⁠⁠Economia

Bce in pausa sui tassi, ma l’effetto Hormuz riaccende l’ipotesi di un rialzo a settembre

Donna pensierosa al tavolo con bollette, calcolatrice, occhiali e smartphone con grafico, davanti a una finestra
Una famiglia fa i conti con bollette e rate mentre l’incertezza sui tassi e l’aumento dei carburanti pesa sul bilancio domestico.

La Bce ha lasciato i tassi fermi al 2,25%, ma il messaggio arrivato da Francoforte è meno rassicurante di quanto possa sembrare. La crisi attorno allo Stretto di Hormuz, con il petrolio tornato a correre, rischia di riaccendere l’inflazione proprio mentre l’economia europea resta debole.

Una pausa solo apparente

La decisione era attesa e il Consiglio direttivo ha votato compatto per non toccare il costo del denaro dopo il rialzo di giugno. Il punto, però, sta tutto nelle parole usate da Christine Lagarde. La presidente della Bce ha spiegato che l’effetto pieno della crisi di Hormuz sui prezzi deve ancora manifestarsi, lasciando aperta la strada a un nuovo aumento già nella riunione di settembre. Non è un dettaglio tecnico: significa che, per Francoforte, il rischio inflazione non è affatto rientrato. Anzi, alcuni governatori avrebbero già sollevato il dubbio se non fosse il caso di alzare subito i tassi. Sullo sfondo resta la frattura ormai nota tra i cosiddetti falchi, più aggressivi nel contenere i prezzi, e le colombe, più attente a non soffocare una crescita già fiacca. Il ricordo degli errori del 2008 e del 2011, quando la stretta monetaria arrivò mentre l’economia rallentava, pesa ancora nelle valutazioni della banca centrale.

Petrolio, bollette e tassi più alti

La prossima decisione sarà costruita su nuovi scenari elaborati dallo staff della Bce su petrolio e gas, perché la variabile energetica è tornata centrale. Durante la conferenza stampa, il Brent ha superato i 100 dollari al barile, spinto da nuovi attacchi alle petroliere, negoziati in stallo e dal rischio che le tensioni si allarghino anche al Mar Rosso. Per famiglie e imprese europee la traduzione è piuttosto chiara: se il greggio resta elevato, salgono i costi dei trasporti, dell’energia e di una lunga catena di beni e servizi. Le previsioni diffuse a giugno indicano un’inflazione al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028, ma la componente core, quella al netto di energia e alimentari, resta sopra l’obiettivo anche a fine periodo. È un segnale che preoccupa la Bce perché indica una pressione sui prezzi più radicata. A questo si aggiungono i rischi legati agli eventi climatici estremi, che possono spingere in alto i prezzi alimentari, mentre l’inflazione persistente continua a erodere i salari reali. Anche i mercati hanno reagito: il Btp italiano è salito sopra il 4%, il Bund tedesco ha toccato il 3,19%, segno che gli investitori si aspettano una fase di denaro ancora costoso.

Che cosa cambia per chi vive nell’economia reale

Per il lettore, la pausa della Bce non equivale a una tregua vera. Se a settembre dovesse arrivare un nuovo rialzo, mutui, prestiti e finanziamenti potrebbero restare su livelli elevati più a lungo del previsto. Le banche, già ora, stanno irrigidendo le condizioni di credito sia per effetto della politica monetaria sia per l’incertezza geopolitica, e questo pesa sulle scelte di famiglie e imprese: comprare casa, investire, rinnovare macchinari o semplicemente sostenere i consumi diventa più difficile. Il quadro è reso più delicato dal fatto che le prospettive di crescita a breve termine restano modeste, con segnali incoraggianti concentrati soprattutto nei servizi e nei settori legati a tecnologia e intelligenza artificiale. Nel medio periodo, sostiene l’Eurotower, i fattori di crescita dell’area euro restano intatti, ma nel frattempo l’economia deve attraversare una fase in cui prezzi e tassi rischiano di restare entrambi alti. Anche sul piano politico il momento non è marginale: Lagarde ha escluso per ora un’uscita anticipata, assicurando che resterà al timone almeno fino al 2027, ma il suo futuro continua a essere osservato con attenzione in vista delle presidenziali francesi. Per adesso, più che una pausa, quella della Bce somiglia a una sospensione del giudizio. E il responso dipenderà ancora una volta da una variabile che l’Europa non controlla: il costo dell’energia.