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 Per rispondere all'interrogativo di quanti tedeschi sapessero dell'Olocausto, dobbiamo partire da una serie di deduzioni relative al numero di persone coinvolte, direttamente o indirettamente, nel crimine stesso. A grandi linee, costoro erano Hitler, i vertici del partito, le Einsatzgruppen e i loro ausiliari, il personale ss dei campi di concentramento e la maggioranza dei funzionari nei vari organismi dello Stato e del partito che gestivano pratiche relative a esproprio dei beni, discriminazione legale, emigrazioni, lavori forzati, ghettizzazione e deportazioni di Ebrei.
Per difetto, si dovrebbe arrivare a centomila persone, forse addirittura un quarto di milione. Qualunque sia i1 numero, e nessuno lo saprà mai per certo, è irraggionevole pensare che tanta gente riuscisse a tacere un crimine di queste proporzioni. E difatti, come abbiamo già dimostrato, molti dei soldati che arrivavano in licenza da est, molti dei quali tenevano nel portafoglio fotografie delle atrocità commesse, ne parlavano con i loro can, che a loro volta ne parlavano con altri. Le informazioni sulle fucilazioni di massa compiute a est trapelarono presto e nel 1942 erano ampiamente diffuse.` La propaganda nazista, se decodificata adeguatamente, non lasciava dubbi nell'opinione pubblica sul fatto che una terribile vendetta si stesse abbattendo sugli Ebrei. Certo, la guerra isolo i tedeschi dalla maggior parte delle fonti di informazione straniere, rendendoli sempre più dipendenti dalla propaganda nazista. L'Olocausto si verificò inoltre a est, ed era dunque per la maggior parte dei tedeschi lontano dagli occhi e dalla mente. Essi però sapevano perfettamente con quanta crudeltà gli Ebrei fossero stati trattati dal loro governo, e non potevano ignorare le deportazioni realizzate in tutto il paese alla Luce del giorno e davanti agli occhi di migliaia di tedeschi. Dopo tutto non era facile nascondere gli Infiniti convogli ferroviari diretti a est, provenienti da ogni parte del Reich e d'Europa e carichi di Ebrei affamati, assetati e moribondi .Per quanto una coltre di segretezza fosse stata calata su fucilazioni e gassificazioni di massa, a conferma del fatto che i capi nazisti non consideravano il popolo tedesco pronto ad accettare il loro crimine, nascondere questo crimine e i suoi orrori molto a lungo si dimostrò impossibile .
I capi dell'opposizione tedesca a Hitler seppero delle atrocità gia nell'estate del 1941 e furono informati sulle camere a gas non appena queste cominciarono a funzionare.
Lo stesso dicasi dei capi della resistenza polacca, uno dei quali, Jan Karski, si reco in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti per mettere sull'avviso i leader occidentali, ivi compresi Anthony Eden e Franklin D. Roosevelt. Quando Karski disse loro che i tedeschi stavano uccidendo nelle camere a gas milioni di Ebrei, nessuno gli credette, e il giudice della Corte suprema americana Felix Frankfurter, che ascolto incredulo la storia di Karski, gli disse con franchezza: Signor Karski, un uomo come me, quando parla a un uomo come lei, deve essere del tutto sincero. Le dico allora che non posso crederle». Karski fu uno dei molti testimoni oculari dell'Olocausto che cercarono disperatamente di comunicare al resto del mondo quanto avevano visto. Kurt Gerstein, fu un altro messaggero che reco la notizia dello sterminio ebraico, come i fuggitivi dai campi di sterminio che informarono la resistenza polacca, il Vaticano e le potenze occidentali. Quanta parte di questa informazione, tuttavia, raggiunse l'opinione pubblica tedesca?
Secondo la dettagliata analisi dell'opinione pubblica tedesca durante la Seconda guerra mondiale condotta da Ian Kershaw, la questione ebraica «rivestiva per la maggior parte dei tedeschi un interesse poco più che minimale». Sembra che soltanto quando comincio a circohire la voce che i terribili bombardamenti aerei fossero in realtà una rappresaglia contro le atrocità commesse dai tedeschi a est ai danni degli Ebrei che la maggior parte dei tedeschi cominciarono a rendersi conto del problema ebraico. Molti temevano che gli Ebrei, col sostegno dei governi alleati, potessero scatenare una terribile vendetta per quanto era stato fatto al loro popolo in Europa orientale. Un esponente del clero tedesco disse che i rapporti governativi sulle atrocità sovietiche a Katyn, dove i comunisti massacrarono oltre diecimila funzionari polacchi, non dovevano oscurare il fatto che le ss stavano commettendo atrocità analoghe contro gli Ebrei. Il sacerdote ammoniva che il trattamento terribile e disumano riservato agli Ebrei dalle ss richiamava sul nostro popolo la punizione di Dio. Se questi assassini non attirano su di noi un'amara vendetta, la giustizia divina non esiste più. 11 popolo tedesco si e macchiato di una colpa tanto sanguinaria che non può sperare in misericordia e perdono. Questi commenti a proposito delle atrocità tedesche contro gli Ebrei, sottolinea Kershaw, si riferiscono esclusivamente alle fucilazioni di massa da parte delle Einsatzgruppen. Passando al setaccio una grande quantità di fronti dell'epoca, Kershaw non e riuscito a trovare alcun riferimento alle camere a gas, nessun riferimento ai campi di sterminio in Polonia.
Per contrastare le voci sullo sterminio degli Ebrei, la leadership nazista inviava messaggi ambigui e spesso conflittuali. Da un lato la propaganda nazista giustificava la persecuzione degli Ebrei affermando che essi compivano azioni di guerriglia contro i soldati tedeschi, praticavano diffusamente lt sabotaggio e si univano ai nemici della Germania per colpire alle spalle i soldati tedeschi. Dall'altro gli Ebrei erano dichiarati colpevoli per il solo fatto di essere Ebrei. Durante la guerra, comunque, un popolare tema propagandistico dipingeva gli Ebrei come istigatori della guerra e avversari militari mortali. Questo tema degli Ebrei guerrafondai affiorava periodicamente sulla stampa tedesca, cosa questa che illustra,il perdurante bisogno del regime di distogliere 1' attenzione dalle sue sconfitte militari ma anche di giustificare, per quanto obliquamente, ciò che si stava facendo agli Ebrei.
Impigliato nella propria rete di menzogne, il regime non dichiarò mai pubblicamente ciò che davvero si stava facendo agli Ebrei, con 1'ecccezione di quando Joseph Goebbeis pubblicò il suo infame articolo sulla rivista «Das Reich» (16 novembre 1941) dal titolo "Gli Ebrei sono colpevoli", in cui affermava che gli Ebrei erano responsabili di aver scatenato la guerra e, adesso, stavano «subendo un graduale processo di annientamento» , come era stato preannunziato dalla profezia del Fuhrer del 30 gennaio 1939. Non vi era bisogno, insisteva il ministro della propaganda, di manifestare simpatia agli Ebrei, perchè essi costituivano un grave pericolo per il Reich. Ogni soldato che muore in questa guerra, egli aggiungeva, sarebbe stato automaticamente registrato sul conto della colpa ebraica .
I tedeschi che avessero manifestato anche la minima pietà avrebbero mancato al loro dovere e commesso un vero crimine contro la Stato.
«Das Reich» aveva una tiratura di mezzo miglione di copie, e si rivolgeva a un pubblico di lettori colti. Il messaggio di Goebbels cadde comunque in uno stagno e, all'epoca, fu completamente ignorato. A dire il vero la notevole ammissione del ministro della propaganda è stata ignorata anche dagli storici postbellici, compresi Gerald Reitlinger e Raul Hilberg, i primi a occuparsi del genocidio.
Come possiamo spiegare questa diffusa indifferenza al problema ebraico, in questa come in altre occasioni?
In primo luogo l'opinione pubblica tedesca era talmente satura delle esagerazioni retoriche della propaganda nazista che staccava la spina o comunque ne sottovalutava il significato. Questo può essere successo anche per l'articolo di Goebbels. In secondo luogo, non ci si può aspettare che la gente del tempo avesse tanta intuizione e immaginazione da poter estrapolare da quella che sapevano essere la roboante propaganda nazista la verità sullo sterminio di massa degli Ebrei. I1 primo presidente della Repubblica federale tedesca, Theodor Heuss, dello staff di «Das Reich», spiego in seguito che i tedeschi più colti non potevano comprendere le dimensioni di questo genocidio perchè la loro immaginazione non andava al di la dei confini imposti dai loro convenzionali presupposti borghesi e cristiani. Un'opinione analoga fu espressa dall'ex cancelliere della Germania Ovest Helmut Schmidt, che aveva prestato servizio nell'esercito tedesco sul fronte orientate, il quale reagì incollerito alle accuse di alcuni storici secondo i quali 1'esercito tedesco avrebbe svolto un ruolo attivo nel genocidio contro gli Ebrei. Avendo prestato servizio sul fronte orientale, disse Schmidt, egli avrebbe sentito parlare di atrocità commesse sotto 1'ombrello protettivo della Wehrmacht o dalla stessa Wehrmacht. Schmidt affermava che i soldati comuni tedeschi conducevano una vita segregata, quasi ghettizzata, che li separava dalle vittime ebree e li limitava rigorosamente entro la loro sfera di azione militare.
Retrospettivamente, non si può che respingere la validità di questa argomentazione, ma è evidente la sua importanza psicologica: Schmidt e un'intera generazione di tedeschi negavano e negano ancora il loro ruolo di partecipanti attivi od osservatori passivi nel Terzo Reich. Essi videro e udirono abbastanza della verità, ma in seguito si dissociarono da quanto avevano visto e udito. Questa manovra difensiva permeo il periodo bellico come quello postbellico; i suoi stadi successivi Sono stati recentemente definiti da uno storico tedesco Nichtgenauwissenwolln ("non voler sapere abbastanza"), Nichtertragenwollen ("non voler sopportare") e Nichtwahrhabenwollen ("non voler ammettere" ). I tedeschi non volevano sapere ma, quando si trovarono davanti alla verità, la negarono volontariamente o la depistarono psicologicamente, ricorrendo a meccanismi di difesa mentale come proiezione, ricerca del capro espiatorio, rimozione o banalizzazione comparativa. Gli Ebrei erano semplicemente scomparsi, secondo molti di loro; li avevano «solo trasferiti a est», per svolgervi qualche lavoro onesto.
In ogni caso, perchè preoccuparsi degli Ebrei quando milioni di tedeschi morivano in posti lontani o centinaia di migliaia di civili erano uccisi dai bombardamenti aerei alleati?
In breve, il popolo tedesco non si preoccupò del destino degli Ebrei. Tranne pochissimi esempi, i cui diari o memorie rappresentano una piccola oasi di intuizione e coraggio, vi è poca evidenza di partecipazione, vergogna o collera pubblica per il modo in cui erano trattati gli Ebrei. Chi ne era profondamente turbato non poteva far altro che registrare la propria impotenza e la propria vergogna a uso delle generazioni future.
Per tutta la Seconda guerra mondiale, la maggioranza dei tedeschi continuò a nutrire forti pregiudizi antisemiti di natura discriminatoria ma non sterminatrice.
Questa giudeofobia popolare discriminatoria ebbe ben poco a che vedere con le cause dell'Olocausto. Il popolo tedesco non decise collettivamente di lanciare l'Olocausto: i loro capi fanatici avviarono questo crimine in gran segreto, indicando chiaramente che non erano certi di godere di un ampio sostegno popolare. Hitler e i suoi seguaci genocidi investirono nei pregiudizi prevalenti contro gli Ebrei non perchè si aspettassero un ritorno in termini di approvazione popolare, che comunque non poteva derivare dalla giudeofobia discriminatoria, ma perchè ciò consenti loro di intensificare i provvedimenti radicali, sapendo the l'opinione pubblica con ogni probabilità non si sarebbe ribellata a quanto si stava facendo agli Ebrei .
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