Red Bull riorganizza il team tecnico in Formula 1: Ben Waterhouse promosso, Andrea Landi arriva da Racing Bulls (screenshot Instagram @rb_racingtr) - Lager.it
Red Bull ha avviato una nuova riorganizzazione tecnica in Formula 1, promuovendo Ben Waterhouse a un ruolo più ampio e affidando ad Andrea Landi, in arrivo da Racing Bulls, la guida dell’area performance a partire dall’estate.
La squadra di Milton Keynes ha ufficializzato un cambiamento che va letto in una fase molto delicata della stagione. Ben Waterhouse, figura di lungo corso all’interno dell’universo Red Bull, assume con effetto immediato il nuovo incarico di Chief Performance and Design Engineer. In pratica, diventa il punto di raccordo tra il reparto progettazione e quello delle prestazioni della vettura, riportando direttamente al direttore tecnico Pierre Waché. Questa nuova funzione, secondo il team, serve a rafforzare l’integrazione tra le due aree e ad accelerare lo sviluppo di soluzioni più competitive.
Waterhouse non è un nome nuovo per il mondo Red Bull. Dopo il passaggio da BMW-Sauber, entrò nel gruppo nel 2014 come vice direttore tecnico della allora Toro Rosso, prima di trasferirsi nel 2017 a Red Bull Racing, dove ha guidato per anni l’area dell’ingegneria delle prestazioni. Il nuovo incarico ne amplia il peso interno in un momento in cui la squadra sente chiaramente il bisogno di rendere più rapido il collegamento tra progettazione, set-up e risposta in pista.
Chi è Andrea Landi e perché il suo arrivo conta
Nel ruolo lasciato libero da Waterhouse arriverà dal 1° luglio Andrea Landi, che Red Bull ha scelto di portare dentro dal team gemello Racing Bulls. Landi diventerà Head of Performance e risponderà direttamente proprio a Waterhouse. La squadra lo presenta come un profilo con grande esperienza in Formula 1, maturata in passato anche in Ferrari e poi nella struttura di Faenza.
A Racing Bulls, Landi era uno dei due vice direttori tecnici, con responsabilità legate soprattutto alla progettazione della monoposto. Il suo spostamento verso Red Bull conferma che il gruppo continua a usare in modo molto stretto le sinergie interne tra le due squadre, soprattutto quando si tratta di ruoli tecnici ad alta specializzazione. Non è soltanto un cambio di poltrone: è un segnale di come Red Bull stia cercando di redistribuire competenze e responsabilità per reagire a un avvio di campionato complicato.
Perché questa mossa arriva proprio adesso
Il contesto spiega molto. La RB22 ha mostrato fin dall’inizio del 2026 diversi limiti di base, tanto che la stessa analisi tecnica pubblicata da Formula 1 parla di una vettura difficile da interpretare e da mettere a punto. Max Verstappen ha ottenuto nei primi tre Gran Premi un sesto posto, un ritiro e un ottavo posto, segnale di un inizio ben lontano dagli standard recenti della squadra.
Anche la classifica costruttori fotografa bene il momento. Dopo tre weekend di gara, Red Bull si trova al sesto posto con 16 punti, dietro Mercedes, Ferrari, McLaren, Haas e Alpine. È una posizione insolita per un team che negli ultimi anni aveva abituato il paddock a lottare stabilmente al vertice.
In questo quadro, la riorganizzazione tecnica appare come un tentativo di reagire in fretta, senza aspettare che i problemi della vettura si trascinino troppo a lungo. Il messaggio del team è chiaro: valorizzare il talento interno, ma al tempo stesso attirare competenze già formate dentro il perimetro Red Bull e più in generale in Formula 1. È un riassetto che non garantisce da solo una svolta immediata, ma racconta bene quanto la squadra consideri urgente rimettere ordine nei processi che portano dalle idee alla pista.
