Le Ferrovie dello Stato si preparano a cambiare guida in un passaggio che va oltre il semplice avvicendamento al vertice. Lunedì, salvo sorprese dell’ultima ora, il gruppo dovrebbe avere un nuovo amministratore delegato, ma il riassetto complessivo resta ancora incompleto e il vero snodo, più che a Roma, si gioca nella catena di comando di Trenitalia e Rfi.
Il nome in pole e la scelta di rifare il vertice
Dopo le dimissioni di Stefano Donnarumma, il nome su cui convergono le indiscrezioni è quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia. La linea scelta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il ministero dell’Economia nel ruolo di azionista unico, sarebbe quella di non limitarsi a sostituire singole caselle ma di azzerare l’attuale consiglio di amministrazione del gruppo Fs. È una scelta che ha un significato preciso: evitare un assetto transitorio, legato all’ultimo anno del mandato in corso, e affidare al nuovo board un orizzonte pieno di tre anni. L’assemblea dei soci convocata per lunedì dovrebbe quindi servire a ridisegnare l’intera governance, con l’attribuzione delle deleghe operative al nuovo capoazienda. Per la presidenza, invece, si va verso la conferma di Tommaso Tanzilli. Il cambio di passo non è soltanto formale, perché da qui dipenderanno le decisioni su investimenti, gestione della rete, servizi ai passeggeri e rapporti con il governo in una fase delicata per il trasporto ferroviario.
Il nodo Trenitalia e gli equilibri nella maggioranza
Se il vertice di Fs sembra avviato verso una soluzione, il capitolo più sensibile riguarda la successione di Strisciuglio in Trenitalia. È qui che il dossier diventa apertamente politico. Nei giorni scorsi sono circolate voci di un confronto interno alla maggioranza, con la Lega e Fratelli d’Italia impegnati a pesare le rispettive opzioni. Tra i nomi emersi c’è quello di Sabrina De Filippis, oggi alla guida di Fs Logistix, considerata vicina alla soluzione preferita da Fratelli d’Italia. Il ministero guidato da Matteo Salvini guarderebbe invece con maggiore favore a una promozione interna dentro Trenitalia, con i profili di Simone Gorini, responsabile dell’Alta velocità, e di Domenico Scida, direttore tecnico. Per Rfi, al contrario, il quadro appare più stabile e porta verso la conferma di Aldo Isi. Il punto è che Trenitalia non è una controllata qualunque: è il volto più visibile del gruppo, quello con cui ogni giorno fanno i conti pendolari, viaggiatori dell’Alta velocità e utenti del trasporto regionale. Per questo la scelta del vertice ha un peso che va oltre la dialettica tra partiti.
Cosa cambia per il gruppo e perché la partita resta aperta
Nel breve periodo, per i passeggeri non ci saranno effetti immediati sui biglietti o sugli orari dei treni, ma sarebbe un errore considerare questa fase come una semplice questione di poltrone. La governance di Fs incide sulla capacità del gruppo di attuare il piano industriale, di gestire i cantieri sulla rete, di coordinare il materiale rotabile e di affrontare i nodi ormai strutturali del sistema ferroviario italiano, dai ritardi sulla rete convenzionale alla pressione crescente sull’Alta velocità. Anche per questo non è escluso che lunedì arrivi solo il primo tassello, con la nomina del nuovo cda e del nuovo amministratore delegato, mentre gli incarichi nelle principali controllate potrebbero slittare a dopo agosto. Restano inoltre da definire altre caselle manageriali, compresa quella del direttore finanziario e di alcune società minori del gruppo. Il risultato è un mosaico ancora incompleto, in cui ogni scelta influenza le altre. E finché non sarà chiaro chi guiderà davvero Trenitalia e con quali deleghe operative, il riassetto di Fs continuerà a essere molto più di una formalità amministrativa.








