Famiglia nel bosco, la perizia divide: “genitori non idonei” (Lastampa.it) - lager.it
La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” entra in una fase ancora più delicata, dove le valutazioni tecniche si scontrano apertamente e il destino dei minori resta sospeso tra scenari opposti.
Al centro del caso c’è la perizia psichiatrica disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che secondo le anticipazioni avrebbe tracciato un quadro critico sulla capacità genitoriale della coppia. Una valutazione destinata a pesare nel procedimento, ma che ha già aperto un confronto duro tra consulenti, difesa e istituzioni.
La perizia: genitorialità giudicata non adeguata
Il documento, redatto dalla psichiatra Simona Ceccoli, descrive una situazione definita instabile sotto il profilo relazionale e psicologico. Secondo quanto emerge, i genitori verrebbero considerati non pienamente idonei a esercitare il loro ruolo, almeno nella fase attuale.
Uno degli elementi più discussi riguarda la percezione dei figli. Nei test e nei disegni analizzati, i bambini rappresenterebbero madre e padre come figure molto giovani, segnale interpretato come indice di una genitorialità immatura. Anche altri aspetti simbolici, come l’assenza di figure umane nei disegni familiari, vengono letti come possibili segnali di disagio.
Una storia già segnata da interventi e polemiche
La vicenda nasce da una situazione complessa, con la famiglia che viveva isolata in un casolare e con condizioni di vita finite sotto osservazione dopo una serie di episodi, tra cui l’intossicazione da funghi e il rifiuto di alcune cure mediche.
Da lì è partito il percorso che ha portato all’allontanamento dei minori, deciso dal Tribunale nell’ambito di un monitoraggio dei servizi sociali. Una decisione che ha avuto un forte impatto mediatico e politico, alimentando un dibattito che va oltre il singolo caso.
La difesa attacca: “Errori metodologici”
La reazione della difesa è stata immediata e molto dura. Il consulente della coppia, Tonino Cantelmi, ha definito la perizia “inconsistente” e basata su un’impostazione discutibile. Le critiche riguardano sia il metodo utilizzato sia le conclusioni raggiunte.
Secondo la difesa, ci sarebbero errori metodologici e una lettura parziale della situazione familiare. In particolare viene contestato il fatto che altre valutazioni, come quelle della neuropsichiatria della Asl di Vasto, offrirebbero un quadro diverso, non coerente con quello descritto dalla consulente del tribunale.
Un procedimento ancora aperto
Dal punto di vista procedurale, la perizia depositata apre ora la fase delle osservazioni. I consulenti di parte potranno presentare le loro contestazioni tecniche, mentre la consulente d’ufficio dovrà poi elaborare una versione definitiva del documento.
È un passaggio centrale, perché da qui si delineano gli scenari futuri: da un lato un possibile percorso di recupero della genitorialità, dall’altro l’ipotesi più drastica della dichiarazione di adottabilità dei minori.
Il nodo tra tutela dei minori e diritti dei genitori
Il caso mette in evidenza una tensione che emerge spesso in situazioni simili: da una parte la necessità di garantire la tutela dei minori, dall’altra il diritto dei genitori a mantenere il proprio ruolo.
In mezzo ci sono valutazioni tecniche che non sempre convergono e che, come in questo caso, possono portare a interpretazioni molto diverse della stessa realtà. Il risultato è un percorso complesso, in cui ogni decisione ha conseguenze profonde e difficilmente reversibili.
La decisione finale del tribunale dovrà tenere insieme tutti questi elementi, in un contesto dove non esistono soluzioni semplici e dove ogni passaggio continua a essere osservato con attenzione, anche fuori dalle aule giudiziarie.
