Prysmian e Relativity Networks hanno chiuso con esito positivo una fase di test che può avere un peso concreto nell’evoluzione delle reti per l’intelligenza artificiale e per i data center. Al centro ci sono i cavi in fibra a nucleo cavo, una tecnologia ancora giovane ma sempre più osservata da chi lavora su infrastrutture dove la velocità di trasmissione e la latenza fanno la differenza.
Un test che parla già di scala industriale
Le prove sono state condotte nel centro Dura-Line di Clinton, in Tennessee, utilizzando un cavo ad alta densità che integra le fibre ChronoCore sviluppate da Relativity Networks. Il dato più immediato riguarda l’installazione: il cavo ha raggiunto una velocità di insufflaggio fino a 350 piedi al minuto, circa 107 metri al minuto. Tradotto in termini meno tecnici, significa che non si sta più ragionando soltanto su un’idea promettente da laboratorio, ma su una soluzione che comincia a misurarsi con esigenze operative reali. Per il mercato delle reti questo passaggio conta molto, perché una tecnologia nuova acquista valore solo quando riesce a inserirsi senza attriti nei processi di posa, manutenzione e cablaggio già usati dagli operatori. Il fatto che i test siano stati realizzati insieme a Dura-Line, società specializzata nei condotti in Hdpe, aggiunge un elemento ulteriore: il confronto è avvenuto in un contesto vicino a quello che si incontra nei cantieri e nelle infrastrutture di rete destinate alla produzione su larga scala.
Perché la fibra a nucleo cavo interessa l’industria dell’intelligenza artificiale
La fibra hollow core, o a nucleo cavo, viene seguita con attenzione perché promette di ridurre la latenza, cioè il tempo che un segnale impiega per attraversare la rete. È un aspetto decisivo soprattutto nei data center di nuova generazione, dove i carichi legati all’intelligenza artificiale richiedono scambi continui e rapidissimi tra server, acceleratori e sistemi di storage. In questi ambienti, anche guadagni minimi sui tempi di trasmissione possono produrre effetti visibili sull’efficienza complessiva, sulla rapidità di elaborazione e in certi casi anche sui costi energetici, perché l’infrastruttura lavora in modo più coordinato e con meno colli di bottiglia. Le dichiarazioni delle due aziende vanno in questa direzione: Prysmian parla di un passaggio rilevante verso infrastrutture ottiche più avanzate, mentre Relativity Networks sottolinea che una tecnologia rivoluzionaria ha senso solo se può essere prodotta e installata in modo industriale. È proprio questo il nodo del momento. Il settore non ha bisogno soltanto di prestazioni teoriche migliori, ma di soluzioni affidabili, replicabili e compatibili con i ritmi con cui stanno crescendo i grandi poli del calcolo.
Cosa può cambiare per data center e reti del prossimo ciclo
Il risultato non significa che la fibra a nucleo cavo sia già pronta a sostituire in tempi brevi le tecnologie oggi più diffuse, però segnala che la corsa è entrata in una fase più concreta. I grandi operatori cloud e i costruttori di data center stanno investendo in architetture sempre più dense, dove l’aumento di potenza di calcolo va accompagnato da collegamenti interni altrettanto rapidi. In questo scenario, la possibilità di disporre di cavi ad alta densità installabili con procedure già collaudate può accelerare l’adozione. Per chi osserva il settore da fuori, la notizia è rilevante perché mostra dove si stanno concentrando gli investimenti dell’infrastruttura digitale: non solo chip e modelli di AI, ma anche reti ottiche capaci di sostenere quel carico senza rallentamenti. Se nei prossimi mesi questi test saranno seguiti da implementazioni commerciali e da nuove validazioni sul campo, il tema potrebbe uscire dall’ambito strettamente specialistico e diventare uno degli elementi chiave nella competizione tra fornitori di connettività per i data center. Per ora resta un segnale tecnico, ma è uno di quelli che spesso anticipano i cambiamenti più profondi.








