⁠⁠Economia

Autovelox, stretta del Mit: stop a quelli fuori regola

Autovelox su un palo a bordo strada mentre un tecnico con giubbotto alta visibilità controlla dei documenti
Controllo e verifica di un autovelox lungo una strada, in linea con la stretta del Mit sui dispositivi non omologati.

Scattano le nuove regole sugli autovelox e il primo effetto è immediato: 850 dispositivi vengono spenti perché non omologati secondo la disciplina appena entrata in vigore. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiude così una lunga stagione di incertezze che per anni ha alimentato ricorsi, polemiche e dubbi sulla validità delle multe.

Una stretta che cambia la mappa dei controlli

Il decreto atteso da 34 anni introduce finalmente un quadro uniforme su tutto il territorio nazionale per omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei sistemi che rilevano l’eccesso di velocità. Tradotto in termini pratici, significa che gli autovelox non in regola non possono più restare accesi fino a quando non avranno completato l’iter richiesto. Secondo il Mit, sono 3.150 i dispositivi che possono continuare a funzionare perché già conformi, mentre 850 dovranno fermarsi e ottenere l’omologazione per tornare operativi. Lo spegnimento riguarda molte aree del Paese, con numeri più alti in Lombardia, dove si fermano 144 apparecchi, Piemonte con 131, Emilia-Romagna con 94, Veneto con 84 e Toscana con 69. Ci sono poi stop diffusi anche in regioni e province più piccole, dall’Abruzzo alla Valle d’Aosta, fino alla provincia di Trento. L’effetto immediato, per chi guida, è che in molte tratte i controlli cambieranno volto, ma non spariranno: i dispositivi regolari restano attivi e i Comuni dovranno decidere come adeguarsi.

Perché il decreto pesa anche sul fronte delle multe

Il nodo non è solo tecnico. Negli ultimi anni una parte consistente del contenzioso è nata proprio dalla differenza, sottolineata più volte dalla magistratura, tra la semplice approvazione tecnica di un apparecchio e la sua vera omologazione ministeriale. Da questa distinzione sono partiti migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti, con verbali contestati e amministrazioni locali finite sotto pressione. Il ministero sostiene che il nuovo impianto normativo darà “solidità giuridico-amministrativa” agli accertamenti, riducendo il margine di incertezza che ha accompagnato molti controlli fino a oggi. Il messaggio politico è quello ribadito dal ministro Matteo Salvini: la sicurezza stradale resta una priorità, ma il controllo non deve trasformarsi in uno strumento percepito come poco trasparente o usato per fare cassa. È una linea che intercetta un malumore diffuso tra gli automobilisti e che, allo stesso tempo, obbliga gli enti locali a muoversi con maggiore rigore documentale, perché da ora sarà più difficile giustificare l’impiego di apparecchi privi dei requisiti richiesti.

Cosa cambia per cittadini e Comuni

Per chi guida, il punto centrale è semplice: non c’è un “liberi tutti”, ma una selezione più netta tra strumenti validi e strumenti che non possono essere usati. Chi riceverà una multa da un autovelox regolarmente omologato avrà meno spazi per contestarla sul piano formale, mentre per gli enti locali il decreto impone verifiche più puntuali e probabili costi di adeguamento. Sullo sfondo c’è anche il tema economico. Nel 2025 gli incassi dei Comuni da multe tramite autovelox sono scesi dell’8,9 per cento rispetto all’anno precedente, fermandosi a 56,5 milioni di euro. Firenze resta in testa con 19,7 milioni, seguita da Bologna con 9,2 e Milano con 6,9, mentre altre città hanno registrato cali molto marcati, come Roma, Bari e Trieste. È difficile dire oggi se il nuovo decreto farà diminuire ulteriormente gli introiti o se, al contrario, porterà verbali meno contestabili e quindi più solidi. Molto dipenderà dalla velocità con cui gli apparecchi spenti verranno omologati e da come i Comuni riorganizzeranno i controlli. Di certo, per la prima volta dopo decenni, la questione esce dalla zona grigia in cui si è mossa troppo a lungo.