⁠⁠Economia

Abi: a giugno banche in positivo, ma il Medio Oriente resta sotto osservazione

Consulente bancario mostra documenti a una coppia seduta alla scrivania in filiale moderna, con cliente sullo sfondo
Un consulente illustra i documenti a una coppia in filiale, immagine del credito che riparte e di tassi sotto controllo.

Il credito torna a muoversi e, almeno nella fotografia scattata dall’ABI a giugno, il sistema bancario italiano mostra segnali di tenuta che contano sia per le famiglie sia per le imprese. Prestiti in crescita, tassi quasi fermi e crediti deteriorati ormai lontani dai picchi della scorsa decade raccontano un settore che, pur dentro un quadro internazionale instabile, appare oggi più solido di quanto non fosse solo pochi anni fa.

Prestiti in crescita e domanda che resta viva

Il dato più immediato del Rapporto mensile ABI è l’aumento del totale dei prestiti a famiglie e imprese, saliti a giugno del 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al +3% del mese precedente. Il trend prosegue da marzo 2025 e conferma che la macchina del credito non si è fermata neppure in una fase segnata da prudenza sui mercati e tensioni geopolitiche. Per le famiglie si tratta del diciottesimo mese consecutivo di crescita, con un +2,6%, mentre per le imprese i mesi positivi sono dodici, con un +3,5%. Tradotto fuori dal linguaggio statistico, significa che continua a esserci spazio sia per chi chiede un mutuo o un finanziamento personale, sia per le aziende che hanno bisogno di liquidità per investimenti, magazzino o gestione corrente. È un passaggio rilevante perché il credito, quando cresce in modo ordinato, resta uno dei termometri più affidabili della fiducia nell’economia reale.

Tassi stabili ma con l’ombra della crisi energetica

L’altro elemento osservato con attenzione riguarda il costo del denaro. A giugno i tassi bancari sono rimasti sostanzialmente stabili: il tasso medio sul totale dei prestiti è al 4,08%, quello sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni è sceso leggermente al 3,48%, mentre il tasso sui finanziamenti alle imprese è salito al 3,76%. Sul lato della raccolta, invece, si registra un piccolo rialzo: i depositi a durata prestabilita rendono il 2,31%, il totale dei depositi lo 0,67% e i conti correnti lo 0,31%. Per chi ha un mutuo o sta pensando di accenderne uno, la notizia è che non c’è stata una nuova impennata, e anzi sul fronte casa si vede un lieve alleggerimento. Per chi invece tiene liquidità in banca, i rendimenti restano modesti ma in graduale risalita. Il punto, però, è capire quanto questa relativa calma possa durare. Il vice direttore generale vicario dell’ABI, Gianfranco Torriero, ha richiamato esplicitamente i possibili effetti della crisi legata all’Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per gli equilibri energetici globali. Se il rincaro dell’energia dovesse riflettersi in modo duraturo sui tassi di mercato, anche il credito bancario potrebbe risentirne nei prossimi mesi, sia dal lato dei prestiti sia da quello della raccolta.

Npl in calo e banche più robuste

Il terzo dato che pesa, forse più dei singoli decimali sui tassi, è la conferma del ridimensionamento dei crediti deteriorati. A maggio 2026 gli Npl netti ammontavano a 26,7 miliardi di euro, in discesa dai 27,7 miliardi di dicembre 2025 e soprattutto lontanissimi dai 196,3 miliardi del 2015, il punto più critico della crisi bancaria italiana. Oggi questi crediti rappresentano l’1,28% del totale, una quota che segnala una pulizia dei bilanci ormai strutturale. Anche la raccolta diretta complessiva cresce del 3,6%, con i depositi in aumento e le obbligazioni a medio-lungo termine in forte recupero, a +6,2% su base annua. Sono numeri che indicano un sistema più capace di assorbire shock e, almeno per ora, meno esposto ai rischi che in passato avevano frenato l’erogazione del credito. Per il lettore, l’effetto concreto è questo: una banca più solida tende a prestare con maggiore continuità e affronta con meno affanno fasi di turbolenza. Resta da vedere se la seconda parte dell’anno confermerà questa traiettoria oppure se il contesto internazionale costringerà gli istituti a una nuova fase di cautela.