L’Italia entra nella parte più pesante di questa lunga estate con una sequenza che ormai ha smesso di sembrare eccezionale: 48 giorni consecutivi sopra la media, una terza ondata di calore già in corso e un nuovo picco atteso nei prossimi giorni. La possibile svolta, almeno secondo gli ultimi aggiornamenti, non arriverebbe prima del 23 luglio.
Caldo africano senza tregua
Il quadro che emerge dalle previsioni è quello di una fase rovente destinata a durare ancora, con l’anticiclone africano pronto a rafforzarsi proprio sull’Italia. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, parla apertamente di “nuovo clima” del XXI secolo, una definizione che fotografa bene la sensazione di continuità di queste settimane: non un episodio isolato, ma una lunga anomalia che insiste soprattutto sul Centro-Nord, mentre il Sud ha vissuto giornate solo apparentemente più normali, che restano comunque molto più calde rispetto ai riferimenti di 30 o 40 anni fa. La data che inizialmente veniva indicata come possibile fine dell’ondata, il 20 luglio, è slittata in avanti. Al momento il caldo estremo dovrebbe restare in scena almeno fino a giovedì 23, riproponendo uno schema già visto tra metà giugno e inizio luglio, quando la seconda ondata si era trasformata in una parentesi opprimente durata due settimane. Il punto, più che la singola giornata record, è la persistenza: è quella che rende il caldo più difficile da sopportare, soprattutto nelle città, dove il calore accumulato da asfalto e cemento riduce anche il recupero notturno.
Le città più esposte e i giorni da tenere d’occhio
Il rialzo termico sarà graduale ma molto netto. Già tra venerdì e il weekend si vedranno valori elevati in diverse aree del Paese: 37 gradi a Firenze, 36 a Benevento e Caserta, fino ai 39 di Oristano in Sardegna. Tra Centro e Sud il caldo inizierà a farsi sentire in modo più diffuso, con Foggia a 37 gradi e punte di 36 tra Firenze, Pistoia, Prato e Terni. Il passaggio più delicato, però, è atteso da lunedì in avanti, quando la nuova fiammata entrerà nel vivo fino a toccare l’apice a metà della prossima settimana. Le proiezioni indicano 40 gradi a Oristano e Nuoro, 39 a Firenze e Terni, 38 in una fascia molto ampia che comprende Bologna, Ferrara, Foggia, Mantova, Modena, Parma, Pavia e Piacenza. Anche Roma e Milano resterebbero attorno ai 37-38 gradi, valori che nelle grandi aree urbane pesano più di quanto dica il termometro. Per questo gli esperti parlano di forte stress biometeorologico: quando temperature, umidità e assenza di ventilazione si sommano, il corpo fatica a disperdere calore e aumentano i rischi per anziani, bambini, persone fragili e lavoratori esposti all’aperto. Nel frattempo, al Nord potranno comparire temporali su Alpi e pianure, ma senza un vero effetto risolutivo sul quadro generale.
Perché questa ondata conta davvero per chi vive in città
Il dato meteorologico, da solo, racconta solo una parte della storia. Un’ondata di calore così lunga incide sulla salute, sui consumi elettrici, sulla qualità del sonno e sulla gestione quotidiana delle giornate, soprattutto nei centri urbani dove le minime restano elevate anche di notte. Significa case che si raffreddano a fatica, trasporti più stressati, maggiore ricorso a condizionatori e ventilatori, con bollette più alte e picchi di domanda energetica. Significa anche più attenzione per chi deve spostarsi, lavorare fuori o assistere persone vulnerabili. La possibile novità del 23 luglio, con la cupola anticiclonica in graduale spostamento verso i Balcani, viene letta come un primo margine di alleggerimento: l’aria più rovente dovrebbe allontanarsi dall’Italia e trasferire il suo baricentro verso Grecia, Bulgaria e Albania, aree che a loro volta rischiano nuovi record. Per l’Italia non sarebbe un ritorno al fresco, ma piuttosto a condizioni più sopportabili. Ed è proprio questo il punto: oggi il sollievo non coincide più con temperature basse, ma con una normalità che si è spostata in alto e che continua a ridefinire, estate dopo estate, il modo in cui viviamo il clima.








