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Dengue in Italia, i focolai si diffondono nel raggio di 400 metri

Operatore di disinfestazione spruzza insetticida davanti a un condominio, con un sottovaso pieno d’acqua in primo piano
Intervento di disinfestazione in un’area residenziale: prevenzione contro le zanzare e contenimento dei focolai di dengue.

La dengue in Italia non si diffonde in modo casuale né su grandi distanze: quando compare un caso importato, il virus tende a restare vicino al punto di partenza e si trasmette quasi sempre nel raggio di poche centinaia di metri. È il dato più netto che emerge da uno studio coordinato dall’Istituto superiore di sanità con la Fondazione Bruno Kessler, pubblicato su Eurosurveillance, che fotografa i focolai registrati nel 2024.

Che cosa raccontano i focolai del 2024

La ricerca parte da un numero che da solo basta a dare la misura del fenomeno: 296 casi autoctoni di dengue in Italia nel 2024, il totale più alto mai osservato nell’Europa continentale. I ricercatori hanno analizzato i focolai legati al sierotipo 2, ricostruendo il percorso dei contagi attraverso modelli matematici e dati raccolti dalle Regioni coinvolte. Il risultato più rilevante è che la trasmissione si sviluppa quasi interamente a breve distanza dal caso iniziale. Meno dell’1% dei contagi ricostruiti si è verificato oltre i 400 metri dall’origine del focolaio, un elemento che restituisce un’immagine molto concreta di come si muove il virus nelle aree urbane e periurbane dove è presente la zanzara tigre. Anche il tempo della trasmissione è stato stimato con precisione: tra un caso primario e uno secondario passano in media 18 giorni, mentre il contagio avvenuto in casa rappresenta il 15,4% dei casi osservati. Sono cifre che aiutano a capire che la dengue, almeno nel contesto italiano, non si espande come un’infezione a larga diffusione immediata, ma segue percorsi ravvicinati e riconoscibili, spesso intorno all’abitazione o ai luoghi frequentati dalla persona infetta.

Perché diagnosi rapida e disinfestazione fanno la differenza

Il punto centrale dello studio non riguarda solo la mappa dei contagi, ma la capacità di fermarli in tempo. Quando il focolaio viene individuato, la trasmissibilità cala in modo marcato: il numero medio di casi secondari generati da ogni infezione scende da 1,4 a 0,4. Significa che la catena, se intercettata presto, può essere spezzata prima che si allarghi. Le misure di controllo dei vettori, cioè gli interventi contro le zanzare che trasmettono il virus, riducono la trasmissione del 41,3%. È un dato che rafforza un principio già noto alla sanità pubblica, ma qui misurato sul campo: la velocità di reazione conta quanto, se non più, dell’ampiezza dell’intervento. D’altra parte lo studio segnala anche l’effetto del clima. A ogni aumento di un grado della temperatura, la trasmissione cresce del 19,8%, confermando quanto il riscaldamento stagionale renda più favorevole la circolazione del virus nelle zone in cui la zanzara tigre è ormai stabilmente presente. In questo quadro, il caso importato dall’estero resta la scintilla iniziale, ma a decidere se quella scintilla si spegnerà o diventerà un focolaio è soprattutto il tempo che passa prima della diagnosi e dell’intervento.

Che cosa cambia per cittadini e amministrazioni

Per chi vive nelle aree colpite o in quelle dove la zanzara tigre è diffusa, il messaggio è pratico prima ancora che sanitario. Sapere che i contagi si concentrano entro poche centinaia di metri significa che la sorveglianza sul territorio può essere più mirata, con interventi rapidi nelle zone realmente esposte invece di misure generiche su scala troppo ampia. Per i medici di base e i pronto soccorso diventa decisivo riconoscere con tempestività febbre, dolori articolari e altri sintomi compatibili in persone rientrate da Paesi dove la dengue è endemica. Per i Comuni, invece, lo studio offre un’indicazione chiara sulla gestione dell’emergenza: la disinfestazione funziona se arriva subito, accompagnata da comunicazioni precise ai residenti e dal controllo dei ristagni d’acqua, che restano il principale ambiente di riproduzione dell’insetto vettore. Il tema, insomma, non riguarda solo chi viaggia o chi si occupa di sanità pubblica. Con estati più lunghe e temperature più alte, la presenza di virus trasmessi da zanzare entra sempre di più nella quotidianità delle città italiane, e il confine tra episodio isolato e problema locale dipende spesso da quanto velocemente ci si accorge del primo caso.