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Piscine più sicure, l’allarme dell’Iss: molti incidenti si possono evitare

Griglia di sicurezza sullo scarico della piscina vicino al bordo, con bagnino sfocato e salvagente sullo sfondo
Dettaglio dello scarico protetto in piscina, con salvagente e bagnino: prevenzione e vigilanza per ridurre gli incidenti.

Il caso della bambina di 11 anni ricoverata in gravissime condizioni al Gaslini dopo essere rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscina a Sestri Levante riporta al centro un tema che ogni estate riaffiora insieme alle cronache: gli incidenti in acqua, anche quando avvengono in ambienti percepiti come protetti, sono spesso il risultato di falle precise e, in larga parte, evitabili.

Una sicurezza solo apparente

La piscina, nell’immaginario di molti genitori, resta uno spazio più controllabile rispetto al mare o ai laghi. Proprio questa percezione, però, può abbassare la soglia di attenzione. Luca Lucentini, direttore del Centro nazionale per la sicurezza delle acque dell’Istituto superiore di sanità, lega episodi come quello di Sestri Levante a tre ordini di problemi che finiscono spesso per sovrapporsi: carenze strutturali, gestione inadeguata e controlli insufficienti. Il punto è concreto: apparecchiature fuori norma, protezioni rimosse, impianti non manutenuti correttamente, procedure eseguite mentre gli utenti sono in acqua, fino alla vigilanza non adeguata sui minori. In casi come quelli dei risucchi nei bocchettoni, la dinamica non dipende quasi mai da una semplice fatalità, ma da una catena di omissioni o sottovalutazioni. E questo cambia il modo in cui la vicenda va letta, perché sposta l’attenzione dall’imprevedibile alla prevenzione reale, quella fatta di standard tecnici, personale formato e responsabilità chiare.

La frammentazione italiana e il modello francese

Secondo Lucentini, in Italia il quadro normativo esiste ma resta frammentato, affidato soprattutto alle Regioni e privo ancora di una cornice nazionale uniforme. È uno dei motivi per cui gli standard possono risultare disomogenei e i margini di interpretazione troppo ampi, soprattutto nelle strutture private o turistico-ricettive. Il confronto con la Francia, in questo senso, è indicativo: l’introduzione di obblighi semplici ma stringenti, accompagnati da controlli e sanzioni anche per le piscine domestiche, ha prodotto una riduzione molto marcata degli annegamenti, stimata in circa tre quarti, in particolare tra i bambini. Il dato colpisce perché mostra che la prevenzione non passa necessariamente da interventi eccezionali, ma da regole applicate con continuità. Barriere, coperture anti-accesso, dispositivi di salvataggio, sistemi di protezione degli impianti e verifiche regolari possono sembrare dettagli tecnici, ma sono proprio questi dettagli che, nella pratica, fanno la differenza tra una giornata ordinaria e un incidente gravissimo.

La legge in arrivo e il nodo culturale

La novità è che una risposta nazionale è in arrivo, almeno sul piano legislativo. La legge quadro sulle piscine, già passata in Senato e ora indicata come A.C. 2576, punta a introdurre requisiti più stringenti sul versante progettuale, impiantistico e gestionale: progettazione secondo norme Uni e Uni-En, dispositivi di protezione anche per le piscine domestiche, piani di autocontrollo per qualità dell’acqua e sicurezza, verifiche interne ed esterne, obbligo di assistenti bagnanti e spazi di primo soccorso per molte categorie di impianti. A questo si affianca il lavoro dell’Osservatorio nazionale sulla prevenzione degli annegamenti, che ha già raccolto dati e raccomandazioni specifiche per piscine pubbliche, private e strutture ricettive. Ma le norme, da sole, non bastano se non cambia anche l’approccio di chi gestisce questi spazi e di chi accompagna i bambini. La piscina resta un ambiente in cui il rischio viene spesso minimizzato proprio perché delimitato, familiare, apparentemente più semplice da presidiare. È una convinzione che le cronache smentiscono ogni anno. Se la nuova cornice normativa riuscirà a rendere obbligatori standard oggi troppo variabili, l’effetto più importante potrebbe essere proprio questo: trasformare la sicurezza da elemento presunto a pratica quotidiana, visibile e verificabile.