERTI SVIZZERA – SECONDA GUERRA MONDIALE da acquistare presso il sito ufficiale all'url http://www.uek.ch/it/index.htm . In sequenza il riassunto dei rispettivi volumi :
- Il Dossier La Svizzera e le transazioni in oro durante la Seconda Guerra Mondiale;
- Il Dossier La Svizzera e l'oro nazista durante la Seconda Guerra Mondiale ;
- Fuga di beni - beni depredati. Il trasferimento e passaggio di beni culturali in Svizzera (1933-1945) e la questione della restituzione ;
- La holding svizzera della IG Farben e le sue metamorfosi - una vicenda legata a proprietà e interessi (1910–1999) ;
- Il traffico dei pagamenti fra la Svizzera e le potenze dell’Asse ;
- Transito ferroviario attraverso la Svizzera (1939–1945) ;
- Elettricità svizzera e Terzo Reich ;
- Affari e lavori forzati: imprese industriale svizzere nel Terzo Reich ;
- Imprese chimiche svizzere nel Terzo Reich ;
- La politica dei rifugiati e d’economia estera della Svizzera nel contesto della comunicazione politica pubblica 1938-1950 ;
- Copertura, trasferimento, transito. La Svizzera come piattaforma per operazioni tedesche coperte (1938-1952);
- La politica economica estera della Svizzera 1930-1948: Strutture - Negoziati - Funzioni ;
- L’industria svizzera degli armamenti e il commercio di materiale bellico all’epoca del nazionalsocialismo ;
- Le compagnie d’assicurazioni svizzere nella sfera d’influenza del «Terzo Reich»;
- La piazza finanziaria e le banche svizzere in epoca nazista. Le grandi banche svizzere e la Germania (1931–1946) ;
- Transazioni svizzere in titoli con il «Terzo Reich». Commercio, rapina e restituzione;
- Beni non rivendicati giacenti presso banche svizzere. Depositi, conti e cassette di sicurezza di vittime del regime nazionalsocialista ;
- La Svizzera e i profughi all’epoca del nazionalsocialismo ;
- La Svizzera, il nazionalsocialismo e il diritto. Volume I. Diritto pubblico ;
- La Svizzera, il nazionalsocialismo e il diritto. Volume II. Diritto privato ;
- L’«arianizzazione» in Austria e i suoi legami con la Svizzera. Contribuzione alla ricerca;
- Istituto svizzero di credito fondiario. «Tempi straordinari portano affari straordinari». Contribuzione alla ricerca ;
- Reti operative, progetti e affari. Aspetti delle relazioni finanziarie italo-svizzere 1936–1943. Contribuzione alla ricerca;
- Roma, Sinti e Jenisch. La politica svizzera nei confronti degli zingari all’epoca del nazionalsocialismo. Contribuzione alla ricerca;
- La Svizzera e le estorsioni tedesche di riscatti nei Paesi Bassi occupati. Ritiro del patrimonio, riscatto,scambio 1940–1945;

Segnaliamo altresì il libro che raccoglie il Rapporto Bergier "La Svizzera, il nazionalsocialismo e la seconda guerra mondiale" edito dalla Armando Dadò al prezzo di € 30,00 (Dicembre 2009).
È morto Jean-François Bergier - Losanna (Svizzera) 29 Ott 2009 - Lo storico Jean-François Bergier è morto oggi all'età di 78 anni.
Nato a Losanna nel 1931 . Bergier insegnò all'università di Ginevra e al Politecnico federale di Zurigo e fece parte di numerosi comitati scientifici.

TOP PAGETop Page
All rights reserved.www.lager.it 22 Dicembre 2002 "Per non dimenticare la Shoah"