⁠⁠Economia

Forum ANSA con Fava: perché il sistema Inps è solido e quali sfide attendono i prossimi 20 anni

Giovane lavoratore al tavolo con contratto in mano e smartphone con grafici, accanto a laptop, taccuino e tazza di caffè
Un giovane lavoratore esamina un contratto e un’app con grafici, richiamando il tema della pensione da costruire fin dal primo impiego.

Il messaggio arrivato dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, è diretto e riguarda soprattutto chi oggi considera la pensione un tema lontano. Il punto, dice in sostanza, è che il futuro previdenziale non si costruisce alla fine della carriera, ma dal primo contratto, quando si comincia a entrare davvero nel mercato del lavoro.

Lavoro prima della pensione

Nel Forum ANSA Fava ha scelto di spostare il baricentro del dibattito: prima delle pensioni vengono l’occupazione, i salari, la produttività e la crescita. È una sequenza che pesa molto più di qualsiasi slogan, perché il sistema previdenziale vive dei contributi versati durante la vita lavorativa e della capacità dell’economia di generare occupazione stabile. Per questo l’Inps, osservatorio privilegiato dei cambiamenti sociali e occupazionali, guarda al mercato del lavoro come al vero snodo della tenuta futura. Il presidente ha comunque ribadito che il sistema italiano “sta in piedi ed è solido”, ma la solidità non elimina le fragilità strutturali: carriere discontinue, ingresso tardivo nel lavoro, bassi stipendi e invecchiamento della popolazione. Il riferimento al legislatore non è casuale. Quando Fava dice che “un tetto non si ripara quando piove, ma quando c’è il sole”, richiama la necessità di intervenire prima che gli squilibri diventino emergenze, con misure che rendano più robusti i percorsi lavorativi e quindi anche i versamenti contributivi. Per il lettore questo significa una cosa molto concreta: la pensione futura dipenderà sempre meno da automatismi e sempre più dalla qualità, dalla continuità e dalla durata del proprio lavoro.

Giovani e risparmio previdenziale

Il passaggio forse più netto dell’intervento riguarda i giovani, invitati a pensare al proprio futuro previdenziale fin dall’inizio del percorso professionale. Fava ha indicato con chiarezza la necessità di affiancare alla pensione pubblica il secondo pilastro della previdenza complementare collettiva e anche il terzo, quello della previdenza individuale, evocando l’immagine familiare dei libretti di risparmio. Dietro questa formula c’è un dato noto agli addetti ai lavori: con carriere più frammentate e redditi spesso discontinui, l’assegno pensionistico rischia di essere meno generoso rispetto a quello percepito dalle generazioni precedenti. Ecco perché la costruzione di una integrazione privata non viene presentata come una scelta per pochi, ma come uno strumento sempre più realistico per mantenere in futuro un tenore di vita coerente con quello della fase attiva. Il tema non riguarda soltanto chi ha redditi alti. Anche piccoli accantonamenti costanti, se avviati presto, possono incidere più di versamenti più consistenti ma tardivi. Il nodo, semmai, è culturale oltre che economico: parlare di pensione a vent’anni o a trent’anni continua a sembrare prematuro, mentre per l’Inps è esattamente il contrario. Il rischio è arrivare troppo tardi a occuparsi di un equilibrio che si gioca lungo decenni, non negli ultimi anni di lavoro.

Il divario delle donne e il welfare digitale

Tra le criticità più evidenti c’è quella che riguarda le donne. Il rapporto annuale dell’Inps ha certificato un gap del 34% tra gli assegni percepiti dalle pensionate e quelli dei pensionati uomini, una distanza che riflette carriere più fragili, salari più bassi e soprattutto interruzioni legate alla maternità e alla cura familiare. Fava ha definito questa frattura per quello che è: un ostacolo strutturale al rientro e alla continuità professionale. Da qui l’idea di una “cerniera” che aiuti a non spezzare il legame con il lavoro, attraverso strumenti concreti come lo smart working e servizi di prossimità, dagli asili nido ai modelli condominiali citati come esempio di supporto efficace. In questo quadro si inserisce anche la trasformazione dell’Inps, che punta a presentarsi non più soltanto come ente che eroga pensioni, ma come una officina del welfare attivo. Il portale dedicato a famiglia e genitorialità, pensato per orientare neomamme e neopapà tra servizi e pratiche, va nella stessa direzione della nuova app dell’Istituto, che ha superato i 5,5 milioni di download e ha registrato 300 milioni di accessi, con una quota rilevante di utenti under 34. È un segnale interessante, perché mostra come il rapporto con il welfare stia cambiando anche sul piano digitale. E forse è proprio qui che passa una parte della partita: rendere più semplice l’accesso ai diritti, più leggibili le scelte previdenziali e meno distante un tema che, prima o poi, finisce per riguardare tutti.