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Domenica rovente, l’Italia sotto assedio dei bollini rossi

Uomo in cerca d’ombra con bottiglia d’acqua in una strada urbana assolata, mentre una persona beve da una fontanella
Strada cittadina sotto il sole e l’afa: persone cercano acqua e ombra durante l’ondata di caldo con bollini rossi.

Il caldo non arretra e l’ultima domenica di giugno si chiude con l’allerta massima in 18 città italiane, mentre anche il resto d’Europa aggiorna i propri record. Non è più soltanto una fase estiva intensa: la persistenza delle temperature estreme sta diventando un problema sanitario, economico e urbano.

Italia in rosso e un’Europa sempre più esposta

Il bollettino del ministero della Salute per oggi, domenica 28 giugno, conferma un quadro pesante: su 27 capoluoghi monitorati, ben 18 sono da bollino rosso, il livello più alto di allerta, quello che segnala condizioni di emergenza con possibili effetti negativi anche su persone sane e attive, non solo su anziani, bambini piccoli e fragili. In rosso ci sono Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Altre sei città restano in arancione, mentre nessuna è in verde. Il dato più rilevante, al di là dell’elenco, è che il caldo si sta distribuendo in modo capillare e prolungato, senza lasciare vere pause nemmeno nelle ore notturne. È questo uno degli elementi che rende l’ondata particolarmente insidiosa, perché il corpo recupera meno e lo stress termico si accumula giorno dopo giorno. Intanto l’Italia non è un’eccezione isolata. In Germania si è arrivati a 41,5 gradi a Möckern, nella zona di Drewitz, mentre in Danimarca l’istituto meteorologico ha parlato apertamente della giornata più calda dall’inizio delle rilevazioni nel 1874, con il record salito in poche ore da 36,6 a 37 gradi. Paesi storicamente meno abituati a certe temperature mostrano con ancora maggiore evidenza quanto la soglia del rischio si stia spostando.

Perché questa ondata preoccupa più del solito

A rendere il quadro ancora più serio c’è la stima rilanciata dall’Economist: il picco di calore estremo registrato in Europa tra il 24 e il 26 giugno potrebbe provocare fino a 12mila morti in eccesso. È una proiezione, non un bilancio definitivo, ma il punto centrale resta. Il pericolo non dipende soltanto dal numero assoluto segnato dal termometro, bensì da quanto quella temperatura sia anomala per una certa area urbana. Il modello richiamato dal settimanale britannico, sviluppato dal ricercatore Pierre Masselot con la London School of Hygiene & Tropical Medicine, parte proprio da qui: 30 gradi in una città poco abituata al caldo possono avere effetti più gravi che 30 gradi in un contesto mediterraneo. Per questo l’ondata attuale viene osservata con particolare attenzione anche in capitali del Nord Europa. Un altro fattore decisivo è il calore notturno, spesso sottovalutato nella percezione comune ma cruciale sul piano medico. Se le minime restano elevate, aumentano disidratazione, affaticamento cardiovascolare, disturbi del sonno e peggioramento di patologie respiratorie o croniche. In pratica, non si soffre soltanto nelle ore di punta del pomeriggio: il problema continua anche quando le città sembrano rallentare, e questo amplia l’impatto sanitario complessivo.

Quanto pesa il caldo sulle famiglie

L’altra faccia dell’emergenza è quella che entra direttamente nei conti domestici. Secondo una stima di Assoutenti, l’ondata di caldo può costare fino a quasi 600 euro al mese a famiglia tra consumi energetici, acqua, trasporti e spese legate alla necessità di difendersi dalle alte temperature. La voce più immediata è quella dei condizionatori, dei ventilatori e dei deumidificatori, con un aumento della spesa elettrica stimato tra 50 e 100 euro mensili a seconda degli impianti e delle ore di utilizzo. A questa si aggiungono 20-30 euro in più per l’acqua, usata di più per docce, idratazione e irrigazione. Cambiano anche le abitudini alimentari, con una domanda crescente di frutta fresca, gelati, bibite e prodotti refrigerati, che può tradursi in altri 60-80 euro al mese. Poi ci sono le spese meno evidenti ma molto diffuse: piscine e stabilimenti balneari per sfuggire all’afa urbana, integratori, creme solari, doposole, carburante consumato in più per usare l’auto invece dei mezzi pubblici e climatizzatore acceso durante gli spostamenti. Il risultato è che il caldo non resta un fatto meteorologico ma diventa una pressione concreta sul bilancio familiare e sulle scelte quotidiane. Ed è probabilmente questo il segnale più chiaro: le ondate estreme non sono più un’eccezione da sopportare per qualche giorno, stanno già cambiando il modo in cui si vive l’estate, nelle case, nelle città e nei costi di ogni giorno.