La seduta di Piazza Affari resta in territorio negativo e segue il passo incerto delle altre Borse europee, in una giornata segnata dalle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran e dall’attesa per l’apertura di Wall Street. A metà giornata il Ftse Mib lascia sul terreno lo 0,59%, mentre il rialzo del petrolio rimette al centro il peso delle materie prime e l’effetto immediato sui titoli più esposti all’energia.
Milano in calo con l’Europa
Il quadro è quello di un mercato prudente, con vendite diffuse e pochi spunti in controtendenza. A Milano il listino principale si muove in linea con le altre Piazze del continente: Parigi cede lo 0,73%, Francoforte lo 0,6%, Londra lo 0,45%. Il filo che tiene insieme questi ribassi è soprattutto geopolitico. Le crescenti frizioni tra Washington e Teheran stanno alimentando nuova cautela tra gli investitori, che in queste ore cercano di capire se il nervosismo resterà confinato ai mercati dell’energia o finirà per allargarsi anche agli altri comparti. In questo contesto pesa anche l’attesa per Wall Street, spesso decisiva nel dare una direzione più netta alle Borse europee nelle seconde fasi della giornata. Il dato che emerge con maggiore chiarezza è un ritorno dell’avversione al rischio, senza però segnali di tensione finanziaria più profonda: lo spread tra Btp e Bund decennali, infatti, resta stabile a 78,6 punti base, un livello che per ora non segnala particolari allarmi sul fronte del debito italiano.
Petrolio e gas spingono Eni e Prysmian
In un listino quasi interamente in rosso, a distinguersi sono soprattutto i titoli legati in modo diretto o indiretto all’energia. Eni guadagna il 2,4% e Prysmian sale dell’1,7%, sostenute dall’aumento del Brent, tornato sopra gli 85 dollari al barile. Anche il gas naturale accelera, con un balzo del 4,74% a 53,7 euro al megawattora, segnale di un mercato che sta rapidamente incorporando il rischio di nuove pressioni sull’offerta o comunque di una fase di maggiore instabilità internazionale. Per il lettore questo passaggio conta più di quanto sembri, perché quando petrolio e gas si muovono con questa intensità l’effetto non resta confinato alla Borsa. I riflessi possono arrivare sui costi energetici per imprese e famiglie, sui trasporti, sulla catena dei prezzi e più in generale sulle aspettative di inflazione. È anche per questo che il mercato guarda con attenzione a titoli come Eni, percepiti come una copertura naturale in fasi in cui il prezzo delle materie prime energetiche torna a salire con decisione.
Banche sotto pressione e segnali da monitorare
La parte più debole del listino riguarda invece alcuni grandi nomi industriali e soprattutto il comparto bancario. Leonardo perde il 2,4%, mentre tra gli istituti di credito si registrano ribassi diffusi: Banco Bpm scende del 2,2% nel giorno del consiglio di amministrazione, Bper cede il 2,08%, Fineco l’1,55%, Mediobanca l’1,36%. Più contenuti ma comunque netti i cali di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps, tutte intorno a -0,8%. È un arretramento che racconta bene il clima di seduta: quando cresce l’incertezza esterna, i titoli bancari vengono spesso alleggeriti per primi, anche in assenza di notizie specificamente negative sul settore. Fuori dal Ftse Mib si fa notare anche lo scivolone di Brembo, che lascia sul terreno il 5%. Per ora non si tratta di un sell-off generalizzato, ma di una giornata in cui il mercato rimette ordine alle priorità e torna a premiare i titoli considerati più protetti da uno shock energetico. Se nelle prossime ore da Wall Street non arriveranno segnali di stabilizzazione, la pressione potrebbe restare alta anche nelle prossime sedute, soprattutto sui settori più sensibili all’umore degli investitori.








