⁠⁠Economia

Autovelox, stretta anti-caos: stop a 850 dispositivi non omologati

Due autovelox a bordo strada, uno attivo e uno coperto con telo nero, con auto in transito e addetti sullo sfondo
Autovelox su una strada extraurbana: un dispositivo in funzione e uno coperto, simbolo delle verifiche e dell’omologazione previste dal decreto.

Con il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale cambia davvero il quadro degli autovelox in Italia: dopo 34 anni arrivano regole uniche su omologazione, taratura e verifiche, e una parte degli apparecchi oggi installati dovrà essere spenta. Il risultato immediato è netto: 3.150 dispositivi restano in funzione perché già conformi, altri 850 potranno tornare attivi solo dopo il percorso previsto dalle nuove norme.

Che cosa cambia davvero per gli autovelox

Il punto centrale del decreto è uno: mettere fine alla lunga ambiguità tra semplice approvazione tecnica e vera omologazione, distinzione che negli ultimi mesi è diventata decisiva nei tribunali. Proprio su questo terreno si erano aperti migliaia di ricorsi, perché molte multe erano state elevate con strumenti ritenuti idonei dalle amministrazioni ma non formalmente omologati secondo quanto richiesto dalla giurisprudenza. Il nuovo testo prova a chiudere quella stagione di incertezza fissando criteri nazionali uguali per tutti, dalle caratteristiche tecniche alle procedure di taratura e di verifica del funzionamento. Per gli apparecchi approvati dal ministero dopo giugno 2017 scatta l’omologazione automatica, mentre per quelli autorizzati prima di quella data serviranno controlli documentali o test tecnici per accertarne l’idoneità. È qui che si concentra la “tagliola” annunciata dal ministero: gli autovelox che non rientrano nei parametri non potranno restare accesi come se nulla fosse.

Perché il decreto pesa anche sulle multe già contestate

L’intervento arriva dopo mesi di caos, alimentato soprattutto dalla pronuncia della Cassazione dell’aprile 2024, che ha considerato nulle le sanzioni rilevate da dispositivi approvati ma non omologati. Da quel momento il tema non è stato più soltanto tecnico, ma anche economico e amministrativo. Per i Comuni si è aperto un fronte delicato, perché la tenuta giuridica degli accertamenti è stata messa in discussione e il contenzioso con gli automobilisti è cresciuto rapidamente. Il decreto non cancella in automatico le controversie già nate, ma offre finalmente una base normativa più chiara per il futuro. Anche i numeri aiutano a capire la portata del fenomeno: secondo i dati diffusi dal Codacons, nel 2024 gli incassi da multe tramite autovelox sono scesi dell’8,9%, fermandosi a 56,5 milioni di euro. Firenze guida ancora la classifica con 19,7 milioni, seguita da Bologna e Milano, mentre in altre città gli introiti sono crollati in modo sensibile. Segno che la stagione dei ricorsi e dei dubbi sulla regolarità degli strumenti ha già prodotto effetti concreti sui bilanci locali.

Cosa significa per chi guida e per gli enti locali

Per gli automobilisti la novità più immediata è che dovrebbe ridursi l’area grigia degli autovelox “fantasma”, cioè di quei dispositivi contestati perché privi di requisiti considerati essenziali. Questo non significa meno controlli, ma controlli più solidi sul piano formale, e quindi multe più difficili da impugnare quando l’apparecchio è effettivamente in regola. Per i Comuni, al contrario, si apre una fase di verifica non banale: bisognerà capire quali strumenti possono restare operativi, quali vanno adeguati e quali invece dovranno essere disattivati. In alcune realtà, soprattutto nei piccoli centri dove gli incassi da autovelox hanno inciso parecchio, il decreto potrebbe cambiare in modo concreto la gestione della viabilità e delle entrate. La questione resta sensibile anche sul piano politico, perché attorno agli autovelox si confrontano due esigenze diverse: da una parte la sicurezza stradale, dall’altra la richiesta di evitare un uso percepito come puramente fiscale. Le nuove regole nascono proprio per separare questi due piani. Se funzioneranno lo si vedrà nei prossimi mesi, quando si capirà quanti degli apparecchi oggi sospesi riusciranno davvero a superare il percorso di omologazione previsto dal decreto.