Roma, Friedkin oltre il miliardo senza Champions: ora pesa anche la frattura tra Ranieri e Gasperini (screenshot Instagram @asroma.nostrovanto) - Lager.it
Più di un miliardo di euro investito, anni di mercato, cambi di guida tecnica e un obiettivo che continua a sfuggire: la Roma dei Friedkin si trova di nuovo davanti a un passaggio delicato.
Il club giallorosso ha alle spalle uno sforzo economico enorme, costruito tra acquisizione della società, ricapitalizzazioni, spese sul mercato e progetto stadio. Eppure il ritorno stabile in Champions League, che avrebbe dovuto segnare il salto definitivo, non è ancora arrivato. In questo quadro già fragile si inserisce anche la tensione emersa tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, un segnale che rischia di riaprire l’ennesima fase di incertezza.
Un investimento enorme senza il salto europeo
Da quando Dan Friedkin ha preso il controllo della Roma, la proprietà ha messo sul tavolo cifre molto alte. L’operazione iniziale per rilevare il club, tra acquisto delle quote e gestione dei debiti, ha richiesto centinaia di milioni. A questo si sono sommati altri versamenti necessari per consolidare il controllo societario e coprire le perdite accumulate stagione dopo stagione. Nel complesso, il contributo economico della proprietà ha ormai superato una soglia che racconta da sola la portata del progetto.
I numeri dei bilanci spiegano bene la difficoltà del percorso. Nei primi anni il club ha dovuto assorbire perdite molto pesanti, poi gradualmente ridotte attraverso una politica di contenimento dei costi, soprattutto sul fronte degli stipendi. Il monte ingaggi è stato abbassato in modo sensibile e questo ha consentito di alleggerire il deficit, ma non è bastato a dare alla Roma quella stabilità sportiva ed economica che passa soprattutto dalla partecipazione alla coppa più ricca.
Mercato, giovani e un progetto rimasto a metà
Anche sul mercato la proprietà ha spinto molto. In pochi anni sono arrivati decine di calciatori, con una spesa complessiva molto alta. Negli ultimi tempi la linea è cambiata: meno colpi pesanti e più attenzione a profili giovani, sostenibili e con margini di crescita. L’idea è stata quella di costruire una base più solida, limitando i rischi e provando ad aumentare il valore della rosa nel tempo.
Questa strategia, però, ha bisogno di risultati. Senza la Champions, i ricavi restano più contenuti e l’intero modello fatica a trovare equilibrio. Diritti televisivi, premi UEFA e sponsorizzazioni legate alla massima competizione europea continuano a essere il vero snodo. Per questo ogni stagione chiusa fuori dalle prime posizioni pesa non solo sul piano sportivo, ma anche su quello industriale.
La tensione tra Ranieri e Gasperini complica tutto
Il punto più delicato, adesso, riguarda la tenuta interna del progetto. La stagione sembrava aver restituito alla Roma una base più credibile, anche grazie al lavoro di Ranieri, capace di riportare la squadra vicino al quarto posto. L’arrivo di Gasperini, con Ranieri nel ruolo di senior advisor, sembrava poter aprire una fase più ordinata, con una visione chiara tra campo e società.
Le dichiarazioni dell’ex allenatore giallorosso prima della sfida contro il Pisa hanno però mostrato una crepa evidente. Ranieri ha rivendicato il percorso che aveva portato alla scelta del tecnico e ha sottolineato come i giovani acquisti fossero stati condivisi con lui. Parole che hanno acceso il dibattito e reso visibile una frattura che, in un momento così delicato, rischia di togliere lucidità a tutto l’ambiente.
Per Friedkin il nodo è pesante. Bisogna capire se ricomporre il rapporto, scegliere una figura di riferimento netta oppure rimettere mano ancora una volta all’assetto tecnico. Il problema è che la Roma conosce già bene il costo dei nuovi inizi: ogni rivoluzione consuma tempo, risorse e pazienza.
Lo stadio resta il grande investimento sul futuro
Accanto alla gestione sportiva c’è poi il dossier del nuovo stadio di Pietralata, altro capitolo enorme del progetto Friedkin. L’intervento previsto vale cifre molto alte e comprende non solo l’impianto, ma anche opere collegate, servizi e riqualificazione dell’area. È un investimento pensato per cambiare il futuro economico del club, aumentare i ricavi strutturali e rafforzare il peso della Roma nel medio periodo.
Ma anche in questo caso il rendimento del progetto dipende dalla capacità di tenere insieme conti, risultati e identità tecnica. La Roma è davanti a un bivio evidente: continuare a investire senza la garanzia del salto europeo oppure trovare finalmente una linea stabile che permetta di trasformare la spesa in crescita reale. Dopo anni di attese, più dei soldi conta la direzione.
