Genova torna oggi a fare i conti con una delle pagine più controverse della sua storia recente. A venticinque anni dal G8 del 2001, il corteo nazionale che attraverserà la città rimette al centro non soltanto la memoria di quei giorni, ma anche le fratture politiche e sociali che da allora continuano a pesare nel dibattito pubblico.
Un corteo che riparte dai luoghi simbolo
La manifestazione è in programma nel pomeriggio di domenica 19 luglio e si annuncia partecipata, con migliaia di presenze attese e delegazioni in arrivo anche da altri Paesi dell’Unione europea. Il punto di partenza sarà alle 15.30 da piazza Alimonda, che i collettivi continuano a chiamare “Piazza Carlo Giuliani”, in memoria del giovane ucciso durante gli scontri del 2001. Un’ora prima, alle 14.30, è previsto un preconcentramento giovanile davanti alla scuola Diaz, altro luogo che nel racconto del G8 resta inevitabilmente centrale. Da lì il corteo seguirà un percorso fortemente evocativo, passando per via Odessa, via Tolemaide, piazza Verdi, via Fiume e via XX Settembre, fino all’arrivo in piazza De Ferrari. Non è un tracciato casuale: tocca alcuni dei punti che più di altri richiamano la memoria collettiva di quelle giornate e trasforma lo spazio urbano in un racconto politico, prima ancora che commemorativo.
La memoria del G8 e la nuova agenda dei movimenti
Chi promuove la mobilitazione insiste proprio su questo aspetto. L’obiettivo dichiarato non è limitarsi al ricordo dei fatti del 2001, ma usare quell’anniversario come snodo per rilanciare una stagione di iniziative su temi che oggi uniscono reti molto diverse tra loro: antifascismo, opposizione alle guerre, critica al neoliberismo, contestazione della militarizzazione crescente della società. Dentro questa cornice rientra anche il riferimento esplicito al Medio Oriente e alla guerra nella Striscia di Gaza, segnale di come il corteo genovese voglia collegare la propria eredità storica alle crisi del presente. Per molti partecipanti il G8 di Genova resta infatti un simbolo di repressione, ma anche il momento in cui una parte del movimento globale capì di dover ridefinire linguaggi, priorità e forme di organizzazione. La presenza di attivisti stranieri conferma che quel passaggio non è letto come una vicenda solo italiana, bensì come un episodio europeo che ancora oggi parla a una generazione politica più ampia.
Il dispositivo di sicurezza e il clima in città
Accanto al significato politico della giornata, c’è naturalmente il tema dell’ordine pubblico. Gli organizzatori hanno predisposto un servizio d’ordine interno, un presidio di primo soccorso e un supporto legale per i partecipanti, oltre a indicazioni pratiche legate al caldo, con l’invito a portare acqua e a proteggersi dalle alte temperature. Sul versante istituzionale resta attivo un monitoraggio costante delle forze dell’ordine. Nelle settimane precedenti si era parlato della possibile presenza di gruppi antagonisti ritenuti capaci di innescare tensioni, ma alla vigilia il quadro è apparso più contenuto e non risultano elementi specifici che facciano pensare a criticità imminenti. Il punto, semmai, è un altro: Genova conosce il peso simbolico di questo anniversario e sa che ogni dettaglio, dal percorso agli slogan fino alla gestione della piazza, verrà letto anche alla luce di ciò che accadde nel 2001. Per i genovesi, per chi c’era allora e per chi ne ha conosciuto i fatti soltanto attraverso processi, sentenze e testimonianze, la giornata di oggi non è una semplice manifestazione. È un passaggio in cui memoria, politica e spazio pubblico tornano a incrociarsi, con tutto quello che questo continua a significare.








