Due persone sono morte sul colpo a Salgareda, nel Trevigiano, dopo un violento schianto in moto lungo la strada arginale del Piave che porta verso il mare. Le vittime sono Francesco Paolo Fecarotta, 37 anni, e Jessica Laface, 32, entrambi residenti a Villorba. L’impatto, secondo una prima ricostruzione, è avvenuto quando la Bmw su cui viaggiavano ha tamponato una Dacia Sandero che li precedeva. La moto si è spezzata in due e per i soccorritori del Suem 118 non c’è stato nulla da fare. Ora l’attenzione si sposta sugli accertamenti della Procura di Treviso, chiamata a chiarire dinamica e responsabilità di un incidente che ha colpito duramente il territorio.
Lo schianto lungo l’argine del Piave
L’incidente è avvenuto oggi su un tratto molto frequentato soprattutto nei fine settimana e nei giorni di spostamento verso il litorale. La coppia viaggiava in sella a una moto Bmw quando, per cause ancora in corso di verifica, ha urtato con estrema violenza l’auto che si trovava davanti, una Dacia Sandero. L’urto è stato devastante: la ruota anteriore della moto è stata sbalzata per decine di metri, mentre i due occupanti sono finiti sull’asfalto senza avere scampo. Una scena durissima anche per chi è arrivato subito dopo e ha dato l’allarme. Il personale sanitario del 118, intervenuto in pochi minuti, ha potuto soltanto constatare il decesso di entrambi. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri, incaricati dei rilievi, oltre ai mezzi necessari per mettere in sicurezza l’area e consentire la rimozione dei veicoli coinvolti.
L’indagine e il sequestro dei mezzi
Come accade in casi di questo tipo, l’automobilista è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio stradale, un passaggio tecnico che serve alla Procura per svolgere tutti gli accertamenti con le garanzie previste dalla legge. Saranno gli esami sui mezzi, i rilievi effettuati sul posto e le eventuali testimonianze a chiarire se ci siano stati frenate improvvise, problemi di visibilità, velocità non adeguata o altri elementi utili a ricostruire gli ultimi istanti prima dell’impatto. Sia la moto sia l’auto sono state poste sotto sequestro. In incidenti di questa gravità, infatti, anche dettagli apparentemente secondari possono rivelarsi decisivi: la distanza tra i veicoli, le condizioni dell’asfalto, la traiettoria seguita, perfino l’eventuale presenza di segnalazioni o ostacoli lungo la carreggiata. Per le famiglie delle vittime si apre adesso il tempo più difficile, quello dell’attesa di risposte formali davanti a una perdita già definitiva.
Una strada nota e il peso reale della sicurezza
La tragedia di Salgareda riporta al centro un tema che torna puntualmente dopo ogni schianto mortale: la fragilità di chi viaggia su due ruote, soprattutto su strade extraurbane dove velocità, sorpassi, distrazioni e flussi irregolari di traffico possono trasformare un errore in una sentenza. Lungo gli argini e sulle direttrici che portano al mare, nei mesi più caldi, aumentano i movimenti di auto e moto e cambiano anche i ritmi di percorrenza: c’è chi viaggia per lavoro, chi rientra, chi parte per una giornata fuori. In questo contesto bastano pochi secondi per perdere il controllo della situazione. Non è una considerazione astratta, perché ogni incidente di questo genere lascia effetti concreti su più piani: famiglie spezzate, comunità locali colpite, traffico bloccato per ore, indagini complesse e un senso diffuso di insicurezza su percorsi considerati abituali. La notizia, al di là della cronaca nera, parla proprio di questo: della distanza minima tra normalità e tragedia, e di quanto resti ancora aperto il tema della prevenzione sulle strade che attraversiamo ogni giorno.








