⁠⁠Economia

Minipacchi, stop alla tassa fino a ottobre 2027: la spinta di Lega e FI

Addetto con guanti controlla un piccolo pacco su un tavolo di ispezione, con altri mini-pacchi etichettati accanto
Controllo di mini-pacchi in un hub logistico, tema al centro del dibattito sul rinvio della tassa da 2 euro sugli invii extra Ue.

La tassa da 2 euro sui mini-pacchi provenienti da Paesi extra Ue potrebbe slittare ancora, questa volta di un anno intero. Lega e Forza Italia hanno presentato due emendamenti identici al decreto Infrastrutture e Pnrr per spostare l’entrata in vigore dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027.

Un rinvio che riapre una partita già lunga

La misura, pensata per applicare un prelievo fisso sui piccoli invii acquistati fuori dall’Unione europea, ha già cambiato calendario più volte. In origine doveva partire il 1° gennaio, poi era arrivato un primo rinvio al 1° luglio e successivamente un nuovo slittamento al 1° ottobre. Adesso la maggioranza torna sul tema con una richiesta ancora più ampia. Il punto politico è chiaro: su questa tassa non c’è mai stato un consenso davvero stabile, anche perché tocca un terreno molto sensibile, quello degli acquisti online a basso costo che negli ultimi anni hanno cambiato le abitudini di milioni di consumatori. La copertura economica indicata negli emendamenti, pari a 183,8 milioni di euro, verrebbe trovata nel Fondo per interventi strutturali di politica economica. Un passaggio tecnico che serve a rendere praticabile il rinvio, ma che non risolve il nodo di fondo: se e quando il governo deciderà davvero di rendere operativa una misura che continua a essere rimessa in discussione.

Perché la tassa sui mini-pacchi divide

La ratio del provvedimento è abbastanza semplice. Colpire con un contributo fisso i pacchi di piccolo valore in arrivo da piattaforme extra Ue significa tentare di riequilibrare una concorrenza che molti operatori europei considerano sbilanciata. Da anni il commercio elettronico low cost proveniente soprattutto dall’Asia si regge su prezzi molto aggressivi, spedizioni frequenti e margini ridotti, in un quadro in cui i rivenditori italiani ed europei denunciano costi più alti, controlli più stringenti e regole meno favorevoli. Dall’altra parte, però, c’è il timore che una tassa lineare da 2 euro finisca per pesare soprattutto sui consumatori, in particolare su chi compra articoli di valore molto basso, dove il balzello rischia di incidere in modo sproporzionato sul prezzo finale. È anche per questo che il tema è delicato: non riguarda solo i conti pubblici o i rapporti commerciali, ma entra direttamente nelle abitudini quotidiane di chi acquista accessori, piccoli oggetti per la casa, prodotti tecnologici economici o capi d’abbigliamento da siti esteri. Il rinvio chiesto da Lega e Forza Italia segnala che nella maggioranza prevale, almeno per ora, una linea di cautela.

Cosa può cambiare per chi compra online

Se la proroga sarà approvata, per almeno un altro anno gli acquisti di mini-pacchi extra Ue non subiranno questo costo aggiuntivo. Per il consumatore significa continuare a muoversi in un mercato dove il prezzo resta il principale fattore competitivo, senza un’immediata correzione verso l’alto sugli ordini di importo ridotto. Per i negozi e gli operatori italiani, invece, il rinvio può essere letto come un segnale meno favorevole, perché allontana uno strumento che avrebbe potuto limitare almeno in parte il vantaggio dei grandi marketplace esteri. Resta poi un tema più ampio, che va oltre la singola tassa: la crescita dell’e-commerce internazionale sta spingendo molti Paesi europei a interrogarsi su dazi, controlli doganali, standard di sicurezza dei prodotti e sostenibilità di un modello basato su spedizioni frammentate e prezzi minimi. Il nuovo slittamento non chiude questa discussione, semmai la rimanda ancora. E per chi compra online, o lavora nel commercio, il messaggio è piuttosto evidente: la partita è ancora aperta e le regole definitive su questo segmento del mercato devono ancora trovare un equilibrio politico ed economico credibile.