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Ritrovata la collana sacra rubata alla Madonna del Carmelo

Statua della Madonna incoronata in chiesa, con due carabinieri che parlano vicino all’altare
In cattedrale, la statua della Madonna e la presenza dei carabinieri richiamano il caso della collana sacra rubata e recuperata.

Il furto è avvenuto pochi minuti dopo la processione e ha colpito uno dei simboli più sentiti della comunità arbëreshe di Lungro. Una collana in oro e pietre preziose, appartenente alla statua della Madonna del Carmelo custodita nella Cattedrale di San Nicola di Mira, è stata sottratta e recuperata nel giro di poche ore dai carabinieri, che hanno arrestato un ventenne già noto alle forze dell’ordine.

Il furto dopo la processione

La vicenda si è consumata in un momento particolarmente delicato, subito dopo il passaggio della statua della Madonna del Carmelo per le vie del paese. Secondo quanto ricostruito, il giovane avrebbe approfittato della fase successiva alla processione per impossessarsi della collana che adornava il simulacro sacro, un oggetto che oltre al valore materiale porta con sé un peso religioso e identitario molto forte. A Lungro, centro del Cosentino che rappresenta uno dei riferimenti storici della presenza arbëreshe in Calabria, la Cattedrale dell’Eparchia non è soltanto un luogo di culto: è anche uno spazio in cui si conserva un patrimonio spirituale e culturale che la comunità vive in modo diretto. Per questo il gesto ha avuto un’immediata risonanza, ben oltre la dimensione del semplice furto, toccando un sentimento collettivo che in queste occasioni si manifesta con particolare intensità.

Le indagini e il recupero della collana

L’intervento dei carabinieri è stato rapidissimo. I militari, arrivati sul posto poco dopo la segnalazione, hanno avviato gli accertamenti analizzando le immagini dell’impianto di videosorveglianza della Cattedrale, elemento che si è rivelato decisivo per stringere in tempi brevi il cerchio attorno al presunto responsabile. L’identificazione del ventenne ha portato i carabinieri fino a San Lorenzo del Vallo, dove il giovane è stato rintracciato e arrestato in flagranza con l’accusa di furto aggravato. Nel corso delle verifiche è emerso anche il passaggio della refurtiva a un’altra persona del posto, denunciata per ricettazione. La collana è stata recuperata e restituita all’Eparca di Lungro, evitando così che un bene di forte valore simbolico prendesse una strada più difficile da ricostruire. Il giovane, invece, è stato trasferito nel carcere di Castrovillari, mentre gli ulteriori approfondimenti serviranno a chiarire tutti i passaggi della cessione dell’oggetto rubato.

Perché il caso pesa sulla comunità

In episodi come questo il danno non si misura soltanto in euro. I furti compiuti in chiesa, soprattutto quando riguardano statue, ex voto o ornamenti sacri portati in processione, lasciano quasi sempre una ferita più profonda perché colpiscono beni che i fedeli percepiscono come parte della propria memoria collettiva. Nel caso di Lungro il fatto assume un significato ancora più netto per il contesto in cui è avvenuto, dentro una realtà che custodisce riti, lingua e tradizioni di origine albanese e che nelle celebrazioni religiose trova uno dei momenti di maggiore coesione. Il recupero immediato della collana ha certamente evitato che l’episodio si trasformasse in una perdita irreparabile, ma riporta anche l’attenzione su un tema molto concreto: la tutela del patrimonio religioso diffuso, spesso esposto durante feste e processioni e quindi più vulnerabile. Telecamere, controlli e prontezza investigativa hanno funzionato, stavolta, nel modo più efficace. Resta però la sensazione di una soglia che si è abbassata, perché quando nel mirino finiscono oggetti sacri tanto riconoscibili, il bersaglio non è solo il loro valore economico ma il legame che una comunità continua ad avere con i propri simboli.