Tech

A Napoli e Milano arriva in autunno il doppio appuntamento con l’health e il brand journalism

Tre professionisti a un tavolo consultano un report su clipboard, con smartphone, laptop e microfoni in sala conferenze
Professionisti discutono dati e documenti durante un incontro, tra salute, giornalismo e verifica delle informazioni.

Due date, due città e una domanda che riguarda chiunque legga notizie ogni giorno: di chi ci fidiamo, quando l’informazione corre più veloce delle verifiche e l’intelligenza artificiale entra ormai in ogni passaggio della filiera editoriale. È da qui che ripartono nell’autunno 2026 l’Health Journalism Forum e il Brand Journalism Festival, due appuntamenti che provano a spostare il confronto dal piano teorico a quello delle responsabilità concrete.

Informazione e salute al centro del forum di Napoli

Il primo appuntamento è fissato per il 29 ottobre all’Aorn Antonio Cardarelli di Napoli, dove andrà in scena la seconda edizione dell’Health Journalism Forum. Il tema scelto, dedicato alla nuova ecologia dell’informazione sanitaria, fotografa un terreno sempre più delicato: salute, dati, piattaforme digitali, regole europee, pressione dei social e strumenti generativi che possono accelerare la diffusione delle informazioni ma anche amplificarne errori e semplificazioni. Per il pubblico non è un nodo astratto. Basta pensare a quanto contino la qualità delle fonti e la chiarezza del linguaggio quando si parla di prevenzione, cure, liste d’attesa o campagne vaccinali. In programma ci saranno confronti su privacy, autorevolezza delle fonti e uso dell’IA nel giornalismo sanitario, con una sessione speciale dedicata ai 30 anni della Fondazione Gimbe. Tra i nomi annunciati figurano Walter Ricciardi, Nino Cartabellotta e Matteo Bassetti, presenze che confermano il tentativo di tenere insieme scienza, comunicazione e rapporto con i cittadini senza separare il merito dei contenuti dal modo in cui quei contenuti arrivano al pubblico.

Milano e la sfida della fiducia nell’era dell’IA

Il 10 novembre il confronto si sposterà agli IBM Studios di Milano con il Brand Journalism Festival, giunto alla terza edizione. Qui il focus sarà ancora più esplicito: capire come media, aziende e istituzioni possano costruire fiducia in un ambiente segnato da sovraccarico informativo, frammentazione delle fonti e crescente uso dell’intelligenza artificiale generativa. Il titolo scelto, “L’Architettura della fiducia”, mette al centro una questione ormai decisiva per l’ecosistema editoriale: la credibilità non nasce più solo dal prestigio del marchio o dalla velocità della pubblicazione, ma dalla trasparenza dei processi, dalla riconoscibilità delle fonti e dalla capacità di distinguere informazione, influenza e manipolazione. Anche per questo uno dei momenti più attesi sarà la presentazione in anteprima di una ricerca Ipsos Doxa sul rapporto tra informazione, fiducia e consenso nell’Italia pre-elettorale, con un’attenzione particolare alle forzature retoriche che alimentano polarizzazione e semplificazione. Tra i primi ospiti confermati ci sono Vittorio Emanuele Parsi, Francesco Cancellato, Giulio Gambino e Alice Mentana.

Perché questi eventi parlano anche ai lettori e non solo agli addetti ai lavori

A rendere questi due appuntamenti qualcosa di più di un confronto tra professionisti è soprattutto il contesto in cui arrivano. Social Reporters, che promuove entrambe le iniziative, segnala una crescita del 25% della partecipazione rispetto all’esordio e oltre 600 professionisti coinvolti nelle precedenti edizioni, numeri che raccontano un bisogno reale di confronto. Ma il dato più interessante è forse un altro: il lancio di BJF EDU, progetto sviluppato con VIK School per portare nelle scuole superiori percorsi su informazione, intelligenza artificiale e cittadinanza digitale. È un passaggio che allarga il raggio del festival e del forum oltre il circuito degli specialisti, perché il problema della fiducia non riguarda soltanto chi produce contenuti ma anche chi li riceve, li condivide e spesso prende decisioni sulla base di ciò che vede scorrere sullo schermo. In questo senso, Napoli e Milano diventano due tappe di una discussione molto più ampia: come si protegge il valore pubblico dell’informazione quando la tecnologia rende tutto più rapido, più accessibile e insieme più opaco. La risposta non arriverà da un singolo panel o da un documento finale, ma il fatto che il tema venga affrontato in modo strutturato, tra giornalismo, sanità, ricerca, imprese e scuola, dice già molto su dove si sta spostando il baricentro del dibattito pubblico.